mercoledì 12 dicembre 2012

Google chiude Shopping Search in Cina!


Google ammaina un'altra bandiera sul territorio cinese: Shopping Search. La notizia è stata data sul blog di Google dallo stesso VP prodotto Sameer Samat (qui la traduzione)

Dopo lo shutdown del progetto Music Search, "affondato" dalla concorrenza dell'analogo servizio di Baidu (e gli accordi con le majors internazionali firmati con il concorrente cinese), ora è Alibaba la "causa" di quest'ultimo ritiro strategico.

Con il suo eTao ha messo nell'angolo il servizio di Google, che invece di rilanciare ha preferito ritirarsi in buon ordine.

Un destino strano quello di Google in Cina, che da un lato su Internet sta venendo letteralmente "buttato a mare" dalla concorrenza cinese ( Baidu, Alibaba) ma nel contempo vede l'inarrestabile crescita del suo predominio sugli smartphones, dove Android rappresenta oltre il 90% della quota di mercato cinese.

Attenzione ad attribuire questo ennesimo insuccesso a questioni legate o meno ai problemi con il governo cinese dei mesi scorsi. Come del resto sta accadendo anche a Yahoo che in Cina ha un rapporto tanto stretto da essere socio di Alibaba, nonostante la posizione di indubbio vantaggio di cui disponeva, anch'essa in Cina sta passando da un insuccesso all'altro.

Le ragioni sono quindi tutte da ricercare nella capacità cinese di creare in patria giganti di prima grandezza, con poi sono in grado di competere con i colossi americani, ad armi pari se non superiori.

Qualcosa di simile a quanto che per esempio accade in Russia e Brasile alla stessa Facebook che lì non riesce a replicare i successi, cosa che conferma come l'ecosistema di Internet sia in continuo movimento e non è detto che i campioni di oggi lo saranno anche nel prossimo futuro.

lunedì 10 dicembre 2012

Apple (senza licenza) in Cina usa le mappe di AutoNavi


Matrimonio d'interesse tra Apple e la società cinese AutoNavi per consentire ad Apple di poter fornire un adeguato servizio di mappe anche in Cina, visto che allo stato attuale non dispone di alcuna licenza governativa per utilizzare il proprio sistema di mappe sui propri smartphones.

Una strana intesa, considerando le strategie che hanno caratterizzato da sempre Apple e il fatto che AutoNavi può essere considerata a tutti gli effetti un concorrente della stessa Apple sul segmento della geolocalizzazione assistita.

Tra l'altro AutoNavi lavora attivamente anche con Samsung, "avversaria commerciale" della stessa Apple, oltre ad aver sviluppato i propri servizi per IOS, Android, Linux e Windows.

Le ragioni di tale anomalia sono da ricercarsi in un numero: 300 Milioni. Sono gli smartphones previsti in Cina nei prossimi anni. Un mercato che sta correndo alla velocità della luce ma che rischia di "sfuggire" ad Apple, considerando che già oggi oltre il 90% degli apparati in uso utilizza Android (Google).

Per cui per non correre anche il rischio di dover far utilizzare ai propri utenti le mappe di Google e dopo le ormai leggendarie problematiche che hanno reso tristemente noto il proprio sistema di mappe, ecco a sorpresa l'accordo con AutoNavi.

Un accordo "riparatore" o una pezza per cercare di correre ai ripari, visto che a parte le suddette licenze cinesi, Apple sta confermando di avere seri problemi nello sviluppo di una propria tecnologia di mappe ed di una credibile offerta in uno dei core del Mobile Internet presente e futuro.

martedì 4 settembre 2012

Groupon apre a Singapore il primo "Concept Store" off-line


Prove di "diversificazione" da parte di Groupon che a Singapore tenta la via del "concept store", una nuova formula con la quale intende verificare un diverso approccio e dove il cliente Groupon possa "provare il prodotto".

Inaugurato in pompa magna nei giorni scorsi e il primo a livello mondiale, sembra essere una risposta alle crescenti perplessità sul modello di business originale e alle problematiche connesse nel rapporto utente-groupon. Una situazione "esplosiva", dove si sta evidenziando un crescente malessere e disaffezione, anche a causa di una gestione non sempre del tutto "trasparente" ed adeguata da parte di Groupon sui diversi mercati.

Troppe volte gli utenti si sono infatti lamentati di non ricevere risposte adeguate ai loro quesiti, problematiche e necessità.

Bene a Singapore, in quello che a tutti gli effetti è un Service center di Groupon, si assiste ad un cambio epocale, dove l'utente viene invece supportato direttamente dagli addetti di Groupon addirittura nella selezione delle migliori opportunità, nel ritiro e riscatto dei prodotti e in qualsiasi problematica connessa.

Una esperienza quella di Singapore, che se si rivelasse positiva, verrebbe poi estesa anche su altri mercati e che potrebbe aiutare Groupon nel suo sviluppo futuro anche se ovviamente, introdurrebbe nuovi dubbi sulla sua sostenibilità, alla luce dei recenti pesanti tagli di personale effettuati su alcuni mercati, sotto la crescente pressione della concorrenza locale.

Ai cinesi piacciono le Free Apps


Il mondo delle Apps iOS appare è in continua crescita, ma analizzando la tendenza sul mercato cinese, le prospettiva di redditività sembrano essere molto diverse da quelle auspicate da molti analisti. Le free apps rappresentano infatti un must in continua crescita.

Ad aiutare questa tendenza, è il crescente successo del jailbreaking che divenuto legale negli USA nel 2010, in Cina rappresenta un strumento formidabile che sta contribuendo alla creazione di un corposo mercato di free apps.

Evidenti gli effetti: in Cina il download di una iOS app genera solo 3 centesimi di dollaro, un decimo di quanto accade negli USA (0,28 USD). La sensazione è che questa guerra tra Apple e gli hackers sulla libertà di download, a partire da quanto sta accadendo in Cina ed Asia, sicuramente contribuirà ad una profonda riflessione in merito agli investimenti sui progetti futuri in App iOS, così come a rendere meno cool le aziende apps-centriche.

lunedì 3 settembre 2012

Apple paga 60 Mln di dollari per marchio iPad in Cina ma ora cosa farà per il marchio iTV?


Apple ha accettato di pagare 60 milioni di dollari alla società cinese Proview, per porre fine alla disputa sul marchio iPad sul mercato cinese iniziata due anni fa.

Con questo accordo che rappresenta solo il 0,45 per cento delle entrate di Apple in Cina per l'anno fiscale 2011, ora per Apple potrà tornare il sereno sulla distribuzione in uno dei mercati più competitivi.

Come tutte le dispute, se da un lato Apple può ora gioire, il suo contendente Proview sembra invece che dovrà portare i libri in tribunale, visti gli oltre 400 Mln. di debiti esistenti che si auspicava di coprire proprio attraverso la richiesta di danni fatta ad Apple che oscillava guarda caso tra 400 Mln e i 3 miliardi di dollari.

Un caso da manuale che dimostra come il mercato cinese necessiti di particolare attenzione da parte delle aziende, anche e soprattutto per quanto riguarda la registrazione del proprio marchio e così evitare costose e problematiche azioni a tutela.

Ma tornando ad Apple, ora sembra profilarsi all'orizzonte una seconda "grana" forse peggiore : infatti il marchio iTV è di proprietà della ben più tonica Haier, gigante cinese degli elettrodomestici.

Cosa succederà se alla fine Apple dovesse decidere di utilizzare questo marchio per commercializzare sui mercati internazionali il suo nuovo gioiello per la televisione del futuro? Questo potrebbe essere già definito uno scontro tra titani, anche considerando la crescente presenza internazionale su cui sta lavorando la Haier e che potrebbe portare la disfida addirittura negli USA.

domenica 29 luglio 2012

Olimpiadi: Ye Ye Ye .. 16 anni d'oro con record del mondo nei 400 misti


Nel vederla entrare durante la presentazione delle finaliste della finale dei 400 misti appariva la più impacciata, timida, piccola se comparata alle statuarie avversarie presenti che infatti al pronti e via, l'hanno subito distanziata nella faticosa frazione a farfalla.

Ma Ye Shiwen non si è persa d'animo e di stile in stile ha continuato a non mollare il gruppo, anche quando tutto sembrava andare per il verso giusto per l'americana Elizabeth Beisel che dall'inizio stava davanti a tutte. 

Poi ecco arrivare la frazione a stile libero, quella che i commentatori cinesi hanno sottolineato essere il suo stile migliore.

Alla faccia dello stile migliore: Ye ha come messo il turbo, facendo apparire impacciate e piccole le sue avversarie. 

Prima ha raggiunto la Beisel, poi con incredibile scioltezza l'ha superata come se niente fosse, finendo per annichilire il cronometro, visto che alla fine non solo ha vinto la medaglia d'oro ma anche stracciato il precedente record mondiale. Tutto questo a soli 16 anni!

Successo incredibile a cui fa seguito la medaglia di bronzo della Li Xuanxu, che ora potrà raccontare con orgoglio di esserci stata, il giorno che la piccola e timida Ye si trasformò in un vittorioso e bellissimo cigno.

Olimpiadi: Sun Yang primo "nuotatore d'oro" nella storia cinese


Alla fine i record, anche quelli negativi, sono fatti per essere battuti e chi riesce a farlo diventa un eroe: Sun Yang è l'eroe, la piscina di Londra 2012 il luogo dove ciò è accaduto.

Per la prima volta nella storia delle Olimpiadi, un cinese ha infatti vinto una medaglia d'oro nel nuoto.

Vincendo i 400 metri stile libero, Sun Yan è già entrato nella leggenda, quella fatta dai primi di sempre e di chi ha aperto la strada a chi poi è seguito.

Per quanto non sia uno sconosciuto, essendo il recordmen dei 1500 metri stile libero, Sun è riuscito in quello che a Beijing 2008 tutti speravano ma nessuno è stato capace di realizzare: vincere una medaglia d'oro nuotando.

Vittoria ancora più pesante, vicinissma al record mondiale ma soprattutto davanti al favorito avversario, il Sud Coreano Park, in una avvincente sfida all'ultima bracciata tutta Asiatica.

Una impresa che sicuramente contribuirà non poco ad un prevedibile incremento dei nuotatori cinesi che cercheranno di emulare Sun e contribuire così nella scalata alla vetta olimpica da parte della Cina anche nella vasca lunga, dopo il dominio oramai consolidato ed incontrastato in quello dei tuffi.

domenica 8 luglio 2012

Quanto quadagnano i cinesi? Tabella anno 2011

Volete sapere quali sono i salari medi cinesi (pre-tax) suddivisi per aree geografiche?

Bene di seguito la tabella ufficiale per l'anno 2011.


Le relazioni pericolose tra Cina - Giappone...Oggi


Nulla è causale da queste parti, nemmeno che all'ordine del giorno di questi tempi, ci siano questioni territoriali relative ad isole sperdute nell'oceano, come accaduto in questi giorni tra Cina e Giappone.

Non è casuale che accada tutto ciò proprio in queste ore, ore che in Cina rappresentano molto.

Il 7 luglio 1937 in Cina è infatti un giorno di quelli che non si scordano. E' il giorno del famoso "incidente" sul Lugouqiao Bridge a Beijing (chiamato Matteo Polo Bridge), la scusa che diede inizio all'occupazione giapponese della Cina.

Per i cinesi, l'inizio della resistenza contro l'occupazione giapponese della Cina


Le celebrazioni che ci sono state oggi, hanno contribuito ancora una volta a ricordare anche alle nuove generazioni un passato che nelle menti cinesi è comunque ben lontano dall'essere sopito o dimenticato.

Alla luce di questo, appare quindi del tutto inverosimile che proprio in queste ore, due semplici cittadini giapponesi siano ammarati (casualmente) a Diaoyu, un'isola sperduta nell'oceano rivendicata dalla Cina, non pensando come tale gesto potesse essere interpretato come una provocazione.

Un botta e risposta tra due popoli che per quanto in un periodo di convinta pace reciproca, continuano a perseverare in un rapporto fondamentalmente conflittuale, il retaggio dei secoli passati, dove le loro relazioni hanno vissuto sempre sul filo del rasoio di un possibile confronto armato.

Ai giapponesi ancora oggi non sono stati comunque perdonati dai cinesi i modi brutali con cui hanno prima conquistato e poi cercato di annientare il popolo cinese durante la seconda guerra mondiale, in una occupazione poco conosciuta ad occidente, ma che portò ad una carneficina a livelli incredibili. 

Per comprendere la profondità del dramma di qui giorni, i cinesi ci hanno messo ben 70 anni ad elaborare e poter rivivere per esempio quanto accaduto a Nanjing, dove i giapponesi sterminarono la popolazione, in una sorta di fucilazione di massa che non ha uguali.
 
Per cui quanto accaduto in queste ore non deve ingannare, non siamo di fronte a questioni lontane, frutto di nostalgie di una generazione passata che non scorda o di nazionalismo retrogrado.

Quanto sta accadendo è qualcosa di attuale, dove però la situazione appare profondamente mutata e dove la Cina non è più disposta ad accettare le provocazioni senza mettere sul piatto "il conto" di una storia che ancora fa male.

Non è casuale che tutto ciò stia accadendo nei mesi dove il governo giapponese vorrebbe rivedere la propria costituzione sul punto che gli consente di avere un esercito SOLO per motivi difensivi, questione che viene seguita in Cina con grande apprensione.

Non è casuale che anche la Sud Corea abbia manifestato formalmente in queste ore le sue perplessità alle ambizioni giapponesi, giustificandole con le seguenti testuali parole: "per ragioni storiche".

E' tutto tranne che privo di senso, il fatto che il primo ministro russo Dmitri Medvedev sia andato per la seconda volta su delle sperdute isole che il Giappone rivendica come proprie.

La storia passata in quest'area del mondo sembra essere ancora carbone ardente mai spento dal tempo, dove ancora viva è la sostanziale sfiducia nel vicino, ancora oggi sopportato, mai amato se non addirittura ancora una questione rimandata e da chiarire, come nel caso proprio di Nanjing, dove ancora oggi i Cinesi stanno aspettando le scuse formali da parte del governo Giapponese.

Che poi le nuove tensioni, nascondano ambizioni territoriali questa volta legate a sperdute isole nell'oceano che sembrano essere ricche di petrolio, queste non devono ingannare: potrebbero rivelarsi il nuovo pretesto per così poter regolare i conti lasciati aperti dalla storia.

Updates 8 luglio: Il Giappone, tanto per "girare il coltello nella piaga", ha appena annunciato che intende acquistare da un privato l'isola di Diaoyu. La Cina ovviamente, replica che non si può acquistare territorio cinese!! La telenovela continua ...

lunedì 18 giugno 2012

Baidu condivide i ricavi mobile con Apple


Baidu ha dichiarato oggi che condividerà i ricavi delle vendite pubblicitarie con Apple dopo l'accordo tra le due aziende che prevede di precaricare il motore di ricerca cinese sugli iPhone in vendita in Cina.

Per Baidu questo non è il primo accordo di revenue-sharing con i produttori di cellulari, come quello esistente con Google e i telefonini con il sistema operativo Android ma la conferma del crescente interesse del motore di ricerca cinese per il mercato mobile.

Per contribuire ad incrementare il traffico di utenti sugli smartphone è stato anche annunciato da Baidu che offrirà un servizio di musica in streaming gratuito.

Uno sforzo importante da parte della società cinese per cercare di cambiare il trend attuale, visto che per quanto Baidu detenga al momento una quota di circa l'80% del mercato cinese del search-engine, sugli smartphone i ricavi generati da Baidu rappresentino poco meno del 10% del totale.

Per quanto riguarda invece Apple, nella sua continua politica di consolidamento sul mercato cinese, è stato annunciato che prevede di aggiungere il supporto in lingua cinese per la sua tecnologia vocale Siri.

giovedì 14 giugno 2012

Micropost alla politica Italiana (e poteri forti)

Ma spostare al 2018 qualcosa che si può fare subito è senso di responsabilà o di .... vigliaccheria? (legge anticorruzione)

Accordo fatto tra Zynga - Sina in Cina per Draw Somethings in Cinese


Accordo fatto tra Zynga e Sina per la versione cinese del gioco Draw Somethings, in sinergia con Sina Weibo e i suoi 300 milioni di utenti.

Il Social Mobile game acquistato da Zynga per 180 Mln di Dollari e che a livello mondiale ha avuto oltre 50 milioni di download nei primi 50 giorni, è così riuscito ad entrare sul mercato cinese, nonostante un grosso svantaggio iniziale: la partnership con Facebook che non permetteva l'accesso degli utenti cinesi che infatti si stavano assottigliando giorno dopo giorno.

Ed è così che con una nuova interfaccia in Cinese e una localizzazione per così dire "furba", utilizzando parole inglesi di rilevanza per la cultura cinese (come Zhang Fei, il famoso generale della antica cina), ora Draw Somethings è pronto per essere utilizzato anche dagli utenti con account su Weibo, che così potranno provare a disegnare quello che vorranno con un click sul proprio mobile.

E Zynga ringrazia.

lunedì 11 giugno 2012

I tempi cambiano: Samsung (e i brand internazionali) si ritirano dal mercato cinese dei condizionatori d'aria.


Una notizia di quelle che rendono l'idea del cambiamento in atto: Samsung chiude la fabbrica cinese di condizionatori d'aria ed esce dal mercato cinese.

Secondo alcune voci interne all'azienda, i tagli di inizio anno del personale alla fabbrica di Suzhou sono stati l'antipasto al definitivo stop di tutta la linea di produzione.

Una vera sorpresa, visto che Samsung, arrivata in Cina nel 2000, aveva goduto di un grande successo, tanto da essere stata elogiata dai consumatori cinesi sia per l'affidabilità che per il design. Perchè allora Samsung ha preso questa dolorosa decisione? Una risposta secca: troppo piccola la quota di mercato attuale per garantire qualunque tipo di redditività futura.

 Infatti, al successo che fino al 2005 sembrava inarrestabile, è seguita una costante perdita della quota di mercato che ora veleggia sotto il 2%. Questo a causa della crescente pressione esercitata dai produttori cinesi, che da un lato hanno imparato a fare prodotti ad un livello tecnologico simile a quello di Samsung e dall'altro hanno sfornato una quantità impressionante di prodotti, con capacità produttive per Samsung inarrivabili.

 Un colpo mortale per l'azienda sud coreana e le sue ambizioni in Cina che invece di rilanciare ha così preferito ritirarsi, forse anche dopo aver analizzato la precedente decisione della LG nei mesi precedenti di ritirarsi dal mercato dei condizionatori d'aria in Cina.

Una situazione di mercato che sembra però accomunare tra loro Sud Coreani e Giapponesi, visto che marchi come Daikin, Toshiba ed Hitachi possono disporre di una quota di mercato sotto il punto percentuale, in una incredibile "caporetto" dei top brand asiatici in Cina.

Segno dei tempi e di quando per i cinesi l'acquisto del prodotto straniero era un atto di selezione qualitativa. Una situazione cambiata radicalmente negli ultimi anni, tanto che ora i cinesi sono in grado di produrre prodotti in grado di competere a livello internazionale, situazione che dal 2010 ha portato al ritiro di molti marchi internazionali, ora oltretutto molto preoccupati per le dinamiche future sui propri mercati nazionali.

venerdì 8 giugno 2012

L'E-commerce vola in Cina e trascina la crescita del paese

Segnatevi queste cifre:
- 933 Miliardi di dollari.
- 2,9 Milioni di nuovi posti di lavoro creati nel 2011.

Sono i numeri complessivi dell'e-Commerce Cinese attuale!.

Con un incremento del 29,2% nell'ultimo anno, rappresenta l'arma segreta (nemmeno tanto) per incrementare lo sviluppo del commercio interno, la sfida con la quale il paese intende uscire dal modello di paese terzista del mondo ed export oriented.

A colpire sono però anche gli spazi di crescita disponibili, visto che "solo" 100 miliardi di dollari sono rappresentati dalla quota del retail online, il 4,2% delle vendite complessive al dettaglio in Cina, una quota che si stima possa diventare il 7% entro il 2015.

I segreti di questo successo sono molti, ma ci sentiamo di segnalarne un paio: formazione e vigilanza. Formazione, per dare supporto a quello che è di fatto una lotta al Digital Divide nel paese.

Non è un caso che l'e-Commerce sia diventato l'unica fonte di sostentamento per intere comunità in molte aree sperdute del paese, passate al verbo dell'e-Commerce digitale direttamente dall'agricoltura in pochi mesi.

Vigilanza, quale strumento per dare serenità agli utenti sulla validità e sicurezza del sistema nel suo complesso, fatto che sprona il consumatore ad usare i pagamenti digitali senza troppe remore.

Il tutto sotto la supervisione del governo che come detto da Qiu Hong del ministero del commercio cinese, "intende favorirne una crescita sana" Ma è analizzando a fondo i dati che emergono altre interessanti tendenze: per esempio in Shanghai, le vendite online cresciute del 69% e arrivate a quasi 9 miliardi di dollari, hanno finito per superare del 20% le vendite dei negozi tradizionali della città.

Un dato che segnala come in Cina la svolta digitale sia da tempo avvenuta, ma rappresenta anche il livello raggiunto nella "guerra" in corso tra negozi on - line e off line. Una situazione che sta generando alleanze trasversali tra gli operatori per creare concrete sinergie e nuovi servizi.

Emblematico è il caso di Wal-Mart che ha acquistato di recente la quota di controllo del sito di e-commerce cinese Yihaodian, un'azione che la dice lunga su quali potrebbero essere gli sviluppi futuri e le dinamiche del settore. Ora non resta che vedere come l'e-Commerce cinese riesca a vincere la prossima sfida: la internazionalizzazione digitale.
Ma questo è tutta un'altra storia!

giovedì 7 giugno 2012

Mentre l'Italia aumenta l'Iva, la Cina ha deciso di tagliarla per continuare a crescere!


Alla luce degli interventi in materia fiscale previsti in Italia e il prossimo aumento dell'Iva, prima che sia troppo tardi, forse sarebbe opportuno per i nostri governanti considerare con maggiore attenzione il messaggio in controtendenza che arriva in questi giorni dalla Cina.

Infatti, mentre l'Italia era concentrata su come fare cassa attraverso una sempre maggiore pressione fiscale, i cinesi erano impegnati a testare esattamente il contrario, attraverso un esperimento partito da Shanghai basato sulla riduzione dell'Iva ad un gruppo di imprese pilota. I risultati sembrano essere stati più che lusinghieri, tanto che ora si pensa ad una estensione dell'approccio a livello nazionale.

L'esperienza di Shanghai, che ha visto coinvolte da marzo oltre 129.000 aziende dei trasporti, costruzioni, ricerca e sviluppo, ICT, prodotti culturali, servizi finanziari e consulenza, si basava su un principio di "tassazione differenziata". Si passava così dal 17% per l'affitto di immobilizzazioni materiali, all'11% per i trasporti e le costruzioni, per finire al 6% per quelli che erano stati definiti "servizi moderni".

"Il progetto pilota ha funzionato senza problemi ed evidenti sono i primi effetti connessi alla sua applicazione," hanno dichiarato le autorità cinesi dopo l'ultima sessione di verifica di questi giorni a Shanghai. "In media, il programma ha ridotto il carico fiscale per le industrie che vi hanno partecipato e contribuito a stimolare uno dei nostri settori più critici: quello dei servizi."

La nuova Iva sperimentata a Shanghai, a differenza della tassazione tradizionale, presenta il grande vantaggio che tiene conto del fatturato delle aziende a prescindere dai costi operativi sostenuti per le loro attività. Questo nuovo metodo consente quindi alle aziende di rivendicare il "credito d'imposta a monte", come ad esempio le spese per macchinari, carburante ed altri beni e servizi soggetti ad IVA.

Dalle analisi fatte in questi giorni, il progetto pilota ha contribuito a rafforzare la competitività delle aziende coinvolte e al rafforzamento del terziario avanzato, per anni schiacciato dalle basi stesse dell'economia cinese, dedicata all'industria ed all'esportazione.

Va sottolineato come questa di Shanghai rappresenti solo una delle azioni in cantiere di un più esteso piano di riduzione del carico fiscale sui cittadini e le imprese che verrà introdotto nei prossimi mesi.

L'obiettivo è quello di aiutare la crescita del mercato interno, favorire i consumi e contribuire al volano economico che possa portare la Cina ad una sempre maggiore indipendenza dall'export.

Un messaggio chiaro, corredato da risultati sul campo che forse potrebbe indicare una rotta ben diversa da quella che invece sembra essere stata scelta dal Governo italiano, un approccio che rischia solo di "strozzare" il sistema imprenditoriale italiano, contribuendo non poco ad una complessiva perdita di competitività del sistema Paese nel suo assieme.

Il dubbio a questo punto appare legittimo: non è che l'Italia stia imboccando la strada sbagliata?

mercoledì 6 giugno 2012

CINA MOBILE: i cinesi preferiscono lo smartphone alla propria tv.


Da un recente sondaggio realizzato da Google, emerge come di fronte ad una scelta "secca" smartphone - tv, più della metà degli intervistati cinesi preferisce rinunciare alla TV che al proprio dispositivo mobile.

Infatti il 54 per cento dei consumatori intervistati, preferisce l'utilizzo dei dispositivi mobili rispetto a guardare la TV, un dato interessante per quanto riguarda il potenzialie di sviluppo del mercato.

"Certamente la rivoluzione mobile della Cina non sta arrivando - è già qui," Così si è espresso dopo aver letto i dati Jason Spero, responsabile mondiale Mobile Solutions di Google.

E i numeri sembrano confermare questa impressione: un terzo dei consumatori cinesi nelle aree urbane sono infatti già possessori di smartphone utilizzati normalmente per fare ricerche, navigare in Internet, fare social networking, inviare e-mail e guardare video online.

 Un dato impressionante che con il suo 33% di penetrazione di mercato pone la Cina davanti alla Germania (29%), ma ancora dietro agli Stati Uniti (44%).

Comunque il mercato cinese, secondo le analisi, deve ancora esprimere il suo meglio, considerando il crescente utilizzo degli smartphone sia nell'area e-Commerce che e-Wallet, dove i numeri già in gioco sono da capogiro (oltre 23 miliardi di dollari di transazioni).

venerdì 1 giugno 2012

Pechino ringrazia Marco, l'eroe italiano. Ha salvato decine di cinesi dalle fiamme

(Pubblicato su Affari Italiani - 1 giugno 2012)  

Marco Scaioni, professore Italiano di Geo-Informatica alla Tongji University, sicuramente non si aspettava di diventare a suo modo un eroe e l'oggetto delle discussioni sui media cinesi a causa di un gesto da lui stesso definito: "naturale". Tutto ha inizio da un evento che avrebbe potuto diventare tragico: l'esplosione di un autobus di linea all'ingresso della Tongji University. Marco Scaioni di 43 anni che sulla sua bicicletta stava entrando nel campus universitario, sentito il botto non ci ha pensato un istante e si è precipitato sul luogo. Fortunatamente i passeggeri erano già riusciti a saltare fuori dall'autobus in fiamme. Marco ha però fatto qualcosa che ha colpito i cinesi presenti: non sapendo parlare in cinese, ha cercato con il proprio "body language" di spiegare il rischio potenziale alle persone che cercavano di avvicinarsi pericolosamente al mezzo in fiamme. Marco Scaioni, fino all'arrivo della polizia, è stato l'unico volontario presente sul luogo.  

Un gesto che gli è valso la gratitudine e gli applausi dei presenti ma che ha anche alimentato le discussioni sui media cinesi che oltre a definire Marco il "buon samaritano italiano" hanno finito per porre anche una inaspettata domanda: perché di recente i protagonisti di gesti simili sono sempre expat stranieri e non cinesi? Un vibrante confronto on-line e sui media cinesi che ha finito, forse esagerando, nel compare tra loro le filosofie e culture occidentali e cinesi, da cui è comunque emersa la diffusa preoccupazione che quanto accauduto alla Tongji University sia il segno dei tempi che cambiano, sempre più caratterizzati da una crescente diffusa filosofia della "self-protection". Un crescente egoismo personale connesso a quello che viene definita "cultura dello spettatore", un modo passivo di reagire agli eventi senza volerne essere in qualche modo coinvolti o cercare di intervenire, un approccio che il gesto di Marco ha il merito di aver portato alla riflessione nazionale.  

Sicuramente Marco continuerà la sua vita di sempre e continuerà ad arrivare come se nulla fosse con la sua bicicletta alla Tongji University . Ma dall'altro giorno c'è da star certi che sarà seguito dagli occhi carichi di ammirazione dei propri studenti e di quel tipico passaparola cinese di chi lo ha visto quale esempio da imitare per avere una società civile migliore e che finirà per raccontare, magari ingigantendole, le gesta del buon samaritano italiano!

E' marcio il mercato delle APPs Cinese?


Cosa sta succedendo ad oriente nel "fiorente" mercato delle APPs? 

Apparentemente le cose non stanno andando come gli stessi operatori cinesi si auspicavano ai suoi inizi. 
Il mercato cinese delle APPs appare infatti pesantemente condizionato da un approccio orientato alla copia, che non gli consente di crescere sul modello occidentale e di favorire la crescita di "campioni nazionali" in grado di attrarre investitori locali o internazionali. "Ci scapperà il morto", così si è espresso Haopei Jiang fondatore di iApp4Me. 

Il problema principale sembra essere la vocazione al plagio e alla violazione dei diritti a partire dalle interfacce. "Ogni minuto" un plagio!. Crittografare è inutile!".

Un grido di impotenza di fronte alla spietatezza dei copiatori che finiscono per procurare al mercato un doppio danno: l'appropriazione dello stile insito nelle applicazioni ma anche degli studi (costosi) relativi alle interfacce che ogni applicazione contiene. 

Un approccio che sembra però ritorcersi contro, visto che se da un lato nel breve da l'impressione alle aziende di aver ottenuto risultati concreti in grado di aiutarle a crescere, dall'altro sembra essere proprio la motivazione per cui non riescono a perseguire alcun serio consolidamento nel medio periodo. Al plagio si aggiunge poi un secondo problema: "mi copia, l'ho copiato". 

In questo autentico marasma che sembra caratterizzare il mercato delle APPs, alla fine le aziende cinesi stanno iniziando a fare i conti con una ciclicità che le sta avviluppando attorno a cause legali spesso prive di senso, tanto è difficile verificare chi ha copiato prima o chi è stato copiato. 

Il caso emblematico è la causa tra i due colossi cinesi Netease e Tecent, che da tempo se le stanno dando di santa ragione nelle aule dei tribunali dopo essere state a lungo stretti partner, tanto che l'uno utilizzava la tecnologia del secondo, la stessa che ora dice che l'altro ha copiato. 

 In questa situazione non sorprendono quindi i dati che sottolineano come sul mercato del mobile games cinese solo l'1,4% è stimato essere originale mentre per le Apple iOS solo l'1,9% del totale. 

L'azienda innovativa cinese che sviluppa APP risulta così "strangolata" e ad aggravare tutto un terzo problema questa volta strutturale del mercato ICT cinese. A differenza che negli USA, il mercato cinese è infatti poco orientato alla acquisizione e più dedito a riprodurre i successi con mezzi propri. 

Un percorso dove alla acquisizione in stile USA è preferita la copia, un approccio che non consente di creare valore nelle aziende come invece accede negli USA. Questo spiega anche perchè i colossi cinesi, ben diversamente di come accade negli USA, non generano gli stessi effetti positivi di trascinamento attorno al proprio sviluppo, in un mercato caratterizzato da copie e acquisizioni a costo zero delle competenze. 

E la situazione ha dell'incredibile. Le aziende cinesi non riescono a crescere nonostante spesso siano coinvolte in progetti di altissima importanza con milioni di download, aziende che nonostante tutto finiscono per avere fatturati giornalieri ridicoli che poi spesso sfociano nei suddetti problemi di plagio (subito o praticato), magari a causa di una fuoriuscita di propri dipendenti. 

Ciliegina sulla torta un ulteriore aspetto sembra aggravare la situazione per il mercato delle APPs Cinese: l'unico "giudice" di questo nuovo mercato è l'APP STORE stesso, così le vie legali per difendersi sono ardue e un percorso costoso che scoraggia chiunque a cercare di difendere i propri diritti e cercare di non perdere valore. 

Insomma l'assenza di regole e norme giuridiche in grado di stare al passo con la velocità con il quale si sta muovendo il mondo delle APP cinesi sta quindi favorendo il deterioramento del mercato interno, in una operazione di cannibalismo che non sta favorendo gli operatori locali nella loro crescita e consentire loro di poter arrivare a competere sugli scenari internazionali. 

Una situazione che non sembra "vedere la luce" e che sta letteralmente bruciando generazioni di programmatori cinesi, in un mercato che al di là degli impressionanti numeri complessivi che sta generando, sembra marcio dalle fondamenta.

martedì 22 maggio 2012

Cina: condannato hacker di 16 anni che rubava carte di credito con il suo maestro


Un hacker di 16 anni è stato condannato dal Tribunale del Popolo del distretto di Changning a Shanghai a due anni di carcere (con la condizionale) per aver attaccato due siti web commerciali giapponesi e rubato più di 6000 carta di credito . 

A parte il fatto che il protagonista sia un minorenne, ancora più inquietante è la storia emersa durante il processo: i pubblici ministeri cinesi hanno infatti evidenziato come Zhao Chenchen, studente presso una scuola professionale locale, quando aveva poco meno di 15 anni, avesse aderito ad una chat online di hackers e cominciato ad imparare i rudimenti per diventare un hacker attraverso il supporto di un sedicente "maestro", 

Ed è così che dopo un primo tirocinio, il suo "maestro" finisce per chiedere a Zhao di passare lo scorso anno dalla teoria alla pratica e di attaccare alcuni siti web stranieri assieme a lui. 

Zhao non ci pensa due volte e la coppia attacca in quei giorni diversi siti web commerciali giapponesi che vendevano mobili, computer e materiali da costruzione. 

Durante queste azioni Zhao ruba anche i dati di più di 6.000 carte di credito che poi nei giorni successivi il suo maestro vende, dando a Zhao 22 mila yuan ($ 3.494). Durante l'udienza in tribunale Zhao ha ammesso di aver preso i soldi dal suo maestro, ma ha però dichiarato che non sapeva che le informazioni da lui trafugate fossero state vendute per creare carte di credito clonate.

 Morale, il giudice ha condannato Zhao ad una pena ritenuta dallo stesso "mite" sia perché Zhao si è dichiarato colpevole ma anche perchè nel frattempo erano intervenuti i suoi genitori che oltre a restituire i soldi ricevuti, hanno provveduto a pagare una multa di 20.000 yuan. 

La storia di Zhao ha comunque contribuito a squarciare il velo su un inquietante sottobosco che sembra caratterizzare l'IT cinese contemporaneo, qualcosa che non può lasciare indifferenti, un lato oscuro della rete dove molti minori rischiano di finire "vittime" di presunti "maestri di vita", rischiando così di fare la fine di Zhao. 

E in queste ore c'è da essere certi che altri piccoli hackers stanno preparandosi sotto la guida attenta dei propri "maestri" ad emulare le gesta di Zhao: chi sarà il prossimo?