lunedì 24 dicembre 2007

Lettera a “Babbo Natale & Co.” dalla Cina.

Caro Babbo Natale, è antica tradizione occidentale inviarti una lettera contenente la lista dei regali che si spera di ricevere, così che tu, ricevuta “la dritta”, possa consegnare il tutto entro il 25 dicembre mattina, meglio di qualsiasi DHL o TNT, visti i decenni senza mai un giorno di ritardo!.

Ma ahimè, sei anche la causa di uno dei più pericolosi “traumi” infantili che l’occidente ricordi: la scoperta che tanta puntualità non è dovuta al tuo “efficente servizio”, ma alla colpevole complicità dei genitori, quando scoperti nell’atto “della consegna” in tuo nome o dopo la mitica “rivelazione” fatta all’oramai cresciuto figlio.

Bene, in Cina questo “rischio” non esiste. Qua la tradizione è esattamente opposta: nessun regalo.

Anzi “nessun vecchio con il cappello rosso che porta doni”, nessun regalo arrivato dal cielo.

Qua la tradizionale concretezza dell’agire cinese, insegna che qualcosa arriva perchè qualcuno te la porge. Quindi i bambini cinesi rimangono un “pelo” perplessi nell’apprendere che i “tanto civilizzati” occidentali credono ancora alle “favole” e al servizio di logistica e delivery della “Babbo Natale & Co.”

Anche il giorno del compleanno, che viene da noi pesato per quanti regali si sono ricevuti, il cinese non si aspetta di ricevere nulla.

A noi questo approccio appare inconcepibile, ma attenzione a sottovalutarlo.

Infatti se invitati da un cinese a casa sua, meglio presentarsi con un omaggio, meglio se di tipo culinario. Il presentarsi a mani vuote è considerato “irrispettoso” e vale l’inserimento nel “libro nero” del suo Guanxi.

Lo stesso accade se, una volta consegnato il regalo si chiedesse, secondo un’altra abitudine occidentale, di aprirlo in presenza di chi lo ha consegnato.

I regali in Cina infatti non vengono aperti immediatamente, ma a discrezione di chi li riceve.e non è quindi detto che lo aprirà in vostra presenza, comporatamento incompatibile con quello che in occidente è il clou della cerimonia di Natale: l’apertura dei doni.

Immaginatevi un Natale dove ciascuno, ricevuto il proprio dono, lo aprisse nella propria stanza: da noi sarebbe considerato un Natale “tristissimo”.

In realtà i cinesi fanno così per “evitare” anche di mettervi in imbarazzo davanti agli altri.

Vi sarà infatti capitato che qualcuno di famiglia “esageri” e offra una mole incredibile di regali che hanno il solo scopo di far “apparire” chi li consegna, fregandosene altamente di chi li ricevere. Bene in Cina gli “sboroni” non sono graditi!.

“Paese che vai, tradizione che trovi”.

Per esempio ricordatevi di non regalare mai ad un cinese un orologio a muro perchè è associato allo scorrere del tempo ( e alla morte!)

Dalla tradizione contadina inoltre si tende a mettere al primo posto ciò che si può mangiare, ben prima di ciò che si può usare. I doni più sentiti solitamente sono quindi quelli di tipo culinario.

Volete vedere spalancarsi il sorriso di un vostro amico / parente cinese? Lasciate perdere gioielli o pietre preziose, sicuramente graditi. Donate un raffinatissimo tè o uno dei cibi della sua infanzia. Lasceranno un segno ben più tangibile e vi legheranno in maniera più autentica al vostro interlocutore.

Ma allora che ci fa Babbo Natale in Cina?

Per prima cosa è qua per compiacere gli ospiti stranieri, nell’essenza dello spirito di accoglienza, tutta orientale. Secondo, è diventato la scusa per i cinesi delle middle-class per praticare quello che è il loro sport preferito: lo shopping!

Diciamo che forse le tradizioni non attecchiranno mai, ma le nuove abitudini consumistiche, quelle hanno subito conquistato milioni di cinesi, che attraverso questo “nuovo rituale”, intendono anche scacciare i fantasmi del passato, di quando si faceva fatica a sbarcare il lunario e le patate e il riso erano gli unici compagni di vita di intere generazioni.

Quindi, caro Babbo Natale, da queste parti sei diventato una sorta di “spevanta passeri” e una semplice scusa, alla pari della scritta “discount” che quasi tutto l’anno campeggia nei negozi cinesi, scritta che scatena, è il termine giusto, la stessa reazione nei cinesi.

Tutto ciò anche per un altra ragione: il cinese non si affiderebbe mai al tuo “servizio di consegna a domicilio”, visto che al cinese piace scegliere da sè le cose che deve comprare, vista la certosina capacità di valutare un oggetto sotto tutti i punti di vista, il più importante dei quali è il prezzo.

Questo è il futuro che avanza caro Babbo Natale, una metafora di quanto sta accadendo nel nuovo mondo globalizzato, dove Babbo Natale diventa semplicemente un Logo e la “Babbo Natale & Co.” dovrà inventarsi qualcosa di nuovo per sopravvivere!

Buon Natale a tutti

sabato 15 dicembre 2007

Making Pirelli Calendar 2008 (Press Conference)

Video Part1:


Video Part 2:

mercoledì 12 dicembre 2007

Fabio Zhou, il 1° cinese a studiare televisione digitale interattiva in Italia al Master IDTV della Università di Milano.

Ingegnere laureatosi alla Shanghai Jiao Tong University, una delle più prestigiose università Cinesi di Shanghai, ha fatto il proprio periodo di Stage presso una azienda Italiana: la COMAU.

Guida una Fiat e ha scelto di adottare nei documenti cinese, a differenza di molti suoi amici cinesi, non un nome inglese ma un nome Italiano: Fabio.

Nato Liaoning, nel nord della Cina, trasferitosi con la famiglia a Shanghai, ama la piazza, pasta e l’opera lirica ( è appassionato di Pavarotti e ha quasi tutti i suoi cd).

E’ fidanzato con una studentessa di Shanghai che sta finendo i propri studi a Hangzhou e suo padre lavora a Suzhou.

Bene, questo ragazzo cinese di 24 anni aveva un sogno: andare in Italia.

Ora questo sogno si è realizzato.

Fabio Zhou, attraverso il China Media Lab di Palazzo Lombardia, è arrivato settimana scorsa a Milano ed è uno dei partecipanti al 3° Master IDTV organizzato dalla Università di Milano.

E’ come un astronauta ed un esploratore, visto che è il primo cinese che studia di televisione digitale interattiva in Italia.

Un fatto dal grande significato pratico ma anche simbolico. Una sorta di “apripista” per un sempre crescente scambio culturali tra i due paesi, su tematiche diverse da quelle economiche o di design quali quelle attuali.

Il sogno di Fabio si è realizzato anche grazie all’intervento di un secondo protagonista di questa storia: la multinazionale cinese Huawei, che ha pagato la quota di iscrizione e il volo aereo.

Ma non solo: attraverso questo Master, Fabio e Huawei, collaboreranno strettamente nella definizione di un progetto di laboratorio nel quale approfondire la conoscenza reciproca e come già successo per i partecipanti le precedenti edizioni del Master, Huawei potrebbe anche assumerlo.

L’importante è che ora Fabio sia il primo di molti altri arrivi di studenti Cinesi di sempre crescente livello negli scambi culturali e scientifici tra Italia e Cina per andare ben oltre i 900 studenti stimati per il 2008, nulla rispetto i 54.000 studenti cinesi arrivati negli UK nel 2005 o i 60.000 degli Usa.

Oltre ad una “semplificazione” delle procedure dei visti per questo tipo di ingressi, auspicato di recente dallo stesso console cinese a Milano, occorre che le Università Italiane forniscano informazioni migliori sulle proprie offerte formative, che a parte rare eccezioni, appiono oggetti “oscuri” ed impenetrabili.

A dimostrazione sui problemi per quanto riguarda gli scambi scientifici tra Italia e Cina, è di questi giorni che un professore Cinese avrebbe inventato una macchina che il Prof. Veronesi dell’Istituto dei Tumori di Milano, ha definito dagli effetti miracolosi nella cura del cancro.

Bene, queste ricerche sono arrivate in Italia solo attraverso un canale di imprenditori italiani che ha comprato il brevetto in cina per la sua distribuzione sul mercato europeo.

Quanto accaduto non fa bene alla ricerca italiana, ed è la prova della debolezza strutturale del sistema formativo italiano e degli scambi scientifici, totalmente incapace di competere.

La Cina sta diventando leader mondiale per quanto riguarda le pubblicazioni scientifiche. Questo dimostra che la Cina dalla “copia facile”, a breve sarà solo nei libri di storia, esattamente come quando noi Italiani “eravamo i primi in fatto di creatività ed innovazione”.

Come la Ricerca americana e l’America è diventa grande grazie proprio ai contributi dei sui immigrati, Indiani, Cinesi ed anche Italiani, ora è giunto il momento anche per noi di aprire le nostre porte ad una sempre maggiore “conoscenza condivisa”, l’unica che può aiutarci a cercare di “reagire” alla profonda crisi culturale in cui l’Italia è sprofondata.

I Fabio Zhou possono contribuire molto anche a costruire il nostro futuro, una immigrazione ben diversa da quella al centro dei recenti fatti di via Sarpi o quelli denuniciati da Report sul Made in Italy.

L’alternativa è la “chiusura” per: Collasso Culturale!

mercoledì 5 dicembre 2007

Il Guanxi “dentro” l’amicizia

In Cina “Amicizia” si dice Guanxi.

Entrare nel Guanxi di un cinese, è cosa difficile e si ottiene solo dopo essere stati sottoposti ad una serie infinita di test e verifiche, sotto tutti i punti di vista.

E’ come entrare a far parte di una “famiglia allargata”, dentro la quale l’abnegazione alla “causa comune” è totale, così come la condivisione dei beni immateriali e materiali. Ecco perchè tanta reticenza da parte dei cinesi a considerare qualcuno “un Amico”.

Va sottolineato che essere amici di un cinese, è impegnativo. Un solo sbaglio e si rischia di uscire dal Guanxi. Poi rientraci è quasi impossibile, perchè l’errore è il buon consiglio, la prova, della tua “inadeguatezza” a ricevere questo autentico “onore”.

Il Guanxi vale sia nelle relazioni personali che in quelle di affari e significa il non correre il rischio di essere trattati come quelli che NON sono nel Guanxi: essere fregati!.

Un cinese nel Guanxi è probabilmente la persona più onesta e fedele sulla faccia della terra. Da queste parti la parola “onore”, ha un significato profondo, reale, tangibile. E’ un valore o una vergogna che si porta dentro per sempre.

Anche nelle nuove generazioni “pulsa” questo principio. I giovani cercano il Guanxi, per sopperire sul piano affettivo, al problema di aver vissuto da figli unici. Per cui chi è dentro il Guanxi è come e più di un fratello, di una sorella, o addirittura può essere un secondo padre, una seconda madre, se persi nel frattempo.

Riconoscere il Guanxi è cosa molto difficile. Oggettivamente i cinesi, apparentemente sono molto aperti e disponibili a rapide “amicizie”, fatte di bevute, strette di mano, sorrisi ed inviti a ulteriori incontri.

Soprattutto quando si parla di affari, il cinese è abilissimo a mettere al centro delle proprie attenzioni quella che lui considera però, solo una “preda”, che affascinata dai modi, dalle regalie e dalle continue lusinghe, crederà di aver trovato un nuovo “amico” su cui contare.

Niente di più sbagliato. Il cinese che vuole qualcosa da voi, ha una capacità e una perseveranza incredibili, in quella che in tutto e per tutto, è un corteggiamento da “innamorato”. Sarete al centro delle sue attenzioni, non vi mancherà nulla, vi faranno sentire importanti, ma tutto questo fa parte solo del “rituale”.

Quando poi la “trappola” scatta, per molti occidentali è sempre troppo tardi, perchè, sicuri che stavano trattando in “amicizia”, avranno già fatto molte concessioni che poi rendono gli accordi con i cinesi, spesso totalmente sbilanciati, sempre a favore di questi ultimi.

Ci sono poi i casi estremi, nei quali la “trappola” viene creata anche attraverso la complicità di terzi, facenti parte del Guanxi del vostro interlocutore, dove per “piegare” il volere del “malcapitato” occidentale, improvvisamente e dal nulla, si materializzano vari “problemi” che possono mettere a rischio anche la stessa incolumità della “vittima” occidentale.

Tipicamente questi “problemi” provocano l’isolamento, per ragioni “formali” o “logistiche”, momenti dove, senza alcun supporto, diventa oggettivamente difficile non sperare nell’intervento del proprio “cavaliere” e nuovo amico.

In una sorta di “scherzi a parte” ecco infatti che arriverà il “nuovo amico”, il salvatore, che vi spiegherà come uscire dalla incredibile situazione: fare qualche “piccola” concessione a questi “comuni nemici”, ed è fatta.

Un esempio pratico? Molti occidentali quando arrivano in Cina possono ricevere vari regali. Uno in particolare: l’invio di una “massaggiatrice” in camera, ovviamente pagata dal vostro amico cinese, come di tutta la cena del resto!.

Quando l’“amico” Cinese capisce che il regalo offerto verrà accettato, se la trattativa non sta dando i risultati auspicati, ecco che può scattare la trappola: l’arrivo della polizia.

Il controllo, metterà in evidenza la “reale” professione della massaggiatrice, attività vietatissima in Cina, pena l’espulsione del malcapitato Occidentale, con tanto di timbro rosso sul passaporto con la dicitura “prostituzione!!!” e l’addio di qualsiasi futuro affare in Cina.

Ma allora, come si riconsce il Guanxi?

Non è semplice. Ma un segnale preciso può essere quello di venire coinvolti nella sua “normalità”, la sua tavola di casa, magari meno virtusa di un ristorante e la condivisione del “poco”, spesso per nulla eccezionale quotidiano.

Ma non solo, dentro un Guanzi state pur certi che il cinese non vi chiederà mai nulla, nemmeno se vive ad un livello per noi considerabile di Povertà.

Anzi vi tratterà da Re perchè ciò lo farà sentire Re a sua volta, senza chiedervi altro che il solo accettare e nulla in cambio!

Buon Guanxi a tutti voi.