Hu Jintao Presidente Cinese versione Cantante! (Canzone d'Amore Russa)
Anche Hu Jintao Presidente della Repubblica Popolare Cinese, alle prese con una famosa canzone d'amore russa! Berlusconi è avvisato!!
Link: Hu Jintao versione cantante!
Step by step (yi bu yi bu appunto)osservare da Shanghai come la Cina cambia e il mondo con essa. Ma soprattutto, quali spazi l'Italia potrà ritagliarsi per recuperare una sua nuova identità nel nuovo mondo "cinesizzato", per un secondo rinascimento?
Anche Hu Jintao Presidente della Repubblica Popolare Cinese, alle prese con una famosa canzone d'amore russa! Berlusconi è avvisato!!
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Partiamo dal titolo apparso oggi sui media cinesi a commento dei risultati del Referendum italiani: "Gli elettori rigettano la politica del governo"
Andiamo poi in Giappone dove è già stato deciso che subito dopo che la situazione post terremoto - tsunami si sarà stabilizzata, si dimetterà l'attuale primo ministro, oltretutto appena eletto e che ha appena passato una fiducia parlamentare. Una decisione connesse proprio per come ha gestito la crisi e il malumore profondo della popolazione sulle scelte fatte dal governo durante questa incredibile emergenza.
Torniamo in Italia: sull'onda della richiesta di dimissioni di queste ore, un ministro del governo in carica ha affermato "dopo la sconfitta del divorzio, la DC ha continuato a governare per altri 20 anni!". Un altro ministro ha poi rimarcato il punto con un inequivocabile "se dovessimo dimetterci ogni volta che ci votano contro...", a cui altri esponenti della maggioranza hanno aggiunto "erano solo dei referendum!".
Bene, premesso che è giusto non strumentalizzare i referendum per fini meramente politici, a questo punto appare evidente che il problema vero in Italia sia un altro e riguarda l’"etica politica".
In una situazione "normale" e in una democrazia evoluta, apparirebbe evidente che ad essere bocciate dai referendum non sono state le persone, ma la linea politica scelta dal Governo, oltretutto su due delle maggiori emergenze mondiali: energia ed acqua.
Non un dettaglio da poco, come dire le basi stesse della infrastruttura del paese nel futuro (solo per il nucleare erano 30 Mld di investimenti), le scelte che condizioneranno intere generazioni a venire (così come la stessa scelta NON nucleare fatta ieri).
Poco importa a questo punto questionare sulle "dietrologie" connesse, come per esempio che la legge abrogata sull’acqua è stata presentata dagli stessi che ora ne stanno chiedendo l’abrogazione o se il nucleare potrà in futuro essere più o meno sicuro o se il voto di ieri sia solo l'effetto del dramma Giapponese.
Se la politica ha veramente come primo punto della propria agenda il bene del paese, sentirebbe il dovere prima di tutto etico, di proporre le proprie dimissioni, quale gesto di rispetto al paese.
Tra l'altro, visto che lo stesso parlamento non sembra essere più a sua volta "in linea" con il volere popolare, avendo avvallate le leggi ora abrogate, nulla di male ci sarebbe in un paese normale a "rifare la conta", attraverso nuove elezioni, che avrebbero il grande pregio di mettere a tacere le "male lingue" su una gestione non democratica della cosa pubblica o peggio, di presunta dittatura di questo o quello.
Questo in un paese normale.
Per cui che Berlusconi si dimetta, non dovrebbe apparire come un gesto straordinario, ma qualcosa di normale nel continuo dialogo democratico tra popolo e governo che normale altrove, dovrebbe esserlo anche da noi.
E' la democrazia, per cui se chi è al governo “sente” di non godere della fiducia della maggioranza del paese (e attenzione non solo quella parlamentare), soprattutto su tematiche delicate come quelle affrontate nei referendum, dovrebbe sentire la necessità di aprire la strada ad un cambiamento che ripolarizzi gli interessi del paese attorno nuovi obbiettivi realmente condivisi.
Il voto di ieri è un gesto concreto di democrazia, così come appare evidente che Berlusconi con il suo sconsigliare di votare sia stata una inutile caduta di stile: quale capo di governo in carica avrebbe dovuto avere il senso etico di presentarsi al seggio dichiarando il suo voto, perchè come le elezioni, anche i referendum si possono vincere, sempre che si prenda la briga di spiegare alla gente le proprie ragioni.
Per cui definire i risultati di ieri "una sfiducia alla politica del governo" appare tutt'altro che azzardato. Esattamente la lettura che il mondo sta dando in queste ore.
Ma i referendum possono essere anche ben altro: l'occasione per l'Italia (e Berlusconi) di mostrare ora al mondo che è un paese normale, in cui lo scontro politico per quanto sia appassionato, particolare, unico, forse alcune volte troppo complesso, rimane però sempre dentro le regole base di una democrazia di stampo occidentale.
Perché le elezioni si possono sempre rivincere, mentre per qualsiasi governo, arduo è riconquistare la fiducia profonda e il supporto di un popolo verso le scelte da fare se questo non ascolta le sue urla di "disperazione", soprattutto di fronte alle scelte dolorose che dovranno essere fatte per superare la crisi attuale.
E i referendum sono questo messaggio "forte e chiaro" lanciato dal popolo. Ora spetta alla politica fare la sua parte, senza giustificarsi o peggio facendo "orecchie da mercarnte" o continuare a rifugiarsi dietro il poco onorevole “scarica barile”.
L'Italia s'è destata!
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(Pubblicato su Affari Italiani il 6 Giugno 2011)
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"THE Dalai Lama does not have right to abolish the institution of reincarnation to choose a successor, a high-ranking official said yesterday.
The 14th Dalai Lama, 76, has said the institution of reincarnation might be abolished after his death.
"What he said does not count," said Padma Choling, chairman of the Tibet autonomous regional government.
He said Tibetan Buddhism had a history of more than 1,000 years, and the reincarnation institutions of the Dalai Lama and Panchen Lama had been carried on for several hundred years.
"We must respect the historical institutions and religious rituals of Tibetan Buddhism. I am afraid it is not up to anyone to abolish the reincarnation institution or not," he said.
The death of the Dalai Lama will not have any impact on the overall situation of Tibet, said another senior official.
"Of course there will be a few repercussions due to religious factors, but we will take that into consideration and will surely guarantee the long-term political stability in Tibet," said Qiangba Puncog, chairman of the Standing Committee of the Tibet Autonomous Regional People's Congress.
"I dare not say that Tibet will not see any incidents, big or small, forever, but I dare say that the current situation in Tibet is on the whole stable, and the Tibetan people wish for stability and object to troublemaking," he said.
The Party chief of Tibet, Zhang Qingli, reiterated yesterday that the Dalai Lama was a "wolf in monk's robes" and again blamed the Dalai clique for separating China.
"I had described him in those words after the March 14 riot in Lhasa in 2008 because I think he himself is a living Buddha but had done things beneath his status," Zhang told reporters in Beijing.
He accused the Dalai Lama of instigating the riot three years ago which left 18 people dead and nearly 400 wounded.
Armed rebellion
He said that he had quoted the words of late Premier Zhou Enlai. Zhou referred to the Dalai Lama as a "wolf in monk's robes" after the central government foiled an armed rebellion staged by the Dalai Lama and his supporters in 1959.
Zhang also made comparisons between the Dalai Lama and Rebiya Kadeer, a Uygur separatist and leader of the World Uygur Congress.
"Rebiya is a housewife who has used her illegal fortune to conduct secessionist activities. She has no influence among the public," he said. "While Dalai is a secessionist chief who fools simple believers under the guise of religion."
He added: "The Tibetan people have been aware that unity and stability are a fortune, and separation and unrest are a disaster," he said."
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