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mercoledì 1 gennaio 2020

BACK TO FUTURE del BLOG: fine dell'epoca social



Buongiorno Italia!
Benvenuta nel 20-20! Un saluto da Shanghai a tutti gli amici vicini e lontani!
Qua il capodanno è già bello che cotto e mangiato e si è tornati sul pezzo.
Nota di servizio: nessun botto, petardo o rumore molesto.
Qua i cani, gatti e animali domestici non hanno rischiato l'infarto.
Primo atto dell'anno? Tornare al Blog, il caro vecchio blog.
Compagno di viaggio da ben oltre 15 anni e memoria storica di molti dei passaggi della decade passata. Da oggi tornerà ad essere la mia agenda del decennio appena iniziato.
Rivestiti i panni di Yibu Yibu, step by step in cinese, con cui osservare, condividere, contribuire ad un cambiamento dell'Italia dalla Cina. Riflessioni, osservazioni e suggerimenti e perché no anche azioni.
Prima riflessione dell'anno: i social stanno perdendo colpi.
Previsione Yibu Yibu del 2020: è finita la loro epoca.
Il tema è infatti entrato nelle priorità politiche sia in USA che in EU, in quanto sono a tutti gli effetti diventati strumenti di controllo di massa e quindi soggetto di rilevanza strategica nazionale ed internazionale.
Prevedibilmente ci saranno degli spezzatini delle aziende top a causa della ormai insostenibile posizione dominante che rappresentano, andata ben oltre ad un impatto puramente commerciale. Per cui è chiaro che Facebook presto o tardi avrà lo stesso trattamento che ebbe AT&T decenni fa: verrà smembrata in diverse aziende.
Cosa simile dovrebbe accadere alla stessa Google. Così come in Cina prevedibile che Alibaba e Tencent possano subire simili trattamenti alla luce del loro strapotere attuale.
Ma tornando più specificatamente ai social, va evidenziato come questi siano di fatto invecchiati precocemente.
Divenuti ripetitivi, noiosi, banali, ora è anche sempre più diffusa l'idea che siano ormai luoghi poco raccomandabili perché veicoli di mistificazioni, falsità, false vite, falsi mondi, falsi miti, false sicurezze, false libertà, false competenze e conoscenze.
Insomma che siano un “fake world” ormai nudo.
Ma forse il vero problema è che hanno contribuito a creare quella che viene definita la società del LIKE che ha generato incredibili fenomeni ormai esondati, con parecchie polemiche, nella società civile e nelle piazze.
Fenomeni basati sulla reazione istintiva di un LIKE ma privi di contenuti o proposte concrete, realizzabili.
L'ultimo fenomeno offline nato dal Social in ordine di apparizione è quello delle Sardine. Una storia già vista con il precedente M5S che ha già dimostrato nei fatti come non basti avere il supporto del popolo dei LIKE per poter cambiare un paese.
Occorre ben altro. Occorre un diverso percorso di consenso e di gestione quotidiana nella relazione pubblico - privato, politico - elettore, società - cittadino, problema - soluzione.
I social stanno fallendo perché alla fine sono diventati “banalmente” la nuova televisione del millennio e del "lo hanno detto alla televisione".
Con l'aggravante che nessuno controlla l'autenticità di quello che viene detto e scritto sui canali social e che di fatto consentono a chiunque, senza alcuna limitazione e verifica, di avere i propri 15 minuti di celebrità per inseguire il fatidico LIKE.
Un LIKE diventato per parecchi una idea fissa, un tarlo se non addirittura una ipotesi di lavoro per il proprio futuro, un numero con cui poter pesare rapidamente il proprio successo nella società.
Qualcosa che ormai è diventato oggetto di trattati da parte di psicologi e psichiatri che considerano questa scala valoriale nata ed evolutasi nei social, qualcosa di patologico e pericoloso sia per il singolo che per la società stessa.
A questo va aggiunto che se una società finisce per essere meritocratica sulla base dei semplici LIKE compulsivi che alimentano i social attuali, questa è una società che dimostra tutta la propria povertà di proposte, valori ed identità sociale.
Ma soprattutto i social sono generatori di fenomeni dirompenti nati più di pancia che di cervello, senza mai riuscire a prevedere le reali ricadute sulla società, i rapporti tra le persone e le ripercussioni nei conflitti alcune volte addirittura a livello di nazioni.
La grande velocità con cui sono poi in grado di diffondere informazioni, da grande pregio rischia di essere il loro grande difetto, visto che impatta ormai anche su questioni che necessitano di diverse velocità per poter trovare soluzioni reali per realizzarsi, concretizzarsi.
Per esempio il consenso politico costruito usando questa dinamica, sembra aver trasformato i politici più in teatranti pirandelliani in cerca di una propria identità compatibile con i LIKE che una identità o leadership illuminata, competente da seguire.
Ma al di là dei gattini, influencers e futili azioni compulsive, i casi Facebook - Casapound o Facebook - Affari Italiani, dimostrano come si sia arrivati al capolinea.
Facebook è un servizio privato e quindi sarebbe lecito aspettarsi che sia la società a poter decidere chi può usare o meno i suoi servizi.
La causa intentata da Facebook contro una sentenza di tribunale sul caso Casapound, invece sembrerebbe attestare che sono ormai un servizio pubblico e quindi un diritto per ciascuno di poterli utilizzare.
Un problema grosso come una casa.
Il fatto che ora la giurisprudenza italiana stia per inserire il precedente di equipararli ad un servizio pubblico, genera un incredibile deadlock che necessiterà di ulteriori riflessioni.
Infatti visto l'impatto che hanno ora sulla società, i giudici fanno bene ad agire nella loro sentenza obbligando il reintegro di Casapound su Facebook.
Così come ha fatto bene Angelo Perrino di Affari Italiani a gridare alla censura dell'intervista al filosofo bannata perché conteneva riferimenti a Mussolini e il fascismo, con l’aggravante dello stop dello stesso account personale.
Due casi che dimostrano come sia inevitabile che occorra regolamentare adeguatamente il settore in merito ai diritti e doveri, essendo ad oggi una pericolosa prateria.
Internet è ormai nella sua maturità e deve quindi fare i conti con la necessità di superare la fase anarchica del suo inizio, per così diventare a tutti gli effetti asset reale ed integrato della società civile.
I social si sono già infiltrati a tutti gli effetti nella realtà di chiunque e senza dubbio rappresentano ormai un potere reale in grado di condizionare la mente, le azioni e la psicologia dei suoi utenti.
Ma se fossero equiparati ad un servizio pubblico, come fa emergere la sentenza Casapound, dovrebbero essere quindi regolamentati da una entità pubblica, sottostare a direttive di reale pubblico interesse.
Peccato però che i social non siano servizi pubblici. Sono applicazioni fatte da privati, per giunta di altri paesi, che guadagnano su quello che nello scorso decennio venivano definiti User Generated Contents: i contenuti e le informazioni generosamente offerte dai suoi utenti.
Ma non solo, a tutti gli effetti sono in grado di svolgere un’azione di censura del tutto discrezionale agli interessi, volontà della proprietà privata, usando algoritmi segreti con cui possono essere definiti la visibilità, il senso di pudore, le idee politiche, le priorità e i reali interessi della popolazione che li segue.
A cui va aggiunta la sistematica violazione della privacy del singolo e l'utilizzo spregiudicato da parte di queste aziende dei dati privati che forse con troppa leggerezza gli utenti hanno fornito.
Si fa finta di non ricordarselo, prima di essere presunti canali della libera espressione personale, sono laboratori privati nati e basati sull'utilizzo scientifico delle informazioni personali che raccolgono, sia per fini pubblicitari che per poterli trasformare in potenti strumenti con cui creare servizi vendibili a terze parti con cui condizionare i propri utenti.
Una affermazione che è la sintesi del j'accuse di uno dei fondatori stessi di Facebook che ora si dissocia dalla sua stessa creatura, ritenendola qualcosa di pericoloso per la società.
Ecco quindi le ragioni del mio ritorno al Blog. Semplicemente segno dei tempi che stanno cambiando.
I Social infatti hanno finito la fase espansiva e sono entrati in una fase regressiva tipica di un format che al di là del successo accumulato, è paradossalmente diventato vecchio e comincia a non piacere più come prima.
Qualcosa di cui si sono accorti gli stessi social tanto che il tentativo di non visualizzare il numero dei like appare infatti più una risposta disperata che un efficace rimedio.
Infatti molto del successo lo devono proprio a questo pervasivo elemento. Privati di ciò appare difficile pensare che siano utili per creare discussioni serie che non vadano oltre all’interazione schizofrenica dei pochi secondi di attenzione che caratterizza la navigazione social attuale.
Una audience, poco propensa a qualsiasi reale riflessione su ciò che vede, tanto che le analisi fanno emergere come spesso sia anche dubbia la reale comprensione di quello che viene letto da parte dell'utente (video non visti, testi non letti ....), a fronte di un sempre maggiore numero di like più di carattere compulsivo, una sorta di automatismo indotto.
I dati fanno ora emergere una crescente tendenza all'abbandono dei social.
Una tendenza interessante che suggerisce come si siano quindi riaperti i giochi per nuove forme di espressione, relazioni, interazione più sostenibili, trasparenti, credibili, rispettose della privacy e in sintesi che siano costruite attorno all'utente dall'utente stesso, in maniera autonoma e non indotta.
Il blog non è sicuramente la soluzione ma per molti sarà il ritorno ad una necessaria fase più riflessiva, più intima nei contatti e nella audience, che lontano dalla continua caccia al LIKE, sicuramente aiuterà a ridisegnare i contorni del futuro meno social centrico da realizzare, in questa ciclicità tra vecchio e nuovo che oggi è ufficialmente iniziato con l'aprirsi del nuovo decennio.

Buon anno a tutti!

sabato 30 gennaio 2010

Quando l'Italia farà una seria guerra alla corruzione??

E' arcinoto che tutti i paesi, chi più o meno (vedi precedente post "Corrotti da morire!), soffrono di un grosso problema, di un vero e proprio cancro: la corruzione dei propri pubblici ufficiali.

Quale fallibilità umana, la corruzione ne è una sua manifestazione, inaccettabile perchè si basa su un uso perverso del potere nel gestire la cosa pubblica.

Bene, la Cina da un paio di anni ha lanciato una vera e propria crociata contro questo cancro nazionale, senza esclusione di colpi.
Di seguito il rapporto annuale 2009 per quanto riguarda solo Shanghai. 

La prima cosa che emerge è che per questi soggetti, la carriera politica è finita senza possibilità di ritorno (alcuni anche con il carcere a vita!).

Un modo ben diverso che da noi per affrontare lo stesso problema: i nostri corrotti (e i corruttori) spesso tornano sulla scena senza remore ( e qualcuno ricomincia nella vecchia pratica (vedi quanto accaduto con il "Mariulo" Chiesa). 

Non solo, ora con la degenerazione del senso della giustizia che sta emergendo in Italia, siamo arrivati al paradosso che l'essere scoperti con le "mani nella marmellata", per la difesa sia solo frutto di una macchinazione politica di chissà quale "potere occuluto".

Lasciamo stare le teorie complottistiche e cerchiamo di tornare al sodo: se uno si arricchisce usando metodi illeciti o si fa corrompere accettando o chiedendo pagamento di tangenti ( anche per il proprio partito) merita solo una cosa: l'espulsione dalla società.

Troppo duro? Beh se uno ha il previlegio di gestire la cosa pubblica, non può in nessun modo abusarne. E anche solo un errore è sufficente per l'esclusione a vita da qualsiasi ruolo similare.

Per quanto riguarda la galera poi, sappiamo che è spesso una chimera per chi vorrebbe qualche giustizia, ma almeno l'esclusione a vita (senza appello) sia senza se ne ma.

Su questo tema, per l'Italia, la Cina è ancora ... lontana. 

E per quelli che pensano che da sempre la politica abbia dei costi e necessiti di finanziarsi in ogni modo "per sostenere e difenderne gli ideali", va ricordato che da tempo "il muro tra Est ed Ovest, Comunisti e non ed altre giustificazioni, forse valide allora, non sono più tempo parte della nostra storia contemporanea".

La questione sta diventando un'urgenza, visto che anche gli Usa, così come tutti i paesi democratici occidentali, stanno facendo i conti in questi mesi con il blocco dello sviluppo (ed arretramento), causato da un debito pubblico enorme accumulato negli anni,  in buona parte figlio dei costi (e dei sottocosti) sostenuti per finanziare la vita "democratica" nazionale.

Una situazione che rischia di mettere in dubbio la validità stessa delle scelte democratiche e delle sovra-strutture fin qui utilizzate e che rischia di scatenare una pericolosa implosione verso ancora non si sa quali oscuri lidi.

383 officials in bribery probes (fonte shanghai daily)

THE city investigated 383 officials for alleged corruption and bribery last year, the chief Shanghai prosecutor said in his annual report at the Shanghai People's Congress yesterday.

Chen Xu, prosecutor general of Shanghai People's Prosecutors' Office, said 336 bribery cases had been confirmed in 2009 involving 279 million yuan (US$41 million).

Fifty eight suspects were on or above division level, Chen said. A potential further economic loss of 167 million yuan had been prevented, Chen said.
Meanwhile, 31 officials are being investigated in 27 cases of wrongdoing. Five are above division level.

Ying Yong, President of Shanghai Higher People's Court, said 287 officials were sentenced for corruption, bribery or malfeasance last year, 5.3 percent fewer than in 2008. Two of them were at bureau level and 47 were division level officials, Ying said.

Among them, former Putuo District Director Cai Zhiqiang is facing court for allegedly accepting more than 2.8 million yuan in bribes, the Shanghai No. 2 Prosecutors' Office said earlier this month.

The prosecutors said the 46-year-old took advantage of his positions to accept bribes from companies and individuals. Cai was arrested and transferred to prosecutors last December.

Also last December, Yan Shunjun, retired former deputy director of the city's Environmental Protection Bureau, was jailed for 11 years and fined 100,000 yuan for taking bribes worth 1 million yuan between 2003 and 2008 during his term from seven contractors.(Vedi articolo British businesses bribe officials in the EPA che vede coinvolgimento di una azienda Inglese)

On February 3, 2009, former vice governor of Pudong New Area, Kang Huijun, was jailed for life for bribery by Shanghai No.1 Intermediate People's Court (vedi notizia del suo arresto sul Daily Telegraph).

Kang received 6 million yuan in bribes and also illegally owned at least 11 million yuan worth of property with his wife, Wang Xiaoyin, the court said.
Wang was given a five-year term and about 18 million yuan of the couples' net worth has been repossessed by the government.

Yin Kunneng, former office director of the Putuo District government, is being prosecuted for allegedly accepting about 700,000 yuan in bribes. (vedi notizia  sull'Economic Observer sul suo arresto e modalità corruttive)

venerdì 8 gennaio 2010

Dedicare a Craxi una via di Milano??


In questi giorni dall'Italia arrivano le violente polemiche a seguito della proposta del Sindaco di Milano Moratti, che intende intitolare una via di Milano a Bettino Craxi.

In concomitanza con il decennale della morte avvenuta nel 2000 ad Hammamet si è riscatenata la rissa tra favorevoli e contrari non solo a questa proposta, ma nel suo assieme, di rilegittimare la figura di Craxi, riconoscendogli il ruolo e la posizione che indubbiamente ebbe nella storia Repubblicana Italiana.

A questo punto sorge spontanea una domanda: ma perchè è ora così importante tutto ciò? Con tutti i problemi che abbiamo,è proprio necessario ancora una volta sfidarsi "orazi e curiazi" sulla proposta della Moratti?

Tra parentesi in Italia sono già state dedicate a Craxi due Piazze a Sant'Angelo Romano e Grosseto e alcune vie a Valmontone, Foggia, Lecce, Botrugno, Marano Marchesato e Scalea e non ci sono state "alzate degli scudi" da parte di nessuno.

Quindi dove sta il problema?? 

Personalmente ed umanamente non ho nulla in contrario, ma quale cittadino mi fa una certa specie vedere che ora ciò sia promosso da chi oggi è al governo della più importante città del paese ( ed appoggiato sostanzialmente da chi è al Governo del paese).

Perchè questa richiesta della Moratti inevitabilmente finisce per assumere un tono politico, una pericolasa attualizzazione dei conflitti di allora, che travalica il senso stesso della dedica, assurgendo a simbolo un personaggio che per sua stessa ammissione, si dichiarò coraggiosamente colpevole di fronte a tutto il Parlamento e al paese.

Il 3 luglio 1992 Craxi mise a nudo l'Italia, chiamando in correo tutta la classe politica del tempo, in un discorso storico nel quale spiega anche le ragioni del perchè chiese una soluzione politica al possibile dramma che prima o poi avrebbe colpito tutti i partiti.

Lo chiamò "vuoto di potere" che ne sarebbe scaturito e che avrebbe rischiato di portare il paese chissà dove e verso quali scenari.

Di seguito il passaggio relativo a questo punto:

"Nella vita democratica di una Nazione non c’è nulla di peggio del vuoto politico. Da un mio vecchio compagno ed amico che aveva visto nella sua vita i drammi delle democrazie, io ho imparato ad avere orrore del vuoto politico.
 

Nel vuoto tutto si logora, si disgrega e si decompone.
 

In questo senso ho sempre pensato e penso che un minuto prima che una situazione degeneri, bisogna saper prendere una decisione, assumere una responsabilità, correre un rischio. Non credo, Onorevole Amato, d'essere stato il solo ad aver tirato un sospiro di sollievo il giorno in cui Lei ed i suoi ministri avete giurato nelle mani del Capo dello Stato. 

Sono proprio convinto che il medesimo sentimento ha provato la grande maggioranza del Paese. Lo hanno di certo provato tutti coloro che avvertivano il rischio di una crisi troppo aspra e confusa, troppo prolungata, e valutavano il peso delle conseguenze ch’essa aveva già provocato e le più gravi che ancora avrebbe finito con il determinare."

Ma ecco il punto fondamentale che "svela la maschera" al paese:

".. E così, all’ombra di un finanziamento irregolare ai partiti, e ripeto, al sistema politico, fioriscono e si intrecciano casi di corruzione e di concussione, che come tali vanno definiti, trattati, provati e giudicati. E tuttavia, d’altra parte, ciò che bisogna dire, e che tutti sanno del resto, è che buona parte del finanziamento politico è irregolare o illegale.

I partiti, specie quelli che contano su appartati grandi, medi o piccoli, giornali, attività propagandistiche, promozionali e associative, e con essi molte e varie strutture politiche operative, hanno ricorso e ricorrono all’uso di risorse aggiuntive in forma irregolare od illegale.

Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale, allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale.

Non credo che ci sia nessuno in quest’Aula, responsabile politico di organizzazioni importanti, che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro.

E del resto, andando alla ricerca dei fatti, si è dimostrato e si dimostrerà che tante sorprese non sono in realtà mai state tali. Per esempio, nella materia tanto scottante dei finanziamenti dall’estero, sarebbe solo il caso di ripetere l’arcinoto “tutti sapevano e nessuno parlava”.

Un finanziamento irregolare ed illegale al sistema politico, per quanto reazioni e giudizi negativi possa comportare e per quante degenerazioni possa aver generato, non è e non può essere considerato ed utilizzato da nessuno come un esplosivo per far saltare un sistema, per delegittimare una classe politica, per creare un clima nel quale di certo non possono nascere né le correzioni che si impongono né un’opera di risanamento efficace, ma solo la disgregazione e l’avventura.

Del resto, nel campo delle illegalità, non ci sono solo quelle che possono riguardare i finanziamenti politici. Il campo è vasto, e vi si sono avventurati in molti, come i fatti spero si incaricheranno di dimostrare aiutando tanto la verità che la giustizia.

A questa situazione va ora posto un rimedio, anzi più di un rimedio.

E’ innanzitutto necessaria una nuova legge che regoli il finanziamento dei partiti e che faccia tesoro dell’esperienza estremamente negativa di quella che l’ha preceduta..."

Ecco, è dopo aver riletto queste parole che una completa riabilitazione della figura di Craxi, comunque la si pensi, appare oggettivamente impossibile, perchè se è vero che pagò per tutti coloro che non ebbero lo stesso coraggio di dichiararsi, questo non vuole dire che la figura di Craxi possa ora diventare simbolo, il martire di qualcosa, altrimenti si rischiano pericolosi parallelismi.
 
Come mai se un politico "estorce" per finanziare la propria organizzazione politica, (anche se nel caso di Craxi ci sono le prove dell'uso privato di alcuni di questi fondi) meriti una nuova legge che la regoli, mentre nel caso di altri soggetti che finanziano altri tipi di organizzazioni, si parla apertamente di atteggiamento "mafioso?".

E' la stessa cultura da cui attinge le proprie energie la Mafia che quale "antigoverno" si finanzia illegalmente per consentirle di finanziare le proprie attività e la propria struttura di potere.

Craxi non era un mafioso, forse aveva solo perso il senso del giusto e dello sbagliato, tutto preso come era nel voler vincere a tutti i costi la guerra di potere e tra i blocchi contrapposti(PCI, DC, PSI, USA, RUSSIA...) che imperversava in quegli anni nel paese e che necessitava di capitali, tanti capitali.

Se però la politica di un paese moderno e democratico finisce per trasformarsi in quello che ha riassunto lo stesso Craxi, in un Cancro per il paese, forse il sistema non merita una nuova legge che alla fine alza solo l'asticella della morale comune, ma forse merita proprio di essere azzerato perchè parafrasando Craxi "tutto si logora, si disgrega e si decompone."

Una discussione attuale ancora oggi, visto che tangentopoli, come fecero le armate Americane nella prima guerra del Golfo, "si è fermata prima di arrivare a Bagdad", proprio per evitare che si arrivasse al Vuoto di Potere citato da Craxi.

Fu un grave errore di qui stiamo pagando ancora oggi le conseguenze, visto che difronte alla corruzione nella cosa pubblica non ci possono essere ne se ne ma

Ciò finisce poi per avvalorare l'ipotesi di chi crede che la giustizia sia stata (e lo sia ancora oggi) sola un arma politica e non un "panno che pulisce dallo sporco e dal marcio il paese".

Craxi, per quanto importante nella storia italiana, per sua stessa ammissione, ha contribuito affinche venisse fatto qualcosa che non violava solo la legge italiana, ma le basi stesse di qualsiasi paese civile.

Per cui provate a leggere ancora una volta su Wikipedia la scheda che riguarda Craxi e leggetevi anche la traduzione in altre lingue: è questo l'esempio che vogliamo trasmettere al mondo sul "modo di fare politica" in Italia, il nostro futuro?

Per cui si dedichi pure la via all'uomo Craxi, ma per favore non diamo a "Cesare ciò che è di Cesare", rappresenterebbe solo una eterna caduta agli inferi.

venerdì 19 giugno 2009

Incredulo silenzio!!

Ricevo parecchie email che mi chiedono del come mai di “questo silenzio” sia su Affari Italiani che sul Blog.

Una risposta a questo punto è d’obbligo.

Sono rimasto “senza parole” di fronte al livello (bassissimo) di quanto sta accadendo in Italia.

Faccio infatti molta fatica, a riconoscermi in questo “pattume”, qualcosa più da Reality di bassa lega o da D-movie, sicuramente ben lontano dal paese che, nel mio piccolo, vorrei avere l’orgoglio di rappresentare qua in Cina.

Una offesa quotidiana al buon senso, ai valori fondanti questa, ormai, impazzita democrazia che sa più di “pazza anarchia”, dove non esiste più alcuno spazio per cercare di fare proposte, costruire alternative, innovare verso il futuro.

Tutto ciò perché semplicemente non interessa, nè ai vertici (solo presi a darsele di santa ragione!) ma ciò che è peggio, nemmeno alla stragrande maggioranza dei miei connazionali, che coscientemente (perché si va ai seggi coscientemente!!!), continuano a votare sempre gli stessi “protagonisti” che hanno ampiamente dimostrato cosa e come intendono portare avanti il “Bene Italia”.

Per cui ho preferito, un triste, riflessivo silenzio, piuttosto che aggiungere un’ulteriore voce o mie (inutili) riflessioni, al rumore di fondo da “mercato del pesce” di questi tempi, sperando che nel frattempo potesse arrivare “la quiete dopo la tempesta!”.

Ma ora, spronato da chi mi scrive e mi ha manifestato la sua “voglia” di leggere un punto di vista “non allineato” e “fuori dal coro”; non posso che accettare l’invito a tornare nel mettere in “parole” ed immagini, i pensieri e le sensazioni dal mio osservatorio, perché “volenti o nolenti”, non possiamo proprio permettere che gli ideali e i valori italiani vengano ancora barattati con inutili futuri “successi” ai botteghini del gossip nostrano.

Il mondo intero ci guarda, “sbigottito”!!

venerdì 6 marzo 2009

La Crisi in Cina?? Una continua crescita!! (nonostante tutto)

Ieri su Affari Italiani è stata pubblicato una nota di Alberto Forchielli, dell'Osservatorio Asia che sul Sole 24 Ore, evidenzia come le borse cinesi vedono segnali di ripresa a partire dalla costruzioni.

Mi è stato chiesto un "commento" a margine di questa nota:

"... vero che le infrastrutture siano l'asso calato dal governo in questa fase, ma diciamo era già stato preventivato prima della stessa crisi.

Semmai si sta rivelando un'accorta pianificazione che potrebbe aiutare a superare questo periodo, visto che assorbirà migliaia di lavoratori oggi lasciati a casa. 

Aeroporti e ferrovie sono effettivamente al centro di ingenti investimenti preventivati anni fa. Ma il paese è ancora lontano da aver finito di costruire. Lo farà ancora per decenni!!!

Parlando di mercati finanziari e borsa, quello cui fa riferimento Tamburini, un segnale che consente di essere ottimisti è il fatto che il cinese, a differenza dell'americano ed europeo, è praticamente senza debiti e anzi continua, come una formichina, ad accumulare ingenti riserve di capitali non investendoli proprio.

Il governo sta cercando di convincere i propri cittadini ad investire e a spendere un po’ di più, selezionando gli investimenti "solidi" non speculativi o troppo finanziari.

Quindi sicuramente saranno favoriti gli industriali, gli energetici, l'elettronica e i tecnologici, settori trainanti anche nel futuro della crescita del paese e sui quali i riflettori del governo, guideranno la scelta.

Comunque in generale, grande fiducia qua la ripongono anche sui propri assicurativi (Ping An e affini) e bancari, nel senso che qua la sensazione è che i "pasticcioni" non siano di queste parti e che essere stati lontani da alcune opportunità passate, non sia poi stato così male!

Ricordati che chiudono si le aziende, ci sono milioni di disoccupati, ma oggettivamente la povertà di prima resta, così la ricchezza per quanto riguarda le Città.

La leva e probabilmente la salvezza di questo paese è che oltre 2/3 del paese ancora oggi sono abbondantemente sotto lo standard europeo ed occidentale, per cui per loro, complessivamente la crisi non sta toccando realmente il loro tenere di vita, che al contrario, lentamente continua a migliorare."

Detto questo, è la migliore fotografia per capire come realmente si stia vivendo ai due emisferi del mondo, la crisi in corso: in Cina la stragrande maggioranza ne parla come una cosa "lontana", che non li riguarda, tanto che usano il termine "la crisi internazionale", come se non fosse "anche" cinese" e loro la vedessero solo alla tv.

martedì 16 dicembre 2008

Partita nei migliori dei modi l’avventura italiana all’EXPO di Shanghai

Nei giorni scorsi, ha avuto grande enfasi in Italia, la notizia dell’entusiastica adesione della Cina a Milano EXPO 2015.

Sicuramente un grande successo per il prossimo EXPO italiano, ma soprattutto la prova e la conferma, della stima che lega i cinesi agli italiani e Milano in particolare con la Cina

Legate da un gemellaggio oramai trentennale (1979), Milano e Shanghai sembrano ora legate dal destino nel divenire crocevia fondamentali del futuro economico mondiale.

Infatti, mentre Shanghai EXPO 2010 si terrà nella fase che tutti gli economisti ritengono essere di fine crisi e inizio del rimbalzo dell’economia del pianeta, Milano 2015 dovrebbe avere l’onore di essere il momento del consolidamento della crescita iniziata a partire proprio dal 2010.

Un legame tra le due città che quindi va ben oltre i formalismi, un ponte tra passato e futuro, ben rappresentato anche dalle comuni priorità dei rispettivi EXPO: “qualità della vita, innovazione e sviluppo, ambiente”.

Ma veniamo ai numeri” della futura presenza Italiana all’EXPO di Shanghai.

Come illustrato la settimana scorsa alla comunità d’affari Italiana di Shanghai dal Commissario Italiano per l’EXPO, Beniamino Quintieri, alla presenza del Sottosegretario allo Sviluppo Economico Adolfo Urso, il presidente dell’ICE Vattani e l’Ambasciatore Sessa, la presenza italiana all’EXPO di Shanghai sarà da paese protagonista.

Per prima cosa per la dimensione e la qualità degli impianti espositivi: 7000 Mq, con un investimento di circa 8,2 milioni di Euro, a cui vanno aggiunti i materiali che saranno offerti dalle aziende italiane.

Un progetto selezionato dopo una gara europea, che ha visto impegnati 65 studi d’architettura e che ha il pregio di trasmettere il messaggio tutto Italiano, del “Design quale cultura del vivere”.

E’ talmente piaciuto ai cinesi, che ora stanno seriamente pensando di non distruggere il padiglione dopo la chiusura dell’evento, come prassi vigente per ogni EXPO.

A questo aspetto quantitativo si aggiungerà la qualità del programma che verrà sviluppato, totalmente concentrato sulla promozione dei valori “dentro” il Made in Italy, cercando contemporaneamente di sfatare i luoghi comuni che lo circondano.

Un programma direttamente gestito dal Commissariato Italiano per l’EXPO 2010, con l’obbiettivo da un lato, di coordinare al meglio gli interventi delle diverse regioni e dall’altro, dando precise indicazioni e gli obbiettivi che la presenza italiana deve necessariamente raggiungere, selezionare solo i migliori progetti.

La missione della presenza Italiana all’EXPO di Shanghai sarà quindi quella di “portare l’eccellenza italiana e l’essere italiano a 360°, puntando su un futuro fatto di alta tecnologia, cura ambientale e qualità della vita quotidiana”.

Un’importante ruolo in tal senso, lo avrà proprio la Triennale di Milano, che coinvolta nel concept del progetto, contribuirà anche nella fase dell’allestimento del padiglione italiano che vedrà in gara il meglio del Made in Italy.

Questo approccio della presenza Italiana all’EXPO di Shanghai, è in linea con il pensiero esposto nel suo intervento dal Sottosegretario Urso che, nel cercare di inquadrare l’attuale situazione economica, ha spiegato come l’economia italiana, al di là delle sensazioni, nei numeri appare tutt’altro che in declino, semmai in profonda trasformazione.

Infatti, mentre nel passato si è potuta sfruttare la leva del prezzo migliore rispetto ai concorrenti europei ed americani, ora e da tempo, il prodotto Made in Italy, si vende perché, riconosciutane la qualità, è il più caro.

A riprova della trasformazione in corso, il sottosegretario Urso, ha sottolineato poi come a trainare il “recupero” italiano siano proprio i settori che venivano dati per “decotti”, come il tessile-abbigliamento, il cuoio-calzature e arredamento, settori che dopo essersi dovuti pesantemente ristrutturare, ora sono tornati più che mai l’eccellenza italiana nel mondo.

Ad avvalorare tale tesi, il recente dato WTO che definisce come l’economia italiana, in fatto di competitività, sia la 2° a livello mondiale, sorpassata solo dalla Germania.

Ma tornando all’EXPO di Shanghai, che ci si auspica possa rappresentare un momento di svolta importante, lo si può comprendere proprio nelle parole del Commissario Quintieri: “abbiamo recuperato il ritardo!”.

Qualcosa di ben augurante, anche per la non proprio brillante prima fase della preparazione dell’EXPO di Milano.

Infatti, come sottolineato dal Commissario Quintieri, “quando noi italiani abbiamo una data, siamo in grado di tirare fuori il meglio che c’è in noi e riuscire così a superare qualsiasi difficoltà”.

Un’affermazione che sembra quasi il manifesto della partecipazione Italiana all’EXPO di Shanghai e forse, in maniera estensiva, anche per l’intero sistema Italia in questi momenti di crisi.

Infatti al di là delle parole, i fatti sembrano confermare le affermazioni del Commissario per l’EXPO, tanto che ben 3 città italiane Venezia, Bologna ed appunto Milano, sono state scelte tra le 35 “best practises” che i cinesi mostreranno al mondo intero in termini di esempi urbanistici.

Un bel risultato che come ha spiegato il Presidente dell’ICE Vattani, è arrivato anche grazie all’importante azione di contatto e mediazione svolta dall’ICE, che ha permesso alle proposte italiane di essere migliori delle altre, perché rispondevano meglio alle esigenze e alle sensibilità delle diverse giurie OCSE.

L’ICE intende ora proseguire la propria azione di supporto per l’EXPO ed aiutare le aziende italiane nel cercare di utilizzare gli oltre 150.000 spazi comuni, dove le aziende del Made in Italy, potrebbero aspirare ad una vetrina di primissimo piano, fatta di oltre 70 milioni di presenze previste.

In chiusura, il Sottosegretario Urso, ha “presentato” la squadra, i ruoli e gli obbiettivi delle diverse componenti italiane a supporto della internazionalizzazione delle imprese in questi tempi di crisi.

All’ICE è stato assegnato il compito prioritario di concentrarsi sui paesi emergenti, divenendo “testa di ponte” per il sistema italiano nella sua successiva espansione.

La SIMEST, che ha già provveduto ad allargare i tempi di rientro per i propri finanziamenti, ha contemporaneamente agito su una riduzione dei propri tassi, rendendo così ancora più conveniente l’uso di tali strumenti finanziari per l’impresa italiana che intende internazionalizzarsi.

Per finire la SACE, che gioca un ruolo attivo nel garantire, assicurare il credito e quindi partecipare ai rischi paese che le imprese italiane devono correre nella conquista ed espansione dei nuovi mercati.

Milano – Shanghai, due città e due simboli planetariamente riconosciuti.

Ora sempre più l’asse sul quale passerà il futuro del mondo, qualcosa che deve essere “sprone” per continuare a fare sempre meglio e non perdere di vista l’obbiettivo condiviso: “la definizione di un nuovo sviluppo sostenibile”.

giovedì 25 settembre 2008

CAI - Nuova Alitalia ….Ora si fa sul serio!

Era ora, dopo che la politica ha cercato di “remare” a sé la questione, adesso, toccato con mano il baratro, la bussola d’Italia sulla questione, sembra indirizzata solo verso una direzione: l’accordo.

Sperando che nel futuro non si assista ancora a questi “poco edificanti” balletti d’interesse, le ragioni che ora renderanno possibile l’accordo sono semplificabili in: “merda nera”!.

Finito il giro di valzer degli interessi di parte, che stavano solo sfasciando tutto, ora si è passati alla definizione di un piano strategico vero, concreto, visto che i protagonisti, hanno capito che qualunque vincitore della diatriba, sarebbe stato ricordato come un “distruttore”.

In questi giorni tra i diversi contendenti è volato di tutto e i “troppi galli nel pollaio” se le sono date di santa ragione, non riuscendo a vedere che solo l’avversario (politico), perdendo così di vista la vera questione da risolvere.

La prova del cambio d’umore, sono le “convinte” manifestazioni d’interesse delle compagnie aeree straniere, fino ad ora rimaste alla finestra, che non volevano certo trovarsi “incastrate” nelle beghe del condominio Italia, che hanno assistito, compiaciuti, al processo autodistruttivo in corso.

Speravano e tifavano per il fallimento di Alitalia per “accaparrarsi” pezzi pregiati di loro interesse a prezzi di liquidazione.

Ma adesso il vento sembra essere cambiato.

Ora c’è da star certi che faranno di tutto pur di accaparrarsi un posto sulla Nuova Alitalia, anche perché la Nuova Alitalia può giocare un ruolo determinante nel quadrante meridionale della Europa allargata, cerniera tra Nord e Sud, area fondamentale anche per gli altri paesi dell’Unione.

La sensazione è però che Lufthansa sia quella più “allineata” agli interessi italiani e propensa ad avere un Hub forte in Malpensa, creando le premesse di un accordo a due che può spiazzare tutti gli altri operatori, visto il ruolo crescente dell’Est della Europa allargata.

Un asse Germania – Italia sarebbe poi sicuramente un ottimo viatico per sostenere anche uno sviluppo economico futuro per entrambi i paesi, i veri “piloni” dell’Europa attuale e futura: “industria e creatività”.

Ora si tratta solo di aspettare la “fumata bianca”, quella che confermerà che la quadratura del cerchio è stata fatta.

Per il momento: Forza ALITALIA!

sabato 29 settembre 2007

Democrazia 2.0 nella pratica. (e trasparenza)

Recentemente in un precedente articolo, ho fatto cenno alla Democrazia 2.0 come il futuro della democrazia, utilizzando la rete come strumento di coordinamento e i rappresentanti eletti, come semplici “portavoce” dei propri elettori.

Una utopia oggi, ho sottolineato, ma SOLO per le regole vigenti, non per la possibilità di realizzarla nella pratica.

Proviamo ora a fare uno “sforzo intellettuale” e di civiltà sociale, per immaginare, assieme, come potrebbe essere realizzata, nella pratica, questa Democrazia 2.0.

La prima considerazione da fare è negli strumenti da usare in Democrazia 2.0, per verificarne la reale fattibilità. Lo strumento fondamentale per la sua implementazione è comune in Italia come in nessun altro paese al mondo: il telefono cellulare.

Va considerato che qua in ASIA, il cellulare già oggi, a tutti gli effetti, è diventato strumento di idenficazione personale e strumento di pagamento corrente.

Il secondo strumento fondamentale è Internet, al momento però, solo come supporto informativo, di discussione ed aggiornamento, vista la ancora non così vasta diffusione e il non semplice accesso.

A questo punto, per dare vita alla Democrazia 2.0, basterà che ogni cittadino abiliti il proprio cellulare a diventare una “postazione di voto”, utilizzando una semplice procedura:

A) Per prima cosa, il cittadino deve andare FISICAMENTE in una sede della associazione di cittadini a cui vuole aderire (Liste civiche, Partiti) per farsi riconoscere, presentando i propri documenti personali. Viene registrato SOLO con il proprio codice fiscale.

B) Il cittadino fisicamente riconsciuto, a questo punto notifica il NUMERO DI CELLULARE per il proprio televoto che viene associato al Codice Fiscale che lo identifica.

C) Al Cittadino viene a questo punto dato un codice segreto di 20 Cifre, con il quale possa AUTENTICARE il proprio voto. Questo serve per evitare usi non autorizzati ( furto, clone del numero etc..)

D) Dopo questa procedura, il singolo cittadino è ABILITATO a ricevere, dalla associazione di cittadini a cui si è “iscritto”, gli sms con i quali potrà, con il proprio voto, partecipare ed esprimere un parere su una mozione o legge in discussione in quel momento.

E) INFORMAZIONE: Ovviamente il cittadino deve sapere di cosa si parla, per cui con l’invito al voto, deve SEMPRE seguire un indirizzo internet dove possa trovare tutte le informazioni e un forum, per consentire al cittadino di informarsi, confrontarsi e decidere autonomamente cosa votare.

F) VIDEO MESSAGGIO del RAPPRESENTANTE in Assemblea, con il quale possa SPIEGARE, in prima persona, il merito della questione, in maniera ben più chiara di tante parole, messaggio visibile anche direttamente sul cellulare del cittadino.

G) A questo punto, dal suo cellulare, il cittadino può votare, esprimendo semplicemente un SI o NO alla richiesta consultiva della propria Associazione di Cittadini.

H) Automaticamente, l’associazione di cittadini (Partito, Lista civica) attraverso il televoto, può conoscere ESATTAMENTE il punto di vista della propria base elettorale, ed agire di conseguenza.

Una nota è d’obbligo: Ogni cittadino NON potrà iscriversi a più di una associazione di cittadini alla volta. Il controllo di questa semplice regola, facile da gestire attraverso l’univoco Codice Fiscale, è delegato agli organi competenti di Polizia Postale, cui vengono inviate le liste degli iscritti al televoto. Ovviamente il cittadino può CAMBIARE lista a cui essere iscritto, basterà inviare alla stessa Associazione di cittadini, comunicazione in merito, per essere immediatamente rimosso.

Dato che sarà fatto obbligo alle Associazioni di cittadini di pubblicare, opportunamente criptate, le liste degli iscritti al televoto, ogni cittadino potrà verificare direttamente se effettivamente è stato aggiunto o rimosso come da lui richiesto, segnalando le eventuali anomalie agli organi di Polizia Postale.

L’applicazione della Democrazia 2.0 così come suggerita, è facilmente implementabile nel caso della gestione ordinaria dei comuni, provincie e regioni, i cui consigli diverrebbero necessariamente pubblici. Stesso discorso, per quanto riguarda le grandi questioni Nazionali, relativamente ai lavori parlamentari, partecipazione svolta attraverso le Associazioni di cittadini (Partiti) che hanno propri rappresentanti eletti.

Bene, dopo che qualcuno di voi, arrivato a questo punto si sarà fatto una “sonora” risata o avrà dato nella migliore delle ipotesi, del visionario o utopico allo scrivente, provate a fare un giro su questo sito svizzero per capire che, se lo vogliamo, il futuro è già qui!

Buona Democrazia 1.0 (per il momento!)