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martedì 9 novembre 2010

Micropost alla mia generazione (quella dei 40 enni)

Vedo arrivare Cameron (Premier UK 44 anni) in Cina e Obama (Presidente USA 49 anni) in India e sorge spontanea la domanda:" ma cosa ha fatto di male la mia generazione per essere in Italia, nella migliore delle ipotesi, la terza scelta?"

domenica 10 ottobre 2010

Micropost al mondo (dalla Cina)

I diritti civili sono diritti sascrosanti e stiamo realmente facendo il possibile affinchè sia vero anche in Cina, ma devono essere "super partes": non possono essere usati per "scopi politici" altrimenti diventano armi improprie (l'idea che il cinese medio ha sulle questioni inerenti i diritti umani tirati fuori ogni volta che si parla di equilibrio politico - economici tra Cina ed occidente)

Micropost per Obama

Problemi in Nord Corea (Nucleare)? Mostrare i muscoli non serve!!! Esiste SOLO la via diplomatica (parola della dirigenza cinese presente di fianco a Kim Jong Il e al prossimo leader Kim Jong Un, alla parata per il 65° del Workers' Party of Korea (WPK) il partito alla guida del paese)

mercoledì 6 ottobre 2010

Un'Immagine 100 Parole: Liberatori od invasori??

(dal Corriere) Il governo di Hamid Karzai ha avviato colloqui segreti ad alto livello con i talebani per mettere fine al conflitto in Afghanistan. Lo ha rivelato il sito del Washington Post che cita fonti arabe e afghane vicine ai colloqui. I negoziati sono la prosecuzione di quelli ospitati dall'Arabia Saudita e conclusisi senza successo più di un anno fa. 

Il quotidiano sottolinea che i negoziati sono ancora in una fase preliminare ma puntano a un accordo complessivo che preveda il ritiro delle truppe Usa contestualmente all'ingresso di alcuni esponenti talebani nel governo. Una fonte ha spiegato che, al di là della linea ufficiale che richiede il ritiro incondizionato delle truppe straniere, i dirigenti talebani vogliono un accordo per timore di essere scavalcati nella guida del movimento da leader più radicali......

sabato 25 settembre 2010

venerdì 14 maggio 2010

Shanghai come Wall Street: l'incredibile storia dell'abusivo "Charging Bull"

E' la seconda attrazione di New York, dopo la Statua della Libertà, è il famosissimo "Bull" di Wall Street, simbolo della borsa che sale, in contrapposizione con il cupo Orso delle recessioni, è una icona moderna, oltretutto è un opera molto "Italiana".

Ora diverrà meta anche per i turisti di Shanghai in visita all'EXPO e domani si terrà la cerimonia d'inaugurazione, alla presenza del Governatore del distretto di Huangpu, Zhou Wei, del Vice sindaco di Shanghai Tu Guanshao e per la parte Italiana, il Direttore dell'Istituto di Cultura di Shanghai Paolo Sabbatini.

Ma ci credereste che l'icona della finanza americana e del mondo, ora anche una delle attrazioni per Shanghai, è nata come un'opera abusiva??

Beh, incredibile ma vero, visto che l'ormai noto "Charging Bull", con i suoi 5 metri, dal peso di 3200 chili e dal costo di 350 mila dollari, è stato nottetempo posato dall'artista Italo-Americano Arturo di Modica nella notte del lontano 16 dicembre del 1989, beffando la ronda di polizia, utilizzando gli 8 minuti del loro giro di sorveglianza.

Armato del solo coraggio della propria scelta, quella di regalare l'opera alla città di New York dove abitava dal 1972, supportato da parenti ed amici, in quella notte di dicembre, De Modica fu il primo che realizzò un'azione di "guerrilla Art", il tutto quasi fosse la trama di un Thriller, fatta di lunghi appostamenti nei giorni precedenti per studiare i turni delle ronde di polizia, l'arrivo del furgone dotato di gru che attraversa le vie deserte di Wall Street ed infine "il colpo del secolo".

Ma inaspettatamente il colpo di scena: invece di un furto, i suoi protagonisti si accingevano a fare un "regalo", a cui è seguito un esilarante commedia degli equivoci.

Infatti la mattina successiva, i professionisti della City giunti davanti a Wall Street, pensarono ad un'originale idea del Sindaco della città ed un imprevisto cambiamento di programma rispetto al rituale albero di natale.

Per contro il Sindaco, caduto letteralmente dalle nuvole, non sapendo come spiegare la propria estraneità, finì per chiederne, indispettito, l'immediato spostamento. Alla fine, le autorità della Grande Mela, sbigottite, si accordarono sul fatto che questo "Bull", quasi piovuto dal cielo, fosse a tutti gli effetti un abusivo che andava spostato rapidamente.

E qui l'incredibile storia continua: questa iniziale intenzione delle autorità, di far sparire "l'inaspettato ospite", trovò l'ostinata bocciatura in tronco della popolazione e degli stessi operatori della City, che reduci dal crollo della borsa del 1987, finirono per vedere in questo toro un simbolo portafortuna della risalita intercorsa nei precedenti 2 anni, dove l'indice era passato dai 2.000 agli 11.000 punti, ostinazione che fini per trasformare l'opera abusiva, in una mascotte ed icona per la comunità finanziaria americana.

Per cui ora, il "Charging Bull" è stato adottato dalla città di New York e il Bowling Green Park, il luogo dove è stato spostato rispetto all'iniziale collocazione scelta da Arturo di Modica, è un "must" su tutte le guide turistiche della Big Apple.

Probabilmente nemmeno Angelo di Modica, poteva immaginare, in quella notte di dicembre, un lieto fine come questo e che addirittura la sua "opera abusiva" non solo diventasse uno dei simboli di New York, ma che addirittura potesse assurgere a simbolo della finanza mondiale.

Ora tutto ciò apparterrà anche alla Cina, visto che ora anche Shanghai avrà il suo "Charging Bull", quale simbolo ben augurante con il quale sottolineare anche il suo nuovo ruolo di Hub Finanziario che si appresta a rappresentare, in aperta competizione proprio con New York, in quella che sarà la sfida dei prossimi decenni.

Una storia incredibile, d'altri tempi, una storia anche Italiana, ora anche a Shanghai.

martedì 13 aprile 2010

Hu presenta il conto ad Obama

Ieri a Washington, a margine del Nuclear Security Summit, si è tenuto l'atteso incontro tra il presidente cinese Hu Jintao e quello Statunitense Barack Obama.

Come previsto, il Presidente Hu ha presentato il "conto" a Barak Obama, sotto forma di una proposta in cinque punti per il miglioramento dei rapporti bilaterali Cina-USA, quale premessa per tutte le questioni aperte, quali la questione nucleare iraniana, il tasso di cambio del Renminbi (RMB) e le altre di comune interesse.

Ma vediamo nel dettaglio questi cinque punti sottoposti da Hu ad Obama.

In primo luogo, Hu ha sottolineato come le due parti "dovranno attenersi costantemente ad una rispetto dei rispettivi rapporti bilaterali e prendere iniziative concrete per affrontare congiuntamente le diverse sfide comuni".

In secondo luogo, ha sottolineato Hu, "la Cina e gli Stati Uniti devono rispettare i rispettivi interessi fondamentali. Questa è la chiave per uno sviluppo sano e stabile dei futuri rapporti bilaterali".

In terzo luogo, "le due parti dovranno incrementare gli scambi diplomatici ai vari livelli", ha detto Hu che si reso disponibile al fine di mantenere uno stretto contatto con Obama, così da evitare in futuro, ulteriori “scivolate” come quelle di questi ultimi mesi.

In quarto luogo, "i due paesi dovranno approfondire una sempre maggiore e pratica cooperazione. La Cina desidera rafforzare gli scambi e la cooperazione con gli Stati Uniti in economia e commercio, lotta al terrorismo, energia, ambiente, così come in materia di applicazione del diritto".

Ultimo punto, "la Cina e gli Stati Uniti devono rafforzare la comunicazione e il coordinamento sulle grandi questioni internazionali e regionali".

Dopo questa "premessa" chiarificatrice, Hu è entrato anche nel merito di alcune delle questioni di questi giorni.

Per quanto riguarda la questione del cambio RMB - USD, Hu ha detto che "la Cina intende seguire un chiaro percorso di riforma del meccanismo che ne determina il tasso di cambio, sulla base delle proprie esigenze di sviluppo economico e sociale".

Il Presidente cinese ha anche aggiunto come “le misure dettagliate di questa riforma dovranno considerare sia il contesto della situazione economica mondiale, il suo sviluppo ed i cambiamenti in corso, così come le condizioni economiche della Cina”.

Connesso a questo, Hu ha anche detto che "la Cina e gli Stati Uniti dovranno risolvere le reciproche divisioni economiche e commerciali attraverso sempre maggiori consultazioni, su un piano di parità a tutela del comune interesse di una sempre e migliore cooperazione economica e commerciale Cina-USA."

Lo sviluppo sano e stabile dei legami economici e commerciali Cina-USA è un bene per la Cina, per gli Stati Uniti e per lo sviluppo economico mondiale".

Entrando poi nel merito sulla questione nucleare iraniana, Hu ha dichiarato che "la Cina spera che le varie parti continueranno ad intensificare gli sforzi diplomatici per risolvere la situazione attraverso il dialogo e i negoziati".

"Cina e Stati Uniti hanno lo stesso obiettivo globale sulla questione nucleare iraniana", ha dichiarato Hu che ha continuato dicendo come “la Cina è quindi pronta nell'ambito delle Nazioni Unite a mantenere la consultazione e il coordinamento con gli Stati Uniti e le altre parti all'interno del 5-più-1 ed attraverso qualunque altro canale negoziale disponibile".

Va ricordato che quando si parla di 5-più-1, questo prevede il coinvolgimento del Consiglio Permanente di Sicurezza delle Nazioni Unite, composto da Gran Bretagna, Cina, Francia, Russia e Stati Uniti - più la Germania.

Hu ha poi dichiarato la posizione di principio della Cina sulla questione del nucleare iraniano: "la Cina è da sempre impegnata a sostenere il regime internazionale di non proliferazione nucleare, così come la pace e la stabilità in Medio Oriente".

Da parte sua, il presidente Obama nell'incontro con Hu ha dichiarato come "il suo paese rispetti la sovranità della Cina, in particolare per quanto riguarda il tasso di cambio del RMB" e si è auspicato che "Cina e Usa potranno trovare una soluzione attraverso il dialogo e la cooperazione".

A questo ha aggiunto come Washington sia pronta a lavorare con la Cina per costruire legami ancora più forti, grazie a dialoghi bilaterali e multilaterali e l’attiva cooperazione nei diversi consessi quale lo Strategic and Economic Forum e nel Gruppo dei 20 (G20).

Obama ha anche ribadito in forma ufficiale, la posizione di Washington rispetto all'esistenza di una sola Cina, sottolineando come il suo paese rispetterà la sovranità della Cina e la sua integrità territoriale, così come i suoi interessi principali, sottolineando come sarà sua intenzione affrontare le future questioni con la dovuta attenzione.

Come si vede, tra Hu ed Obama vi è stato prima di tutto "un chiarimento" a 360°, nel quale il presidente Cinese ha voluto, prima di prendere qualsiasi posizione rispetto la questione Iraniana, vedere affermato in forma ufficiale dal presidente di Obama, una sorta di decalogo guida che dovrà fare da sistema di riferimento delle relazioni prossime e future tra Cina ed Usa, senza più le ambiguità degli ultimi tempi sul lato americano che ne avevano minato la necessaria reciproca serenità.

La “prova del nove” da parte Cinese, per valutare la serietà delle intenzioni dell'amministrazione Obama e cercare di evitare in futuro ulteriori pericolosi attriti.

venerdì 9 aprile 2010

Perchè la Cina NON rivaluterà lo Yuan

Ormai tutti i commentatori e gli economisti occidentali sono alla caccia del perché i Cinesi non rivalutano lo Yuan, come se lo facessero apposta per danneggiare le economie Occidentali, Usa in testa.


Le ragioni cinesi sono evidenti e "sotto gli occhi di tutti", ma difficilmente saranno comprese nelle asettiche sale delle borse, dei giornalisti finanziari e dei guru delle economie occidentali.

Il problema vero è che la prospettiva con la quale osservano il problema, valutano, giudicano è di stampo occidentale, favorevole ad un "bilanciamento" della situazione americana attraverso questa rivalutazione.

Ma invece di affannarsi ad accusare la Cina di presunte manipolazioni della propria valuta, per comprendere le ragioni di questa sorta di dissociazione cinese dalle problematiche mondiali di questi anni, basterebbe che questi commentatori venissero in Cina e andassero fuori dalle scintillanti Shanghai e Beijing.

Il paese NON è pronto, per quanto sia ormai la seconda economia al mondo, a competere con le economie reali dei paesi sviluppati e necessita ancora di tempo e di un ambiente favorevole dove "consolidare" la propria struttura e il proprio sviluppo.

Rivalutando lo Yuan sicuramente l'America ne trarrebbe giovamento, sopratutto sul piano commerciale, visto che ora la barriera del prezzo frena le esportazioni in Cina.

Ma la priorità del governo cinese non è di salvare il "Soldato Usa", bensì di garantirsi tassi di sviluppo interni stabili per i prossimi decenni, perchè continui il processo in corso che può continuare solo se le condizioni rimangono quelle attuali.

E se la competitività sui mercati esteri si acquisisce anche attraverso un mantenimento del controllo delle oscillazioni della propria valuta, gli investimenti in titoli di stato americani sono stati il loro modo di "restituire" questo vantaggio in maniera concreta, tangibile.

Ma esiste anche un secondo aspetto che guida le decisioni cinesi: stare lontani dalla speculazione.

Ai cinesi, fino ad ora sostanzialmente rimasti fuori dai giochi che hanno guidato parecchie crisi dei decenni passati, causate spesso da speculatori senza scrupoli, tutti intenti a guadagnare spesso nel crollo del valore più che nel suo apprezzamento di una valuta nazionale, temono di essere oggetto di azioni massicce che possono minare le basi stessa della propria economia.

Per cui il rimanere di fatto "sganciati" dalle regole di mercato che stanno dando parecchi grattacapi a quasi tutto il fronte occidentale, non è una scelta di chiusura, ma di tutela per garantirsi un futuro stabile.

Quindi difficilmente il Governo Cinese accetterà di portare a termine alcuna profonda modifica dello stato attuale di cose, che di fatto prima di tutto tutela i poveri del paese e che consente al paese di non trovarsi a dovere fare i conti di uno scenario ancora molto lontano dal suo realizzarsi.

Per comprendere la cosa, basti ricordarsi cosa è successo da noi con l'introduzione dell'Euro che se da un lato ha dato al paese una moneta forte ( forse troppo) e che ha reso molto convenienti gli acquisti fuori dall'area euro, per contro ha portato alla crescita di una povertà reale interna ed un raddoppio del costo della vita reale di cui ora sono in tanti a pentirsene.

I cinesi, che hanno studiato tutte le situazioni e gli accadimenti occidentali, sanno che il rafforzamento della propria valuta rischia di trascinare nel baratro quasi un miliardo di cinesi, non ancora in grado di competere con il resto del mondo sviluppato.

Per questo e solo per questa ragione, i cinesi NON toccheranno, se non solo di facciata, il valore dello Yuan nei prossimi decenni.

Ovviamente qualche apertura agli Usa sarà anche data, sicuramente in cambio di aperture su molti dei prodotti di fatto bannati sul mercato americano, ma non seguiranno il desiderio degli Usa di equilibrare le due economie e le due valute, considerando i Cinesi una economia già sviluppata e alla pari.

Una trappola ed una sirena che i cinesi non hanno intenzione di ascoltare. La loro visione guarda molto più lontano, tanto che oggi, nonostante gli impetuosi successi economici e finanziari, ancora si definiscono "un paese in via di sviluppo".

E se gli americani saranno costretti per colpa di questo loro agire a “tirare la cinghia”, beh da queste parti, pensano che non se la passeranno troppo male lo stesso.

Per questo lo Yuan non verrà toccato!!.

Facebook arriverà in Cina...

Non si sono esaurite le polemiche sulla "fuga" di Google dalla Cina che già un altro campione della rete sta pensando di sbarcare in Cina: Facebook.

Il Social Network campione di navigatori al mondo, sta infatti dando segnali d'interesse per un suo fattivo ingresso sul mercato cinese, cosa che gli consentirebbe così di tornare ad visibile  sul territorio cinese.

Un'azione che evidenzia ancora una volta come neanche in America non siano più così sicuri che Google abbia agito per meri fini valoriali e di come la questione cinese non possa ogni volta venire affrontata secondo il vecchio modello dei "blocchi" contrapposti, dei buoni e dei cattivi.

Qualcosa che poteva funzionare all'epoca della guerra fredda, ma che ora, dove nel mondo digitale tutto può non essere come appare ( vedi Hackers o cybercrimini etc.), necessita di radicale cambiamento di approccio e di metodo, affinchè sia sempre preferibile un dialogo al "muro contro muro", anche perchè la rete ha tanti pregi ma un grande "difetto": annulla lo spazio e il tempo.

Sulla rete finiscono così per "toccarsi" ed entrare in contatto tra loro le diverse "velocità" dello sviluppo umano Per cui se il pregio della rete è quello di rendere immediatamente disponibile quella conoscenza che una volta necessitava di lunghi e tortuosi viaggi, per contro questo contatto diretto a prima vista solo positivo, può essere portatore di tensioni che non appartegono a quel luogo, portati dalla rete come le spore che cavalcano i diversi venti del globo.

In occidente in molti non comprendono come ciò  possa seriamente mettere sotto pressione molte aree del pianeta, tanto che la rete sta diventando lo strumento non solo per condividere la cultura, ma anche per imporre nuovi messaggi, pilotare l'opinione pubblica, favorire questa o quella idea, opinione, leadership, nazione.

Il peso che avevano prima i giornali, poi la radio ed oggi la televisione, sta diventando il vero "motore" della rete. Per cui non bisogna fare finta di nulla quando c'è chi teme che questo "canale" possa diventare  strumento di questo o quel potere.

Pensare che la rete sia "libera" era e rimane quale fatto umano una utopia, così come negare che gli Americani stiano usando questo "potere inside" della rete appare una visione miope o non comprendere che i cinesi, inzialmente sulla difensiva (vedi il grande firewall), ora stiano passando una nuova fase di una contrapposizione non più solo locale, ma globale.

Per cui se un motore di ricerca cinese o un sito made in china  avranno sempre più successo nel mondo, inevitabilmente diffonderanno anche aspetti culturali che potrebbero essere "dirompenti" nelle diverse comunità occidentali. dove attecchiranno.

E questo potrebbe essere in futuro sempre meno gradito in molte culture occidentali che si professano aperte ma che alla prove dei fatti spesso si sono dimostrate più radicali e fondamentalisti di qualsiasi professato fondamentalista.

La rete sta accelerando tutto, ma ci sono fenomeni, cambiamenti che non possono entrare nel "frullatore della rete" e che necessitano dei giusti tempi per crescere e svilupparsi al meglio.

La Cina è considerato dai suoi stessi leader un paese in via di sviluppo, uno sviluppo ancora under construction e dove solo 20% della popolazione è ad un livello di sviluppo simile al nostro.

Criticare questo stato dell'arte è altrettanto scorretto, visto che ogni anno la classe media cinese cresce del 20% e ogni anno passano dalle aree rurali alle città qualcosa come 100 milioni di cinesi (una volta e mezzo dell'Italia!!)

Quindi che Facebook stia pensando di entrare in Cina è un segnale positivo, intelligente, perchè come è detto comune "Roma non si è fatta in giorno", la Cina avrà bisogno di altri decenni per arrivare a "cambiare pelle" e diventare un paese sviluppato sotto tutti i punti di vista.

Prima di allora, pesarlo con i nostri parametri è scorretto e fuori luogo, nonostante già ora sia la seconda potenza economica mondiale, visto che le potenzialità fino ad ora espresse appratengono ancora solo alla propria prima fase dello sviluppo.

Per cui la Cina è più vicina ed aperta di quello che si vuole far credere in occidente, così come Facebook, Microsoft e tanti campioni americani hanno compreso che provocare scontri e contrapposizioni non sia la migliore strategia per un globale sviluppo in armonia. 

mercoledì 10 marzo 2010

Sfida tra titani a colpi d'innovazione.... (Usa - Cina - Russa)

La notizia arriva dalla Russia, viene rilanciata dai cinesi e arriva "forte e chiaro" agli Americani. (ovviamente ignorata dagli Italiani)


La sfida del futuro si giocherà sul saper Innovare realmente e come si vede le "potenze" stanno attrezzandosi in tal senso.

Dopo i Cinesi, ora anche la Russia ha lanciato la sfida a Silicon Valley, chiamando a se le "Migliori menti".

Gli Usa, che da tempo vedono tornare a casa molti dei propri geni Indiani, Cinesi e ora anche Russi, ora rischiano davvero nella supremazia di un area che è stata sicuramente il motore della ricerca e della innovazione degli Usa.

Stendiamo invece un "pietoso" velo sulla situazione italiana che a Genova intendeva sfidare addirittura il MIT centro che invece sembra che stia vivacchiando o meglio stia conformandosi alle regole del paese, in un lento ma inesorabile declino.

Triste presente e inesorabile futuro, per il paese che ha inventato tutto l'inventabile (Leonardo, Pila, Radio, Nucleare, PC .....)

Medvedev calls for Silicon-Valley-like research center
Russian President Dmitry Medvedev on Tuesday called for intensified efforts to establish a research and development center similar to the Silicon Valley in the United States.
"I do not know if we can manage to build a Silicon Valley of our own, but the idea is to set up an innovative center to do research and further commercialize its results," Medvedev was quoted by Russian news agencies as saying at a meeting on preparations for the center.
Medvedev instructed the government to choose the location of the prospective center and to define its sources of funding and functions.
"Officially, we will call it a research and development center. In fact, it will be a compound to facilitate the development of state-of-the-art technologies," he said.
Medvedev added the center would need to attract foreign experts to get the most out of it.
During an annual state-of-the-nation address last November, the president proposed setting up a research center similar to Silicon Valley in order to put Russia on the track to an innovative economy.

mercoledì 3 marzo 2010

Andrea Bocelli ha la "sua stella" a Los Angeles

Curioso che una notizia del genere la si debba leggere con grande risalto più sui giornali cinesi che su quelli italiani.

Andrea Bocelli da ieri ha "la sua stella" tra le stelle della famosissima Walk of Fame di Los Angeles.

Una celebrità che come si vede, il mondo ci invidia, che però dimostra ancora una volta il famoso detto "Nemo profeta in patria".

Sarà che la critica nostrana non lo considera un cantante di livello dei Caruso e Pavarotti, sarà che Bocelli sembra appartenere più allo star system d'oltreoceano che a quello nostrano, sarà tante cose, ma forse c'è solo tanta invidia nel suo aver ottenuto un successo planetario reale a partire da un Sanremo di tanti anni fa.

L'uomo che viene invitato a cantare davanti ai Presidenti Americani, alle celebrazioni dell'11 Settembre a New York, che gira per il mondo e trasmette le melodie Italiane a tutte le latitudini e tutte le culture, ora ha quindi la sua stella nel luogo che celebra i numeri 1 dello spettacolo americano.

E noi in Italia? Un trafiletto ben nascosto!

Mentre nel mondo è diventato un artista completo, in Italia Andrea Bocelli continua ad essere considerato quello del Sanremo di tanti anni fa, una ragazzone speciale, per quel suo porsi originale, diverso dai tenori a cui si era abituati fino ad allora, un approccio che aveva conquistato tutti prima di tutto sul piano umano.

Sarà forse per questo che l'Italia del bel canto è poi rimasta sempre molto "perplessa" sul successo che è riuscito a raggiungere, grazie a quel suo modo originale di porsi e cantare,  una sorta di Stevie Wonder o Josè Feliciano Italiano al quale forse non si perdona il fatto di non voler essere rimasto quel ragazzone del Sanremo di tanti anni fa.

Per cui gustatevi le immagini del "divo Italiano".

Contrordine: La Cina è ancora il primo finanziatore degli USA.

In un incredibile succedersi di notizie e di smentite, come le dichiarazioni antitetiche di ieri dei rispettivi ambasciatori sulla situazione reale delle relazioni esistenti tra Usa e Cina, ora arriva dagli Usa la rettifica alla notizia data dai Cinesi due settimane fa relativamente alla top list dei creditori Usa.

Sorprendentemente, secondo il Dipartimento del Tesoro Americano nel rapporto annuale rilasciato ieri, la China possiede ben 895 miliardi di dollari, mentre il Giappone "solo" 766 Miliardi di titoli del tesoro.

Nel precedente rapporto divulgato guarda caso dai Cinesi, veniva dato invece il Giappone in testa in questa “specialissima classifica” e quale primo finanziatore degli Usa, situazione che appariva essere connessa all'inizio di una diversificazione degli investimenti (e dei rischi) cinesi.

I due rapporti comunque hanno in comune l’elemento fondamentale: effettivamente la Cina ha diminuito la propria esposizione di Dicembre verso gli Usa, il segnale della "sfiducia" rispetto al ventilato piano di Obama per attaccare il debito “mostre” degli Usa, una azione ritenuta dai cinesi non sufficiente per invertire la pericolosa tendenza attuale che potrebbe contagiare anche gli equilibri stessi della finanza mondiale.

La notizia più che essere direttamente una “smentita” ai cinesi, appare però quasi un messaggio agli altri creditori, per sottolineare come la Cina non ha abbia ancora perso la fiducia nel suo maggiore debitore.

Qualcosa che comunque rivela ancora una volta il "nervosismo" di fondo esistente nelle relazioni attuali tra Usa e Cina, qualcosa che lascia perplessi, soprattutto di fronte le prossime importanti questioni da affrontare, Iran in testa, che dovrebbero vedere i due paese "alleati" in un profittevole agire congiunto futuro e che invece li vede quotidianamente impegnati in snervanti “botta e risposta” sulle agenzie stampa.

lunedì 1 marzo 2010

China -. USA: Botta e risposta .... a colpi d'Ambasciatore!!

Interessante il botta e risposta di oggi, anche per le fonti e i luoghi.

Sulla agenzia ufficiale cinese grande rilevanza alle dichiarazioni rilasciate a Washington dall'Ambasciatore Cinese ll'ONU Zhou Wenzhon, che di fatto ha sottolineato come "gli Usa rispettino gli interessi (interni) Cinese" aggiungendo come "non esistono stanze di compromesso" per quanto riguarda i temi di sovranità e integrità territoriale.

A breve giro sulle agenzie arriva invece da Beijing, non dall'Onu o dagli Usa, la "mano tesa" dell'Ambasciatore Americano che dichiara " risolveremo i problemi per rilanciare le relazioni...".

Insomma come dire "quanto fatto dagli americani nelle ultime settimane non è ancora stato digerito, anzi appare chiaro dalle dichiarazioni di Zhou che se gli americani non torneranno ufficialmente sulle posizioni degli accordi sottoscritti nella visita di Obama, difficile che il tutto passi con "una pacca sulla spalla".

Per contro gli Americani hanno perso la parola e hanno lasciato al loro Ambasciatore lo scomodo ruolo di pacificatore di una situazione ingarbugliata in cui si sono andati a ficcare ma che ora sembra non sappiano come uscirne. 

Di seguito il testo delle dichiarazioni dell'Ambasciatore Cinese all'ONU:
China's ambassador to the United States has urged Washington to respect China's core interests and major concerns and abide by the principles enshrined in the three Sino-U.S. Joints Communiques and the Sino-U.S. Joint Declaration.

Sino-U.S. relations have deteriorated recently due to Washington's announcement of weapon sales to Taiwan, President Barack Obama's meeting with the Dalai Lama, and trade disputes between the two countries, Ambassador Zhou Wenzhong said in an interview with Xinhua on Friday.

"The U.S. side should take concrete measures to undo the negative effect," said Zhou, adding that the healthy and stable development of Sino-U.S. relations conforms to the common interests of both countries and peoples.

"There is no room for compromise" on the key issues of sovereignty and territorial integrity, which are specified as fundamental principles in the three joint communiques and the joint declaration, Zhou said.

Overall, Sino-U.S. relations have developed smoothly in recent years, Zhou said. Dialogue and cooperation have been the main stream of Sino-U.S. relations, and respecting and taking care of each other's core interests and major concerns is an important prerequisite for stable development of bilateral ties, he said.

"Both countries should follow the principles defined by the Sino-U.S. Joints Communiques and the Sino-U.S. Joint Declaration, and in particular they should respect each other's sovereignty and territorial integrity, so as to ensure the healthy and stable development of bilateral relations," he said.

At the end of January, the Obama administration announced plans to sell an arms package to Taiwan, which included Patriot missiles, Black Hawk helicopters and minesweepers. On Feb. 18, Obama met with the Dalai Lama in Washington, regardless of China's repeated and resolute opposition to the meeting.

Both China and the United States agree that the fundamental principle of respect for each other' sovereignty and territorial integrity is at the core of the three Sino-U.S. joint communiques and the joint declaration which guide Sino-U.S. relations, and that respecting each other's core interests is extremely important to ensure steady progress in China-U.S. relations.

Neither side supports any attempt by any force to undermine this principle.  
Di seguito le dichiarazioni dell'Ambasciatore Americano in Cina:
"Abbiamo avuto alcune questioni su cui siamo stati in disaccordo, ma siamo stati sempre in grado di risolvere i nostri problemi e fare passi avanti nelle questioni piu' importanti". L'ambasciatore americano a Pechino, Jon Huntsman, esprime cosi' ottimismo sulla possibilita' che Stati Uniti e Cina, dopo i mesi di tensione dovuti prima al braccio di ferro su Google, poi alla vendita di armi a Taiwan, culminate con l'incontro di Barack Obama con il Dalai Lama alla Casa Bianca, possano "ritrovarsi presto" e "concentrarsi sulle questioni di interesse globale per il resto dell'anno".

Intervistato dall'agenzia ufficiale cinese Xinhua a margine di una cerimonia alla Renmin University in Cina, il rappresentante di Washington si e' detto quindi "molto ottimista" sulle relazioni tra Cina e Stati Uniti, dal momento che questo "sono cresciute costantemente" da quando i due paesi hanno ristabilito relazioni diplomatiche oltre 30 anni fa.

mercoledì 24 febbraio 2010

Pericolosi scenari di guerra nel medio oriente. Una mediazione Cinese?

Il problema sembra essere non se, ma solo quando.

Gli Israeliani con una missione diplomatica ad altissimo livello, arrivano per la fine del mese in Cina. 

Una missione molto delicata, un'azione diretta che potrebbe essere il preludio di un "cambiamento di strategia" nei confronti delle continue provocazioni iraniane e lo spettro della possibilità che a breve anche l'Iran possa entrare nel ristretto giro dei paesi con la propria bomba atomica.

La missione in terra cinese è fondamentale, visto che ufficialmente cercherà di ottenere un supporto concreto cinese  per nuove sanzioni contro l'Iran. Ma c'è un ma.

Non è un mistero che gli Israeliani non credano alla soluzione diplomatica e al contrario, siano favorevoli ad un attacco preventivo contro le installazioni Iraniane, come del resto fecero nell'81 con Iraq dove distrussero il reattore nucleare di Saddam Hussein o molto più recentemente, contro alcune installazioni in Syria, azione che rischiò di portare i due paesi ad un conflitto armato.

Con l'Iran, Israele sembra ora voler giocare d'anticipo, visto che Mahmoud Ahmadinejad ha dichiarato più volte che intende "distruggere Israele", una minaccia che a Gerusalemme prendono molto seriamente.
A complicare tutto la posizione Americana, impantanata sui due fronti  militari in Iraq e in Afghanistan, situazione che impedisce agli Usa di poter giocare il "peso deterrente" della minaccia di un proprio intervento diretto, perchè non sarebbe sostenibile sul piano miliatare, visto che l'esercito americano può essere presente solo su due fronti contemporaneamente.
Da qui le crescenti "libertà" e minaccie Iraniane, che sanno di non correre rischi su quel fronte e la contemporanea consapevolezza di Israele di "dover fare da soli".

Ed ecco il "succo" della della missione Israeliana in Cina, cercare di creare un canale d'intesa con il quale poter poi mettere in pratica ciò che ormai appare inevitatabile: l'attacco di Israele all'Iran.
Israele è pronta a ciò, così come sono pronti anche sul piano delle inevitabili ritorsioni, visto che anche gli ultimi rifugi anti-atomici sono stati approntati. 

L'appoggio e il dialogo con la Cina, serve più che "disinnescare il problema Iraniano"; ad evitare che questa azione possa aggravare la già tesa situazione tra Usa e Cina possa e si possa così precipitare in guerra aperta, visto lo stretto rapporto che lega Usa ed Israele e che potrebbe far pensare ad un  qualche "suggerimento" americano nell'azione programmata.

Da qui le pubbliche dichiarazioni Americane che sottolineano come non intendono attaccare l'Iran, dichiarazioni che invece di "tranquillizzare", sembrano essere il segnale che l'azioni da tempo pensata in Israele, stia entrando nella sua fase operativa.
E che qualcosa, dopo la visita degli emissari Israeliani in Cina, possa accadere, sembra ahimè ormai inevitabile.
Come le recenti tensioni interne all'Iran e l'instabilità che lo stanno caratterizzando, qualcosa che sembra essere tutt'altro che "solo" interno, visto che una eventuale "contro rivoluzione", potrebbe essere l'ultima speranza per evitare che gli Israeliani si sentano in dovere di agire direttamente.

Ora si tratta di vedere se e cosa la Cina potrà dire agli Israeliani, affinchè possa dissuaderli ad usare la forza, lasciando da parte antichi timori e cercando invece, di continuare a collaborare con le organizzazioni internazionali per una soluzione pacifica.

La speranza è l'ultima a morire, ma il filo Israeliano è da tempo troppo teso, al limite della rottura.

sabato 20 febbraio 2010

Cyberterrorismo; Hacker/ Non sono i cinesi a colpire Google

In linea con i precedenti post e che mi trova completamente allineato (oggi su Affari Italiani):

L'inquadratura è stretta, quella tipica di un film. Si vede un viso concentrato. Si capisce che l'uomo sta facendo degli attenti calcoli geometrici. Il campo visuale si allarga, viene inquadrato il busto che si protende in avanti. Le sue mani tengono saldamente l'attrezzo, indubbiamente ne ha piena padronanza. Nella testa dell'uomo si delineano complicate geometrie, vuole arrivare a bersaglio ma non ci può arrivare direttamente, deve prima poter effettuare diversi rimbalzi. Un ultimo momento di concentrazione prima di sferrare il colpo... centro! Così a prima vista sembrerebbe una scena che si svolge attorno ad un tavolo di biliardo. Invece no. E' la scena che si ripete, tutti i giorni, mille volte al giorno intorno al tavolo che regge il laptop dell'hacker di turno. Che c'entra tutto questo? Pare che recentemente alcuni hacker cinesi abbiano sferrato un attacco ai server di Google e di alcune aziende americane. E pare che il tutto sia partito da alcune università cinesi, la Shanghai Jiaotong e la Lanxiang Vocational School. La prima riportata come università di scienze informatiche e la seconda come università nata da una iniziativa dell'esercito. Bum! Maledetti cinesi. E giù fiumi di inchiostro. 
Torniamo al biliardo. A seconda del gioco e delle sue regole, a volte è possibile spedire la palla in buca direttamente, altre volte è necessario dover colpire prima almeno una sponda. Nel mondo degli attacchi informatici, quelli seri, accade invece che la regola vigente sia sempre e solo quella del rimbalzo. Nessuno ha interesse a farsi beccare con le mani nel sacco, è quindi prassi prima di lanciare un attacco informatico quella di compromettere uno o più server da frapporre tra chi attacca e il bersaglio finale. Possibilmente scegliendo server ubicati in paesi diversi e possibilmente in contrasto politico fra di loro, così che le rispettive polizie non possano collaborare. Così facendo ricostruire le tracce e risalire all'attaccante sarà infinitamente più complicato. Una sorta di polizza-vita insomma. Pare che questa regola valga per tutti gli hacker del mondo, tranne che per i cinesi. Gli hacker cinesi sono stupidi, attaccano senza frapporre nessun server di rimbalzo. Peggio, attaccano direttamente da server riconducibili ad organizzazioni nate dalla volontà dell'esercito popolare. Sfacciataggine in salsa cze-chuan. Ma ne siamo così sicuri? 
Ragioniamo. Che gli hacker cinesi esistano e facciano il loro dannato lavoro è un dato di fatto. E quando lo fanno, lo fanno pure in maniera efficace. Che motivo avrebbero di farlo in maniera altrettanto stupida? Perché farsi beccare con le zampe nella marmellata? E così spesso poi, specialmente da un paio d'anni a questa parte e specialmente dopo che la stampa internazionale ha cominciato a parlarne diffusamente?Ipotesi: e se i cinesi facessero spesso da sponda inconsapevole per attacchi originati da qualche altro governo, che ha tutto l'interesse a gettare la colpa su di loro? Magari un governo occidentale? Non è che i governi occidentali si possano propriamente considerare immacolati. Gli Usa fecero ampio uso della rete di spionaggio denominata Echelon ai danni delle industrie europee. Il consorzio Airbus ne sa qualcosa nella annosa lotta contro la Boeing. E la Francia? Non fu da meno, a farne le spese qualche anno fa fu una azienda militare italiana di livello. Parliamo sempre di spionaggio tecnologico ed informatico. Poi il mondo è piccolo e tra gli hacker è un po' come tra i rugbisti. Prima ti sferro un cazzotto sul campo, poi ti invito fuori la sera a bere una birra. E fu così' che una sera mi ritrovai al tavolo di un caffè in un paese asiatico con altre due persone. Quello alla mia sinistra era quello che per conto dell'industria militare francese cercava di fare le scarpe alla famosa azienda militare italiana, a suon di colpi sapientemente rimbalzati digitalmente da una paese all'altro. Quello alla mia destra era colui che era preposto alla difesa digitale della stessa. Decisamente una situazione originale, indubbiamente una birra sorseggiata con gusto. Tutto questo per farvi riflettere sul fatto che dietro i cinesi, non sempre si cela Mao. R.P.

venerdì 19 febbraio 2010

Cyberterrorismo: Attenzione a non tirare conclusioni avventate...


PIRATERIA

"E' da un ateneo e da una scuola cinesi
che sono partiti gli attacchi a Google"

La rivelazione pubblicata dal New York Times, che cita l'inchiesta della Nsa. Usate come basi la Jiaotong University di Pechino e un istituto professionale finanziato dalle forze armate


"E' da un ateneo e da una scuola cinesi che sono partiti gli attacchi a Google"
NEW YORK - Due istituti accademici cinesi sarebbero all'origine di numerosi attacchi informatici contro aziende occidentali, comprese le caselle di posta di Google di alcuni attivisti per i diritti umani: a sostenerlo, in un articolo pubblicato oggi, è il New York Times.

La vicenda ha contribuito, negli ultimi tempi, a rendere tese le relazioni tra Washington e Pechino. Secondo il quotidiano statunitense, gli attacchi sarebbero iniziati nello scorso mese di aprile, molti mesi prima di quanto si era pensato inizialmente: le indagini della National Security Agency hanno portato prima a dei server taiwanesi, per poi finire alla Jiaotong University di Shanghai e a un istituto professionale di Lanxiang finanziato dalle forze armate.

Gli analisti sostengono che l'ipotesi più probabile è che gli istituti siano stati usati dal governo cinese come base per gli attacchi informatici. Non si può escludere, però, un'altra ricostruzione, e cioè che quegli stessi istituti servissero come copertura a servizi di paesi terzi. O che l'intera operazione sia stata organizzata ai fini ai fini di spionaggio industriale. (Repubblica)

Usa - Cina: Violati gli accordi sul Tibet (ma non solo!!)

Ieri c'è stata la visita del Dalai Lama ad Obama.

Fin qui apparentemente nulla di nuovo.

Ma non è invece così in questo caso, visto che gli USA durante la visita di Obama a Beijing, avevano firmato un accordo quadro (vedi precedente post) che di fatto metteva una "pietra tombale" sul tema di un Tibet indipendente, tanto che Obama (e gli USA con lui) riconosceva formalmente essere "solo una questione cinese".

Per non parlare del capitolo riguardante Taiwan (leggere il post).

Bene, dall'inizio del 2010 prima la vendita delle armi a Taiwan e ora la visita del Dalai Lama. 

L'impressione che i Cinesi ne stanno traendo è che l'amministrazione Obama si sta comportando da Voltagabbana e comincia a serpeggiare il dubbio che sia tra le più "deboli" amministrazioni americane di sempre, nel senso che le altre i patti e le contrapposizioni li avevano hanno sempre coerentemente rispettate.

Invece Obama scende a Beijing e fa l'amico dei cinesi e promette, sottoscrive nero su bianco, che sulle principali questioni c'è un accordo completo. Poi riparte e dice e fa cose che vanno contro le parole sottoscritte poche ore prima.

Questo è un atteggiamento che preoccupa molto i cinesi, più delle questioni stesse, visto che il Dalai Lama nella sostanza non è un rischio reale, ma lo è una amministrazione americana senza una chiara rotta. Su tutto!!

Così dopo anni di investimenti convinti nella locomotiva americana, ora i cinesi stanno tirando i "remi in barca" perchè cominiciano ad essere convinti che come Obama mente e disattende gli accordi con loro, nulla vieta che stia accadendo anche in madre patria, per esempio per quanto rigaurda la gestione del debito e le riforme necessarie e promesse per salvare gli USA dalla bancarotta.

I cinesi non vogliono ritrovarsi miliardi di "cambiali americane" che non saranno mai pagate. E quindi ora chiedono ufficialmente agli americani, a partire dalla questione Dalai Lama, un serio modo di agire per il futuro.

Di seguito il richiamo ufficiale cinese alla amministrazione americana (Link)

Detto - fatto: ora i cinesi NON sono più i primi creditori degli USA

Nelle scorse settimane si è assistito ad un "botta e risposta" tra Usa e Cina che in qualche maniera ha intaccato lo spirito di grande sinergia ( e fiducia) che esisteva tra i due paesi e che aveva portato la Cina a divenire il primo creditore dei Titoli di Stato Usa.

Dopo quelle che i cinesi hanno ritenuto essere state autentiche "provocazioni" gratuite, come la fornitura di armi a Taiwan o il prossimo incontro tra Obama e il Dalai Lama ma soprattutto dopo non aver ricevuto le richieste garanzie a tutela del proprio imponente credito con gli Usa, sembra ora essere prevalsa a Beijing l'idea che l'America possa divenire un potenziale futuro problema, prima di tutto finanziario.

Per cui, detto - fatto, i cinesi nel dicembre 2009, hanno tagliato ben 34,2 Miliardi delle proprie partecipazioni sul debito Usa, lasciandosi così "superare" dal Giappone, che ora è diventato ufficialmente il primo creditore assoluto degli Stati Uniti.

Infatti nello stesso periodo, il Giappone ha aumentato la propria partecipazione di titoli del tesoro Usa di 11,5 Miliardi, arrivando alla quota di 768,8 Miliardi di dollari, superando la Cina ora attestata a 755,4 Miliardi di dollari. 

Una sorta di compensazione all'alleggerimento Cinese sembrano poi essere state le azioni di copertura della Gran Bretagna, che ha incrementato la propria quota di titoli Usa da 277,6 Miliardi di dollari di Novembre, a 302.5 Miliardi di dollari a Dicembre e del Brasile che ha aumentato da 157,1 a 160.6 miliardi di dollari la propria partecipazione al debito Usa.

Tra l'altro va segnalato come il Giappone, ora primo creditore degli Usa, esso stesso stia attraversando una fase di profonda crisi strutturale che potrebbe in futuro aggravarsi, tanto da rischiare un possibile Default paese.

Attorno al debito Usa si stanno giocando in queste settimane alcune partite prima di tutto di politica – internazionale, piuttosto che azioni puramente finanziarie ed economiche.

La prova sta nel fatto che mentre alcuni governi nazionali “amici degli Usa”, hanno aumentato la propria quota, nel frattempo gli investitori privati abbiano iniziato a ridurre la propria partecipazione al debito Usa (700 Milioni di dollari).

Va ricordato come nel 2008 gli investitori stranieri aumentarono le proprie partecipazioni sul debito americano di ben 456 Miliardi di dollari. 

Poi arrivò la crisi finanziaria e dopo una prima stagnazione, ora si sta profilando una "ritirata" di massa degli investitori stranieri, molto preoccupati anche dal fatto che il Governo Usa rischia ora di dover alzare i tassi di interesse per evitare l'emorragia dei propri investitori, a partire dalla Cina, ma questo però finirebbe per pesare in maniera significativa sul deficit federale,

Tra l'altro le ultime mosse del governo americano non tranquillizzano, visto che il primo febbraio è stato annunciato un deficit per l'anno 2010 che toccherà i 1,56 trilioni di dollari.

L'analisi cinese che sta dietro l'alleggerimento di dicembre, posizione del resto condivisa da molti analisti, sembra quindi essere di una generale sfiducia in questo piano che invece di risolvere, rischia di rinnescare una spirale simile a quella che portò alla precedente crisi finanziaria.

Per cui, di fronte alle "sterili" promesse di Obama che intende iniziare a risolvere il problema dell'enorme disavanzo attraverso la costituzione di una commissione che dovrà definirne le modalità di taglio, i cinesi, quale atto di sfiducia anche all’azione proposta da Obama, hanno preferito portarsi avanti, iniziando una sorta di disimpegno che potrebbe continuare nei prossimi mesi.

Qualcosa che potrebbe anche subire un’accelerata se le iniziative del governo americano, invece di attaccare il problema finanziario di cui soffrono e che potrebbe contagiare il mondo intero, continueranno a metter al centro della propria agenda "litigiosità" del tutto fuori luogo, in momenti delicati come quelli odierni e la non remota possibilità dell'aprirsi di nuovi fronti internazionali, quale per esempio quello medio orientale, che potrebbero portare gli Usa diritti alla bancarotta.

Qualcosa che preoccupa i Cinesi, per cui il disimpegno sul debito è stato sicuramente anche un "forte" messaggio inviato a Washington affinché si torni a discutere presto sulle priorità reali.

I cinesi infatti non sono più così sicuri che a Washington abbiano le idee chiare su come uscire dalla situazione attuale.

lunedì 1 febbraio 2010

Crisi Cina - Usa: primo passo indietro degli americani. E Putin vende armi alla Libia!!!

A Washington devono aver compreso che i giochi da "guerra fredda" non sono più attuali, dopo la dura reazione di Beijing con il Ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi che oggi ha sottolineato l'intollerabilià di un gesto del genere che "che interferisce con gli affari interni cinesi."

Alle parole sono seguiti i fatti, con l'interruzione da parte cinese,delle cooperazioni militari partite lo scorso anno. Un segnale che è servito a spiegare agli Americani la reale posizione Cinese.

E forse a Washington stanno incominciando a comprendere la stupidità di questa provocazione gratuita ,tanto che nelle forniture a Taiwan non ci saranno i previsti F-16 ma solo, come citato dal Pentagono: "114 Patriot (PAC-3) anti-missile systems, 60 UH-60M Black Hawk helicopters, 12 Harpoon Block II Telemetry missiles, 2 Osprey Class mine hunting ships and a command and control enhancement system".

Va sottolineato come gli americani, quasi fossero degli scolaretti presi con le mani nella nutella, continuiano in queste ore a giustificarsi, dicendo che stanno "solo" onorando accordi presi da tempo con Taiwan , dimenticandosi di dire che detti accordi, sono quelli sottoscritti in piena Guerra Fredda, quale deterrente e contrapposione armata alla Cina.

Una situazione non più attuale, viste l'ormai crescente normalizzazione dei rapporti tra Cina e Taiwan e l'inizio di un percorso che dovrebbe portare ad una unificazione sul modello di Hong Kong.

Visto l'evidente imbarazzo della Amministrazione Obama ( Clinton), comincia ora a girare un'altra giustificazione, secondo cui gli Americani hanno fatto tutto ciò non per offendere la Cina ma "invitarla" a partecipare più attivamente in altre crisi nelle quali sono coinvolti, Iran in testa.

L'impressione è però che gli Americani, con questa "geniale" sortita  Diplomatica, stanno ora rischiando di perdere quel supporto che comunque avrebbero ottenuto, visto che la Cina stessa non vede di buon occhio la nuclearizzazione dell'area Medio - Orientale e soprattutto il rischio che i fondamentalisti islamici possano dotarsi di strumenti bellici eccessivi.

Ma appare chiaro che ora i Cinesi chiederanno qualcosa di riparatorio che gli Americani non potranno rifiutare, un Boomerang per la "fine" strategia Americana, Clinton in testa.

Per cui nell'incredibile agire degli Americani di questi giorni, pare abbiano perso la mappa ma soprattutto il polso di una situazione che sembra, ora dopo ora, sfuggirgli di mano.

Un esempio? Nelle stesse ore Putin, la Russa, ha venduto 2 Miliardi di armamenti (Caccia, Carriarmati e sistemi antimissile) alla Libia di Geddafi, proprio alle porte dell'Europa e dello scacchiere Medio-Orientale.

domenica 31 gennaio 2010

17:30 Ora è chiara la stategia USA.: la Cina come l'URSS

Dopo qualche esitazione finalmente le carte del gioco americano si sono scoperte. 

Nelle dichiarazioni di oggi del Dipartimento di Stato americano è stato testualmente detto: "la nuova vendita di armi a Taiwan, contribuirà a "mantenere la sicurezza e la stabilità" tra l'isola e la Cina."

Bene, fin qua nessuna novità rispetto alle posizioni di qualche anno fa. Ma esiste un ma grosso come una casa.

Quando Obama è arrivato in Cina lo scorso novemnbre ha firmato un accordo che stabilisce esattamente il contrario e che dice testualmente "gli Usa riconoscono il diritto della Cina di arrivare ad una riunificazione pacifica con Taiwan”, così come “la questione faccia parte della sovranità e territorialita' cinese”. Nel contempo “la Cina ha espresso la speranza che la parte americana onorerà i suoi impegni ad apprezzare e sostenere la posizione della parte cinese su questo tema”.

In particolare Cina e Usa sono d’accordo che “in linea di principio, non supporteranno alcun tentativo per risolvere la questione con la forza.”

Un impegno sottoscritto dal Presidente Obama ed ora di fatto non rispettato dal suo Dipartimento di Stato e dal suo Segretario di Stato Clinton.

Da qua la dura reazione della Cina che ora "vede" un pericoloso doppio gioco del suo più grande debitore, che da una parte rassicura e dall'altra lede gli interessi della Cina.
Ma a preoccupare sono proprio le ultime dichiarazioni da "guerra fredda", di uno schema che vuole congelare la questione di Taiwan, cosa che invece nelle menti cinesi deve trovare, nei giusti tempi, una soluzione nella riunificazione.

Per cui l'atto della vendita delle armi a Taiwan è considerato un atto che minaccia il territorio cinese e quindi ha fatto automaticamente attivare una reazione difensiva da parte cinese.

Gli USA sembra evidentge che con Internet da una parte e Taiwan dall'altra, vogliano ripercorrere la strada che portà alla implosione della Russia. 

I cinesi la storia l'hanno studiata a fondo e quindi ora prenderanno le dovute contromosse, ma soprattutto gli Usa sembra stiano peccando di una incredibile miopia. 

Gli URSS di allora e la Cina di oggi non sono minimamente paragonabili e tentare di "sfasciarla" sarà un pericoloso Boomerang che potrebbe al contrario stavolta portare sulle "tavole degli americani" i costi di una scelta senza ritorno.

Perchè se il creditore chiude i rubinetti,gli americani si trovano all'istante poveri come mai nella propria storia, ed un sacco di nemici in giro per il mondo!.

In Cina invece ci sono ampi margini per accettare anche l'eventuale perdita delle esportazioni verso quello che sarà considerato solo "un ingrato ex amico".

Così come il mondo in via di sviluppo già ora non è schierato con gli USA che giorno dopo giorno stanno smettendo i panni del "padre della libertà" per quelli di un triste, invecchiato, risentito ed inascoltato Imperatore.

O forse queste sono anche le prime crepe del potere di Obama, che siorno dopo giorno sembra stia sfaldandosi come neve al sole (vedi anche le scuse pubbliche nel discorso sull'Unione), davanti alle "reali" priorità del paese??

La domanda anche dopo le ultime dichiarazioni sorge quindi spontanea: chi comanda realmente a Washington?? Obama o la Clinton??