lunedì 23 marzo 2009
giovedì 12 marzo 2009
(Il vero) Obama pensiero
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Alberto Fattori
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20:13
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venerdì 6 marzo 2009
Facebook non è Internet!!!
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Alberto Fattori
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23:05
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venerdì 27 febbraio 2009
Brand Artificiali!
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Alberto Fattori
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00:12
Contesti: Facebook, Intermet Media, Internet, Nielsen, Social Networking
sabato 27 settembre 2008
Video CV Resumes di Sarah Palin: Aspirante Vice President USA!
Sarah Palin potrebbe essere la prossima Vice Presidente USA.
Ormai sulla rete i video CV Resumes sono il futuro per cercare una occupazione.
Ecco quello della aspirante "Vice President" della campagna elettorale "più pazza" del mondo"
E a seguire il "programma" ... molto speciale (benedizione contro la stregoneria):
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Alberto Fattori
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18:14
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giovedì 18 settembre 2008
No alla “Blogger Casta”
Il mondo è fatto di dentro e fuori, amici e parenti….
Appartenere, sentirsi parte di qualcosa è importante, gratificante, da l’energia e il senso a molte cose, azioni, pensieri.
La rete ha il pregio di connettere in “tempo zero” tutti coloro che sono online, dando il senso di uno spazio, idee, azioni condivise praticamente infinito.
Molte amicizie sulla rete diventano matrimoni e fanno figli. Quindi sono sempre una cosa seria.
Ma recentemente seguendo varie discussioni ed eventi connessi alla rete, mi accorgo che il vecchio essere utenti o meno sta diventando il nuovo muro di Berlino da abbattere (o alzare) per tenere a dovuta distanza qualcun altro.
Lo stesso accadde quando agli albori della rete, “gli altri”, guardavano “questi ragazzi” con sospetto, timorosi da una parte di fare la figura dei fessi, ma soprattutto temendo il cambiamento che intuivano si portavano dietro.
Dopo anni e anni di comune proselitismo, in molti per fortuna hanno fatto il “salto della quaglia” e si professano “fedeli innovatori ed utilizzatori”, ma ora il contrasto si è spostato da un piano tecnologico della prima fase (cosa è?) a quello dei contenuti (come lo uso e cosa metto dentro?) .
Metafora del mondo reale, la rete è complessa quanto la vita che conosciamo, solo che è alla centesima potenza, visto che è capace di connettere, quasi fosse contemporaneamente una macchina del tempo e di trasporto, ogni dove con ogni dove, una mente con un’altra mente a migliaia di chilometri di distanza, in tempo zero.
Dalla linea basica iniziale, adesso stanno emergendo una marea di declinazioni (d’usi).
C’è ancora tanto da fare, ma se oggi le telecomunicazioni (45 mld) rappresentano solo in Italia già 5, 6 volte il mercato della Televisione (8 Miliardi), questo risultato spiega più di tante parole, quanto la rete sia già qualcosa di profondo, visto che l’assioma Telefonia – Internet - Tv è destinato a sparire in un unico TIT di uso immediato, fruibile come accendere un odierno forno a micronde.
Ma se sul piano ambientale l’entusiasmo è palpabile, altro sta prendendo una piega poco edificante.
Dopo tutto il lavoro fatto e le basi stesse della rete, molti dei nuovi internauti stanno troppe volte classificando (cercando) i diversi usi, sottolineando il senso di appartenenza a questo a quello, come fu la diatriba tra Mac e Windows che ha popolato le nottate di tutti noi negli anni ’90 ( mai finita e spostatasi ora sugli IPOD e i fratelli minori).
Essere Blogger è un “no sense”, visto che assomiglia alla classificazione data ai siti aziendali divisi per settori merceologici ed industriali.
Quindi nessuno è blogger, tutti sono blogger, senza escludere o includere nessuno.
Altrimenti molte discussioni recenti che vedo popolare la rete, finiscono ad assomigliare a discussioni “condominiali” che hanno solo uno scopo, quello di continuare a tirare una linea tra chi è dentro da chi è fuori, creando una sorta di “branco”.
Tutto ciò è un “no sense” in quanto la rete per definizione è anarchica così come lo sono i suoi ospiti, quindi non accetta alcuna classificazione che la incanali.
Essere Blogger sembra, oltre ad una moda del momento, più utile a qualcuno per essere accettato che una reale posizione in uno spazio del tutto inesistente, se non nella mente di chi crede esista.
Giornalismo, media, blog, siti web, si muovono come il Blob (non Blog) e importante è solo il contenuto, le emozioni che il singolo, gruppi di singoli o l’impresa o i gruppi di imprese, le associazioni di imprese e persone intendono condividere.
I modi per farlo si sono moltiplicati, stratificandosi attraverso connessioni di sinapsi ora Web, ora telefonica (SMS), ora in periodici incontri tra persone reali.
Lo stare bene con gli altri è la ragione che motiva una cena, un incontro, una discussione.
Farlo diventare un senso di appartenenza a qualcosa di astratto, pensando così di innovare la società esistente è alquanto fuori luogo, in quanto qualcosa di innovativo oggi diventa d’uso comune domani.
Oggi siamo in una fase di cambiamento ed abilitante di nuove forme di comunicazione. Domani sempre più persone finiranno per usarle senza per questo classificarsi o distinguersi per l’uso o meno di quelle che sono semplicemente tecnologie di comunicazione.
L’emersione invece di un uso “improprio” o di appartenenza a quelle cominciano ad assomigliare a delle vere e proprie “caste di eletti”, mi pare personalmente del tutto fuori luogo, visto che proprio per allargare la base di utenti e “cittadini” di questa “Società dell’Informazione”, occorre che ciascun nuovo “abitante” debba sentirsi come a casa propria.
Un dubbio: non è che tutto ciò sia funzionale ad un’economia degli eventi che cerca di trarre ritorni commerciali da questa “artificiosa classificazione”?
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Alberto Fattori
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20:29
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mercoledì 17 settembre 2008
Ri-Privatizzare la FIbra: un diritto costituzionale per tutti gli italiani
Il futuro di tutto il pianeta si giocherà su poche ma chiare priorità: Acqua, Cibo, Energia ed Internet.La questione fondamentale è quindi quella di garantire a tutti i cittadini, come diritto costituzionale, l’accesso alla rete internet, esattamente come gli altri beni primari.
La carta costituzionale dovrebbe pertanto essere aggiornata al futuro che è già arrivato: “tutti i cittadini devono avere pari opportunità di accesso alla rete”.
Il digital divide che colpisce qualcosa come l’11% della popolazione italiana sarebbe quindi un fatto inaccettabile, a questo punto incostituzionale,
Ma non solo. Molti analisti sono concordi nell’affermare che in futuro, attorno alle 4 priorità citate, si scateneranno conflitti e anche guerre tra i popoli.
Già oggi, i conflitti attivi sul pianeta sono aumentati e strettamente collegati alla conquista di questa o quella priorità fondamentale.
Sulla rete il controllo è diventato un quotidiano problema, tanto che gli operatori possono a loro piacimento decidere cosa far vedere o no ai propri clienti, semplicemente rallentando o velocizzando l’accesso a questo e quel sito.
Quindi essendo le comunicazioni un aspetto fondamentale per migliorare la qualità della vita di una persona ( o controllarla), alla stregua del parlare e sentire, quale estensione dei sensi fisici offertici da madre natura, la rete deve essere realmente garantita come una risorsa Pubblica a tutti.
Alla stregua dell’aria e della citata acqua, la rete non può essere pertanto proprietà di nessuno e per la sua natura interconnessa e transnazionale, necessita di una chiara connotazione pubblica, per evitare abusi o peggio, discriminazioni tra cittadini ricchi o poveri.
Nel futuro sempre più povero, è evidente che occorre attrezzarsi affinché chi non possa più permettersi i beni superflui o un’auto o altro, possa sempre avere accesso alla rete, potendo da una parte mantenere un contatto con la conoscenza condivisa disponibile e dall’altra poter sperare di “cambiare” il proprio futuro usando la rete anche come strumento di lavoro.
La rete è come una grande piazza pubblica, di dimensione planetaria, con le sue viuzze e locali.
Impedirne l’accesso a qualcuno, equivale a non permettere loro, alla ricerca di nuove opportunità, di poter incontrare altre persone od aziende, in questo pubblico spazio.
Oggi tutti i cittadini italiani non hanno pari opportunità di fronte all’accesso alla rete. Questo sia a livello nazionale che locale.
L’idea diffusa che la rete sia un servizio e non una infrastruttura, quale fogne e le linee elettriche, ha portato a scaricare sui privati una questione che invece è di tipo pubblico.
Il privato, per definizione, agisce nella direzione che gli permette di massimizzare il proprio profitto.
Il pubblico dovrebbe invece agire nella direzione della tutela degli interessi sociali, senza differenze ovunque essi siano.
Appare quindi evidente il paradosso attuale italiano, dove l’azione di tipo pubblico è stata delegata, dopo le sciagurate privatizzazioni nel settore delle telecomunicazioni, ad un’azienda totalmente privata.
Impossibile quindi, che per quanta buona volontà gli amministratori di Telecom Italia possano dimostrare, che questa azienda possa rappresentare gli interessi di tutti gli italiani.
Ora rappresenta e tutela gli interessi solo dei propri azionisti, per giunta oramai connessi con la concorrente Telefonica, finendo per generare un paradosso nel paradosso.
Negli anni precedenti, si è richiesto il rispetto del suo ruolo “pubblico” al servizio dei cittadini, cercando di denunciare lo sviluppo a macchia di leopardo della rete Internet italiana.
Stesso discorso dopo quanto successo a Milano con la cessione della fibra pubblica del comune ad entità private, secondo il principio del profitto, piuttosto che quello del servizio pubblico.
Da queste premesse la proposta: Nazionalizzare la Fibra.
Questa azione avrebbe un duplice effetto:
Il primo annullare il conflitto di interessi attuale per cui l’attuale monopolista Telecom Italia, venda servizi utilizzando la stessa rete di cui dovrebbe essere un semplice custode, situazione che naturalmente favorisce azioni di concorrenza sleale nei confronti degli altri operatori sul mercato.
Il secondo, consentirebbe di preservare, proteggere l’accesso alla rete, che offerta alle stesse condizioni a tutti, consentirebbe di generare un flusso di cassa che potrebbe essere rinvestito negli investimenti di aggiornamento.
Il concetto da sviluppare è quello dove i concessionari accedono ad una rete totalmente pubblica, secondo condizioni veramente paritetiche.
Se poi qualche privato sente l’esigenza di creare delle proprie reti, occorre definire un principio di Concessione che lo Stato offre all’investitore di turno, ma che visto l’aspetto strategico delle infrastrutture, possa dare al partner pubblico, obbligatoriamente per legge, il diritto di poter offrirne una quota ai propri cittadini, come parte della rete nazionale d’accesso.
La proposta solo nell’apparenza appare inaccettabile, ma visti i successi di esempi simili, quali quelli nel caso dell’ENI e dell’ENEL che hanno già dimostrato che anche lo statale può essere competitivo, tanto che ENI è una delle Top 500 aziende di fortune con una presenza internazionale di primissimo piano in ogni parte del mondo.
Non va poi dimenticato che sulla rete viaggiano dati sensibili ed andando verso un mondo sempre più instabile, diverrà terreno per un nuovo tipo di guerre e terrorismi, fino ad ora sconosciuti, totalmente telematici.
Lo stato ha quindi il dovere di difendere e proteggere i propri cittadini direttamente con le proprie “forze armate digitali” per evitare che in futuro emergano azioni illegali da parte di privati o governi nemici che possano mettere a repentaglio la sicurezza dei singoli o della stessa nazione.
Per contro, nel caso di Alitalia, questo approccio non può essere valido, nel senso che Alitalia vende un servizio, in un sistema dei trasporti, dove le infrastrutture sono gli aeroporti.
Quindi nella gestione della crisi attuale, è giusto che questo tipo di compagnia riesca a trovare un equilibrio competitivo e non protezionistico, anche se ovviamente ci si auspica che l’Italia non dipenda in futuro da compagnie straniere per la mobilità personale e delle merci.
Tornando alla rete, occorre ora avere il coraggio di portare all’attenzione della politica una priorità nazionale, prima che diventati un’emergenza nazionale.
Come nel caso delle altre priorità fondamentali quali Acqua, Cibo ed Energia, sarà la cartina di tornasole per evitare che l’Italia del futuro, sparisca dalla lista dei paesi sviluppati, per ritrovarsi in quella del terzo mondo, ripercorrendo il percorso del gambero già fatto al periodo della grande Roma, ora per molti turisti solo un ammasso di “pietre rotte!”, ma una volta l’ombelico del mondo conosciuto.
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Alberto Fattori
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01:37
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lunedì 15 settembre 2008
ITV and ... Berlusconi???
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Alberto Fattori
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18:29
Contesti: Intermet Media, Politica Internazionale
mercoledì 10 settembre 2008
Limiti di LEGGE-NET: "IO" Clandestino ...
Un paese è tanto più evoluto tanto più lo è il suo sistema legislativo.La comparazione tra paesi, avviene proprio attraverso il confronto dei rispettivi sistemi legislativi.
L’Italia sembra da tempo però aver perso la bussola e dimenticato la “regola aurea” che caratterizza un valido sistema legislativo: essere capace di rispondere alle esigenze e problematiche della società contemporanea.
Su molte tematiche attuali ed in particolare per quanto riguarda le nuove tecnologie, il legislatore deve ancora di fatto rifarsi a leggi del 1948 (Legge 47/48), quella che disciplina la stampa cartacea, utilizzata per valutare la “legalità” dei Blog e i siti Web.
Che un paese moderno, alle prese con il 2008 (tecnologico ed internettiano) possa competere adeguatamente utilizzando regole del 1948, appare alquanto difficile immaginarlo.
Spontaneo allora sarebbe un moto quale: “aggiorniamo le regole”.
Malauguratamente, gli aggiornamenti successivi (legge 62/2001) non hanno tracciato ed accolto nessuna delle nuove dinamiche e relazioni sociali “contenute” nei nuovi prodotti telematici, ma al contrario hanno di fatto provato a ricondurli ad una naturale evoluzione dei precedenti cartacei e quindi normativamente riconducibili alla vecchia legge del ’48.
Insomma sia tornati daccapo, come se fossimo ancora al 1948!.
La “rattoppata” del 2001 (Legge 7/2001), invece di chiarire la situazione, ha finito per complicarla enormemente, senza che i legislatori italiani si potessero rendere conto delle profonde implicazioni che di fatto avrebbero potuto avere tali atti.
E i segni evidenti dello stato confusionale del nostro sistema legislativo in materia, non hanno tardato a manifestarsi.
Infatti sono arrivati a creare il paradosso del caso dell’oscuramente del sito Accaddeinsicilia.net, dello storico siciliano Carlo Ruta, che è stato accusato di Stampa Clandestina.
A parte la “brutalità” di un’accusa assurda nel 2008, è evidente che questa sentenza, figlia della confusione della legislazione vigente e discrezionalità lasciata al giudice nell’applicarla, di fatto crea un precedente estendibile, in qualsiasi momento, a tutti i Blog e siti Web, che di fatto rende tutta la società italiana dei Blogs attuali, una società di Clandestini e Carbonari.
Il cavillo che ha condannato il sito di Carlo Ruta è legato all’interpretazione restrittiva che il giudice ha dato alla legge 62 / 2001 e D.Lgs 70/2003 e che obbliga le testate alla registrazione al tribunale, cosa che ovviamente Ruta non aveva fatto, in quanto detto obbligo si riferirebbe solo a coloro che intendono avvalersi delle provvidenze previste dalla legge 62/2001.
In pratica, l’interpretazione data dal giudice del Tribunale di Mantica, obbligherebbe ora tutti i Blog ad una registrazione, negando l’interpretazione spergiurata a suo tempo, confermando comunque tutti i dubbi sulla sostanziale “ambiguità” della normativa vigente, altrimenti i politici che hanno legiferato, ci spieghino perché il sito di Carlo Ruta è stato oscurato..
Occorre fare qualcosa, vista la crescente importanza e centralità del digitale interattivo nella società contemporanea, pensando a riscrivere dalle basi, le regole che lo dovranno regolamentare.
Nessun “rattoppo” però o evoluzione di un passato che deve rimanere tale, visto che l’invenzione di Gutenberg, per quanto abbia cambiato la storia di tutti noi, non possiede molte delle caratteristiche e dinamiche che sono il motore di una socialità interattiva e globalizzata come quella in cui viviamo già oggi.
Questa nuova legislazione, necessita però di un lavoro di squadra e cooperazione generazionale.
Non rappresenta infatti solo una questione di contenuti e distribuzione degli stessi, ma deve regolamentare come l’identità di ciascuno di noi e i nostri pensieri, possano trovare spazio legale nella Società dell’Informazione futura, oggi totalmente disconosciuta dalla nostra attuale legislazione, come se internet non fosse mai stato inventato.
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Alberto Fattori
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martedì 9 settembre 2008
Italia(nata) Telecom:anello debole dello sviluppo nazionale
Nel cercare di “capire” le faccende Italiane nell’ottica del mondo che cambia, corre, avanza, si fa molta fatica a comprendere molte scelte, spesso più simili a dei Harakiri.Telecom non fa eccezione.
Dopo una sciagurata privatizzazione e repentini passaggi di mano che l’hanno caricata di debiti miliardari (42 Miliardi), adesso rappresenta l’anello debole dello sviluppo Italiano.
L’empasse nel quale l’azienda è precipitata da qualche tempo, necessita non semplicemente di una ristrutturazione aziendale ma di una vera e propria “ristrutturazione paese”.
Infatti, appare decisamente insufficiente la soluzione proposta di recente da Telecom, che su sollecitazione dell’Antitrust ha creato Open Access, non altro che una divisione interna che di fatto non cambia i termini del problema.
Delle due una: o il paese intende provare a competere sull’innovazione tecnologica, seriamente e con convinzione o è meglio “alzare bandiera” bianca ed arrenderci definitivamente al futuro che incombe.
In particolare va evidenziato come Telecom sia decisamente più strategica di Alitalia, fatto dimostrato dal comportamento di altri Partner Europei (Germania e Spagna) che se da un lato hanno aperto le proprie compagnie aeree a partnership incrociate, per quanto riguarda le ICT, stiano agendo per tutelare prima di tutto gli interessi nazionali, ponendo in subordine quelli internazionali.
Impossibile fare diversamente, perché le infrastrutture per le telecomunicazioni sono da considerarsi alla stregua di “autostrade su concessione”, piuttosto che spazi di semplice e libera iniziativa privata.
Occorre quindi separare rete (infrastrutture) dai servizi, ridando i primi in gestione al pubblico, con la partecipazione di partner Privati e non come ora, dove lo stato è totalmente tagliato fuori da qualsiasi scelta in tale campo.
Solo dopo le imprese potranno realmente competere, utilizzando a pari condizioni l’infrastruttura esistente e non come ora, dove il concorrente è il gestore della rete stessa.
La politica italiana, che ha compreso gli errori del passato, ora sembra non sappia come tornare indietro senza “perdere la faccia”, perché molti dei protagonisti di allora sono ancora in prima linea.
A questo si aggiunge il problema Europeo e le sue regolamentazioni in merito.
Onestamente però, l’idea di Europa non ha alcun diritto di mettere fuori gioco l’intero paese su questa questione nei decenni a venire, visto che la rete non può essere considerata un prodotto ma una infrastruttura esattamente come lo sono le scuole, gli ospedali, le autostrade.
Esiste un motto cinese che dice “è stupido colui che non sa seguire il “vento” del cambiamento, preferendo “spezzarsi” sulle proprie certezze” che parafrasato, è come dire che occorre prendere decisioni storiche e popolari, anche se sgradite a livello di qualche concorrente a caccia della preda facile (Telefonica) e qualche banca impegnata sulla questione, a fini speculativi.
Aggiungiamo poi, che non bisogna vergognarsi a chiamare con il nome giusto tutto ciò: “nazionalizzazione” della fibra italiana.
Gli americani lo hanno fatto in questi giorni, senza mezzi termini, per quanto riguarda i mutui, gli inglesi nel sistema bancario.
Non si capisce quindi il perché l’Italia non possa farlo con le TLC, visto che in gioco c’è l’alfabetizzazione dell’intero paese, il futuro “intelligente” di tutti noi.
La ragione per cui occorre prendere questa decisione, non continuando a perdere altro tempo prezioso, l’ha spiegata il Presidente della Commissione Trasporti della Camera, Mario Valducci: “per creare un network adeguato, il paese necessita di 15 miliardi e Telecom Italia, nelle condizioni in cui versa non li ha”.
Siccome è stato dimostrato un nesso tra investimenti nelle nuove tecnologie ICT e la crescita del PIL nazionale, non investire ora sulla Fibra Italiana, equivale a non voler investire sulla crescita reale futura del paese e sulla crescita del livello culturale dei suoi cittadini, relegandoli all’Analfabetismo Digitale.
Per fare un parallelo è come se nel dopo guerra il governo Italiano avesse deciso di affidare la formazione (scuola) ai privati fin da subito, vendendo ad essi le scuole esistenti. Quale lingua, quale storia, quali contenuti sarebbero ora insegnati?
Occorre quindi avere il coraggio di considerare lo scorporo della rete e il suo ritorno sotto il “cappello” statale, un atto dovuto e necessario, dopo il quale, ricominciare a “pianificare” meglio i prossimi passi ma in una forma più virtuosa di quella attuale, che ad oggi appare essere solo una discutibile “Italianata”.
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Alberto Fattori
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18:25
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sabato 6 settembre 2008
Hu Jintao, Wen Jabao FAN CLUB ....
E' stato creato dal giornale di partito People's Daily, il Fan Club del Presidente e del Primo Ministro Cinese.
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Alberto Fattori
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00:53
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lunedì 1 settembre 2008
Killer 2.0 in Offerta!
In un rapporto di PeaceReport viene denunciato l'uso della rete come spazio di compra-vendita di sicari e killer a basso costo. E' il mondo in rete, il web 2.0 che avanza, cresce, da tutti i punti di vista, che si trasforma in nuova realta.
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Alberto Fattori
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20:47
Contesti: Intermet Media


