lunedì 28 maggio 2007

"Diventare donna" in Cina .... Oggi...

(Pubblicato su Affari Italiani il 28 Maggio 2007)
Recentemente ero stato invitato ad un evento in onore di un artista italiano a Shanghai, dove il cloù della serata erano le performance della famosa danzatrice cinese Jin Xing.

All'annuncio dell'inizio delle performance tanto attese, chiedo alla mia compagna cinese se la conoscesse. La risposta data fu un lapidario: LUI?

"Ohibò, mi vuoi dire che la danzatrice è un uomo?". "NO: era un uomo. Ora è una donna!".

In questa occasione, per la prima volta, ho avuto modo di confrontarmi in Cina, su una questione che in Italia, è stata recentemente alla base dello scambio di battute “goliardiche” quanto incredibili, tra alcune nostre rappresentanti al Parlamento sull’uso dei bagni di Montecitorio!!!

La Cina sta cambiando sotto tutti i punti di vista, tanto da sradicare antiche millenarie certezze e step by step, sta affrontando anche le diverse problematiche sociali che questo comporta.

Una di queste, forse la più clamorosa, è stata il riconoscere formalmente la legittima esistenza di una sessualità diversa da quella naturale.

In un paese dove il controllo delle nascite è una regola ferrea ancora oggi e se nascevi donna rischiavi di essere eliminata, perchè ritenuta improduttiva, immaginate quanto possa essere stato clamoroso apprendere che un uomo potesse decidere di diventare donna.

Ma non solo: questo agire nei confronti delle neonate ha creato in Cina una vera problematica sociale, generata dal forte scompenso tra il numero di uomini (molti) e quello delle donne (molte meno): gli uomini cinesi hanno la MATEMATICA certezza di rischiare di non riuscire a trovare moglie!.

Ora però in Cina il tema del “diventare donna”, come lo definiscono da queste parti, non è più un tabù da tempo. A dimostrarlo basti ricordare che nel marzo del 2004 è stato celebrato il primo matrimonio di un transessuale.

La vera notizia e sorpresa semmai, è che questo matrimonio sia stato celebrato nella profonda provincia cinese (Sichuan) e non nella opulenta, trasgressiva Shanghai,come ci si potrebbe aspettare.

Occorre precisare, per capire la portata del cambiamento culturale avvenuto, come il tema della sessualità, in particolare quella manifestata in pubblico, sia una questione molto delicata, tanto che il nostro “doppio bacio sulle guance” viene visto dai cinesi come "eccessivamente espansivo!".

Stesso discorso per i baci veri o effusioni tra marito e moglie o fidanzati che sono evitate con la semplice frase: “in pubblico no!”

Infatti in pubblico, il cinese ha regole ferree da rispettare, dettate dalla propria cultura millenaria dei rapporti tra i sessi, più portata a nascondere e a non evidenziare le proprie pulsioni ed emozioni.

Quindi cambiare sesso e per di più manifestarlo in pubblico, è in Cina quanto di più trasgressivo potesse essere fatto.

Non è comunque storia recente. Fin dai primi anni '90 esistono “testimonial” di successo di questo manifestare la propria diversità, esempi arrivati oltretutto a livelli di notorietà che da noi solo recentemente trovano riscontri analoghi.

La storia della danzatrice Jin Xing è quindi emblematica. Ufficiale dell'esercito e stella del balletto come uomo regolare, decide nel 1994 di diventare donna. Immaginate cosa possano aver pensato i governanti cinesi dell'epoca!!!

Eppure il governo di allora, con grande saggezza, decise di non reprimere od oscurare qualcosa che avrebbe potuto intaccare dalle fondamenta anche lo stesso valore dell'esercito e gli stessi fondamenti della società cinese, lasciando che Jin Xing ("Stella d'oro") diventasse la testimonial della danza cinese in tutto il mondo.

Ma Jin Xing è andata oltre: si è sposata, vive a Shanghai e ha due figli, sfidando per la seconda volta le regole governative, quelle del figlio unico vigente in Cina.

Ma una altro evento riportò all'attenzione nazionale la questione del “diventare donna”. Quella della partecipazione di Chen Lili alla selezione per Miss Universo China 2004.

La sua storia è altrettanto emblematica. Chen Yongjun (letteralmente “Soldato coraggioso”!) ha sfilato a lungo come modello nel sud est della Cina .

Nel novembre del 2003 ha fatto l'operazione per diventare donna nello Shangdong (Cina), prendendo l’attuale nome "Lili", ispirandosi alla famosa Trans coreana "Harisu".

Nel febbraio 2004 ha ricevuto dalla polizia di Nanchong (Sichuan), la propria nuova carta d'identità (ID) dove veniva dichiarata ufficialmente DONNA.

Immediatamente dopo, si iscrisse al concorso per Miss Universo China, dove venne fatta partecipare ma solo alla prima fase, “perché NON NATA donna!”.

Insomma per Chen Lili una mezza accettazione di una realtà in continua mutazione ed evoluzione su un tema comunque molto delicato, ma tutto ciò è già molto, una vera rivoluzione, in un paese dove se nascevi donna potevi anche morire.

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sabato 26 maggio 2007

Video of the Day - Chinese Music Video (MV) 瞿颖


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venerdì 25 maggio 2007

Shanghai "Locomotiva della Cina del Cambiamento"


Stampatevi bene in mente questa faccia e questo nome Xi Jinping.

In futuro sentirete ancora parlare di lui. E' l'uomo del post scandalo dei fondi pensione che ha portato di recente alla defenestrazione del precendete presidente del partito della Città, Chen Liangyu e di uomini a lui vicini, come il promotore del circuito di Shanghai.

Xi Jinping ha avuto modo di presentare il suo programma alla cerimonia di apertura dell'annuale congresso del Partito Comunista di Shanghai.

La prima ragione è che già in passato la Shanghai del boom finì per trascinare il proprio sindaco dell'epoca ai vertici nazionali, prima di doversi dimettere per una altra vicenda di gestione dei fondi.

La seconda è che indubbiamente Shanghai, per quanti sforzi Beijing tenti di fare, resta e rimarrà a lungo il centro nevralgico delle economia e della finanza e quindi del potere reale, della Cina del Futuro.

E le parole chiave del discorso di Xi sono state chiare: Expò 2010 su cui scommettere ("che sia indimenticabile") , Società Armonica, Ambiente e sistema legale più efficente.

In particolare ha puntato l'accento su una sempre maggiore modernizzazione della città e nel contempo un sempre maggiore livello dei servizi offerti (come ad esempio i 500 Km di metro entro il 2012), in modo da consentire a Shanghai di competere sempre più a livello internazionale.

Il tutto farcito da ferre regole e controlli sui funzionari di partito e delle diverse cariche pubbliche, affinchè non si ripeta l'ultima esperienza di Chen e Shanghai possa essere la vera locomotiva della Cina del Futuro, quella che ancora deve arrivare.

Quindi ricordatevi questo nome. E' l'uomo della svolta di Shanghai e l'uomo nuovo della Cina di domani.

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Video of the day: Steel Wire Show - Shanghai 2007 AutoExibition

Forza MILAN (2) - "Pippo Mio"

For my Chinese friends this Italian Soccer "Emotions"!! (Pellegatti Show)


And what happend after in Italy:

giovedì 24 maggio 2007

Forza MILAN (Anche se sono Interista!!")

(Pubblicato su Affari Italiani il 24 Maggio 2007)
Stamattina i miei amici cinesi, mi hanno girato "orgogliosamente" gli articoli di giornale on line e in particolare questa foto:
Vagli puoi a spiegare che io tifo per l'INTER !!

Per loro fa poca differenza, è un pezzo di Italia che vince all'estero. Tu sei italiano e quindi pensano che sicuramente ti farà un enorme piacere tutto questo, così come il poter condividere il tuo piacere o contribuire a procurartelo, è un gesto di stima e insieme di rispetto che ti vogliono dare.

Infatti al tuo "Grazie" (magari a denti stretti, da buon interista), ti rispondono con un illuminato "Welcome" che ti spiega tutto sulle loro reali intenzioni. Nessuno sfottò insomma, stile Milanista ad Interista!


Diciamo quindi che stamattina dai cinesi ho ricevuto, probabilmente inconsciamente, una lezione di stile e sportività. Appunto sono Italiano e quindi non posso che essere contento!.

Ripetutamente, però la mia parte italiana si è manifestata e ha cercato di precisare che la squadra più forte è l'Inter, "che tra l'altro ha appena vinto lo scudetto!!" Ma niente da fare!!

Tu devi essere contento per forza. Sei ITALIANO!!

In situazioni come queste, ti rendi conto di quanto siano curiosi i cinesi nell’analizzare le tue reazioni. Sanno che per noi il calcio è molto viscerale e a loro piace vedere come noi reagiamo, farsi trascinare dal nostro entusiasmo, spesso così raro in Cina.

Se avete la fortuna di partecipare agli eventi pubblici o sportivi, vi rendereste subito conto di quanto poco spazio sia dato alla vera spontaneità. La nostra. Quell'essere Italiani che tanto ci caratterizza.
Infatti durante gli eventi, il massimo dell'entusiasmo manifestato dai cinesi è battere, rigorosamente tutti assieme, con le "mani di plastica" o quei lunghi palloncini rigidi che fanno tanto rumore!! Dei cori stile stadio, neppure l'ombra. E tutto ciò sia che sia la cerimonia di apertura di un evento che la finale di un campionato sportivo.

Sembra sempre di essere tra il pubblico di una trasmissione televisiva, con il segnale "applausi", "fischi" inserito!
Comunque sia per il nostro calcio, ed in particolare dopo la vittoria ai mondiali, qua in Cina c'è una vera e propria venerazione e per le strade capita molto spesso di vedere t-shirt o tute delle nostre principali squadre o della stessa Nazionale con un cubitale "ITALIA" e il tricolore su di esse che ti inorgoglisce tanto.
Ma la venerazione, quella vera è in particolare per qualche squadra.

L'AC Milan, come loro la chiamano, è una di queste. . Della Juve sanno che è in serie B e ne hanno seguito le peripezie di quest’anno. Per quanto riguarda l'Inter (Internazionale), fanno fatica a pronunciarne il nome, vista la presenza della "mitica erre", così difficile da pronunciare da queste parti!
Sarà anche difficile da pronunciare, ma quando l’anno scorso è andata in onda una partita di precampionato dell’Inter (Amichevole), l’audiance fu di circa 54 Milioni di Cinesi!!.

Ancora oggi questo è il record di pubblico per quanto riguarda una squadra Italiana per singolo match, che rende l’Inter la “più amata dai cinesi” (Piccola rivincita), più dell’AC MILAN o della Signora (la Juve).
Quando quindi sanno che arrivi da Milano, per rompere il ghiaccio il calcio è il primo tema utilizzato e il dizionario conosciuto raccoglie in ordine sparso: AC MILAN, INTER, MALDINI, DEL PIERO, JUVENTUS, PARMA, LAZIO….!!.
Comunque sia: Forza Milan!! Forza Italia... (Vagli poi a spiegare che in Italia questo è il nome di un partito politico. Tutto inutile. Tu sei ITALIANO!!!)





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mercoledì 23 maggio 2007

Le diverse "faccie" del Tè

(Pubblicato su Affari Italiani il 21 Maggio 2007)

E’ un luogo comune quello di ritenere la Cina la patria del tè. Ma è banale e riduttivo pensare però alla sola tazza del tè.

Il tè in Cina è ovunque, sempre. Ti accompagna in ogni luogo, in ogni incontro, in una serie infinita di forme e sapori tra loro tutte diverse.

Lo puoi trovare in forma liquida sugli autobus, nei taxi e negli uffici in incredibili contenitori, rigorosamente di vetro, per preservarne il gusto ma lo puoi anche “mangiare” sotto forma di biscotti friabili o cialde gelatinose, utilizzabili in ogni momento della giornata, quando arriva il languorino!.

Ma il tè ti segue anche quando vai a dormire, dentro i cuscini, come la tradizione cinese insegna, per un sonno ristoratore e benefico!!

Noi siamo abituati alla sola forma liquida e alla bustina. Niente di più lontano dal concetto di tè in Cina.

Qua basta un pò di acqua bollente e come abili farmacisti, possono venire prodotte diverse combinazioni di ingredienti per creare un tè assolutamente unico nel gusto e sapore ma soprattutto adatto per a risolvere qualsiasi possibile problematica.

Infatti attingendo dalla loro cultura millenaria di medicina naturale, ereditata anche dalle nuove generazioni, sono noti i diversi effetti a seconda del diverso tè o combinazione di ingredienti utilizzati.

Questo aspetto non lo si ritrova comunque solo nel bere il tè. Infatti quando mangi con un cinese ti verranno descritti gli effetti di pressoché tutti i cibi che si stanno mangiando. Una conoscenza naturalistica ancora diffusa in Cina e tipica dei nostri nonni ma che la nostra cultura industriale ci ha progressivamente fatto perdere.

Ad esempio si beve il tè bianco al crisantemo le rimuovere le tossine quotidiane e anche efficace contro le radiazioni, Tè nero per agire sui rischi di infarto e nelle donne di cancro all’utero o il Tè al gelsomino (Jasmine Tea) per gli occhi quando si deve stare a lungo davanti al pc o alla tv.

Per i patiti delle diete e le cinesi lo sono, c’è il oolong tea, che riduce gli effetti dell’alcool e degli oli e favorisce il dimagrimento.

Ma il tè più usato in Cina è il Green Tea che agisce a livello gastrointestinale e aiuta a digerire meglio i cibi.

Credere nella veridicità degli effetti benefici dei diversi tè sul nostro corpo è facile, quando di recente, con le stesse basi tradizionali, i cinesi hanno regalato il vaccino contro la malaria ai paesi Africani.

Ma anche il tè sta cambiando, come tutto del resto in Cina e rappresenta una cartina da tornasole di quanto sta accadendo.

Ad esempio le Tea House, grandi locali dove, come le nostre enoteche, il mangiare è di contorno al bere tè nelle sue diverse forme ed aromi, stanno profondamente cambiando.

Originariamente erano veri e propri luoghi dove si poteva assistere a spettacoli d’Opera cinese o di acrobati, veri spazi di incontro ed intrattenimento collettivi.

Ora le nuove Tea House sono diventate vere e propri spazi di degustazione ad alto livello e dove al tradizionale Green Tea, ora sono proposte combinazioni sempre più sofisticate e variegate in un allargamento progressivo dei gusti e dei sapori, spesso anche importati da altre nazioni (Uk, Usa, Asia…)

Comunque rigorosamente bollente, solo le nuove generazioni stanno iniziando ad utilizzare il tè freddo, il tè rimane la prima azione quotidiana di ogni cinese e ciò che viene offerto agli ospiti in qualsiasi situazione, esattamente come la nostra tazza di caffè.

Ma i Cinesi vanno oltre. Esiste infatti nell’umorismo cinese una battuta che spiega come il tè non possa mai mancare nella vita dei cinesi.

Il motto è riassumibile in “se hai finito la tazza di tè, stai pur certo che qualcun altro te la riempirà di nuova acqua bollente!!”, tradotto se “vedi una tazza vuota, riempila di acqua bollente, farai sicuramente un piacere gradito a chi lo riceve!!”.

Buon tè dalla Cina a tutti e buona notte, cullati dalle fragranze dei tè d’alta montagna.

Per gli amici Cinesi: 中国是茶的故乡
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lunedì 21 maggio 2007

China Media Lab di Palazzo Lombardia: “Casa comune” della creatività digitale italiana per promuovere il Made in Italy in Cina.

Non è un mistero che in Cina, il maggiore problema per il Made in Italy, le istituzioni e le aziende italiane sia quello di promuovere efficacemente la propria azione, il proprio valore, i propri prodotti in maniera profonda ed incisiva. In due parole fare Marketing e Promozione.

Mancano gli strumenti e le competenze in grado di affiancare i diversi progetti, affinché riescano ad arrivare a sviluppare il business e i risultati economici auspicati, in grado di giustificare gli investimenti necessari.

A soffrire in particolare sono le Piccole Medie imprese italiane e le diverse associazioni o consorzi, spesso non in grado di accedere agli adeguati partners e alle competenze a supporto della propria azione in Cina.

Va pero’ sottolineato come alle imprese italiane manchi una forte propensione ad investire nella innovazione e nelle tecnologie per la comunicazione. Questo fatto tende a penalizzarle nella competizione con le altre imprese nello sviluppo dei nuovi mercati, come quello Cinese.

Per contribuire a risolvere questa problematica e superare questo limite, Palazzo Lombardia promuove la creazione del China Media Lab, laboratorio di cooperazione tra le diverse eccellenze Italiane sul tema dei media e della comunicazione digitale interattiva, per promuovere il Made in Italy in Cina.

Fare fronte comune, fare sistema tra i diversi operatori della comunicazione e della tecnologia a supporto del Made in Italy in Cina, è una necessità sia per favorire lo scambio delle diverse esperienze tra di loro che per contribuire alla ideazione, progettazione e realizzazione di sempre più efficaci strumenti a disposizione delle Istituzioni, Associazioni ed Imprese italiane.

La logistica di Palazzo Lombardia a Shanghai, con i suoi 10.000 mq. su 6 piani, rappresentano lo "Stargate" ideale in grado di unire, connettere direttamente la Cina e l’Italia, poter sinergizzare tra loro sui diversi progetti, consentendo nel contempo alle imprese del China Media Lab, una concreta presenza in Cina.

Come Laboratorio di ricerca, il China Media Lab consente inoltre di creare gruppi di lavoro misti sulle diverse tematiche e/o problematiche, in grado poi di essere condivisi con le imprese, in maniera sistematica ed efficace.

Con il China Media Lab le Associazioni e le Piccole e Media imprese italiane possono accedere e beneficiare alla necessaria scalabilità di servizi per la comunicazione, comparando tra loro le diverse offerte dei diversi partners, servizi adeguati alle proprie disponibilità economiche per raggiungere gli scopi.

Lo spirito cooperativo del China Media Lab, intende contribuire tra l’altro allo studio ed identificazione di nuove e sempre più efficaci strategie di azione a supporto del Made in Italy in Cina, attraverso incontri, eventi, dibattiti e momenti di formazione tra i propri partners, cercando sempre il massimo coinvolgimento delle diverse organizzazioni istituzionali e private, siano esse in Cina che in Italia.

Interconnettere e comunicare è in sintesi la funzione del China Media Lab di Palazzo Lombardia, per favorire una crescente innovazione e competitività delle imprese italiane. affinché la Cina rappresenti sempre più uno spazio di concreta opportunità per le Imprese Italiane e il Made in Italy.


Al China Media Lab possono aderire gratuitamente sia gli operatori delle comunicazione digitale, dell'advertising e delle nuove tecnologie che le stesse imprese, associazioni ed istituzioni in una community, un Laboratorio di progetti in grado di realizzare quella cooperazione tra le imprese italiane attorno ad un progetto comune: la valorizzazione del Made in Italy in Cina.

Per informazioni: China Media Lab ( Palazzo Lombardia – Shanghai)
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venerdì 18 maggio 2007

Cina : L’impatto del gusto

(Pubblicato su Affari Italiani il 14 Maggio 2007)

Quando arrivate in Cina, non stupitevi se la prima domanda che tutti i cinesi vi porranno non sarà se vi piace la Cina, ma “vi piace il cibo cinese?”.

Con il tempo ne capirete la ragione. L'essenza vera della Cina sta infatti nel suo cibo, vera memoria storica di un paese che è passato attraverso guerre e rivoluzioni e dove senza troppe remore si è distrutto qualsiasi cosa, per costruire in nome di un nuovo progresso.

Il cibo è quindi qualcosa che unisce i cinesi più della stessa lingua (più di 50 lingue diverse!!) oltre ad essere una cartina di tornasole del vostro livello di integrazione, della reciproca stima e fiducia raggiunta con la vostra controparte cinese.

Quindi per avere una buona relazione con un cinese (Guanxi), fate in modo di mangiare come lui (comprese le bacchette please!!). Lo apprezzerà più di ogni altra cosa o regalo.

Quindi oltre all’uso delle bacchette, un'altra cosa è fondamentale imparare in fretta per gustare il cibo cinese: lo sgranocchiare e sputare.

Ohibò come mai?? Provate a mangiare le zampe di gallina o di porco, così come i gamberi, vere leccornie per i cinesi, con il solo uso delle bacchette!!.

Normalmente i cibi sono predisposti (tagliati) ad uso delle bacchette, ma se vi arriva una cotoletta intera, non azzardatevi a chiedere forchetta e coltello: incominciate a sgranocchiarla!!.

Oltre agli odori e sapori (spesso molto forti), un altro elemento caratterizza il mangiare con i cinesi: i suoni.

Qua in Cina frequentemente a tavola ci si imbatte in suoni da noi scomparsi ma che appartenevano anche alla nostra cultura contadina: il risucchio della minestra e il mangiare con la bocca aperta, senza distinzione di età o provenienza culturale.

Sulla questione del rutto invece la questione è più controversa. Non è molto frequente, visto che il cibo cinese va giù senza provocare normalmente problemi del genere, ma se accade, non viene visto male, anzi lo ritengono un fatto salutare e come tutte le questioni salutari e naturali, per i cinesi è cosa giusta.

Praticamente tutti i cinesi farebbero quindi impallidire molte le nostre mamme, così come appare chiaro che va gettato al “macero” il nostro galateo, qua totalmente oggettivamente inapplicabile.

La Cina per quanto modernizzata, è ancora fortemente ancorata alle proprie origini contadine e non devono quindi sorprendere questi comportamenti a tavola, così come il cibo rappresenti un linguaggio comune per tutti i cinesi, ed elemento fortemente caratterizzante le diverse identità ed aree geografiche della Cina.

Se scorriamo la Cina da nord a sud, si nota infatti che il piccante (quello vero!!), sia fortemente presente nei cibi del centro nord e lontani da mare ( Sichun, Hunan etc), mentre tende a sparire in quelli del Sud (Hong Kong, Shanghai ...).

State quindi attenti, lo stesso piatto cambia radicalmente a seconda dell'area geografica di provenienza del cuoco!!

Il primo consiglio arrivati in Cina è quello di dimenticarsi quanto appreso nei rassicuranti ristoranti cinesi in Italia. Ricordatevi che in Italia i ristoranti cinesi sono una formula rivista e corretta della cucina cinese, ad uso di noi italiani.

In madre patria tutto è totalmente diverso, prima di tutto nella formula. Non esiste infatti nella cucina cinese il concetto di sequenza delle portate (antipasto, primo, secondo, dessert..), quel crescendo di gusti e ricercate associazioni tra i cibi e liquori, tipico della nostra cucina o di altre cucine occidentali.

Al momento della selezione si procede scegliendo “almeno” un piatto freddo, “almeno” uno caldo (tipicamente carne o pesce), “almeno” una verdura (calda) e una zuppa (con riso o i noodle, i loro spaghetti).

Dico “almeno”, perché a seconda del livello del banchetto, potreste vedere arrivare molti piatti freddi, caldi e così via, in una sequenza apparentemente senza fine.

Comunque dopo aver ordinato, sappiate che il tutto arriverà in ordine sparso, in portate comuni e dovrete prepararvi a passare senza problemi dalla carne al pesce, dal piccante al dolce, in un istante.

Vanno poi ricordate due cose: il riso i cinesi lo usano come il nostro pane, così come tutti i cibi cinesi, tipicamente sono in umido bollente, non sono asciutti.

Questo secondo fatto potrebbe andare bene in inverno. Qualche problema invece lo potrebbe creare in piena estate a 30 gradi all'ombra. Ma non preoccupatevi, vi sarà ordinato dal vostro interlocutore cinese lo stesso fumante piatto o zuppa bollente, senza opportunità di replica!.

Infatti i cinesi bevono litri di acqua calda tutti i giorni di tutto l’anno, dalla mattina, fino a poco prima di andare a dormire. Se provate ad offrire loro qualcosa di freddo, state pur certi in un cortese rifiuto.

In caso di calura, non cercano infatti lo stesso piacere che noi proviamo di una bella bevanda fresca per alleviare il caldo soffocante, stile una pubblicità in voga in Italia qualche anno fa (“Antonio, fa caldo!!”)

Quindi nello stare a tavola con i cinesi si mischiano la cultura millenaria nella scelta degli ingredienti e della elaborata lunga preparazione (molto più di qualsiasi nostro piatto!!), assieme ad un galateo totalmente diverso dal nostro e al quale occorre rapidamente adeguarsi, per cercare di gustare pienamente il pranzo, che altrimenti si trasforma in una difficile esperienza quotidiana.

Comunque se arrivassero cose strane nelle diverse portate, se le mangia il vostro interlocutore cinese potete provare a farlo anche voi, magari chiudendo per un attimo gli occhi.

Ma non stupitevi se davanti alle zampe di rana o altre leccornie cinesi, getterete la spugna, qualche volta lo fanno gli stessi cinesi!!!
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giovedì 17 maggio 2007

Real China .....in Words (About what?)

(This is a real sharing experience about REAL CHINA. I Share it with you....)


中国是茶的故乡,中国茶文化是各国热衷“进口”的文化传播中一段辉煌的历史。茶文化和酒文化不同,酒性如火、热情奔放, 狂野醉人;茶性如水,清雅、内敛,更贴近东方人的性格。


对于中国人来说,不论老幼、健康人或病人、在陆地或海洋,茶对于中国人都是极好的饮料。所谓“茶时”,是早上醒来首先饮一杯,早餐时饮一杯,11点时一边工作一边饮茶或交谈,午餐时当然要饮一杯,1—4点钟即使工作没有做完也要停下来饮一杯,并借此机会检查一天的工作,谈谈明天的工作准备,最后临睡前还要喝一杯。这样一天饮茶六、七次,成了“日常茶饭” 。


这里我要介绍茶的一些天然的功效。


1. 白菊花可以排毒去辐射,排除淤积于体内的毒素, 对体内积存的暑气、有害的化学和放射性物质,都有抵抗、排除的疗效。是每天接触电子污染的办公一族必备的一种茶。


2. 绿茶性味苦寒,能清热、消暑、解毒、增强肠胃功能,促进消化。


3. 红茶有助于抵抗心脏疾病和卵巢癌的侵袭。英国科学家在经过了14年的研究后发现的好消息每天坚持喝红茶,能够让你得心脏病的概率下降11%。根据发表在《美国内科杂志》上的一份来自瑞典的研究,每天只要喝上一杯茶,就能使得患卵巢癌的风险下降24%;喝两杯,风险就能降低46%。


4. 乌龙茶的醒酒效果非常好,它能够减少酒精和胆固醇在体内沉积。此外,乌龙茶还有溶解脂肪的功效。有数据显示,饮用300毫升乌龙茶相当于连续跳绳7分钟,坚持饮用一年可减重2公斤以上。

而今,中国茶结合西方茶文化的优点,沏茶时加奶和糖; 沏茶时加入其他混合花瓣茶以成为一种时尚, 也是中西方茶文化碰撞后产生的绚烂火花。


信息时代人们的生活节奏日趋加快,但是年轻爱茶一族始终保留以饮茶为享受人生和减少压力的一种方式,于是一种“速溶茶”便应运而生。这种茶的特点是,饮茶时既没有茶渣又保持了茶味, 饮用时只要加入开水即可,十分方便。夏季饮用就加上冰块、柠檬和少量蜂蜜,即成冰茶,清凉可口。


泡茶、喝茶是一种生活的享受, 希望大家在品尝好茶的同时一起分享人生的欢乐。
What you feel now?? You are ready for CHINA??

mercoledì 16 maggio 2007

Il giorno del mio compleanno in Cina.


Cara Cina, oggi compio gli anni. E sono 42!!
Di cui l’ultimo passato qua a Shanghai….

Ci sono due modi di passare il giorno del compleanno.
Uno, come molti fanno, facendo finta che sia un giorno come gli altri. (mentendo spudoratamente!!)

Il secondo, come una occasione per rivivere tutti gli anni o riflettere un attimo sul proprio passato, presente e futuro, magari prendendosi qualche minuto del proprio tempo, con un po’ di sana musica classica in sottofondo.

Questo compleanno è diverso dagli altri perché è il primo non in Italia e dopo che la mia vita personale aveva subito radicali e sostanziali mutamenti.

Comunque sia, la cosa che oggi mi ha fatto una certa emozione è stato, aprendo la finestra, vedere sventolare la bandiera cinese.

In un secondo ho capito che il più bel regalo che potessi ricevere o farmi fosse proprio questo : essere qua oggi!.

Il desiderio, il sogno fattosi realtà, lì davanti a tè, riassunto in una bandiera che se anche non è la tua, ora la senti sempre più come la tua seconda casa.

Ma non solo. Da alcuni mesi convivo con una ragazza. E’ speciale, non perché sia cinese e per me sia bella come il sole. E’ speciale perché mi sta insegnando tante cose. La prima, la più importante, la semplicità delle cose normali che in una cultura come la loro è ancora fortemente presente, attuale, in maniera molto diversa dalla nostra.

E questo è il secondo regalo che questa vita, all’alba dei 42 anni, mi ha fatto.

Ritrovare, i ritmi di una vita normale in due, che troppo lavoro, frenesia d’azione e il recente passato avevano fatto dimenticare.

Quel qualcosa che solo se ti fermi a riflettere, capisci quanto sia importante, esattamente come dicono i cinesi “solo se provi ad ascoltare il cinguettio degli uccelli, li potrai ascoltare!”.

Per quanto riguarda i parenti e gli amici italiani, complice il fuso orario, hanno fatto a gara a fare arrivare il messaggio di auguri, il prima possibile. Qualcuno anche il giorno prima (per non sbagliarsi!!).

Tutti molto carini e la cosa è stata molto apprezzata. Questo ti fa però capire che il sogno abbia un prezzo da pagare, la lontananza dagli affetti di una vita.

Comunque fino ad ora, qua in Cina ci sto bene e ora che ho cominciato, all’alba dei 42, ad imparare il cinese, capisci che ai tuoi 22 tutto sarebbe stato più facile!!.

Ma poco importa, stare qua è come rinascere e quindi è solo un piacere quello di cercare di farsi capire senza inciampare sulle Zi 字 o Ci 次 che per noi hanno lo stesso suono, ma che per i cinesi sono totalmente diverse!! Oppure provare a scrivere qualcosa che è più disegnare che scrivere, quando da sempre ti senti negato nel disegno. Un esempio? 爱.. un altro? 挨. Sono due versioni della stessa parola: ai!! Ma solo una vuole dire amore!!

Una menzione per il Palazzo Lombardia, la mia seconda casa in termini lavorativi e un luogo per me molto importante di questo anno in Cina.

Tutti ne parlavano e parlano male, ma se ci stessero un pò dentro, come ho la fortuna io tutti i giorni, capirebbero il valore di un posto che aiuta a riflettere su come costruire qualcosa, più che “imbastardirsi” dietro ai presunti “filoni d’oro”, in una frenesia che conosco del mio passato e che non occorre venire in Cina per vivere tutti i giorni. Bastava stare in Italia!!!

La Cina può e deve essere vissuta, soprattutto a 42 anni, diversamente da quanto si possa fare stando in Italia. Ed è quello che sto facendo tutti i giorni.

Questo è il terzo regalo che mi sono fatto e che mi sta dando soddisfazioni quotidiane, difficilmente replicabili in Italia.

Non nego le difficoltà, quelle di essere lontano da casa, in un paese fantastico ma che non parlerà ne penserà mai come noi in Italia. Ma sono le difficoltà della vita: “è il sale della vita”. Aggiungerei “e anche lo zucchero!.”

Sono la parte bella di una vita che a 42 anni può essere vissuta come ai 22, una seconda volta, dovendo imparare di nuovo tutto, da capo, ma potendo contare sul tuo bagaglio di esperienze vissute nei precedenti 41 anni.

Una vita, dove la noia non sai cosa sia, perché troppe sono le cose da vedere, imparare, fare.

Un paio di rammarichi però ad oggi ci sono.

Il primo è che la distanza ha creato comunque un vuoto nei rapporti con l’Italia. Si capisce quanto sia difficile tenere buoni e profondi rapporti quando manca il rapporto quotidiano, fisico. Ma quelli veri, vedo che resistono, anzi ne escono fortificati dalla lontananza e questo conforta per il futuro.

Oggi la mia realtà non è più quella italiana, ma quella che aprendo la finestra ti si spalanca davanti e che oggi e domani avrà la bandiera cinese come suggello quotidiano, bandiera che guardandola ti spalanca un sorriso, come stamattina.

Poi pazienza se quando vedi arrivare una bandiera italiana o il grana padano, come successo nell’ultimo evento organizzato a Palazzo Italia, vengono fuori tutti i tuoi 41 anni italiani e sai perfettamente cosa significano e cosa vogliono dire quei suoni, sapori e sensazioni.

Il secondo rammarico è vedere in terra cinese gli “italiani stranieri” tra di loro e non cooperanti per cercare di fare una azione di comune accordo, all’unisono, in modo da realizzare più cose concrete di quelle attuali e meglio.

Diciamo che questa è diventata un po’ la mia missione attuale in Cina. Attivare concretamente la cooperazione tra gli Italiani su comuni progetti. Ma questo fa parte del presente e del futuro e la speranza che sia uno dei regali per i 43 anni, sul piano professionale.

Bene. Cara Cina, attuale compagna di vita: tanti auguri di cuore per il 1°anno di tanti anni assieme.

sabato 28 aprile 2007

Taiwan, solo una questione interna Cinese.

(Pubblicato su Affari Italiani il 30 Aprile 2007)
Oggi a Beijing si sono aperti i lavori del 1° Forum per la cooperazione economica tra Cina e Taiwan, denominato in maniera alquanto metaforica “Forum Attraverso lo stretto”.

Punti chiave in discussione saranno: la richiesta di Taiwan per l’attivazione dei collegamenti aerei diretti (ora si passa da Hong Kong) e un ulteriore incremento degli scambi commerciali, per ora limitati solo ad alcuni prodotti agricoli di Taiwan.

Ma proprio mentre si discute e ci si incontra per cercare future intese, paradossalmente dall’altro proprio ieri Taiwan ha annunciato che non intende far passare il percorso della torcia olimpica da Taipei, come era stato annunciato dal comitato olimpico per Beijing 2008, nella cerimonia ufficiale di presentazione della torcia olimpica, con tanto di evento in mondovisione.

Quindi se la storia economica cinese è sotto gli occhi di tutti, quella politica appare spesso più oscura ed indecifrabile.

Su una questione politica però i cinesi sono chiari e finiscono talvolta addirittura per abbandonare il proverbiale autocontrollo, fino ad ora dimostrato sulle principali questioni internazionali: la riunificazione di Taiwan.

Su questo punto non ci sono dubbi o ambiguità da parte cinese. Non è una questione di se ma solo di quando.

La Cina ritiene Taiwan, a tutti gli effetti, GIA’ parte integrante della Repubblica Popolare Cinese e senza esitazioni intende procedere alla sua riunificazione con la madre patria.

La questione è così strategica, da condizionare le relazioni internazionali cinesi, tanto che nei resoconti di agenzia di tutti i meetings internazionali, viene sempre evidenziato come il leader incontrato di turno, abbia affermato il proprio “supporto alla Repubblica Popolare Cinese, affinché la riunificazione con Taiwan si realizzi”.

Per contro, i leaders e le nazioni che non riconoscono o peggio sono contrarie alla lecità della posizione cinese sulla questione di Taiwan, tendono a non venire incontrati o se è impossibile proprio evitarlo, il tutto avviene in una evidente formale freddezza.

Va inoltre sottolineato come recentemente, negli ultimi incontri bilaterali con gli USA, uno dei punti fondamentali della agenda cinese è stato proprio quello di far ribadire pubblicamente da parte degli Stati Uniti, una sorta di “neutralità” rispetto al problema Taiwan, in cambio di sempre più stretti accordi economico / politici tra i due paesi.

Che la questione della riunificazione di Taiwan sia importante, lo si nota anche per strada e tra la gente.

Il crescente e sempre più diffuso nazionalismo cinese, intende chiudere la ferita apertasi con la separazione da Taiwan di metà ‘900, visto che nella quotidianità le tensioni tra le due comunità, quella cinese e taiwanese, sono palpabili, in una competizione continua, al limite del conflittuale e del reciproco sopruso quotidiano.

Va premesso che ad oggi per i cinesi andare a Taiwan, in semplice visita turistica, è una questione di stato ed è sostanzialmente vietato.

Per contro, i cinesi che lavorano nelle aziende Taiwanesi presenti in Cina, denunciano una generale arroganza nei loro confronti da parte dei proprietari e in alcune situazioni parlano di veri e propri casi di “mobbing” che nel caso delle donne, finiscono per essere anche di carattere sessuale.

Questo atteggiamento dei Taiwanese rispetto ai cinesi, è comprensibile solo se viene osservato alla luce di quello che possiamo definire “Superiorità relativa”, atteggiamento molto diffuso nella cultura della società cinese, dove per strada, sugli autobus o nei ristoranti, le persone considerate di più basso lignaggio, vengono trattate con arroganza e disprezzo.

Non è quindi un fatto insolito, vedere come il cliente di turno di un ristorante, nemmeno guardi il cameriere che lo sta servendo o lo tratti con un disprezzo che lascia, noi occidentali, spesso sconcertati.

E’ quindi evidente che i Taiwanesi si considerino superiori ai cinesi della madre patria e quando possono, non perdono occasione per ribadirlo.

Per contro, i cinesi delle nuove generazioni, intendono vincere questo senso di “inferiorità” che sostanzialmente pervade le relazioni con Taiwan, basti pensare all’attuale divario tecnologico tra le due comunità.

Con la riunificazione di Taiwan, il governo cinese intende quindi chiudere i conti con il proprio passato storico ed interrompere la strisciante competizione tra le due comunità, indirizzandola nella più onorevole competizione cinese con il resto del mondo.

Per raggiungere questo scopo, la Cina sta adottando una quotidiana strategia del “bastone e della carota”, con l’obbiettivo evidente di “annientare” il concetto stesso dell’esistenza di Taiwan come nazione.

Vari gli esempi di questo agire che vanno dall’impedire a Taiwan l’ingresso in qualsiasi organizzazione internazionale (es. diritto di veto nel caso di Taiwan nell’ONU) o citarla sempre come “Chinese Taipei” in tutti i dispacci giornalistici o televisivi”.

Taiwan viene gestita quasi fosse una semplice provincia, tanto che recentemente sul China Daily, si affermava come il PIL della provincia del Guandong, a Sud della Cina, supererà quello di Taiwan entro un paio di anni. Nemmeno si confronta più il PIL di Taiwan con quello della Cina!!.

Quest’ultima notizia esprime chiaramente il punto di vista del governo cinese, in linea con le migliori tradizione sul tema delle relazioni tra simili. In Cina infatti gli appuntamenti avvengono tra omologhi e tra pari grado, in termini di cariche e potere all’interno delle rispettive organizzazioni. Un Presidente incontra un Presidente, un Vice Presidente incontra un Vicepresidente e così via. Praticamente impossibile soprassedere a questo approccio cinese negli incontri a tutti i livelli, siano essi tra nazioni che tra imprese.

Per cui che il PIL della Provincia del Guandong sia confrontato con quello di Taiwan afferma, senza mezzi termini e giri di parole, che Taiwan è SOLO una provincia della Cina!! Taiwan non ha il lignaggio di potersi confrontare con la Cina in quanto nazione. Semplicemente perché Taiwan NON è una nazione.

Contemporaneamente, per convincere i Taiwanesi che non hanno nulla da temere nel tornare cinesi a tutti gli effetti, vengono organizzati periodici eventi musicali e culturali con la presenza dei migliori talenti cinesi, attivati programmi di scambio culturale tra le diverse scuole o università, oppure sempre più strette cooperazioni commerciali, quale quella di una sempre maggiore importazione dei prodotti agricoli da Taiwan.

Ultima significativa iniziativa, in ordine temporale, è stata l’apertura dello spazio aereo al traffico commerciale passeggeri diretto tra il Midland cinese e Taiwan, in occasione delle festività nazionali cinesi. Da un lato, ha consentito un più agile rientro dei Taiwanesi presenti in Cina, ma dall’altro intende favorire una normalizzazione dei rapporti, comunque ancora tesi, al limite del sempre sotterraneo possibile conflitto militare.

Ma che il processo di riunificazione con Taiwan sarà comunque portato a termine, la gente comune ne è fermamente convinta, al punto che per strada, nel profilo della mappa che descrive la Cina, ti capita di vedere già spesso, anche la sagoma di Taiwan!!.

Ovviamente la questione di Taiwan si inserisce in un quadro più vasto che consentirebbe alla Cina, in corsa per il vertice del podio economico mondiale, di poter contare sull’evidente vantaggio che Taiwan ha beneficiato negli ultimi decenni e che le ha consentito di assimilare e possedere molte delle chiavi del successo occidentale (Micro-Chips, Hi-tech ….).

Queste chiavi ora sono necessarie alla madre patria cinese per continuare a competere nei prossimi decenni con sempre maggiore incisività, nei rapporti di forza con le altre superpotenze economiche quali USA e Giappone.

La storia cinese è ricca di eventi riunificanti a partire dal 221 a.c., quando la Cina come la conosciamo ora, non esisteva ma era suddivisa in tanti stati, tra loro in continuo conflitto.

La questione di Taiwan può essere quindi ricondotta a questo retaggio storico, dove sempre a seguito delle precedenti riunificazioni, sono seguiti lunghi periodi di splendore e prosperità Cinesi.

L’ultima riunificazione in tempi recenti, quella di Hong Kong, alla base dell’attuale boom economico cinese, sta li a dimostrare come, pezzo dopo pezzo, il successo della Cina passa anche da strategie politiche legate alla creazione di una sempre più chiara e forte identità cinese.

Molti osservatori temono che, questo crescente nazionalismo cinese, possa portare oltre le pretese su Taiwan, rinfocolando le antiche tensioni con il Pakistan e India, relativamente alla definizione dei confini nazionali, questioni ancora aperte e mai definitivamente risolte.

Ma chi conosce la storia cinese, sa come per Taiwan, questo non possa essere considerato a tutti gli effetti un caso di espansionismo cinese o una questione internazionale ma più semplicemente una questione interna, totalmente cinese.

Quindi difficilmente la Cina, dopo Taiwan, intenderà espandersi oltre, sul piano strettamente territoriale.

La questione su Taiwan è infatti connessa alla necessita di ripristinare l’unicità della identità cinese, frammentatasi nel secolo scorso, identità che ora assomiglia sempre più ad un potente Trademark di immenso valore commerciale ed economico, brevettato e da tutelare a tutti i costi.

venerdì 20 aprile 2007

Attenzione a non scoprirsi solo degli "ipocriti razzisti"

(Pubblicato su Affari Italiani il 18 Aprile 2007)
Gli incidenti di Milano per la ormai famosa "contravvenzione", diventata una barzelletta a livello planetario, sono passati nella realtà quotidiana cinese nel disinteresse più completo, evidenziando incredibilmente invece ancora una volta i nostri limiti, tutte le nostre contraddizioni e il livello di conflittualità interna attuale.

Va precisato come le ferme reazioni formali del governo cinese e del suo ambasciatore in Italia siano state “sacrosante”, anche se occorre sottolineare che non sono comunque andate oltre alla formale richiesta al governo italiano di proteggere i cinesi residenti in Italia, da eccessi come quelli accaduti a Milano.

I media italiani, forse nella foga di un passaparola e di un rigurgito di nazionalismo interessato, hanno in questi giorni sicuramente esagerato, attribuendo ai vertici cinesi parole alquanto minacciose che se fossero state invece lette con maggiore attenzione, erano sintetizzabili nella semplice frase: risolvere con equilibrio!!
Il governo cinese segue comunque la “grottesca questione” verificatasi a Milano relativamente agli “sfortunati” fatti accaduti, come definiti dagli stessi cinesi, cercando di evitare che questa questione “monti” in una ben più pericolosa disamina complessiva sul “Sistema Cina” all’estero, in un momento delicato come questo, per l’internazionalizzazione delle imprese cinesi.

Si intende evitare strumentalizzazioni da parte di altre nazioni, ben più significative della nostra, che si diffonda un “neo-razzismo” economico / politico cinese, che potrebbe avere evidenti ripercussioni future. I timori cinesi non sono privi di fondamento, vista la piega presa a Milano ma in particolare visti i recenti pesanti contrasti con gli USA sul tema della pirateria audio / video.

A rischio sono le recenti azioni di promozione e gli investimenti di immagine fatti dal Governo Cinese sulla diffusione di Confucio come messaggero del pensiero e della filosofia cinese per la costruzione di una “Società Armonica”, vero manifesto politico / economico della Cina presente e futura nel mondo.

Ora i fatti di Milano cercherebbero di dimostrare che le comunità cinesi all'estero sono socialmente pericolose, non disponibili a nessuna integrazione e oltretutto ricettacoli di una diffusa illegalità.

Questa idea agli occhi del governo cinese, rischia di danneggiare gli sforzi e le attuali attività di espansione delle imprese e della cultura cinese in Italia e nel mondo.

L'impressione però che si trae dai fatti di Milano, spogliati dell'impatto emotivo vissuto in Italia, è che qualcuno a Milano (e in Italia) stia strumentalizzando la cosa e i cinesi di via Sarpi, fomentando un odio e un razzismo stupido e senza senso, per obbiettivi economici e/o politici solo italiani.

Quanto accaduto visto dalla Cina fa quasi sorridere, sembra di vedere uno stralcio del film "Gangs of New York".

Chi ha visto il film, può ricordare i componenti delle comunità in lotta (emigranti dalle diverse nazioni europee), la motivazione razzistica a monte delle ragioni del contendere e la decisione dell’allora governo di New York, di fare rientrare nella legalità queste comunità provenienti da tutti i principali paesi europei, che in terra americana avevano costruito un sistema di comunità chiuse tra loro contrapposte (Italiani compresi!!).

La comunità cinese a Milano non sfugge a questo parallelismo, anche se va precisato come la Cina, quella vera, con le questioni di Milano non c'entra nulla.

Va infatti fatta una premessa importante sulle comunità cinesi all'estero.

Il governo cinese di recente ha infatti deciso di riqualificarle, trasformandole nei “trampolini” di lancio per una sempre maggiore diffusione della cultura cinese ed un sempre più efficace strumento economico a supporto della internazionalizzazione delle imprese cinesi.

Questo cosa significa?

Semplicemente che il governo cinese è cosciente come le comunità cinesi all'estero NON siano totalmente formate da semplici emigrati, visto che negli anni sono state formate da chi scappava dalla Cina per vari problemi con la giustizia cinese e per i crimini più disparati (pena di morte compresa).

Quindi i cinesi all'estero, spesso non rappresentano una "emigrazione qualificata", come la definiscono i cinesi , non sono il "Sistema Cina" all'estero, ma spesso sono veri e propri malavitosi e faccendieri senza scrupoli.

Per queste e altre ragioni, non godono del benché minimo supporto governativo della Madre patria. Solo dopo una profonda ristrutturazione, come accaduto di recente per la Chinatown inglese a Londra, vengono a tutti gli effetti riconosciute dalla madre patria e risultano integrate con il “Sistema Cina”.

Non sorprende quindi che comunità, come quella di via Sarpi, siano a tutti gli effetti comunità chiuse, spesso refrattarie alle leggi locali, dovendo proteggere gli interessi non sempre trasparenti e spesso la stessa incolumità dei suoi componenti.

Basti pensare che molti dei miliardi di dollari rubati dai migliaia di loschi e corrotti funzionari governativi, a cui il governo cinese sta dando una caccia in tutto il mondo, siano finiti nelle comunità internazionali a finanziare attività locali, in una vera propria "lavanderia" a cielo aperto di capitali poco puliti, comunque provenienti dalla semplice corruzione non da altre fonti, quali ad esempio la droga.

Inutile comunque scomodare la Cina per capire quanto accaduto in Via Sarpi.

Milano non è Napoli, ma chi conosce Napoli sa che il quartiere Sanità appare ben più pericoloso per le forze di polizia del quartiere Sarpi e lo stato di illegalità è ben più diffuso. Ma come a Napoli gli interessi economici tutelano quello status quo, anche a Milano lo stesso è stato negli anni per la comunità cinese in Città.

Quindi prima di dare un giudizio sommario sulla presenza cinese e lanciare messaggi assurdi tipo quelli letti su alcuni quotidiani italiani, occorre osservare come quanto accaduto a Milano sia maturato in una comunità di persone che rischia molto dalla citata riqualificazione cinese in programma e sta cominciando a sentire il “fiato sul collo” di una resa dei conti con la madre patria e con un passato che coerentemente alla filosofia cinese, era stato solo rimandato.

E’ per questa ragione che molti dei manifestanti in piazza hanno esibito la bandiera cinese. Era un messaggio indirizzato a chi di dovere in Cina, una richiesta di comprensione e supporto visto che la situazione quotidiana attualmente appare ben diversa.

Per dirla tutta, viste le pressioni e il concreto rischio di essere emarginati dalle autorità italiane le nuove generazioni di via Sarpi hanno cercato di richiamarsi alle origini cinesi, nel tentativo di uscire dall’isolamento in cui vivono attualmente e cercare di non finire in un limbo difficilmente gestibile in futuro.

Grave è però che la miccia sia stata innescata dai nostri poliziotti, agendo con una durezza mai usata negli anni contro un gruppo di persone abituate a difendersi da tutto e da tutti, anche dalla stessa madre patria. Tutto ciò senza dubbio è sintomo di una profonda ignoranza e pressappochismo da parte dei nostri responsabili nel leggere la situazione e i fatti.

D’altra parte appare quanto meno sospetto che sia accaduto dopo le recenti manifestazioni sui call-centers e sulla sicurezza, quasi una “invisibile mano” abbia voluto fare esplodere una “bomba sociale” nel centro di Milano, nota da decenni, sempre tollerata, mai curata.

Insomma invece di condannare i cinesi in quanto tali, dovremmo evitare di nascondere la testa nella sabbia e di come negli anni passati occorresse intervenire anche in via Sarpi, come nelle altre parti della città.

Non è un mistero che molti dei cinesi presenti, gli stessi cinesi li "vorrebbero indietro" per far loro espiare le colpe già commesse in patria, persone che quindi andavano perseguite fin dall’inizio, non ora che “oscuri” interessi suggeriscono di farlo.

Quindi invece di cercare scuse sul nostro comportamento negli anni passati, dovremmo cercare ora di non confondere o strumentalizzare il sacrosanto ordine in una città come Milano, con un ipocrita quanto triste provinciale razzismo, prima che prenda una piega ben diversa o peggio di diffonda anche nelle altre comunità presenti in Città per non assistere ad un finale simile a quello a suo tempo accaduto a New York (“Gangs of New York”), dove lo stupido tarlo razzistico è stata la molla per una altrettanto stupida e sanguinosa guerra per la città.

venerdì 6 aprile 2007

Pasqua della resurrezione Italiana: Nasce il “Sistema Italia” in Cina??

(Pubblicato su Affari Italiani il 7 Aprile 2007)

Pasqua per la nostra tradizione è un momento molto particolare.

Coincidenza vuole che proprio alla vigilia di un momento come questo, il nuovo Ambasciatore di Italia in Cina, Riccardo Sessa, in visita a Palazzo Lombardia, abbia lanciato un semplice ma chiaro messaggio di programma: “Fare sistema”.

Pasqua può essere quindi il momento giusto per lanciare il seme di un rinnovato "patto" all'interno della comunità italiana: rinascere cooperando assieme.
Nei giorni scorsi, con questo rinnovato spirito e memore anche delle recenti parole dell'Ambasciatore, ho avuto modo di confrontarmi con alcuni membri della comunità italiana su questa "visione" in comune.Sono rimasto colpito di come, su questo tema, esistano due nette e contrapposte reazioni:

la prima è quella che accomuna chi da molti anni vive a Shanghai e in Cina, riassumibile sinteticamente in "Conoscendo come funzionano, si muovono e come decidono le nostre istituzioni, la vedo molto difficile".

La seconda è di chi è arrivato da poco. Rendendosi conto dello scarso peso specifico della presenza Italiana se comparata con i nostri partners europei, si auspica di vedere crescere quel gioco di squadra in grado di far sopperire alle molte, troppe mancanze e deficienze strutturali, tutte italiane.

Dopo questo primo giro di vedute, non posso quindi che rimanere perplesso; sarà reale la prima o la seconda o nessuna delle due?

Sarà veramente possibile girare pagina??
Comunque sia, di tutte le parole ed inviti espressi dall'Ambasciatore Sessa, nella recente visita a Palazzo Lombardia, ce ne sono alcuni pienamente condivisibili, quali "fare sistema", "cooperazione", "rischiare imprenditorialmente", ma su una osservazione mi permetto di avere qualche riserva, quella che testuale dice" ora tocca a voi venire a Puxi, per una maggiore integrazione e sinergia con le istituzioni".

Bene Ambasciatore Sessa, ribadendo che noi, come abbiamo avuto modo di dirle di persona, siamo dalla sua parte e sosterremo la sua azione per una comunità italiana più integrata, è però necessario sottolinearle come il grosso delle aziende italiane che producono fatturato a Shanghai sono nell'area di Pudong e non a Puxi.

Attorno e dentro a Palazzo Lombardia sono presenti molte aziende che nel silenzio e spesso nell'anonimato, lavorano e produco nuova ricchezza.

Quindi proprio in virtù del totale spirito di cooperazione con i suoi obbiettivi, la invito a non distinguere tra Puxi e Pudong, un gioco “goliardico” all'interno della comunità italiana per distinguere tra chi è "cool" da chi è "sfigato, ma di vedere Shanghai e la sua comunità italiana, come una unica realtà.

E' oltretutto il momento di portare l'attenzione (e strutture italiane), direttamente a Pudong, per sostenere sul campo la comunità italiana, visto il livello di sviluppo raggiunto dall’area e gli interessi industriali in gioco, quale luogo di vera produzione di nuova ricchezza italiana.

Il Palazzo l'ha visitato e per sua informazione a soli 3 Km ci sono i Tedeschi, con tutte le loro organizzazioni concentrate assieme, in una struttura analoga su 30.000 mq.

E noi cosa facciamo?

Perchè non ci diamo un lasso di tempo di 3-4 anni nel quale tutti gli italiani, concentrati in uno stesso luogo (es: Palazzo Italia a Pudong) sullo stile dei tedeschi, lasciando a Puxi le sole funzioni di rappresentanza, possano realmente cooperare assieme e creare nuova ricchezza tangibile, reale.

Poi, una volta creata una nuova vera ricchezza tangibile, ci potremo anche permettere di comprare, tutti assieme, un nuovo più "cool" building nel centro di Shanghai!!

Cosa servono ad esempio 100 mq di uffici della Promozione Toscana, anche se a Xin Tian Di (il massimo del cool a Shanghai) se poi non sono parte integrante di un Sistema Italia in grado di disporre di strutture logistiche rilevanti, tangibili?.

Come può l'ICE pensare di crescere con gli spazi attuali nel supporto alle imprese od organizzare frequenti, quotidiani incontri Business to Business del Made in Italy, andando oltre le fiere istituzionali?.

Che senso ha che Lombardia e Toscana ( e le altre regioni) competano in questo stupido modo, moltiplicando gli investimenti in affitti e personale??

Magari Palazzo Lombardia non è nel centro "cool" di Shanghai e magari il nome Lombardia da fastidio a qualcuno ma ad oggi, volenti o nolenti, altri spazi di proprietà Italiana, di queste proporzioni (10.000 mq), già pronti all’uso, non sono disponibili, senza ulteriori consistenti (inutili) investimenti.

A tutto si può trovare oltretutto una facile soluzione; come quella di creare un efficiente sistema di navette, che costa molto meno di qualsiasi nuovo palazzo in centro, per risolvere i problemi logistici attuali e chiamarlo "Palazzo Italia" per affermare la missione nazionale.

Mi permetto di suggerirle anche, per dare una reale concreta svolta alla situazione attuale, di evidenziare con maggiore forza a tutte le istituzioni ed imprese italiane, soprattutto a quelle che operano nell’area di Pudong che nella cooperazione italiana futura non esisteranno “zone d’ombra” o cosa ancora peggiore “ghetti” o società considerate di secondo ordine.

Se siamo tutti Italiani, lo siamo sia che si sia a Puxi che nella "concreta" Pudong. Siamo a Shanghai!!

Sicuramente nel futuro, Lei può rappresentare quel punto di riferimento comune a tutti noi, attorno al quale far "risorgere" quella identità italiana, dispersa in infinite inutili provinciali discussioni, sulla presunta superiorità di Puxi a Pudong!!

Proporrei quindi di organizzare un incontro (Stati generali) che coinvolga tutte le organizzazioni italiane presenti e realmente operative, in modo da mettere a "fattor comune" ciò di cui già da oggi dispongono, in modo da rendere davvero tangibile quel patto di cooperazione tra gli italiani che ora non esiste.

Per fare questo occorre la Sua presenza ed azione diretta, non lasci alla sola Camera di Commercio un ruolo che solo l'Istituzione vera può e deve avere in momenti come questi, superando la latitanza governativa, spesso denunciata da chi è presente da molto tempo in terra Cinese.

Il suo coinvolgimento diretto nella definizione di questo rinnovato "patto" è fondamentale anche perchè di fronte alle organizzazioni regionali, oggettivamente la Camera di Commercio appare fragile e soprattutto non può, allo stato attuale, rappresentare il vero trust di tutti, visto che in Cina non operano SOLO 250 imprese italiane.

Qualche dubbio sulla sua reale funzione, sorge poi se si analizzano gli iscritti degli ultimi anni, dove si nota una certa (sostanziale) "rotazione" degli stessi.

Questa rotazione non aiuta certo a creare e stabilizzare il Sistema e forse è anche sintomo di qualcosa che non ha funzionato, fino ad ora, in questo tipo di organizzazione.

Le organizzazioni sono fatte di persone e se molte aziende italiane nè si iscrivono nè rinnovano l'iscrizione alla Camera di Commercio in Cina, forse vanno capite le ragioni profonde di questa comunque diffusa posizione nella comunità italiana.

Come inoltre avrà avuto modo di constatare e dalle domande che le sono state poste sempre a margine della sua presentazione alla Comunità Italiana, molti dei presenti, speravano di vedere annunciato in quella sede qualche profondo e radicale cambiamento in terra cinese relativamente alla presenza italiana.

Occorre probabilmente domandarsi: come mai nella comunità italiana e alla sua presenza, sostanzialmente tutte le domande a lei poste fossero riassumibili in due parole: maggiore trasparenza?.

Ma ora è Pasqua, speriamo di poter aprire l'uovo e vedere finalmente la nascita del "Sistema Italia" nei fatti, in un rinnovato "patto", per vedere gli italiani allearsi, unire gli sforzi per competere solo contro i veri concorrenti, quali francesi, tedeschi, americani etc..... contribuendo assieme a creare una crescente reale nuova ricchezza in Cina, ritrovando unità ed identità nazionale, oltre le semplici intenzioni.

Buona Pasqua Ambasciatore e buon Lavoro a lei e a tutti.

giovedì 15 marzo 2007

China 2007: Quante Sfide. Italia 2007: quante sciocchezze!


Lunedì a Beijing si è aperta la sessione annuale del parlamento Cinese, il principale momento politico cinese che si svolge tradizionalmente in marzo.

Il sistema politico cinese è caratterizzato da queste due settimane, totalmente dedicate allo stabilire collegialmente le future linee guida sulle principali questioni nazionali.

In questo periodo veramente speciale della vita politica cinese, su qualsiasi tema è oggettivamente possibile fare qualsiasi proposta all’attenzione della Assemblea generale.

La caratteristica di questo “sistema” è che dopo queste due settimane di analisi e pianificazione collegiale, il resto dell’anno è dedicato ad applicare le decisioni prese.

Il funzionamento di questo sistema politico, nella sua apparenza statico, risulta essere stato in Cina, negli ultimi decenni molto efficiente.

In fatti una volta l’anno si discute dei macro problemi con l’obbligo di arrivare ad una decisione entro la fine della sessione stessa, le due settimane appunto.

Quindi i cinesi così facendo, finiscono realmente per prendere le decisioni importanti.

Suggerisco a chi legge di lasciare da parte la scontata osservazione sulla reale situazione presente in Cina, visto che parallelamente negli stessi anni il nostro sistema, sta facendo di tutto per non prendere ALCUNA decisione .

Quindi da noi, paradossalmente finiamo per impegnare le migliori risorse e incredibili sforzi in discussioni spesso minori (penso alla questione dei Dico) e nel contempo continuare a rimandare le decisioni veramente strategiche e di maggiore impatto reale (penso alla situazione Alitalia e Telecom ad esempio) dove veramente gli interessi nazionali e il benessere delle persone sono in gioco o peggio a rischio.

Di qualunque “tema strategico” in Italia si stia discutendo ora, qua in Cina lunedi, il discorso di apertura del premier Wen Jiabao alla sessione 2007 del al parlamento cinese, è stato totalmente concentrato sulla creazione della “società armonica”.

Immagino i sorrisini di chi sta leggendo!! Molti occidentali infatti a sentire questi termini, da noi ormai desueti, cominciano a fare le facce più strane.

Ma lunedì, il discorso fatto dal Premier cinese fin dalle sue premesse è stato terribilmente serio e concreto: candidamente ha affermato che è stato un successo portare 200 milioni di cinesi furori dalla povertà nel passato decennio. Adesso è prioritario proseguire nel cammino, estendendo tutto ciò anche a chi rimane ancora oggi in una condizione prossima all’indigenza.

Allora il termine "Società Armonica" diventa chiaro. Non è uno slogan da professionisti del Marketing e della Comunicazione, ma il chiaro desiderio di trovare in un equilibrio tra le diverse Società che costituiscono l’ossatura della Cina stessa di oggi..

Per capire la cosa, occorre ricordarsi che la Cina è una in termini politici ma in termini sociali è un raggruppamento di popoli tra loro molto diversi.

Definire una “società armonica” per i cinesi intende quindi trovare un bilanciamento tra le varie dinamiche, spesso tra loro in conflitto, proprio delle diverse nature sociali che la compongono.

Ed ecco che nella sessione di apertura del parlamento del paese forse più globale al mondo, il tema sia stato totalmente interno: togliere le frizioni sociali esistenti.

Bene! Questa è stata una lezione di stile di cosa vuole dire analizzare e pianificare le dinamiche di una nazione totalmente ancora in costruzione.

Ma si fa male a pensare che sia un discorso abilmente impostato per saltare / evitare altre priorità ben più gravi.

Per i cinesi questa pirandelliana questione, è veramente una questione fondamentale.

Chi siamo? Dove andiamo?

Perché quello che sta accadendo in China è un tale cambiamento epocale che non solo le città cambiano ma la stessa civiltà cinese sta cambiando alla velocità della luce.

Quindi tutte le certezze di un tempo spariscono e vengono sostituite con un nuovo che però spaventa anche perché così diverso dalle radici culturali originarie.

Quindi basta che un cinese si sposti dalla campagna ad una qualsiasi città cinese che il salto è realmente simile a quello di entrare in un diverso spazio/tempo, una diversa civiltà, spesso totalmente estranea...

Quindi i cinesi stanno cercando di capire come saranno i cinesi del futuro, come loro si stanno trasformando e quindi lasciano fuori temi di carattere economico e finanziario per cercare di trovare una idea comune sul contesto futuro di un popolo che altrimenti rischia di non poter apprezzare fino in fondo l’occasione che la storia sta dando loro.

Quindi sorridiamo un po’ meno sulla “Società Armonica” cinese e cerchiamo di coniare a nostra volta un analogo credibile “motto” per il nostro futuro, visto che ad oggi il motto di quanto sta accadendo in Italia appare più un titolo della commedia all’italiana. “ I soliti (Ig)noti!!”.

E anche se ora siamo una delle prime potenze economiche al mondo, basta vedere il finale del citato film per capire i rischi di questo approccio, a causa delle continue “non scelte” Italiane.

La domanda sorge spontanea: come mai, in Cina, 200 milioni di persone sono uscite dalla povertà e ci ha sorpassato come potenza economica mondiale, mentre un paese come il nostro, la situazione sta lentamente ma inesorabilmente peggiorando tanto che il 7% della popolazione italiana è considerabile povera??

Tutto è dovuto alla sola e semplice fortuna o congiunzioni astrali che ha favorito i cinesi o forse da parte nostra occorrerebbe onestamente prendere atto che il nostro sistema, così fatto non è al passo dei tempi presenti e tutto sbagliato, inadatto per quelli futuri??

Quindi date queste premesse mentre la Cina è appena entrata nell’anno del Maiale (d’oro) noi rischiamo di essere entrati, senza nemmeno essercene resi conto, nell’anno delle “Sciocchezze”.

mercoledì 7 marzo 2007

Made in Italy: pensare con i loro "occhi"


Quando si arriva in Cina, la prima apparentemente banale, sconvolgente sensazione che si prova, è il sentirsi circondati da questa selva di occhi, così diversi da quelli a cui siamo abituati a vedere.

Qui in Cina gli occhi ti guardano in maniera del tutto diversa, sanno incantarti, stupirti, disorientarti. Ti esplorano e puoi “sentire” il loro sforzo nel cercare di comprendere, di capirti.

Anche se non si apre bocca, da questi occhi, così diversi, si capisce che parlano una lingua sconosciuta.

Sanno sorridere, farsi sorprendere, avere paura, essere seri, ma in maniera molto diversa dai nostri.

Si dice sempre che gli occhi siano lo specchio del cuore e della mente. In Cina questa cosa appare quanto mai vera, concreta e reale.

Mai come in Cina gli occhi sono così importanti, anche perchè spesso la loro cultura millenaria suggerisce spesso il silenzio, alla parola.

Quindi spesso gli occhi sono il solo modo attraverso cui è possibile comunicare e la cosa appare ancora più vera quando si è stranieri.

Ma “occhio” a pensare che tutto ciò sia solo un modo di dire. Il mondo Cinese è prima di tutto un mondo interiore, spesso fatto di tempestosi silenzi e calde silenziose emozioni che vanno capite per non rimanere isolati da tutto ciò.

Il problema dei cinesi è che spesso alle loro emozioni interiori non trovano le giuste parole e spesso rimangono profonde sensazioni senza suoni. Il nostro problema in Cina è invece che rimaniamo spesso disorientati da questo apparente silenzio alle nostre orecchie, così abituate ai “caldi” suoni.

La Cina ti insegna una cosa fondamentale, il piacere del sapere ascoltare, “l’ascolto” degli occhi.

Ecco che allora questo mondo, inizialmente così oscuro, si trasforma e diventa pieno di suoni e colori che non si sa dove fossero nascosti, quasi fossimo diventati “sordi”, la stessa sensazione di quando si fa una immersione sotto l’acqua e tutto appare così diverso ai nostri sensi.

La Cina va rispettata per questo modo diverso di porsi e va capita prima che cambiata.

Bisogna anche ricordarsi sempre che le emozioni forti li spaventano sul serio. Non è una battuta!!.
Nell'incontro tra noi e loro, occorre tenere presente che è come se improvvisamente fossero posti di fronte ad una sconosciuta luce intensa, accecante.

Le sensazioni che per noi sono piacevoli, a loro possono provocare dolore.

Quindi bisogna stare attenti a credere che basti il nostro essere italiani ad appassionarli.
Tutt'altro, spesso il nostro essere “caldi” e stimolanti crea più problemi che vantaggi, siamo temuti per questo saper essere “accecanti”.

I tempi necessari per abituarsi a assaporare il nostro “sole”, non sono rapidi ne immediati. Occorre dare loro gli "adeguati occhiali da sole" e fargli provare solo piacevoli emozioni quelle che a noi appartengono da sempre, senza che questo provochi un dolore, una ferita interiore che finisca per tenerli lontani in futuro..

Sono come i bambini che aprono gli occhi ad un nuovo mondo. Non dobbiamo tempestarli, assediarli ma farli sentire poco alla volta a proprio agio.

Come? “Parlando” ai loro occhi, con il rispetto del pari. Non sono un popolo da colonizzare o inferiore, sono un mondo, un altro mondo che si è aperto rapidamente a noi e che vuole capirci, ma con la stessa velocità sa chiudersi in sé, per non aprirsi più in futuro.

La Cina va creata, sviluppata con maggiore umanità di oggi, dando agli affari uno spessore che renda la nostra offerta più convincente, prima di tutto sul piano della qualità della vita presente e futura.

Questo è il nostro Made in Italy, un percorso, una esplorazione che va proposta quotidianamente, con passione e attenzione ma soprattutto il profondo rispetto di questi occhi.

Spesso tutto questo in Cina noi Italiani non ce lo ricordiamo e molti sbottano perchè si dice “non sanno capirci”, come se gli stupidi fossero loro.

La notizia è che gli stupidi siamo noi, che pensiamo che il nostro mondo sia il solo possibile, il solo esistente, l’unica proposta: nulla di più errato.

Quindi, guardiamoli negli occhi e cerchiamo di sorridere loro. E’ quello che si aspettano da noi, basta ricordarselo anche se lontani dalla nostra Italia.

mercoledì 28 febbraio 2007

Made in Italy: Insegnare l'Italia delle emozioni (2): O' Sole "Nostro"



(scritto e pubblicato su CorriereAsia - 26 Febbraio 2007 con Marzia De Giuli)


Negli ultimi anni in Cina si sono succeduti molti tipi di missioni italiane per cercare di veicolare l'Italia, i suoi luoghi, i suoi valori: un paese amico e un partner per i cinesi.

Ma dove le varie missioni governative, confindustriali e regionali avevano fino ad allora fallito, l'Orchestra Italiana di Renzo Arbore è invece riuscita appieno.

La tournée, patrocinata dalla Regione Campania e dal gruppo Cis Interporto Campano, svoltasi negli scorsi giorni a Pechino, Tianjin, Nanchino e Hangzhou, si è conclusa in bellezza conquistando anche la più "fredda e commerciale" Shanghai.

Presentatasi al Grand Theatre come uno scanzonato gruppo di professionisti e consumati saltimbanchi, l'Orchestra Italiana, capitanata da Renzo Arbore, esattamente come il pifferaio magico, ha realizzato un autentico miracolo: "squagliare" i cinesi.

L'artista, missionario della musica popolare napoletana ma in particolare di quel modo tutto napoletano (italiano) di porsi, è stato in grado, meglio di tante parole, di fare sentire cosa vuole dire "essere italiani", oltre le cartoline di facciata.

Gli spettatori cinesi conoscevano già O' Sole Mio e Santa Lucia, ma sono usciti dal teatro con un'idea diversa e autentica di che cosa è la canzone napoletana. "Commovente e raffinato": così hanno definito il concerto.
In un'intervista all'apertura del tour, Renzo Arbore aveva dichiarato: "E' stato davvero un pubblico generoso". Troppo modesto: l'artista non ha conquistato i cinesi perché conoscevano già O' Sole Mio e hanno ascoltato gentilmente il resto, ma perché ha svelato loro il vero volto della canzone napoletana. La fama di cui alcuni brani godono in Cina è stata un trampolino di lancio per "educare" il pubblico alla vera qualità.

Per esempio, presentando un'insolita versione di O' Sole Mio, riferita al tramonto, più malinconica e difficile rispetto a quella diffusa in Cina, giocosa e in un certo senso "banalizzata".

Per realizzare tutto ciò, il buon Arbore, mastro saltimbanco, ha usato un semplicissimo trucco, ha trasformato i cinesi da spettatori in partecipanti al concerto, e nel momento in cui il tenore cinese ha intonato la versione cinese di "O sole mio" e il soprano cinese la versione tradotta di "Santa Lucia", lo ha trasformato nel "loro" concerto.

Osservarli nelle prime file è stato fantastico: da un nervoso muovere delle gambe dell'inizio, si è passati ad un "timidissimo" uso delle mani, per finire nella apoteosi delle braccia alzate, spellamento delle mani e canto connesso.

A seguire le magistrali evoluzioni jazzistiche di Gegè Telesforo, pure senza alcuna necessaria traduzione, hanno trascinato i cinesi che si sono immedesimati, immersi nei suoni e colori che arrivavano dal palco.

Tutto poteva andare come da canovaccio, visto che molti dei brani sono conosciuti su scala planetaria. Ma alla fine i cinesi hanno cantato "Ma la notte no", ovviamente non uno dei classici della musica napoletana, tradotta in cinese nel suo ritornello così bene da apparire credibile.

L'intelligenza di Arbore è stata nel creare un mix perfetto di scontato e non. La conclusione, Funicolì Funicolà, animata dal pubblico italiano in visibilio, ha letteralmente conquistato anche i più composti. Il tutto con grande eleganza e raffinatezza, da dieci e lode.

E le premesse erano tutt'altro che rosee: una partenza (troppo) commerciale nello stile dei marketing manager che stavano dietro l'organizzazione.

Il triste rito della traduzione che se da una parte consentiva ai cinesi di capire, dall'altra contribuiva ad annoiarli non poco.
Ad un certo punto, la domanda dei cinesi accanto è stata: ma scusa, quando arriva qualcosa di diverso dai soliti eventi di presentazione che vediamo tutti i giorni? E la risposta non ha tardato ad arrivare.

Finalmente, quando i Marketing Manager hanno consentito ad Arbore di fare l'Artista che è e alla sua orchestra di spiccare il volo, la metamoforsi ha avuto inizio.

Unica "nota" negativa, tutti i palchi erano vuoti. "Siamo alla conclusione del Capodanno cinese e molta gente è ancora in vacanza", è la spiegazione diffusa. Ma il teatro tiene meno di duemila persone e si trova nella People's Square, nel pieno centro di Shanghai.

Da notare che i biglietti erano a distribuzione gratuita. Non sarebbe stato il caso di invitare "calorosamente" più persone, riempiendo così i tanti posti andati sprecati? Ma si sa che spesso le autorità italiane trascurano certi "particolari", quindi, commenta una signora appena uscita dal teatro, "per fortuna c'è la cultura a recuperarci".

L'evento di ieri sera ha dimostrato come portando la cultura italiana direttamente a contatto con i cinesi, possa essere non solo accettata ma realmente vissuta con trasporto. Il successo delle iniziative che si sono susseguite in Cina negli ultimi mesi -- come l'arlecchino di Strehler e la recente rassegna di cinema italiano -- conducono a un'importante conclusione: il popolo cinese sa riconoscere il valore delle cose belle.

Alla fine anche gli italiani presenti non hanno potuto che constatare che nemmeno dieci missioni di Confindustria potrebbero realizzare quanto un "semplice saltimbanco" è stato in grado di fare: convincere che andando in Italia i suoni e le passioni sono quelli sentiti ieri sera sul palco del Teatro di Shanghai.

A emergere ieri sera è stata l'autenticità del marchio "O' Sole Mio". Alcuni italiani non hanno partecipato al concerto di Arbore perché convinti che la canzone napoletana in Cina, cantata nei Karaoke, sia diventata un "falso". E' lo stesso atteggiamento che molti hanno nel campo commerciale: o l'autentica pasta De Cecco, o niente.

O Armani, o niente. Ma sono necessarie pazienza ed elasticità: prima di vendere l'autentico made in Italy, vendiamone l'immagine, nell'attesa che i cinesi raggiungano il livello economico e culturale per apprezzare la vera qualità. Lo ha dimostrato Renzo Arbore.

Fino a poco tempo fa, 'O Sole Mio era una canzoncina suonata nei karaoke, uno stereotipo che a detta di molti sviliva la cultura italiana. Ieri l'Orchestra Italiana ha mostrato ai cinesi la sublimità artistica di questo pezzo d'arte. Gli spettatori sono rimasti entusiasmati.

Ma sarebbero andati al concerto se non avessero mai ascoltato O' Sole Mio nei karaoke? Molti di loro no. L'immagine distorta di un marchio italiano ha creato i presupposti per apprezzarne l'autenticità. Dobbiamo seguire lo stesso percorso anche con gli alimenti, con le automobili, con l'abbigliamento.

Costruiamo l'interesse, l'idea, prepariamo il terreno per portare noi "l'originale", prima siano i cinesi stessi a scoprirne il valore e ad appropriarsene.

Lasciamo per il momento che si creino un'immagine anche superficiale dei nostri prodotti, ma trasmettiamone la cultura. Perché, fra non molto, i cinesi saranno in grado di riconoscere la bellezza, quella vera, e guarderanno al vero made in Italy con lo stesso sguardo estasiato di ieri sera.

mercoledì 14 febbraio 2007

Made in Italy: Insegnare l'Italia delle emozioni



Negli scorsi interventi ho parlato molto di cercare di ritrovare una identità nazionale attorno alla quale cooperare per tornare a competere sui mercati internazionali.

Per capire quanto possa valere e cosa significhi tutto ciò, bastava andare venerdì scorso alla prima della Turandot di Puccini qua a Shanghai.

Esattamente come un emigrante di altri tempi, dopo 8 mesi di immersione nel quotidiano cinese di questi mesi, ho deciso di tornare in contatto con qualcosa di Italiano.

E' stato come rivedere la luce: questa esperienza ti fa capire come i nostri contenuti, stile ed emozioni siano veramente di un altro pianeta (e sono Italiano!!).

Contemporaneamente si può comprendere quanto possa essere difficile da parte dei cinesi "entrare" in contatto con il nostro mondo, fatto di emozioni, spesso a loro totalmente sconosciute o peggio, prive degli stessi stimoli e valori.

Ad esempio la Turandot ruota tutta attorno alla forza dell'amore e di come questo possa cambiare profondamente le persone, rendendo "la gelida" Turandot (non a caso cinese), la più passionale delle donne. Questa storia, che a noi fa quasi sorridere, qua in Cina è molto più vicina alla realtà di quanto noi si possa credere.

Questa relazione tra passione e azione in Cina è spesso totalmente scollegata, al punto che sembra non avere senso agire per una passione o con qualche trasporto nel fare le cose, tanta è la razionalità messa dai cinesi nel loro agire quotidiano.

Mentre noi italiani le emozioni e le pulsioni passionali le esprimiamo apertamente senza timori e in maniera esplicita, spesso anche in forma estrema, qua in Cina è buona norma mantenere un contegno in pubblico che noi definiremmo di formale freddezza.

Questo fatto inevitabilmente si riflette pesantemente anche nel privato e nelle relazioni interpersonali.

Per quanto noi italiani ci sforziamo di essere dei "calcolatori", mai potremo esserlo come lo sono normalmente i cinesi. Infatti ogni cosa che noi facciamo o pensiamo, "trasuda" di calore e trasporto.

Quindi mentre noi tendiamo a dare un valore totalmente positivo al saper esprimere e vivere le emozioni, i Cinesi al contrario assolutamente no, finendone per essere contemporaneamente attratti e spaventati.

Il problema quindi del nostro “Made in Italy” non è se siamo bravi o meno, se qualcosa è bella o meno, ma se riusciamo ad emozionare i nostri interlocutori e trasmettere ciò che per noi è del tutto naturale, mentre per loro assolutamente no o peggio sconveniente.

Ai cinesi occorre quindi non solo far vedere le cose ma fargli "provare le emozioni" che possono procurare, altrimenti quello che per noi ha un valore (anche economico) rischia di essere considerato alla pari di altri e rimanere a livello superficiale.

Bisogna però essere molto cauti, visto che noi sul piano delle emozioni siamo percepiti come degli extraterrestri.

Occorre quindi perdersi la responsabilità di diventare loro affettuosi tutur e/o mentori, per accompagnarli a "capire" il mondo delle emozioni che loro chiamano "Italia".

I cinesi hanno intuito che solo noi possediamo questo tesoro interiore, occorre però dimostrare che vogliamo condividerlo e insegnarglielo, trasformandolo in un patrimonio comune.

Ma da bravi insegnanti, occorre comprendere che ad oggi si deve partire dall'alfabeto base delle emozioni.

Un giorno, Yibu Yibu appunto, potranno anche loro esprimersi correttamente su un piano simile al nostro. Ma ad oggi, non dimentichiamoci che sono solo in grado di ripetere diligentemente la lezione.

Per il successo futuro del "Made in Italy", visto che la scelta e l'acquisto di un prodotto ha una preponderante motivazione emozionale, occorre trasformarci in "Missionari del Gusto e della qualità della vita" che ci contraddistingue.

I cinesi ne hanno veramente bisogno. Ora che loro condizione economica è cambiata, hanno anche cominciato ad accorgersi come spesso non sappiano cosa farsene di questa nuova ricchezza economica.

Sono alla ricerca dei modelli e stili di vita cui rifarsi che possano dare loro una serenità interiore e siano trasmettibili alle loro generazioni future, come dicono loro: in pace e armonia.