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domenica 6 novembre 2011

G20: Cina aspetta (seri) chiarimenti dal"Condominio Europa"


Il G20 di Cannes non sembra aver raggiunto obbietti concreti e soprattutto non sembra aver contribuito a dipanare i dubbi cinesi relativamente ad una convinta partecipazione nel salvataggio della zona EURO. 

Al di là delle dichiarazioni ufficiali da parte Europea che cercano di minimizzare l'evidente staticità sostanziale di questo vertice, la partenza "anticipata" della delegazione Cinese, sembra testimoniare l'idea che i cinesi a Cannes si siano limitati a rispettare il cerimoniale degli incontri bilaterali fissati senza alcun trasporto ed entusiasmo, quasi si fossero resi conto di essere stati spettatori di un ben altro (spiacevole) spettacolo del "Condominio Europa". 

La decisione di aderire concretamente al progetto di salvataggio della EU è stato quindi ufficialmente rimandato ad altra data, sicuramente a quando gli europei chiariranno le reali intenzioni (ed interessi) dietro questo gioco delle parti che nei due giorni francesi alcune volte ha raggiunto livelli tragicomici. 

Prima di tutto la Grecia: che lancia un referendum, poi lo annulla, poi lo rilancia e lo riannulla, in un balletto con tanto di fiducia parlamentare, di un Reality che non contribuisce a far comprendere se vorrà (o riuscirà) a rispettare gli impegni presi il 26 ottobre scorso in ambito EU. 

Poi l'Italia: tutti concordano che il vero problema per l'area EURO sia l'Italia, paese che però non sembra riuscire a rassicurare nessuno, tanto che al G20 si è di fatto accettato (stabilito) il principio di commissariamento dell'operato di Governo nei prossimi mesi. 

Vista l'instabilità e le nebbie che coprono gli sviluppi delle diverse iniziative degli stati membri, i Cinesi al momento hanno quindi deciso di stare alla finestra, sperando di ricevere chiarimenti veri nelle prossime settimane. 

Ma il G20 non ha centrato anche un secondo obbiettivo caro alla delegazione cinese: l'aumento dei "diritti speciali di prelievo" (Sdr) che di fatto alimentano il Fondo Monetario Internazionale (FMI), istituzione ago della bilancia per mettere una pezza alla situazione europea e su cui si sta giocando il braccio di ferro tra Brics - paesi sviluppati nella definizione di nuovi pesi nella sua gestione. 

Di contorno ma che conferma una situazione complessiva molto delicata, è anche il fallimento degli accordi sulla Tobin Tax che doveva attivare il principio di una maggiore pressione fiscale sulle transazioni finanziarie. Il non essere andati oltre le intenzioni, dopo le iniziali disponibilità pesanti come quella Americana, conferma che le intese su questo tema sono ancora in alto mare. 

Per ora quindi solo una cosa è certa: i Cinesi stanno alla finestra sulle questioni del fondo salva stati Europei, riprendendosi l'autonomia di decidere in tempi migliori sul quando contribuirvi in maniera significativa. 

Quanto questo G20 abbia quindi realmente contribuito a migliorare la situazione globale non appare chiaro, sicuramente ha contribuito ad evitare il baratro che l'eventuale conferma del referendum greco avrebbe potuto provocare, ma ha di fatto lasciato aperte tutte le questioni principali. 

Una indecisione che può costare cara in termini finanziari, visto l'incalzare della speculazione che potrebbe trovare nuova linfa proprio da queste debolezze e poca chiarezza. 

Qualcosa che in qualsiasi momento rischia di trasformarsi in paura o contagiosi attacchi di panico. Il tutto ben lontano dagli auspici che i Cinesi si attendevano con questo G20 di ratificare accordi che favorissero la crescita e la stabilità finanziaria a livello globale. 

Ma evidentemente "Condominio Europa" non è ancora pronto per tutto ciò!

mercoledì 10 novembre 2010

Micropost ad Obama (prima del G20 di Seoul)

Occhio alla "sportellata in faccia!!" (dopo che alle dichiarazioni di Obama "una economia americana forte è un bene per il mondo" e relativi metodi per raggiungere questo obbiettivo, Cina, Germania e altri paesi in via di sviluppo, hanno GIA' risposto "picche" alle proposte che Obama si accingerebbe a portare al tavolo"

sabato 11 luglio 2009

G8: Un vertice andato bene, per colpa dell’ONU!

Sarà il benessere o sarà per altro, ma esistono troppe persone che per partito preso, sono contro, sempre.

In una sorta di guerra continua, non facendo alcuna proposta, molti sembrano pensare che partecipare alla vita politica e sociale di questo mondo, si possa realizzare essendo sempre contro.

Questo atteggiamento, tutto occidentale, sta complicando non poco l’evolversi e la crescita di un mondo che, forse questi signori non sembrano ricordare, è sempre sull’orlo dell’esplosione, tante sono le “grane” che quotidianamente esistono e che se affrontate in maniera non accorta, rischiano di portare l’uomo ben indietro al proprio attuale sviluppo.

Quindi di fronte ad ogni problema, questione, meeting, lo sport di “sparare” sul potente, perché fa cool, rappresenta una costante di tutte le faticose tappe ed incontri per cercare un equilibrio mondiale vero.

All’ultimo G8, sarà perché ormai questo “movimento”, gli ex “no-global”, soffre di evidenti segni di stanchezza, o altro, le annunciate proteste, non sono state un reale problema per lo svolgimento degli incontri.

Forse il gesto più originale è venuto proprio da uno dei Leader presenti al vertice, il sempre sorprendente Gheddafi, che nel suo trasferimento da Roma a l’Aquila, ha camminato per 15 minuti sulla autostrada dopo essersi fermato all’autogrill.

Un gesto che visto con occhi attenti, appare addirittura di un ormai perduto romanticismo, che ci riporta al passato, quando l’uomo veniva prima delle macchine, che erano ancora tutte da ideare.

Comunque sia, il vertice dell’Aquila, come definito da Berlusconi, nella formazione G8, G13, G14, G25, usando così una metafora calcistica, è sicuramente andato bene.

In 3 giorni sono state decise cose importanti, come gli aiuti ai paesi africani (20 Miliardi di dollari) ma soprattutto l’abbattimento dei protezionismi nei commerci, fatto che aiuterà non poco i paesi in via di sviluppo a crescere e rendersi autonomi.

Ma, c’è un però. Le decisioni che di volta in volta sono state ratificate a questo G a “formazione variabile”, sono state prese “sopperendo” al grande malato di questi decenni: l’ONU.

I leader riuniti a l’Aquila, hanno cominciato a comprendere che i problemi di un mondo, sempre più complesso come quello globalizzato di oggi, non si possono più risolvere con meeting periodici che stanno diventando sempre più frequenti, a settembre il prossimo G20 di Pittesburg.

Si sono resi conto che non possono più sopperire alle negligenze, debolezze, incapacità dell’ONU.

Anche perché, come dichiarato da Obama in conferenza stampa, “tutti vogliono gruppi di lavoro piccoli, con se stessi compresi”. Come dire, trovare la “formazione ideale” in grado di decidere i destini del mondo, con sufficiente autorevolezza, senza scontentare nessuno, appare quasi un lavoro impossibile.

Per cui non sorprende che Obama e Berlusconi, abbiano finito per indicare nella riforma dell’ONU il prossimo passo per cercare di normalizzare il consesso che deve prendere le decisioni che contano e soprattutto che le applichi e le faccia rispettare.

In questo G “ a formazione variabile”, non a caso, la persona più “isolata” è apparsa proprio il Segretario dell’ONU Ban Ki-Moon che dichiarando come “sul clima si poteva fare dia più”, si è preso i “fischi” dei leader presenti, tanto che ai margini dei lavori, faceva quasi tenerezza vedere il Segretario Onu ripetere con sguardo perso nel vuoto che “è la scienza che dice che si doveva fare più”, come dire, se non credete a me, credete almeno alla Scienza, quella non si può discutere.

Una vera tristezza!!!

Ma che questi mega vertici G “a formazione variabile”, devono tornare a lasciare il posto ad una organizzazione mondiale vera, di un ONU riformato e attualizzato, è stato testimoniato dalla commuovente storia raccontata da Gordon Brown ai presenti e ripresa sia da Berlusconi che da Obama in conferenza stampa.

Brown, giunto in Ruanda, nel visitare una mostra con le immagini dei tanti morti sacrificati all’odio razziale di quel paese e che segnano anche la storia di molti paesi in via di sviluppo, ha trovato una foto di un ragazzo morto tra le braccia della propria madre.

Ormai è una foto che in Occidente non scuote le coscienze più di nessuno, nemmeno dei “sempre contro”, se non fosse, che nel raccontare la storia di questo ragazzo, veniva sottolineato come sognasse di diventare un giocatore di calcio.

La fame fini per uccidere tutti i suoi sogni. Ma nonostante tutto, prima di morire, per rassicurare la madre disperata le disse “non ti preoccupare, mamma, vedrai che presto arriverà l’ONU”.

La cosa ancora più triste è che l’ONU non arrivò mai!!!

Questo episodio che dimostra come nel mondo, anche per persone più umili, che non hanno nulla, anche in punto di morte, sognano comunque un mondo migliore, è sembrato un messaggio chiaro per tutti i leader presenti, di che cosa il mondo ha realmente bisogno.

L’ONU nel quale i popoli possano partecipare a costruire le basi di un mondo diverso, l’ONU nel quale discutere, confrontarsi, l’ONU che possa intervenire in soccorso di chi lo necessita e che non si dispera,perché sa che il mondo sarà comunque migliore.

Ecco quale sembra essere il “vero” messaggio del G “a formazione mista” a l’Aquila.

E’finito il periodo dei gruppi d’elite, sulla basi di classifiche economiche. Si deve tornare all’Assemblea dei popoli della Terra.

Un’intuizione che nel dopo guerra consentì di passare decenni di pace e contribuire non poco al benessere diffuso di cui oggi godiamo, ma che si è un po’ persa per strada e che ora deve trovare una nuova vita, rinascere, per tornare a rappresentare “l’assemblea” dove tutte le voci di tutti i popoli del mondo, a prescindere del proprio reddito pro-capite o nazionale, abbiano il diritto alla parola, senza la necessità di essere invitate.

Deve tornare la “casa comune”, autorevole e credibile dove poter decidere, tutti assieme, i destini del mondo e di ciascuno di noi.

E così anche i “sempre contro”, i professionisti degli Happening del contro, la smetteranno di sprecare energie ( e danneggiare ) in giro per il mondo alla caccia del prossimo G “a formazione variabile”, un rituale che ormai è tutto, tranne che “cool”, tanto è diventato prevedibile ed obsoleto.

Lo dobbiamo a quel ragazzo che sognava di giocare a calcio e che l’egoismo sia di chi era al potere e di chi era contro, glielo ha impedito.

Sono state le sue ultime volontà e che chissà quanti come lui hanno detto, pensato la stessa cosa, prima che il mondo si scordasse di loro e passasse al successivo vertice a “formazione variabile”.

10, 20, 30 , anche 100 Miliardi non basteranno, per ridare il sogno di una reale uguaglianza a chiunque, se ancora esisteranno meeting ad inviti comprati a “peso d’oro”!

venerdì 3 aprile 2009

La "rivoluzione" cinese che fa paura a Obama

faccia a faccia Hu Jintao e Obama a Londra. L’inizio di un dialogo che può aiutare gli equilibri mondiali e premessa per il discorso che Hu farà al G20, dove proporrà la “ricetta” Cinese per cercare di cambiare il corso degli eventi mondiali.

La Cina si augura nel successo del G20 in corso, attribuendo grande importanza al fatto che sia giunto il momento che le grandi potenze mondiali inizino ad ascoltare veramente e comprendano a fondo i punti di vista allargati di tutta la comunità mondiale, smettendo di decidere e deliberare su particolarismi, ormai del tutto inapplicabili, vista l’interconnessione in tempo reale dell’intero sistema economico sociale.

Parafrasando il famoso principio fisico, “un battere d’ali di farfalla nei paesi sviluppati, può scatenare la tempesta dall’altra parte del mondo”!

E ora l’altra parte del mondo è preoccupata, perché la tempesta è nei paesi sviluppati!! (Leggi)

giovedì 2 aprile 2009

G20: Rivoluzione in Vista!!!

Tornando seri, quanto sta accandendo a Londra sembra essere qualcosa di ben più profondo di come vogliano farlo passare molti media (o politici).

Lo scontro è tra ricchi e poveri, non tra diverse ideologie o preconcetti, una battaglia vera, che dalla Francia e dai "Rapimenti" di questi ultimi giorni, sta minando le basi stesse di quello che chiamiamo Democrazia, che sembra aver fallito nel suo compito principale: ridurre le differenze e le disuguaglianze.

Le pari opportunità sono state negate e ora che viene a galla la verità e la strumentalizzazione per la ricchezza dei soliti pochi noti, è evidente che la massa non ne possa più, ma soprattutto non creda più alle parole.

Se dal vertice di Londra non escono segnali "forti" di un cambiamento, ma soprattutto qualcosadi  veramente convincente, è chiaro che quanto è successo in Francia non tarderà a diffondersi a macchia d'olio per tutto l'occidente.

Ma occorre anche ricordarsi quanta "rabbia" sia  maturata negli ultimi decenni nei paesi in via di sviluppo, una rabbia che presto o tardi si farà viva, visto che loro ancora oggi non hanno nulla, visto che il tutto se lo sono "pappato" molti dei democraticamente eletti dei paesi sviluppati.

G20: Altro che gaffe, vai con la OLA!!!

In America ( e non solo) chissa in quanti avranno fatto la OLA nel vedere la First Lady americana abbracciare, toccare, mettere sullo stesso piano dei comuni mortali, riportandola sulla terra, niente che meno che la Regina Elisabetta d'Inghilterra.

Un gesto di grande significato che, vista la preparazione che questi personaggi hanno nei momenti che contano, difficile pensare sia stato SOLO casuale.

Una nera che viola i protocolli piramidali da secoli in vigore rappresenta un segno, un messaggio che i tempi sono irremediabilmente cambiati, trasformando la potente Elisabetta nalla più congrua parte di una nonnina che ispira tenerezza.

E in America è partita la OLA e chissa in quanti, sapendo della suscettibilità inglese in materia di protocolli, abbiano interpretato ciò come la prova che il periodo della "Grande Inghilterra" sia da tempo bello che sepolto, prendendosi così una bella rivincita sui mai troppo amati "cugini".

G20:Momento di ricreazione!!

Hu Jintao- Obama: l'incontro!!

A Londra, a margine del G20, si è finalmente svolto l'atteso incontro tra il presidente Cinese Hu Jintao e quello Americano Obama.

Questa è stata l'occasione per ribadire l'intenzione di entrambe le amministrazioni, di continuare a cooperare in maniera sempre più stretta, sulle principali questioni mondiali.

Obama ha anche già accettato l'invito di Hu Jintao a visitare la Cina, entro la fine di quest'anno, segnale ed impegno affinchè le relazioni tra i due paesi continuino a migliorare ecome affermato da Hu, "contribuiscano alla pace, la stabilità e alla prosperità dell'area Asiatico- Pacifico e del mondo".

I due leader si sono poi trovati d'accordo per sempre più frequenti consultazioni reciproche, anche attraverso la creazione di un "Forum China - US Strategico ed Economico" che favorisca il coordinamento tra le due nazioni, non limitandosi però solo ad un dialogo di carattere commerciale ed economico, allargandolo anche a questioni sociali, militari e tecnologiche.

Ora c'è da attendere, come del resto annunciato dal Vice Ministro degli Affari Esteri Cinese, il discorso che Hu Jintao farà durante il proseguo dei lavori del G20, discorso nel quale verranno esposte le "ricette" cinesi per risolvere la crisi in corso, crisi come sottolineato dallo stesso Obama, "è risolvibile solo attraverso un comune lavoro di tutte le nazioni, senza protezionismi e altri errori che poi portarono alla Grande Depressione".

Una apertura mentale importante, buon viatico per poter "comprendere" ed ascoltare le proposte cinesi che Hu si accinge a fare che intendono proprio "rivoluzionare" il modo fin qui seguito nella gestione degli equilibri mondiali, fino ad ora strettamente connesso con le fortune e i destini di una sola nazione: gli USA.

La posizione di Hu, appare essere molto in linea con quella fin qui tenuta da Francia e Germania, che confermano sia giunto il momento per riscrivere le regole complessive della finanza mondiale e nel contempo evitare che gli USA esportino inflazione al solo scopo di ridurre il proprio debito, scaricando sulle altre nazioni l'onere di dover sostenere le sorti della prima potenza economica mondiale, causa stessa della crisi in corso.

venerdì 27 marzo 2009

No al Dollaro:una nuova moneta per il futuro del mondo!!!


La Cina sta assumendo, giorno dopo giorno, un sempre crescente ruolo nella riscrittura delle regole cardine del futuro del mondo moderno,

Fino ad ora, con la forza delle proprie esportazioni, si era imposta solo come la “fabbrica del mondo”, contribuendo non poco alla crescita economica degli ultimi decenni di molti paesi occidentali, Stati Uniti in testa.

Ora però, sotto l’incalzare della crisi finanziaria, la Cina ritiene che sia giunto il momento per riscrivere le regole della Finanza mondiale, quella che regolano i flussi di capitale ed investimenti, la base per sostenere la propria Economia reale e continuare a crescere.

Non è pertanto un mistero che la Cina sia seriamente propensa a sganciare il proprio sviluppo e quello del mondo prossimo venturo, dall’influenza del dollaro, proprio per evitare che i destini del mondo continuino ad essere legati, in maniera indissolubile, ai destini di una sola nazione.

Da qui la proposta cinese: creare una “nuova moneta” chiamata “di riserva”.

Ma questa proposta cinese, non vuole essere il preludio per l’ingresso dello stesso Yuan in detto paniere o la sostituzione del dollaro con altra valuta, ma la creazione di una NUOVA MONETA, non coniata da alcun singolo paese e patrimonio dalla Comunità Internazionale tutta, quale bene comune in grado di fornire stabilità agli scambi tra le nazioni.

Un’idea utopica?

Tutt’altro. Dall’idea alla pratica, i dirigenti della Banca Centrale Cinese hanno pertanto proposto che questa “nuova moneta” sia gestita dal Fondo Monetario Internazionale, sfruttando i già esistenti “diritti speciali di prelievo” della Fmi che basati su un paniere allargato di Dollaro, Euro, Yen Giapponese e Sterlina Inglese,  permettono già ora, di essere usati come unità di conto dal Fmi e da alcune organizzazioni multilaterali.

Questo approccio cinese, espresso dal Governatore della Banca Centrale Zhou Xiaochuan, è fortemente connesso anche al fatto che per aiutare le economie più deboli, la “nuova moneta” potrebbe consentire di sostenere molti di questi paesi, spesso ricchi di materie prime, ora “vittime” inconsapevoli delle bizze delle economie già sviluppate, che rende impossibile qualsiasi pianificazione sui lunghi periodi di cui necessitano.

Le ragioni dei timori cinesi rispetto al dollaro alla base di questa proposta, sono stati espressi di recente dallo stesso Premier Wen Jiabao, quando nella conferenza stampa a conclusione della sessione annuale del Parlamento Cinese, si era detto “preoccupato” per gli investimenti cinesi in dollari in buoni del tesoro americano.

Ma mentre tutti i commentatori internazionali hanno pensato si riferisse solo alla paura cinese per un Default USA, in realtà il messaggio cinese agli Americani era ben diverso: che non creassero le premesse per il rilancio dell’inflazione e una svalutazione delle propria moneta, per così diluire nel tempo i propri debiti con l’estero, tra cui anche quelli con la Cina.

Ma come i Cinesi vorrebbero attivare questa nuova moneta??

Lo dice lo stesso governatore della Banca Cinese: attraverso un allargamento del paniere che già compongono i “diritti speciali” di prelievo e l’atto da parte degli Stati membri di affidare la gestione di una parte delle proprie riserve valutarie al Fmi.

Questa azione, ha aggiunto il governatore Zhou, “necessita di straordinaria visione politica e coraggio” richiamando la sua posizione a quella di una proposta simile fatta dall’economista Keynes nel 1940.

In vista dell’imminente G20 di Londra, appare quindi chiaro che la Cina non intenda essere semplice spettatrice, ma soprattutto non ritiene più sia il tempo per “effetti placebo” sull’economia e finanza mondiale, ma che invece occorra agire prendendo decisioni strutturali che “cambino gli scenari” futuri, dalle fondamenta.

lunedì 10 novembre 2008

Italia “terza” incomodo

Strano paese l’Italia.

Una volta il centro del mondo occidentale conosciuto, decisore e palcoscenico dei destini dell’umanità, ora sembra vivere solo di luce riflessa altrui.

Due esempi sembrano dimostrare il “livello” raggiunto da cotanto ex glorioso paese (“tutte le strade portano a Roma”) o meglio di una generale perdita di stile.

Obama vince meritatamente le elezioni americane e subito molti politici italiani, soprattutto dell’opposizione, esultano come se avesse vinto il proprio partito!.

In uno strano fenomeno d’immedesimazione freudiana, alcuni di questi “campioni” della politica nostrana, si sono spinti a voler far sembrare della “stessa famiglia” il vincitore americano e Obama, il “loro” campione sul quale avevano riposto non solo le speranze ma anche speso qualche azione in grado di “favorirne” l’elezione.

Questo come voler dire: “Visto? Se è stato eletto è anche merito mio!”.

Obama decide di incontrare il presidente russo Medvedev, per discutere degli equilibri tra Usa e Russia, anche alla luce della pericolosa “patata bollente” dello scudo missilistico dell’era Bush e subito Berlusconi, fa intendere che se ciò è accaduto è anche merito suo e della sua capacità di “ricucire” i rapporti internazionali.

Questo approccio della politica italiana, visto con occhi non italiani, non può che lasciare interdetti.

L’impressione che dall’esterno infatti se ne trae è che, mentre gli altri stanno discutendo e prendendo decisioni vere, concrete, pesanti e decisive, l’Italia, come quell’amico un po’ invadente di filmica memoria, cerca di essere sempre presente nelle “fotografie” che ritraggono i leaders nei loro momenti decisivi, per poi poter dire: “Visto? E’ merito mio!”.

Il 15 Novembre, i leaders mondiali si riuniranno a Washington nell’importantissimo G20 per prendere decisioni che potrebbero cambiare per sempre la storia del mondo.

Visti i precedenti comportamenti, possiamo immaginare che al termine di questo imminente vertice ai massimi livelli che potrebbe decidere le sorti del mondo, qualche rappresentante italiano finirà per affermerà enfaticamente:”Visto? Se ora il mondo ha un futuro è sicuramente merito nostro!”.

Speriamo solo che non accada che tutti gli altri paesi, stufi di questa continua “invadenza” del terzo incomodo, non decidano di enfatizzare il “non” ruolo italiano nelle decisioni fondamentali, anche per evitare che nei propri paesi, qualcuno cominci a porsi delle strane domande: “ma se fa tutto l’Italia, allora voi, cosa state facendo realmente?”.

Dopo, sarà molto difficile far credere ai vari elettorati nostrani, strizzando l’occhiolino, che “lo dicono solo per invidia!”


Strano paese l’Italia.