martedì 16 dicembre 2008

Partita nei migliori dei modi l’avventura italiana all’EXPO di Shanghai

Nei giorni scorsi, ha avuto grande enfasi in Italia, la notizia dell’entusiastica adesione della Cina a Milano EXPO 2015.

Sicuramente un grande successo per il prossimo EXPO italiano, ma soprattutto la prova e la conferma, della stima che lega i cinesi agli italiani e Milano in particolare con la Cina

Legate da un gemellaggio oramai trentennale (1979), Milano e Shanghai sembrano ora legate dal destino nel divenire crocevia fondamentali del futuro economico mondiale.

Infatti, mentre Shanghai EXPO 2010 si terrà nella fase che tutti gli economisti ritengono essere di fine crisi e inizio del rimbalzo dell’economia del pianeta, Milano 2015 dovrebbe avere l’onore di essere il momento del consolidamento della crescita iniziata a partire proprio dal 2010.

Un legame tra le due città che quindi va ben oltre i formalismi, un ponte tra passato e futuro, ben rappresentato anche dalle comuni priorità dei rispettivi EXPO: “qualità della vita, innovazione e sviluppo, ambiente”.

Ma veniamo ai numeri” della futura presenza Italiana all’EXPO di Shanghai.

Come illustrato la settimana scorsa alla comunità d’affari Italiana di Shanghai dal Commissario Italiano per l’EXPO, Beniamino Quintieri, alla presenza del Sottosegretario allo Sviluppo Economico Adolfo Urso, il presidente dell’ICE Vattani e l’Ambasciatore Sessa, la presenza italiana all’EXPO di Shanghai sarà da paese protagonista.

Per prima cosa per la dimensione e la qualità degli impianti espositivi: 7000 Mq, con un investimento di circa 8,2 milioni di Euro, a cui vanno aggiunti i materiali che saranno offerti dalle aziende italiane.

Un progetto selezionato dopo una gara europea, che ha visto impegnati 65 studi d’architettura e che ha il pregio di trasmettere il messaggio tutto Italiano, del “Design quale cultura del vivere”.

E’ talmente piaciuto ai cinesi, che ora stanno seriamente pensando di non distruggere il padiglione dopo la chiusura dell’evento, come prassi vigente per ogni EXPO.

A questo aspetto quantitativo si aggiungerà la qualità del programma che verrà sviluppato, totalmente concentrato sulla promozione dei valori “dentro” il Made in Italy, cercando contemporaneamente di sfatare i luoghi comuni che lo circondano.

Un programma direttamente gestito dal Commissariato Italiano per l’EXPO 2010, con l’obbiettivo da un lato, di coordinare al meglio gli interventi delle diverse regioni e dall’altro, dando precise indicazioni e gli obbiettivi che la presenza italiana deve necessariamente raggiungere, selezionare solo i migliori progetti.

La missione della presenza Italiana all’EXPO di Shanghai sarà quindi quella di “portare l’eccellenza italiana e l’essere italiano a 360°, puntando su un futuro fatto di alta tecnologia, cura ambientale e qualità della vita quotidiana”.

Un’importante ruolo in tal senso, lo avrà proprio la Triennale di Milano, che coinvolta nel concept del progetto, contribuirà anche nella fase dell’allestimento del padiglione italiano che vedrà in gara il meglio del Made in Italy.

Questo approccio della presenza Italiana all’EXPO di Shanghai, è in linea con il pensiero esposto nel suo intervento dal Sottosegretario Urso che, nel cercare di inquadrare l’attuale situazione economica, ha spiegato come l’economia italiana, al di là delle sensazioni, nei numeri appare tutt’altro che in declino, semmai in profonda trasformazione.

Infatti, mentre nel passato si è potuta sfruttare la leva del prezzo migliore rispetto ai concorrenti europei ed americani, ora e da tempo, il prodotto Made in Italy, si vende perché, riconosciutane la qualità, è il più caro.

A riprova della trasformazione in corso, il sottosegretario Urso, ha sottolineato poi come a trainare il “recupero” italiano siano proprio i settori che venivano dati per “decotti”, come il tessile-abbigliamento, il cuoio-calzature e arredamento, settori che dopo essersi dovuti pesantemente ristrutturare, ora sono tornati più che mai l’eccellenza italiana nel mondo.

Ad avvalorare tale tesi, il recente dato WTO che definisce come l’economia italiana, in fatto di competitività, sia la 2° a livello mondiale, sorpassata solo dalla Germania.

Ma tornando all’EXPO di Shanghai, che ci si auspica possa rappresentare un momento di svolta importante, lo si può comprendere proprio nelle parole del Commissario Quintieri: “abbiamo recuperato il ritardo!”.

Qualcosa di ben augurante, anche per la non proprio brillante prima fase della preparazione dell’EXPO di Milano.

Infatti, come sottolineato dal Commissario Quintieri, “quando noi italiani abbiamo una data, siamo in grado di tirare fuori il meglio che c’è in noi e riuscire così a superare qualsiasi difficoltà”.

Un’affermazione che sembra quasi il manifesto della partecipazione Italiana all’EXPO di Shanghai e forse, in maniera estensiva, anche per l’intero sistema Italia in questi momenti di crisi.

Infatti al di là delle parole, i fatti sembrano confermare le affermazioni del Commissario per l’EXPO, tanto che ben 3 città italiane Venezia, Bologna ed appunto Milano, sono state scelte tra le 35 “best practises” che i cinesi mostreranno al mondo intero in termini di esempi urbanistici.

Un bel risultato che come ha spiegato il Presidente dell’ICE Vattani, è arrivato anche grazie all’importante azione di contatto e mediazione svolta dall’ICE, che ha permesso alle proposte italiane di essere migliori delle altre, perché rispondevano meglio alle esigenze e alle sensibilità delle diverse giurie OCSE.

L’ICE intende ora proseguire la propria azione di supporto per l’EXPO ed aiutare le aziende italiane nel cercare di utilizzare gli oltre 150.000 spazi comuni, dove le aziende del Made in Italy, potrebbero aspirare ad una vetrina di primissimo piano, fatta di oltre 70 milioni di presenze previste.

In chiusura, il Sottosegretario Urso, ha “presentato” la squadra, i ruoli e gli obbiettivi delle diverse componenti italiane a supporto della internazionalizzazione delle imprese in questi tempi di crisi.

All’ICE è stato assegnato il compito prioritario di concentrarsi sui paesi emergenti, divenendo “testa di ponte” per il sistema italiano nella sua successiva espansione.

La SIMEST, che ha già provveduto ad allargare i tempi di rientro per i propri finanziamenti, ha contemporaneamente agito su una riduzione dei propri tassi, rendendo così ancora più conveniente l’uso di tali strumenti finanziari per l’impresa italiana che intende internazionalizzarsi.

Per finire la SACE, che gioca un ruolo attivo nel garantire, assicurare il credito e quindi partecipare ai rischi paese che le imprese italiane devono correre nella conquista ed espansione dei nuovi mercati.

Milano – Shanghai, due città e due simboli planetariamente riconosciuti.

Ora sempre più l’asse sul quale passerà il futuro del mondo, qualcosa che deve essere “sprone” per continuare a fare sempre meglio e non perdere di vista l’obbiettivo condiviso: “la definizione di un nuovo sviluppo sostenibile”.

martedì 25 novembre 2008

Fiera del Turismo dei record a Shanghai: assente l’Italia!

In Italia, in questi mesi si fa un gran parlare su quanto sia o meno strategico il turismo per l’economia ed il futuro del “Bel Paese” ma soprattutto, si è più volte sottolineato quanti punti di PIL rappresenti per la barcollante economia del paese.

Di tutte queste parole ed italici buoni propositi, però a Shanghai, alla fiera del Turismo, chiusasi con successo domenica scorsa, nemmeno l’ombra.
Più di 106 i paesi rappresentati, un record, sul quale però spicca l’assenza totale dell’Italia, senza alcuna presenza istituzionale, in quella che rappresenta la fiera di punta del turismo cinese.

Peccato, visto che quella appena terminata è stata una fiera dei records, con oltre 4 mila espositori e oltre 1300 Buyers, per quanto riguarda la parte professionale dell’evento.

Ma soprattutto, si è persa l’occasione di mettere direttamente in contatto il cinese medio con la nostra offerta turistica. Una scelta che lascia un poco l’amaro in bocca, un’inspiegabile assenza di quello che viene considerato da tutti i cinese, la propria meta preferita per l’Europa.

Alla delusione è poi subentrata la rabbia, quando l’Italianità rappresentata dai cantanti vestiti da gondolieri che cantano canzoni napoletane o maschere della nostra commedia dell’arte, erano invece i piacevoli protagonisti dello stand dell’Hotel – Casinò di Macao che si chiama appunto Venezia!.

Ma la sorpresa è stata ancora maggiore quando, girando attraverso i grandiosi stands americani, tedeschi e di tutte le altre nazioni europee presenti, fortemente motivate a dare un senso alla propria vocazione turistica dalla Cina, ci si è imbattuti nello stand di San Marino.

Miseri e da terza fila, quasi nascosti invece gli unici due stands che cercavano di rappresentare l’offerta Italia. Tristi e ben lontani dallo stile che ci contraddistingue, con appese, alle bene meglio e con scarso rispetto, le immagini che una volta facevano illuminare gli occhi del mondo, ma che a Shanghai sono sembrate la sintesi del declino del sistema paese.

A questo punto, non rimane che chiedersi quale sia la “segreta strategia” che a Roma, i vertici dei nostri uffici preposti, hanno in serbo per convincere i cinesi a scegliere l’Italia come prossima meta turistica.

Ci auguriamo, che l’assenza alla fiera di Shanghai, non faccia parte di questa sconosciuta strategia che invece ha sicuramente regalato agli altri paesi, ampi spazi e visibilità, altrimenti destinata all’Italia.

Oppure semplicemente, si è preferito “tagliare” i costi, pensando di fare economia, aspettando nel frattempo, di avere qualche strategia credibile da offrire sul mercato cinese.

In attesa che qualcosa cambi veramente, almeno l’accortezza nel prossimo futuro, di non fare proclami “grandiosi” come quelli recenti alle Olimpiadi di Beijing che alla prima verifica nei fatti, poi vengono in questa maniera, totalmente disattesi.

giovedì 13 novembre 2008

Tibet: tutto da rifare

Onestamente si sperava in qualcosa di diverso. Un pelo di delusione traspare per come sono finiti gli incontri tra i rappresentanti del Governo Cinese e rappresentanti del Dalai Lama.

Il muro contro muro, che ancora una volta ha portato alla rottura delle negoziazioni, appare qualcosa su cui però vale la pena di una riflessione.

Chi crede che il Tibet debba essere uno stato indipendente e cerca appoggi internazionali affinché si facciano pressioni sulla Cina in tal senso, sta compromettendo di fatto la buona riuscita di qualsiasi trattativa futura.

Come sottolineato da Zhu Weiqun, vice presidente della Regione Autonoma del Tibet e da Du Qinglin, vice presidente NCCPPC che hanno incontrato i rappresentanti del Dalai Lama, Lodi Gyari and Kelsang Gyaltsen, questo punto non è infatti negoziabile.

Errate si sono rivelate anche le valutazioni di una questione Tibet utilizzabile quale strumento di pressione sulla Cina, stile Guerra Fredda.

Al contrario, occorre tornare velocemente ad un dialogo costruttivo, senza i tendenziosi pregiudizi che hanno caratterizzato le negoziazioni in questi ultimi mesi.

Il Dalai Lama ha il diritto di affermare ciò che ritiene giusto, ma forse i suoi collaboratori dovrebbero aggiornare le proprie tecniche diplomatiche, visti anche i drammatici fatti che stanno sconvolgendo il mondo.

A causa della crisi di questi giorni, i diversi paesi del mondo hanno bisogno di sinergia e positiva collaborazione, per poter rispondere tutti assieme alla crisi finanziaria attuale che rischia di mettere in serio pericolo la stabilità stessa del pianeta.

E la Cina, a partire per gli stessi Usa, rappresenta un potenziale salvagente in grado di bilanciare la crisi, mettendo a disposizione della comunità internazionale, la sua enorme potenzialità economica e finanziaria.

La questione tibetana non può essere quindi usata tutti i giorni per gettare discredito sui cinesi, che poi, giorno dopo giorno, contribuisce alla creazione di un muro “razzista”, dove il cinese è il cattivo o peggio un massacratore di povera gente.

Tale approccio assomiglia troppo allo stereotipo che fu usato nella fine dell’800, per spiegare ai coloni americani che uccidere gli indiani e portargli via le terre per tutelare gli interessi delle grandi compagnie e del nascente stato americano, fosse un’azione giusta.

Chi non ricorda nei film l’“arrivo dei nostri”, intendendo per nostri, chi può uccidere quello che veniva considerato un mostro da eliminare.

La Cina non è un mostro, come troppe volte sui media occidentali si cerca di voler fare passare.

Ma non solo. In tutti i paesi del mondo, Religione e Stato stanno seguendo due strade diverse, per cui, a parte alcune situazioni fondamentaliste islamiche, la laicità dello stato risulta essere il carattere predominante di tutti i paesi, siano essi occidentali che orientali.

Appare quindi del tutto fuori luogo ed antistorico il fatto che la questione Tibetana venga gestita dallo stesso Dalai Lama, di fatto il capo spirituale di una religione, quando tale questione è essenzialmente di carattere politico.

Infatti, relativamente alla questione religiosa, come riaffermato dai cinesi anche nei recenti incontri, non ci sono particolari problemi, tanto che al capo spirituale del buddismo è stato più volte offerto di rientrare in patria per esercitare la propria religiosità.

Ciò che invece non funziona ed è il punto che i cinesi ritengono non trattabile, è che lo stesso capo spirituale di una religione, intenda anche perseguire una logica politica, sintetizzabile in una “indipendenza del Tibet”.

Parlando con molti occidentali, questa distinzione tra Religione e Politica sulla questione Tibetana, appare di difficile comprensione, visto che i media occidentali tendono a farla passare come un fatto unitario.

E’ un po’ come confermare l’idea fondamentalistica che stanno perseguendo alcuni stati Islamici, idea ritenuta dai più pericolosa sul piano dei confronti tra nazioni, ma soprattutto poco funzionale allo sviluppo reale del paese.

Le prove di questi dubbi, sono riscontrabili nello stesso Tibet a gestione religiosa, come era prima dell’arrivo dei cinesi e dove la povertà era terribilmente diffusa e a livelli incredibili, nonostante il tutto fosse sotto la totale sovranità dei predecessori del Dalai Lama.

Questo fatto, provabile storicamente in maniera oggettiva, non depone a favore di una restaurazione dello stato Tibetano, visto anche dalla parte degli stessi Tibetani che, oltre che cercare di trasformare il proprio paese in semplice attrazione turistica, poco possono sul piano industriale, vista anche la conformazione stessa del paese.

L’aspetto religioso è però l’elemento che ha fatto “breccia” nelle menti di molti benpensanti occidentali, come nel caso di molti divi di Hollywood, che però paradossalmente, mentre a casa propria non tollerano l’ingerenza della religione nelle questione di stato, pensano che ciò invece sia giusto per i “poveri” tibetani.

Per cercare una soluzione al problema Tibetano, occorre quindi che la questione Religiosa e Politica si muovano su due terreni negoziali distinti.

Se seguita con coerenza, la questione Religiosa appare di semplice soluzione, visto che già in diverse sedi, i cinesi hanno ribadito la loro disponibilità ad accogliere il Dalai Lama senza pregiudizio alcuno.

La questione politica necessita invece di trovare un accordo ben diverso, più simile ad altre questioni come Hong Kong, Macao, dove di fatto, salvando il principio di integrità dello stato Cinese ( non trattabile), si possono introdurre nuove modalità di autonomia, migliori di quelle attuali ed offrire maggiore autodeterminazione alla minoranza etnica presente nel paese.

A dimostrazione di ciò, le negoziazioni con gli intermediari del Dalai Lama si sono infatti interrotte quando i cinesi hanno compreso che essi, non avessero alcuna intenzione di risolvere la questione inerente il Dalai Lama, ma al contrario, volessero porre sul tavolo anche la questione politica dell’Indipendenza del Tibet.
Nella sostanza, porre contemporaneamente sul piano negoziale le due questioni, si è dimostrato ancora una volta una cattiva idea e visti i risultati, ciò dovrebbe far riflettere lo stesso Dalai Lama, per cercare in futuro di fare dei passi più costruttivi di quelli fatti fino ad ora.

Soprattutto, evitare di continuare ad usare la strumentalizzazione della questione religiosa come leva in grado di “forzare” una soluzione politica contro gli interessi strategici nazionali cinesi.

Questo approccio continuerà anche in futuro ad indisporre i cinesi, impedendo di fatto qualsiasi ulteriore passo di avvicinamento che possa ricomporre una questione che si sta trascinando da oltre 50 anni.

martedì 11 novembre 2008

Incredibili... Trasporti!

Per le strade cinesi è possibile incontrare di tutto.

Dalle berline e Suv di ultima generazione, fino alle “tradizionali” biciclette.

Ma una cosa caratterizza il traffico cinese: tutto è trasportabile.

In occidente esiste una regola che lega in maniera direttamente proporzionale, oggetti da trasportare e mezzo di trasporto.

In Cina sembra vigere la regola contraria: più la cosa è grande, più il mezzo di trasporto usato è piccolo.

Quindi ti capita di vedere “monumentali” trasporti sopra una normale bicicletta o carretta modificata ad-hoc e si stenta a credere spesso ai propri occhi, quasi fossero più numeri da circo che seri, compassati, “professionisti” del trasporto su strada.

E quando dico monumentali, la parola non esprime a fondo il senso di quanto accaduto.

Un'altra caratteristica tutta cinese, sono i mezzi di trasporto “modificati”.

Esistono gli ultimi modelli di tutte le marche e tipologia di mezzo, ma esiste un mercato parallelo delle versioni personalizzate, come ad esempio biciclette e soprattutto motociclette con rimorchio, la “Bicicletta Cargo”, del tutto sconosciuta ad occidente e sulla quale è trasportabile di tutto

Quindi, se uno scaldabagno deve essere trasferito, che il trasporto sia fatto via bicicletta o motorino è tutt’altro che raro.

Per contraltare, le macchine sembrano “luoghi proibiti” per qualsiasi tipo di trasporto merci, che non sembra appartenere ad un mezzo, che rappresentando il nuovo status quo della classe media cinese, non può essere in nessun modo messo a rischio o sporcato.

Altrettanto comuni sono poi i minivan, ma adibiti soprattutto al trasporto di persone delle diverse imprese cinesi e raramente per trasporto merci.

Infatti, essendo spesso le aziende lontane dai centri abitati e non disponendo il lavoratore medio di una propria utilitaria, l’azienda, anche come forma d’incentivazione, predispone appositi mezzi di trasporto che consentono ai lavoratori di essere portati dall’azienda in punti prestabiliti della città, spesso vicini a casa.

Quindi alle 17.30, orario di chiusura delle imprese, in Cina il traffico cittadino, prima sostenuto e fatto di taxi ed utilitarie, si trasforma in un “immenso ingorgo” fatto di Bus e minivan aziendali, tutti freneticamente all’inseguimento del tempo e della puntualità, nelle loro diverse tappe del giro cittadino.

Ma tornando ai mezzi di trasporto, la prevalenza è di quelli a “trazione umana” tipo le biciclette, anche se il motore a scoppio, nelle recenti evoluzioni modificate, sta diffondendosi a macchia d’olio.

In questo caso, accade che il trasporto eccezionale sia utilizzato anche come traino da amici o parenti non motorizzati, così che dietro o accanto al mezzo di trasporto, viaggiano attaccati e felicemente trasportati, anche altre persone, spesso le stesse che poi aiuteranno a smontare il carico.

Fondamentale, quando ci si imbatte in questi trasporti, è fare bene i conti con le loro modalità di manovra e gli spazi di frenata reali del trasportante.

Infatti, visto che tipicamente questi mezzi percorrono le corsie preferenziali usate dalla biciclette e dalle motociclette, passeggiando o dovendo semplicemente attraversare la strada, non è infrequente finirci letteralmente addosso, o peggio, rischiare di esserne travolti.

Si, perché questi incredibili trasporti, per evidenti leggi fisiche e anche per le condizioni stesse del mezzo trasportante, sono difficili da mettere in moto e in maniera altrettanto ardua, hanno tempi di frenata molto incerti.

Soprattutto non hanno alcuna manovrabilità laterale, visto che questa metterebbe a rischio la stabilità dell’intero carico, sempre pericolosamente in precario equilibrio.

Quindi, se vi imbattete in qualcosa che assomiglia ad una montagna in movimento che sta venendo nella vostra direzione, fate in modo di scansarvi, prima di sentire il timido tintinnio del campanello, eviterete di esserne sommersi!

lunedì 10 novembre 2008

Italia “terza” incomodo

Strano paese l’Italia.

Una volta il centro del mondo occidentale conosciuto, decisore e palcoscenico dei destini dell’umanità, ora sembra vivere solo di luce riflessa altrui.

Due esempi sembrano dimostrare il “livello” raggiunto da cotanto ex glorioso paese (“tutte le strade portano a Roma”) o meglio di una generale perdita di stile.

Obama vince meritatamente le elezioni americane e subito molti politici italiani, soprattutto dell’opposizione, esultano come se avesse vinto il proprio partito!.

In uno strano fenomeno d’immedesimazione freudiana, alcuni di questi “campioni” della politica nostrana, si sono spinti a voler far sembrare della “stessa famiglia” il vincitore americano e Obama, il “loro” campione sul quale avevano riposto non solo le speranze ma anche speso qualche azione in grado di “favorirne” l’elezione.

Questo come voler dire: “Visto? Se è stato eletto è anche merito mio!”.

Obama decide di incontrare il presidente russo Medvedev, per discutere degli equilibri tra Usa e Russia, anche alla luce della pericolosa “patata bollente” dello scudo missilistico dell’era Bush e subito Berlusconi, fa intendere che se ciò è accaduto è anche merito suo e della sua capacità di “ricucire” i rapporti internazionali.

Questo approccio della politica italiana, visto con occhi non italiani, non può che lasciare interdetti.

L’impressione che dall’esterno infatti se ne trae è che, mentre gli altri stanno discutendo e prendendo decisioni vere, concrete, pesanti e decisive, l’Italia, come quell’amico un po’ invadente di filmica memoria, cerca di essere sempre presente nelle “fotografie” che ritraggono i leaders nei loro momenti decisivi, per poi poter dire: “Visto? E’ merito mio!”.

Il 15 Novembre, i leaders mondiali si riuniranno a Washington nell’importantissimo G20 per prendere decisioni che potrebbero cambiare per sempre la storia del mondo.

Visti i precedenti comportamenti, possiamo immaginare che al termine di questo imminente vertice ai massimi livelli che potrebbe decidere le sorti del mondo, qualche rappresentante italiano finirà per affermerà enfaticamente:”Visto? Se ora il mondo ha un futuro è sicuramente merito nostro!”.

Speriamo solo che non accada che tutti gli altri paesi, stufi di questa continua “invadenza” del terzo incomodo, non decidano di enfatizzare il “non” ruolo italiano nelle decisioni fondamentali, anche per evitare che nei propri paesi, qualcuno cominci a porsi delle strane domande: “ma se fa tutto l’Italia, allora voi, cosa state facendo realmente?”.

Dopo, sarà molto difficile far credere ai vari elettorati nostrani, strizzando l’occhiolino, che “lo dicono solo per invidia!”


Strano paese l’Italia.

mercoledì 5 novembre 2008

Obama piace ai cinesi perché li stupisce

Ai cinesi Obama piace molto sul piano umano, soprattutto perché ha saputo stupirli in questi lunghi mesi di campagna elettorale.

La Cina ha seguito in un continuo crescendo di attenzione le vicende dell’elezione del nuovo Presidente degli Stati Uniti, culminate oggi con le dirette televisive che hanno seguito, passo dopo passo, l’evoluzione dei risultati elettorali.

I cinesi hanno quindi potuto farsi un’idea sui personaggi coinvolti, anche se probabilmente, molte delle tematiche poste al centro della campagna elettorale, sia di Obama che del suo sfidante, sicuramente non sono state seguite puntualmente da tutto il popolo cinese.

Comunque sia, nei commenti della gente comune, c’è sincera ammirazione per un personaggio, Obama, che nel prossimo futuro avrà il difficile compito di portare fuori dalle “secche” gli Usa (e il mondo).

Detto ciò, in due parole è riassumibile “l’affinità elettiva” che ha unito Obama al cinese medio: “basta volerlo”.

Umanamente la sfida che ha saputo vincere, ha decisamente colpito molto il cinese medio che in qualche maniera si è potuto anche immedesimare, visto la quotidiana concentrazione nel dover superare ostacoli e difficoltà di ogni tipo, nella propria corsa verso il benessere nazionale.

Avendo poi come punto di riferimento nel proprio sviluppo proprio il modello americano, appare evidente che qualsiasi cosa faccia l’inquilino della Casa Bianca, risulti essere di grande interesse e fonte di profonda curiosità da queste parti.

Il fatto che poi sia nero e non bianco, ha contribuito a creare anche in Cina un ulteriore alone di fascino non al personaggio politico in sé, ma al fatto che ha dimostrato, partendo da manifeste condizioni di inferiorità, di saper raggiungere un eccezionale risultato, partendo da buone e chiare idee e senza farsi spaventare da nessuno degli ostacoli che ha dovuto superare in questi mesi.

Sul piano strettamente politico, sicuramente Obama presenta invece parecchie incognite nel futuro dei rapporti con gli Usa, anche perché a chi ha letto con attenzione i suoi discorsi dei mesi scorsi, in piena campagna elettorale, non possono essere sfuggiti alcuni accenni, forse un po’ troppo duri, rivolti all’indirizzo della Cina sulla questione dei diritti civili.

Ora che Presidente lo diverrà davvero e non dovrà più convincere nessun Americano, sicuramente dovrà cercare di utilizzare metodi e modi adeguati, affinché l’ottima relazione esistente tra i due paesi continui, favorendo così l’auspicato recupero finanziario degli USA e conseguentemente la tutela anche degli ingenti investimenti cinesi nelle imprese e nei Bond di Stato Americani.

Quello che si augurano ora in Cina, è che Obama sia l’uomo del dialogo e del reciproco rispetto, elemento che forse si faceva qualche fatica a trovare nel suo sfidante alla corsa alla Presidenza.

Un punto però mette d’accordo tutti i cinesi: la (troppo) giovane età di questo nuovo Presidente.

In una cultura dove viene ancora data grande importanza all’età, in quanto portatrice di saggezza ed equilibrio, nel caso di Obama, i suoi 47 anni finiscono per rappresentare il “biglietto da visita” sia di un nuovo modo di vedere le cose ed affrontare le questioni mondiali, ma dall’altro, alimenta forti dubbi che sia in grado di governare e saper prendere sagge decisioni, in una situazione così difficile e complessa come quella attuale.

Obama da oggi ha quindi gli occhi puntati anche del miliardo e trecento milioni di cinesi, che sono molto curiosi di vederlo presto all’opera e si augurano che, quale segno concreto d’amicizia reciproca, uno dei suoi primi viaggi ufficiali possa essere proprio in Cina.

Obama: Realizzato il sogno di Martin Luther King

Quella di oggi è una giornata storica.

Obama non ha vinto solo le elezioni presidenziali, ma soprattutto ha vinto la 2° “guerra” di Secessione Americana.

Se infatti guardate la mappa di come hanno votato i diversi stati americani, appare chiaro dove la forza dirompente del motto che ha incarnato Obama in queste elezioni “Yes, We Can” ha realmente fatto breccia.

Motto dal “sapore antico” ma nello stesso tempo estremamente moderno, ha “scosso” dalle fondamenta tutta l’America.

Ma a guardare i risultati, il messaggio di rinnovamento non ha trovato “alleati” nel profondo sud e nell’America più conservatrice e spesso fondamentalisticamente bianca.

Lo scontro politico di questi mesi, chiusosi con il successo elettorale odierno, sembra stia rendendo possibile un nuovo “balzo in avanti” sociale, esattamente come la Guerra di Secessione Americana lo fece fare alla storia del popolo americano prima e in seguito a tutto il mondo.

L’imporsi di idee innovative come quelle che lo stesso Obama incarna fisicamente, è un messaggio forte per tutto il mondo.

E’ la fine di un ciclo e di un percorso iniziato dalla metà dell ‘800 e che ha trasformato prima lo schiavismo in integrazione ed ora in “uguaglianza”.

Tre passi stile “conquista della luna”, qualcosa che travalica i contenuti stessi della politica che Obama deciderà di adottare, qualcosa che da domani trasformerà in “vecchio”, sorpassato, “vetusto” molti degli “status quo” in giro per il mondo.

Prima di tutto l’Europa, che apparirà agli occhi degli Americani qualcosa di antico, gestito da una “aristocrazia oligarchica” legata ai partiti che per il futuro dovranno cercarsi un nuovo ruolo sociale nell’era Obama.

L’Italia, che se vorrà cooperare con il partner, definito dal Ministro degli Esteri strategico, dovrà cambiare registro e passo, prima di tutto nei valori fondanti la società e nella politica che li governa, ponendo in testa alla lista delle priorità il tema dell’integrazione inter-razziale nella futura società Italiana.

L’Asia e la Cina in particolare, si troveranno finalmente a poter “dialogare” senza la tracotanza del passato colonialista, da pari, tanto che ora in Cina si comincia a “tifare” e a sognare in un prossimo presidente americano che possa avere gli occhi a mandorla!.

Ma soprattutto tutti i poveri del mondo che questa notte hanno visto, toccato con mano il sogno del “il riscatto terreno è possibile”.

Insomma, oggi la famosa frase di Martin Luther King “I have a dream”, sembra essersi realizzata!

Ora tutto il mondo sembra avere un sogno condiviso, tutto ciò proprio nell’anno Olimpico dal motto “One World, One Dream”!

I cambiamenti storici che hanno segnato le diverse ere della storia umana, spesso sono frutto di coincidenze, combinazioni e sogni impossibili realizzati.

Oggi è uno di questi. Oggi si è fatta la Storia.

Auguri Presidente!

martedì 28 ottobre 2008

Per evitare “l’Innovazione di Importazione”:

Una frase chiave sembra mettere tutti d’accordo quando si parla del Made in Italy :“bisogna innovare”.

Ma forse sulla parola, innovazione, ci sono ambiguità che la parola stessa contiene.

La mia riflessione sul tema è quotidiana ma in particolare si è materializzata in questo post, leggendo un post del Blog del Direttore del Cefriel Fuggetta, sul tema.

Con acutezza, veniva segnalato che tanti dicono, molti suggeriscono, ma pochi alla fine fanno e io aggiungerei SBAGLIANO.

Infatti le più grandi innovazioni spesso non sono frutto di ricerche pianificate e andate a buon fine, ma sono frutto di errori, spesso grossolani, spesso anche incredibili.

Si va da un formaggio andato a male diventato negli anni un prodotto DOC, per finire con gli SMS “inventati per sbaglio” dagli operatori telefonici. Se qualcuno si ricorda i Business Plan degli operatori di allora, la voce “SMS” non esisteva, in quanto ritenuto SOLO un sistema di backup della rete.

Alla fine di quale “innovazione” si parla??

Di innovazioni ce ne sono tante e di diversi tipi, ma vivendo in diretta l’attuale momento della Cina si nota che tutte hanno in comune un punto fondamentale: cercare di innovare anche a costo di sbagliare.

Sulle Tv Cinesi questo aspetto è tanto chiaro, lo sbagliare, che viene illustrato ogni giorno quando vengono proposti i casi di successo di imprenditori cinesi.

Infatti ogni presentazione non parte dal fondo (il successo), ma parte nell’illustrare le difficoltà, gli insuccessi che l’imprenditore ha avuto.

Il fallimento, spesso anche ripetuto, gli stati d’animo dei momenti dove, ammettono candidamente, pensavano di non farcela a risolvere la questione. La componente di rischio economico, umano e delle pressioni sulle persone attorno.

E questo approccio nel presentare i successi imprenditoriali, i cinesi lo mettono sia nel parlare di high tech che nella innovazione della “coltivazione” dei pesci o del turismo locale.

Insomma per innovare, occorre VOLER innovare. Averne un reale bisogno.

Ma per innovare occorre essere pronti a sbagliare, anche molte volte. A fallire.

Per innovare, occorre avere capitali per sostenere l’innovazione nella sua fase di sviluppo. Ma il sistema finanziario è attualmente strutturato per finanziare chi ha un “track record” vincente. Ma chi sta innovando, difficilmente lo possiede o può possederlo anche per una fatto fondamentale: l’innovazione vincente è unica, irriproducibile.

Quindi anche se hai avuto successo, per il prossimo devi ripartire da capo, senza alcuna memoria dei tuoi successi precedenti, forte solo della tua allenata capacità ad affrontare gli errori e le difficoltà che si incontreranno e dovranno risolvere.

Quindi non esiste nessuno consulente perfetto per innovare, visto che se non è coinvolto esso stesso nel processo, difficilmente riuscirà realmente ad essere innovativo e come diceva Fuggetta, solo chi ha fatto “FORSE” potrà raccontare una storia credibile!.

Detto questo, il livello di innovazione italiano è talmente basso che in certi settori è scomparso, basti pensare all’elettronica, il grande cruccio del mio mentore il Prof. Degli Antoni..

L’impressione è che abbiamo paura di Innovare.

Ma come mai? Semplice. Per paura di sbagliare si sono utilizzati negli anni modelli e tecnologie che già avevano dato un qualche risultato in termini economici.

Questo negli anni, ha atrofizzato la capacità di innovare realmente, visto che le tecnologie e le esperienze erano spesso americane, favorendo l'apparentemente più semplice “Innovazione di Importazione” alla ben più ardua “Proposta di innovazione”.

Quindi uno degli obbiettivi che ci proponiamo con il China Media Lab qua in China, è quello di finalmente provare ad innovare, tutti assieme, osare veramente, unendo gli sforzi delle diverse competenze, per cercare di realizzare, affiancare le imprese e il Made in Italy, in un mercato interno in potente crescita, come quello cinese ma dal quale poi è possibile agire anche a livello internazionale, magari assieme agli stessi cinesi.

Quindi non aspettiamo che le innovazioni ci vengano vendute al prezzo “di saldo”, continuando così ad alimentare la nostra perdurante “pigrizia innovativa”.

L’Italia e noi italiani, possiamo giocare un ruolo di rilievo in Cina e dalla Cina nel mondo, solo se ci ricordiamo come i vari Fermi, Volta, Meucci e Leonardo lavoravano e …. sbagliavano!

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Il Ritorno del Dragone d’oro!

Premessa: "Il significato cinese di Cina è “paese di mezzo” appunto, Zhong Guo -中国."

Mentre il mondo occidentale piange e si dispera cercando di tamponare le “falle” del proprio sistema finanziario, sperando così di non affondare, nello stesso momento, in Cina si definiscono le nuove rotte per continuare a crescere, magari meno, ma continuare a crescere.

Un interessante paradosso di questi tempi.

Per capirci, da queste parti sono preoccupati per un rallentamento della crescita economica, passata dal 10% al 9%, quando noi faremmo salti mortali dalla gioia se riuscissimo a crescere anche solo dello 0,1%!

Comunque sia, dopo quanto sta accadendo in tutto il mondo e i rovinosi effetti causati soprattutto dal crollo del mercato immobiliare USA, i cinesi sono corsi subito ai ripari per arginare eventuali “contaminazioni”.

Mercato cresciuto nell’ultimo decennio in maniera esponenziale, negli ultimi periodi il mercato immobiliare cinese aveva iniziato a manifestare comunque pericolosi rallentamenti.

Da qui l’intervento di queste ore del governo cinese, con una serie di misure che entreranno in vigore dal 1° Novembre e che intendono favorire la stabilità del mercato della casa in Cina, che dopo il commercio estero, rappresenta il maggiore driver della crescita economica del paese.

In particolare le nuove misure introdotte interessano l’imposta di bollo sulla proprietà, passata dal 3-5 percento all’1% per le case più piccole di 90 metri quadri e il minimo da versare per l’acquisto della prima casa, che indipendentemente dalla dimensioni, scenderà al 20% dall’attuale 30%.

Quest’ultima misura autorizza quindi le banche a fornire prestiti garantiti fino all’80% sul valore dell’immobile da comprare.

Ma non solo, nel decreto governativo è stata rimossa anche l’imposta di bollo che era del 0,05% e la tassa sul valore aggiunto dei terreni, limando ulteriormente gli svantaggi fiscali per i proprietari di casa.

A queste misure si sono però aggiunti anche consistenti investimenti (1 trilione di Yuan) per sostenere la costruzioni di case a prezzi più accessibili, in grado quindi di favorire l’accesso alla prima casa anche alle fasce meno abbienti del paese.

La ragione di questo agire è evidente: 2 /3 della popolazione cinese si trova in questo periodo a dover effettuare il proprio “salto di qualità”, favorito dalla continua crescita economica del paese e la casa è il bene fondamentale a cui ogni famiglia cinese aspira.

La leva delle ricchezza dei cinesi sta proprio in questo bene primario e un mercato stabile in grado di favorire un concreto consolidamento per tutte le famiglie cinesi è, in questa fase, strategico per la Cina proiettata nel proprio futuro di potenza economica.

Le manovre di questi giorni sono comunque senza precedenti, di portata simile a quelle introdotte dall’ex primo ministro Zhou Rongji e che diede il via politica della privatizzazione delle case e la riduzione delle imposte per la edilizia abitativa.

Nel contempo, a Shanghai è stata elevata ad un quinto la quota di ipoteca massimale a carico del fondo per gli alloggi, fondo nel quale, impiegati e datori di lavoro, mensilmente versano denaro in cambio di tassi di interesse più bassi.

Questa mossa di Shanghai, intende contribuire l’accesso garantito a prestiti più grandi di quelli attuali.

Se nelle città la leva della casa è quella che ha creato le basi dell’attuale classe media cinese, ora tutto ciò si potrà ripetere anche nelle campagne, alla luce della nuova “riforma nelle campagne” che consentirà anche ai contadini di divenire proprietari dei propri appezzamenti e cedere l’uso dei terreni.

Questo aspetto produrrà un doppio beneficio: da una parte consentirà ai contadini di ottenere un profitto dalla compravendita di suddetti diritti, con il quale potersi trasferire nelle Città, dall’altra i terreni potranno venire acquistati da imprese per essere lavorate su larga scale, così da aumentarne l’attuale produttività.

Ma non solo, di contorno sono stati abbassati i tassi di interesse sui prestiti, in modo da favorire le imprese in un momento difficile come questo e nel contempo sono cresciute le detrazioni fiscali per gli esportatori su 3486 prodotti, per ridurre gli impatti della crisi commerciale nei paesi occidentali.

L’impressione finale che se ne trae è che, mentre i paesi occidentali stanno facendo i conti con il proprio “artificioso” sovradimensionato economico, la Cina abbia invece ampi margini di manovra non solo per continuare a crescere, ma per consolidare la propria attuale crescita, potendo fare da traino e salvagente alle “scoppiate” economie “ occidentali.

E’ la storia che ritorna, di quando 150 anni fa la Cina era la prima potenza economica al mondo.

domenica 26 ottobre 2008

Berlusconi “visto” dalla Cina

Berlusconi è arrivato a Beijing per partecipare ai lavori del 7° ASEM che deve gettare le basi di una cooperazione Est – Ovest, in vista del prossimo vertice del 15 Novembre a Washington D.C.

Ma come lo vedono Berlusconi i Cinesi che lo ospitano in questi giorni?

Per cercare di capirlo, oltre la formalità e le dichiarazioni ufficiali di circostanza dei leaders cinesi, occorre cercare tra le pieghe del Web.

E senza troppi problemi si trova uno spazio news su SINA, il maggior internet provider cinese, intitolata evocativamente “Italy Premier”, con la sintesi del punto di vista “Made in China” su Berlusconi.

Il giudizio è positivo o negativo?

Beh, siamo sicuri che lo stesso Berlusconi sarà sufficientemente sportivo ed apprezzerà lo humour con il quale è stata descritta la sua vita imprenditoriale, sportiva e politica.

Andiamo però con ordine.

Dopo una sintetica, quanto esaustiva biografia, che mette in evidenza le diverse fasi della sua vita, questa termina con un sintetico, quanto pungente, giudizio sul personaggio: “da avanspettacolo”.

Le battute e l’approccio informale che da sempre caratterizza Berlusconi nelle sue dichiarazioni ed apparizioni ufficiali, sembra non piacere un gran che da queste parti, finendo per essere definite pericolose “sparate”, in grado di creare troppo spesso incidenti diplomatici.

Come dire: “il mondo è già complesso di suo, pesiamo con maggiore attenzione alle parole che usiamo!”.

Per sottolineare ciò, riprese dalle principali agenzie di stampa, vengono quindi sciorinate le principali affermazioni di Berlusconi di questi anni che, corredate da fotografie e relativi sotto titoli esilaranti, finiscono per far credere di essersi imbattuti nella presentazione di un Film comico di prossima uscita, piuttosto che negli scritti e i discorsi di un uomo di stato.

Una accanto all’altra, ecco allora alcune delle famose querelle, quale quella del “paventato corteggiamento del primo ministro finlandese”, l’affermazione che “la civiltà occidentale è più avanzata di quella islamica” o che “in Italia dovrebbero venire liberalizzati i bordelli”.

Ma ai cinesi non è sfuggita nemmeno quella di quando, con trasportata enfasi, Berlusconi ha affermato che “Putin è un eroico sopravvissuto della Battaglia di Stalingrado” oltre ad aver avuto un gran numero di famigliari morti nella battaglia.

Peccato, fa notare l’agenzia cinese, “che Putin sia nato nel 1952, dieci anni dopo la suddetta battaglia e che i suoi genitori fossero tutt’altro che morti in questa eroica battaglia”.

Sembrano lasciare senza parole invece le affermazioni riprese dal Guardian relative a Mussolini “non ha ucciso nessuno” o il recente più goliardico “solo Napoleone ha fatto più di me, ma almeno io sono sicuramente più alto!”

Provando a cercare in maniera più approfondita sulla rete cinese altre note su Berlusconi, si scopre che i commenti sono sostanzialmente simili e tutti negativi, tendendo sempre ad esaltare il “grottesco” delle sue affermazioni.

Ma perché tutto ciò?

La spiegazione è semplice: i Cinesi non si sono ancora scordati delle offensive parole di un paio d’anni fa “in Cina i bambini sono stati cotti per essere usati come fertilizzanti”.

Da allora, stanno ancora aspettando da Berlusconi le “scuse ufficiali”, per parole che hanno profondamente offeso la nazione nel profondo.

E gli effetti di questo, non propriamente entusiastico punto di vista su Berlusconi, non si sono tardate a manifestare anche all’ASEM di questi giorni.

E’ apparso infatti evidente sulle Tv Cinesi come la presenza di Berlusconi fosse considerata quasi di secondo piano, da comprimario di seconda, terza fila, tanto che le immagini sono state ridotte al “minimo sindacale”, senza alcuna enfasi e sempre in coda agli altri leaders presenti.

Ben diverso trattamento ha invece ricevuto la Cancelliera Merkel, tanto che l’ASEM è stato l’atto che ha sancito la fine di qualsiasi crisi nei rapporti tra i due paesi, sottolineato con enfasi dal Presidente Hu Jintao con le parole “l’incontro della Cancelliera Merkel con il Dalai Lama è una questione ormai superata”.

Tornando a Berlusconi, sembra essere comunque una questione a parte, totalmente disgiunta dall’Italia, visto che nei commenti cinesi ci si guarda bene nell’estendere agli italiani comportamenti, affermazioni e modi di pensare, che appaiono un’esclusività del “personaggio” Berlusconi, più che del Primo Ministro Italiano.

Comunque una cosa è certa: piaccia o meno, nessun altro leader politico internazionale ha avuto tanto spazio come Berlusconi, ma temo ciò non sarà d’aiuto per supportare ulteriori velleità internazionali, quali il ventilato sogno all’ONU come apparso in queste ore su Affari o per contribuire concretamente per una sempre maggiore credibilità del sistema paese agli occhi dei leaders cinesi, in un futuro denso di incognite come quello che ci attende nei prossimi anni.

Parafrasando il famoso film di fantascienza “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, il messaggio cinese per Berlusconi sembra essere quello che la diplomazia, quella con la D maiuscola, in grado di aiutare i popoli ad una pacifica convivenza tra loro, sia fatta di “armonici” suoni condivisi, piuttosto che da “stridenti” continue provocazioni.

sabato 25 ottobre 2008

ASEM: Full text of statement of the Seventh Asia-Europe Meeting on the Int'l Financial Situation

I lavori dell'ASEM procedono, ecco il link al documento congiunto sulla crisi finanziaria.

Sulla questione, appuntamento a Washington D.C. il prossimo 15 Novembre.

giovedì 23 ottobre 2008

Berlusconi finalmente a Beijing!

Visita delicata e tutt’altro che di circostanza per Berlusconi, arrivato oggi a Beijing per partecipare ai lavori dell’ASEM (Asia – Europa Meeting) il 24 e 25 Ottobre.

Assenti gli Stati Uniti, paese da cui è iniziata l’attuale crisi finanziaria mondiale, 27 leaders europei. Cina, Giappone, India e altri 13 paesi asiatici, stanno discutendo su come cercare di farne fronte.

La parola d’ordine sembra essere una sola: Cooperazione.

Che si sia in una fase molto delicata degli stessi equilibri mondiali, appare evidente dal fatto che la crisi finanziaria, di una gravità senza precedenti, rischia anche di aggravare e complicare ulteriormente la soluzione dell’altra priorità mondiale che mette a repentaglio l’intera umanità: il Cambiamento climatico.

La sensazione che infatti si trae è che, di fronte al malato Usa che rischia di contagiare tutti, la priorità dei paesi asiatici, sia ora solo quella di evitare che la pandemia finanziaria possa diffondersi oltre in tutto il pianeta.
Ma non solo, nella costruzione del futuro mondiale, i paesi asiatici sembrano volere dire la propria e pretendono ora di essere co-protagonisti nella necessaria ridefinizione delle nuove regole per i mercati finanziari.

A prescindere quindi dalle frasi di circostanza che precedono i prossimi lavori dell’ASEM di Beijing, questa appare essere la vera ed unica questione centrale che sta realmente a cuore di tutti i paesi asiatici presenti a questo meeting di Beijing.

Il richiamo ad una “pragmatica collaborazione per assicurare il ritorno all’ordine sui mercati internazionali” fatto ai paesi EU da parte dal Vice Premier Cinese Xi Jiaping alla cerimonia di apertura dell’11° Asia – Europa Business Forum che anticipa l’ASEM, appare quanto mai significativo e un chiaro distinguo tra cause e causatori.

Nessuna delega in bianco sarà quindi data in futuro ai paesi occidentali che dai paesi asiatici sono considerati, direttamente o indirettamente, tutti “corresponsabili” di quanto sta succedendo a livello mondiale.

La situazione causata dal caos finanziario di questi tempi è talmente grave che ha finito per provocare la modifica dell’agenda dei lavori dell’ASEM che doveva essere totalmente concentrata su “cambiamento climatico e sviluppo sostenibile”.

Un netto ribaltamento dell’atteggiamento Europeo di questi giorni, la sintesi del diverso approccio sulle cose tra Ovest ed Est, la fotografia degli attuali equilibri (squilibri) mondiali e dei potenziali contrasti futuri tra paesi sviluppati e in via di sviluppo.

In una battuta è come se gli asiatici, oltre a sentirsi ingiustamente addittati quali inquinatori del mondo, con le fabbriche frutto della selvaggia delocalizzazione dei paesi sviluppati che ha creato rilevanti vantaggi finanziari ad occidente, ora sentano di rischiare gli sforzi e i sacrifici fatti fino ad ora, dall’irresponsabile approccio sociale e finanziario, attuato dai paesi sviluppati negli ultimi decenni.

Detto ciò, appare quindi evidente come Berlusconi, lo stesso che ha posto in queste ore un “freno” all’atteggiamento Europeo di risolvere prima la questione ambientale e poi “incrociare le dita” su quella finanziaria, troverà a Beijing una buona sponda proprio nei paesi asiatici e la Cina in primis, per poter continuare in Europa, nella propria pragmatica azione in risposta alle emergenze mondiali di questi giorni.


martedì 14 ottobre 2008

Lucky - Unlucky alla Cinese!

In Cina molte tradizioni affondano nella notte dei tempi.

Una di queste riguarda i numeri.

Così come nella nostra cabala i numeri possono “predire” il futuro o fornire una chiave di lettura per i nostri sogni, tanto da guidare intere schiere di scommettitori del lotto nostrano, per i cinesi i numeri possiedono da secoli precisi significati e poteri.

Prima di tutto partiamo dai “portatori di fortuna” come il 6, 8 e 9.

Sono loro i “protagonisti” nella scelta quotidiana del numero di Cellulare, della targa dell’auto o del piano migliore per la propria casa in un condominio.

Ma c’è fortuna e fortuna: il 6 potrà aiutarvi a rendere più agevole e gradevole la vostra vita, ma se vorrete una “fortuna sfacciata” meglio avere l’8, il “Jolly” in grado di portarvi ricchezza e benessere materiale.

Non a caso le Olimpiadi in Cina erano all’insegna dell’8 (8/8/2008 alle 8 di sera), proprio per auspicare a tutti i partecipanti e alla Cina stessa, fortuna e ricchezza.

Diverso invece è il discorso per il 9, una sorta di “angelo” che vi aiuterà nelle vostre amicizie e per avere un matrimonio fortunato.

Se però il singolo numero ha proprietà “benefiche”, le diverse combinazioni tra loro possono diventare esplosive.

Per esempio il 168 può aiutarvi a raggiungere la vostra prosperità.

Accade così che in Cina molti dei prefissi telefonici dei servizi aziendali (come l’800 in Italia) iniziano proprio con il 168, quale “simbolo di partnership fortunata” con l’azienda chiamata e quindi possibile protagonista nella creazione della vostra prosperità futura.

Stesso discorso per quanto riguarda il 289 nel sud della Cina ed Hong Kong, il numero della “fortunata porta d’accesso”.

I cinesi per accaparrarsi le migliori combinazioni fortunate non lesinano sul “portafoglio” e il “campione” in questo speciale classifica della fortuna è il 666 nella targa dell’auto.

Stesso discorso quando si devono scegliere i numeri telefonici, tanto che una Sim telefonica può avere un prezzo diverso a seconda del numero a cui è associata.

Detto ciò, attenzione però a dire ad un cinese che il vostro numero fortunato è il 4. La cosa lo lascerà di sasso, visto che nella cultura cinese il 4 è associato alla morte, così come per quasi tutte le combinazione di numeri che lo contengono.

Ma se dopo il 4 ci sarà un 8, allora quasi per magia, tutto cambia, tanto che il 48 è simbolo di prosperità e di vita, grazie alla “forza” positiva del Jolly fortunato (8).

Addentrandoci nel profondo del mondo numerico cinese, va sottolineato come il 5 è associato all’io, dato che la pronuncia è la stessa usata per l’io cinese, mentre il 7 è interpretato come insieme.

Vediamo quindi qualche esempio pratico di questo vero e proprio codice numerico:
58 - “io sono fortunato”.
518 - “sarò fortunato”,
5189 - equivale a “Io sarò fortunato per lungo tempo”.
5918: “la mia prosperità arriverà presto”.
Per finire, 516289 nel vostro numero telefonico, sarà invece il segno di una “strada e vita lunga e prosperosa”.

Usate con “moderazione” il nostro innocente “14”, numero che scatenerebbe una inaspettata reazione, visto che per un cinese equivale ad augurargli di essere “vicino alla morte”.

Addirittura in alcuni condomini, vengono “aboliti” il piano numero 4 e 14, tanto è radicata questa credenza!

Ma sempre nel gioco delle sinergie tra negativo e positivo che caratterizza l’approccio tradizionale cinese, la combinazione 1314 acquisisce una connotazione positiva e fortunata che se associato al 520 diventa simbolo di amore eterno.

Quindi 520 1314 in Cina è un numero romantico, ricercatissimo dalle giovani generazioni per il proprio mobile.

Dato che la fortuna o sfortuna non è associata ad un singolo numero ma spesso al suo suono, qualunque sequenza di numeri, potenzialmente può possedere poteri positivi o negativi per un cinese, attraendo la loro attenzione o diffidenza.

Un esempio negli affari. Da noi nessuno avrebbe alcun problema ad usare, in una negoziazione commerciale, un prezzo quale 250€.

Ma quella che rappresenta per noi “solo” una cifra tonda, per il cinese sarà interpretata come una vera e propria offesa personale, perché senza rendervi conto gli avete dato dell’imbecille, del pazzo, del “cervello non a posto”.

Meglio quindi, prima di inviare o fare qualunque offerta economica, chiedere ad un cinese amico, se questa non possa creare “problemi” e poter realmente continuare serenamente la trattativa in corso e non invece finire per inimicarvi il vostro partner.

88888 a tutti!

sabato 11 ottobre 2008

Pene pesantissime per chi viola la legge alimentare...

In tutto il mondo si parla molto di cibi adulterati dalla Cina.

Bene, una nuova legge cinese nell'ambito alimentare, prescrive pesantissime pene per tutti i possibili addetti della filiera, produttore, distributore e rivenditore finale per qualsiasi sua violazione.
- to be continued -

giovedì 9 ottobre 2008

Metafora Italiana in un antico proverbio CINESE:

Questa è la storia di 4 persone chiamate OGNUNO, QUALCUNO, CIASCUNO E NESSUNO.

C’era un lavoro importante da fare e OGNUNO era sicuro che QUALCUNO l’avrebbe fatto.CIASCUNO avrebbe potuto farlo ma NESSUNO lo fece.QUALCUNO si arrabbiò perché era un lavoro di OGNUNO.OGNUNO pensò che CIASCUNO poteva farlo, ma NESSUNO capì che OGNUNO non l’avrebbe fatto.

Finì che OGNUNO incolpò QUALCUNO perché NESSUNO fece ciò che CIASCUNO avrebbe potuto fare.

Articolo "Questa democrazia in Cina? NO GRAZIE"

mercoledì 1 ottobre 2008

Mercati,Fiducia Sfiduciata!


I mercati finanziari, commerciali e tutte le relazioni d’affari si basano sulla certezza e “trasparenza” delle regole applicate.

Ma la vera ed unica protagonista che ha consentito ai diversi mercati di crescere in questi decenni di capitalismo, è la fiducia.

E’ stata la leva per cui si è finito per barattare tutto con tutto e qualsiasi cosa: semplici pezzi di carta, le intenzioni future, le prospettive future, le speranze future.

La “brochure della fiducia” ha così condiviso a livello planetario, l’idea che il mondo potesse essere proiettato verso una irresistibile continua “crescita”: dei PIL dei paesi, dei consumi interni, del mercato immobiliare, dei mercati finanziari, della ricchezza delle persone che si sono così trovate i portafoglio pieni di “fiducia”.

Ma in questa catena di Sant’Antonio, basata tutta sulla “fiducia”, alla fine si è arrivati a dover fare i conti con una realtà ben diversa: il payback (il saldo) .

In quel preciso momento, il valore del barattato, monetizzato, prestato, rateizzato, si è come “volatilizzato”, non essendo mai realmente esistito, sparito come la nebbia all’arrivo della prima brezza.

Tutto ciò ha scoperchiato e mostrato come aziende, banche, finanziari, imprenditori, realmente finanziassero la propria crescita, vendendo solo vuota “fiducia”, travestita d’affari e finanza: la “Crazy Economy”.

La leva della fiducia, che per molti economisti ed operatori finanziari si è trasformata in vera e propria fede, ha portato quasi tutti a confondere la realtà con un sogno, allontanandosi così definitivamente dal vecchio modo di creare valore, attraverso il baratto di beni primari con altrettanti beni primari.

La finanza ha così finito per condizionare l’economia, trasformando il debito, figlio della fiducia, in uno strumento finanziario fondamentale che ha permesso di acquisire beni basati essi stessi sulla fiducia, in un circolo vizioso che ora si scopre senza fine.

Comunque sia, la trasformazione del ruolo strategico della fiducia nelle economia è databile al 1974, il momento dello scollegamento tra valore del dollaro con quello dell’oro ed argento.

Recentemente poi la rete e la “Moneta elettronica”, dalla fine del ’90 ha dato alla “fiducia” l’infrastruttura necessaria per globalizzarsi e trasformarsi in moneta vera.

Ma ora l’economia si è accorta che di sola ”fiducia” non si mangia e quindi ha chiesto in cambio il controvalore reale, necessario per sostenere questa fase congiunturale.

Il problema è che la fiducia non ha alcun “concambio reale”, per cui ora occorre iniettare alla fonte valuta vera, per cercare di pagare il “castello di fiducia” che ora si scopre con orrore, non ha più alcun valore, essendo ora sfiduciata.

Gli USA stanno cercando di iniettare 700 Miliardi a copertura dell’eccessiva fiducia venduta fino ad ora, così come le banche mondiali continuano ad iniettare miliardi ogni giorno sui mercati finanziari.

Ma il vero problema è che ora si scopre che nessuno sappia realmente quanta “fiducia” sia stata usata nello sviluppo di molte economie occidentali.

E questo è il vero dramma, la consapevolezza di scoprire che tutta questa “economia” sia solo un “disegno finanziario”, una illusione a cui tutti hanno creduto ciecamente, abbagliati come erano da tanta circolante fiducia.

Lo stesso Bush, l’uomo più potente della terra, ha capito solo ora quanta sfiducia lo circonda, dopo aver contribuito a vendere al mondo intero vagonate di “fiducia” per un futuro migliore per tutti.

That’s reality!

Franco Bernabè Broadband Vision...

Di seguito quanto affermato da Franco Bernabè Amministratore Delegato di Telecom Italia alla Commissione Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera dei Deputati...
A questo va aggiunto "....si tratta da un lato di assicurare un adeguato ritorno economico sugli ingenti investimenti necessari per lo sviluppo delle NGN e, dall'altro, i preservare un ambiente competitivo, in quanto lo sviluppo delle nuove tecnologie di rete non deve certo comportare limitazioni o, addirittura, la fine della concorrenza, come talora paventato".
"..... sarebbe a questo punto auspicabile e coerente con quanto sin qui messo in campo un ulteriore intervento, da parte del Governo e del Parlamento, che collochi la realizzazione della nuove reti ultrabroadband e lo sviluppo delle nuove generazioni i servizi nell'ambito delle linee strategiche del Piano industria 2015 per lo sviluppo del sistema produttivo italiano del futuro".

"...è necessario definire un 'New deal' che coinvolga tutti i soggetti interessati finalizzato alla definizione di un piano di interventi pubblici e un quadro di regole europee e nazionali che garantiscano, da un lato, adeguati incentivi agli investimenti privati e, dall'altro, la crescita di una competizione sostenbile", ha detto l'a.d. di Telecom Italia."
____________________________________________________
La posizione di Bernabè è condivisibile SOLO se a parlare non fosse l'Amministratore Delegato di Telecom che ovviamente deve gestire gli interessi dei propri azionisti (Privati), tutelare i debiti pregressi (sciagurata privatizzazione e successive M&A sul leverage).
Occorre veramente un NEW DEAL DELLA FIBRA!
(precedenti:

martedì 30 settembre 2008

Video Passeggiata Cinese nello spazio

Chinese Astronaut First Spacewalk 中国航天员翟志刚首次太空行走

sabato 27 settembre 2008

Cina nello spazio: Buona la “prima”!


E come sperato è andato tutto bene.

In diretta nazionale la Cina ha tirato un sospiro di sollievo quando, dopo 15 minuti “nello spazio aperto” Zhai Zhigang, è rientrato indenne nella navicella.

Le incognite non erano poche per questo “gesto” tecnico che ha visto coinvolti gli scienziati cinesi affinché si recuperasse il gap che la Cina aveva con Americani e Russi.

Dalla navicella, alla tuta usata per la passeggiata nello spazio, tutto rigorosamente cinese, ora anche il paese del dragone è in grado di “volare” oltre i confini dello spazio, avendo portato la bandiera cinese a sventolare nello spazio.

Gli indiani saranno i prossimi, in questa nuova corsa verso lo spazio e di conquista di nuove frontiere nell’ignoto, una corsa sia sul piano tecnologico ma sicuramente motivata da ben altre ragioni.

Non è infatti un mistero che, a partire dai programmi spaziali americani, si sta cercando di trovare spazi di sviluppo umano anche su altri pianeti, con l’obbiettivo anche di trovare nuove materie prime da “importare” sulla terra.

La competizione nello spazio ha qualche similitudine con quella che a breve ci sarà per la “conquista dei poli” che si stanno liberando dai ghiacci, a causa dell’effetto serra.

Quindi la corsa contro il tempo che ha portato i cinesi a recuperare in tempi brevissimi sugli altri paesi occidentali che va sottolineato, avevano rifiutato l’adesione della Cina al progetto della stazione spaziale internazionale, ha un duplice significato.

Da una parte, verificare lo stato “dell’attrezzatura” e dall’altro rilanciare la Cina sul piano di “possibili” cooperazioni nella conquista comune di nuove frontiere e territori per l’intera umanità.

Le difficoltà che l’eventuale sfruttamento delle risorse della Luna o di altri pianeti, necessiteranno infatti di accordi e cooperazioni tra tutti i paesi.

Occorre evitare conflitti di Fantascienza memoria o Guerre fredde spaziali, così come la caccia ai “carichi preziosi”, stile pirati spaziali, come quelli che in Somalia in questi giorni hanno fatto intercettare un carico di 30 carri armati russi di “passaggio” nell’oceano.

Altrimenti la frase “scudo spaziale”, potrebbe dover essere presa in termini letterali!

Video CV Resumes di Sarah Palin: Aspirante Vice President USA!

Sarah Palin potrebbe essere la prossima Vice Presidente USA.
Ormai sulla rete i video CV Resumes sono il futuro per cercare una occupazione.
Ecco quello della aspirante "Vice President" della campagna elettorale "più pazza" del mondo"

E a seguire il "programma" ... molto speciale (benedizione contro la stregoneria):

venerdì 26 settembre 2008

Space Cowboy Cinese: ma il mondo occidentale non se ne accorge!

Negli ultimi decenni siamo abituati ad assistere, spesso in diretta, alle partenze e i ritorni delle diversi missioni dello Shuttle. Abbiamo vissuto con angoscia prima l’esplosione del Challenger e poi il disintegrarsi del Columbia. Abbiamo imparato a conoscere i contenuti, le missioni che in questi anni si sono susseguite, figlie delle pionieristiche missioni Apollo e Gemini degli anni ‘60 e ‘70

Se poi sulla navetta è presente un non americano, lo spazio per questi eventi televisivi e giornalistici si allarga.

Bene, in questi giorni i cinesi hanno lanciato tre loro astronauti che sabato, prima nella storia non americana, faranno la prima passeggiata nello spazio e su tutti i giornali italiani nulla.

O meglio si finisce per parlarne solo per cercare di mettere in ridicolo il tutto, prendendo per buono un errore di pubblicazione sul sito web della Agenzia Nuova Cina, quasi fosse la prova di qualcosa di “falso” in tutta questa missione.

Poi ci si lamenta che ad occidente tutti pensano certe cose sulla Cina!.

La Cina non è SOLO quello che molti giornali occidentali passano quotidianamente, ma sembra che ciò faccia comodo ai “soloni” che pensano che tra noi e loro debba esistere un “muro invalicabile” e che basti “far finta di nulla” o prendere le cose con strumentale distacco o peggio con scandalizzato allarmismo, per mantenere la presunta centralità occidentale nei settori d’eccellenza.

La notizia di una missione come questa, tutta al cinese, non può che non fare notizia, viste le migliaia di tecnologie necessarie per consentire anche la semplice passeggiata nello spazio.

Un salto in avanti della tecnologia che dimostra che se, da una parte la Cina ancora lotta con il proprio passato e priorità quotidiane fondamentali da combattere e vincere, dall’altra è fortemente proiettata al futuro, positiva, costruttiva.

Una solo apparente contraddizione, di un paese che convive nella stessa generazione con il proprio passato, presente e futuro.

Molto importante è quindi questa missione, dato che tutti sappiamo quanto siano importanti le ricadute delle tecnologie spaziali e militari sulla quotidianità di tutti noi.

Non c’è infatti tecnologia d’uso quotidiano che non sia stata prima un’innovazione spaziale o militare. Lo è stato in Occidente ed in particolare negli USA e ora lo è anche in Cina che ha così decisamente virato dall’essere solo la “fabbrica del mondo”.

Comunque sia, sabato alle 16.30 (ore 10.30 ora italiana), l’astronauta cinese Zhai Zhigang, in diretta televisiva nazionale, farà la prima passeggiata spaziale di un astronauta di un paese in via di sviluppo.

Qualcosa di più di una semplice passeggiata alla Armstrong “un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l’umanità”, qualcosa che dimostra come il mondo sia ben più largo della miope visione che anche le ultime analisi macroeconomiche sulla crisi finanziaria di questi giorni continuano a fotografare, dove sembrano esistere solo USA, Europa ed Italia.

La Cina oggi, l’India a seguire stanno cambiando, o meglio hanno già cambiato gli equilibri del mondo conosciuto. Non facciamo finta di non accorgerci, come dei vecchi ed annoiati egoisti.

Cerchiamo di dimostrare maggiore “sportività” e convinta partecipazione in un momento importante come questo per l’intera umanità, anche perché una semplice passeggiata spaziale e l’accresciuta competenza tecnologia può aiutare anche ad incrementare il livello di controlli sulla qualità della vita sulla terra a miliardi di persone, noi compresi.

Appuntamento quindi a sabato mattina alle 10.30 ora italiana.

giovedì 25 settembre 2008

CAI - Nuova Alitalia ….Ora si fa sul serio!

Era ora, dopo che la politica ha cercato di “remare” a sé la questione, adesso, toccato con mano il baratro, la bussola d’Italia sulla questione, sembra indirizzata solo verso una direzione: l’accordo.

Sperando che nel futuro non si assista ancora a questi “poco edificanti” balletti d’interesse, le ragioni che ora renderanno possibile l’accordo sono semplificabili in: “merda nera”!.

Finito il giro di valzer degli interessi di parte, che stavano solo sfasciando tutto, ora si è passati alla definizione di un piano strategico vero, concreto, visto che i protagonisti, hanno capito che qualunque vincitore della diatriba, sarebbe stato ricordato come un “distruttore”.

In questi giorni tra i diversi contendenti è volato di tutto e i “troppi galli nel pollaio” se le sono date di santa ragione, non riuscendo a vedere che solo l’avversario (politico), perdendo così di vista la vera questione da risolvere.

La prova del cambio d’umore, sono le “convinte” manifestazioni d’interesse delle compagnie aeree straniere, fino ad ora rimaste alla finestra, che non volevano certo trovarsi “incastrate” nelle beghe del condominio Italia, che hanno assistito, compiaciuti, al processo autodistruttivo in corso.

Speravano e tifavano per il fallimento di Alitalia per “accaparrarsi” pezzi pregiati di loro interesse a prezzi di liquidazione.

Ma adesso il vento sembra essere cambiato.

Ora c’è da star certi che faranno di tutto pur di accaparrarsi un posto sulla Nuova Alitalia, anche perché la Nuova Alitalia può giocare un ruolo determinante nel quadrante meridionale della Europa allargata, cerniera tra Nord e Sud, area fondamentale anche per gli altri paesi dell’Unione.

La sensazione è però che Lufthansa sia quella più “allineata” agli interessi italiani e propensa ad avere un Hub forte in Malpensa, creando le premesse di un accordo a due che può spiazzare tutti gli altri operatori, visto il ruolo crescente dell’Est della Europa allargata.

Un asse Germania – Italia sarebbe poi sicuramente un ottimo viatico per sostenere anche uno sviluppo economico futuro per entrambi i paesi, i veri “piloni” dell’Europa attuale e futura: “industria e creatività”.

Ora si tratta solo di aspettare la “fumata bianca”, quella che confermerà che la quadratura del cerchio è stata fatta.

Per il momento: Forza ALITALIA!

mercoledì 24 settembre 2008

Ristoranti Cinesi: non esageriamo!

A seguito dello scalpore che il caso del latte alla melamina, giustamente si sono attivati rigidi controlli anche in Italia per scongiurare qualsiasi problema connesso.

Ma attenzione a fare “di tutta un’erba un fascio” attivando, per l’ennesima volta, uno strumentale approccio anti cinese.

Appaiono infatti del tutto fuori luogo, annunci quali quello sul Corriere della Sera, che riprendendo una intervista al presidente di Slow Food, titola “Non andare a mangiare nei ristoranti cinesi!”.

Dato che tutti i ristoranti sul territorio italiano, anche quelli cinesi, sottostanno ai controlli dei NAS, se esistono dubbi è giusto vigilare e controllare, ma poi cerchiamo di non strumentalizzare le situazioni, dando inutili giudizi “sommari”.

La ragione è semplice: il solo prezzo, elemento che il presidente di Slow Food indica come decisivo in termini negativi, non può essere invece in nessun caso termine di giudizio, in quanto ho avuto modo di mangiare in maniera eccelsa in ristoranti a “basso costo” cinesi, stile le nostre trattorie di una volta.

Dare il senso che il prezzo sia sinonimo sempre e solo di qualità è quanto di più fuori luogo, visto che in questi giorni si parla di “prezzi gonfiati”, tradotto “ingiustificati”, di quasi tutti i cibi che arrivano sulle nostre tavole.

Non solo: la cucina cinese tradizionale, quella vera della gente comune, è fatta di piatti molto semplici e non come credono tanti “turisti”, da stravaganti (e costose) leccornie che come per il tartufo da noi, sono solo per una minoranza o in occasioni particolari.

Il basso costo che quindi si può riscontrare nei molti ristoranti cinesi in Italia, non è sinonimo assolutamente di scarsa qualità ma dato che questi ristoranti sono “dimensionati” per gli altri cinesi presenti in Italia, rispecchiano il livello di prezzo che gli stessi hanno in madre patria.

State pur certi che i ristoranti cinesi, con prezzi per così dire “occidentali”, non saranno frequentati dai cinesi stessi, nemmeno quando di passaggio come turisti in Italia, essendo ritenuti decisamente fuori target e solo “attrazioni turistiche” per gli italiani, alla ricerca di qualcosa di esotico e fuori dalla routine della dieta mediterranea.

E’ come per noi che una volta arrivati a Shanghai confrontando il prezzo di una pizza o un piatto di pasta finiamo per ritenerla “esagerata”, visto che arriva a costare 10 volte di più della materia prima stessa, oltretutto importata!!

Va poi sottolineato come i ristoranti cinesi siano duramente in competizione con la nostra economia della ristorazione, dato che sempre più italiani in difficoltà ad arrivare a fine mese, vanno proprio nei ristoranti cinesi, esattamente come una volta, si andava nelle trattorie di una volta, a costi popolari.

Quindi ho potuto constatare come questi ristoranti siano diventati un luogo dove molte famiglie Italiane possono ancora mangiare fuori casa, dopo che i ristoranti Italiani sono diventati “off limits” per i costi esorbitanti di quasi tutti i piatti, pizza compresa.

Non dimentichiamoci poi come di recente, a ruoli capovolti, il mondo intero dichiarò la nostra mozzarella prodotta a Napoli, “pericolosissima” per la salute.

In quei giorni che provenisse da una zona realmente inquinata o meno poco importava. La mozzarella Italiana era considerata pericolosa.

I media cinesi hanno quindi iniziato una campagna di comunicazione e rassicurazione, nella quale hanno precisato come la Cina non importasse tale prodotto, sottolineando come la mozzarella sulle pizze delle principali catene di pizzerie americane in Cina arrivasse dalla Nuova Zelanda!

Fatto un bel sospiro di sollievo, ora il cinese medio si guarda bene di comprare mozzarella italiana, visto che il nome stesso, “mozzarella” è diventato sinonimo di “pericoloso”!

Quindi ben venga vigilare e reprimere i comportamenti potenzialmente lesivi alla salute pubblica e fare controlli approfonditi in tutti i ristoranti, ma cerchiamo di non incutere stupide o peggio strumentali idee che poi rischiano di trasformarsi in barriere culturali o peggio pregiudizi e boomerang difficili poi da superare.

martedì 23 settembre 2008

Crac Lehman Brothers: 40.000 investitori a rischio

Leggo oggi sul Corriere che anche in Italia esiste il concreto rischio per 40.000 investitori:

«...A preoccupare non è solo l'esposizione diretta di banche e assicurazioni italiane che hanno acquistato azioni e obbligazioni del colosso americano - spiega l'associazione dei consumatori -, ma è soprattutto il numero dei clienti che hanno nei portafogli bond, prodotti strutturati e polizze index linked legati alla banca americana. Quarantamila cittadini che rischiano di veder bruciati oltre 1 miliardo di euro investiti...».

Ben diverso scenario dalle precedenti valutazioni di molti banchieri sul "basso (quasi nullo) impatto di questo Crac anche in Italia"....

E l'onda lunga ancora non è finita .... "fidarsi è bene, non fidarsi è meglio!"
Ma non solo:
"LEHMAN: DAGLI UFFICI EUROPEI SPARITI 8 MILIARDI PRIMA DEL CRAC…
Hugo Dixon per “La Stampa”
Che cosa è successo agli 8 miliardi di dollari di Lehman Europe? I banchieri europei del broker sono indignati per il trasferimento di 8 miliardi alla casa madre effettuato pochi giorni prima del crac.
Sono inoltre seccati dal fatto che i grandi capi di New York, tutt'altro che estranei alla gestione della banca prima del fallimento, stiano ricevendo generosi bonus come incentivo per passare a Barclays.
L'impatto di questo trasferimento di liquidità è stato pesante per la società europea, che lunedì scorso non ha potuto aprire i battenti perché completamente a secco di denaro liquido. Le sue prospettive di sopravvivenza non sarebbero cambiate di molto, ma alcuni clienti potrebbero subire una perdita finanziaria.
In più, i dipendenti rischiano di non ricevere un trattamento pensionistico decente se l'interessamento di Nomura non dovesse concretizzarsi.
Le domande chiave sono due: chi ha operato il trasferimento, e perché?
Una prima linea di indagine cercherà presumibilmente di appurare se la casa madre abbia saccheggiato la consociata europea perché stava esaurendo completamente i fondi. Secondo fonti ben informate, una grande banca americana avrebbe congelato un deposito di Lehman per 13 miliardi di dollari in titoli e contanti a metà settimana, poco prima del crac. Le stesse fonti sostengono che giovedì sera, alla vigilia del fallimento, la stessa grande banca avrebbe richiesto altri 5 miliardi di dollari entro il giorno successivo, presumibilmente come una sorta di margin call, e che li avrebbe puntualmente ricevuti.
I banchieri europei sono inoltre infuriati per i bonus che i vertici più anziani del quartier generale Usa stanno ricevendo come incentivo per entrare in Barclays.
È naturale che Barclays desideri mantenere alcuni membri chiave del management, ma è difficile accettare che le stesse persone che fino al giorno del crac sono state responsabili della gestione dell'istituto debbano ora godere di ulteriori benefici. se le notizie fossero vere, si aprirebbe un nuovo capitolo nero in questa crisi."
Alla faccia dell'etica negli affari!!!