Visualizzazione post con etichetta China. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta China. Mostra tutti i post

lunedì 30 dicembre 2019


QIAO TAG sembra essere “l'evoluzione della specie” della Blockchain se non fosse che esiste da ben prima di quando si è iniziato a parlare della Blockchain stessa.

QIAO TAG nasce infatti nel 2006, nell'ambito di una sfida con il mio mentore Prof. Gianni Degli Antoni (GDA), sul realizzare una piattaforma digitale serverless e senza alcun database, in alternativa alle esistenti.

Immediatamente ci siamo accorti come il problema da affrontare fosse la necessità di dover ripensare prima di tutto la rappresentazione stessa del dato digitale da gestire, trasmettere e condividere.

La soluzione è stata quella di immaginare una piattaforma che simulasse il funzionamento del cervello umano e si comportasse nelle sue interazioni come una entità biologica condivisa.

Da queste premesse sono nati i QIAO TAGs, i neuroni di questo nuovo mondo biologico digitale,
nel quale tutte le interazioni si realizzano attraverso l'interazione tra due o più QIAO TAGs che si scambiano tra di loro le informazioni di cui sono portatori.

Ogni QIAO TAG ha infatti due memorie: una dinamica temporanea ed una statica permanente.
Ciò consente loro di immagazzinare una mole importante di informazioni totalmente destrutturate, memorizzando le aggiunte e gli aggiornamenti successivi, preservando le copie di tutti gli steps.

Tutto è crittografato con chiave pubblica – privata, pertanto lo scambio delle informazioni può avvenire in maniera trasparente tra i QIAO TAGs e i nodi di questo cervello digitale (eBRAIN), garantendo però la privacy e la leggibilità solo a coloro che sono realmente autorizzati – abilitati a farlo.

Di fatto sono un Big Data interattivo e crittografato di nuova concezione che può essere condiviso in tempo reale e nel contempo aperto per interazioni con terze parti esterne.

Una caratteristica peculiare dei QIAO TAGs è quella di poter gestire informazioni del tutto destrutturate e geolocalizzate. Una informazione o azione è generata dall’interazione tra loro di due e più Qiao Tags.

La sicurezza ed immutabilità delle informazioni memorizzate nel eBRAIN sono garantite da eCHECK, un algoritmo che usa la crittografia per verificare che i QIAOTAGs non siano stati alterati e siano genuini. eCHECK verifica la congruità sia del singolo QIAO TAG che del suo percorso di memorizzazione, evitando la loro impropria alterazione.

eBRAIN è replicabile in molti eBRAINs (Nodi) dove ciascuno di essi è autonomo dall’altro ma possiede una copia dei QIAOTAGs creati da tutti gli altri, così da poter agire in real-time senza il bisogno di dover passare da una entità centralizzata.

INIZI E SVILUPPI
Nel 2006 – 2008 come primo passo abbiamo testato questa tecnologia per realizzare i primi siti ed applicazioni WEB - QIAOTAG based.

Nel 2010 dallo spunto di progetto per il Governo Italiano durante il periodo dell'EXPO di Shanghai, nel quale si prevedeva la tracciabilità dei prodotti italiani in Cina, abbiamo sviluppato la parte della conoscenza ed interazione necessaria ai QIAOTAGs per tracciare e garantire i dati di prodotti fisici. Così come la componente decisionale eTRUST che gestisse il conflitto connesso a validare e quindi a garantire l'informazione contenuta nei QIAO TAGs.

Per capirci, non basta rendere inalterabili i dati memorizzati. Occorre garantire che la fonte degli stessi sia genuina ed attendibile.

E’ di questo periodo un’altra evoluzione fondamentale che ha dotato i QIAOTAGs di una significativa e migliore interoperabilità: i eDNA.

Gli eDNA sono dei microcodici software con cui vengono attivate azioni congiunte tra diversi QIAOTAGs in maniera più strutturata e definita. Esattamente come nel DNA umano, questi codici possono attivare azioni complesse attraverso l’azione congiunta di diversi QIAOTAGs e riprodurle in seguito senza limiti.

Esempi di applicazione degli eDNA sono stati:
-         ePASSPORT, con cui in un’unica pagina sono raccolte in maniera interattiva e geolocalizzate sia tutte le informazioni del prodotto-servizio-località che quelle connesse al prodotto – servizio - località stesso ma provenienti da terze parti esterne.

o  Per fare qualche esempio applicativo:
§ dove si può provare, acquistare, usare, testare un prodotto – servizio sia online che offline,
§ gli ingredienti pericolosi o gli allergeni eventualmente presenti,
§ i luoghi degli eventi che utilizzano quel prodotto o brand: per esempio un cuoco che utilizza un ingrediente nel proprio menu, un try & buy, una presentazione, un flashmob etc..,
§ garantire un prodotto-servizio e l’applicazione in automatico della garanzia in termini economici e/o sostituzione prodotto, l’interazione con le assicurazioni e i servizi delle terze parti coinvolte,
§ un luogo fisico da visitare, un evento tradizionale connesso alla provenienza degli ingredienti o altre informazioni collegate a quel prodotto-servizio …. e molte altre possibili applicazioni.

-         iSTORE: in una pagina sono presenti tutti i dati provenienti da diverse fonti interne ed esterne (Contenuti, eCommerce, Video etc..), così come call actions complesse cross-platform (es. Instant Price – Get your price, event booking, Job interview…).

La cosa interessante è che con l'introduzione degli eDNA, i QIAOTAGs sono diventati sia portatori di dati – informazioni che di conoscenza ed azioni operative, così da poter sviluppare risposte applicative a problemi anche molto complessi.

Ad esempio relativamente al Cross-Border Cinese e alla sua legislazione ed operatività formale, gli eDNA gestiscono tutte le fasi di accreditamento, caricamento, transazione e logistica dei prodotti, attivando i QIAO TAGs coinvolti e le parti di software necessarie, tenendo traccia di tutte le documentazioni formali e di garanzia collegate (dogane, informazioni sui lotti, certificati, passaggi logistici) che poi saranno presentate nel ePassport prodotto e negli iSTOREs.

Così come consentono di gestire tutta la filiera prodotto per la sua completa tracciabilità produttiva, logistica, di vendita e rivendita degli stessi prodotti sui diversi mercati (B2B / B2C), l’Instant Price (prezzi personalizzati in tempo reale secondo condizioni stabilite), Flash Sales geolocalizzati e molto altro.

DIGITAL CURRENCY
Dalla osservazione prima di Second Life e poi all’emergere del fenomeno BITCOIN, nel 2009 i QIAOTAGs hanno avuto una ulteriore evoluzione fintech, venendo dotati di una propria funzione di digital currency per le transazioni sia monetarie che commerciali, di rewarding utente e di loyalty programs, grazie alla piattaforma QIAO PAY.

Questo eDNA rende possibile ai QIAOTAGs di realizzare transazioni commerciali con qualsiasi eCommerce e/o borsello digitale (es. Alipay, Wechat, Paypal …) e successivamente anche in EXPO COIN (2015), la nostra stablecoin digitale.

QIAO TAG + BLOCKCHAIN
Con l’attivazione della nostra blockchain (YDBCHAIN) basata su nodi di Ethereum, i QIAOTAGs sono in grado di interagire direttamente con la Blockchain sia in DApps che Mainnet e nella creazione e gestione degli Smart Contracts.

QIAO TAG + AI (Testo / Immagini / Voce)
Con l'introduzione della nostra piattaforma ALADDIN AI (Artificial Intelligent), gli iBRAINs possono accedere ad una semantica e ontologia adeguata per rispondere in maniera coerente a frasi naturali in 60 lingue, estraendone i concetti, non limitandosi quindi alle parole chiave tipiche delle ricerche tradizionali, potendo così attivare i QIAOTAGs coerentemente al concetto espresso.

Per cui alla frase "cena con amici" l’iBRAIN reagirà con le esperienze, prodotti, servizi collegati al concetto di cena (cucinare, mangiare, bere, luoghi esterni e attività connesse), al livello di relazione (formale, non formale), il tutto geolocalizzato.

Sempre con ALADDIN AI, l’interazione è stata estesa dal semplice testo anche al riconoscimento d’immagine e alla interazione vocale, consentendo agli eBRAINs una interazione completa e naturale, propedeutica ai prossimi sviluppi previsti delle funzioni di Global Personal Assistant (ALADDIN+).

QIAO TAGs + SMART CITY
Verso la fine del 2015 ci siamo resi conto che i QIAOTAGs fossero maturi per dare vita a qualcosa di più ampio e strutturato. Da qui la creazione di YIDUCITY, una vera e propria smart city costruita attorno ai suoi eCITIZENS, creata attraverso la interazione dei QIAO TAGs in grado di rappresentare sia elementi reali che virtuali, siano essi persone, prodotti, servizi, luoghi ed azioni.

I QIAOTAGs sono diventati quindi i neuroni e mattoni della Matrix che dà vita a YIDUCITY e che rappresenta la nostra prossima frontiera dello sviluppo con cui intendiamo amplificare l'interazione tra digitale e reale, proiettati al futuro ibrido senza barriere che avanza.

QIAO TAG BEYOND BLOCKCHAIN
Per questo con QIAO TAG pensiamo di essere andati “beyond” la Blockchain stessa attuale, vista la potenzialità, la scalabilità, modularità, la varietà applicativa che consentono e la possibilità di interagire con la Blockchain stessa ove necessario.

Oltre al fatto di poter gestire documenti, informazioni, interazioni completamente destrutturate, superando così molti dei limiti della Blockchain che per la sua natura finanziaria, rigidità funzionale strutturale e complessità di gestione, ne rende difficile l'applicazione diffusa, spesso evocata, ma allo stato attuale ancora non realizzabile.

Un percorso che continua e che continua ad appassionarci, fatto ora di oltre 2 milioni di QIAOTAGs attivati, +6 Milioni di pageviews generate mensilmente dai diversi canali che li utilizzano, unito alla possibilità di poter creare nuovi e sempre più innovativi progetti tra loro interconnessi, con cui cercare di contribuire a migliorare la qualità della vita personale e sociale dei eCitizens e partner coinvolti.

http://qiaotag.com

#qiaotag #blockchain #token #autenticazione #tracciabilità #yiduqiao #ebrain #ecitizen

giovedì 19 febbraio 2015

lunedì 10 dicembre 2012

Apple (senza licenza) in Cina usa le mappe di AutoNavi


Matrimonio d'interesse tra Apple e la società cinese AutoNavi per consentire ad Apple di poter fornire un adeguato servizio di mappe anche in Cina, visto che allo stato attuale non dispone di alcuna licenza governativa per utilizzare il proprio sistema di mappe sui propri smartphones.

Una strana intesa, considerando le strategie che hanno caratterizzato da sempre Apple e il fatto che AutoNavi può essere considerata a tutti gli effetti un concorrente della stessa Apple sul segmento della geolocalizzazione assistita.

Tra l'altro AutoNavi lavora attivamente anche con Samsung, "avversaria commerciale" della stessa Apple, oltre ad aver sviluppato i propri servizi per IOS, Android, Linux e Windows.

Le ragioni di tale anomalia sono da ricercarsi in un numero: 300 Milioni. Sono gli smartphones previsti in Cina nei prossimi anni. Un mercato che sta correndo alla velocità della luce ma che rischia di "sfuggire" ad Apple, considerando che già oggi oltre il 90% degli apparati in uso utilizza Android (Google).

Per cui per non correre anche il rischio di dover far utilizzare ai propri utenti le mappe di Google e dopo le ormai leggendarie problematiche che hanno reso tristemente noto il proprio sistema di mappe, ecco a sorpresa l'accordo con AutoNavi.

Un accordo "riparatore" o una pezza per cercare di correre ai ripari, visto che a parte le suddette licenze cinesi, Apple sta confermando di avere seri problemi nello sviluppo di una propria tecnologia di mappe ed di una credibile offerta in uno dei core del Mobile Internet presente e futuro.

lunedì 18 giugno 2012

Baidu condivide i ricavi mobile con Apple


Baidu ha dichiarato oggi che condividerà i ricavi delle vendite pubblicitarie con Apple dopo l'accordo tra le due aziende che prevede di precaricare il motore di ricerca cinese sugli iPhone in vendita in Cina.

Per Baidu questo non è il primo accordo di revenue-sharing con i produttori di cellulari, come quello esistente con Google e i telefonini con il sistema operativo Android ma la conferma del crescente interesse del motore di ricerca cinese per il mercato mobile.

Per contribuire ad incrementare il traffico di utenti sugli smartphone è stato anche annunciato da Baidu che offrirà un servizio di musica in streaming gratuito.

Uno sforzo importante da parte della società cinese per cercare di cambiare il trend attuale, visto che per quanto Baidu detenga al momento una quota di circa l'80% del mercato cinese del search-engine, sugli smartphone i ricavi generati da Baidu rappresentino poco meno del 10% del totale.

Per quanto riguarda invece Apple, nella sua continua politica di consolidamento sul mercato cinese, è stato annunciato che prevede di aggiungere il supporto in lingua cinese per la sua tecnologia vocale Siri.

martedì 16 agosto 2011

Tutti al mare!!!

Anche ai cinesi piace andare al ..... mare!!! (la Costa Adriatica è avvisata!)


martedì 8 marzo 2011

Reincarnazione si, Reincarnazione no.... (Dilemma Tibetano)


Il Dalai Lama l'altro giorno, ha dichiarato che dopo la sua morte debba essere abolito l'istituto della reincarnazione, lo stesso per cui lui è divenuto Dalai Lama.

Un tema delicato, molto sensibile, di un istituto millenario che sicuramente ha caratterizzato il passato di un popolo ed influenzato molte menti nel mondo. 

Questa mossa, per così dire "estrema", più che sul piano strettamente spirituale, sembra però dettata da calcoli politici, una sorta di "indiretta" risposta al governo cinese sul futuro della leadership spirituale tibetana e letta con grande attenzione, una sorta di "estensione" del proprio ruolo anche dopo la propria morte dello stesso Dalai Lama.

La risposta cinese non si è fatta attendere. Di seguito la reazione su questa proposta del Dalai Lama, che non si fatica a pensarlo, rischia di divenire, in futuro, terreno per ulteriori prevedibili tensioni internazionli.

"THE Dalai Lama does not have right to abolish the institution of reincarnation to choose a successor, a high-ranking official said yesterday.

The 14th Dalai Lama, 76, has said the institution of reincarnation might be abolished after his death.

"What he said does not count," said Padma Choling, chairman of the Tibet autonomous regional government.

He said Tibetan Buddhism had a history of more than 1,000 years, and the reincarnation institutions of the Dalai Lama and Panchen Lama had been carried on for several hundred years.

"We must respect the historical institutions and religious rituals of Tibetan Buddhism. I am afraid it is not up to anyone to abolish the reincarnation institution or not," he said.

The death of the Dalai Lama will not have any impact on the overall situation of Tibet, said another senior official.

"Of course there will be a few repercussions due to religious factors, but we will take that into consideration and will surely guarantee the long-term political stability in Tibet," said Qiangba Puncog, chairman of the Standing Committee of the Tibet Autonomous Regional People's Congress.

"I dare not say that Tibet will not see any incidents, big or small, forever, but I dare say that the current situation in Tibet is on the whole stable, and the Tibetan people wish for stability and object to troublemaking," he said.

The Party chief of Tibet, Zhang Qingli, reiterated yesterday that the Dalai Lama was a "wolf in monk's robes" and again blamed the Dalai clique for separating China.

"I had described him in those words after the March 14 riot in Lhasa in 2008 because I think he himself is a living Buddha but had done things beneath his status," Zhang told reporters in Beijing.

He accused the Dalai Lama of instigating the riot three years ago which left 18 people dead and nearly 400 wounded.

Armed rebellion

He said that he had quoted the words of late Premier Zhou Enlai. Zhou referred to the Dalai Lama as a "wolf in monk's robes" after the central government foiled an armed rebellion staged by the Dalai Lama and his supporters in 1959.

Zhang also made comparisons between the Dalai Lama and Rebiya Kadeer, a Uygur separatist and leader of the World Uygur Congress.

"Rebiya is a housewife who has used her illegal fortune to conduct secessionist activities. She has no influence among the public," he said. "While Dalai is a secessionist chief who fools simple believers under the guise of religion."

He added: "The Tibetan people have been aware that unity and stability are a fortune, and separation and unrest are a disaster," he said."

mercoledì 23 febbraio 2011

"Partenza falsa" di Groupon in China ..


... capita anche ai migliori di fare "passi falsi", le ciambelle non sempre riescono con il buco. 

In questo caso però a sorprendere è che, nonostante la JV paritetica con Tencent, il colosso cinese proprietario del mitico QQ con oltre 1 miliardo di utenti ed il controllo operativo dato a questi ultimi, Groupon nel suo startup sin Cina, ia incappata in alcuni imprevedibli "incidenti di percorso" che da subito ne hanno minato la credibilità sul mercato... Link

sabato 25 settembre 2010

venerdì 17 settembre 2010

Ecco le immagini del primo Cinese ... con Ipad!!!

Ipad è arrivato oggi in Cina. Ecco le immagini dei "Conquistatori" e le gesta di Han Ziwen, che passerà alla storia come il primo cinese Ipaddato (autentico e non clonato!)

giovedì 9 settembre 2010

China ranks 27th in Global Competitiveness Report (#Italy 48th) http://ping.fm/85Qef

domenica 8 agosto 2010

(Shanghai) Parte il "Matteo Ricci Innovation Program": La tua innovazione per il mercato cinese

INVITO A PRESENTARE PROGETTI D'INNOVAZIONE PER IL MERCATO CINESE ED INTERNAZIONALE

Matteo Ricci ProgramQIAO LAB, il business Incubator cinese presso l'Italian Center di Shanghai, nel contesto delle attività si cooperazione con le autorità e gli enti cinesi dedicati all'Innovazione, lancia il programma "MATTEO RICCI INNOVATION PROGRAM 2010 - 2011".

Elementi ispiratori che animano questo programma di cooperazione, sono il recupero dello spirito e l'essenza dell'azione he consentì a padre Matteo Ricci, a partire dal 1582, di realizzare quello che oggi si potrebbe definire, il più grande progetto di trasferimento di conoscenza e tecnologico della storia umana

Condizioni di partecipazione:
Saranno presi in considerazione i progetti d'innovazione ed imprese in grado di contribuire in maniera significativa al miglioramento della qualità della vita nelle comunità e città cinesi o che possano trovare applicazione nel contesto del mercato cinese ed internazionali, attraverso una mutua cooperazione con le controparti cinesi che saranno coinvolte.

I progetti d'innovazione ed imprenditoriali italiani che saranno selezionati, verranno messi in mostra permanentemente al QIAO LAB - Italian Center Shanghai, che con i suoi 10.000 Mq. e i suoi 6 piani, è la più grande presenza italiana per il supporto all'innovazione italiana in Cina.

Messe in contatto con le imprese, i parchi industriali e tecnologici cinesi, l'obbiettivo del progetto è quello di supportarne lo sviluppo e la produzione su scala industriale, sia in Cina che nel resto del mondo.

Al presente bando possono aderire Centri di ricerca, Università, Parchi Tecnologici, aziende private, imprese/consorzi, enti pubblici e singoli Inventori e Ricercatori.

N.b. Al presente bando possono aderire anche aziende Italiane che abbiano già una presenza in Cina o aziende costituite da imprenditori ed inventori italiani ma che non abbiamo la propria sede in Italia.

Tipologia dei progettiLe innovazioni e le aziende che potranno essere prese in considerazione dovranno provenire da uno dei settori indicati nell'application form all'indirizzo internet Form di adesione

Per informazioni ed adesione : Matteo Ricci Program

lunedì 2 agosto 2010

Ebook entrato nelle scuole Cinesi come "Libro di testo"!!

Il libro di testo nelle scuole cinesi diventa un E-Book!!

La prima esperienza in questa direzione non è però partita da Shanghai o da Beijing, ma da una piccola scuola Sanyuanqiao Elementary School in Yangzhou, Jiangsu province frequentata da figli di migranti.

Un primo grande passo che sicuramente, anche sostenuto da una industria cinese pronta a sfornare centinaia di milioni di Ebooks, potrebbe presto realmente rendere obsoleti i vecchi libri di testo e contiuare ad estendersi a partire dalle aree più povere del paese e propagarsi in altri paesi in via di sviluppo.

Per saperne di più QIAO LAB.

mercoledì 21 luglio 2010

'South-South' : I Media decisivi per l'autodeterminazione dei paesi in via di sviluppo

I paesi in via di sviluppo, sono sempre più determinati a crearsi il "proprio futuro". 

L'esempio della Cina, paese in via di sviluppo, sta dando loro parecchi spunti su come esista una via per un futuro diverso ed autodeterminato.

Le tecnologie della comunicazione giocheranno un ruolo decisivo nel futuro che avanza, per "condividere" le conoscenze, le esperienze ma soprattutto sostenere e promuovere la creazione di economie concrete in grado di fornire l'auspicata autodeterminazione a coloro,  un miraggio ancora per la maggioranza della popolazione del mondo. QIAO LAB

giovedì 17 giugno 2010

World Cup: Made in China il 90% delle vuvuzelas!!!

I mondiali 2010 saranno ricordati per le Vuvuzelas, la terribile tromba che fa da sottofondo a tutti i matches in corso.

Tutti a domandarsi se sia il caso di stoppare questo inutile "baccano", totalmente avulso alle partite. Ma qualcuno sta facendosi un'altra domanda: che conseguenze avrà nel futuro del football mondiale??

Beh sicuramente saranno importanti se non inquietanti! La terribile potenza ( circa 120 Db) sembra stia creando non pochi problemi ai giocatori  ed addirittura agli spettatori alla televisione che non ne possono più di questo fastidioso sottofondo.

Che questa "moda" non rimarrà comunque confinata ai Mondiali Sud Africani lo evince da un semplice dato:  il 90% delle terribili trombe sono Made in China. E fin qui nulla di male, ma stando ai dati di vendita, si nota come le Vuvuzela, mentre i mondiali sono ancora agli inizi, stanno invadendo il pianeta:

Solo la Ninghai Jiying Plastics Manufacturing Company azienda dello Zhejiang da aprile di quest'anno ne ha prodotte e vendute già un milione di esemplari. Ma ci sono almeno 5 aziende che si contendono questo mercato e tutte nel triangolo Ningbo Zhejiang - Shantou nel Guangdong.

La Guangdong Guangda Toy Company, ha invece dichiarato che per i suoi oltre 20 modelli di vuvuzela  ha ricevuto ordini sono dall'Olanda, Sud Africa, Brasile e Sud Corea..

Il mercato delle Vuvuzelas è stato stimato essere già di oltre 20 Milioni di Dollari e per le aziende cinesi coinvolte è una vera manna, visto che la Ninghai Jiying Plastics ha già fatturato 28 Milioni di Yuan in pochi mesi, quando l'intero fatturato dello scorso anno era stato di solo 18 Milioni di Yuan.

Con un costo che oscilla tra i 3 e 8 dollari con ricavi per i produttori nell'ordine del 5%, le Vuvuzelas, comunque vada il mondiale e al di là delle "farlocchie" dichiarazioni di Blatter che ne collegava (giustificava) le origini agli Zulù, ha sicuramente vinto il proprio mondiale.

E c'è da star sicuri che a breve diverranno anche lo spauracchio e il sottofondo in tutti i futuri campionati nazionali ed internazionali, fino a che non se ne deciderà il bando, per "molestie alla quiete pubblica".

Nel frattempo, la Cina ne ha già fatto l'ennesimo caso di successo commerciale, quasi una rivalsa alla prematura eliminazione delle propria nazionale dalla finale della World Cup.

venerdì 14 maggio 2010

Shanghai come Wall Street: l'incredibile storia dell'abusivo "Charging Bull"

E' la seconda attrazione di New York, dopo la Statua della Libertà, è il famosissimo "Bull" di Wall Street, simbolo della borsa che sale, in contrapposizione con il cupo Orso delle recessioni, è una icona moderna, oltretutto è un opera molto "Italiana".

Ora diverrà meta anche per i turisti di Shanghai in visita all'EXPO e domani si terrà la cerimonia d'inaugurazione, alla presenza del Governatore del distretto di Huangpu, Zhou Wei, del Vice sindaco di Shanghai Tu Guanshao e per la parte Italiana, il Direttore dell'Istituto di Cultura di Shanghai Paolo Sabbatini.

Ma ci credereste che l'icona della finanza americana e del mondo, ora anche una delle attrazioni per Shanghai, è nata come un'opera abusiva??

Beh, incredibile ma vero, visto che l'ormai noto "Charging Bull", con i suoi 5 metri, dal peso di 3200 chili e dal costo di 350 mila dollari, è stato nottetempo posato dall'artista Italo-Americano Arturo di Modica nella notte del lontano 16 dicembre del 1989, beffando la ronda di polizia, utilizzando gli 8 minuti del loro giro di sorveglianza.

Armato del solo coraggio della propria scelta, quella di regalare l'opera alla città di New York dove abitava dal 1972, supportato da parenti ed amici, in quella notte di dicembre, De Modica fu il primo che realizzò un'azione di "guerrilla Art", il tutto quasi fosse la trama di un Thriller, fatta di lunghi appostamenti nei giorni precedenti per studiare i turni delle ronde di polizia, l'arrivo del furgone dotato di gru che attraversa le vie deserte di Wall Street ed infine "il colpo del secolo".

Ma inaspettatamente il colpo di scena: invece di un furto, i suoi protagonisti si accingevano a fare un "regalo", a cui è seguito un esilarante commedia degli equivoci.

Infatti la mattina successiva, i professionisti della City giunti davanti a Wall Street, pensarono ad un'originale idea del Sindaco della città ed un imprevisto cambiamento di programma rispetto al rituale albero di natale.

Per contro il Sindaco, caduto letteralmente dalle nuvole, non sapendo come spiegare la propria estraneità, finì per chiederne, indispettito, l'immediato spostamento. Alla fine, le autorità della Grande Mela, sbigottite, si accordarono sul fatto che questo "Bull", quasi piovuto dal cielo, fosse a tutti gli effetti un abusivo che andava spostato rapidamente.

E qui l'incredibile storia continua: questa iniziale intenzione delle autorità, di far sparire "l'inaspettato ospite", trovò l'ostinata bocciatura in tronco della popolazione e degli stessi operatori della City, che reduci dal crollo della borsa del 1987, finirono per vedere in questo toro un simbolo portafortuna della risalita intercorsa nei precedenti 2 anni, dove l'indice era passato dai 2.000 agli 11.000 punti, ostinazione che fini per trasformare l'opera abusiva, in una mascotte ed icona per la comunità finanziaria americana.

Per cui ora, il "Charging Bull" è stato adottato dalla città di New York e il Bowling Green Park, il luogo dove è stato spostato rispetto all'iniziale collocazione scelta da Arturo di Modica, è un "must" su tutte le guide turistiche della Big Apple.

Probabilmente nemmeno Angelo di Modica, poteva immaginare, in quella notte di dicembre, un lieto fine come questo e che addirittura la sua "opera abusiva" non solo diventasse uno dei simboli di New York, ma che addirittura potesse assurgere a simbolo della finanza mondiale.

Ora tutto ciò apparterrà anche alla Cina, visto che ora anche Shanghai avrà il suo "Charging Bull", quale simbolo ben augurante con il quale sottolineare anche il suo nuovo ruolo di Hub Finanziario che si appresta a rappresentare, in aperta competizione proprio con New York, in quella che sarà la sfida dei prossimi decenni.

Una storia incredibile, d'altri tempi, una storia anche Italiana, ora anche a Shanghai.

martedì 11 maggio 2010

Africapitalismo (e ruolo della Cina) contro la carità che uccide!!

Anche qua all'EXPO sta emergendo forte come Cina ed Africa abbiano da tempo stretto un "patto per lo sviluppo", attraverso l'implementazione di una strategia semplice e chiara: "basta alla carità, si alla creazione di economie reali".

Attraverso questo "semplice" approccio, la Cina sta quindi contribuendo a creare economie reali nei diversi paesi Africani dove agiscono le proprie imprese, un metodo molto diverso da quello che ha caratterizzato l'azione dell'Occidente per secoli.

Di seguito un articolo del Sole di Angolo Mingardi che "riassume" bene le idee di una delle economiste africane più influenti al mondo: Dambisa Moyo.

Alla sua autrice è valso un posto fra le cento personalità più influenti al mondo secondo «Time», entusiastici articoli su «Wired» e «Le Monde», l'ammirazione di Oprah Winfrey. Ma Dead Aid di Dambisa Moyo, che in Italia arriva per Rizzoli con l'abrasivo titolo La carità che uccide, è più di un saggio che ha scalato la bestseller list del «New York Times».

È un libro il cui tempo è finalmente venuto, è uscito al momento giusto dopo una gestazione collettiva di mezzo secolo. Mezzo secolo nel quale gli aiuti di stato sono apparsi all'Occidente il modo migliore per sgravarsi la coscienza, dopo il trauma della decolonizzazione.

La carità che uccide è debitore di una scuola di pensiero minoritaria nel mondo degli studi, e che tuttavia col tempo ha alimentato una prospettiva originale e solida. Il libro è non a caso dedicato alla memoria di Lord Bauer, che ne fu il punto pivotale. Per Bauer, il foreign aid era «rubare ai poveri dei paesi ricchi, per dare ai ricchi dei paesi poveri».seattle times

Gli aiuti in denaro verrebbero regolarmente stornati dalla classe politica locale a proprio vantaggio, perpetuando nel tempo un circolo vizioso, indebolendo lo sviluppo economico e impedendo il formarsi delle istituzioni fondamentali per lo sviluppo. L'afflusso di denaro dall'estero, erogato a fondo perduto, svilupperebbe una sorta di dipendenza.

L'élite locale si abituerebbe ad alimentarsene, concentrando sempre maggiori risorse in una burocrazia che soffoca il rachitico corpo di un'economia privata senza la forza di crescere. Il fatto che sia chi è al governo a gestire un simile "bottino" comporterebbe, a sua volta, che le persone più istruite e ambiziose, anziché dedicarsi a un percorso imprenditoriale, prendano la via di una carriera all'ombra dello stato. È per questo che i fondi stanziati dalle grandi agenzie internazionali continuano a non arrivare ai bisognosi per i quali sono pensati: l'aspettativa che ne arrivino altri basta a perpetuare una classe dirigente a vocazione parassitaria.

Le critiche ai meccanismi di erogazione degli aiuti allo sviluppo hanno nel tempo fatto breccia, portando le grandi istituzioni internazionali a sviluppare strumenti per vincolarli il più possibile al raggiungimento di obiettivi e a riforme istituzionali. Ma, nell'opinione pubblica occidentale, l'idea che aiutare i paesi in via di sviluppo voglia dire non fare affari con loro, non commerciare, non scambiare, ma dargli un'elemosina, è radicata. Così come lo è l'idea che gli unici attori con la potenza di fuoco necessaria a farlo con successo siano i governi.

I saggi di Bauer sono usciti troppo presto, quello di Dambisa Moyo è stato pubblicato al momento giusto. Dopo che le grandi parate del «Live Aid» (cui fa il verso il titolo originale) hanno generato clamore mediatico: produzione di appelli a mezzo di appelli. Soprattutto, dopo che il privato, e non il pubblico, ha dimostrato al giro di boa degli anni Duemila di sapere fare dello sradicamento della povertà un obiettivo.

Pensiamo al ruolo che stanno giocando realtà come la Fondazione Bill e Melinda Gates. O a Mohamed Yunus e alla sua Grameen Bank. Oppure a realtà meno conosciute, il microcredito online di «Kiva», o il venture capital sociale di imprenditori come il malesiano Kim Tan. Non è questione di corporate social responsibility.

È che avvicinando i paesi del mondo la globalizzazione ha scovato nuove opportunità di profitto. Alcune si trovano in quello che una volta si chiamava «Terzo mondo». E la possibilità di fare profitto attira investimenti.

Dambisa Moyo è nata a Lukasa, in Zambia, paese col quale mantiene un rapporto vivo e non di maniera. Ha preso un master a Harvard e un dottorato a Oxford. Dopo un breve passaggio in Banca mondiale, per quasi dieci anni ha lavorato come analista a Goldman Sachs: a seconda dei punti di vista, la più grande investment bank del mondo o il vero villain della crisi finanziaria.

Quel che conta, per Miss Moyo e i suoi lettori, è che l'esperienza in Goldman la porta a essere attenta non solo alla dimensione istituzionale, ma anche al giro del fumo degli affari. È per questo che, mentre biasima«sessant'anni,un miliardo di dollari di aiuti all'Africa e non molti risultati positivi da mostrare», Moyo guarda con interesse alla partita che in Africa sta giocando la Cina. Perché i cinesi non versano oboli, fanno investimenti.

«L'errore dell'Occidente è stato dare qualcosa in cambio di niente», ha scritto, mentre gli investitori cinesi pretendono di guadagnare, di fare profitto. È così che si appicca il fuoco della crescita economica, a vantaggio anche degli africani. Il punto di vista di Moyo è meno eccentrico di quanto si creda. Poche settimane fa il «Wall Street Journal» definiva il ruandese Paul Kagame «a supply-sider in East Africa », alla stregua di un consigliere di Reagan. Il presidente ugandese Yoweri Museveni ha chiesto in più di un'occasione «trade not aid»: opportunità di scambio, rimozione delle barriere doganali, non «aiuti» in moneta.

Il presidente della Camera della Costa d'Avorio, Mamadou Koulibaly, conduce una difficile battaglia per sviluppare nel suo paese il catasto, in modo da garantire la certezza dei titoli di proprietà, primo mattone di un'economia di mercato. Ecco che Dambisa Moyo, quando riflette sulla performance dei mercati obbligazionari africani e sullo sviluppo del private equity, quando spiega che ridurre le barriere al commercio inter-africane è un passo essenziale per creare opportunità per tutti, quando si preoccupa per quella statolatria che è il lascito avvelenato degli aiuti, non è solo un'anticonformista di successo,un animale da talk show, una provocatrice che sa vendere libri. È la profetessa di un'idea il cui tempo è venuto. L'afrocapitalismo
!

venerdì 30 aprile 2010

EXPO -1: Passaporti EXPO per tutti on line....

Domani apre ufficialmente l'EXPO di Shanghai, l'edizione più imponente di sempre in termini di paesi partecipanti e visitatori attesi

Ma sarà anche la prima edizione dove si potrà visitare un EXPO totalmente in virtuale, tanto da ottenere un vero e proprio "passaporto" che ne certifichi la visita.

Infatti ai visitatori che da domani entreranno sul sito www.expo.cn, come dichiarato da Zhu Yonglei, vice direttore dell'Ufficio di Presidenza per il Coordinamento dello Shanghai World Expo, potranno avere accesso a più di 150 padiglioni in versione virtuale.

La versione digitale del vostro biglietto per l'EXPO sarà anche il vostro "passaporto" sulle cui pagine, saranno impressi i diversi "timbri - visti" ottenibili dopo aver visitato i vari padiglioni nazionali.

Una iniziativa digitale che già nelle sue premesse appare imponente, visto che più di 25 milioni di persone hanno visitato la versione 3-D online dell'EXPO, dopo la sua apertura test dal 12 novembre dello scorso anno.

Per i visitatori on line poi ci sarà una guida d'eccezione, la mascotte  "Haibao", che nel guidarli nel padiglione scelto, farà una breve introduzione sulle sue caratteristiche principali e permetterà di entrare in contatto con la struttura vista da diverse angolazioni, così come nella sua ambientazione diurna che in quella notturna.

In queste ore oltre 500 sono le persone impegnate che stanno mettendo a punto gli ultimi dettagli di questo EXPO Virtuale, così da poter apire le "porte virtuali" in tempo in contemporanea con quello reale.
Come dicono i miei amici cinesi, "ora non avete proprio scuse per non essere presenti a Shanghai!!"

venerdì 9 aprile 2010

Perchè la Cina NON rivaluterà lo Yuan

Ormai tutti i commentatori e gli economisti occidentali sono alla caccia del perché i Cinesi non rivalutano lo Yuan, come se lo facessero apposta per danneggiare le economie Occidentali, Usa in testa.


Le ragioni cinesi sono evidenti e "sotto gli occhi di tutti", ma difficilmente saranno comprese nelle asettiche sale delle borse, dei giornalisti finanziari e dei guru delle economie occidentali.

Il problema vero è che la prospettiva con la quale osservano il problema, valutano, giudicano è di stampo occidentale, favorevole ad un "bilanciamento" della situazione americana attraverso questa rivalutazione.

Ma invece di affannarsi ad accusare la Cina di presunte manipolazioni della propria valuta, per comprendere le ragioni di questa sorta di dissociazione cinese dalle problematiche mondiali di questi anni, basterebbe che questi commentatori venissero in Cina e andassero fuori dalle scintillanti Shanghai e Beijing.

Il paese NON è pronto, per quanto sia ormai la seconda economia al mondo, a competere con le economie reali dei paesi sviluppati e necessita ancora di tempo e di un ambiente favorevole dove "consolidare" la propria struttura e il proprio sviluppo.

Rivalutando lo Yuan sicuramente l'America ne trarrebbe giovamento, sopratutto sul piano commerciale, visto che ora la barriera del prezzo frena le esportazioni in Cina.

Ma la priorità del governo cinese non è di salvare il "Soldato Usa", bensì di garantirsi tassi di sviluppo interni stabili per i prossimi decenni, perchè continui il processo in corso che può continuare solo se le condizioni rimangono quelle attuali.

E se la competitività sui mercati esteri si acquisisce anche attraverso un mantenimento del controllo delle oscillazioni della propria valuta, gli investimenti in titoli di stato americani sono stati il loro modo di "restituire" questo vantaggio in maniera concreta, tangibile.

Ma esiste anche un secondo aspetto che guida le decisioni cinesi: stare lontani dalla speculazione.

Ai cinesi, fino ad ora sostanzialmente rimasti fuori dai giochi che hanno guidato parecchie crisi dei decenni passati, causate spesso da speculatori senza scrupoli, tutti intenti a guadagnare spesso nel crollo del valore più che nel suo apprezzamento di una valuta nazionale, temono di essere oggetto di azioni massicce che possono minare le basi stessa della propria economia.

Per cui il rimanere di fatto "sganciati" dalle regole di mercato che stanno dando parecchi grattacapi a quasi tutto il fronte occidentale, non è una scelta di chiusura, ma di tutela per garantirsi un futuro stabile.

Quindi difficilmente il Governo Cinese accetterà di portare a termine alcuna profonda modifica dello stato attuale di cose, che di fatto prima di tutto tutela i poveri del paese e che consente al paese di non trovarsi a dovere fare i conti di uno scenario ancora molto lontano dal suo realizzarsi.

Per comprendere la cosa, basti ricordarsi cosa è successo da noi con l'introduzione dell'Euro che se da un lato ha dato al paese una moneta forte ( forse troppo) e che ha reso molto convenienti gli acquisti fuori dall'area euro, per contro ha portato alla crescita di una povertà reale interna ed un raddoppio del costo della vita reale di cui ora sono in tanti a pentirsene.

I cinesi, che hanno studiato tutte le situazioni e gli accadimenti occidentali, sanno che il rafforzamento della propria valuta rischia di trascinare nel baratro quasi un miliardo di cinesi, non ancora in grado di competere con il resto del mondo sviluppato.

Per questo e solo per questa ragione, i cinesi NON toccheranno, se non solo di facciata, il valore dello Yuan nei prossimi decenni.

Ovviamente qualche apertura agli Usa sarà anche data, sicuramente in cambio di aperture su molti dei prodotti di fatto bannati sul mercato americano, ma non seguiranno il desiderio degli Usa di equilibrare le due economie e le due valute, considerando i Cinesi una economia già sviluppata e alla pari.

Una trappola ed una sirena che i cinesi non hanno intenzione di ascoltare. La loro visione guarda molto più lontano, tanto che oggi, nonostante gli impetuosi successi economici e finanziari, ancora si definiscono "un paese in via di sviluppo".

E se gli americani saranno costretti per colpa di questo loro agire a “tirare la cinghia”, beh da queste parti, pensano che non se la passeranno troppo male lo stesso.

Per questo lo Yuan non verrà toccato!!.

martedì 23 marzo 2010

Google - Cina: Politicizzazione del Marketing d’Impresa?

Da oggi Google.cn viene reindirizzato su Google.com.hk, una scelta forte della azienda americana che così intende aggirare i vincoli sottoscritti con il Governo Cinese al momento del uso ingresso sul mercato, vincoli oggetto di una trattativa che a questo punto sembra essere fallita.

Google a questo punto sfida apertamente il Governo Cinese, tanto da mettere sulla home page il provocatorio messaggio "Benvenuti nella nuova casa di Google Cina".

Vista con occhi cinesi, una provocazione che va ben oltre il semplice reindirizzamento del sito, perchè chiamarla "casa" è qualcosa che ha da queste parti un suo valore che forse i ragazzi di Google hanno sottovalutato.

Prima di tutto perchè non dimentichiamoci che HK è si territorio autonomo ma a tutti gli effetti è sotto il controllo politico della Cina.

Secondo, perchè questo messaggio potrebbe apparire un'"istigazione" ad una dichiarazione di indipendenza che viola gli stessi trattati vigenti, oltre alla radicata volontà cinese che di "casa" per tutti i cinesi, virtuali o reali, ne esista solo una, la Cina continentale.

Questo non solo porterà quindi all'inevitabile oscuramento del dominio .cn per evitarne il reindirizzamento su Hong Kong, ma probabilmente rischia di avere effetti anche su quello di .HK visto che sposta su HK una disfida politica che rischia di alimentare solo le polemiche di questi mesi.

Ma non solo, un effetto indesiderato, forse non considerato dagli americani, è che gli internauti cinesi, offesi per il modo con il quale Google sta agendo, potrebbero iniziare a boicottare il sito non solo in Cina ma anche in tutte le altre comunità nel mondo, creando un effetto domino che potrebbe danneggiare non poco la società di Mountain View

Perchè vi assicuro che il seguito alle mozioni di Google è di gran lunga inferiore a quanto si pensi in Occidente.

Per cui, se partisse una campagna contro la madre patria lanciata da Google, addirittura da Hong Kong, la stessa Google rischia di divenire un partner scomodo anche per gli internauti cinesi, perchè offende il senso di nazione che nei cinesi è radicato come non mai in questi tempi.

Se vi ricordate cosa è accaduto poco prima le olimpiadi con il "I Love China" che ha saturato la rete, avete capito di cosa si sta parlando.

Ulteriore prova è che, come già accaduto quando furono tolti i fatidici "filtri", anche ora in Cina la notizia sia stata presa con grande disinteresse da parte dei navigatori cinesi, visto che ben l'80% di loro Google lo usa in maniera decisamente saltuaria e non lo considera fondamentale.

Detto questo, starei attento ad applaudire per questo gesto, visto che i Cinesi sono convinti che tanta "arroganza" sia possibile solo perchè dietro Google agisce il Governo Americano, tanto più che ciò è avvenuto in concomitanza con il successo parlamentare di Obama sul Nuovo Welfare e le sue affermazioni "siamo un popolo capace di fare grandi cose", qualcosa che appare quantomeno sospetto, se visto con gli occhi cinesi.

Se Google ha deciso così, ovviamente avrà le sue motivazioni, però occorre cercare di evitare che si continui ad assistere ad una politicizzazione di una questione che prima di tutto è commerciale e più i giorni passano, sembra solo un'abile manovra marketing di una azienda che proprio questa settimana si è vista superare da Facebook come sito più navigato.

E Facebook, il sito più frequentato al mondo, è da mesi interamente filtrato in Cina, ma ciò non sembra abbia portato i vertici della società a dichiarare "guerra" con modi e metodi simili a quelli di Google, per contrapporsi alle legittime, in quanto paese sovrano, decisioni del Governo Cinese.

Ovviamente se le cose non si comporranno nelle prossime ore, tutte le iniziative di Google avranno solo un risultato: creeranno le condizioni per il proliferare e il crescere del proprio concorrente, Baidu, che sicuramente inizierà un lento ma inesorabile inseguimento a livello mondiale di Google, a partire dai mercati asiatici, dove ora Google rappresenta solo quote risibili su tali mercati.

Solo tra qualche anno si potrà però valutare la reale portata della decisione presa ieri e se possa essere in realtà una pessima decisione, visto che la Cina sta cambiando alla velocità della luce, anche su Internet, una rete che comunque non sente la mancanza dei vari Facebook, Youtube e ora anche Google, visto che esistono da tempo decine di siti analoghi con i quali si può vedere di tutto.

In occidente si pensa che filtrando Youtube i cinesi siano tagliati fuori dal mondo. La cosa non è vera, tanto che noi da qua possiamo vedere i programmi e le serie televisive di tutti i paesi del mondo, Italia compresa, o i video auto pubblicati dagli utenti sulle decine di Youtube like senza che nessuno si lamenti di diritti violati o minacci ritorsioni restrittive come per esempio in Italia.

Quello che sicuramente non vediamo, sono le migliaia di "rilanci" degli spezzoni pubblicati dagli utenti di Youtube, qualcosa che anche molti esperti della rete cominciano a pensare non siano proprio qualcosa di imperdibile.

Lancio a questo punto una sfida: perchè invece di continuare a "parlare" e criticare, gli occidentali non vengono a pubblicare i propri video sui siti cinesi, visto che sono visibili ed aperti a tutti, stranieri compresi? Non è che poi si scopre che agli Americani piaccia di più che ad essere leader del mercato sia una propria azienda a prescindere dalla "funzione" della stessa?

Comunque sia, le ragioni profonde che portano i cinesi ad agire come stanno facendo è che non credono che la rete occidentale sia apoliticizzata, ma al contrario sia un nuovo modo con il quale gli americani trasmettano il loro softpower con il quale "colonizzare" il resto del mondo con le proprie idee, contenuti, prodotti e metodi.

E' un discorso che ci piaccia o meno, non va sottovalutato, perchè come i Cinesi, non sono pochi i paesi che non pensano che la rete di oggi sia realmente autonoma ed indipendente e sia invece controllata da "ragioni di stato" ben chiare ed evidenti di qualcuno.

Così come appare sterile anche parlando di rete, confrontare la Cina ad altri paesi come l'Iran per esempio, dove le logiche alla base dello stesso potere e consenso di cui gode il Governo, sono ben diverse da quelle spacciate in occidente.

Qualcosa che si perde negli oltre 2.500 anni di storia di un paese che è riuscito ad uscire dalla povertà dove gli occidentali l'avevano "sbattuta" (umiliandola) dopo le guerre dell'oppio e la spartizione del paese conseguente, per divenire in poco meno di 30 anni la seconda potenza economica mondiale e in questi mesi di crisi finanziaria, il salvagente dell'economia mondiale.

Da tempo i cinesi chiedono che la gestione della rete sia chiara, nitida e soprattutto condivisa, cosa fattibile solo attraverso la creazione di una sorta di ONU della rete che garantisca a tutti i paesi affinché sia uno spazio di condivisione delle idee e dei contenuti e non la nuova frontiera per la "guerra fredda" del 3° millennio.

Sarebbe altrimenti una offesa per la rete e per i tanti, tantissimi che vorrebbero che fosse solo uno spazio per crescita e la diffusione della conoscenza umana e strumento per il miglioramento della qualità della vita di tutti e possa essere un Premio Nobel condiviso da tutti, anche dalla Cina, senza la quale, tale gesto rischia di rimanere privo di veri concreti significati e di alimentare ulteriori barriere e pregiudizi che possono allontanare invece che avvicinare.

giovedì 4 marzo 2010

Tutto pronto per l'inizio dei lavori dell'NPC ( Parlamento Cinese)

Sono iniziati i lavori di preparazione per la sessione annuale dell'NPC Cinese e dell'National People's Congress (NPC)  che si apre domani.

In questa fase di preparazione si sta stabilendo l'agenda dei prossimi lavori così come gli emendamenti che saranno proposti dai diversi gruppi di delegati che sono arrivati da tutta la Cina.

Vediamo allora di riassumere alcune di questi Key Points in discussione da domani. 

Il primo è l'emendamento contenente le modifiche sulla legge elettorale per "espandere la democrazia nel paese e permettere a tutti di salvaguardare i propri diritti".

Questo emendamento intende in primis bilanciare o meglio aggiornare, il criterio di rappresentanza ora vigente a partire dal 1953. In sostanza verrà garantita la parità dei diritti elettorali per le popolazioni urbane e rurali.
Sarà un passaggio importante, soprattutto perchè cadranno le "differenze" fino ad ora esistenti anche relativamente i gruppi etnici, minoranze ed aree autonome, che di fatto saranno d'ora in poi TUTTI UGUALI.

Nella sostanza cadrà il rapporto "4 ad 1" vigente per le aree rurali adottato dal 1995 che aveva modificato il precedente "8 ad 1" adottato prima del 1995.
Un criterio che teneva conto del fatto che le aree rurali rappresentavano il 90% della popolazione nel 1949. 

Ora la situazione è profondamente mutata con un rapporto nell'ordine del 54,7 % per la popolazione rurale e 45,7% per quella urbana.

Quindi i tempi sono maturi per procedere al livellamento tra i diritti di voto, un atto "storico" ed evidenza dei profondi cambiamenti avvenuti nel paese in questi decenni.

Ma questo sarà solo il primo passo verso quello che Li Zhaoxing, il portavoce della terza sessione del 11° NPC ha dichiarato essere la necessità di creare un più completo sistema elettorale che possa essere adottato nel prossimo futuro nel paese.
Di certo è che entro la fine di quest'anno sarà definito il "sistema giuridico socialista con caratteristiche cinesi", la base sulla quale poi introdurre le successive modifiche per l'attuazione di un sistema democratico adatto ai tempi ed alle sfide future del paese.

Affermazioni che a noi appaiono spesso "incomprensibili", perchè lontane dalle nostre evidenze di un percorso verso la Democrazia, che anche da noi ha avuto sue tappe intermedie,

Non dimentichiamoci che da noi si arrivò al suffragio universale solo nel 1946 e per secoli  la democrazia nei paesi occidentali era solo diritto per certe "caste" di popolazione così come  l'estensione del voto alle donne, in Usa arrivò solo nel 1918 (mentre in Italia sempre nel 1946!),  visto che prima era una cosa sola per uomini.

Anche la Cina sta ora attraversando le proprie tappe di sviluppo e lo sta facendo "programmandole", affinchè rispondano alle esigenze di uno sviluppo che deve necessariamente essere "controllato" o quanto meno guidato, viste le dimensioni delle variabili in gioco nel paese.

Per cui non stupisce il secondo punto fondamentale di questa sessione annuale dell'NPC: sostegno delle minoranze etniche, una richiesta giunta dai parlamentari delle minoranze etniche della provincia di Qinghai.

La motivazione è ancora una volta legata a due parametri per i cinesi sempre molto importanti: numero e benessere.

Negli anni del boom che ha di fatto interessato la parte ad est del paese, si è assistito ad una sostanziale stagnazione di quella ad Ovest, sia sul piano economico che di crescita della popolazione.

Ora i parlamentari di queste minoranze etniche chiedono che la prossima sessione del Parlamento cinese, possa sostenere lo sviluppo delle diverse etnie attraverso aiuti che sostengano le imprese localmente e quindi la propria identità locale.

Per quanto il governo abbia da sempre cercato di sostenere lo sviluppo di queste aree investendo circa 2.5 Miliardi di Yuan per la costruzione di strade, impianti elettrici, telefonici ed idrici, per Qiao Zhengxiao, un altro parlamentare proveniente da Qinghai, non sono stati sufficienti.

In particolare i deputati delle etnie con meno di 100.000 individui, si lamentano che il governo abbia favorito gli interventi in Tibet ed ad altre etnie numericamente decisamente superiori.

Per cui ora si aspettano che l'attenzione per i gruppi più piccoli cresca, in particolare per salvaguardare le culture e i dialetti connessi ed evitarne così una prevedibile estinzione.

Un altro dei punti che sarà al centro delle sessioni del parlamento cinese è lo sviluppo economico per battere la crisi finanziaria, basato in particolare sulla crescita del mercato interno, quale trascinamento alla crescita del paese nei prossimi anni e ridurre la tensione che potrebbe esserci se il paese continua a rimanere di fatto legato a filo doppio alle proprie esportazioni.
Ambiente e azioni contro il cambiamento climatico, budget militari (che sarà aumentato del 7.5% a 532 Miliardi di Yuan), modello di sviluppo e trasformazione dello stile di vita nel paese, la legge sui segreti di stato, stretta adozione delle regolamentazioni WTO negli scambi commerciali. i rapporti con Taiwan per il prossimo futuro.

Questa in sintesi l'agenda di quello che è l'appuntamento dell'anno, paragonabile al nostro per quanto riguarda la Finanziaria, il momento che getta le basi dell'anno a venire e mette i paletti delle operatività che poi dovranno guidare il governo nel suo Day by Day.

Un metodo ed un approccio pragmatico, apparentemente semplicistico, ma che sta dimostrandosi molto efficace e con il quale è possibile che un paese da 1,3 Miliardi di persone non perdano mai la bussola del proprio sviluppo.