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lunedì 23 marzo 2009

Arrestate 4 persone per Audio-Libri Porno 2.0

In Cina, gli audio libri o i radio racconti sono molto diffusi e molto apprezzati da tutte le generazioni. 

Non è quindi raro, prendendo un taxi o un autobus di linea, imbattersi nell’autista sintonizzato su una radio o un CD di letture tratte da pagine storiche della letteratura, anche occidentale, raccontate ed interpretate dalle migliori voci cinesi.

Su questo filone d’oro, si era attivata la ilisten.cn, società web cinese diventata nel tempo la leader nazionale di Audio Libri venduti on line, con oltre 500.000 utenti registrati sia in Cina che all’estero.

Ma a qualcuno dei responsabili della ilisten.cn, le letterature classiche non sono parse più sufficienti, per cui ha pensato bene di procedere all’aggiunta di un filone a “luci rosse” per poter ottenere rilevanti benefici economici. 

L’idea, nata per aumentare traffico al sito, si è così materializzata attraverso l’apertura di una sezione a pagamento, denominata “Night Talk” che aveva come argomento discussioni e racconti a sfondo pornografico.

I risultati, come era prevedibile, non si sono fatti attendere, tanto che attraverso 17 audio libri per un totale di 953 episodi, la società ha cominciato a fatturare alcune decina di migliaia di Yuan e l’anno scorso ha avuto più di 2 milioni di visite, con oltre 260.000 download di questi speciali audio libri.

Per produrre questi racconti dal contenuto hard core, venivano inoltre reclutate voci femminili da tutta la Cina che a 40 Yuan all’ora, leggevano le storie, oltretutto scritte ed invitate al sito dagli stessi utenti di ilisten.cn che poi, una volta pubblicate, condividevano i profitti ottenuti dalla vendita.

Un’esperienza di Web 2.0 da manuale, se non fosse che in Cina la pornografia, in tutti i suoi formati è vietatissima.

Sapendolo, i protagonisti hanno cercato di non essere pescati con “le mani nel sacco”, adottando vari mezzi di elusione che impedissero di essere intercettati dai rigorosi controlli incrociati che le autorità cinesi fanno regolarmente sui contenuti testuali, sulle immagini e sui video.

Nonostante tutte le attenzioni, il successo ottenuto dall’iniziativa, alla fine ha fatto scoprire alle autorità cinesi il reale contenuto dei questi audio libri scaricabili da questa aree riservata ai soli utenti del sito.

Ora si sono aperte le porte del carcere per i protagonisti di questa vicenda, mentre il sito è stato immediatamente oscurato, in questa storia di web cinese 2.0 che si può star certi, non ha avrà comunque alcun lieto fine. 

giovedì 12 marzo 2009

(Il vero) Obama pensiero

Il blog quale futuro del giornalismo?? No, sono fuorvianti e semplicistici. Li leggo raramente!

Quiz del giorno, chi ha sentenziato così duramente sul futuro dei Blog?

Un politico Italiano che pensa che il digitale sia male? Un giornalista di carta stampata che sta perdendo il posto? Un incallito intellettuale che crede che il vero “scrivere” sia possibile solo con la penna, tanto da invitare a non abusare di Internet? 

Sorpresa, questo giudizio lapidario, rivela ciò che in molti sospettavano da tempo, ma che ora appare una realtà: Obama ha solo “usato” i blogger e la rete ma non crede possa rappresentare un valido interlocutore per discutere, argomentare e quindi decidere.

Uno “schiaffo” a tutta una campagna che ha fatto di Obama il “paladino” dello sdoganamento della rete quale spazio d’ascolto strategico e di confronto costante e concreto, la base stessa di una democrazia venuta dal basso, proprio l’altro giorno sbandierato da Grillo nella sua presentazione delle sue Liste Civiche.

Invece è una frase che rivela come dietro la facciata, ci sia stato per tutto questo tempo, solo un cinico calcolo elettorale che ora a successo avvenuto, “rimette” le cose al proprio posto, senza troppe remore.

Obama, da abile politico ha saputo interecettare meglio dei suoi competitori, l’onda che dalla rete stava cercando di creare un varco, un’alternativa.

Come uomo, Obama si è dimostrato invece un insensibile “voltagabbana” nei confronti dei suoi stessi elettori, che attraverso questo canale interattivo, per la prima volta, avevano creduto proprio di avere eletto il proprio “Presidente”.

Questa frase ha messo anche a nudo il “re senza un trono”: Internet.

Usato, adulato, strumentalizzato, markettizzato ed illuso di avere finalmente raggiunta una maturità ed una autorevolezza, tanto da decidere il Presidente più potente della terra che invece, senza mezzi termini, il suo “presunto estimatore” non ha avuto problemi a riportare subito nei ranghi di una subalternarietà che rimette, o meglio riporta indietro le lancette del tempo.

Il “Tempo delle mele” di un innamoramento che sembra ormai essere sfociato in una chiara separazione di vedute e d’intenti e su cui anche dalle nostre parti, visto il crescente infiltrarsi di molti dei nostri politici nelle “pieghe” dei vari Facebook e Youtube, dovrebbe aprire gli occhi a chi ancora crede che basti usare una di queste “vetrine” affinché il “miracolo si ripeta”.

Obama, con queste parole ha voluto dire che, da giovane aspirante Presidente, tutto “faceva brodo”, ma ora da “attempato” Presidente in carica, ha svelato al mondo come tutto ciò era una grande bufala, di un cambiamento che sulla rete era “solo specchio per le allodole”.

Ma ciò che lascia più interdetti è che a dirlo sia l’uomo che dovrebbe, o meglio, vorrebbe guidare il mondo verso una nuova visione e una profonda innovazione dei metodi e dei mezzi, per cambiare dalle fondamenta il passato e costruire un nuovo scenario futuro.

Una bella caduta di tono, non l’ultima, di un Presidente che doveva essere il “Presidente Perfetto” e che ora sembra rivelarsi sempre più “solo” l’ennesima furba volpe politica!

Ma ad Obama qualcuno dovrebbe ricordare che i Presidenti passano, mentre i Blog (e le sue affermazioni) restano!!

Buon blog a tutti!

venerdì 6 marzo 2009

Facebook non è Internet!!!

Leggo di molti eventi organizzati per fare promozione del digitale ed analizzare l’evoluzione dei nuovi fenomeni connessi. 

Sembra di assistere a scene già viste come lo fu nella musica con i Beatles e oggi per Internet con Facebook.

Per quanto comprensibili, le “deliranti” esaltazioni che i molti che ne parlano sembrano manifestare, sembrano essere eccessive e un pelo fuorvianti per i neofiti che così finiscono per fare una pericolosa associazione: Facebook – Internet.

Questa associazione è esattamente il contrario di quanto la stessa Internet vorrebbe essere: libera ed indipendente.

Tutto questo alla luce anche delle recenti discussioni e “rivolte” di utenti dopo la scoperta, nelle “pieghe” delle note legali di Facebook, che la proprietà dei contenuti inseriti dagli utenti diventano di proprietà di Facebook ed altre amenità che consentono in maniera arbitraria allo stesso Facebook di “spegnere o accendere” il singolo account.

Ma non solo, come al recente World Economic Forum ha dimostrato il suo fondatore, gli iscritti a Facabook rischiano di diventare protagonisti della più grande operazione di Direct Marketing della storia dell’uomo.

Tutto ciò fa apparire quindi ancora più ambiguo quando Facebook viene “trasformata” in una arena aperta alle libere discussioni, nel momento in cui è evidente che tutto, sotto gli occhi attenti del Grande Fratello Facebook, è monitorato, valutato e censurabile.

Quindi rimango molto scettico di un approccio divulgativo che fa di Facebook il suo “cavallo di battaglia”, per così poter cavalcare una “moda” del momento, ma che poi rischia effetti assolutamente inaspettati.

Caricando infatti lo stesso Facebook di qualità “terapeutiche” che non ha, si finisce per avere reazioni violente ed opposte nel momento che si “scopre” la “strumentalizzazione che c’è dietro tutto ciò.

Ne è la prova la “dismissione” di massa di molti utenti americani che hanno chiesto di esser cancellati come account, con tutti i dati ad esso connessi, proprio per evitare in futuro qualsiasi strumentalizzazione delle proprie informazioni.

Infatti è difficile comprendere come chi, di sola energia elettrica per far funzionare i server, paga al mese qualcosa come 1 Milione di dollari, possa ora essersi trasformato in un mecenate del “libero circolazione del pensiero” e della “libera socializzazione” tra le persone.

E’ evidente che qualcosa in cambio Facebook lo richiede, ed andrebbe “spiegato” che ciò è lecito che sia, essendo un’attività privata propensa al profitto, visti gli investimenti che ha attratto.

Assurde, ma connesse alle mie premesse, sono quindi le “mobilitazioni” di utenti, che pretenderebbero di fare pressione affinché, per esempio si possa continuare ad avere un Facebook libero e gratuito come ora!

Per cui arrivo al punto: sembra evidente che Facebook non sia una cosa pubblica ma un’esperienza privata di una società privata, che ha avuto il merito di emergere, divenendo icona di un passaggio storico, come lo furono APPLE, MICROSOFT, CISCO, GOOGLE e YOUTUBE. 

Ma bisogna ricordarsi che tutte queste sono aziende non sono Internet, come CISCO non è i router, o Microsoft non sono i PC, in quanto tutte loro, soprattutto le ultime, usano internet, magari in maniera più virtuosa degli altri, ma sono e rimangono SOLO imprese private.

Per cui parlare ad esempio di Politica ai tempi di Facebook, appare del tutto fuorviante, in quanto non essendo una struttura pubblica, Facebook non può in nessun modo essere messo a disposizione della Politica quale strumento per una maggiore democratizzazione ma deve rimanere SOLO uno dei tanti canali, del resto abbondantemente già usati per fare proselitismo.

Ma pensare che la politica cambierà perché Facebook rappresenta un modo nuovo di fare politica, visti i controlli e la possibilità di condizionamenti che lo strumento dispone, rischia di essere un pericoloso boomerang, perché appare chiaro che chi controllerà canali, quali quelli di Facebook, sarà in grado, meglio di altri, di condizionare le opinioni pubbliche.

Il problema, essendo soggetto privato, è che tutto ciò si potrà farlo pagando, sia spazi ad hoc, che centinaia o migliaia di “account” che abbiano l’unico scopo di far credere che l’opinione prevalente sia di un tipo od un'altra.

Tra l’altro, Facebook, essendo fatto di “sana” tecnologia, può fare tutto ciò senza dover scomodare molte persone, semplicemente programmando la piattaforma a creare decine di migliaia di “falsi utenti” e di “false discussioni” o di falsi gruppi.

Per questo occorre evitare che oggi si mitizzi ciò che domani potrebbe rivelarsi nella sua vera “faccia” o recondite ambizioni, come del resto emerso già dalle stesse dichiarazioni di Facebook, “siamo il 6° paese al mondo come numero di utenti”: un privato con interessi in questioni pubbliche!

La democrazia non può quindi passare da Facebook e nemmeno dalle tante piattaforme private che proliferano che è giusto che sia, che presenteranno sempre e solo le diverse facce delle disfide politiche.

Perché Internet non è Facebook, ma semmai Facebook è solo UNA delle molteplici facce di internet!

Bisognerebbe sempre sottolinearlo per lasciare LIBERO ARBITRIO a ciascuno di vivere la propria esperienza in rete senza condizionamenti “sopra le righe” o fuorvianti e non credere che Facebook sia la rete o peggio il “muretto” che include o esclude qualcuno.

Domani potrebbe essere troppo tardi.

venerdì 27 febbraio 2009

Brand Artificiali!

Il “passa parola”, ha trovato su Internet terreno fertile, perché attraverso i Social Network è possibile agire all’ennesima potenza, potendo così decidere il successo o l’insuccesso di un brand, di una azienda e dei suoi prodotti.

Ma esistono dei seri ma, di cui occorre tenere conto.

Quale attività umana, con in aggiunta un bel po’ di novità tecnologiche, è chiaro che se mentre avere 100.000 persone in piazza o 1.000.000 di oggetti acquistati, rappresentano di per sé un dato oggettivo, ben diverso è il “peso” di un’analisi fatta usando gli strumenti del Social Network.

Infatti, oltre all’arcinoto “lato oscuro” della rete, dove le identità sono tutt’altro che sicure e certe, appare evidente che la strumentalizzazione dei risultati, sia decisamente più semplice ed assolutamente possibile.

Quindi il servizio BuzzMetrics, che sarà lanciato dalla Nielsen, così come altre rilevazioni simili, oltre ad un’interessante spaccato dei blog e dei social network, non potranno rappresentare altro.

La ragione sta proprio nell’oggetto analizzato: i blogs.

Se si osserva a fondo il fenomeno, si comprende infatti come spesso i blog, rappresentino un mondo a parte, gruppi che sarebbe meglio definire, “branchi” che si sincronizzano e lanciano in contemporanea messaggi in modo da condizionare molti dei propri lettori che sulla rete hanno traslato l’approccio televisivo: “lo ha detto la tv”, sostituito con il moderno, “ lo hanno detto alcuni blogs”.

E’ una sorta di potenziometro, che consente anche a gruppi molto piccoli di avere grandi, enormi ritorni d’immagine, anche in presenza di risibili numeri in termini di contatti ed oggettivo interesse reale. 

Per quanto si creda che il mondo sarà sempre più interattivo, appare evidente che ora e ancora per molto tempo, la rete rappresenterà un mondo decisamene a parte, parallelo al mondo reale, ancora profondamente analogico.

Per esempio in Cina, più di un 1 miliardo di persone non usano la rete, eppure questa è già la più grande economia del mondo ed è totalmente analogica!

Ma questo non è colpa di nessuno, l’uomo è prima di tutto un “animale” analogico, fatto di sensazioni fisiche e corporee. Non stupisce quindi che sulle cose veramente importanti, la rete perda il suo “appeal”, per essere sostituita dai “tradizionali” sistemi di comunicazione: parola, vista, tatto.

Questo aspetto risulta importante, altrimenti si rischia di “credere” che il mondo sia tutto qua, quando la realtà è da tutt’altra parte o peggio si finisca per soffrire di un pericoloso “autismo da social network”, dove il proprio mondo è SOLO quello rappresentato dalla rete. Qualcosa che già molti studiosi cominciano a sottolineare essere un rischio reale.

Per quanto riguarda poi la politica, se prendiamo il caso Obama, in molti pensano che sia stata una vittoria della rete. Analizzando però a fondo quali strumenti ha realmente usato, si nota come la rete è stato solo uno strumento di controllo e coordinamento di una sterminato “passa parola” fatto di persone reali e comitati locali “analogici” di persone in carne e ossa e strette di mano.

La raccolta del denaro è stato infatti frutto del “porta a porta” di queste migliaia di formichine.

Per quanto riguarda la politica italiana la situazione non è molto diversa, tanto che le ultime elezioni o le crisi di alcuni dei partiti, come quella del PD, sono state imputate anche ad essere stati “troppo Digitali”, finendo per chiudere molte sedi sul territorio per gli incontri reali, facendo posto ad un “partito digitale” che alle ultime elezioni in Sardegna, con tanto di Soru, re del digitale italiano, ha portato a casa solo una sonora sconfitta, da un signore TV / Analogico come Berlusconi.

Il problema è che ora stanno nascendo servizi a pagamento, connessi direttamente o meno alla analisi dei contenuti dei blog e dei social network

Esiste un rischio: tanto più questa nuova economia del Social Network crescerà, tanto più i blog stessi e molto degli stessi account dei diversi Facebook, rischieranno di trasformarsi in Redazionali a Pagamento o articoli che intendono alimentare idee, prodotti, consumi, giudizi, pareri, con lo scopo di condizionare a fini commerciali chi cerca risposte ai propri problemi o necessità, usando questo o quel motore di ricerca.

Non a caso molte delle attività Social di Politici ed Aziende sono già di questo tipo, visto che usano Facebook come uno strumento di promozione, ben diversamente da quanto immaginato dal suo fondatore, quale momento d’incontro tra persone che si conoscono ( i famosi “amici”).

Questo spiega anche un fenomeno in contro tendenza, quello cinese, dove Facebook non sta conquistando il più grande mercato internet del pianeta, visto che usano ben altri strumenti di “passa parola” e di relazione diretta, soprattutto a colpi di Instant Messaging (MSN, ICQ , QQ .etc…) piuttosto che buttare la propria identità in pasto a non ben chiari spazi aperti, quali quelli di Facebook.

Quanto detto, rende evidente come sia quindi molto difficile credere alla validità di un sistema di giudizio che non è in grado di garantire l’autenticità del giudizio espresso e soprattutto la non strumentalizzazione dello stesso.

Tecnicamente poi non è difficile creare un sistema, anche importante per esempio di qualche migliaio di blog, che consenta la creazione di un sistema di “ripetitori” di contenuti ed idee, in grado di simulare e offrire uno spaccato del tutto inattendibile sui reali interessi.

Basta pagare!

Tra l’altro ci si espone ad un possibile aspetto paradossale: i ricatti da social network, dove si può scatenare la propria rete di contatti su un tema o contro qualcuno che non si è gradito.

Il sottoscritto ne sa qualcosa, quando ha avuto modo di scrivere su Grillo ed esporre contenuti non graditi alla sua comunità di migliaia di blogger.

Chi ci dice che, come oggi ci sono società che comprano domini internet per poi rivenderli ai brand che intendono utilizzarli, lucrando sul valore dell’identità digitale, domani potranno esistere blogger che “sparleranno” di questo o quel brand, confidando di ricevere un compenso (riscatto), affinché non si tocchi questo o quel marchio??

In fondo dietro ogni computer e in ogni account di social network si “nasconde” sempre un uomo in carne ed ossa, con i suoi pregi e difetti

Non è quindi da colpevolizzare la natura della rete, solamente un’artificiale estensione umana, ma solo la natura umana che può trovare sulla rete nuovi e più vasti spazi per esprimere il proprio lato buono o cattivo.

Social network compresi!

sabato 27 settembre 2008

Video CV Resumes di Sarah Palin: Aspirante Vice President USA!

Sarah Palin potrebbe essere la prossima Vice Presidente USA.
Ormai sulla rete i video CV Resumes sono il futuro per cercare una occupazione.
Ecco quello della aspirante "Vice President" della campagna elettorale "più pazza" del mondo"

E a seguire il "programma" ... molto speciale (benedizione contro la stregoneria):

giovedì 18 settembre 2008

No alla “Blogger Casta”

Il mondo è fatto di dentro e fuori, amici e parenti….
Appartenere, sentirsi parte di qualcosa è importante, gratificante, da l’energia e il senso a molte cose, azioni, pensieri.

La rete ha il pregio di connettere in “tempo zero” tutti coloro che sono online, dando il senso di uno spazio, idee, azioni condivise praticamente infinito.

Molte amicizie sulla rete diventano matrimoni e fanno figli. Quindi sono sempre una cosa seria.

Ma recentemente seguendo varie discussioni ed eventi connessi alla rete, mi accorgo che il vecchio essere utenti o meno sta diventando il nuovo muro di Berlino da abbattere (o alzare) per tenere a dovuta distanza qualcun altro.

Lo stesso accadde quando agli albori della rete, “gli altri”, guardavano “questi ragazzi” con sospetto, timorosi da una parte di fare la figura dei fessi, ma soprattutto temendo il cambiamento che intuivano si portavano dietro.

Dopo anni e anni di comune proselitismo, in molti per fortuna hanno fatto il “salto della quaglia” e si professano “fedeli innovatori ed utilizzatori”, ma ora il contrasto si è spostato da un piano tecnologico della prima fase (cosa è?) a quello dei contenuti (come lo uso e cosa metto dentro?) .

Metafora del mondo reale, la rete è complessa quanto la vita che conosciamo, solo che è alla centesima potenza, visto che è capace di connettere, quasi fosse contemporaneamente una macchina del tempo e di trasporto, ogni dove con ogni dove, una mente con un’altra mente a migliaia di chilometri di distanza, in tempo zero.

Dalla linea basica iniziale, adesso stanno emergendo una marea di declinazioni (d’usi).

C’è ancora tanto da fare, ma se oggi le telecomunicazioni (45 mld) rappresentano solo in Italia già 5, 6 volte il mercato della Televisione (8 Miliardi), questo risultato spiega più di tante parole, quanto la rete sia già qualcosa di profondo, visto che l’assioma Telefonia – Internet - Tv è destinato a sparire in un unico TIT di uso immediato, fruibile come accendere un odierno forno a micronde.

Ma se sul piano ambientale l’entusiasmo è palpabile, altro sta prendendo una piega poco edificante.

Dopo tutto il lavoro fatto e le basi stesse della rete, molti dei nuovi internauti stanno troppe volte classificando (cercando) i diversi usi, sottolineando il senso di appartenenza a questo a quello, come fu la diatriba tra Mac e Windows che ha popolato le nottate di tutti noi negli anni ’90 ( mai finita e spostatasi ora sugli IPOD e i fratelli minori).

Essere Blogger è un “no sense”, visto che assomiglia alla classificazione data ai siti aziendali divisi per settori merceologici ed industriali.

Quindi nessuno è blogger, tutti sono blogger, senza escludere o includere nessuno.

Altrimenti molte discussioni recenti che vedo popolare la rete, finiscono ad assomigliare a discussioni “condominiali” che hanno solo uno scopo, quello di continuare a tirare una linea tra chi è dentro da chi è fuori, creando una sorta di “branco”.

Tutto ciò è un “no sense” in quanto la rete per definizione è anarchica così come lo sono i suoi ospiti, quindi non accetta alcuna classificazione che la incanali.

Essere Blogger sembra, oltre ad una moda del momento, più utile a qualcuno per essere accettato che una reale posizione in uno spazio del tutto inesistente, se non nella mente di chi crede esista.

Giornalismo, media, blog, siti web, si muovono come il Blob (non Blog) e importante è solo il contenuto, le emozioni che il singolo, gruppi di singoli o l’impresa o i gruppi di imprese, le associazioni di imprese e persone intendono condividere.

I modi per farlo si sono moltiplicati, stratificandosi attraverso connessioni di sinapsi ora Web, ora telefonica (SMS), ora in periodici incontri tra persone reali.

Lo stare bene con gli altri è la ragione che motiva una cena, un incontro, una discussione.

Farlo diventare un senso di appartenenza a qualcosa di astratto, pensando così di innovare la società esistente è alquanto fuori luogo, in quanto qualcosa di innovativo oggi diventa d’uso comune domani.

Oggi siamo in una fase di cambiamento ed abilitante di nuove forme di comunicazione. Domani sempre più persone finiranno per usarle senza per questo classificarsi o distinguersi per l’uso o meno di quelle che sono semplicemente tecnologie di comunicazione.

L’emersione invece di un uso “improprio” o di appartenenza a quelle cominciano ad assomigliare a delle vere e proprie “caste di eletti”, mi pare personalmente del tutto fuori luogo, visto che proprio per allargare la base di utenti e “cittadini” di questa “Società dell’Informazione”, occorre che ciascun nuovo “abitante” debba sentirsi come a casa propria.

Un dubbio: non è che tutto ciò sia funzionale ad un’economia degli eventi che cerca di trarre ritorni commerciali da questa “artificiosa classificazione”?

mercoledì 17 settembre 2008

Ri-Privatizzare la FIbra: un diritto costituzionale per tutti gli italiani

Il futuro di tutto il pianeta si giocherà su poche ma chiare priorità: Acqua, Cibo, Energia ed Internet.

La questione fondamentale è quindi quella di garantire a tutti i cittadini, come diritto costituzionale, l’accesso alla rete internet, esattamente come gli altri beni primari.

La carta costituzionale dovrebbe pertanto essere aggiornata al futuro che è già arrivato: “tutti i cittadini devono avere pari opportunità di accesso alla rete”.

Il digital divide che colpisce qualcosa come l’11% della popolazione italiana sarebbe quindi un fatto inaccettabile, a questo punto incostituzionale,

Ma non solo. Molti analisti sono concordi nell’affermare che in futuro, attorno alle 4 priorità citate, si scateneranno conflitti e anche guerre tra i popoli.

Già oggi, i conflitti attivi sul pianeta sono aumentati e strettamente collegati alla conquista di questa o quella priorità fondamentale.

Sulla rete il controllo è diventato un quotidiano problema, tanto che gli operatori possono a loro piacimento decidere cosa far vedere o no ai propri clienti, semplicemente rallentando o velocizzando l’accesso a questo e quel sito.

Quindi essendo le comunicazioni un aspetto fondamentale per migliorare la qualità della vita di una persona ( o controllarla), alla stregua del parlare e sentire, quale estensione dei sensi fisici offertici da madre natura, la rete deve essere realmente garantita come una risorsa Pubblica a tutti.

Alla stregua dell’aria e della citata acqua, la rete non può essere pertanto proprietà di nessuno e per la sua natura interconnessa e transnazionale, necessita di una chiara connotazione pubblica, per evitare abusi o peggio, discriminazioni tra cittadini ricchi o poveri.

Nel futuro sempre più povero, è evidente che occorre attrezzarsi affinché chi non possa più permettersi i beni superflui o un’auto o altro, possa sempre avere accesso alla rete, potendo da una parte mantenere un contatto con la conoscenza condivisa disponibile e dall’altra poter sperare di “cambiare” il proprio futuro usando la rete anche come strumento di lavoro.

La rete è come una grande piazza pubblica, di dimensione planetaria, con le sue viuzze e locali.

Impedirne l’accesso a qualcuno, equivale a non permettere loro, alla ricerca di nuove opportunità, di poter incontrare altre persone od aziende, in questo pubblico spazio.

Oggi tutti i cittadini italiani non hanno pari opportunità di fronte all’accesso alla rete. Questo sia a livello nazionale che locale.

L’idea diffusa che la rete sia un servizio e non una infrastruttura, quale fogne e le linee elettriche, ha portato a scaricare sui privati una questione che invece è di tipo pubblico.

Il privato, per definizione, agisce nella direzione che gli permette di massimizzare il proprio profitto.
Il pubblico dovrebbe invece agire nella direzione della tutela degli interessi sociali, senza differenze ovunque essi siano.

Appare quindi evidente il paradosso attuale italiano, dove l’azione di tipo pubblico è stata delegata, dopo le sciagurate privatizzazioni nel settore delle telecomunicazioni, ad un’azienda totalmente privata.

Impossibile quindi, che per quanta buona volontà gli amministratori di Telecom Italia possano dimostrare, che questa azienda possa rappresentare gli interessi di tutti gli italiani.

Ora rappresenta e tutela gli interessi solo dei propri azionisti, per giunta oramai connessi con la concorrente Telefonica, finendo per generare un paradosso nel paradosso.

Negli anni precedenti, si è richiesto il rispetto del suo ruolo “pubblico” al servizio dei cittadini, cercando di denunciare lo sviluppo a macchia di leopardo della rete Internet italiana.

Stesso discorso dopo quanto successo a Milano con la cessione della fibra pubblica del comune ad entità private, secondo il principio del profitto, piuttosto che quello del servizio pubblico.

Da queste premesse la proposta: Nazionalizzare la Fibra.

Questa azione avrebbe un duplice effetto:

Il primo annullare il conflitto di interessi attuale per cui l’attuale monopolista Telecom Italia, venda servizi utilizzando la stessa rete di cui dovrebbe essere un semplice custode, situazione che naturalmente favorisce azioni di concorrenza sleale nei confronti degli altri operatori sul mercato.

Il secondo, consentirebbe di preservare, proteggere l’accesso alla rete, che offerta alle stesse condizioni a tutti, consentirebbe di generare un flusso di cassa che potrebbe essere rinvestito negli investimenti di aggiornamento.

Il concetto da sviluppare è quello dove i concessionari accedono ad una rete totalmente pubblica, secondo condizioni veramente paritetiche.

Se poi qualche privato sente l’esigenza di creare delle proprie reti, occorre definire un principio di Concessione che lo Stato offre all’investitore di turno, ma che visto l’aspetto strategico delle infrastrutture, possa dare al partner pubblico, obbligatoriamente per legge, il diritto di poter offrirne una quota ai propri cittadini, come parte della rete nazionale d’accesso.

La proposta solo nell’apparenza appare inaccettabile, ma visti i successi di esempi simili, quali quelli nel caso dell’ENI e dell’ENEL che hanno già dimostrato che anche lo statale può essere competitivo, tanto che ENI è una delle Top 500 aziende di fortune con una presenza internazionale di primissimo piano in ogni parte del mondo.

Non va poi dimenticato che sulla rete viaggiano dati sensibili ed andando verso un mondo sempre più instabile, diverrà terreno per un nuovo tipo di guerre e terrorismi, fino ad ora sconosciuti, totalmente telematici.

Lo stato ha quindi il dovere di difendere e proteggere i propri cittadini direttamente con le proprie “forze armate digitali” per evitare che in futuro emergano azioni illegali da parte di privati o governi nemici che possano mettere a repentaglio la sicurezza dei singoli o della stessa nazione.

Per contro, nel caso di Alitalia, questo approccio non può essere valido, nel senso che Alitalia vende un servizio, in un sistema dei trasporti, dove le infrastrutture sono gli aeroporti.

Quindi nella gestione della crisi attuale, è giusto che questo tipo di compagnia riesca a trovare un equilibrio competitivo e non protezionistico, anche se ovviamente ci si auspica che l’Italia non dipenda in futuro da compagnie straniere per la mobilità personale e delle merci.

Tornando alla rete, occorre ora avere il coraggio di portare all’attenzione della politica una priorità nazionale, prima che diventati un’emergenza nazionale.

Come nel caso delle altre priorità fondamentali quali Acqua, Cibo ed Energia, sarà la cartina di tornasole per evitare che l’Italia del futuro, sparisca dalla lista dei paesi sviluppati, per ritrovarsi in quella del terzo mondo, ripercorrendo il percorso del gambero già fatto al periodo della grande Roma, ora per molti turisti solo un ammasso di “pietre rotte!”, ma una volta l’ombelico del mondo conosciuto.

lunedì 15 settembre 2008

ITV and ... Berlusconi???


Come gli inglesi vedono la questione e i suoi (reali) protagonisti...

mercoledì 10 settembre 2008

Limiti di LEGGE-NET: "IO" Clandestino ...

Un paese è tanto più evoluto tanto più lo è il suo sistema legislativo.

La comparazione tra paesi, avviene proprio attraverso il confronto dei rispettivi sistemi legislativi.

L’Italia sembra da tempo però aver perso la bussola e dimenticato la “regola aurea” che caratterizza un valido sistema legislativo: essere capace di rispondere alle esigenze e problematiche della società contemporanea.

Su molte tematiche attuali ed in particolare per quanto riguarda le nuove tecnologie, il legislatore deve ancora di fatto rifarsi a leggi del 1948 (Legge 47/48), quella che disciplina la stampa cartacea, utilizzata per valutare la “legalità” dei Blog e i siti Web.

Che un paese moderno, alle prese con il 2008 (tecnologico ed internettiano) possa competere adeguatamente utilizzando regole del 1948, appare alquanto difficile immaginarlo.

Spontaneo allora sarebbe un moto quale: “aggiorniamo le regole”.

Malauguratamente, gli aggiornamenti successivi (legge 62/2001) non hanno tracciato ed accolto nessuna delle nuove dinamiche e relazioni sociali “contenute” nei nuovi prodotti telematici, ma al contrario hanno di fatto provato a ricondurli ad una naturale evoluzione dei precedenti cartacei e quindi normativamente riconducibili alla vecchia legge del ’48.

Insomma sia tornati daccapo, come se fossimo ancora al 1948!.

La “rattoppata” del 2001 (Legge 7/2001), invece di chiarire la situazione, ha finito per complicarla enormemente, senza che i legislatori italiani si potessero rendere conto delle profonde implicazioni che di fatto avrebbero potuto avere tali atti.

E i segni evidenti dello stato confusionale del nostro sistema legislativo in materia, non hanno tardato a manifestarsi.

Infatti sono arrivati a creare il paradosso del caso dell’oscuramente del sito Accaddeinsicilia.net, dello storico siciliano Carlo Ruta, che è stato accusato di Stampa Clandestina.

A parte la “brutalità” di un’accusa assurda nel 2008, è evidente che questa sentenza, figlia della confusione della legislazione vigente e discrezionalità lasciata al giudice nell’applicarla, di fatto crea un precedente estendibile, in qualsiasi momento, a tutti i Blog e siti Web, che di fatto rende tutta la società italiana dei Blogs attuali, una società di Clandestini e Carbonari.

Il cavillo che ha condannato il sito di Carlo Ruta è legato all’interpretazione restrittiva che il giudice ha dato alla legge 62 / 2001 e D.Lgs 70/2003 e che obbliga le testate alla registrazione al tribunale, cosa che ovviamente Ruta non aveva fatto, in quanto detto obbligo si riferirebbe solo a coloro che intendono avvalersi delle provvidenze previste dalla legge 62/2001.

In pratica, l’interpretazione data dal giudice del Tribunale di Mantica, obbligherebbe ora tutti i Blog ad una registrazione, negando l’interpretazione spergiurata a suo tempo, confermando comunque tutti i dubbi sulla sostanziale “ambiguità” della normativa vigente, altrimenti i politici che hanno legiferato, ci spieghino perché il sito di Carlo Ruta è stato oscurato..

Occorre fare qualcosa, vista la crescente importanza e centralità del digitale interattivo nella società contemporanea, pensando a riscrivere dalle basi, le regole che lo dovranno regolamentare.

Nessun “rattoppo” però o evoluzione di un passato che deve rimanere tale, visto che l’invenzione di Gutenberg, per quanto abbia cambiato la storia di tutti noi, non possiede molte delle caratteristiche e dinamiche che sono il motore di una socialità interattiva e globalizzata come quella in cui viviamo già oggi.

Questa nuova legislazione, necessita però di un lavoro di squadra e cooperazione generazionale.

Non rappresenta infatti solo una questione di contenuti e distribuzione degli stessi, ma deve regolamentare come l’identità di ciascuno di noi e i nostri pensieri, possano trovare spazio legale nella Società dell’Informazione futura, oggi totalmente disconosciuta dalla nostra attuale legislazione, come se internet non fosse mai stato inventato.

martedì 9 settembre 2008

Italia(nata) Telecom:anello debole dello sviluppo nazionale

Nel cercare di “capire” le faccende Italiane nell’ottica del mondo che cambia, corre, avanza, si fa molta fatica a comprendere molte scelte, spesso più simili a dei Harakiri.

Telecom non fa eccezione.

Dopo una sciagurata privatizzazione e repentini passaggi di mano che l’hanno caricata di debiti miliardari (42 Miliardi), adesso rappresenta l’anello debole dello sviluppo Italiano.

L’empasse nel quale l’azienda è precipitata da qualche tempo, necessita non semplicemente di una ristrutturazione aziendale ma di una vera e propria “ristrutturazione paese”.

Infatti, appare decisamente insufficiente la soluzione proposta di recente da Telecom, che su sollecitazione dell’Antitrust ha creato Open Access, non altro che una divisione interna che di fatto non cambia i termini del problema.

Delle due una: o il paese intende provare a competere sull’innovazione tecnologica, seriamente e con convinzione o è meglio “alzare bandiera” bianca ed arrenderci definitivamente al futuro che incombe.

In particolare va evidenziato come Telecom sia decisamente più strategica di Alitalia, fatto dimostrato dal comportamento di altri Partner Europei (Germania e Spagna) che se da un lato hanno aperto le proprie compagnie aeree a partnership incrociate, per quanto riguarda le ICT, stiano agendo per tutelare prima di tutto gli interessi nazionali, ponendo in subordine quelli internazionali.

Impossibile fare diversamente, perché le infrastrutture per le telecomunicazioni sono da considerarsi alla stregua di “autostrade su concessione”, piuttosto che spazi di semplice e libera iniziativa privata.

Occorre quindi separare rete (infrastrutture) dai servizi, ridando i primi in gestione al pubblico, con la partecipazione di partner Privati e non come ora, dove lo stato è totalmente tagliato fuori da qualsiasi scelta in tale campo.

Solo dopo le imprese potranno realmente competere, utilizzando a pari condizioni l’infrastruttura esistente e non come ora, dove il concorrente è il gestore della rete stessa.

La politica italiana, che ha compreso gli errori del passato, ora sembra non sappia come tornare indietro senza “perdere la faccia”, perché molti dei protagonisti di allora sono ancora in prima linea.

A questo si aggiunge il problema Europeo e le sue regolamentazioni in merito.

Onestamente però, l’idea di Europa non ha alcun diritto di mettere fuori gioco l’intero paese su questa questione nei decenni a venire, visto che la rete non può essere considerata un prodotto ma una infrastruttura esattamente come lo sono le scuole, gli ospedali, le autostrade.

Esiste un motto cinese che dice “è stupido colui che non sa seguire il “vento” del cambiamento, preferendo “spezzarsi” sulle proprie certezze” che parafrasato, è come dire che occorre prendere decisioni storiche e popolari, anche se sgradite a livello di qualche concorrente a caccia della preda facile (Telefonica) e qualche banca impegnata sulla questione, a fini speculativi.

Aggiungiamo poi, che non bisogna vergognarsi a chiamare con il nome giusto tutto ciò: “nazionalizzazione” della fibra italiana.

Gli americani lo hanno fatto in questi giorni, senza mezzi termini, per quanto riguarda i mutui, gli inglesi nel sistema bancario.

Non si capisce quindi il perché l’Italia non possa farlo con le TLC, visto che in gioco c’è l’alfabetizzazione dell’intero paese, il futuro “intelligente” di tutti noi.

La ragione per cui occorre prendere questa decisione, non continuando a perdere altro tempo prezioso, l’ha spiegata il Presidente della Commissione Trasporti della Camera, Mario Valducci: “per creare un network adeguato, il paese necessita di 15 miliardi e Telecom Italia, nelle condizioni in cui versa non li ha”.

Siccome è stato dimostrato un nesso tra investimenti nelle nuove tecnologie ICT e la crescita del PIL nazionale, non investire ora sulla Fibra Italiana, equivale a non voler investire sulla crescita reale futura del paese e sulla crescita del livello culturale dei suoi cittadini, relegandoli all’Analfabetismo Digitale.

Per fare un parallelo è come se nel dopo guerra il governo Italiano avesse deciso di affidare la formazione (scuola) ai privati fin da subito, vendendo ad essi le scuole esistenti. Quale lingua, quale storia, quali contenuti sarebbero ora insegnati?

Occorre quindi avere il coraggio di considerare lo scorporo della rete e il suo ritorno sotto il “cappello” statale, un atto dovuto e necessario, dopo il quale, ricominciare a “pianificare” meglio i prossimi passi ma in una forma più virtuosa di quella attuale, che ad oggi appare essere solo una discutibile “Italianata”.

sabato 6 settembre 2008

Hu Jintao, Wen Jabao FAN CLUB ....

E' stato creato dal giornale di partito People's Daily, il Fan Club del Presidente e del Primo Ministro Cinese.

Un punto di vista, una chiave di lettura diversa per gli oltre 100.000 iscritti, con un sacco di immagini, contenuti sulle storie personali dei Leaders cinesi.

lunedì 1 settembre 2008

Killer 2.0 in Offerta!

In un rapporto di PeaceReport viene denunciato l'uso della rete come spazio di compra-vendita di sicari e killer a basso costo. E' il mondo in rete, il web 2.0 che avanza, cresce, da tutti i punti di vista, che si trasforma in nuova realta.
Ora sorge spontanea una osservazione: è giusto "controllare" e reprimere, come sta facendo la polizia Messicana, per cercare di tutelare il navigatore, oppure è giusto lasciare al "buon senso" del navigatore?
Dove sono e chi li decide i confini tra il cyber-giusto e il cyber-sbagliato? O tra il Cyber-scherzo e la Cyber-verità?