mercoledì 27 febbraio 2008

Caro Veltroni, non mi convinci!

Ho letto con attenzione il tuo programma diffuso ieri.

Molte cose possono essere condivise ma pur apprezzando lo sforzo di sintesi e l’uso di un nuovo coinciso linguaggio, non mi convinci.

Le ragioni sono da ricercarsi a “monte” del programma stesso.

La FALSA novità: in questi giorni si sta cercando di far passare la tua candidatura come un reale rinnovamento dello scenario della Politica Italiana. Così non è, in quanto tu rappresenti e fai parte da decenni del “sistema di relazioni” che hanno contribuito non poco a portare l’Italia all’attuale situazione.

Sei stato al Governo sia in forma diretta (come ministro) che indirettamente attraverso il partito di cui sei uno dei maggiori leaders.

Fa “specie” che chi fino ad oggi è stato al governo, ora indichi i “mali del paese” e pensi di averne individuato i rimedi .

Ma negli anni precedenti, mentre l’Italia affondava, cosa facevi?

Esperienze di governo: Non sei un novizio. Potrebbe essere un punto a tuo favore, vista la precedente esperienza nel governo nazionale ma soprattutto per la lunga esperienza quale sindaco di Roma.

Ma proprio riguardo a quest’ultima tua diretta gestione della “cosa pubblica”, non posso scordarmi del recente “richiamo” del Papa sul livello di degrado che proprio Roma ha raggiunto, denunciando "l'aumento della povertà" nelle grandi periferie urbanee e la "drammatica situazione" delle strutture sanitarie” a Roma, la città che hai governato e gestito.

Visione del Mondo: a parte la piacevole recente tua scoperta delle nuove tecnologie e dei linguaggi moderni, rimango invece un “pelo sconcertato” nella “visione del mondo” che la prima pagina del tuo programma evidenzia. Qui il linguaggio, permettimi, appare non sintetico, ma criptico e rimanda ad una visione da Guerra Fredda e al confronto tra Blocchi.

Da un leader che dovrebbe guidare le scelte del paese verso il futuro, mi sarei aspettato una più “realistica crescita” delle relazioni ed influenza italiana ad est, visto che il mondo è qua che sta andando, tanto che il leader europeo a cui chiaramente ti ispiri, Sarkozy, nelle sue prime visite di stato è andato proprio in Cina ed India. (altro che USA!)

Citi tra l’altro l’esperienza di concertazione del ’93, ma sembri non considerare che i tempi (e gli scenari) nel frattempo sono cambiati e che per reagire alla crisi che ci attanaglia, bisogna soprattutto facilitare gli investimenti esteri in Italia.

Di questo fatto nel tuo programma nessun accenno.

Senza questo fondamentale aspetto, tutte le tue “promesse elettorali” rischiano di essere “irrealizzabili” per “assenza di risorse”, visto che quelle interne sono over da tempo

Il NON partito: questo aspetto sembra essere una caratteristica della “nuova” politica italiana, dove i maggiori “partiti”, possono essere di fatto definiti dei NON Partiti. Il PD non sfugge a questa definizione, in quanto non nasce da una idea e una serie di valori condivisi che accomunano i suoi simpatizzanti.

Sono invece i NUMERI a legare queste persone, così diverse tra loro e disposte a stare sotto lo “stesso tetto” per una ragione ben diversa: “il potere” connesso a questi numeri.

E’ stata infatti una “caduta di tono”, alla faccia di tutti i tuoi sani proclami quali “il PD correrà da solo”, l’accordo con i radicali e lo “scambio” di poltrone connesso per ottenere il loro futuro supporto.

Una domanda è quindi d’obbligo: cosa è stato promesso a Di Pietro al momento dell’accordo elettorale?

Un Programma “pubblicitario” (altrui): nei manifesti elettorali e il programma, oltre alla tua faccia, campeggia anche lo slogan “Si può fare!”. Bel motto. Peccato che non sia tuo ma di un (vero) giovane candidato alle Primarie di ottobre.

Questo fatto lascia perplessi e conferma che tutto sia “costruito” a tavolino, così come le “visioni” che si attribuiscono a te, in quanto leader riconosciuto.

Se lo slogan non è tuo, si può pensare che TUTTO il programma non sia “farina” del tuo sacco.

Infatti non ti devi dimenticare che sugli stessi manifesti, a caratteri cubitali è scritto: “Veltroni Presidente”. Quindi sei TU che chiedi di essere eletto, offrendoti agli elettori con le tue idee e i tuoi contenuti.

Farlo con lo slogan di un altro, permettimi è quanto meno “indelicato”.

Insomma caro Veltroni, altro potrei aggiungere, ma penso sia sufficiente per affermare che nonostante l’apprezzabile sforzo, la sostanza non appare altrettanto convincente.

L’impressione è che la tua leadership sia di “facciata”. Fa infatti effetto il “silenzio” di questi giorni di altri leaders, quali ad esempio D’Alema e Fassino che pur facendo parte del tuo partito, sembrano aver perso la parola.

Come mai? Quale sarà il potere che avranno di condizionare le tue decisioni una volta eletto?
Quale sarà la reale capacità di cambiamento dei “giovani” che stai cercando di fare eleggere, nell’impegno di un ricambio generazionale della classe politica?

Detto questo, anche questo tuo impegno non mi convince.

Sembra più un “lifting” e la strumentalizzazione di una generazione che poi non potrà avere alcuna reale capacità di cambiare lo stato delle cose, visto che il potere reale, sembra rimanere stabilmente nelle mani dei molti “muti” di questi giorni.

Un cordiale saluto e in “bocca al lupo” per le elezioni.

giovedì 21 febbraio 2008

Oggi è il giorno delle Lanterne “Rosse”


In Cina oggi è una giornata di festa: il giorno delle Lanterne “Rosse” (“Lantern Festival” o Yuanxiao day).

Festeggiato il 15° giorno del nuovo anno lunare, è il momento nel quale terminano i festeggiamenti iniziati con il Capodanno cinese.

Ma la caratteristica di questa festa è questa esplosione di “Luce” simboleggiata dalle lanterne.

Le origini di questa festa, come spesso accade, si perdono nella millenaria storia cinese.

La più gettonata è che sia stata introdotta come festeggiamento per l’ascesa al trono, nel 180 a.C,.dell’imperatore Han Wendi ed inserita in via permanente a partire dal 104 a.C., diventando così una delle festività cinesi più importanti.

Legata a questo festival, esiste nella storia cinese anche uno stravagante riferimento alla dinastia Tang, la cui capitale del regno era l’attuale Xian e che nel 713 a.C., in occasione di questa festività, fece realizzare “il monte delle lanterne”, alto 7 metri e con più di 50.000 lanterne!. Da Guinness dei primati.

L’origine per quanto controversa, non lascia però dubbi sul fatto che sia in ogni caso un modo molto “elegante” di festeggiare, stare assieme e visto l’utilizzo delle lanterne, anche molto romantico.

Nel passato, quando le giovani donne non potevano uscire liberamente come oggi, era infatti in questo giorno che le ragazze potevano cercare di scegliere il proprio fidanzato, proprio con la complicità delle luci suffuse delle lanterne.

Ma l’uso delle lanterne in Cina non è stato sempre così romantico.

Infatti con la loro struttura leggera e di carta, come delle piccole mongolfiere, possono anche volare.

Questa caratteristica fu utilizzata a lungo come “strumento di comunicazione” tra le truppe cinesi, potendo oltretutto essere utilizzato anche di notte.

Ma tornando ad oggi oltre alle lanterne, come spesso accade nei festival cinesi, esiste anche un cibo collegato, chiamato appunto Yuanxiao.

Sono delle “palline” di riso glutinoso, con varie tipologie di interni (pasta di giuggiole, pasta zuccherata di soia rossa, sesamo, cioccolato.etc) e con diversi nomi, a seconda delle zone della Cina.

Sempre legate alla festività odierna, sono i famosi percorsi sui trampoli o le danze Yangge così come la famosa “Danza del Leone”, da non confondersi con l’altrettanto nota “Danza del Dragone”.

La danza del Leone ha una tradizione millenaria che la leggenda narra parta da Canton, dove l’ultimo giorno dell’anno compariva un mostro che attaccava uomini ed animali.

Credendo fosse una divinità, gli abitanti costruirono allora una maschera simile alla testa del mostro e danzarono per tributargli gli onori.

La danza ebbe però l’effetto, imprevisto, di spaventare il mostro e non vederlo più tornare.

Ecco il perché di questa danza oggi: un auspicio affinché il nuovo anno appena iniziato sia buono, sereno e ricco di soddisfazioni e i “mostri” (le paure) stiano lontane.

Ricordatevi di questo, quando arrivando in Cina, vedrete in ogni dove le lanterne messe in occasione della festività odierna, lanterne di colore rosso, perchè nella tradizione cinese questo è il colore segno di buon auspicio e fortuna.

Non sono quindi semplici addobbi, ma un “segnale di pace”, quella che tutti i cinesi oggi si auspicano per loro e per il mondo intero, un po’ parafrasando il nostro motto: “tenere accesa” la speranza.

Viste alcune delle “crisi politiche” in corso nel mondo, sembra proprio ce ne sia bisogno!

lunedì 18 febbraio 2008

Indipendenza Kosovo: Cina “Molto preoccupata”


La dichiarazione di Indipendenza del Kosovo annunciata ieri, in Cina è stata accolta con grande preoccupazione, “per le possibile conseguenze negative che potrebbe avere nella stabilità dei Balcani”.

Così si è espresso Liu Jianchao, il portavoce del Ministero per gli Affari Esteri cinese, in quella che viene definita senza esitazione, “una dichiarazione unilaterale che non rispetta le norme Internazionali e il ruolo stesso del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.

Liu ha affermato come questa, secondo il governo cinese, non sia la via migliore per costruire una società multietnica nell’area.

La Cina pertanto si augura che Serbia e Kosovo, possano raggiungere nel futuro, attraverso ulteriori negoziati, un piano accettabile per entrambe le parti e si auspica che la Comunità Internazionale crei le condizioni favorevoli affinché ciò succeda.

Tradotto: i riconoscimenti “troppo” rapidi di queste ore di molti paesi occidentali, a partire dagli USA e Italia compresa, non sono il modo migliore per risolvere la questione del Kosovo e soprattutto rischiano di mettere a rischio l’equilibrio stesso dell’area.

La posizione della Cina non appare isolata in seno alla UN, decisamente moderata se confrontata con quella molto negativa della Russia, che in queste ore ha addirittura annunciato il proprio supporto a Belgrado.

Dalla reazione della Russia e dalle “preoccupazioni” della Cina, appare chiaro che la questione Kosovo è tutt’altro che risolta con la dichiarazione di indipendenza di ieri, anzi rischia di alimentare uno scontro tra “blocchi” di antica memoria, di un passato che speravamo fosse solo un lontano ricordo.

domenica 17 febbraio 2008

Comprare / vendere casa con il pin

Il mercato immobiliare cinese è in incredibile espansione, il vero volano della “nuova” ricchezza di cui i molti cinesi godono, giorno dopo giorno.

Per capire cosa sia successo, bisogna ricordarsi che in Cina, la proprietà privata è cosa recente.

Infatti nel 1949, la Rivoluzione Maoista aveva azzerato il concetto stesso di proprietà, portando tutto a proprietà collettiva.

Ma con le aperture economiche introdotte da Deng Xiaoping nel 1979, l’architetto dell’attuale boom cinese, fondamentale fu il riconoscimento della proprietà privata a livello costituzionale, una vera “nuova rivoluzione” che ne sanciva il diritto “legittimo e protetto dallo stato”.

Va sottolineata l’importanza di questo passaggio che non è semplicisticamente una questione economica ma una faccenda prima di tutto politica.

Sulla carta infatti, la Cina è un paese “social-comunista” ma con l’introduzione della proprietà privata se ne abbattono le fondamenta teoriche.

Garantire appieno il diritto di proprietà significa infatti garantire ad una classe di cittadini, tendenzialmente indipendenti dal potere politico, di poter aprire la società al dibattito pubblico oltre ad essere un primo passo fondamentale per la introduzione delle riforme politiche di quella che Hu Jintao ha definita“Società Armonica”.

Superati i tempi dello stato collettivista e delle comuni, nonostante quindi i leaders cinesi continuino a sottolineare il fatto che si sta sviluppando un mercato di “stampo socialista”, nella realtà, come risultato della mediazione tra passato e futuro, con la ratifica del diritto alla proprietà privata, si sono iniettati i “geni” del sistema capitalistico.

Tale diritto, che dopo 4 anni di discussioni è stata ratificato anche sotto forma di leggi applicative lo scorso marzo proprio per coprire un “buco legislativo” fino ad allora esistente, sancisce inoltre altri diritti fondamentali, per noi normali, ma non per i cinesi: l’ereditarietà del diritto di proprietà, il diritto della proprietà sui redditi sulle case, sulla terra, sulle cose d’uso e di lavoro e anche sulle materie prime.

Inoltre si stabilisce che in Cina siano vigenti tre tipologie di proprietà: la proprietà statale, la proprietà collettiva collegata ai villaggi e alle contee e gestite localmente da appositi comitati, la proprietà privata individuale.

Il diritto alla proprietà privata introdotto in Cina a partire dal 1979, è stato probabilmente il passo fondamentale alla base dell’attuale crescita del paese, che nelle città ha creato benessere diffuso.

Ora però nella forma attuale, sta scontando qualche problema e malcontento nelle campagne, fatto che sicuramente richiederà qualche ulteriore intervento da parte del governo centrale, per continuare nella direzione della crescita “armonica” nel paese.

Comunque sia, è grazie a tutto ciò che fu così possibile al governo, unico proprietario fino ad allora, di iniziare a “vendere”, per pochi Yuan, le case a molti cinesi delle grandi città, che così ricevettero il proprio diritto di proprietà (Real Estate Ownership).

Il valore di queste proprietà, negli anni hanno subito rivalutazioni incredibili. In questo modo si è andata creando una “nuova ricchezza” per molti cinesi.

Ma nella pratica come si “manifesta” il diritto di proprietà della casa in Cina?

I proprietari di casa ricevono una sorta di quadernetto (la Ownership) sul quale, oltre al loro nominativo, è presente anche la planimetria della casa oggetto del diritto di proprietà.

Ma interessante è osservare come a Shanghai, nelle nuove procedure, vi sia la curiosa peculiarità di assegnare al proprietario, oltre del nuovo certificato di proprietà, anche un codice PIN segreto, stile carta di credito.

Questo codice, esattamente come nel caso delle carte di credito, servirà quando si intendesse vendere il diritto di proprietà a qualcun altro, certificando così l’identità della persona venditrice con il codice da inserire nelle procedure necessarie alla vendita.

Insomma, per i nuovi proprietari di immobili in Cina, d’ora in poi, occhio al PIN!

venerdì 15 febbraio 2008

Spielberg, “una scelta” del tutto fuori luogo


Ieri Spielberg ha annunciato la sua rinuncia a collaborare con l’ente organizzatore cinese per gli eventi di apertura e chiusura delle prossime Olimpiadi.

Onestamente questo gesto, fatto così a ridosso dell’evento stesso, appare alquanto fuori luogo, in particolare perché collegato alla questione del Darfur, questione che non vede SOLO la Cina impegnata, ma soprattutto dopo l’invio del contingente militare e degli aiuti umanitari cinesi, vista l’incapacità a livello di ONU di trovare una formula in grado di bloccare quanto sta accadendo in questa area Africana.

Sicuramente la presenza di interessi cinesi economici nell’area è alta, come in altri paesi africani, ma da qua ad associare la Cina al genocidio in corso, ce ne passa.

Strumentalizzare poi le Olimpiadi nel modo fatto da Spielberg, rendendosi prima disponibile e ora avere presunte “crisi di coscienza”, appare più una parte “recita” che una credibile umana e comprensibile decisione.

Non convincono nè i modi nè i tempi e forse i cinesi con il regista americano, in buona fede, sono cascati in questa specie di “trappola”, pensata fin dall’inizio, da persone “avvezze” ai media e alla forza della comunicazione associata.

Quanto accaduto, tipico dell’attivismo politico degli attori americani, “portatori” delle cause del mondo e testimonial spesso più per il ritorno di immagine che può offrire che per la causa stessa, sicuramente non è un buon inizio per i giochi Olimpici.

Rischia di scatenare una sorta di “reazione a catena” e di emulatori, che avrà come bersaglio la Cina nel suo complesso.

Infatti non bisogna scordare che è in corso da tempo una guerra mediatica, dove tutti i principali media soprattutto americani ed europei, quando si parla di Cina, ne parlano se possono, male o in termini troppo spessi dispregiativi.

L’esempio di tale “disparità” di giudizio lo si nota quando di parla di India e di Cina. Della prima i media occidentali ne parlano quasi sempre bene, nonostante disuguaglianze interne e un livello di povertà e di problematiche alcune volte superiori a quella della Cina.

Il problema è che sui media occidentali si fanno passare SOLO notizie sensazionalistiche con lo scopo di caricare l’opinione pubblica contro la Cina, affinché cambi l’assetto politico interno.

Il sospetto è quindi che la questione “sacrosanta” dei diritti umani, tema sicuramente sul quale la stessa Cina è conscia debba fare ancora molti passi, sia più una “scusa” per cercare di contrastare la crescente espansione commerciale che sta dando molto fastidio a molte “potenze” occidentali.

E Spielberg, attore e regista consumato, queste dinamiche le conosce molto bene e/o forse a sua volta è stato strumentalizzato da altre menti più fini della sua.

Peccato, si è persa l’ennesima occasione di non apparire, noi occidentali, solo degli ipocriti idealisti e alzare invece un'altra barriera che allontana.

La Cina è una polveriera socialmente pericolosa se si cerca di risolvere i problemi di cui è storicamente affetta, scatenando la pubblica opinione.

Appare quindi molto irresponsabile l’atteggiamento in tal senso da parte di chi crede che le cose a Beijing possano essere risolte come possano esserlo in America o in Europa.

I cinesi, gli asiatici NON sono e NON ragionano come gli occidentali. Hanno decenni, centinaia di anni di storia e modi di risolvere le problematiche totalmente diversi dai nostri.

Quindi per favore lasciamo stare i Giochi, strumentalizzandoli come si fece in piena guerra fredda con i diversi boicottaggi e cerchiamo di essere realisti.

La Cina è un paese in via di sviluppo e come tale è alla ricerca del proprio futuro.

Solo che troppo spesso deve fare ancora i conti con il proprio passato di decenni di contrasti e guerre intestine, fatti che hanno lasciato segni profondi, che necessitano di decenni per essere rimarginati, basti pensare solo alla questione di Taiwan.

La corruzione nel paese è una di queste piaghe e noi Italiani dovremmo sapere quanto difficile sia fare i conti con la propria storia su queste tematiche, nonostante la diffusa volontà affinché le cose cambino.

Quindi cerchiamo di non trasformarle in un “teatrino” per poi scordarsi di tutto a luci della ribalta spente, come fatto in altri casi.

I cinesi non potranno poi essere abbandonati a se stessi!

lunedì 4 febbraio 2008

Microsoft – Yahoo: il “grande rifiuto”?

A dimostrazione di quanto detto nel precedente post, sembra che nella saga Microsoft - Yahoo ci possa essere, nelle prossime ore, un autentico colpo di scena: il grande rifiuto di Yahoo, attraverso una alleanza / fusione con Google!

Le ragioni di questa possibile presa di posizione di Yahoo sono da collegarsi, in prima battuta, al fatto che si è ritenuta troppo sottostimata l’offerta di Microsoft (31$) e quindi potrebbe essere anche solo un espediente per cercare di alzarla.

Ma forse non solo.

Google in queste ore non sembrerebbe stare alla finestra: starebbero infatti continuando i contatti con Yahoo iniziati da tempo.
Questa potrebbe essere quindi la vera ragione dell’aggressività e della “fretta” di Microsoft evidenziatasi in queste ore, quasi una “risentita reazione” al fallimento dei propri colloqui con Yahoo, che durati circa un anno, hanno portato al nulla di fatto.

Ma non solo. E’ anche iniziata una pesante battaglia mediatica Google-Microsoft, nella quale entrambi, attribuiscono al concorrente l’onta del “monopolista”.

Google, attraverso David Drummond, uno dei Senior Vice President di Google, in un suo post sul Blog ufficiale (http://googleblog.blogspot.com/ ), senza mezzi termini, accusa Microsoft di cercare di estendere il proprio predominio anche nella rete.

Secondo Drummond infatti, la combinazione di Microsoft e Yahoo, rischia di minare la concorrenza sul Web, tanto che nel suo post, richiama la “politica” ad impedire che ciò avvenga.

Ovviamente a stretto giro, attraverso Brad Smith, Vice Presidente di Microsoft, è arrivata la secca risposta di Microsoft, che continua a sottolineare come al contrario, la fusione con Yahoo servirebbe a “stoppare” lo strapotere di Google nel settore dell’advertising on line.

Ma Drummond non ci stà e sottolinea come Microsoft goda GIA’, da decenni, di un potere “monopolistico” attraverso il proprio software e in particolare punta il dito su “Internet Explorer”, il Web Browser di Microsoft che ha “annichilito” la concorrenza, portandola alla chiusura, come nel caso di Nescape.

Oggettivamente le argomentazioni di Drummond non fanno una piega e non sono così “campate” per aria: sono le stesse che recentemente portarono la Commissione Europea a multare pesantemente la Microsoft.

Sempre secondo Drummond, fondendosi, le due società unirebbero il 1° e il 2° fornitori di E-mail Web based, il punto di partenza per chiunque debba cercare informazioni in Internet.

Inoltre Google attraverso il proprio VP, mette “nero su bianco” sul proprio blog, che è convinta che Microsoft non lascerà libertà di scelta ai propri iscritti e che anzi, potrebbe porre dei “vincoli” nell’utilizzo di strumenti alternativi ai propri.

Drummond sembra così rispondere alle considerazioni fatte da Microsoft nella conferenza stampa che presentava il “Take – Over” su Yahoo, nella quale si sottolineava l’approccio monopolista di Google, che già ora “intercetta” il 75% dei ricavi dal Web Searching, mentre assieme, Microsoft e Yahoo arriverebbero a malapena al 20%.

Ma la storia della New Economy, i fondatori di Google la conoscono molto bene: furono infatti le stesse parole usate alla fine degli anni ‘90, quando Microsoft si buttò sul mercato dei Browser introducendo sul mercato il suo Internet Explorer.

Da allora, tutti i competitori e leaders dell’epoca, hanno chiuso le “trasmissioni”.

Appare quindi plausibile che Google farà tutto il possibile, anche rischiando gli antitrust del caso, affinché l’operazione di Microsoft fallisca.

In gioco c’è la sopravvivenza futura della stessa Google ( e di Microsoft)

domenica 3 febbraio 2008

Microsoft – Yahoo: segni dello “slowdown” della economia Americana

L’economia americana, prossima alla peggiore recessione delle propria storia e comunque in una fase di deciso Slow-Down, come ammesso dallo stesso Bush nel proprio discorso all’Unione, sta offrendo molti interessanti spunti.

Microsoft, leader incontrastato della Digital Economy mondiale, “fiutato” il cambio di aria in corso, ha deciso di buttare “il cuore” oltre la staccionata, lanciandosi alla conquista di Yahoo.

Molti commentatori si sono subito affrettati a vedere questa come una mossa contro Google. In realtà è una mossa che sta cercando di salvare la stessa Microsoft, oltre che Yahoo, “prima” dell’inizio della recessione, la ricerca di un riposizionamento del colosso di Redmond nella competizione mondiale.

I veri “avversari”di Microsoft infatti si chiamano Open – Source e Web 2.0: proprio il contrario di come è nata e si è sviluppata la storia vincente della società di Bill Gates.

L’uscita di scena del suo fondatore, dedicatosi alla propria “Fondazione no Profit”, obbligava inevitabilmente i vertici di Microsoft nel doversi riposizionare il prima possibile e prepararsi allo Tsunami che l’economia mondiale si appresta a ricevere.

Per cui la “virata” fatta in questi giorni da parte di Microsoft, oltretutto realizzata con sospetta e curiosa frenesia, sta cercando di sfruttare (aiutare) la profonda debolezza di Yahoo, tale da obbligarla ad annunciare tagli considerevoli di personale a livello mondiale.

In Cina ad esempio, in poco meno di un anno, si è assistito al “triste” riassorbimento da parte di Alibaba, socio di Yahoo in tale mercato, di buona parte delle eccedenze di personale che Yahoo dichiarava su tale mercato: una Caporetto in piena regola.

Questa notizia e la crisi di Yahoo, vanno quindi lette con maggiore attenzione. Segnano infatti la fine del predominio e della fase di espansione dei colossi Americani della Società dell’Informazione.

Google stesso, nonostante la incredibile crescita attuale, fatica infatti a conquistare realmente nuovi mercati al di fuori del “perimetro occidentale”.
Diciamo che sta cannibalizzando le aziende occidentali del settore, ma ha parecchie difficoltà con le altre “nuove nate” dell’area asiatica.

Non convincono nemmeno le prospettive relative alla Pubblicità Digitale, visto che in termini assoluti, gli investimenti delle imprese stanno precipitando.

Quello che sta succedendo è solo la crescente cannibalizzazione della parte digitale a svantaggio della pubblicità tradizionale, ma in termini assoluti non si è creato un nuovo mercato che si è SOLO spostato a livelli assoluti inferiori a quelli precedenti.

Quindi i dati sulla pubblicità digitale, letti recentemente con grande enfasi da IAB come la prova della crescita futura, sono invece da leggere come i dati che dimostrano la crisi di sistema in corso che sta colpendo anche il mercato della pubblicità, strettamente legato alla implosione delle imprese.

La nuova economia digitale occidentale NON sta creando valore aggiunto, ma semplicemente facendo da “paracadute” per quella tradizionale allo sbando.

Le ragioni di tutto ciò sono le diverse “basi economiche” che i due blocchi, quello occidentale ed asiatico, esprimono in senso assoluto.

Gli operatori occidentali, bisognosi di nuovi mercati per non crollare, sommersi spesso da montagne di debiti, nell’espandersi sui mercati asiatici, a parità d’investimento in valuta occidentale, finiscono per ottenere rendimenti bassissimi, perché realizzati in valuta locale.

Questo aspetto economico ha quindi rappresentato un falso vantaggio a favore delle “ricche” (in valuta) imprese occidentali, che hanno così iniziato ad investire massicciamente nelle economie Asiatiche, credendo di poter investire proporzionalmente alle economie in cui stavano entrando.

Invece si stanno accorgendo che tutto ciò sta paradossalmente facendo la fortuna dei “soggetti locali”, che nascendo in tali economie e partendo dal basso, possono permettersi il lusso di scalzare i “giganti di argilla” stranieri, anche con tutta una serie di “colpi bassi”, molto ben assestati, spesso mortali, vedi il caso di Yahoo in Cina.

L’insuccesso in Cina del nuovo Vista di Microsoft, venduto in poche “centinaia” di esemplari, ha quindi sicuramente fatto da spia di allarme per i vertici di Redmond, che hanno capito come fosse “finita la propria epoca” e che dovevano trovare un business nuovo su cui investire il proprio futuro.

Se a questo aggiungiamo la richiesta dei “codici sorgente” da parte dei Governi Europei e la multa inflitta, sempre a livello Europeo, per la posizione dominante sul mercato assunta da Microsoft negli anni, appare chiaro che l’attuale azione non sia altro che una razionale azione di uscita dal mercato del software di sistema e l’ingresso in quello futuro dell’Open Source Informations o meglio conosciuta Web 2.0.

Molte le incognite che ciò riesca. Sicuramente una azione di grande respiro per gli anni a venire.

Comunque vada, questa operazione è la prova che il prossimo futuro possa essere un momento particolarmente interessante, nonostante la crisi.

Si aprono infatti gli spazi per poter sviluppare nuove idee, trasversali e globali, cercando però nella loro definizione, di non continuare a investire nella ormai “antica” supremazia occidentale nella Società dell’Informazione futura.

sabato 2 febbraio 2008

In Cina sarà l’anno di “Topolino”


Le contraddizioni della Cina contemporanea e la continua contaminazione tra passato e futuro, appaiono evidenti anche nel semplice fatto che il loro capodanno i cinesi non lo chiamano così.

Infatti dal 1912, anno della caduta dell’impero, ufficialmente la Cina decise di abbandonare il tradizionale calendario lunare per adottare quello gregoriano (solare), con una particolarità: nel conteggiare gli anni ripartirono da capo, chiamandoli così il 1°, 2° etc. anno della Repubblica.

Solo dal 1949, venne adottato nel conteggio degli anni il sistema internazionale, cosa che invece non fece Taiwan.

Per questa ragione, il Capodanno tradizionale cinese viene ufficialmente chiamato “Festa della Primavera” (Spring Festival).

Ma nonostante le decisioni ufficiali, nelle vita di tutti i giorni il calendario tradizionale, in particolare quello usato ai tempi della dinastia Xia, è rimasto d’uso comune fino ad oggi.

Nelle campagne rimane infatti il sistema preferito, visto che contiene le “informazioni” utili alla regolazione della vita contadina e i suoi cicli vitali, come le indicazioni di quando è giusto seminare o raccogliere.

Il calendario Xia definisce inoltre che: “il capodanno è il giorno della “prima luna nuova” dopo l’entrata del sole nell’11° segno dello zodiaco solare”, che tradotto, connettendo tra loro calendario solare e lunare, definisce che il capodanno cinese non può iniziare prima del 21 gennaio e dopo il 20 febbraio del calendario gregoriano.

Ma il calendario tradizionale cinese ha un'altra particolarità: lo scorrere degli anni viene identificato con i nomi di animali, ma solo i 12 che tradizionalmente sarebbero apparsi alla chiamata di Buddha quando, nel presentimento della propria morte, chiamò a se gli animali della terra.

In particolare, il topo (shu), furbo e veloce, arrivò per primo anticipando il bue (niu), con il “trucco” di saltargli sulla groppa, evitando così di percorrere il percorso, per poi saltargli davanti alla vista del maestro.

A seguire arrivarono la tigre (hu), il coniglio (tu), il drago (long) che anticipò il suo fratello minore, il serpente (she), il cavallo (ma), la pecora (yang), l’astuta scimmia (hou), il colorato gallo (ji) e il fedele cane (quan).

L’ultimo, da allora ritenuto animale fortunato, perché fortunatamente arrivò in tempo utile, fu il maiale (zhu).

Ma esiste un'altra leggenda sull’uso dei nomi di animali nel calendario cinese, che oltre tutto spiegherebbe la “inimicizia” tra cane e gatto.

L’imperatore di Giada, già sovrano del cielo, nel visitare la terra, rimase talmente colpito dagli animali incontrati che decise di portarsene con sè 12, da mostrare agli altri esseri divini.

Gli animali da lui selezionati furono un topo, un gatto, un toro, una tigre, un coniglio, un drago, un serpente, un cavallo, una capra, una scimmia, una gallina, e un cane.

Ma il gatto, considerato il più bello di tutti gli animali, chiese ingenuamente al topo di essere avvisato quando l’imperatore sarebbe passato a prenderli.

Solo che il topo, geloso della bellezza del gatto, non lo informò. All’assenza del gatto si rimediò sostituendolo con il Maiale (sempre fortunato!).

L’Imperatore di Giada, decise in seguito di assegnare a ciascuno di loro un anno del calendario. Fu così che il gatto, venutolo a sapere, si arrabbiò furiosamente con il topo; l’inizio della leggendaria competizione “gatto – topo”.

Quest’anno il capodanno cinese sarà il 7 febbraio 2008 e sembra essere l’emblema della globalizzazione della Cina, presente e futura: sarà infatti l’anno di “Topolino” (del topo).

Girando per le strade della città si comprende infatti come la Walt Disney beneficerà di questo eccezionale evento in maniera incredibile, avendo dato la “faccia” al prossimo anno cinese che potrà avere le sembianze di Topolino.

Essendo l’anno del topo(lino), che molti cinesi in inglese traducono nel meno rasserenante Rat (ratto), Topolino quale inaspettato testimonial, contribuirà al “maquillage” di questo simbolo annuale cinese.

L’anno precedente, l’anno del maiale, non ha avuto la stessa “fortuna”, anche per una ulteriore coincidenza che lo rendeva “quasi sacro”, essendo l’anno del maiale d’oro, quello che ogni 60 anni è tradizionalmente portatore di denaro e fortune.

Per cui l’iconografia si è limitata ad esaltarne la colorazione dorata, evitando ulteriori associazioni ad altri personaggi dei cartoons.

Ma da quest’anno sembra proprio che l’intuizione di Walt Disney, di dare vita ad un mondo popolato da animali, in Cina potrà trovare una “seconda giovinezza” e Topolino potrà diventare una icona cinese, collegandola così alla tradizione cinese.

Scorrendo poi la lista dei 12 animali, appare presumibile che la cosa possa ripetersi anche negli anni a venire.

Questo contribuirà nel proseguire nell’incontro e nella continua reciproca contaminazione delle diverse tradizioni occidentali e cinesi, specchio della attuale trasformazione della Cina.
Buon Capodanno a TUTTI e fortunato Mickey Mouse Year!!!