martedì 24 febbraio 2009

USA in mano ai paradisi fiscali!!

Scorrendo su Wikipedia la lista dei creditori USA, dopo gli arcinoti Cina, Giappone e Regno Unito a sorpresa, con 220 miliardi di dollari, compaiono i Paesi Caraibici o meglio il sistema bancario dei paesi caraibici!!!

 

Foreign owners of US Treasury Securities

 

Nov 2008

Oct 2008

Nov 2007

Nation

billions of dollars

percentage

 

 

 

 

Mainland China

681.9

22.10%

652.9

21.57%

458.9

19.65%

Japan

577.1

18.70%

582.0

19.23%

589.6

25.25%

United Kingdom

360.0

11.67%

357.2

11.80%

174.1

7.46%

Caribbean banking centers

220.8

7.16%

219.3

7.25%

108.0

4.63%

Oil exporters

198.0

6.42%

187.6

6.20%

138.7

5.94%

Brazil

129.6

4.20%

134.5

4.44%

121.7

5.21%

Russia

78.1

2.53%

80.9

2.67%

33.5

1.43%

Luxembourg

75.0

2.43%

81.4

2.69%

67.9

2.91%

Hong Kong

66.0

2.14%

65.2

2.15%

51.7

2.21%

Switzerland

63.0

2.04%

61.2

2.02%

38.1

1.63%

Norway

59.1

1.92%

50.5

1.67%

27.6

1.18%

Taiwan

43.3

1.40%

39.1

1.29%

37.1

1.59%

Germany

43.3

1.40%

42.9

1.42%

38.6

1.65%

Singapore

37.4

1.21%

32.6

1.08%

40.2

1.72%

Ireland

35.2

1.14%

29.0

0.96%

17.5

0.75%

Thailand

35.1

1.14%

34.8

1.15%

27.5

1.18%

Mexico

34.6

1.12%

33.1

1.09%

31.9

1.37%

Turkey

28.7

0.93%

27.6

0.91%

25.6

 

Quindi tra i maggiori creditori degli Stati Uniti compare non uno stato sovrano “normale”, ma un paradiso fiscale!

E’ evidente che questa notizia, anche alla luce delle richieste americane fatte nei giorni scorsi alla UBS e che richiedono di svelare i dati relativi ad oltre 50.000 conti correnti svizzeri, intestati ad altrettanti cittadini statunitensi, fa sicuramente riflettere.

Non solo, l’Europa ha raggiunto lo scorso week end l’accordo storico per “stroncare” il malcostume dei prodotti finanziari privi di controllo, minacciando ritorsioni ai “paradisi fiscali” che non collaboreranno a questa “pulizia” di sistema.

Ora che i Bond di Stato degli USA, il paese dal quale tutta la crisi finanziaria è di fatto partita, siano sostanzialmente in mano a non ben noti possessori di conti correnti nelle banche dei paesi caraibici, lascia interdetti, anche perché sorge spontaneo chiedere: chi sono realmente i possessori della quarta gamba che sta tenendo a galla la traballante economia Americana, che a colpa di nazionalizzazioni, cerca di salvare il salvabile? 

Mafiosi, Finanziari senza scrupoli o altri faccendieri?

Viste anche le condizioni precarie in cui versano sia Giappone che Gran Bretagna, chi ci dice che cosa vorranno realmente fare questi “anonimi” azionisti degli USA, che di fatto possono incidere non poco sul futuro stesso della prima potenza al mondo?.

E’ evidente che la speculazione, se pesata confrontata con il 5° creditore della lista, i paesi produttori di petrolio (OPEC), rappresenta una fetta importante che spiega di quale “droga” si sia nutrita l’economia e la società Americana negli anni scorsi, che inseguendo il proprio sogno, si è “venduta” senza chiedere troppe informazioni ai propri creditori.

Non resta che incrociare le dita e sperare che questo non sia un ulteriore segnale che i problemi fin qui avuti non sono siano solo agli inizi e che in futuro qualche “misterioso” creditore non chieda il pignoramento americano, rimanendo rintanato nei sicuri e caldi paradisi fiscali caraibici, mandando tutto il resto del mondo in malora.

lunedì 23 febbraio 2009

Hillary spera nel "fidanzamento"... La Cina non "conferma" e apre all'EU (e Italia)!!

Caro Angelo, ho letto con attenzione l’articolo di Paniccia sulla visita di Hillary Clinton in Cina.

Non condivido le tesi esposte da Paniccia, che forse, volendo soprattutto “stressare” la tesi, del resto già esposta in altri articoli, di una sostanziale difficoltà dei futuri rapporti tra USA ed EUROPA, ha finito per confondere politica con commercio internazionale, una distinzione invece molto ben radicata nelle menti dei cinesi.

Infatti la Cina ha nell’Europa il maggior partner commerciale ed intende nel futuro sviluppare questa relazione che la tiene oltretutto lontana dalla ingerenze politiche Americane, poco gradite dal governo cinese.

Appaiono inoltre evidenti le “vere” ragioni per cui Hillary Clinton, nella sua prima visita all’estero non a caso sia passata dall’Asia e non dall’Europa: è da queste parti che sono i due più grandi creditori degli Stati Uniti e precisamente Cina e Giappone.

Per quanto riguarda in particolare per il Giappone, sul punto di “crollare” sotto i colpi della recessione, Hillary è dovuta correre rapidamente al “capezzale” di questo moribondo creditore, per cercare di capire la reale situazione e i rischi connessi.

Al contrario, per quanto riguarda i Cinesi, essi intendono invece tutelare il proprio ingente credito e quindi stanno facendo tutto ciò che possa limitarne i rischi di perderlo.

Ma per quanto ingenti, capitali sicuramente non sufficienti per poter assecondare la volontà americana di creare ora un assetto mondiale a due (G2), come appare chiaro dalle ultime dichiarazioni fatte dalla stessa Hillary.

Agli occhi dei cinesi, questo nuovo “equilibrio” come descritto dalla Hillary, rischierebbe di legare a filo doppio i destini della Cina con quelli degli USA, in un momento in cui lo stato di “prognosi”  degli americani, non consente alcun “pronostico  futuro” su possibili ed ulteriori pericolose ricadute.

Proprio per evitare questo “abbraccio”, la Cina sta continuando ad allargare la propria sfera di influenza ad altre aree, privilegiando prima di tutto gli aspetti commerciali e poi quelli politici, cercando proprio nell’Europa una sponda politica nell’occidente, come dimostrato dal recente viaggio del Premier Wen Jiabao in Europa e le aperture ad una sempre maggiore cooperazione tra Cina ed Europa..

Gli USA semmai ora temono che, sotto i colpi dell’attuale crisi finanziaria, l’Europa possa “preferire” una sempre maggiore alleanza con i Cinesi, che sul “piatto” possono mettere la propria forza commerciale, la possibilità di assorbire ingenti merci europee, oltre di disporre d’ingenti capitali che potrebbero essere utilizzati proprio in Europa.

Da qui anche il tentativo della nuova Amministrazione Americana di riallacciare le relazioni con la Cina, proprio per cercare di non essere guardati con sospetto, come solo un enorme investimento andato male da non ripetere in futuro e nel contempo cercare di rimarcare il ruolo di guida dell’occidente che gli USA ritengono gli appartenga.

L’articolo di Paniccia, non sembra tenere conto di tutti questi aspetti ed oltre tutto, sembra ignorare il recente accordo politico proprio tra Italia e Cina che indica la volontà di raddoppiare l’interscambio tra i due paesi nel medio termine, un aspetto fondamentale che dimostra l’esatto contrario delle tesi da Paniccia, accordo oltretutto promosso proprio dai Cinesi e non dalla “poco credibile” politica italiana.

Non solo, affermando che le produzioni cinesi del mercato interno sono passate dal 48% al 70%, l’articolo dimostra la volontà di continuare a descrivere uno scenario non veritiero, visto che non cita i valori assoluti e gli enormi spazi che si sono creati in questi anni per le aziende che hanno localizzato le proprie produzioni, come del resto hanno fatto quasi tutte le multinazionali occidentali.

Ad esempio, come da me citato per quanto riguarda il mercato dell’elettronica, ben l’80% della produzione cinese è fatta utilizzando materiali (o brevetti) di provenienza occidentale e non cinese!

Per cui è vero che il Made in Cina è cresciuto, ma “inside” questi prodotti parlano ancora occidentale.

Esistono poi anche casi di Multinazionali Tascabili italiane che hanno avuto il coraggio di non solo esportare ma di produrre direttamente in Cina, ottenendo incredibili performance di crescita, la prova degli spazi a disposizione per un’avveduta intraprendenza ed innovazione d’impresa.

Non solo, i Cinesi offrono la possibilità di produrre in Cina e poi esportare in ogni altro paese, offrendo ingenti capitali e il “traino” commerciale di cui possono disporre, consentendo alle imprese italiane, a corto di finanziamenti e sempre sotto patrimonializzate, di trovare così un Partner in grado di realizzare la crescita auspicata.

Ovviamente la composizione del paniere commerciale sul mercato cinese è cambiata, ma questo è connesso al fatto che la Cina, ormai divenuta seconda potenza economica e politica del mondo, sta percorrendo gli stessi passi di sviluppo che furono del Giappone e degli Usa e dove sempre maggiore sarà il peso del mercato interno di sempre più alto livello e non più la fabbrica del mondo come lo è stato fino ad ora.

L’Italia ha le competenze giuste da “gettare” in questa sfida e partnership con i cinesi, ma occorre cambiare l’approccio del “mordi e fuggi” fino ad ora utilizzato, per passare ad una presenza reale e permanente sul territorio, dalla quale costruire un mercato che da solo, vale quanto quello dell’intero pianeta!

domenica 22 febbraio 2009

I primi 100 minuti di OBAMA Presidente!!!


Da Douglas James Gilford questa immagine dell'Obama appena entrato in Carica.

sabato 21 febbraio 2009

Hillary faccia d’angelo!!

Alla fine del suo giro lampo in Asia, Indonesia, Sud Corea e Giappone, Hillary Clinton ha fatto anche tappa in Cina.

La prima nel nuovo incarico di Segretario di Stato dell’epoca Obama.

La “faccia” presentata è stata quella delle grandi occasioni, molto pragmatica e priva di retorica che ha voluto andare dritta al nocciolo del problema: gli USA e la Cina non possono fare a meno l’uno dell’altro.

Questo matrimonio d’interesse e il pensiero americano, con un’abilità da scafato diplomatico, è stato oltretutto svelato ben prima dell’arrivo dalla stessa Hillary Clinton sull’aereo che la portava a Beijing.

Infatti la “battuta” relativa al fatto che “i diritti umani non possono prevaricare gli aspetti di una fattiva relazione finanziaria e commerciale tra i due paesi” e che ha scatenato le ire di Amnesty, a Beijing è stato interpretata come un concreto segnale che ha dato al Governo Cinese il senso della visita del nuovo Segretario di Stato Americano.

Questa visita di fatto prepara il prossimo incontro al vertice, quello tra lo stesso Obama e il Presidente Cinese Hu a Londra, in occasione del prossimo G20 di aprile.

Sul tavolo sono state quindi messe le questione fondamentali attorno alle quali ruota il futuro dei rapporti tra i due paesi: livello di cambio Yuan / Dollaro e quote di import / export tra i due paesi.

Entrambe le questioni sono strettamente collegate a filo doppio ed entrambi i paese sanno che una guerra commerciale adesso, alzando difensivi muri protezionistici, non rappresenta una soluzione.

Il debito americano in mano ai cinesi da un lato, obbliga infatti gli americani a non cercare un confronto troppo duro, visto che di fatto sta finanziando buona parte delle “stampelle” che non hanno già portato gli USA al baratro.

Per contro la Cina, non può cercare di mettere all’angolo gli USA, in una condizione complessiva ad oggi decisamente favorevole, perché necessita delle esportazioni verso gli Stati Uniti e degli scambi tecnologici, commerciali ed investimenti delle multinazionali americane, per continuare la propria impetuosa crescita iniziata 30 anni fa.

Quindi dalla Clinton sono stati dismessi i toni da “guerra fredda” che qualche volta si sono sentiti da Bush, che vedeva comunque con “sospetto” la crescente influenza Cinese nel mondo ed in particolare in aree delicate per gli USA quali Africa, Venezuela e Brasile ma che soprattutto sembrava non gradire il ruolo di “guida” dei paesi in via di sviluppo assunto dalla Cina, paesi che non nascondono di mettere gli USA in cima della lista dei responsabile di quanto accaduto a loro nel passato e per quanto sta accadendo ora nel mondo.

Gli USA sanno anche che sulla questione Nord Coreana, la Cina è in grado di contribuire ad evitare che qualsiasi escalation nella zona possa precipitare in qualcosa di molto pericoloso, visto il probabile effetto domino che produrrebbe.

La Hillary Clinton apparsa a Beijing, per i suoi toni e i modi coerenti, è piaciuta ai cinesi che da troppo tempo sono abituati a dover fare con leaders occidentali che a casa loro dicono una cosa e una volta atterrati a Beijing, dicono l’esatto contrario.

Speriamo questo sia il primo positivo passo per una sostanziale normalizzazione e definizione di comuni regole di cooperazione tra la nuova amministrazione americana e il governo cinese.

Sarebbe un passo importante per cercare di contribuire anche ad una pacifica soluzione delle questioni finanziarie e politiche che stanno tormentando il mondo intero.

Italian Center Shanghai "apre" all'Innovazione ... Stay Tuned!!!


NEW YORK - 5/6 Maggio 2009 - World Innovation Forum

L'Innovazione e l'editoria Italiana ...: Affonda!!

Venerdí 20.02.2009 18:51
 var. sedutavar. ultimi 6 mesivar. ultimo anno
MIBTEL-4.92%-41,08%-50,78%
Buongiorno+ 2.56%-36,86%-72,38%
Cairo Communication-0.11%-25,17%-41,61%
Caltagirone Editore-2.91%-53,85%-57,96%
Class Editori0.00%-31,87%-49,22%
Espresso-1.90%-57,78%-72,37%
Il Sole 24Ore-1.99%-40,62%-50,04%
Mediaset-2.18%-27,06%-41,78%
Mondadori-4.23%-29,54%-50,63%
Monrif0.00%-27,20%-37,27%
Poligrafici Edit.0.00%-39,83%-55,90%
Rcs Mediagroup-3.87%-60,81%-76,64%
Seat Pagine Gialle+ 0.72%
Telecom Italia Media-3.17%-46,15%-62,86%
Tiscali-6.52%-76,18%-82,69%

Di fronte a questi dati appare evidente che le Società della Società dell'Informazione sono affondate da tempo.

Caso clamoroso quello di Seat Pagine Gialle,  con un debito di oltre 3 Miliardi di Euro, circa 5 volte il proprio margine operativo lordo che la ingessa per il futuro, tanto che molti analisti nutrono seri dubbi sul futuro stesso della società.

Il resto è il nulla che rischia di "sparire" sotto i colpi della recessione finanziaria. La questione è che innovare significa, fare qualcosa in maniera diversa o originale. Il problema è che in Italia "diversamente" ed "originale" sembrano essere ancora due temuti tabù. 

Cosa si può fare?? Beh per iniziare un pò di letterale Turnaround:

"un processo di passaggio da un periodo di perdite o di scarsa redditività in un fase più redditizia. Una tendenza può essere innescato da una serie di fattori, tra cui un migliore utilizzo dei beni o lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi"

Da questa definizione si comprende come la soluzione sia INNOVARE veramente.

Esempio: perchè è ancora un Tabù che Telecom scorpori la propria rete (facendo cassa e creando valore per la nazione) e poi si fonda con Mediaset??

Quale ragione "plausibile" che non sia il potere che questa società rappresenta, tanto da scatenare azioni stampa strumentali contro qualsiasi "scorporo", può ancora giustificare il continuare su questa strada, visto che così come è la società è destinata ad una probabile estinzione??

venerdì 20 febbraio 2009

La Cina Finanzia la crescita dell’industria elettronica e noi??

Il governo cinese ieri ha approvato un piano per promuovere l’industria elettronica e dell’informazione, aggiungendo nuovi investimenti per promuovere l'espansione delle comunicazioni mobili 3G e degli altri servizi High-Tech.

L’intenzione di questa azione è quella di promuovere nei prossimi tre anni l'innovazione nel paese, aumentando i finanziamenti connessi e nel contempo promuovere l'uso delle tecnologie in molti settori del paese.

Il Consiglio di Stato, presieduto dal Premier Wen Jiabao, ha affermato come il piano intende sia incrementare il consumo interno, cercando così di compensare all’indebolimento della domanda globale e la conseguente riduzione delle esportazioni tecnologiche cinesi.

Gli investimenti si concentreranno inizialmente nella promozione dell'uso della telefonia 3G di comunicazione mobile digitale e per l’incremento dei servizi di  Digital TV.

Questa azione intende contribuire a sviluppare la conoscenza scientifica nazionale e tecnologica del paese e nel contempo migliorare le piattaforme tecnologiche dei servizi pubblici.

Il governo ha anche deciso di promuovere l’outsourcing, incoraggiando le imprese dell’industria elettronica e dell’Informazione del paese ad espandersi anche all’estero, costruendo centri di ricerca e di sviluppo, produzione e reti distributive per la commercializzazione dei prodotti High-Tech “Made in China” anche al di fuori del paese.

Tra le azioni a sostegno sono previste tra l’altro forti riduzioni fiscali per l’esportazione di prodotti per l'elettronica e dell’Informazione.

Questa azione, segue a stretto giro le misure varate nei giorni scorsi a supporto dei mercati dell'auto, acciaio, costruzioni navali, settore tessile e la produzione di macchinari per l’industria.

In Cina l’import / export del settore dell’elettronica e dell’informazione ha raggiunto gli 885,4 miliardi di dollari, con una crescita del 10 per cento rispetto all'anno precedente.

Ma analizzando meglio i dati, si scopre come le esportazioni siano cresciute del 13,6% raggiungendo i 521,8 miliardi di dollari, più del doppio di quanto rappresentato dalle importazioni (il 5,,4% - 363 miliardi di dollari).

Il 75 per cento delle esportazioni lo scorso anno è rappresentato dai prodotti per le telecomunicazioni, computer e prodotti audio / video per il mercato consumer.

La ragione di tanto interesse da parte del governo cinese ad una crescita della conoscenza interna è spiegabile da un altro dato fondamentale: oltre l’80 per cento delle esportazioni è rappresentato da prodotti assemblati in Cina ma utilizzando materiali forniti dai clienti stranieri.

Il mercato interno cinese per quanto riguarda l’elettronica e i media  ha raggiunto 6,3 trillioni di Yuan ( 950 miliardi di dollari) con una crescita attorno il 12.5  negli scorsi anni, livello di crescita atteso anche per il 2009, da ciò l’intenzione di favorire l’arrivo sul mercato di prodotti realmente pensate e prodotti in Cina, per poter beneficiare di questo trend che non sembra si arresterà nemmeno in periodi di crisi come quelli odierni.

Ovviamente ci vorrà tempo, ma sicuramente il fatto che la oramai prima economia mondiale abbia deciso di far crescere la propria industria elettronica, è un messaggio che dovremmo recepire anche in Italia, dove invece per contro, a fronte di conoscenze molto profonde e di altissimo livello, il governo non sembra dello stesso avviso, lasciando così che questo patrimonio nazionale continui, giorno dopo giorno, a dissolversi.

Una visione miope che occorre rapidamente cambiare, perché il futuro dell’intero paese ruoterà attorno alla capacità di trasformare queste conoscenze in prodotti e mercati, consentendo nel contempo di innovare profondamente il sistema produttivo ed informativo del paese, in modo di competere al meglio nelle difficili sfide future che ci attendono.

giovedì 19 febbraio 2009

Wired Italia: la copertina specchio della realtà!

Devo proprio fare i miei complimenti a Riccardo Luna per il primo numero di Wired Italia.

La copertina in particolare: l’impietosa fotografia della situazione italiana vista con gli occhi NON italiani come di fatto è Wired Italia.

La dimostrazione che questa edizione Italiana sia tutt’altro che italiana è dimostrato dal fatto che l’edizione on line, il cuore pulsante in un mondo 2.0 come quello attuale, sia tutta gestita a Londra, da una redazione editoriale che nulla centra con la redazione del cartaceo.

Scelta quantomeno originale ma che la dice lunga sulla capacità italiana di rappresentare l’innovazione o meglio di trasferire innovazione nel resto del mondo.

Per cui, gli americani, che per quanto buoni amici, non intendono “sperperare” i propri capitali, hanno ragionevolmente deciso di non usare “facce” italiane per un prodotto pensato e prodotto di fatto da tutt’altra parte.

Per cui la scelta della Montalcini, è come in molti altri settori, prima di tutto una scelta fatta con occhi esterni alla nostra cultura e al nostro mondo dell’innovazione ma che la dice lunga di quale possa essere il nostro futuro se non la smettiamo di essere così terribilmente provinciali.

I risultati di vendita o meglio di abbonamenti sembrano lusinghieri, ma oggettivamente al di là di questi, mi auguro che in un futuro non troppo lontano, si assista ad una inversione del processo di trasferimento tecnologico, dall’Italia al resto del mondo e che un giorno un Wired Italiano “sbarchi” nella Silicon Valley stupendo e coinvolgendo gli americani.

Un sogno?

Non credo, come anche lo stesso Wired (“americano”) fa intuire, i geni italiani esistono e sono di prima grandezza.

Si tratta di far si che l’Italia non continui a disperderli in rivoli di ricerche altrui ma riesca finalmente ad avere una propria politica sull’Innovazione che prima innovi l’Italia e poi “contagi” il resto del mondo.

E’ possibile, per il paese dei Da Vinci, Fermi, Marconi, Mattei che “inventarono” le basi stesse del mondo tecnologico che tutti noi, cinesi compresi, oggi utilizziamo.

Per cui “forza e coraggio”, cerchiamo di tornare a credere che se un inventore non ha un nome Inglese o Cinese, possa ancora cambiare il mondo!

mercoledì 18 febbraio 2009

Uova da Ping Pong?? Pessimo esempio d’informazione!!

Dopo lo scandalo del Latte alla Melamina e i precedenti giochi per bambini con coloranti tossici, ormai la Cina è “osservato speciale” da parte di tutto il mondo per quanto riguarda la qualità delle sue produzioni, siano esse industriali che alimentari.

Spesso però forti di questo “alibi”, circolano anche notizie spesso prive di fondamento che fortemente enfatizzate, servono solo a continuare a mantenere alta l’idea negativa che molti nel mondo hanno sulle produzioni cinesi. (anche a fini protezionistici!)

Sui quotidiani occidentali, soprattutto italiani, grande enfasi trovano quindi notizie relative a sequestri o ritrovamenti di merce non a norma d’importazione cinese.

Corretto informare ma ahimè, sempre con lo stesso taglio: “occhio ai cinesi!”

L’ultimo esempio di un pessimo modo di informare lo abbiamo avuto proprio oggi:

Agenzia AGI delle 8,29 del 17 Febbraio: “CINA: DOPO LATTE CONTAMINATO ALLARME PER UOVA CON ALUMINIO”

Alla prima lettura non possono che essere saltato sulla sedia. Alluminio??. Anche se quella L di meno trae in inganno. ( che sia voluta?)

Poi mi sono messo ad approfondire e cercare di capire, anche perché le uova noi le mangiamo regolarmente da queste parti in Cina.

Prima che parta il “solito” passa parola, per l’onor di cronaca, vediamo allora di approfondire meglio quest’ultima notizia che sta circolando su alcuni canali non ufficiali, che rilanciata da alcuni media di Hong Kong, è finita per essere lanciata dalla AGI con tanta veemenza.

AGI nella sua corrispondenza, cita il quotidiano di Hong Kong in lingua inglese “The Standard”, nel quale si parla della scoperta, in alcuni mercati locali nello Fujian, di alcune Uova Artificiali contenti Alluminio e che ora rischierebbero oltretutto di arrivare ad Hong Kong .

Detta così sembra quindi tutto vero, allora decido di approfondire le fonti e in assenza di notizie sui canali cinesi, trovo un altro quotidiano di Hong Kong che ne parla, questa volta in lingua cinese, lo Sing Tao.

Su questo quotidiano verrebbe di fatto confermata la notizia che nei giorni scorsi, nel sud della Cina sarebbero state vendute, su alcune bancarelle dei mercati rionali, alcune uova che, più che da mangiare, sarebbero buone per giocare a Ping Pong.

Tutto ciò sembra essere accaduto a Xiamen nello Fujian, dove le uova in vendita nel mercato avevano il guscio fatto di carbonato di calcio, mentre per quanto riguarda il tuorlo d'uovo, questo era fatto di varie sostanze, alum, alginato di sodio, cloruro di calcio, benzoato di sodio e gelatina.

E qui arriva l’incredibile. Tanto per iniziare, leggendo meglio sia la notizia in Inglese che quella in Cinese, tra le sostanze presenti, ben diversamente da come citato dalla AGI, non c’è l’alumina ma bensì l’Alum.

Facendo qualche ricerca, si scopre tra l’altro che il tanto pericoloso ingrediente (Alum) è stato oltretutto approvato dalla U.S. Food and Drug Administration come additivo per cibo, in quanto questo sale, ripeto SALE, viene usato per rendere più croccante ad esempio il pane o alcuni sottaceti.

Usato in grandi dosi può essere pericoloso e leggendo le etichette di molti alimenti non è infrequente trovarlo presente.

Ma l’agenzia, “tratta in inganno” a questo punto dalla fonte, o per altre ragioni, pensa bene di mettere in evidenza SOLO la pericolosità di queste uova sottolineando che “possono causare ritardi mentali”!

A questo punto non posso che rimanere sconcertato dal tentato “allarmismo” da parte della AGI, ma ancora più grave è che l’agenzia, paragonandolo con quanto accaduto con il latte, fin dal titolo fa passare l’idea che le uova in Cina possano essere state adulterate con Alluminio.

La cosa ovviamente non vera, in quanto anche nelle sue fonti, si parla espressamente di UOVA FINTE e non di uova adulterate, anche se a prima vista le copie erano perfette come l’originale e comunque il fenomeno non è certo su scala nazionale.

Continuando la storia come vengono esposte dalle fonti, ci sarebbe anche chi queste uova, dopo averle acquistate da un mercato di zona, le avrebbe anche mangiate.

Il “cuoco” però, si sarebbe subito “insospettito”, visto lo strano sapore che avevano una volta iniziate a mangiare, finendo per esclamare letteralmente: “sapevano di plastica”!

Ma i “falsari” sembra proprio abbiano dato il meglio di sè, tanto da ingannare facilmente chiunque visto che il tuorlo, data la raffinatezza dell’imitazione, apparirebbe molto flessibile, elastico come quello originale anche se al tatto assomiglia più ad una palla.

Detto ciò, si rimane sconcertati, in assenza di conferme ufficiali o altre fonti, della leggerezza usata nel diffonderla nel formato usato da AGI: “Uova con l’alluminio!”.

Questo è l’ultimo caso di una continua azione denigratoria e “sopra le righe” alla quale potrei citare altri casi simili a questo.

Per finire, al giornalista che ha lanciato questa agenzia, bisogna ricordare che per il latte adulterato, fatto increscioso che ha profondamente colpito tutti i cinesi nei mesi scorsi, sono già state sentenziate 2 pene di morte e un paio d’ergastoli.

Insomma, da queste parti fare gli “spiritosi” con la salute della gente si rischia veramente e quindi occorre evitare sensazionalismi del tutto inutili che oltretutto continuo solo ad alzare stupidi muri di diffidenza tra Cina ed Italia.

martedì 17 febbraio 2009

3G in Cina: parte con i “numeri fortunati” e 3 diversi standard!


La Cina dimostra ancora volta un approccio originale anche quando si parla di 3G.

A Shanghai, da ieri China Mobile accetta le richieste per i “numeri fortunati” del servizio 3G di prossimo rilascio.

Seconda tappa dopo la provincia del Guangdong, China Mobile cerca di invogliare i nuovi utenti a passare al 3G, offrendo i numeri che iniziano per 188, che nella tradizione cinese sono considerati numeri fortunati.

Per gli utenti Premium GoTone si apriranno così le porte alla “fortuna”, attraverso i numeri che potranno venire richiesti direttamente on line sul sito di China Mobile.

Successivamente alla attribuzione dei “numeri fortunati”, seguirà l’attivazione vera e propria del servizio che, per quanto riguarda China Mobile, inizierà a marzo

Questa fase è l’ultima di un’autentica sfida a tre che ha consentito le assegnazioni delle licenze 3G solo a gennaio e che sta avendo una evoluzione, ai nostri occhi, molto “anomala”.

Le licenze 3G per la Cina sono state infatti assegnate a China Mobile, China Unicom e China Telecom, ma va sottolineato come tutti gli operatori useranno standard tra loro diversi.

Infatti, il servizio di China Mobile sarà basato sullo standard TD-SCDMA, di fatto lo standard cinese, scelta ben diversa invece per China Unicom che utilizzerà il sistema europeo WCDMA (wideband CDMA), mentre China Telecom utilizzerà lo standard americano CDMA2000.

Va sottolineato come in China Unicom sia presente come azionista anche Telefonica. La scelta dello standard europeo appare quindi una naturale conseguenza che consentirà alla società cinese di beneficiare dell’esperienza sui diversi mercati del colosso spagnolo.


Le precedenti esperienze Giapponese e Coreana, fanno presagire che anche in Cina, viste le medesime condizioni culturali in cui si svilupperà il nuovo 3G, si vedrà l’esplosione del Always connected broadband ma soprattutto ci sarà il passaggio dagli “odiati” SMS, difficili da digitare con il linguaggio iconografico cinese, ai più semplici “face to face” per tutte le comunicazioni private e di lavoro.

Per quanto riguarda i film sul telefonino, che da noi dopo un’iniziale curiosità sembrano aver segnato il passo ad un uso più tradizionale delle linee 3G, da queste parti sono già ampiamente scaricati e quindi ci attende una esplosione della distribuzione dei film usando piattaforme mobili.

Il fatto che China Mobile ora stia offrendo ai suoi nuovi utenti 3G i numeri fortunati, rappresenta non solo un’abile azione promozionale, ma un vero è proprio gesto scaramantico per l’industria nazionale che ruota attorno allo standard TD-SCDMA, anche se è tutto da vedere se gli utenti saranno disposti a cambiare i propri numeri, visto che di fatto sono già stati certosinamente scelti quali portafortuna.

L’espansione della rete di China Mobile su standard TD-SCDMA passerà gradualmente dalle iniziali 10 città attuali alle 38 principali città del paese, ma bisognerà attendere fino al 2011 per una copertura nazionale completa.

Al contrario, China Unicom svelerà la propria rete 3G a maggio e ha informato di essere in negoziazione con Apple per il lancio dell’IPhone in China.

Di per sé una notizia, nel paese dove di fatto iPhone è già stato ampiamente clonato, questo rappresenterebbe il primo vero accordo legale per una sua distribuzione nel paese.

Tra l’altro China Unicom usando lo standard WCDMA il più maturo dei tre che saranno utilizzati, confida di poter beneficiare del fatto, che molti dei telefoni 3G come il Nokia N96 e il 3G iPhone appunto, sono da tempo già in circolazione e venduti attraverso canali non ufficiali.

Per finire China Telecom ha annunciato il passaggio della propria rete 2G alla 3G entro tre mesi a partire dalle principali città del paese.

Ora che il dado sembra tratto, per quanto riguarda l’attivazione del servizio 3G in Cina, c’è da essere certi che inizierà la “corsa” alle applicazioni e ai nuovi servizi, la prossima frontiera nel paese dei records che cerca, attraverso le nuove tecnologie, di innovarsi profondamente.

URSO: 2010 anno della Cina in Italia ...

... non a caso nei giorni scorsi dicevo certe cose riguardo Farnesina ed interventi sul caso Alemanno (vedi danni nei rapporti tra Italia e Cina).
Queste sono le reciproche intenzioni: raddoppiare l'interscambio.

domenica 15 febbraio 2009

Caro Alemanno - e pensarci prima??

Le agenzie ribattono oggi il comunicato di Alemanno che adesso annuncia che manderà messaggi distensivi all'Ambasciata Cinese. ( ma non poteva pensarci prima??)

Le affermazioni del Sindaco di Roma finiscono per essere un patetico pianto di coccodrillo che ha dell'incredibile, infatti "l'eroe" del Campidoglio, che con la propria azione di fatto ha "sfidato" la Cina, dimostra di non aver compreso il senso dei suoi gesti, tanto che finisce per affermare "Troveremo il modo di dare dei segnali anche all'ambasciata cinese, non vogliamo rinunciare al turismo dalla Cina".

Dalla Farnesina sembra che qualcuno deve averglielo ricordato, riportandolo sulla terra, altrimenti non si comprende un tale cambio di approccio.

Incredibile modo di percepire le relazioni internazionali, da dilettanti allo sbaraglio e soprattutto l'evidenza che tutto ciò sia stato del tutto inutile, qualcosa che non solo non porterà a nessun tangibile risultato, ma che renderà ancora meno credibile la dirigenza Italiana agli occhi dei già perplessi Cinesi.

Nulla di personale con l'uomo Alemanno, ma in qualità di Sindaco della Capitale d'Italia una lunga fila di profonde perplessità!!

Ps. E intanto questa notte un altro stupro nella Città eterna. Caro Sindaco non sa che i Cinesi considerano l'Italia pericolosa e rischiosa tanto da preferirle altre destinazioni??

Quindi altro che Dalai Lama, queste sono le notizie che rischiano di tenere lontano il turista cinese. Non è che può concentrare tutte le energie, sue e della sua amministrazione, affinchè la Città torni a splendere di una luce ormai "offuscata" da anni di chiacchere, lasciando da parte le Pailettes?

Il Marketing territoriale si fa anche attraverso questo modo concreto! Ma i suoi consulenti hanno pensato bene che il Dalai Lama potesse far recuperare una centralità orami irremediabilmente perduta ( tutte le strade (portavano) a Roma!).

Ora con la Cina la corsa sarà tutta in salita per recuperare un minimo di reciproca fiducia, intaccata profondamente dal suo gesto, che ricordo, per chi non lo abbia capito, voleva essere uno Schiaffo al governo in carica e a tutta la Cina.

Conoscendo i Cinesi, adesso magari qualche parola di circostanza sarà anche scambiata ma caro Alemanno, l'Italia rischia ora di essere fuori dal Guanxi (Link), dopo che l'attuale premier a suo tempo disse che da queste parti "mangiano ancora i bambini!".

Sempre per tutto ciò: Non capisco e non approvo!

sabato 14 febbraio 2009

Premiare il Dalai Lama un errore!

I premi le classifiche sono sempre un problema, perchè di fatto sottoscrivono un "giudizio di fondo" sull'operato, la persona e la missione del premiato, attribuendo nel contempo un "primato" al premiante.

Nel caso del Dalai Lama, appare macroscopicamente un errore quanto recentemente accaduto, per chi seriamente cerca di comprendere la realtà delle dinamiche tra Italia e Cina o meglio cerca di vedere "dentro" il problema Tibetano.

Continuo quindi a non capire e non approvare le ultime iniziative di Roma (e Venezia) come da me pubblicato su Affari Italiani.(link)

Personalmente quindi non posso che sottoscrivere le osservazioni apparse oggi sulla Stampa sottoscritte dall'inviato in Cina Francesco Scisci. (Link)

Sottoscrivo soprattutto una parola: "Confondono".

E' vero che i cinesi non comprendono e rimangono interdetti sull'accanimento con il quale l'occidente (soprattutto i media) sembra dedicarsi alla vicenda del Tibet, senza avere per nulla compreso le ragioni stesse di un dibattito che, come è stato impostato dallo stesso Dalai Lama, è prima di tutto Politico e poi Religioso e non viceversa.

Anche io, come Scisci, faccio fatica a spiegare come mai in Italia sventolano bandiere del Tibet e del perchè ai loro occhi, sembra che l'Italia approvi tutto ciò, anche nelle sedi istituzionali.

Ricordo poi l'esempio da me fatto del terrorismo Basco, al quale aggiungo oggi quello sul Sud Tirolo (che mettevano bombe sulle linee elettriche) e che richiedono da decenni di staccarsi dall'Italia, tanto che se vai a Merano rischi di non parlare nemmeno Italiano!!

Non mi sembra che la Merkel, affine per lingua, cultura e storia, si permetterebbe mai di premiare i leader del movimento che vogliono le stesse cose del Dalai Lama ( autodeterminazione territoriale e culturale). Anche la Merkel considera queste persone solo dei terroristi, senza nessun se o ma.

Sopratutto quello che è inaccettabile è che oggi si affronti la questione del Tibet sulla base delle stesse premesse da "guerra fredda" e confronto tra blocchi, visto che il Dalai Lama chiede espressamente questo da parte occidentale, uno schieramente CONTRO per supportare le sue volontà, dimenticandosi che il mondo nel frattempo è cambiato profondamente.

Inoltre le "prove" di un genocidio, da lui quotidianamente dichiarato continuano a "latitare" nell'epoca di Internet, tanto che ultimamente le ultime due sue affermazioni su presunti massacri cinesi, sono state da lui stesso sconfessate come "un fraintendimento delle sue parole da parte dei giornalisti".

Onestamente se Berlusconi dice una cosa un giorno e poi il giorno dopo dice che sono stati i giornalisti a fraintendere, passi, ma che il Dalai Lama faccia lo stesso, per cercare facili consensi in occidente, continuo a ritenerlo estremamente pericoloso per gli equilibri stessi del mondo, oltretutto in un momento così fragile come quello attuale.

L'ultima uscita è ora quella della "minacciata ribellione" del Tibet (un messaggio in codice? un ricatto a distanza?) segnali che ho verificato con amici Tibetani non sembrano corrispodere alla realtà se non essere nelle teste di quei pochi che ancora pensano che il Dalai Lama sia ancora una guida che possa portare qualcosa di buono per il futuro del Tibet.

Non solo, chiedendo agli amici Tibetani sul citato presunto governo in esilio, non hanno fatto fatica a difinirlo come qualcosa di simile a quello che noi chiamiamo CASTA, qualcosa che dominava in Tibet con metodi e modi dove la maggioranza della popolazione viveva letteralmente senza NULLA e che ora in molti non sono che contenti che sia storia passata.

Detto questo continuo a "non capire e non approvare".

venerdì 13 febbraio 2009

Media-Telecom: la via Italiana sul Digitale.... (Ri-Nazionalizzare la RETE)

Scritto la scorsa estate, (LINK) mi fa piacere che se ne stia parlando in sede Istituzionale.


Ovviemente mi auguro che prevalga la teoria dello SCORPORO per dare il via ad un nuovo Rinascimento Italiano Digitale". Le altre vie consortili o Open nella formula di Telecom o similari, sembrano solo raffazzonati e confuse soluzioni del tutto ingestibili, vista l'indole e le "abitudini italiane.

Ovviamente come al solito è uno scontro tra poteri nazionali, ma credo che la crisi (e la pressione di SKY...) obbligherà tutti ad arrivare ad una soluzione in tempi rapidi e realizzare la scommessa che scherzosamente feci oltre 3 anni fa con il mio mentore Prof. Degli Antoni: la fusione MEDIASET - TELECOM ITALIA.

Parafrasando una famosa canzone di Venditti:" Fibra o non fibra, arrivaremo a Roma" ;)

giovedì 12 febbraio 2009

Insabbiata la caduta della torre di PISA...

L'informazione occidentale quando parla di Cina, giocando sul fatto che spesso è difficile per il lettore verificare l'affermazione stessa data dal giornale che legge tutti i giorni, spesso sembra divertirsi a raccontare autentiche "fesserie" per i soliti fini degli scontri tra "blocchi" .

Ma Repubblica pensa proprio che i suoi lettori abbiano l'anello al naso nel tentativo di far passare l'idea che il governo cinese abbia tentato di insabbiare la notizia dell'incendio dell'Hotel Mandarin di Beijing a cause dei fuochi d'artificio della notte del Festival delle Lanterne.

Per avvalorare la tesi del tentato insabbiamento, si è attribuito agli ormai "super blogger" cinesi, che quando fa comodo sembrano essere gli unici paladini della libertà globale, il merito della divulgazione al mondo della notizia che ha interessato una delle costruzioni più visibili della Città, mentre ovviamente il governo cinese, secondo Repubblica, ha cercato in tutti i modi di nascondere!

Incredibile ma vero, come segnalatomi dall'amico Alessandro (Link) .

In questo caso è come se, caduta la torre di Pisa, Berlusconi, con decreto legge, si fosse affrettato ad insabbiare tutto, per evitare danni al turismo nazionale. Di seguito il video CCTV (tv di stato cinese)

Poi uno non deve pensare di doversi rimbaccare le mani per cercare di far qualcosa per una informazione se non onesta almeno non così spudoratamente .... inutile!!

martedì 10 febbraio 2009

Finite le vacanze .. spente le lanterne

Oggi è il primo giorno post vacanze della fine dell'anno cinese.

In Cina le festività della fine dell'anno iniziano con il capodanno per terminare dopo due settiamane con la Festa delle Lanterne, una sorta di befana che come da noi "si porta tutte le feste via!"....

Ieri per esempio, giorno lavorativo come gli altri, a partire dal primo pomeriggio sono cominciati i fuochi d'artificio come del resto era stato durante l'ultimo giorno dell'anno cinese, per finire con il "super botto" di mezzanotte, il momento di chiusura ufficiale delle festività del nuovo anno del Bufalo.

In particolare, il Festival delle Lanterne è anche un momento dedicato alla famiglia nel quale ci si incontra per mangiare gli Yuan Xiao (o Tangyuan), una leccornia che ormai si mangia tutto l'anno, ma che nel passato era possibile solo in questa giornata particolare.

Di forma rotonda e fatti di farina di riso glutinato possono avere vari interni tipo quello dolce al sesamo.

Ma tornando al Festival delle Lanterne, ha anche un'altra lettura, come tipico alle festività cinesi e cioè il giorno nel quale le ragazze, con la complicità della luce soffusa delle lanterne, escono di casa per cercare marito.

Infatti è di fatto anche una sorta di San Valentino cinese, ma non l'unico, visto che esiste un'altra data qualche mese dopo che se aggiunta al San Valentino Occidentale fa della Cina il luogo a più alta concentrazione di momenti del genere al mondo!!!

A proposito di fuochi d'artificio che una festività sia più o meno sentita lo si verifica da quanti "fuochi" sono stati fatti.

Premetto che l'ultimo dell'anno occidentale se paragonato con l'ultimo dell'anno cinese e/o il festival delle lanterne finisce per apparire una festa rionale, tanto che quest'anno se non lo avessi saputo non avrei compreso che era l'inizio del 2009.

A dimostrazione che, un pò come a Napoli, quando ci si mettono d'impegno le cose le fanno bene, tanta è stata la foga di questo festival delle lanterne che tanti sono stati i fuoci usati che addirittura è andato a fuoco il Meridien Hotel di Beijing, hotel di lusso in via di ultimazione e nuova icona della città post olimpica.

Buon Anno del Bufalo a tutti!!!

Non Capisco e non approvo....(per fortuna non sono di ROMA)

Rimango senza parole davanti alle immagini di Roma e della Cittadinanza onoraria data oggi, in maniera quanto meno "improvvida", al Dalai Lama.

Non capisco come, a caccia di "facili" voti, i politicanti italiani siano sempre alla ricerca di provinciali consensi, senza avere una visione internazionale pragmatica e realista.

Ho scritto, tanto, troppo (vedi links) e diciamo che ormai sono anche "stufo" di cercare di dare informazioni e controbattere alle "affermazioni" di un Dalai Lama che, ormai avendo perso la misura stessa della sua "missione", continua a spararle "grosse" e il peggio è che molti, troppi, in occidente finiscono ciecamente, utopicamente, per crederci anche.

Prendete un aereo e venite in TIBET e poi solo dopo aver "VISTO", decidete se fosse proprio necessario fare questo gesto provocatorio, offensivo, oltrettuto in momenti così tesi e difficili a livello internazionale.

Diciamolo chiaro: A parecchi in occidente la Cina non va proprio giù e mandano "messaggi" trasversali attraverso il Dalai Lama, che così finisce per credere anche alle parole che dice, non comprendendo di essere esso stesso "strumento" in mano ad altri "poteri", che del bene del Tibet sono realmente poco interessati.

Senza andare troppo lontano dall'Italia, nei paesi baschi, mettono ancora le bombe per cercare di ottenere l'agognata indipendenza (anche culturale), ma nessuno si azzarderebbe a chiedere alla Spagna di non reprimere tutto ciò, anche duramente, ne a dare cittadinanza onoraria a nessuno dei terroristi baschi. Nessuno mette in dubbio la lecità del diritto spagnolo di agire come ritiene per difendere i propri territori.

Alla faccia della "libertà" dei baschi che ci rimettono anche la vita per il loro ideale (e la loro cultura).

Sono i soliti giochi che, a rotazione, negli anni, hanno avuto ben altri protagonosti, poi abbandonati a loro stessi, quando non sono più serviti.

Ma inutile parlare, argomentare a chi crede che in Cina ci sia un dittatura da abbattere, o peggio un nemico che occorre tenere a distanza. Tutte idee e "retaggio" di un passato che però ancora in tanti in occidente credono sia la realtà di questi anni.

Peccato che la Cina non sia nè l'uno ne l'altro.
L'ipocrita occidente, USA in testa, dovrebbero, dovrebbe prima di tutto ricordarsi che se non è GIA' nel fango, sotto i colpi dell'attuale crisi finanziaria lo deve ai soldi (che non hanno colore) proprio della Cina che esporta i prodotti che tanti al mondo vorrebbero boicottare.
Ripeto la tesi esposta in questi mesi per cercare una soluzione reale al Tibet: per risolvere la questione Tibetana occorre separare Politica e Religione. Sembra però che oggi questo consiglio, ancora una volta sia stato disatteso.

Oltre tutto è lo stesso Dalai Lama a confermare che sta seguendo una strada "politica" con le sue ultime affermazioni: "presto mi ritirerò dagli affari politici del Tibet" (Vedi Affari Italiani), rivelando ancora una volta il lato che gli occidentali continuano a non voler vedere, l'aspetto di attrito con i Cinesi che ovviamente finiscono per accusare d'ingerenza negli affari interni.

Con queste premesse hanno perfettamente ragione!. In gioco vi è veramente l'integrità territoriale della Cina. Alla religione tibetana per contro non è affatto negato il diritto di essere praticata e basta fare un giro in Tibet per sincerarsene. (...pigro occidente!)

Ma le parole servono a poco visto che sono le leve della politica occidentale per continuare a far passare il concetto che la "Cina sia sempre la la vecchia nazione comunista e mangia bambini!".

Peccato che quando si entra in contatto a fondo con la realtà cinese e la si vive dal di dentro, si finisce per scoprire che tutto ciò sia solo una favola, come quella di Babbo Natale e le sue Renne, che però ogni anno ci piace credere sia vera perchè fa ambiente e soprattutto Mercato!
Detto tutto ciò, "Non capisco e non approvo".

venerdì 2 gennaio 2009

Politica di controllo della popolazione - la realtà dei fatti!

Buon 2009!!!
Per contribuire ad evitare il "proliferare" e il diffondersi di mistificazioni circa la reale politica di controllo della popolazione in Cina, invito la lettura di questo documento che riassume gli aspetti "reali" della questione.
Sicuramente un tema complesso, delicato, "duro", ma che va considerato, visti anche i tempi attuali di crisi planetaria, tenendo conto che al centro della questione c'è la necessità prioritaria, di dover garantire un futuro ad oltre 1 Miliardo e 300 milioni di cinesi (e del resto del mondo).
A questo aggiungo: già ora i rapporti internazionali segnalano come la Cina consumi il doppio di quanto il suo ambiente renda disponibile. Qualcosa che inevitabilmente finisce per toccare tutti, visto che da qualche parte, ciò di cui necessitano per vivere e continuare a migliorare il proprio tenore di vita e continuare ad uscire dalla povertà, dovranno andarlo a trovare.
Forse dovremmo, con maggiore rispetto, comprendere che se i cinesi sono costretti ad applicare leggi interne che a noi appaiono inaccettabili, ciò è anche nell'interesse nostro e del mondo intero.
Quindi prima di "sparare" facili sentenze, male non fa cercare di capire il contesto in cui tutto ciò accade, come riassunto nella presentazione qua di seguito.
Magari esistono strade alternative per risolvere il problema centrale, una sorta di "bomba atomica sociale", per cerca di "controllare" qualcosa di esplosivo ma che non possiamo pensare di risolvere solo facendo dei facili moralismi.
La domanda dalla quale partire è: "cosa farei se fossi il presidente della Cina per dare da mangiare e un futuro a tutta la popolazione? (1 Miliardo e 300 Milioni)".
China population policies
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martedì 16 dicembre 2008

Partita nei migliori dei modi l’avventura italiana all’EXPO di Shanghai

Nei giorni scorsi, ha avuto grande enfasi in Italia, la notizia dell’entusiastica adesione della Cina a Milano EXPO 2015.

Sicuramente un grande successo per il prossimo EXPO italiano, ma soprattutto la prova e la conferma, della stima che lega i cinesi agli italiani e Milano in particolare con la Cina

Legate da un gemellaggio oramai trentennale (1979), Milano e Shanghai sembrano ora legate dal destino nel divenire crocevia fondamentali del futuro economico mondiale.

Infatti, mentre Shanghai EXPO 2010 si terrà nella fase che tutti gli economisti ritengono essere di fine crisi e inizio del rimbalzo dell’economia del pianeta, Milano 2015 dovrebbe avere l’onore di essere il momento del consolidamento della crescita iniziata a partire proprio dal 2010.

Un legame tra le due città che quindi va ben oltre i formalismi, un ponte tra passato e futuro, ben rappresentato anche dalle comuni priorità dei rispettivi EXPO: “qualità della vita, innovazione e sviluppo, ambiente”.

Ma veniamo ai numeri” della futura presenza Italiana all’EXPO di Shanghai.

Come illustrato la settimana scorsa alla comunità d’affari Italiana di Shanghai dal Commissario Italiano per l’EXPO, Beniamino Quintieri, alla presenza del Sottosegretario allo Sviluppo Economico Adolfo Urso, il presidente dell’ICE Vattani e l’Ambasciatore Sessa, la presenza italiana all’EXPO di Shanghai sarà da paese protagonista.

Per prima cosa per la dimensione e la qualità degli impianti espositivi: 7000 Mq, con un investimento di circa 8,2 milioni di Euro, a cui vanno aggiunti i materiali che saranno offerti dalle aziende italiane.

Un progetto selezionato dopo una gara europea, che ha visto impegnati 65 studi d’architettura e che ha il pregio di trasmettere il messaggio tutto Italiano, del “Design quale cultura del vivere”.

E’ talmente piaciuto ai cinesi, che ora stanno seriamente pensando di non distruggere il padiglione dopo la chiusura dell’evento, come prassi vigente per ogni EXPO.

A questo aspetto quantitativo si aggiungerà la qualità del programma che verrà sviluppato, totalmente concentrato sulla promozione dei valori “dentro” il Made in Italy, cercando contemporaneamente di sfatare i luoghi comuni che lo circondano.

Un programma direttamente gestito dal Commissariato Italiano per l’EXPO 2010, con l’obbiettivo da un lato, di coordinare al meglio gli interventi delle diverse regioni e dall’altro, dando precise indicazioni e gli obbiettivi che la presenza italiana deve necessariamente raggiungere, selezionare solo i migliori progetti.

La missione della presenza Italiana all’EXPO di Shanghai sarà quindi quella di “portare l’eccellenza italiana e l’essere italiano a 360°, puntando su un futuro fatto di alta tecnologia, cura ambientale e qualità della vita quotidiana”.

Un’importante ruolo in tal senso, lo avrà proprio la Triennale di Milano, che coinvolta nel concept del progetto, contribuirà anche nella fase dell’allestimento del padiglione italiano che vedrà in gara il meglio del Made in Italy.

Questo approccio della presenza Italiana all’EXPO di Shanghai, è in linea con il pensiero esposto nel suo intervento dal Sottosegretario Urso che, nel cercare di inquadrare l’attuale situazione economica, ha spiegato come l’economia italiana, al di là delle sensazioni, nei numeri appare tutt’altro che in declino, semmai in profonda trasformazione.

Infatti, mentre nel passato si è potuta sfruttare la leva del prezzo migliore rispetto ai concorrenti europei ed americani, ora e da tempo, il prodotto Made in Italy, si vende perché, riconosciutane la qualità, è il più caro.

A riprova della trasformazione in corso, il sottosegretario Urso, ha sottolineato poi come a trainare il “recupero” italiano siano proprio i settori che venivano dati per “decotti”, come il tessile-abbigliamento, il cuoio-calzature e arredamento, settori che dopo essersi dovuti pesantemente ristrutturare, ora sono tornati più che mai l’eccellenza italiana nel mondo.

Ad avvalorare tale tesi, il recente dato WTO che definisce come l’economia italiana, in fatto di competitività, sia la 2° a livello mondiale, sorpassata solo dalla Germania.

Ma tornando all’EXPO di Shanghai, che ci si auspica possa rappresentare un momento di svolta importante, lo si può comprendere proprio nelle parole del Commissario Quintieri: “abbiamo recuperato il ritardo!”.

Qualcosa di ben augurante, anche per la non proprio brillante prima fase della preparazione dell’EXPO di Milano.

Infatti, come sottolineato dal Commissario Quintieri, “quando noi italiani abbiamo una data, siamo in grado di tirare fuori il meglio che c’è in noi e riuscire così a superare qualsiasi difficoltà”.

Un’affermazione che sembra quasi il manifesto della partecipazione Italiana all’EXPO di Shanghai e forse, in maniera estensiva, anche per l’intero sistema Italia in questi momenti di crisi.

Infatti al di là delle parole, i fatti sembrano confermare le affermazioni del Commissario per l’EXPO, tanto che ben 3 città italiane Venezia, Bologna ed appunto Milano, sono state scelte tra le 35 “best practises” che i cinesi mostreranno al mondo intero in termini di esempi urbanistici.

Un bel risultato che come ha spiegato il Presidente dell’ICE Vattani, è arrivato anche grazie all’importante azione di contatto e mediazione svolta dall’ICE, che ha permesso alle proposte italiane di essere migliori delle altre, perché rispondevano meglio alle esigenze e alle sensibilità delle diverse giurie OCSE.

L’ICE intende ora proseguire la propria azione di supporto per l’EXPO ed aiutare le aziende italiane nel cercare di utilizzare gli oltre 150.000 spazi comuni, dove le aziende del Made in Italy, potrebbero aspirare ad una vetrina di primissimo piano, fatta di oltre 70 milioni di presenze previste.

In chiusura, il Sottosegretario Urso, ha “presentato” la squadra, i ruoli e gli obbiettivi delle diverse componenti italiane a supporto della internazionalizzazione delle imprese in questi tempi di crisi.

All’ICE è stato assegnato il compito prioritario di concentrarsi sui paesi emergenti, divenendo “testa di ponte” per il sistema italiano nella sua successiva espansione.

La SIMEST, che ha già provveduto ad allargare i tempi di rientro per i propri finanziamenti, ha contemporaneamente agito su una riduzione dei propri tassi, rendendo così ancora più conveniente l’uso di tali strumenti finanziari per l’impresa italiana che intende internazionalizzarsi.

Per finire la SACE, che gioca un ruolo attivo nel garantire, assicurare il credito e quindi partecipare ai rischi paese che le imprese italiane devono correre nella conquista ed espansione dei nuovi mercati.

Milano – Shanghai, due città e due simboli planetariamente riconosciuti.

Ora sempre più l’asse sul quale passerà il futuro del mondo, qualcosa che deve essere “sprone” per continuare a fare sempre meglio e non perdere di vista l’obbiettivo condiviso: “la definizione di un nuovo sviluppo sostenibile”.