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sabato 27 febbraio 2010

Lettera aperta a Berluconi: Wen Jiabao oggi in Chat! A quando Berlusconi??

Oggi dalle 3 del pomeriggio ora locale (le vostre 8 di mattina), il premier cinese Wen Jiabao è in Chat e risponde alle migliaia di domande che stanno arrivando in via telematica.

A quando un Berlusconi in Chat anche in Italia??

Sarebbe un bel gesto, un segno per riconoscere l’importanza dei Social Media quale asset del futuro sociale che avanza e l’apertura di un contatto “digitale” reale e poter rispondere, alle crescenti critiche e ai “pruriti mediatici” per ben altri “contatti” portati poi dritti a ricoprire alte cariche politiche, senza passare dal via. (veline ed affini).

Caro Presidente: la “politica della televisione” se analizzata a fondo e senza pregiudizi (od interessi), sembra stia contribuendo in maniera determinante allo scollamento crescente tra cittadino ed eletto, visto che i programmi di opinione, così come i giornali di riferimento, sono visti e seguiti solo da una esigua minoranza di cittadini, una sorta di elitè.

Penso sappia come il Corriere della Sera sia di fatto letto solo dal 2% della popolazione, mentre il sistema dei quotidiani su cui si fanno le quotidiane guerre mediatiche di questi tempi, lo sia solo dal 10%??

E i talk show alla Vespa? Solo il 3 – 4% della popolazione!. Un’inezia

La questione che sembra emergere chiaramente è come, più si continui con questa politica mediatica quale veicolo dell’azione politica nazionale e locale, più lo scollamento cresca. Non è quindi casuale il successo crescente della Lega che guarda caso fa esattamente il contrario ed agisce sul terreno del rapporto diretto tra persone, indirizzando le relazioni e gli sforzi a salvaguardare ben precise problematiche e non generiche dichiarazioni d’intenti.

Quindi il pragmatismo reale delle Lega sta lentamente intaccando il mediatico- apparire del PDL che sempre più lontano dai propri elettori ed incollato SOLO grazie alla sua figura carismatica, sta di fatto “squagliandosi al sole”.

Le opposizioni poi sono sparite, perché tutte prese a cercare di competerle sul piano mediatico, dove oggettivamente appiano nettamente inferiori sia per competenze che per mezzi, nel contempo si sono dimenticate delle proprie origini e delle proprie identità, più pensate per un talk – show od una pubblicità di prodotto, che per una reale e convinta azione nel sociale e quale alternativa politica per il paese.

Per cui partire dalla Rete, dove non esiste il paracadute e dove il contatto è diretto, vero, non intermediato da nessuno e dove si è “nudi” di fronte alla tastiera, unito ad un contemporaneo ritorno dei partiti a fare politica per le strade, in un rapporto diretto tra eletti ed elettori e non più negli studi televisivi come ora ed una legge elettorale che rispecchi questa dinamica e non quella da Talent Tv Show attuale, potrà sicuramente aiutare l’Italia a travasare il meglio che comunque esiste, verso la costruzione di un futuro migliore di quello attuale, fatto solo di scontri mediatici e dei “furbetti della politica” che sguazzano e proliferano in questo mondo politico disconnesso ormai dalla realtà e che vive solo nella propria “bolla mediatica”.

Bene, detto questo, la Cina, sempre citata quale esempio negativo con tanto di accuse dai campioni della rete, Google in testa, oggi ha dato sicuramente una pesante lezione ai paesi occidentali e lanciato una sfida che sarebbe il caso di accettare, magari istituzionalizzando un incontro periodico, stile il discorso del Presidente alla radio negli USA, un “question time” fatto tutto sulla rete, evitando così il teatrino delle accuse dell’“uso improprio” dello spazio pubblico e dell’assenza di contraddittorio, come invece le accade sempre quando usa i media televisivi per i suoi interventi.

Di sicuro l’italia all’ascolto sarà diversa da quella televisiva o giornalistica a cui è abituato. Ma la generazione del futuro e i “nati digitali” del paese sono tutti li e quale asset vero del paese, una visione lungimirante dovrebbe suggerire la necessità di creare con un contatto diretto e costante, otre ad essere anche un bel esempio di dialogo tra generazioni che manca nella vita politica italiana.

Sperando di vederla presto in Chat.

Cordiali saluti da Shanghai.

Di seguito i contenuti della Chattata di Web Jiabao

Premier Wen vows to prevent possible inflation 2010-02-27 16:28:31

China-U.S. trade disputes must be settled through negotiations: Wen 2010-02-27 16:45:02

Premier Wen says to help foreign firms in China enjoy "national treatment" 2010-02-27 16:43:49

Chinese Premer hopes to maintain good trade relation with U.S. 2010-02-27 16:34:04

Premier vows to tame "wild horse" of skyrocketing housing prices 2010-02-27 16:09:33


Premier Wen stresses fair distribution of social wealth 2010-02-27 15:57:38

China still faces serious employment pressure, says Premier Wen 2010-02-27 15:30:14

Chinese premier encourages university graduates to start own businesses 2010-02-27 16:04:12

Chinese Premier urges people to read more 2010-02-27 16:20:46

Premier Wen says to advance reform of household registration system 2010-02-27 16:08:23


Wen confident in economy 2010-02-27 15:37:16

Premier: China's massive stimulus plan proved effective 2010-02-27 15:38:15

Premier: "dignity" of people lies in protection of Constitutional rights, freedom 2010-02-27 15:33:29

Wen starts online chat 2010-02-27 15:05:11

Wen to face massive queries 2010-02-27 12:39:32


Chinese Premier Wen Jiabao arrives for online talk with netizens 2010-02-27 15:03:54

Biographical sketch of Wen Jiabao 2010-02-27 11:21:38

Premier Wen spends Lunar New Year with ethnic villagers 2010-02-26 16:04:24

Premier visits drought-hit southwest China ahead of Spring Festival 2010-02-26 16:10:37

Premier visits blizzard-hit Xinjiang, promising relief measures 2010-02-20 16:58:49


Chinese Premier stresses development of social undertakings 2010-02-20 17:14:40

Chinese Premier calls for faster economic adjustment 2010-02-20 16:35:14

Premier Wen says China-Japan ties at crucial stage, urges mutual trust 2010-02-20 16:51:59

Chinese Premier seeks opinions on draft of education reform plan 2010-02-20 16:31:08

Premier visits drought-hit southwest China ahead of Spring Festival 2010-02-20 16:30:06


Premier Wen welcomes more foreign experts to work in China 2010-02-20 16:37:50

Premier Wen spends Lunar New Year with ethnic villagers 2010-02-20 16:28:55

venerdì 27 marzo 2009

No al Dollaro:una nuova moneta per il futuro del mondo!!!


La Cina sta assumendo, giorno dopo giorno, un sempre crescente ruolo nella riscrittura delle regole cardine del futuro del mondo moderno,

Fino ad ora, con la forza delle proprie esportazioni, si era imposta solo come la “fabbrica del mondo”, contribuendo non poco alla crescita economica degli ultimi decenni di molti paesi occidentali, Stati Uniti in testa.

Ora però, sotto l’incalzare della crisi finanziaria, la Cina ritiene che sia giunto il momento per riscrivere le regole della Finanza mondiale, quella che regolano i flussi di capitale ed investimenti, la base per sostenere la propria Economia reale e continuare a crescere.

Non è pertanto un mistero che la Cina sia seriamente propensa a sganciare il proprio sviluppo e quello del mondo prossimo venturo, dall’influenza del dollaro, proprio per evitare che i destini del mondo continuino ad essere legati, in maniera indissolubile, ai destini di una sola nazione.

Da qui la proposta cinese: creare una “nuova moneta” chiamata “di riserva”.

Ma questa proposta cinese, non vuole essere il preludio per l’ingresso dello stesso Yuan in detto paniere o la sostituzione del dollaro con altra valuta, ma la creazione di una NUOVA MONETA, non coniata da alcun singolo paese e patrimonio dalla Comunità Internazionale tutta, quale bene comune in grado di fornire stabilità agli scambi tra le nazioni.

Un’idea utopica?

Tutt’altro. Dall’idea alla pratica, i dirigenti della Banca Centrale Cinese hanno pertanto proposto che questa “nuova moneta” sia gestita dal Fondo Monetario Internazionale, sfruttando i già esistenti “diritti speciali di prelievo” della Fmi che basati su un paniere allargato di Dollaro, Euro, Yen Giapponese e Sterlina Inglese,  permettono già ora, di essere usati come unità di conto dal Fmi e da alcune organizzazioni multilaterali.

Questo approccio cinese, espresso dal Governatore della Banca Centrale Zhou Xiaochuan, è fortemente connesso anche al fatto che per aiutare le economie più deboli, la “nuova moneta” potrebbe consentire di sostenere molti di questi paesi, spesso ricchi di materie prime, ora “vittime” inconsapevoli delle bizze delle economie già sviluppate, che rende impossibile qualsiasi pianificazione sui lunghi periodi di cui necessitano.

Le ragioni dei timori cinesi rispetto al dollaro alla base di questa proposta, sono stati espressi di recente dallo stesso Premier Wen Jiabao, quando nella conferenza stampa a conclusione della sessione annuale del Parlamento Cinese, si era detto “preoccupato” per gli investimenti cinesi in dollari in buoni del tesoro americano.

Ma mentre tutti i commentatori internazionali hanno pensato si riferisse solo alla paura cinese per un Default USA, in realtà il messaggio cinese agli Americani era ben diverso: che non creassero le premesse per il rilancio dell’inflazione e una svalutazione delle propria moneta, per così diluire nel tempo i propri debiti con l’estero, tra cui anche quelli con la Cina.

Ma come i Cinesi vorrebbero attivare questa nuova moneta??

Lo dice lo stesso governatore della Banca Cinese: attraverso un allargamento del paniere che già compongono i “diritti speciali” di prelievo e l’atto da parte degli Stati membri di affidare la gestione di una parte delle proprie riserve valutarie al Fmi.

Questa azione, ha aggiunto il governatore Zhou, “necessita di straordinaria visione politica e coraggio” richiamando la sua posizione a quella di una proposta simile fatta dall’economista Keynes nel 1940.

In vista dell’imminente G20 di Londra, appare quindi chiaro che la Cina non intenda essere semplice spettatrice, ma soprattutto non ritiene più sia il tempo per “effetti placebo” sull’economia e finanza mondiale, ma che invece occorra agire prendendo decisioni strutturali che “cambino gli scenari” futuri, dalle fondamenta.

lunedì 23 marzo 2009

Wen Jiabao - INNOVARE per battere la crisi!

L'Innovazione quale arma anti crisi. 

Queste le parole usate dal Premier Cinese che dimostrano un'approccio ben diverso rispetto a quello Occidentale TROPPO finanziario.

Ma il passaggio fondamentale è quello che ritiene la proprietà intellettuale il cuore della competizione nell'Economia moderna.

"PREMIER Wen Jiabao has called on enterprises and officials to place priority on industrial upgrading and innovation, urging them to move "early rather than late" to ride through the global financial crisis.

Chinese companies should focus on adjusting product structure, improving quality and upgrading technology in the face of economic woes, said Wen during a visit to enterprises in the northeastern Liaoning Province over the weekend. The three-day visit ended yesterday.

Efforts should be especially stepped up to develop new products and foster intellectual property rights, while the government must cut burdens for enterprises and provide an easy environment for their innovation, said Wen.

"Intellectual property rights are at the heart of economic competition in modern times," Wen said, adding that the government must combine scientific and technological innovation with the bid to boost economic growth."

venerdì 13 marzo 2009

Wen Jiabao: fiducia contro la crisi!!

In occasione della chiusura della sessione annuale del parlamento cinese, è appena terminata la conferenza stampa del Premier Cinese Wen Jiabao.

Una parola chiave è sembrata emergere dalle sue affermazioni: Fiducia!

Per vincere la crisi, bisogna recuperare la fiducia complessiva, a prescindere da quanti finanziamenti i piani di sostegno dispongano, che devono avere proprio nella fiducia la propria “leva”, essendo “più importante dell’oro e dei soldi” ed in grado di dare “il coraggio giusto e la forza di superare le difficoltà”

Alla fiducia, Wen Jiabao aggiunge però anche la parola “opportunità”. 

Per la Cina, la situazione attuale è infatti un’ottima opportunità per consentire un complessivo salto di qualità del paese e nel contempo è l’occasione per lavorare a fondo sulla parte più povera della nazione, fatta ancora di 900 milioni di persone, consolidando nel contempo anche la crescita realizzata negli ultimi 30 anni.

In questa direzione vanno quindi le precisazioni fatte oggi dal Premier cinese per quanto riguarda il pacchetto di stimoli all’economia cinese, dopo le voci e i malintesi dei giorni scorsi, con effetti anche sui corsi azionari delle diverse piazze internazionali, che come ha precisato Wen Jiabao, “ non sono stati completamente compresi”.

La Cina ha infatti annunciato un pacchetto di 4 trilioni di Yuan ( 585 miliardi di dollari) quale stimolo del mercato interno. Di questi, 1,18 trilioni di Yuan, precisa Wen, sono investimenti governativi che saranno usati su quattro direttrici principali: “finanziamenti governativi su larga scala, ristrutturazioni industriali e ricambio generazionale, ricerca scientifica e sicurezza sociale”.

Quindi sono fondi che saranno usati in progetti per Welfare, Innovazione tecnologica, protezione ambientale e nuove infrastrutture.

A questi si aggiungono anche i 600 Miliardi di Yuan di riduzioni fiscali, aumento delle pensioni d’anzianità, aumento retributivo per 12 milioni di insegnanti ed aumento dei sussidi per gli agricoltori. 

Tra le azioni previste con questi fondi, anche la costruzioni di 7,5 milioni di case popolari e una casa migliore ai 2.4 milioni di cinesi che vivono ancora in quelle cha Wen ha definito bidonvilles.


Nei prossimi tre anni, altri 850 Miliardi di Yuan saranno invece usati per migliorare il sistema sanitario, investimenti che precisa Wen, non sono inclusi nel precedente piano di 4 Trilioni di Yuan.

Questo piano di stimoli potrebbe comunque non essere l’ultimo. Il Premier cinese ha infatti confermato l’intenzione del governo di agire con ulteriori fondi se la situazione lo richiedesse.

Spiegando poi quali siano le differenze tra Cina, USA e Europa di fronte alla crisi,Wen ha sottolineato come USA ed Europa siano impegnati su due fronti, quello Internazionale e quello della crisi strutturale interna che sta pesantemente coinvolgendo anche il sistema finanziario e bancario, con i sostanziosi tagli ai finanziamenti alle imprese.

Al contrario in Cina, le banche stanno ampliando in maniera consistente i finanziamenti alle imprese per sostenerne la crescita, quasi triplicando i fondi messi a disposizione in questo periodo.

Detto questo, per riguarda i crediti cinesi pari a 681, 9 Miliardi di dollari di titoli di Stato USA, il Premier si è espresso dicendo che “onestamente sono un pelo preoccupato e si spera che gli USA facciano realmente tutto il possibile per preservare gli investimenti cinesi in essere”.

Per quanto poi riguarda il livello di cambio dello Yuan, il Premier Cinese rivendica come questo non possa essere in nessun modo condizionabile da influenze esterne alla Cina, anche se strettamente collegato con la stabilità dell’intero sistema finanziario internazionale, comunque a cuore del governo cinese.

Allo stato attuale, Wen ha quindi precisato come la richiesta di una svalutazione dello Yuan, non sia in linea con le attuali esigenze del paese.

La ragione che comunque consente alla Cina di affrontare la Crisi con questa “consapevolezza” dei propri mezzi, è legato al fatto che “i fondamentali finanziari ed economici, così come il debito del paese, risultano sostanzialmente stabili e sotto controllo”, come annunciato oggi da Wen.

Ciò consente al governo cinese di poter definire come e quando usare nuovi consistenti piani di sostegno e “iniettare” nuove fonti finanziarie per “aiutare” il paese a reggere alla tempesta creata dalla crisi finanziaria internazionale.

Ma il Primo Ministro, ha anche affermato come gli obbiettivi stabiliti in una crescita all’8% per il 2009 del PIL, risultano difficili da raggiungere e che occorrerà una grande e straordinaria concentrazione per cercare comunque di realizzare un tale livello di crescita del paese.

Alla domanda relativa alla crescente disoccupazione e la difficoltà d’impiego per milioni di neo laureati, Wen non ha avuto dubbi nell’affermare come la soluzione passi dal sostegno alla crescita delle PMI e il supporto attivo da parte delle banche che più di prima finanzino le loro attività.

Grande attenzione è stata posta anche per quanto riguarda i rapporti con Hong Kong.
 
A tal riguardo Wen ha annunciato oggi l’approvazione del progetto per la costruzione del ponte che collegherà Hong Kong, Macao e Zhuhai che con un investimento di 10 Miliardi di dollari, consentirà di contribuire allo sviluppo economico dell’area.

A questo ha aggiunto come sia in agenda del Governo la definizione degli accordi per il trading in Yuan, a cui ha aggiunto l’impegno ad integrare l’accordo CEPA esistente tra Hong Kong e Cina per continuare a favorire l’accesso in Cina alle aziende di servizi di Hong Kong.

Una battuta Wen se l’è poi concessa alla domanda che riguardava Taiwan, augurandosi entro il compimento dei suoi 67 anni (ora ne ha 66), di poter fare una lunga passeggiata sull’isola.

Ma la notizia del giorno nella parole di Wen è stata quella che la Cina “è disponibile a consultazioni per definire una possibile partecipazione di Taiwan nelle organizzazioni Internazionali”.

Secondo Wen Jiabao, la Cina intende essere “equa e ragionevole” nell’affrontare la questione della possibile partecipazione internazionale di quelli chiamati da Wen “compatrioti”. 

Sulla questione Nord Coreana, il Premier cinese ha invece annunciato come a Beijing, dal 17 al 21Marzo, su suo invito, avrà un incontro bilaterale con Kim Yong II, Premier della Nord Corea, prima visita dalla sua salita al potere nell’aprile del 2007.

In tale sede ci sarà modo di valutare, con quello che è stato definito “un amichevole vicino, legato alla Cina da una tradizionale amicizia”, tutte le problematiche in essere e cercare una costruttiva soluzione alle spinose questioni ancora aperte.  

Non poteva mancare la domanda, oltretutto posta da un giornalista francese, sul Dalai Lama e le relazioni tra Cina e Francia.

Su questa questione Wen ha ribadito la posizione cinese, secondo cui “il Tibet risulta essere parte inalienabile del paese e una questione interna, senza la possibilità di interferenze esterne”.

Ma Wen ha confermato come per il Dalai Lama rimanga aperto il canale per un dialogo con la Cina, ovviamente alle condizioni di quella che Wen ha definito “sincerità d’intenti, che tradotto significa l’abbandono delle ambizioni separatistiche.

Il problema vero, sottolineato ancora una volta da Wen, è che secondo i cinesi, il Dalai Lama sia a tutti gli effetti un politico che strumentalizzi la religione nella propria azione e che punti solo ad una indipendenza del Tibet.

Tornando poi ai rapporti tra Cina e Francia, al di là degli incontri avuti dal Dalai Lama che hanno generato le recenti frizioni, Wen ritiene che i rapporti possono rapidamente tornare ai livelli di prima, così come anche quelli tra Cina ed Europa.

Per finire, su una domanda del giornalista del Sud Africa, per quanto riguarda i paesi in via di sviluppo, Wen ha sottolineato come la Cina intenda continuare a contribuire attraverso consistenti investimenti a sostenere lo sviluppo di questi paesi, compreso il continuo taglio del debito a loro carico.

Altra via è quella dell’annullamento dei dazi doganali, per aiutare lo sviluppo del loro commercio, un modo concreto per aiutare realmente una crescita economica di questi paesi, a cui va aggiunta la costruzione d’infrastrutture, ospedali, scuole e strade, quale “dote” per aiutare la crescita e l’autosostegno di questi paesi.

Per quanto riguarda poi la possibilità di un’azione più efficace e sistemica a livello internazionale, Wen Jiabao ha affermato come si auspichi un aumento dei contributi dei diversi paesi al Fondo Monetario Internazionale, una posizione che dovrebbe essere ampiamente condivisa da tutte le nazioni sviluppate.

Complessivamente una “visione” quella di Wen, che conferma come la Cina stia giocando un ruolo “nuovo” ed innovativo nello scacchiere internazionale e negli equilibri globali e si senta responsabilmente chiamata a contribuire a sua volta nel cercare una positiva soluzione ai “cupi” scenari di questi mesi.

giovedì 23 ottobre 2008

Berlusconi finalmente a Beijing!

Visita delicata e tutt’altro che di circostanza per Berlusconi, arrivato oggi a Beijing per partecipare ai lavori dell’ASEM (Asia – Europa Meeting) il 24 e 25 Ottobre.

Assenti gli Stati Uniti, paese da cui è iniziata l’attuale crisi finanziaria mondiale, 27 leaders europei. Cina, Giappone, India e altri 13 paesi asiatici, stanno discutendo su come cercare di farne fronte.

La parola d’ordine sembra essere una sola: Cooperazione.

Che si sia in una fase molto delicata degli stessi equilibri mondiali, appare evidente dal fatto che la crisi finanziaria, di una gravità senza precedenti, rischia anche di aggravare e complicare ulteriormente la soluzione dell’altra priorità mondiale che mette a repentaglio l’intera umanità: il Cambiamento climatico.

La sensazione che infatti si trae è che, di fronte al malato Usa che rischia di contagiare tutti, la priorità dei paesi asiatici, sia ora solo quella di evitare che la pandemia finanziaria possa diffondersi oltre in tutto il pianeta.
Ma non solo, nella costruzione del futuro mondiale, i paesi asiatici sembrano volere dire la propria e pretendono ora di essere co-protagonisti nella necessaria ridefinizione delle nuove regole per i mercati finanziari.

A prescindere quindi dalle frasi di circostanza che precedono i prossimi lavori dell’ASEM di Beijing, questa appare essere la vera ed unica questione centrale che sta realmente a cuore di tutti i paesi asiatici presenti a questo meeting di Beijing.

Il richiamo ad una “pragmatica collaborazione per assicurare il ritorno all’ordine sui mercati internazionali” fatto ai paesi EU da parte dal Vice Premier Cinese Xi Jiaping alla cerimonia di apertura dell’11° Asia – Europa Business Forum che anticipa l’ASEM, appare quanto mai significativo e un chiaro distinguo tra cause e causatori.

Nessuna delega in bianco sarà quindi data in futuro ai paesi occidentali che dai paesi asiatici sono considerati, direttamente o indirettamente, tutti “corresponsabili” di quanto sta succedendo a livello mondiale.

La situazione causata dal caos finanziario di questi tempi è talmente grave che ha finito per provocare la modifica dell’agenda dei lavori dell’ASEM che doveva essere totalmente concentrata su “cambiamento climatico e sviluppo sostenibile”.

Un netto ribaltamento dell’atteggiamento Europeo di questi giorni, la sintesi del diverso approccio sulle cose tra Ovest ed Est, la fotografia degli attuali equilibri (squilibri) mondiali e dei potenziali contrasti futuri tra paesi sviluppati e in via di sviluppo.

In una battuta è come se gli asiatici, oltre a sentirsi ingiustamente addittati quali inquinatori del mondo, con le fabbriche frutto della selvaggia delocalizzazione dei paesi sviluppati che ha creato rilevanti vantaggi finanziari ad occidente, ora sentano di rischiare gli sforzi e i sacrifici fatti fino ad ora, dall’irresponsabile approccio sociale e finanziario, attuato dai paesi sviluppati negli ultimi decenni.

Detto ciò, appare quindi evidente come Berlusconi, lo stesso che ha posto in queste ore un “freno” all’atteggiamento Europeo di risolvere prima la questione ambientale e poi “incrociare le dita” su quella finanziaria, troverà a Beijing una buona sponda proprio nei paesi asiatici e la Cina in primis, per poter continuare in Europa, nella propria pragmatica azione in risposta alle emergenze mondiali di questi giorni.


sabato 6 settembre 2008

Hu Jintao, Wen Jabao FAN CLUB ....

E' stato creato dal giornale di partito People's Daily, il Fan Club del Presidente e del Primo Ministro Cinese.

Un punto di vista, una chiave di lettura diversa per gli oltre 100.000 iscritti, con un sacco di immagini, contenuti sulle storie personali dei Leaders cinesi.

mercoledì 12 marzo 2008

Era ora!

Ieri negli USA è stato pubblicato il rapporto del Dipartimento di Stato Americano , relativamente alla lista “nera” dei paesi che violano i diritti umani nel mondo.

La notizia è che la Cina non è più inserita in questa lista, mentre sono stati aggiunti Siria, Sudan ed Eritrea.

In questo rapporto la Cina è stata invece inserita nella lista di quelli che gli americani definiscono “Paesi autoritari in piena riforma economica che hanno vissuto cambiamenti sociali rapidi ma non hanno avviato ancora riforme politiche e continuano a negare ai propri cittadini i diritti dell’Uomo e le libertà fondamentali».

Il messaggio di Washington alla Cina arriva con un tempismo perfetto, visto che in questi giorni si sono aperti i lavori del NPC e CPPCC, il parlamento cinese, con all’ordine del giorno proprio le “riforme politiche” citate dagli americani.

Ma per capire cosa sia successo, occorre fare un passo indietro a qualche giorno fa.

Mai come in questo periodo esistono i rischi che una delle molte crisi locali (Iran, Kosovo, Nord Corea, Taiwan ..) si trasformi nella “scintilla” di un pericoloso effetto domino a livello mondiale, dalle conseguenze difficilmente prevedibili.

Il continuo dialogo tra le parti, risulta quindi essere l’unico modo per cercare di mantenere “sotto controllo” tali pericolose situazioni e cercare con ostinazione soluzioni solo diplomatiche.

Su questa lunghezza d’onda si erano quindi svolti gli incontri di fine febbraio tra il Segretario di Stato Americano, Condoleezza Rice, il presidente cinese Hu Jintao e il premier cinese Wen Jiabao.

Andando oltre le frasi di circostanza e quale esempio di “pratica” diplomazia costruttiva, le due potenze hanno potuto “verificare” faccia a faccia, il rispettivo punto vista sulle diverse emergenze in corso nel mondo.

Ma due questioni in particolare sono state al centro di questi incontri: Corea del Nord e referendum di Taiwan.

Il Segretario di Stato Americano, che nei giorni precedenti aveva chiesto ai cinesi di esercitare sulla Corea del Nord, la “propria capacità di persuasione” affinché il piano di smantellamento degli impianti di arricchimento per l’uranio seguisse date certe e rapide, è andata di persona a Beijing a portare il proprio messaggio.

Contemporaneamente i cinesi hanno anche “incassato” l’appoggio Usa sulla spinosa questione di Taiwan, visto che il suo Segretario di Stato ha dichiarato di essere “fortemente contraria” al referendum di ammissione di Taiwan all’ONU, in programma il 20 marzo prossimo, preferendo ad esso una pacifica soluzione diplomatica.

Coerentemente e naturale seguito di questa concreta reciproca apertura tra le due super potenze, il rapporto pubblicato ieri, mette “ordine” dal punto vista ufficiale, sulla posizione del Governo USA relativamente alle spinose questioni dei diritti umani, riducendo quella “ambiguità di fondo” sottolineata dai leaders cinesi alla Rice nei loro incontri di Beijing.

Questo passo contribuirà non poco ad una sempre crescente normalizzazione dei rapporti tra i due paesi.

Ma non solo. E’ un atto importante, utile anche a “stemperare” la crescente, strumentale tensione che sta aumentando in questi giorni e connessa alla vetrina offerta dalle Olimpiadi in programma per questa estate.

Non va infatti dimenticato che è di questi giorni la scoperta da parte dei cinesi, di un piano terroristico per sabotare i giochi, organizzato da alcuni gruppi separatisti del nord della Cina di estrazione islamica, con relazioni con i gruppi terroristici internazionali.

Continuare quindi a fornire l’“alibi” di colpire la Cina, in “nome dei diritti umani violati”, non rappresenta un atteggiamento saggio, in momenti critici come quelli odierni, soprattutto per un'altra ragione: in Cina il dibattito sul tema di una “democrazia cinese” ha già iniziato da tempo il suo corso.

Apertamente i leaders e i gruppi dirigenti stessi, si stanno mettendo in gioco ed agendo proprio nella direzione di un continuo, profondo cambiamento della società Cinese.

Forse noi non ci rendiamo conto di quanto profonde siano state le riforme già realizzate e quelle man mano verranno introdotte, atti che necessitano però di tempo e serenità per poter maturare in pace.

Gli americani sembra abbiano compreso questo punto fondamentale.

Spero ora che anche i “ben pensanti” occidentali, dopo questo rapporto del Governo Americano, comprendano che la Cina va “aiutata” e sostenuta nella costruzione del proprio futuro.

In gioco non ci sono i soli diritti fondamentali dei cittadini cinesi, che il governo cinese sta già cercando realmente di salvaguardare, ma gli equilibri e la pace stessa dell’intero pianeta.

giovedì 31 gennaio 2008

Governo cinese: al servizio dei cittadini!


In questi giorni la Cina è colpita dalla peggiore ondata di gelo mai registrata a memoria d’uomo.

Impressionante è vedere nei bollettini meteorologici, la mappa della Cina ricoperta dal bianco delle precipitazioni, che ancora non accennano a terminare e che in alcune regioni ha già provocato blackouts e conseguentemente anche interruzioni nella fornitura d'acqua potabile.

Ma forse l’atto che ha maggiormente impressionato i cinesi si è svolto ieri a Changsha, città dello Hunan, una delle più colpite dal gelo di questi giorni.

Infatti durante il sopralluogo effettuato dal Premier Cinese Wen Jabao, una volta arrivato alla stazione ferroviaria della città, dove decine di migliaia di viaggiatori aspettavano all’addiaccio il ripristino della viabilità per poter tornare a casa, è accaduto l’imprevedibile.

Il premier Wen Jiabao ha preso il megafono e si è rivolto alla folla sia per sincerarli che sarebbe stato fatto tutto il possibile per permettere a tutti loro di passare un felice capodanno a casa, ma in particolare ha esordito con un incredibile: “ Scusate per quanto sta accadendo!”.

Questo approccio “stride” maledettamente con quanto accaduto in situazioni analoghe in Italia, dove in situazioni di emergenza come queste, subito inizia lo scarica barile delle responsabilità.

Bene, in una lezione pratica di “governo al servizio del cittadino”, il premier cinese non ci ha pensato due volte e questo chiedere scusa equivale a “prendersi tutta la responsabilità” della situazione, compresa quella affinché tutto venga risolto, senza discutere su chi doveva fare cosa o altro.


In una situazione drammatica come questa, veramente al limite della emergenza sociale, la Cina di questi giorni non è impegnata in nessuna critica o rimpallo di responsabilità, ma tutti sono solo concentrati a cercare di risolvere i problemi, i danni e i disagi che le condizioni meteorologiche stanno causando.

I propri leaders politici sono in prima linea, con tanto di “direttiva ufficiale dal governo centrale” che cita testuale: “in momenti come questi i leader devono essere d’esempio per i propri concittadini”.

Per cui il gesto del Premier Wen Jiabao non è rimasto isolato. Nelle diverse province e città i leaders locali sono scesi in piazza, chi a spalare la neve, chi a fare le fila, chi semplicemente a verificare sul campo che si facesse tutto il possibile per aiutare le migliaia di cinesi bloccati.

Per un momento, lascerei da parte i facili commenti che in Italia si fanno quando si parla di Cina e di politica cinese. Vi invito a indicarmi quando è accaduto in Italia un simile atto di “solidarietà” nazionale, così profonda ed intensa e soprattutto PRATICA.

I nostri leader sono molto bravi a “parlare”. Ma di fronte alle questioni pratiche, sembrano sempre pesci fuori dall’acqua e nel tentativo di dare una risposta, finiscono sempre per scaricare su altri responsabilità che invece dovrebbero capire dalla lezione cinese, per il ruolo da loro assunto, sono da attribuirsi SOLO al governo in carica.

In particolare vi invito a riflettere sul gesto di responsabilità fatto da Wen Jiabao, di stampo asiatico, molto diffuso anche tra i giapponesi. Dalle nostre parti, in situazioni del tutto simili, alle scuse e al rimboccarsi le mani si sostituisce il patetico balletto intitolato: “ma tutto ciò è accaduto per colpa del governo precedente!”.

I cinesi non sono così stupidi nell’attribuire al Governo la responsabilità delle incredibili nevicate di questi giorni. Ma si aspetta che i propri rappresentanti facciano il proprio dovere, anche a costo della propria vita, se necessario: è così che 3 addetti della compagnia elettrica nello Hunan hanno trovato la morte, nel cercare di non privare i propri concittadini della corrente elettrica, senza la quale tutti sarebbero stati al freddo!.

Insomma, in Italia è urgente smettere nel continuare a cercare la “soluzione nelle formule politiche”, per cercare di tenere appiccicata le “mosche al potere” che come neve al sole, si sta “sciogliendo”.

Occorre selezionare le persone che abbiano il vero “Senso dello Stato” e delle funzioni di Stato ad esse collegate, la cosa che manca a tutti i potenziali leaders attualmente in corsa, nello stupido gioco italiano dello “scambio delle poltrone” che da noi abbiamo ancora il coraggio di chiamare “politica”.

Nei decenni scorsi, in periodo di guerra fredda, questo “gioco” ci fu permesso, anzi consigliato, dal “cappello” protettivo degli USA che ci aiutò a crescere anche economicamente.

Ma ora che dobbiamo correre con le nostre gambe e competere con il resto del mondo quotidianamente non comprendere che le regole del gioco e soprattutto i giocatori devono cambiare l’approccio, equivale a suicidare il paese per gli anni futuri.

giovedì 1 novembre 2007

Nel ventre del dragone: Intervista a Yibu Yibu

Di seguito l'intervista pubblicata su Neolib

D: E’ in corso il Congresso del Partito Comunista Cinese molto particolare dove il tandem Hu Jintao-Wen Jiabao vuole dare la svolta definitiva al riformismo. Sarà vero riformismo o un semplice cambio di vestito esteriore in prospettiva dei futuri appuntamenti?

FATTORI: Il congresso in corso sta dimostrando che i tempi per l’applicazione di profonde riforme saranno lunghi. Troppi i nodi da risolvere come ad esempio la riduzione del gap tra aree rurali e grandi metropoli. La Cina non è pronta per applicare le regole democratiche di stampo occidentale che visto il divario economico esistente, favorirebbero solo la parte più ricca, rischiando di privare la parte più povera di una adeguata rappresentatività.
Facendo un parallelismo con l’Italia, è come il nostro problema del rapporto Nord- Sud e l’emergenza del mezzogiorno, mai realmente risolta.
Il rischio in Cina è 100 volte più vasto e rischia di rappresentare anche una pericolosa scintilla per eventuali “rigurgiti” rivoluzionari, non così rari nella storia cinese.
Non è infatti casuale che le migliaia proteste di piazza siano tutte in queste aree, spesso poverissime, quasi sempre per ragioni e motivazioni di giustizia economica, la più gettonata delle quali è il pagamento del giusto prezzo per l’esproprio della propria casa.
Oggettivamente quindi i cinesi non desiderano veramente una democrazia alla occidentale ma desiderano una gestione più efficiente della cosa pubblica che ridistribuisca meglio la ricchezza che adesso appare paurosamente sbilanciata a favore della nuova classe media, la vera novità nello scenario cinese.
Per cui il riformismo proposto è necessario per dare il senso di un qualche cambiamento in corso, ma potrà essere solo il primo passi sulla lunga marcia verso la democrazia che forse solo il successore del successore di Hu Jintao dal 2022, potrà iniziare realmente a realizzare.

D: Pechino 2008 e l’Expo di Shanghai 2010. Che impronta potranno dare questi due appuntamenti alla Cina, al di là del mero discorso economico, sui diversi piani (lavorativo, politico, sui diritti umani e religiosi)?

FATTORI: I due appuntamenti sono importantissimi per una parte della Cina, quella già nella modernità. Consentirà infatti di portare a termine infrastrutture che consentiranno alle due città di primeggiare e livello mondiale e diventare esempi da imitare.
Va sottolineato che questi due famosi eventi, stanno generando tutta una serie di momenti collaterali, tipo gli Special Olympic Game di Shanghai che di fatto, oltre ad essere le prove generali degli eventi principali, sono già dei risultati tangibili del vero obbiettivo cinese: consolidare il livello attuale di apertura internazionale della Cina.
Questa strategia internazionalizzante del Made in China, potrebbe sfociare nella richiesta di organizzare anche i prossimi campionati del mondo di Calcio, in un naturale collegamento con i due eventi suddetti.
La ricaduta fondamentale sul piano sociale, sarà invece quella di consentire ai cinesi di comprendere che ora sono cittadini del mondo, dopo i decennali periodi di isolamento.
Conseguentemente, molti cinesi hanno acquisito il senso di nuove ambizioni e il rinnovato desiderio di confrontarsi con nuove sfide, da qui è il boom dei cinesi nel volere imparare le lingue straniere e iniziare a viaggiare per il mondo.
Per quanto riguarda gli altri piani, non ci saranno grandi modifiche alla situazione attuale, nel senso che la Cina ha ben tracciato il proprio percorso e i governi occidentali quali gli USA e UE ad esempio, non vorranno certo rovinare la “festa” che comunque portarà ulteriori vantaggi economici futuri anche a loro.

D: La Cina sta diventando il paese conquistatore, eppure lo Yuan resta
ancorato al dollaro, l’inflazione c’è e si sente, le condizioni lavorative sono discutibili ed il volume di esportazioni preoccupa per quantità e qualità. Quali le prospettive nel rapporto Cina-mondo?

FATTORI: Lo Yuan è già ago della bilancia mondiale e condiziona il dollaro come uno sprinter pronto alla volata. La sua influenza è quindi formalmente superiore di quanto appaia, in quanto il suo basso potere di acquisto, ha obbligato molti paesi occidentali a modificare radicalmente il proprio tessuto produttivo e finanziario.
Stesso discorso per la crescente inflazione cinese, che si riverserà inevitabilmente sull’aumento dei prezzi dei prodotti sui mercati occidentali, rischiando di generare una perversa spirale, visto che poi l’inflazione cinese è proprio causata principalmente dalle proprie importazioni strategiche.
La qualità del Made in China è diventata una sfida che i cinesi sanno di dover vincere per non rischiare di essere stoppati nella loro costante crescita. Per far capire che hanno capito, adesso sono loro che creano i parametri, alcune volte più restrittivi di quelli occidentali, anche per cercare nel contempo, di mettere pressione sulle produzioni occidentali, nella competizione commerciale. Quindi ad esempio, ora paradossalmente Beijing ha stabilito che rischiano molti dei grandi brand del Made in Italy perché, secondo le nuove regole cinesi, non sembrano rispettare i nuovi parametri cinesi. Business is Businss! In una guerra commerciale come quella attuale, tutte le armi sono buone per cercare di mantenere importanti quote di mercato o cercare di creare spazi per nuovi operatori e creare ricchezza che, fondamentale per loro, però rimanga in Cina.
Per cui il rapporto Cina-mondo è si di mutuo interesse, fortemente condizionato però dalla diffusa povertà delle aree rurali cinesi che obbliga i cinesi a continuare ad avere tassi di sviluppo alti, sul piano del GDP, ma nel contempo preservare la propria economia dentro “la bolla dello Yuan” e l’attuale discreto equilibrio, nel passaggio dal medio evo all’epoca moderna.

D: C’è Cina e Cina. La Cina delle multinazionali, di Pechino, di Shanghai e quella più interna, più nascosta che ancora vive in uno stato di sottosviluppo. Cosa si prospetta sugli squilibri di questo “gigante”?

FATTORI: Esistono molte più Cine, visto che è formata da molte etnie, molto diverse tra loro, che alcune volte, fanno molta fatica ad integrarsi. Comunque gli squilibri sono legati a retaggi storici di lungo corso e necessiteranno tanti anni, decenni, prima di essere in qualche modo corretti.
Impossibile che un giorno siano sullo stesso piano le Shanghai e le attuali aree rurali, ma quello che stanno cercando di fare i cinesi, è quello di mettere l’una al servizio dell’altra, nel senso che le aree di sviluppo hanno come funzione, proprio quella di fare da “traino” per le aree sottosviluppate.
Il metodo seguito è quello di continuare a spostare la popolazione dalle aree rurali a quelle cittadine, fino a che il 60% della popolazione cinese sarà nelle città più sviluppate.

D: La Cina vicina e lontana. Il mondo della comunicazione, del web e culturale in generale inizia a rapportarsi con il mondo, ma viene frenato e filtrato ancora dal governo centrale. Quanto potrà resistere questa pressione culturale centralizzata in tale processo di globalizzazione

FATTORI: Il governo centrale non distingue tra media tradizionali ed internet, quindi applica lo stesso comportamento e gli stessi severi controlli, senza troppe remore.
Di questi giorni è il blocco di Youtube, che in concomitanza del Congresso poteva rappresentare un potenziale problema allo svolgersi sereno dell’attuale dibattito. Il governo centrale sente la responsabilità di preparare i propri cittadini e quindi si preoccupa di valutare ciò che è giusto vedere e quello che non lo è. Il problema non è quanto possa resistere, ma come mai i cinesi stessi non protestano in presenza di queste evidenti censure, l’ultima delle quale è stata quella di impedire i reality show e i programmi di personaggi in cerca di fama e successo in prima serata. La ragione di questa apparente abulia è semplicemente che non è tale, ma la convinzione che sia giusto limitare i contenuti, per non arrivare ai livelli di eccesso, che loro considerano tali, di molti costumi occidentali, in particolare americani.
Quindi sembra assurdo, ma nel rapporto padre – figlio che caratterizza la relazione tra i cinesi con la propria nazione, si stupirebbero del contrario.
Resisterà, perché il modello cinese, a breve, sarà applicato anche a livello di UE, ufficialmente per combattere il terrorismo, solo che noi non gradiremo con la stessa serenità, un modo di agire analogo.

D: Chiudo chiedendola della Cina nelle sue connotazioni unicamente positive, di costume, di cultura. Cosa rappresenta la Cina e cosa deve essere esportato del modello cinese?

FATTORI: La Cina è un mondo interiore, prima di tutte le grandiose cifre economiche di cui si parla di questi tempi. Un mondo molto diverso dal nostro che può offrirci una prospettiva molto diversa al nostro concepire gli obbiettivi e il come realizzarli.
L’umanità di molti di questi poveri “fuori”, è una lezione di vita, da mostrare agli “schizzati” della vita a 300 all’ora, che poi rischia di non portarli da nessuna parte o peggio “contro il muro” dello sfrenato individualismo.

Alberto Fattori è General Manager Consortium DITE (Digital Interactive Television Experiences), responsabile Innovation & Development Agenzia per la Cina - Palazzo Lombardia Shanghai (China) e coordinatore CHINA MEDIA LAB, gestisce il blog su Cina ed Estremo Oriente http://yibuyibu.wordpress.com/.

martedì 23 ottobre 2007

Hu entra nella storia della Cina e la religione entra nello statuto del Partito Comunista Cinese.

Ieri al termine dei lavori del 17th Congresso del Partito Comunista Cinese, come usanza locale, ci sono stati i “botti”, questa volta rappresentati da alcuni fatti che rimarranno nella storia futura del paese e non solo.

Il primo, è il voto che ha consentito di aggiungere nella Costituzione del Partito Comunista Cinese, la teoria dello “Sviluppo Scientifico” teorizzata da Hu Jintao, che consente così a quest’ultimo, di affiancare Mao Zedong, Deng Xiaoping e Jiang Zemin, nel gruppo ristretto della “All of Fame” della Cina.

E’ indubbio che questo emendamento rappresenti una svolta fondamentale per la Cina, oltre ad indicare i prossimi passi e le sfide che il paese deve affrontare nella “lunga marcia” verso la “Società Armonica”, descritta dalla stesso Hu Jintao nell’Ottobre 2006, in occasione della commemorazione della storica lunga marcia di Mao Zedong del ’34-36.

Da statuto, la Cina intende quindi passare dall’essere la “fabbrica del mondo”, ad una competizione con i paesi occidentali, sul piano della ricerca scientifica, terreno fondamentale sia per cercare di far fare al paese un salto culturale che consolidi i risultati economici ottenuti fino a ora, ma soprattutto consenta anche di offrire risultati concreti in alcune delle emergenze nazionali.

Non è infatti un mistero che la Cina stia lavorando per creare un reattore a fusione termonucleare, in grado di produrre energia in grande quantità, vista la crescente voracità del paese in crescita, così come è stato annunciato in questi giorni il primo cinese sulla luna entro i prossimi 15 anni, in una sfida aperta con gli USA, sul campo delle tecnologie spaziali.

Ma non solo, sempre la ricerca scientifica consentirà il totale restyling del futuro esercito Cinese, che fortemente ridimensionato nel numero di effettivi, intenderà essere all’avanguardia per quanto riguarda le armi tecnologiche, comprese quelle Internet, dove le recenti “schermaglie” sul tema degli attacchi informatici, dimostrano una insospettabile attività già in corso.

Secondo “botto” di ieri e segno dei tempi che cambiano, ha per certi versti dell’incredibile: è stata inserita la parola “Religione” nella costituzione del Partito Comunista Cinese.

Questa aggiunta alla costituzione, assume un valore enorme, in quanto sancisce che da ora, i soggetti religiosi praticanti, alla stregua delle minoranze etniche, hanno diritto di convivenza nel sistema cinese che da ieri riconsce la religione, come una componente sociale compatibile con il modello di sviluppo del paese.

Fino ad ora, l’ateismo del partito non dava reali spazi di integrazione concreta con le minoranze religiose praticanti, spesso tollerate, ma non considerate formalmente un intorlocutore accettato.

Questa modifica, apre ora molte porte e speranze per cercare di ricomporre nel tempo, alcune delle tensioni di carattere religioso presenti nel paese, quale quelle del Tibet e Vaticano ma soprattutto, in occasione delle prossime Olimpiadi, dà la possibilità di offrire servizi religiosi per i fedeli in arrivo da tutto il mondo.

Insomma da queste modifiche, si intuisce che la Cina ha capito che il mondo sta cambiando e lei con esso.

Ma soprattutto, ha anche capito che il mondo cambia, proprio perchè la Cina è spesso la causa di questi cambiamenti.

Quindi Hu Jintao, ha pensato bene di inserire nella costituzione del partito comunista, gli elementi di quella che a tutti gli effetti, è una “formale apertura”, in grado di poter contribuire agli equilibri futuri e che per quanto riguarda la questione religiosa, ora messa all’ordine del giorno delle basi stesse del Partito, possa finalmente andare oltre le “vuote” e spesso disattese intenzioni precedenti.

Il terzo “botto” infine, lo si è avuto questa mattina, con l’elezione dei 4 nuovi membri del Politburo Standing Committee, il vero centro decisionale cinese, che ha visto l’ingresso dei due “papabili” a sostituire Hu nel 2012, Xi Jinping (52 anni), Li Keqiang (51 anni), rispettivamente i segretari di partito a Shanghai e Lioaning oltre a He Guoqiang e al Ministro della Sicurezza Pubblica Zhou Yongkang.
Questi sono quindi gli uomini che hanno il compito di pilotare la Cina nel terzo millennio verso la “Società Armonica” e dello “Sviluppo Scientifico” che ci si augura possa essere una “contagiosa” prerogativa, non solo cinese.

venerdì 19 ottobre 2007

lunedì 6 agosto 2007

Cina: Paese in Via di Sviluppo.

(Pubblica su Affari Italiani il 6 Agosto 2007)
Il Premier Wen Jiabao, nelle sue interviste, sottolinea spesso come la Cina sia ancora da considerarsi a tutti gli effetti un “paese in via di sviluppo”.

Agli occhi occidentali e dopo il recente sorpasso dell’economia tedesca, che ora colloca la Cina al 3° posto tra le economie mondiali, dopo USA e Giappone, questa dichiarazione appare alquanto singolare.

E’ comuque cosa nota come il dato economico aggregato “da record”, non rispecchi il livello medio di benessere di TUTTA la Cina, dove fuori dalle grandi città, per quanto migliorato, il tenore di vita è ancora ad un livello di una diffusa e profonda povertà.

Ma analizzando meglio la frase del Premier cinese, si scopre essera intrisa di “concreto buon senso” e di “sano realismo”.

Cosa allora vuole dire, per la 3° economia mondiale, essere ancora un paese in “via di sviluppo”?

Semplice: un problema di cultura ed organizzazione sociale.

Sul piano culturale, il livello medio di istruzioni in Cina è ancora ritenuto troppo basso, in confronto a quello che sarebbe necessario. Quotidiana è poi la lotta all’analfabetismo e l’integrazione delle minoranze etniche delle diverse regioni ad ovest, entrambe una priorità nazionale per consentire l’uscita dall’attuale profonda povertà ed isolamento in cui versano queste zone.

Il Cinese ufficiale, infatti non è ancora parlato in maniera così diffusa come dovrebbe essere, in un paese che dovrebbe già parlare anche l’inglese, per integrarsi sempre di più con le altre economie mondiali.

La Cina per non lasciare nulla di intentato, si è messa in prima linea per combattere la piaga dell’analfabetismo mondiale. Il recente meeting a livello mondiale di Beijing, ha dimostrato l’appassionato coinvolgimento su questa questione, ritenuto vero ostacolo per un diffuso benessere mondiale,

Sul piano sociale invece molte sono le cose da fare ancora. Mentre infatti l’apparato cinese, per quanto riguarda l’organizzazione economica e il business è già di livello occidentale, per quanto riguarda le procedure relative alla persona e la famiglia, sono ancora “under costruction”.

Basti pensare che nella modernissima Shanghai, ancora oggi, non esiste un ufficio anagrafe centralizzato.

Vi serve lo stato di famiglia? Bene, chiedetelo al vostro datore di lavoro! Questa è la sconcertante risposta che può capitare di dover sentire nella Cina del 3° millennio.

Per ricostruire la propria posizione, l’identità dei propri parenti o il loro stato civile, i cinesi devono peregrinare tra diversi uffici pubblici e privati, compresi gli archivi delle imprese dove si è lavorato.

Ma questa situazione fa comprendere ancora di più quale incredibile sforzo abbia dovuto e stia ancora facendo la Cina, per passare da paese in via di sviluppo, come era 20 anni fa e dove spesso mangiare era un lusso, a paese sviluppato.

Tante cose sono state fatte, come le titaniche infrastrutture e le Megalopoli del 3° millennio, tutto realizzato in tempi incredibilmente rapidi. Ma ora la Cina deve fare i conti con la propria organizzazione sociale interna, ancora arretrata e troppo spesso rimasta al secolo scorso e qua i tempi non potranno essere così rapidi.

Per comprendere la situazione, ad esempio l’ufficio matrimoni, sempre di Shanghai, possiede informazioni attendibili solo a partire dal 1999. Prima di allora, nulla!.

Questa fotografia rende l’idea dei problemi che dovrà superare l’attuale informatizzazione di tutti gli uffici per cercare di creare una connessione tra di loro, ora spesso solo sulla carta.

In una situazione come questa, strettamente connesso con il boom economico si è assistita alla crescita spropositata dell’importanza dei funzionari pubblici e locali, così come gli episodi corruttivi difficilmente controllabili.

Attualmente, gli apparati governativi sono infatti tra loro sconnessi, tanto che la Polizia emette si la Carta d’Identità (Id Card) ma da questa non è possibile ricostruire la propria situazione anagrafica e/o di famiglia.

Infatti la Id Card è un documento personale, emessa dagli apparati di sicurezza ma non è integrata con le altre informazioni di carattere civile della persona.

La sensazione che si trae è che ancora oggi l’organizzazione cinese, retaggio del recente passato politico, sia individuo-centrica. Il concetto stesso di famiglia, sembra invece essere assente in molte procedure e uffici governativi.

Il Premier cinese, conscio di tutto questo, oggettivamente fa quindi bene a dichiarare che la Cina sia ancora un paese in via di sviluppo, nonostante sia la 3° economia mondiale, continuando così a tenere tutti concentratei verso il continuo miglioramente, cercando anche di non ridurre l’attuale boom cinese ad un “vuoto” successo, evitando che “sotto il vestito, nulla!”.

venerdì 3 agosto 2007

Ombrello ... Fai da te!

Qua in Cina, dalla rete, si è scatenata una discussione su un tema all'apparenza di scarsa rilevanza ma che segnerà invece una tappa fondamentale della comunicazione sui media cinesi.

Quanto accaduto evidenzia inoltre la sempre crescente richiesta di “umanizzazione” del potere in Cina e della sostanziale, invocata, uguaglianza tra cittadino e potente, quale semplice "gestore" del bene comune: la Cina.

I fatti: recentemente il premier Wen Jiabao ha visitato le aree alluvionate nel sud della Cina e ha incontrato le popolazioni delle zona.

Di questi momenti esistono ovviamente le fotografie ufficiali che lo ritraggono stringere le mani ai disastrati, secondo uno schema sostanzialmente normale.

Ma è accaduto che uno dei presenti, fatta la propria foto l'abbia messa on line, scatenando il putiferio.

La ragione di tanto rumore è che nella foto pubblicata on line il premier Wen Jiabao, sotto la pioggia torrenziale, tiene l'ombrello personalmente.

Questo fatografia, da queste parti rivoluzionaria, ha evidenziato la marcata differenza tra le foto ufficiali e questa al naturale che nella sua dirompente semplicità, ha evidenziato il lato umano del potere, cosa piaciuta talemente tanto ai navigatori cinesi, che le stesse fonti ufficiali si sono affrettate a rilanciare sui propri media.
In un paese dove recentemente lo stesso Yao Ming, il campione di basket, è stato attaccato dai giornali per avere beneficiato di presunti favoritismi, contrari all'etica di un rappresentante la Cina e dove l'attenzione quotidiana è concentrata ad evitare presunti, illegittimi, favoritismi per i "servitore" dello Stato nell'esercizio del proprio ruolo, un fatto come quello accaduto a Wen Jiabao ha dell'eccezionale.

La discussione sull'ombrello è proseguita sui media cinesi, mettendo in evidenza come il proprio ombrello chiunque possa reggerlo da solo, senza l'aiuto di nessuno, sia esso presidente o semplice cittadino.

E per capire che la discussione avrà realmente ripercussioni future, basti l’affermazione di uno dei navigatori riportata dal China Daily: "solo un disabile necessita di essere aiutato a reggere il proprio ombrello!!".

Ora dopo questa discussione non ci sarà da stupirsi se i diversi leaders cinesi terranno l'ombrello direttamente senza alcun aiuto, così che forse le due fotografie seguenti saranno da "archivio": di quando esistevano i PORTA OMBRELLI in Cina.

giovedì 15 marzo 2007

China 2007: Quante Sfide. Italia 2007: quante sciocchezze!


Lunedì a Beijing si è aperta la sessione annuale del parlamento Cinese, il principale momento politico cinese che si svolge tradizionalmente in marzo.

Il sistema politico cinese è caratterizzato da queste due settimane, totalmente dedicate allo stabilire collegialmente le future linee guida sulle principali questioni nazionali.

In questo periodo veramente speciale della vita politica cinese, su qualsiasi tema è oggettivamente possibile fare qualsiasi proposta all’attenzione della Assemblea generale.

La caratteristica di questo “sistema” è che dopo queste due settimane di analisi e pianificazione collegiale, il resto dell’anno è dedicato ad applicare le decisioni prese.

Il funzionamento di questo sistema politico, nella sua apparenza statico, risulta essere stato in Cina, negli ultimi decenni molto efficiente.

In fatti una volta l’anno si discute dei macro problemi con l’obbligo di arrivare ad una decisione entro la fine della sessione stessa, le due settimane appunto.

Quindi i cinesi così facendo, finiscono realmente per prendere le decisioni importanti.

Suggerisco a chi legge di lasciare da parte la scontata osservazione sulla reale situazione presente in Cina, visto che parallelamente negli stessi anni il nostro sistema, sta facendo di tutto per non prendere ALCUNA decisione .

Quindi da noi, paradossalmente finiamo per impegnare le migliori risorse e incredibili sforzi in discussioni spesso minori (penso alla questione dei Dico) e nel contempo continuare a rimandare le decisioni veramente strategiche e di maggiore impatto reale (penso alla situazione Alitalia e Telecom ad esempio) dove veramente gli interessi nazionali e il benessere delle persone sono in gioco o peggio a rischio.

Di qualunque “tema strategico” in Italia si stia discutendo ora, qua in Cina lunedi, il discorso di apertura del premier Wen Jiabao alla sessione 2007 del al parlamento cinese, è stato totalmente concentrato sulla creazione della “società armonica”.

Immagino i sorrisini di chi sta leggendo!! Molti occidentali infatti a sentire questi termini, da noi ormai desueti, cominciano a fare le facce più strane.

Ma lunedì, il discorso fatto dal Premier cinese fin dalle sue premesse è stato terribilmente serio e concreto: candidamente ha affermato che è stato un successo portare 200 milioni di cinesi furori dalla povertà nel passato decennio. Adesso è prioritario proseguire nel cammino, estendendo tutto ciò anche a chi rimane ancora oggi in una condizione prossima all’indigenza.

Allora il termine "Società Armonica" diventa chiaro. Non è uno slogan da professionisti del Marketing e della Comunicazione, ma il chiaro desiderio di trovare in un equilibrio tra le diverse Società che costituiscono l’ossatura della Cina stessa di oggi..

Per capire la cosa, occorre ricordarsi che la Cina è una in termini politici ma in termini sociali è un raggruppamento di popoli tra loro molto diversi.

Definire una “società armonica” per i cinesi intende quindi trovare un bilanciamento tra le varie dinamiche, spesso tra loro in conflitto, proprio delle diverse nature sociali che la compongono.

Ed ecco che nella sessione di apertura del parlamento del paese forse più globale al mondo, il tema sia stato totalmente interno: togliere le frizioni sociali esistenti.

Bene! Questa è stata una lezione di stile di cosa vuole dire analizzare e pianificare le dinamiche di una nazione totalmente ancora in costruzione.

Ma si fa male a pensare che sia un discorso abilmente impostato per saltare / evitare altre priorità ben più gravi.

Per i cinesi questa pirandelliana questione, è veramente una questione fondamentale.

Chi siamo? Dove andiamo?

Perché quello che sta accadendo in China è un tale cambiamento epocale che non solo le città cambiano ma la stessa civiltà cinese sta cambiando alla velocità della luce.

Quindi tutte le certezze di un tempo spariscono e vengono sostituite con un nuovo che però spaventa anche perché così diverso dalle radici culturali originarie.

Quindi basta che un cinese si sposti dalla campagna ad una qualsiasi città cinese che il salto è realmente simile a quello di entrare in un diverso spazio/tempo, una diversa civiltà, spesso totalmente estranea...

Quindi i cinesi stanno cercando di capire come saranno i cinesi del futuro, come loro si stanno trasformando e quindi lasciano fuori temi di carattere economico e finanziario per cercare di trovare una idea comune sul contesto futuro di un popolo che altrimenti rischia di non poter apprezzare fino in fondo l’occasione che la storia sta dando loro.

Quindi sorridiamo un po’ meno sulla “Società Armonica” cinese e cerchiamo di coniare a nostra volta un analogo credibile “motto” per il nostro futuro, visto che ad oggi il motto di quanto sta accadendo in Italia appare più un titolo della commedia all’italiana. “ I soliti (Ig)noti!!”.

E anche se ora siamo una delle prime potenze economiche al mondo, basta vedere il finale del citato film per capire i rischi di questo approccio, a causa delle continue “non scelte” Italiane.

La domanda sorge spontanea: come mai, in Cina, 200 milioni di persone sono uscite dalla povertà e ci ha sorpassato come potenza economica mondiale, mentre un paese come il nostro, la situazione sta lentamente ma inesorabilmente peggiorando tanto che il 7% della popolazione italiana è considerabile povera??

Tutto è dovuto alla sola e semplice fortuna o congiunzioni astrali che ha favorito i cinesi o forse da parte nostra occorrerebbe onestamente prendere atto che il nostro sistema, così fatto non è al passo dei tempi presenti e tutto sbagliato, inadatto per quelli futuri??

Quindi date queste premesse mentre la Cina è appena entrata nell’anno del Maiale (d’oro) noi rischiamo di essere entrati, senza nemmeno essercene resi conto, nell’anno delle “Sciocchezze”.