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martedì 8 novembre 2011

Discontinuità responsabile per tornare a crescere!

Lo sport nazionale di questi mesi, giorni ed ore sembra essere lo scarica barile.

Sulle televisioni, i potenti passati e presenti stanno cercando di far passare l'idea di essere dei semplici "indifesi" cittadini da sempre contro questo marcio potere politico e così come nella migliore tradizione "dello scarica barile", i problemi attuali sembrano essere stati causati solo da chi è ora al governo.

Sappiamo tutti che l'elaborazione di un lutto, come può essere paragonata la situazione attuale italiana, spesso è operazione difficile, ardua che può però anche creare distorsioni, distacchi dalla realtà da parte dei protagonisti e comprimari.

Appare evidente che in questo momento di crisi, qualcosa non stia andando nella giusta direzione, visto che l'amnesia dei molti decisori e loro subalterni di questi decenni, sta creando un vuoto di responsabilità sulla disastrosa situazione sotto gli occhi di tutti.

E così ora il cerino è in mano a colui che viene considerato l'unico colpevole di questa catastrofe: Berlusconi.

Ma 1900 Miliardi di Euro non sono frutto delle nefandezze di un uomo solo al comando. Un debito di queste proporzioni non è stato utilizzato da parte di un solo partito per foraggiare il proprio potere e consenso.

Una situazione come quella attuale è frutto di un insieme di intese tra chi ha gestito, senza ritegno, la cosa pubblica per interessi di bottega (politici e personali).

Ecco perchè ora è difficile scindere i problemi dai colpevoli, dove tutti sembrano colpevoli ma nello stesso tempo tutti possono anche dichiararsi innocenti.

L'unica soluzione per evitare il ripetersi di discussioni surreali come quelle che sui media sono all'ordine del giorno, è quindi che si possa dare al paese una vera discontinuità sotto tutti i punti di vista.

A questo punto ammetto che entriamo nel libro dei sogni, ma solo decretando che chi non ha avuto alcun potere negli ultimi 30 anni possa essere ammesso a concorrere per le cariche politiche nazionali, consentirebbe realmente di girare pagina o almeno di provarci veramente, perchè avrebbe il grande vantaggio di far smettere di discutere di colpe (e scarica barile) tra coloro che sono stati i politici e i decisori in tutti questi decenni e che a turno hanno gestito (male) il paese.

Discontinuità non legata alla età, estrazione politica o altro, ma semplicemente l'aria fresca di poltrone vuote che possano diventare spazi di discussione costruttive a partire dai temi attuali di economia, finanza e sociale e che possano rappresentare una discontinuità sui metodi che andrebbero adottati per proiettare il paese nel futuro.

E qua una metafora sportiva può chiarire la proposta. Il governo e parlamento italiano sono i due team che giocano il ruolo di decisori per il paese. In una sorta di "fuori tutti" andrebbero azzerati e attraverso nuove democratiche elezioni si dovrebbe procedere a rifare le squadre e lasciare che si ridisegnino i nuovi equilibri del paese.

Una regola però dovrebbe essere applicata senza indugio, magari in deroga agli stessi principi democratici in vigore: si potranno presentare a concorrere per questi posti solo chi non ha alcun ruolo o non ne ha avuti negli ultimi 30 anni!

Solo questo potrebbe cercare di dare la discontinuità di cui il paese necessita. Qualcosa che consenta di ripartire da zero senza alibi per nessuno e piena responsabilità per tutti nel fornire al paese un nuovo scenario da costruire basato su idee e principi attuali e non ancora continuando ad agire ancorati ad interessi, valori e schemi spesso datati o che stanno da tempo "congelando il paese".

Non è un problema di età, ma semplicemente di equità democratica, dove appare evidente che le ricette seguite in questi 30 anni non sono state in grado di dare risposte al paese che ora si trova nelle sabbie mobile ( e nel fango) a causa di una classe dirigente incompetente nel suo complesso e non a causa di questo o quello.

Discontinuità responsabile, un atto che farebbe onore al paese anche agli occhi del mondo, una lezione di democrazia da libri di storia. Una vittoria per il paese per dire basta alla sconfitta amara ed ingiusta che sta ammazzando lo spirito dei cittadini e che possa bloccare questa lenta ma inesorabile involuzione economica e sociale nel paese.

Una vittoria di tutti, anche di chi al potere decidesse di promuovere la propria discontinuità!

Una vittoria e basta!

domenica 11 settembre 2011

Hu Jintao Presidente Cinese versione Cantante! (Canzone d'Amore Russa)

Anche Hu Jintao Presidente della Repubblica Popolare Cinese, alle prese con una famosa canzone d'amore russa! Berlusconi è avvisato!!

HuJintao Cantante

Link: Hu Jintao versione cantante!

lunedì 20 giugno 2011

La Lega alla “resa dei conti”

(Pubblicato su Affari Italiani)

BOSSI MARONI 420

Grazie alle “nuove tecnologie” ho potuto seguire dal vivo l’intero raduno della Lega di Pontida.

Un evento molto atteso, quale primo momento di confronto tra i vertici del partito e la propria base, dopo le recenti sconfitte elettorali.

Ed è così che preceduto dalle note della colonna sonora di Avatar e  lo spezzone centrale del film “Braveheart”, è arrivato l’atteso momento del discorso di Bossi.

Quello del “Capo”, come tutti i suoi lo chiamano, è apparso senza troppi giri di parole, un educato “ben servito” al Cavaliere, una chiara intenzione di “staccare la spina” se non saranno seguite alla lettera le indicazioni della Lega.

Una resa dei conti che passerà da una agenda politica leghista che verosimilmente diventerà per il Cavaliere e il Governo in carica, una sorta di “Boot Camp” quotidiano, con un unico obbiettivo: portare a casa il massimo possibile nell’unità di tempo che il governo saprà resistere alla “cura da cavallo” leghista.

Ma a Pontida è stato anche il giorno di una seconda resa dei conti, questa volta della stessa Lega con il proprio passato, un giro di boa che lo stesso Bossi ha considerato essere fisiologico, uno dei “cicli dei 15 anni” che da sempre hanno caratterizzato la storia politica Italiana.

Una nota che nella sua citazione non solo appariva proiettata all’esterno per descrivere la situazione politica nazionale attuale, ma è apparsa essere attuale anche alla stessa lega che sembra essere giunta a sua volta ad una bivio: o portare a casa le promesse fondanti o dover fare i conti con questo ciclico cambiamento di cui la stessa Lega potrebbe non esserne immune.

Lo scenario dopo le ultime tornate amministrative sembra poi essersi oltretutto complicato non poco.

Infatti appare evidente che alla “cavalcata” della Lega ad Est nel Veneto, si è assistito quanto meno ad un rallentamento, per non dire frenata, nella roccaforte Lombarda, qualcosa che rischia ora di creare una frattura che potrebbe rendere irrealizzabile il sogno secessionistico in cui si riconosce buon parte della base del movimento.

Un problema non da poco, al quale Bossi ha evidentemente cercato di mettere rapidamente una “pezza”, attraverso l’ufficializzazione a Pontida dello spostamento del proprio Ministero e di quello di Calderoli nel cuore della Brianza, nella Villa Reale di Monza.

Qualcosa che Bossi si è spinto a definire essere solo il preludio, a cui seguiranno gli spostamenti di altri ministeri pesanti, una richiesta reiterata allo stesso Maroni durante il suo discorso.

Un atto forte, che molti commentatori tendono da tempo a sottovalutare ma che però sembra essere il segno di come la Lega storica stia realmente facendo i conti con un’altra Lega per così dire moderna, quella che vede il movimento agire in maniera sempre più integrata negli interessi della Nazione e non più solo di quello che viene definito il “popolo padano”, un nuovo corso rappresento da nuovi leader decisamente più moderati.

Ed è così che per richiamare tutti alle proprie origini, l’attacco a Berlusconi, l’alleato con “il quale sono state possibili tante cose”, si è fatto “sarcastico” fin irrispettoso nel racconto di come il decreto che spostava i ministeri al nord fosse stato firmato anche da lui ma che poi si sia “ca..to addosso!”.

Sarcasmo a cui ha fatto seguito il “consiglio” dato a Giulio (Tremonti) di rivedere il Patto di Stabilità e comunque “di non toccare i nostri” (comuni, artigiani), così come il duro attacco allo stesso Napolitano, accusato di aver fatto venire meno il promesso supporto a “battere il centralismo romano” o l’accusa di come gli allevatori sulle quote latte “siano stati truffati dai delinquenti del Parlamento”, tutte affermazioni che danno l’idea del livello della partita in corso all’interno della Lega e della sfida che Bossi ha inteso lanciare, tornando alle origini stesse del movimento.

Un atto di forza del Capo che oggi sembra aver attinto a tutta la sua credibilità per riallineare tutto il movimento verso una azione comune, che questa volta in caso di fallimento, non esclude più anche l’atto supremo attorno a cui la Lega stessa è nata: la secessione!

E il momento in cui dal “sacro prato” si è levato l’urlo alla Braveheart, è stato paradossalmente l’unico momento in cui lo stesso Bossi è sembrato imbarazzato, quasi avesse compreso che senza risultati concreti, questa sarà l’unica possibile “svolta” che il prato potrà accettare in futuro dal proprio leader, ma che sa non essere il futuro auspicato dalla “lega moderata” che giorno dopo giorno sta crescendo a livello nazionale.

Questa sembra essere la “cattiva notizia” arrivata da Pontida.

Con la crisi economica sempre alle porte e il rischio di un default del paese quale ipotesi non più assurda, unito al crescente dissenso alla via dettata dalla Lega da parte dei leader della maggioranza delle regioni centro – meridionali, quanto accaduto oggi sembra preludere ad una “resa dei conti” ben più allargata, l’anticamera di un pericoloso “tutti contro tutti” che nelle prossime settimane potrebbe non essere la migliore medicina per traghettare il paese fuori dalle secche in cui si è impantanato.

Tutto questo in nome della parola d’ordine che la Lega aveva dato all’intera manifestazione di Pontida: “per la Libertà”.

La stessa parola attorno la quale a Roma la stessa Lega al Governo si è impegnata a tutelare gli interessi Nazionali di tutti noi italici, qualcosa che non potrà in futuro che portare ad una resa dei conti finale che ieri è sembrata essere stata solo rimandata.

mercoledì 15 giugno 2011

Ecco perchè non ci sarebbe nulla di male se Berlusconi si dimettesse!

(Pubblicato su Affari Italiani


Partiamo dal titolo apparso oggi sui media cinesi a commento dei risultati del Referendum italiani: "Gli elettori rigettano la politica del governo"

Andiamo poi in Giappone dove è già stato deciso che subito dopo che la situazione post terremoto - tsunami si sarà stabilizzata, si dimetterà l'attuale primo ministro, oltretutto appena eletto e che ha appena passato una fiducia parlamentare. Una decisione connesse proprio per come ha gestito la crisi e il malumore profondo della popolazione sulle scelte fatte dal governo durante questa incredibile emergenza.

Torniamo in Italia: sull'onda della richiesta di dimissioni di queste ore, un ministro del governo in carica ha affermato "dopo la sconfitta del divorzio, la DC ha continuato a governare per altri 20 anni!". Un altro ministro ha poi rimarcato il punto con un inequivocabile "se dovessimo dimetterci ogni volta che ci votano contro...", a cui altri esponenti della maggioranza hanno aggiunto  "erano solo dei referendum!".

Bene, premesso che è giusto non strumentalizzare i referendum per fini meramente politici, a questo punto appare evidente che il problema vero in Italia sia un altro e riguarda l’"etica politica".

In una situazione "normale" e in una democrazia evoluta, apparirebbe evidente che ad essere bocciate dai referendum non sono state le persone, ma la linea politica scelta dal Governo, oltretutto su due delle maggiori emergenze mondiali: energia ed acqua.

Non un dettaglio da poco, come dire le basi stesse della infrastruttura del paese nel futuro (solo per il nucleare erano 30 Mld di investimenti), le scelte che condizioneranno intere generazioni a venire (così come la stessa scelta NON nucleare fatta ieri).

Poco importa a questo punto questionare sulle "dietrologie" connesse, come per esempio che la legge abrogata sull’acqua è stata presentata dagli stessi che ora ne stanno chiedendo l’abrogazione o se il nucleare potrà in futuro essere più o meno sicuro o se il voto di ieri sia solo l'effetto del dramma Giapponese.

Se la politica ha veramente come primo punto della propria agenda il bene del paese, sentirebbe il dovere prima di tutto etico, di proporre le proprie dimissioni, quale gesto di rispetto al paese.

Tra l'altro, visto che lo stesso parlamento non sembra essere più a sua volta "in linea" con il volere popolare, avendo avvallate le leggi ora abrogate, nulla di male ci sarebbe in un paese normale a "rifare la conta", attraverso nuove elezioni, che avrebbero il grande pregio di mettere a tacere le "male lingue" su una gestione non democratica della cosa pubblica o peggio, di presunta dittatura di questo o quello.

Questo in un paese normale.

Per cui che Berlusconi si dimetta, non dovrebbe apparire come un gesto straordinario, ma qualcosa di normale nel continuo dialogo democratico tra popolo e governo che normale altrove, dovrebbe esserlo anche da noi.

E' la democrazia, per cui se chi è al governo “sente” di non godere della fiducia della maggioranza del paese (e attenzione non solo quella parlamentare), soprattutto su tematiche delicate come quelle affrontate nei referendum, dovrebbe sentire la necessità di aprire la strada ad un cambiamento che ripolarizzi gli interessi del paese attorno nuovi obbiettivi realmente condivisi.

Il voto di ieri è un gesto concreto di democrazia, così come appare evidente che Berlusconi con il suo sconsigliare di votare sia stata una inutile caduta di stile: quale capo di governo in carica avrebbe dovuto avere il senso etico di presentarsi al seggio dichiarando il suo voto, perchè come le elezioni, anche i referendum si possono vincere, sempre che si prenda la briga di spiegare alla gente le proprie ragioni.

Per cui definire i risultati di ieri "una sfiducia alla politica del governo" appare tutt'altro che azzardato. Esattamente la lettura che il mondo sta dando in queste ore.

Ma i referendum possono essere anche ben altro: l'occasione per l'Italia (e Berlusconi) di mostrare ora al mondo che è un paese normale, in cui lo scontro politico per quanto sia appassionato, particolare, unico, forse alcune volte troppo complesso, rimane però sempre dentro le regole base di una democrazia di stampo occidentale.

Perché le elezioni si possono sempre rivincere, mentre per qualsiasi governo, arduo è riconquistare la fiducia profonda e il supporto di un popolo verso le scelte da fare se questo non ascolta le sue urla di "disperazione", soprattutto di fronte alle scelte dolorose che dovranno essere fatte per superare la crisi attuale.

E i referendum sono questo messaggio "forte e chiaro" lanciato dal popolo. Ora spetta alla politica fare la sua parte, senza giustificarsi o peggio facendo "orecchie da mercarnte" o continuare a rifugiarsi dietro il poco onorevole “scarica barile”.

L'Italia s'è destata!

mercoledì 17 novembre 2010

Micropost a Berlusconi (sulla Cabala Cinese e le "strane" date per la fiducia)

Nessun cinese deciderebbe il proprio futuro il 14!! (Infatti in Cina significa morirai!.) 
(questo dopo che il Presidente Napolitano ha deciso, di comune accordo con Schifani e Fini, che la fiducia al Governo Berlusconi sarà votata il 14 dicembre)

Incredibilmente non va nemmeno bene che a Berlusconi sia stato programmato lo speech il13, visto che da queste parti significa qualcosa tipo "questa persona ha qualche problema mentale"

Al che sorge una domanda: non è che dalla visita ufficiale all'EXPO di Shanghai, Napolitano (o altri dell'enturage), si sono portati dietro un libro della "cabala Cinese e che in queste ore di crisi, lo stanno "avidamente consumando"?

sabato 30 ottobre 2010

Micropost sul Bunga - Bunga (che fa il giro del mondo anche in 3D da Hong Kong)

意總理涉與未成年少女性交 Primo Ministro Italiano coinvolto in rapporti sessuali con teenager!! (questo è il titolo letterale per i lettori cinesi ... e poi non si dica che certe notizie non fanno il giro del mondo questa è ad Hong - Kong sull'Apple Daily con tanto di ricostruzione 3D (link per i non abbonati))

lunedì 26 aprile 2010

Le ragioni di Fini

Articolo pubblicato su Affari Italiani (26 Aprile 2010)

In questi giorni tutti si stanno domandando “perché Fini ha agito così”?

Troppi commentatori sembra siano però rimasti intrappolati nella contrapposizione Berlusconi – Fini, una pericolosa semplificazione per quanto accaduto che sembra invece avere radici ben diverse.

Tornando al quesito dei questi “perché Fini ha agito così”, c’è anche da domandarsi perché la Lega Bossi in testa, abbia sentito stretto giro la necessità di chiederne la testa, accusando Fini addirittura di essere solo “un invidioso e rancoroso per le vittorie delle Lega” e nelle successive rettifiche “di aver raccontato solo bugie”. Forse qualche indicazione perché tutto ciò sia accaduto, sembra si possa trovare nel punto 1 dello Statuto della stessa Lega:
STATUTO DELLA LEGA NORD PER L’INDIPENDENZA DELLA PADANIA
Approvato nel corso del Congresso Federale Ordinario
del 1 – 2 – 3 marzo 2002

Art. 1 - Finalità
Il Movimento politico denominato “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania” (in
seguito indicato come Movimento oppure Lega Nord o Lega Nord - Padania), costituito
da Associazioni Politiche, ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della
Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale
Repubblica Federale indipendente e sovrana.

Bene, alla luce del successo delle Lega e come sottolineato da Fini nel suo intervento di giovedì, "il suo crescente peso relativo nella coalizione", appare evidente quale sia il livello di preoccupazione del cofondatore del PDL, tanto da farlo "agire sopra le righe" addirittura dopo una vittoria elettorale, affinché si modifichi un trend che nelle ultime elezioni risulta ormai essere una costante.

Senza nulla togliere alla Lega, che di fatto coerentemente persegue i propri obbiettivi, quello che invece fa specie è che nel PDL, questo tentativo di chiarimento ed avvertimento, sia stato bollato come inutile, fazioso e pretenzioso.

Probabilmente Fini ha sbagliato nel modo di porre la questione fondamentale che gli stava a cuore, importante non solo per il PDL ma per l'intera nazione: il Governo sta seguendo il percorso dettato dalla Lega che ha ufficialmente e formalmente intenzioni di portare alla indipendenza della Padania (e divisione dell’Italia) o sta seguendo un programma saldamente in mando al PDL, atto a migliorare l'Italia nel suo complesso??

A sentire i Ministri del PDL tutto sembra saldamente in mano al PDL, quale partito di maggioranza relativa. Bene, ma esiste un grande ma.

Infatti tutti loro hanno anche sottolineato come la Lega non possa rappresentare un problema, tanto che sono arrivati a definirla "una Lega che non è secessionistica e che il PDL ha contribuito a modificare in meglio nel tempo".

Allora delle due una, cari Ministri del Governo Italiano e del PDL, vi pare credibile che l'aver messo nello Statuto del 2002 quale primo punto l'indipendenza della Padania e la creazione di una Repubblica Federale indipendente e sovrana, possa essere solo un vuoto slogan elettorale di un partito che di questo punto ne ha fatto una bandiera e ancora oggi considera essere un elemento di diversità e d’onore??

Ecco dove forse Berlusconi e Fini non si troveranno mai, cioè nel credere o meno nelle reali intenzioni dell'alleato leghista che ha sicuramente contribuito in maniera decisiva ai successi delle ultime elezioni.

Tenendo conto che il PDL si fregia di essere il partito di maggioranza relativa del paese, appare evidente che la maggioranza della coalizione non si senta rappresentata dalle posizioni Leghiste, ma nonostante tutto ciò, esattamente come fatto notare da Fini, il PDL invece di dettare i prossimi passi, sembra subire le pressioni e le priorità che sono dei leghisti, senza che il PDL possa far valere il "peso" del proprio reale consenso sul territorio.

Oltretutto, quale rispettoso alleato del PDL, la Lega dovrebbe tenere conto e sottolineare più assiduamente che i successi ottenuti sono stati realizzati grazie all'evidente "zoccolo duro" che il PDL ha offerto ai candidati leghisti nelle diverse regioni vincenti e non considerarle proprie ed esclusive vittorie.

A preoccupare e a turbare profondamente Fini, al di là dei successi elettorali leghisti, sembra quindi la irriconoscente strumentalizzazione da parte degli esponenti della Lega a cui si sta prestando il PDL, una dichiarazione da leader ferito nell'orgoglio per la creatura politica che ha contribuito a fondare.

Forse certe cose andavano dette in incontri più ristretti ed evitate le "sparate" e i confronti pubblici di questi giorni, ma forse Fini è stato obbligato a questo "gesto estremo" dal "muro di gomma" con il quale si è scontrato nei mesi precedenti e platealmente abbia solo cercato di far giungere la propria voce all'elettorato PDL, per sottolineare quali siano i rischi connessi se si continua a procedere con questa strategia elettorale, anche in vista delle comunque non lontanissime elezioni politiche e soprattutto in vista dei prossimi passi sul Federalismo che cambierà la faccia del paese.

Una strategia che probabilmente è quindi solo all'apparenza perdente, suicida, perchè ben oltre i numeri espressi dalla Direzione Nazionale, sono in molti che dentro e fuori il PDL, pensano che Fini, magari abbia sbagliato sul metodo, ma sui contenuti probabilmente abbia detto parecchie condivisibili verità.

Questo scontro aperto, viscerale, estremo, potrebbe quindi essere la "pulce nell'orecchio" che potrà condizionare non poco il futuro del PDL e il suo agire futuro.

Da ciò non ci sarebbe da sorprendersi che alla fine, molti di coloro che oggi lo attaccano, bollano e ne stanno chiedendo persino l'espulsione, potrebbero un giorno scoprire come Fini possa essere solo stato un "fedele servitore" del PDL che ha visto nel futuro del partito chiari rischi e pericoli, non annebbiato dalle troppe certezze di una vittoria che prima o poi sembra proprio presenterà il proprio conto.

domenica 7 marzo 2010

Casino Italia: Turandosi il naso soluzione trovata (buona la prima)!

Turandosi il naso la soluzione trovata appare la migliore e necessaria. Sarebbe stato impossibile ed ingovernabile l'azione di Governo in Lombardia e Lazio, con una parte politica che non avrebbe mai riconosciuto le decisioni prese nelle assemblee elette.

Turandosi il naso ci si augura che dopo le elezioni il PDL si dia una "bella regolata" per evitare che nel futuro "cadute di tono" coime queste siano ancora all'ordine del giorno di quello che è il partito di governo, che però sembra oggettivamente avere grossi problemi nella gestione delle procedure interne.

Se PDL deve essere che sia, ma almeno dia il senso non di essere solo una "somma matematica" ma una entità in grado di creare valore e una Governabilità per il paese.

Errori di gioventù per stavolta? Ma i vertici del partito non devono prendere sotto gamba quanto accaduto visto che ha finito per infiammare ulteriormente la piazza, aggravando il solco e le differenze esistenti, dando ancora una volta segnali tutt'altro che rassicuranti, che preoccupano prima di tutto proprio quelli che vorrebbero un PDL efficace ed efficente. Una macchina moderna per guidare il paese nel futuro.

Così invece non si va da nessuna parte!! 

Turandosi il naso speriamo che stata solo una "falsa partenza".  

Turandosi il naso Di Pietro e gli altri che ora provano a cavalcare la situazione, devono stare molto attenti a non accendere pericolose miccie che poi non si sa dove ci potrebbero portare e di non alimentare il fuoco sotto la brace di chi non è più convinto da tempo che esista una soluzione politica al problema italiano

mercoledì 3 marzo 2010

L'Italia dei "Senza una idea"... e dei molti Personal Networks!!

Basta aprire un giornale Italiano dall’estero per rendersi conto di come il paese sia altrove rispetto al resto del mondo, quasi si stesse leggendo una gazzetta (dello sport) politica.

Le problematiche che stanno "ingessando" l'Italia e le impediscono di "spiccare il volo" sembrano ben descritte da Ernesto Galli della Loggia nel suo "famoso" editoriale e che chi ha spesso parlarto con me di questioni Italiane sa che non posso che condividere e sottoscrivere in pieno.
 
La plastica si sta squagliando? Sembrerebbe. Certo che coloro che si erano illusi dopo le elezioni del 2008 che il Pdl fosse diventato un partito più o meno vero, qualcosa di più di una lista elettorale, sono costretti ora a ricredersi.

Non era qualcosa di più: spesso, troppo spesso, era qualcosa di peggio. Una corte, è stato autorevolmente detto. Ma a quel che è dato vedere pare piuttosto una somma di rissosi potentati locali riuniti intorno a figuranti di terz'ordine, rimasuglio delle oligarchie e dei quadri dei partiti di governo della prima Repubblica.

E tra loro, mischiati alla rinfusa - specie nel Mezzogiorno, che in questo caso comincia dal Lazio e da Roma - gente dai dubbi precedenti, ragazze troppo avvenenti, figli e nipoti, genti d'ogni risma ma di nessuna capacità.

E' per l'appunto tra queste fila che a partire dalla primavera dell'anno scorso si stanno ordendo a ripetizione intrighi, organizzando giochi e delazioni, quando non vere e proprie congiure (e dunque non mi riferisco certo all'azione del Presidente Fini, il quale, invece, si è sempre mosso allo scoperto parlando ad alta voce), allo scopo di trovarsi pronti, con i collegamenti giusti quando sarà giunto il momento, da molti cortigiani giudicato imminente, in cui l'Augusto sarà costretto in un modo o nell'altro a lasciare il potere.

Da quel che si può capire, e soprattutto si mormora, sono mesi, diciamo dalla famigerata notte di Casoria, che le maggiori insidie vengono a Berlusconi e al suo governo non già dall'opposizione ma proprio dalla sua stessa parte, se non addirittura dalle stesse cerchie a lui più vicine.

Al di là di ogni giudizio morale tutto ciò non fa che mettere in luce un problema importante: perché mai la destra italiana, durante la bellezza di quindici anni, e pur in condizioni così favorevoli, non è riuscita che a mettere insieme la confusa accozzaglia che vediamo?

Perché non è riuscita a dare alla parte del Paese che la segue, e che tra l'altro è quasi sicuramente maggioritaria sul piano quantitativo, niente altro che questa misera rappresentanza?

Certo, hanno influito di sicuro la leadership di Berlusconi e la sua personalità. Il comando berlusconiano, infatti, corazzato di un inaudito potere mediatico-finanziario, non era tale da poter avere rivali di sorta assicurandosi così un dominio incontrastato che almeno pubblicamente ha finora messo sempre tutto e tutti a tacere; la personalità del premier, infine, ha mostrato tutta la sua congenita, insuperabile estraneità all'universo della politica modernamente inteso e dunque anche alla costruzione di un partito.

La politica, infatti, non è vincere le elezioni e poi comandare, come sembra credere il nostro presidente del Consiglio: è prima avere un'idea, poi certo vincere le elezioni ma dopo anche convincere un Paese e infine avere il gusto e la capacità di governare: tutte cose a cui Berlusconi, invece, non sembra particolarmente interessato e per le quali, forse, un partito non è inutile.

Ma se è vero che il potere e la personalità del leader sono state un elemento decisivo nell'impedire che la Destra esprimesse niente altro che Forza Italia e il Pdl, è anche vero che né l'uno né l'altra esauriscono il problema ...
Detto questo, occorre passare ad una azione, altrimenti si rimane sempre alle "vuote parole".

Da qui l'invito ai miei coetanei (sopratutto quelli del PDL): per quanto la figura di Berlusconi rappresenti oggi sicuramente qualcosa di importante e di riferimento per molto di loro, non si può procedere nella forma "divinatoria" attuale, occorre seriamente pensare al futuro nostro e del paese e "riaprire" i giochi di una dinamica che da troppi anni è ingessata dalla indubbia (e forse eccessiva) Leadership di Berlusconi.

Girare pagina velocemente significa anche avere il coraggio di affrontare vie nuove, esplorare proposte, persone, cambiamenti che vadano oltre all'ormai trito e ritrito con o contro Berlusconi.

Altrimenti rimarremo ancorati al "tifo da curva nord" di questi tempi, che non fanno vedere oltre il semplice risultato della partita ( elezioni) come ben detto da Della Loggia.

Le Idee poi devono essere un patrimonio delle persone che guidano il paese, persone che non possono essere promosse per "editto del capo" solo perchè carine o telegeniche, ma devono poter essere espressione vera di un Sogno Italiano che possa valere per tutti, indistintamente.

"Togliere il sogno" è stato il peccato originale di questa classe politica che indistintamente, ha favorito arrogantemente solo i propri. 

Soprattutto occorre ridare dignità alla "vocazione del fare politica", missione sincera e profonda e non una scorciatoia per ottenere indubbi vantaggi in questa o quella attività professionale o potere da girare ai propri Personal Networks. 

Curioso il parallelismo con quanto sta accadendo in  Thailandia, dove lo Stato ha espropriato metà del patrimonio personale del precedente premier, basandosi sul fatto che tale ricchezza fosse stata fortemente favorita dal potere politico di cui aveva goduto quale Premier,  una pregiudiziale, un dubbio che oggettivamente appare anche un "imbarazzante macigno" su tutta la gestione Berlusconi.
Occorre quindi svegliarsi dalla Sindrome di Stoccolma di cui soffre il paese e comprendere come la Seconda Repubblica non sia mai realmente nata e che quella attuale sia solo una brutta copia e il "riciclaggio" di quella precedente.

Per cui occorre cercare di pensare nuovo, lontani dalle logiche del nostro passato, fatto di ormai obsolete destre e sinistre, riscoprendo il senso del dialogo e rispetto politico.

Un fatto normale nei paesi cui cerchiamo sempre di ispirarci, quali UK, Stati Uniti, dove le differenze tra gli estremi appaiono decisamente meno marcate delle nostre, qualcosa che da noi sembra invece essere impossibile, visto il continuo riemergere del nostro essere stato paese di confine tra Est ( URSS) ed Ovest (Usa).

Situazione che ha insegnato più che al dialogo a considerare l'avversario politico un "nemico" da annullare, cancellare, picchiare e portatore certo di idee sbagliate e preconcette.

Probabilmente è questo il punto focale per la rinascita italiana e degli italiani, quello di  poter finalmente guardare le cose e guardarsi con gli occhi del futuro e per quanto riguarda il nostro oggi, poter guardare oltre Berlusconi senza per questo essere accusati di essere CONTRO Berlusconi.

sabato 27 febbraio 2010

Lettera aperta a Berluconi: Wen Jiabao oggi in Chat! A quando Berlusconi??

Oggi dalle 3 del pomeriggio ora locale (le vostre 8 di mattina), il premier cinese Wen Jiabao è in Chat e risponde alle migliaia di domande che stanno arrivando in via telematica.

A quando un Berlusconi in Chat anche in Italia??

Sarebbe un bel gesto, un segno per riconoscere l’importanza dei Social Media quale asset del futuro sociale che avanza e l’apertura di un contatto “digitale” reale e poter rispondere, alle crescenti critiche e ai “pruriti mediatici” per ben altri “contatti” portati poi dritti a ricoprire alte cariche politiche, senza passare dal via. (veline ed affini).

Caro Presidente: la “politica della televisione” se analizzata a fondo e senza pregiudizi (od interessi), sembra stia contribuendo in maniera determinante allo scollamento crescente tra cittadino ed eletto, visto che i programmi di opinione, così come i giornali di riferimento, sono visti e seguiti solo da una esigua minoranza di cittadini, una sorta di elitè.

Penso sappia come il Corriere della Sera sia di fatto letto solo dal 2% della popolazione, mentre il sistema dei quotidiani su cui si fanno le quotidiane guerre mediatiche di questi tempi, lo sia solo dal 10%??

E i talk show alla Vespa? Solo il 3 – 4% della popolazione!. Un’inezia

La questione che sembra emergere chiaramente è come, più si continui con questa politica mediatica quale veicolo dell’azione politica nazionale e locale, più lo scollamento cresca. Non è quindi casuale il successo crescente della Lega che guarda caso fa esattamente il contrario ed agisce sul terreno del rapporto diretto tra persone, indirizzando le relazioni e gli sforzi a salvaguardare ben precise problematiche e non generiche dichiarazioni d’intenti.

Quindi il pragmatismo reale delle Lega sta lentamente intaccando il mediatico- apparire del PDL che sempre più lontano dai propri elettori ed incollato SOLO grazie alla sua figura carismatica, sta di fatto “squagliandosi al sole”.

Le opposizioni poi sono sparite, perché tutte prese a cercare di competerle sul piano mediatico, dove oggettivamente appiano nettamente inferiori sia per competenze che per mezzi, nel contempo si sono dimenticate delle proprie origini e delle proprie identità, più pensate per un talk – show od una pubblicità di prodotto, che per una reale e convinta azione nel sociale e quale alternativa politica per il paese.

Per cui partire dalla Rete, dove non esiste il paracadute e dove il contatto è diretto, vero, non intermediato da nessuno e dove si è “nudi” di fronte alla tastiera, unito ad un contemporaneo ritorno dei partiti a fare politica per le strade, in un rapporto diretto tra eletti ed elettori e non più negli studi televisivi come ora ed una legge elettorale che rispecchi questa dinamica e non quella da Talent Tv Show attuale, potrà sicuramente aiutare l’Italia a travasare il meglio che comunque esiste, verso la costruzione di un futuro migliore di quello attuale, fatto solo di scontri mediatici e dei “furbetti della politica” che sguazzano e proliferano in questo mondo politico disconnesso ormai dalla realtà e che vive solo nella propria “bolla mediatica”.

Bene, detto questo, la Cina, sempre citata quale esempio negativo con tanto di accuse dai campioni della rete, Google in testa, oggi ha dato sicuramente una pesante lezione ai paesi occidentali e lanciato una sfida che sarebbe il caso di accettare, magari istituzionalizzando un incontro periodico, stile il discorso del Presidente alla radio negli USA, un “question time” fatto tutto sulla rete, evitando così il teatrino delle accuse dell’“uso improprio” dello spazio pubblico e dell’assenza di contraddittorio, come invece le accade sempre quando usa i media televisivi per i suoi interventi.

Di sicuro l’italia all’ascolto sarà diversa da quella televisiva o giornalistica a cui è abituato. Ma la generazione del futuro e i “nati digitali” del paese sono tutti li e quale asset vero del paese, una visione lungimirante dovrebbe suggerire la necessità di creare con un contatto diretto e costante, otre ad essere anche un bel esempio di dialogo tra generazioni che manca nella vita politica italiana.

Sperando di vederla presto in Chat.

Cordiali saluti da Shanghai.

Di seguito i contenuti della Chattata di Web Jiabao

Premier Wen vows to prevent possible inflation 2010-02-27 16:28:31

China-U.S. trade disputes must be settled through negotiations: Wen 2010-02-27 16:45:02

Premier Wen says to help foreign firms in China enjoy "national treatment" 2010-02-27 16:43:49

Chinese Premer hopes to maintain good trade relation with U.S. 2010-02-27 16:34:04

Premier vows to tame "wild horse" of skyrocketing housing prices 2010-02-27 16:09:33


Premier Wen stresses fair distribution of social wealth 2010-02-27 15:57:38

China still faces serious employment pressure, says Premier Wen 2010-02-27 15:30:14

Chinese premier encourages university graduates to start own businesses 2010-02-27 16:04:12

Chinese Premier urges people to read more 2010-02-27 16:20:46

Premier Wen says to advance reform of household registration system 2010-02-27 16:08:23


Wen confident in economy 2010-02-27 15:37:16

Premier: China's massive stimulus plan proved effective 2010-02-27 15:38:15

Premier: "dignity" of people lies in protection of Constitutional rights, freedom 2010-02-27 15:33:29

Wen starts online chat 2010-02-27 15:05:11

Wen to face massive queries 2010-02-27 12:39:32


Chinese Premier Wen Jiabao arrives for online talk with netizens 2010-02-27 15:03:54

Biographical sketch of Wen Jiabao 2010-02-27 11:21:38

Premier Wen spends Lunar New Year with ethnic villagers 2010-02-26 16:04:24

Premier visits drought-hit southwest China ahead of Spring Festival 2010-02-26 16:10:37

Premier visits blizzard-hit Xinjiang, promising relief measures 2010-02-20 16:58:49


Chinese Premier stresses development of social undertakings 2010-02-20 17:14:40

Chinese Premier calls for faster economic adjustment 2010-02-20 16:35:14

Premier Wen says China-Japan ties at crucial stage, urges mutual trust 2010-02-20 16:51:59

Chinese Premier seeks opinions on draft of education reform plan 2010-02-20 16:31:08

Premier visits drought-hit southwest China ahead of Spring Festival 2010-02-20 16:30:06


Premier Wen welcomes more foreign experts to work in China 2010-02-20 16:37:50

Premier Wen spends Lunar New Year with ethnic villagers 2010-02-20 16:28:55

martedì 23 febbraio 2010

Un consiglio a Fini x "Liste Pulite": Esclusione a vita dalla vita politica!!

Leggo sul Corriere la proposta che il Presidente delle Camera Fini, intende fare dopo le elezioni regionali per migliorare il livello di fiducia tra istituzioni e cittadini.

"LISTE PULITE - Il numero uno di Montecitorio lancia anche la sua personale proposta sulle "liste pulite" andando oltre il piano di Berlusconi di escludere dalle elezioni i candidati corrotti. «Se domani - è il pensiero del co-fondatore del Pdl - il Parlamento approvasse col voto di tutti una leggina per cui chi è condannato con sentenza definitiva per reati contro la Pubblica Amministrazione per 5 anni non si può candidare, la pubblica opinione direbbe "meno male", reagirebbe positivamente, e le istituzioni politiche acquisterebbero un tassello di fiducia in più rispetto a oggi». "

Mi permetto di consigliare al Presidente della Camera che la legge, affinchè la pubblica opinione possa finalmente dire "meno male", dovrebbe prevedere l'esclusione a vita dalla vita politica per chi è stato condannato in via definitiva per reati contro la Pubblica Amministrazione ( corruzione etc...:)

Questa si che sarebbe una vera Rivoluzione e una riforma molto sentita. Non il passare dalla galera di Monopoliana memoria!!

martedì 15 dicembre 2009

E ora torni la “politica delle idee”

L’attentato a Berlusconi è il punto più basso di una degenerazione che, giorno dopo giorno, sembra essere diventata la vera Pandemia nazionale.

Non credo che il gesto possa essere considerato “isolato” in senso letterale, visto che la storia insegna come gli esecutori materiali di atti anche peggiori, spesso agiscono sospinti dal convincimento di essere il braccio di una giusta causa, spesso delineata, suggerita da altri dietro le quinte.

Speriamo almeno che il gesto di questo “presunto” psicolabile, sia servito a tutti, politici e semplici cittadini, per riprendere il “senno perduto” e smetterla una volta per tutte, con i “giochi e i giochini”, così come voler inseguire presunte “trame occulte” che nei decenni hanno portato solo tante disgrazie per il paese.

Speriamo quindi che da una ritrovata ragionevolezza di tutti, sia anche la rinascita della “politica delle idee”, un agire “alto” e non becero come quello di questi mesi, fatto nel pieno e solo interesse del paese e dei suoi valori fondanti, che in una competizione e società democratica, vinti e vincitori sono tenuti a rispettare senza “se e senza ma”.

L’alternativa a tutto ciò non esiste, o meglio è un “terno all’otto” che può solo farci tornare indietro nei decenni, in una contrapposizione che vedrebbe solo nella eliminazione fisica del proprio avversario il proprio obbiettivo.

Una guerra, che trasformerebbe i pensieri, le parole, i pregiudizi in atti e fatti, che privati di alcuna riflessione, finirebbero solo per essere simili alle “clave” usate dai nostri antenati, ben lungi dallo “spessore” di un popolo come il nostro che ha insegnato a tutto il mondo le regole base per costruire una società civile.

I problemi del paese sono tanti, così come le incomprensioni, i dubbi, le incertezze e le contrapposizioni democratiche, in termini di obbiettivi sul come gestire il bene comune del paese.

Non vanno però ascoltate le “sirene” e nemmeno le cassandre, che suggeriscono possibili “scorciatoie”, così che nel pieno rispetto delle leggi e del vivere civile, si possa proseguire a navigare nella modernità che avanza, senza fare affondare la barca, perché i marinai e i passeggeri se le stanno dando di “santa ragione”.

Bisogna sempre ricordarsi come, una volta fatto il “buco nello scafo”, esiste solo il “si salvi chi può”, che stile Titanic finirebbe per essere uno scenario “senza ritorno” che va assolutamente evitato.

Bisogna anche cercare di vincere la storica indole italiana, quella che nel passato ci ha contraddistinto per i famosi “gesti isolati” ed anarchici, del tutto insufficienti di fronte alla necessità di dover essere una squadra, l’unico modo affinché il paese possa navigare sicuro nei marosi della storia.

Per cui i distinguo di qualcuno di queste ore, oltre ad esser alquanto pericolosi per i futuri “emuli”, appaiono anche del tutto inutili quali contributi per rimettere in moto la macchina della “contrapposizione sulle idee”, non più basata sui “pregiudizi”, un approccio che invece sembra di questi tempi, animare le discussioni sia tra i politici, ma ormai anche tra i semplici cittadini.

Replicare nelle questioni di Governo, il modello degli Ultras e del continuo confronto tra “tifosi”, caro al calcio quale guerra ritualizzata, non può essere il metodo con il quale sperare di trovare soluzioni valide alle problematiche che il paese necessita di risolvere.

Altrimenti, meglio sarebbe tornare al vecchio metodo degli “Orazi e Curiazi” usato dai nostri progenitori, qualcosa che però sarebbe la sconfitta dei quasi 2.000 anni di quella che ancora noi vorremmo chiamare “Società Civile”.

Detto questo, Auguri Presidente Berlusconi, spero di vederla presto di nuovo in perfetta forma con la tempra di sempre, sperando che questo “increscioso incidente”, possa presto essere solo un brutto ricordo, condiviso da tutto il paese, l’inizio del rifiorire di un nuovo contagioso “metodo italiano”, esportabile in tutto il pianeta.

domenica 6 dicembre 2009

Lotta alla Mafia (Italiana) e Berlusconi... sui canali cinesi (Come ci vedono all'estero)

Sui media cinesi la notizia dei blitz che hanno portato all'arresto di Nicchi e Fidanzati viene data anche nei titoli di testa.

Curiosamente, sempre negli stessi titoli di testa e poi in maniera estesa nel pezzo, si citano lungamente le rivelazioni sulle presunte connessioni con la Mafia di Berlusconi.

Curioso quanto successo al titolo dato al video

6 Dicembre 2009
Premier Berlusconi accusato di presunte connessioni con la Mafia, successivamente modificato nel più corretto "...arrestati 2 latitanti del secondo livello"

Il servizio parte parlando dei blitz, ma il seguito è tutto centrato sulle rivelazioni durante il processo Dell'Utri e la manifestazione No-Berlusconi di ieri.


Per un italiano fa molto "piacere" vedere tutto ciò, all'ora di cena e soprattutto quale "unica" notizia da un pò di tempo dal Belpaese!

ps. Per i cinesi o meglio sulle fonti in cinese l'origine della parola MAFIA sarebbe l'acronimo di "Morto Alla Francia, Italia Anela”

Ps.(2) per i curiosi di Mafia (anche internazionale)esiste il mitico: MAFIA NEWS

giovedì 16 luglio 2009

PD: Ipocrisia delirante

Grillo, genialmente, ha chiesto di voler partecipare alle primarie del Partito Democratico.

Questo gesto ha “svelato” come i richiami politici del gruppo dirigente all’apertura, all’allargamento, all’essere un servizio e non solo una occupazione di poltrone e potere, fossero vuote parole.

Dopo l’atto tanto spiazzante, per quanto sorprendente, sono partite risposte fatte di cavilli giuridici, certezze formali, di un partito che nelle dichiarazioni dei giorni scorsi veniva definito “liquido” e che ora invece sembra essere un Menhir inattaccabile.

Arrampicandosi sui vetri, i diversi leaders stanno cercando di evitare che l’assalto alla diligenza, il vero mezzo di trasporto che descrive la situazione attuale, possa avere successo.

La ragione è semplice: sanno di perdere, sanno che la piazza finirebbe per votare per Grillo, sanno che i giorni per continuare il teatrino di questi mesi e ora questo circo di queste ore, sarebbero finiti.

Ma la mossa geniale di Grillo non è quello di voler partecipare alle primarie e diventare leader di un movimento come quello del PD, ma il fatto che quanto sta succedendo porterà inevitabilmente alla rottura del partito, che sta dimostrando oltre ogni dubbio, una debolezza di fondo ed una blindatura dei vertici, tanto che parole quali “rinnovamento”, “apertura”, “novità” hanno già perso qualsiasi appeal futuro.

Grillo, sta dimostrando in queste ore che erano tutte solo Parole, a cui non segue alcun atto, se non il fuoco incrociato, in un gioco delle tre carte, dove cambia la faccia, ma il gruppo al vertice rimane sempre lo stesso.

In una sorta di rotazione “concordata”, ora nel gioco delle parti, un Franceschini, vice di Veltroni (dimessosi), rischia il posto per un Bersani, dello stesso gruppo dirigente che ha perso le elezioni che hanno portato alle dimissioni di Veltroni, che tutto può essere, meno che una novità per il futuro del partito e per il paese.

La prova? In questi giorni, molti cittadini nella compilazione del modulo delle tasse, si sono trovati a dover fare i conti con una tassa chiamata guarda caso “Tassa Bersani”, una tassa alquanto indigesta e che farà preferire, fino alla morte, una soluzione Berlusconi, a qualsiasi ritorno di un Bersani di Tassata memoria.

Quindi l’atteggiamento ipocrita del PD in queste ore, sarà un vittoria di Pirro, visto che svelato il “piano” dei soliti noti, il leader che ne uscirà, continuerà a perpetuare negli errori passati, quello di essere solo un partner secondario nello scenario politico, esistente solo perché si possa ancora parlare di sistema bipolare in Italia.

Tra l’altro tutti i leader del PD dicono di ispirarsi ad un campione come Obama, tanto da “attendere” la venuta dell’Obama Italiano, al punto da aver “frettolosamente” glorificato la povera Giovanna D’Arco Debora Seracchiani, che invece di essere diventata a quel punto il nuovo leader, è stata “sventolata” dai leader esistenti, come la prova di un cambiamento, finendo inevitabilmente per essere risucchiata nella vita sociale di un partito che parla ma non fa!

Di fronte alla ipotesi di una sfida “politica” vera , la prospettiva di una discussione dura, passionale, con la quale convincere a votare una linea politica che nasca dalla base e che delineasse un vero cambiamento, almeno nei metodi, è invece arrivato questo rifiuto, una chiusura prima mentale che statutaria, un pessimo segnale ma l’evidenza che mai il PD potrà in futuro rappresentare l’altra parte del bipolare italiano, che anche il centro destra spera di vedere prima o poi emergere, come in tutti i paesi democratici del mondo.

sabato 11 luglio 2009

G8: Un vertice andato bene, per colpa dell’ONU!

Sarà il benessere o sarà per altro, ma esistono troppe persone che per partito preso, sono contro, sempre.

In una sorta di guerra continua, non facendo alcuna proposta, molti sembrano pensare che partecipare alla vita politica e sociale di questo mondo, si possa realizzare essendo sempre contro.

Questo atteggiamento, tutto occidentale, sta complicando non poco l’evolversi e la crescita di un mondo che, forse questi signori non sembrano ricordare, è sempre sull’orlo dell’esplosione, tante sono le “grane” che quotidianamente esistono e che se affrontate in maniera non accorta, rischiano di portare l’uomo ben indietro al proprio attuale sviluppo.

Quindi di fronte ad ogni problema, questione, meeting, lo sport di “sparare” sul potente, perché fa cool, rappresenta una costante di tutte le faticose tappe ed incontri per cercare un equilibrio mondiale vero.

All’ultimo G8, sarà perché ormai questo “movimento”, gli ex “no-global”, soffre di evidenti segni di stanchezza, o altro, le annunciate proteste, non sono state un reale problema per lo svolgimento degli incontri.

Forse il gesto più originale è venuto proprio da uno dei Leader presenti al vertice, il sempre sorprendente Gheddafi, che nel suo trasferimento da Roma a l’Aquila, ha camminato per 15 minuti sulla autostrada dopo essersi fermato all’autogrill.

Un gesto che visto con occhi attenti, appare addirittura di un ormai perduto romanticismo, che ci riporta al passato, quando l’uomo veniva prima delle macchine, che erano ancora tutte da ideare.

Comunque sia, il vertice dell’Aquila, come definito da Berlusconi, nella formazione G8, G13, G14, G25, usando così una metafora calcistica, è sicuramente andato bene.

In 3 giorni sono state decise cose importanti, come gli aiuti ai paesi africani (20 Miliardi di dollari) ma soprattutto l’abbattimento dei protezionismi nei commerci, fatto che aiuterà non poco i paesi in via di sviluppo a crescere e rendersi autonomi.

Ma, c’è un però. Le decisioni che di volta in volta sono state ratificate a questo G a “formazione variabile”, sono state prese “sopperendo” al grande malato di questi decenni: l’ONU.

I leader riuniti a l’Aquila, hanno cominciato a comprendere che i problemi di un mondo, sempre più complesso come quello globalizzato di oggi, non si possono più risolvere con meeting periodici che stanno diventando sempre più frequenti, a settembre il prossimo G20 di Pittesburg.

Si sono resi conto che non possono più sopperire alle negligenze, debolezze, incapacità dell’ONU.

Anche perché, come dichiarato da Obama in conferenza stampa, “tutti vogliono gruppi di lavoro piccoli, con se stessi compresi”. Come dire, trovare la “formazione ideale” in grado di decidere i destini del mondo, con sufficiente autorevolezza, senza scontentare nessuno, appare quasi un lavoro impossibile.

Per cui non sorprende che Obama e Berlusconi, abbiano finito per indicare nella riforma dell’ONU il prossimo passo per cercare di normalizzare il consesso che deve prendere le decisioni che contano e soprattutto che le applichi e le faccia rispettare.

In questo G “ a formazione variabile”, non a caso, la persona più “isolata” è apparsa proprio il Segretario dell’ONU Ban Ki-Moon che dichiarando come “sul clima si poteva fare dia più”, si è preso i “fischi” dei leader presenti, tanto che ai margini dei lavori, faceva quasi tenerezza vedere il Segretario Onu ripetere con sguardo perso nel vuoto che “è la scienza che dice che si doveva fare più”, come dire, se non credete a me, credete almeno alla Scienza, quella non si può discutere.

Una vera tristezza!!!

Ma che questi mega vertici G “a formazione variabile”, devono tornare a lasciare il posto ad una organizzazione mondiale vera, di un ONU riformato e attualizzato, è stato testimoniato dalla commuovente storia raccontata da Gordon Brown ai presenti e ripresa sia da Berlusconi che da Obama in conferenza stampa.

Brown, giunto in Ruanda, nel visitare una mostra con le immagini dei tanti morti sacrificati all’odio razziale di quel paese e che segnano anche la storia di molti paesi in via di sviluppo, ha trovato una foto di un ragazzo morto tra le braccia della propria madre.

Ormai è una foto che in Occidente non scuote le coscienze più di nessuno, nemmeno dei “sempre contro”, se non fosse, che nel raccontare la storia di questo ragazzo, veniva sottolineato come sognasse di diventare un giocatore di calcio.

La fame fini per uccidere tutti i suoi sogni. Ma nonostante tutto, prima di morire, per rassicurare la madre disperata le disse “non ti preoccupare, mamma, vedrai che presto arriverà l’ONU”.

La cosa ancora più triste è che l’ONU non arrivò mai!!!

Questo episodio che dimostra come nel mondo, anche per persone più umili, che non hanno nulla, anche in punto di morte, sognano comunque un mondo migliore, è sembrato un messaggio chiaro per tutti i leader presenti, di che cosa il mondo ha realmente bisogno.

L’ONU nel quale i popoli possano partecipare a costruire le basi di un mondo diverso, l’ONU nel quale discutere, confrontarsi, l’ONU che possa intervenire in soccorso di chi lo necessita e che non si dispera,perché sa che il mondo sarà comunque migliore.

Ecco quale sembra essere il “vero” messaggio del G “a formazione mista” a l’Aquila.

E’finito il periodo dei gruppi d’elite, sulla basi di classifiche economiche. Si deve tornare all’Assemblea dei popoli della Terra.

Un’intuizione che nel dopo guerra consentì di passare decenni di pace e contribuire non poco al benessere diffuso di cui oggi godiamo, ma che si è un po’ persa per strada e che ora deve trovare una nuova vita, rinascere, per tornare a rappresentare “l’assemblea” dove tutte le voci di tutti i popoli del mondo, a prescindere del proprio reddito pro-capite o nazionale, abbiano il diritto alla parola, senza la necessità di essere invitate.

Deve tornare la “casa comune”, autorevole e credibile dove poter decidere, tutti assieme, i destini del mondo e di ciascuno di noi.

E così anche i “sempre contro”, i professionisti degli Happening del contro, la smetteranno di sprecare energie ( e danneggiare ) in giro per il mondo alla caccia del prossimo G “a formazione variabile”, un rituale che ormai è tutto, tranne che “cool”, tanto è diventato prevedibile ed obsoleto.

Lo dobbiamo a quel ragazzo che sognava di giocare a calcio e che l’egoismo sia di chi era al potere e di chi era contro, glielo ha impedito.

Sono state le sue ultime volontà e che chissà quanti come lui hanno detto, pensato la stessa cosa, prima che il mondo si scordasse di loro e passasse al successivo vertice a “formazione variabile”.

10, 20, 30 , anche 100 Miliardi non basteranno, per ridare il sogno di una reale uguaglianza a chiunque, se ancora esisteranno meeting ad inviti comprati a “peso d’oro”!

martedì 7 luglio 2009

La Cina pensa G13!!

Hu Jintao è arrivato in Italia alla guida di una delegazione politico – commerciale in vista del prossimo G8 a L’Aquila.

Ma cosa è venuto a fare realmente il Presidente Cinese al G8?

Beh, sicuramente qualcosa di molto diverso da quello si aspettano molti Leaders occidentali.

I Cinesi si attendono infatti di essere stati invitati a quello che loro chiamano G8 + 5, un dialogo alla pari tra nazioni sviluppate e la prima linea di quelle che, ancora per poco, si potranno considerare paesi in via di sviluppo, per affrontare i punti cardini ancora scoperti: Finanza, Ambiente, Energia, Cibo.

Sorprendentemente, diversamente da quanto dichiarato nelle scorse settimane, a l’Aquila i Cinesi non chiederanno di abbandonare il dollaro come moneta di riserva, proposta concordata di recente con la Russia e che aveva trovato l’appoggio anche dell’India, ma si concentreranno su un punto focale strategico: abbattere tutte le barriere protezionistiche negli scambi commerciali e nella tutela ambientale.

Il pragmatismo cinese infatti, concedendo agli Americani il “beneficio del dubbio” su una questione spinosa e complessa come quella della nuova valuta di riserva, intende ottenere in cambio un risultato decisamente più concreto sul breve periodo e che di riflesso impatterebbe anche su tutti i paesi in via di sviluppo: la fine dei protezionismi occidentali!

Questo sarà il punto strategico della presenza Cinese a l’Aquila, un “must” con il quale offrire anche agli altri paesi con costi della manodopera inferiori a quelli dei paesi sviluppati, un’occasione di crescita attraverso una seria applicazione dei trattati del WTO, che di fatto non prevedono barriere agli scambi commerciali tra nazioni.

Stesso discorso per quanto riguarda gli interventi in materia ambientale, dove alla richiesta di un “gioco di squadra” tra tutte le nazioni e non solo alcune, seguirà un secco “no” cinese alla carbon tax, una tassa sulla CO2 prodotta, che evidentemente penalizza maggiormente i paesi in via di sviluppo, ancora nella loro prima fase industriale, piuttosto che quelli già sviluppati.

Ecco quindi il senso del +5 di questo Summit: stabilire fin dal principio che i paesi del G8 non possono più pensare di essere i decisori unici del futuro del mondo, gestendo le regole a proprio piacimento per tutelare le proprie certezze e scarso rispetto di quelle altrui.

Soprattutto il +5 intende fare valere il proprio “peso” sulle due questioni più delicate: energia e sicurezza dell’approvvigionamento alimentare, in particolare per i paesi Africani.

Il “diritto al proprio sviluppo” è la chiave della posizione che a L’Aquila la Cina si augura non venga disattesa, un approccio a suo modo “rivoluzionario”, perché rappresenterebbe un cambiamento fondamentale delle prospettive che fino ad ora hanno guidato l’ultimo secolo industriale e post-industriale.

La Cina intende essere il portavoce di un cambiamento che vada oltre le apparenze e gli ipocriti convenevoli dei paesi occidentali che se da un lato dicono di sostenere lo sviluppo dei paesi più poveri, dall’altro poi definiscono regole o le modificano, affinché ciò risulti sostanzialmente impraticabile, per così mantenere il proprio predominio economico.

La mutua cooperazione tra paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo, sintetizzata da questo G8 + 5, appare quindi essere l’unico modo per definire le nuove regole che devono guidare una crescita più equilibrata del mondo, ma che soprattutto mettano al centro “la crescita dei paesi più poveri” e rivedano il sostanziale “egoismo” dei paesi sviluppati, senza ulteriori protezionismi ideologici o commerciali, affinché a tutti, ma proprio tutti, sia data l’opportunità di un futuro migliore.

Quindi anche per il valore scaramantico che in Cina è attribuito al numero 8 (portafortuna), i cinesi, pur continuando a chiamarlo G8 + 5, pensano G13.

Gli altri leaders presenti sono “avvisati”.

giovedì 2 luglio 2009

Come Dire e (Non)Fare Innovazione

In Italia, dopo la parola Veline, ne esiste una seconda sulla bocca di tutti: Innovazione!

Bene, mentre la prima non genera ricchezza se non per giornali di gossip connessi, la seconda rappresenterebbe l’opportunità del paese per cercare di crearsi un possibile futuro, al momento compromesso da decenni di scelte errate e miopi, dei diversi Governi e gruppi di potere (lobby) che si sono succeduti.

Siccome non è “mai troppo tardi” per fare la cosa giusta, come del resto stanno facendo tutti i paesi occidentali, alla disperata ricerca di “correggere” l’errato approccio che ha provocato la crisi mondiale in atto, nei mesi scorsi, anche l’Italia aveva dichiarato di voler “riscrivere” il proprio futuro, partendo proprio da una sistematica Innovazione.

Bene, con ansia si aspettava quindi il varo, del “Decreto Anticrisi”, sbandierato per “mari e monti” da Berlusconi, come il “salvavita” per il paese, la pietra miliare per costruirne il futuro.

Leggendolo e rileggendolo sembra però più che un documento che delinea un futuro, qualcosa pensato per il suo passato, tanto che si potrebbe confondere come un atto redatto a fine anni ’60, in pieno boom economico, piuttosto che qualcosa pensato e scritto nel 2009 per gli anni a venire!

Il nocciolo della questione la si trova all’articolo 5, che prevede “uno sconto del 50% sulla tassazione degli utili delle imprese che investiranno per acquistare macchinari e apparecchiature compresi nella divisione 28 della tabella Ateco”.

Avete provato a vedere cosa dice la “mitica” divisione 28 della tabella Ateco?? (vedi Link)

Bene, sorprendentemente alla divisione 28, appartengono tra l’altro:

• Fabbricazione di altri rubinetti e valvole,
• Fabbricazione di altre pompe e compressori,
• Fabbricazione di organi di trasmissione,
• Fabbricazione di cuscinetti a sfere,
• Fabbricazione di forni, fornaci e bruciatori,
• Fabbricazione di ascensori, montacarichi e scale mobili,
• Fabbricazione di gru, argani, verricelli a mano e a motore,
• Fabbricazione di altre macchine e apparecchi di sollevamento e movimentazione,
• Fabbricazione di attrezzature di uso non domestico per la refrigerazione e la ventilazione,
• Fabbricazione di bilance e di macchine automatiche per la vendita e la distribuzione
• Fabbricazione di macchine e apparecchi per le industrie chimiche, petrolchimiche e petrolifere
• Fabbricazione di trattori agricoli
• Fabbricazione di altre macchine per l'agricoltura, la silvicoltura e la zootecnia
• Fabbricazione di macchine per la metallurgia
• Fabbricazione di macchine per l'industria alimentare, delle bevande e del tabacco
• Fabbricazione di macchine tessili, di macchine e di impianti per il trattamento ausiliario dei tessili, di macchine per cucire e per maglieria
• Fabbricazione di macchine e apparecchi per l'industria delle pelli, del cuoio e delle calzature
• Fabbricazione di apparecchiature e di macchine per lavanderie e stirerie
• Fabbricazione di macchine per l'industria della carta e del cartone
• Etc…..

In sostanza pompe, forni, macchine ed utensili ad uso industriale, mentre del tutto assente è qualsiasi investimento in Hardware e Software o innovazione delle tecnologie digitali per le imprese italiane.

Questo “Decreto Anticrisi”, sottovaluta quindi la leva e le potenzialità ricavabili da una sistematica politica nazionale di Innovazione Digitale nelle imprese Italiane, quale azione di contrasto diretta alla crisi in atto, un investimento strategico che come è noto, offrirebbe ritorni 7 volte maggiori rispetto agli investimenti tradizionali.

Ma non solo, non offrendo alcun incentivo alle imprese per “passare al digitale”, si compromette seriamente qualunque possibile recupero della competitività e conquista di nuovi mercati da parte delle PMI Italiane, in un contesto internazionale dove tutti, ma proprio tutti, stanno investendo nel digitale, quale piattaforma sulla quale costruire le future politiche nazionali.

Non è comunque mai troppo tardi!

Ora è il momento di far sentire la voce che “chiede Innovazione”, affinché nei prossimi passaggi del decreto, nella sua trasformazione in legge, possa essere modificato, estendendo gli incentivi anche alle tecnologie digitali.

Sarebbe un atto concreto, immediato, per provare ad uscire dalla “spirale negativa” in cui è precipitata l’economia e l’industria nazionale che oltre frontiera, sempre più fatica a tenere il passo delle altre nazioni, molto più attente al proprio rilancio digitale, di quello che appare essere l’approccio strategico tratteggiato nel decreto appena varato dal Governo.

“Fare innovazione” dovrebbe essere un must e non un’opzione secondaria per un paese moderno che vuole sperare in un concreto futuro.

E questo futuro parte proprio dal definire strategico il “passare al digitale” per le milioni di piccole imprese che invece, giorno dopo giorno, sono costrette ad abbassare la saracinesca, a causa della selezione Darwiniana di un futuro che avanza, ma verso il quale non possiedono gli strumenti adatti per potere sopravvivere, venendo così condannate alla loro estinzione.

Il paese non può attendere oltre: si cominci con il cambiare questo decreto.

Basta poco che c’è vò? PER FIRMARE LA PETIZIONE AL GOVERNO

giovedì 9 aprile 2009

Che i politici diano il “segno”...

(Lettera aperta al Presidente del Consiglio Pubblicata oggi su Affari Italiani )

Egr. Presidente Berlusconi, 

Dopo la tragedia che ha colpito l’Abruzzo e il suo appello ai connazionali di “offrire soldi”, è ora importante che il governo e i politici diano il “segno”, quello vero all’intero popolo Italiano.

Sarebbe veramente un’offesa alla dignità della gente accampata nelle tendopoli che il Governo, in maniera deliberata, gettasse al fumo non meno di 200 Milioni di EURO, per ragioni di mero calcolo politico che sconsigliano a qualcuno, di non accorpare le prossime tornate elettorali e il referendum.

Presidente, in questo caso, in questa situazione, non possono più valere gli interessi di parte, ma solo ed esclusivamente quelli nazionali e del proprio popolo.

Chi ha il dovere di gestirli, che ha ricevuto il voto per farlo, ora deve ricordarsi della missione che tutti gli Italiani, si aspettano sia realizzata.

Per cui, di fronte al dramma umano che non ha colore politico, ne di pelle, ne di nazione, occorre che l’Italia tutta eviti di ripetere i tremendi errori del passato, dove alcuni cittadini, per decenni, si sono sentiti di serie B ( o C) di fronte alle tragedie naturali dopo le quali, passata l’emergenza, molti di loro sono stati abbandonati.

Ora, proprio sposando l’idea del fare che ha lanciato in tutte le sue dichiarazioni pubbliche e che la caratterizza in questo periodo al Governo, è giunto il momento di fare la cosa giusta: accorpare le tornate elettorali, senza alcun indugio.

Contestualmente, i soldi risparmiati da tutta la collettività, destinarli direttamente alle azioni di supporto e ricostruzione, per cercare di accelerare il processo di ritorno alla normalità dell’area.

E’ un gesto concreto, privo di alcuna retorica che l’Italia tutta vedrebbe di “grande saggezza” e di Buon Governo.

Un modo per far sentire a tutti gli Italiani, anche quelli all’estero, di aver potuto contribuire direttamente ad aiutare i propri concittadini, in questo triste momento.

Non farlo sarebbe un indelebile segno di cinismo e ingiustificabile calcolo politico che rimarrà nel tempo, sommandosi ai precedenti casi di Mal Governo, di cui è caratterizzato il passato storico italiano.

Sarebbe ora che episodi simili restassero solo nella storia di questo, per quanto strano, grande, unico e glorioso paese.

Presidente Berlusconi, faccia questo gesto, dia il Segno che alle parole seguono realmente i fatti, quelli da lei stesso invocati, è nei suoi poteri, nelle sue possibilità, ma soprattutto è il gesto che  cristianamente è giusto fare ora in momenti come questi, una risposta vera alle invocazioni d’aiuto che ieri ha ricevuto di persona.

Sarebbe un modo reale per restituire ai terremotati in Abruzzo e a tutti gli Italiani, la dignità che saprà dare la forza di superare anche questo terribile momento che oltretutto arriva nella peggiore crisi finanziaria di sempre e che non consente più alcun calcolo politico a chicchessia.

In gioco ci sono vite umane, futuri di interi paesi e famiglie. Lasciamo quindi da parte qualunque frizione, conflitto ed interessi di parte e diamo una volta tanto, un segno unitario concreto, quale quello di usare la marea di soldi che si risparmierebbero, per una giusta causa, questa.

La ringrazio per l’attenzione.

giovedì 2 aprile 2009

G20:Momento di ricreazione!!

lunedì 30 marzo 2009

Volere è Potere (di Fare)!

Ieri è ufficialmente nato il PDL, atto sancito dal discorso di chiusura di Silvio Berlusconi.

Visto da Shanghai, attraverso le diverse dirette internet, quello della nascita del PDL, è sicuramente uno di quegli eventi che “fa bene” al cuore e al morale, il riprendersi di un encefalogramma, fino ad ora, sembrato troppo piatto.

Il nuovo PDL, oltre a semplificare lo scenario politico italiano (era ora!), sembra possa essere una “concreta” risposta alle necessità di un paese che stenta a galleggiare sotto i “marosi” della tempesta della crisi finanziaria, ma soprattutto dell’avanzare del tempo.

Nel suo discorso, Berlusconi ha dato pochi ma chiari obbiettivi: “rinnovare e riformare l’intero sistema statale”.

Parole sante da queste parti, visto che quotidianamente dobbiamo fare i conti con un’Italia attorcigliata nel ricordo del passato che fu e con un dinamismo strutturale statale degno del paleolitico.

Il ragionamento fatto da Berlusconi, nella sua semplicità ma nella sua indubbia complessità attuativa, è quello rivedere dalle fondamenta il paese, a partire soprattutto dai vari dogmi ritenuti fino ad ora “intoccabili”.

Nel suo discorso ha infatti citato i grandi “moloch” che hanno tenuto sotto scacco l’intero paese negli ultimi decenni, a partire dai poteri del Primo Ministro per finire alle procedure parlamentari: insomma la carta costituazionale.

La sensazione è che Berlusconi si stia apprestando a riscrivere la Governance dello Stato Italiano, così come il futuro nazionale, in una sfida, una missione, non però sospinta da alcuna ideologia, ma solo dal “sano motore” di un fare che è diventato da ieri, un elemento morale.

Scardinando infatti il concetto stesso di moralità fino da ora usato nella pubblica amministrazione, Berlusconi si è spinto oltre al semplice fatto che un amministratore pubblico non rubi, riscrivendone il significato stesso del termine che ora diventa “un agire coerente alla promessa elettorale”.

Parole innovative, che girano pagina su una questione da sempre aperta, quella della questione morale in politica, dietro la quale troppo spesso si sono nascosti discorsi politici, evitando nel contempo, di fare ed agire, quasi fosse una questione in subordine, accessoria.

Invece Berlusconi, vuole introdurre una chiave nuova nel modo di fare politica presente e futura, privandola di qualsiasi base ideologica (e preconcetta), completamente votata al fare.

A queste parole, ci sentiamo anche di aggiungere l’auspicio dello “scollamento” tra eletti e propri grandi finanziatori (Lobby) attraverso la drastica riduzione dei costi della politica, fatto che permetterebbe di porre fine ai condizionamenti tutt’ora del tutto amorali di quest’ultimi, che rischiano di condizionare le più importanti decisioni future del paese.

I messaggi, le missioni del nuovo Partito, chiamato “Popolo”, esattamente come cita l’Articolo 1 della Costituzione Italiana che si vuole riscrivere, sono quelle di uno spazio comune di un fare che deve cercare di portare fuori dalle secche l’Italia del fu “miracolo industriale”, che ora deve veramente riscrivere la propria storia per non affogare.

La difesa di un passato “immutabile” o i continui no di distinguo dell’opposizione che bloccano qualsiasi azione, risulta essere l’errore di un paese che Berlusconi ha sottolineato, a chiare lettere non va fatto.

Non bisogna continuare ad ingessare lo Stato, che dal dopoguerra sembra attanagliato dalla paure di Potere e che con una metafora calcistica, sembra essere sempre stato più propenso ad un pareggio istituzionale, piuttosto che consentire a qualcuno di “dominare” troppo la scena.

Berlusconi ha lanciato la sfida, più potere a chi deve decidere, più alta la possibilità di risolvere i problemi del paese.

I commenti su questo punto non si sono fatti attendere, ma anche guardando l’evolversi della situazione mondiale, sembra essere un buon modo, per smettere che le continue asettiche ma “democratiche” discussioni o peggio i vergognosi scarica barile, continuino a privare il paese della possibilità di essere attivo e propositivo, anche livello anche internazionale.

Infatti a partire dagli USA, così tutte le grandi potenze che stanno dominando lo scenario mondiale, un ruolo forte del governo e del suo leader, consente loro di fare passi in avanti più rapidi degli altri, potendo beneficiare delle occasioni che si possono incontrare e/o crearsi.

Ovviamente esistono rischi in un approccio come questo, ma il peggior rischio attuale del paese nel prossimo futuro, sarà quello di continuare a sprofondare definitivamente nelle sabbie mobili ma  ipocritamente soddisfatti di non aver dato al proprio avversario politico, la soddisfazione di avere beneficiato di “troppo potere”.

Una visione miope, da post 2° guerra mondiale, che con i mutati scenari va completamente rivista, ritrovando un decisionismo che in Italia si ha quasi vergogna che cresca e proliferi, l’unico modo per cercare di rilanciare il paese, rapidamente e concretamente.

Questo sembra essere il succo del nuovo PDL e delle parole chiave indirizzate dal suo leader, ma anche un messaggio al mondo, di una Italia che finalmente sembra essersi messa in marcia verso il proprio futuro e abbia un leader che voglia esserne la guida e che ha i numeri per farlo.

C’è da crederci? Beh, la fiducia nel futuro è l’unica arma con la quale volere può diventare il potere di fare qualsiasi cosa.

Un messaggio chiaro lanciato ieri da Berlusconi, per questa titanica missione che non potrà realizzare da solo.

Sicuramente è la rotta, affinché la si smetta di contrapporre vetusti modi di fare il bene pubblico a forza di “bilancini” o “Manuali Cencelli” e si inizi veramente a riscrivere dalla base l’agire del paese, liberando così il “valore” che l’Italia possiede, fino ad ora tenuto in naftalina, per paura di perdersi.

Parole che da queste parti non possono che fare piacere e da oggi attese alla prova dei fatti.

Good Morning Italia!!!