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giovedì 1 ottobre 2009

Happy Birthday Cina!!! (60 anni!)

Oggi la Cina si è fermata per assistere alla Grande Parata e festeggiare i 60 anni di quello che loro chiamano la “Nascita della Nuova Cina”, la nascita della la Repubblica Popolare Cinese il 1 Ottobre 1949.

Un evento nell’evento, che ha sancito, ricordato, ripercorso, evidenziato i passaggi fondamentali della storia recente di una nazione fortemente multietnica, che non bisogna dimenticarsi, caso unico sul pianeta, affonda le proprie origini direttamente e in maniera ininterrotta, in ben 4.000 anni di storia dell’uomo.

Un miliardo e 300 milioni di persone che come dei viaggiatori del tempo, sulla nave chiamata “motherland” hanno saputo attraversare il mare della storia ed affrontare tutte le tempeste: guerre, carestie, dolori, sofferenze ed ora, tutti assieme, si sono ritrovati per farsi questi auguri speciali, quali compagni di un’avventura che sembra essere solo all’inizio.

Il “racconto” di questa festa non a caso è partito da una parata militare, che solo uno stolto può pensare che sia solo una prova di “forza” che la Cina ha voluto dare al mondo.

Per i cinesi oggi è stato il momento che ha evidenziato la raggiunta maturità del paese.

Infatti tutte le tecnologie usate, carri armati, aerei, missili, veicoli, sono tutte rigorosamente Made in China.

Ciò significa che per la prima volta nella sua storia, la Cina potrà difendersi da sola, senza il bisogno di alcun aiuto esterno.

E’ un punto importante, decisivo, che sottolinea l’avvenuta realizzazione delle due priorità che assillavano tutti i cinesi: dare da mangiare a tutti, potersi difendere da chiunque.

Infatti la “Nascita della Nuova Cina” il 1° Ottobre 1949 avvenne dopo quasi 100 anni turbolenti, dove si sono succedute invasioni, conquiste, divisioni, spaccature, guerre civili, senza che i cinesi potessero realmente autodeterminare il proprio destino.

In particolare l’inizio del ‘900 era culminato con i massacri di Nanchino e il vero e proprio genocidio e riduzione in schiavitù di un intero popolo dopo l’invasione dei Giapponesi, che addirittura assoldarono l’Ultimo Imperatore Cinese ai propri voleri.

Immagini e ricordi che ancora toccano nel profondo il cuore e le menti di qualsiasi cinese.

Bene, oggi veder sfilare, per la prima volta in pubblico, l’ultima generazione di carri armati come il mitico Type 99, vedere sorvolare la piazza dagli aerei d’ultima generazione come il caccia multiruolo J-10 o veder sfilare le diverse generazioni di missili compresi gli ultimi missili nucleari tattici intercontinentali, è stato soprattutto un segnale di serenità per l’intero popolo: “in futuro non dovremo più temere le sofferenze del passato”.

Non solo, la presenza massiccia delle donne nei reparti, come le ormai celeberrime donne pilota dei caccia cinesi, un vanto per le forze armate cinesi, ha evidenziato come tutti, ma proprio tutti, siano coinvolti nelle nuova organizzazione militare del paese, che non va dimenticato, a differenza che da noi, hanno anche il ruolo di protezione civile in caso di calamità naturale..

In una Cina proiettata nel 3° millennio ma fortemente radicata sul proprio passato, questa cerimonia è stata lungamente attesa e preparata in tutti i suoi dettagli.

Da mesi i plotoni delle diverse armi si preparavano in maniera certosina, per quei pochi minuti di sfilata, preparazione che doveva portarli a sfilare “come fossero un corpo unico”.

Da giorni sulle televisioni cinesi veniva mostrato il percorso di formazione di questi privilegiati che per arrivare ad oggi si sono sottoposti ad un massacrante training fatto di marce infinite ed esercizi durissimi.

Basti pensare che, per sfilare poche centinaia di metri in piazza Tienanmen, ogni componente di questi plotoni ha fatto qualcosa come 10.000 Km. di marce, indossando spesso pesi alle gambe per fortificarne i muscoli o sottoponendosi a test con macchine speciali per misurare il sollevamento della gamba nel passo marziale che doveva ed è stato oggi perfetto.

La Cina si è quindi appassionata attorno a questi racconti e ai dettagli del “dietro le quinte” di una parata di questa importanza e portata storica. Così ora tutti sanno per esempio che un plotone in marcia, le linee che devono essere perfette non sono solo 2, frontale e laterale, ma anche la diagonale deve essere perfetta.

Una perfezione che fa parte del profondo della Cina millenaria. Qualcosa che in Cina è comunque cosa nota fin dalla elementari, visto che più o meno tutti hanno partecipato alle manifestazioni pubbliche dove tutti assieme sanno comporre immagini, parole, attraverso l’uso di diversi pannelli colorati che opportunamente mossi, consentono a centinaia di migliaia di persone di poter scrivere, disegnare qualsiasi cosa.

Quindi un vera arte, tutta cinese, che anche oggi ne hanno fatto sfoggio, così che centinaia di migliaia di persone hanno alternato scritte, messaggi ed immagini per tutte le 2 ore e mezza della parata, il tutto con il sottofondo della banda dell’esercito cinese composta da circa 2000 componenti.

A questi si sono poi aggiunte le voci di decine di migliaia di coristi, in un’atmosfera, dove praticamente tutti i presenti nella piazza, anche gli invitati sugli spalti, avevano un ruolo o comunque la volontà di partecipare, lasciare il segno in una giornata così memorabile.

Ed oggi è accaduto qualcosa segno dei tempi: durante la sfilata, alcuni degli ospiti sulla terrazza da dove Hu Jintao e i massimi esponenti del governo cinese assistevano alla cerimonia, una volta vistesi sui maxischermi che erano in piazza, si sono lasciati prendere e hanno lanciato qualche saluto alla telecamera.

Un gesto che chiarisce il senso di una festa di piazza, dove tutti erano protagonisti ovunque fossero e che potranno dire negli anni a venire: io c’ero.

E infatti in tanti hanno voluto esserci, visto che dopo la parte marziale in piazza è stato come se fosse arrivato il carnevale, tanto erano colorati, festanti i carri delle diverse città, province e gruppi di giovani che hanno monopolizzato la seconda parte della parata.

Quella dove, senza troppa nostalgia ma sincera lealtà storica, è arrivato in piazza anche un enorme ritratto di Mao, al quale è poi seguita la registrazione dello storico annuncio fatto dalla stessa piazza, quello che sanciva la nascita della Repubblica Popolare Cinese, oggi, 60 anni fa.

Così come fatto anche per DengXiaoPing, eroi del passato, a cui oggi è stato dato il tributo di piazza di una Cina che però va avanti e non si ferma radicalizzandosi nel loro ricordo, ma che non si scorda di come la Cina di oggi è comunque figlia di un proprio passato, fatto si di 4.000 anni ma che nel ‘900 e soprattutto negli ultimi 30 anni, ha incominciato a correre ad una velocità fino ad allora inimmaginabile.

Se volessimo quindi cercare una sintesi o meglio il significato di tutto ciò che si è visto oggi, questo lo si ritrova nella oramai tradizionale cerimonia della rivista delle truppe, fatta dal Presidente cinese in piedi su una macchina, così da percorrere in pochi minuti gli oltre 3 chilometri dove le truppe sono schierate pronte a sfilare.

La frase di rito usata prima da Deng Xiao Ping e poi da Jiang Zemin e oggi da Hu Jintao pronunciata ogni volta che si arrivava all’altezza di uno dei plotoni pronti a sfilare è: “Salve Compagni!. Compagni, si lavora duro!”.

In risposta ogni plotone risponde “Salve Leader! Noi serviamo il popolo”.

Un rito ripetuto oggi per ben 44 volte, quanti erano i plotoni in rappresentanza delle diverse armi e gruppi speciali presenti alla sfilata.

Una frase che da queste parti non è affatto retorica del passato ma ancora oggi è l’essenza del pensiero che ogni cinese condivide e che potremmo riassumere con il più occidentale: “Together is better!”

Si perché la Cina è e sarà sempre una squadra, un corpo che si muove all’unisono. Un valore di cui i cinesi vanno fieri e che oggi la “Grande Parata” ha ancora dimostrato essere il valore fondante anche della Cina contemporanea e futura.

Quindi non possiamo anche noi che fare i nostri e sentiti: “Tanti Auguri Cina!!”

domenica 17 febbraio 2008

Comprare / vendere casa con il pin

Il mercato immobiliare cinese è in incredibile espansione, il vero volano della “nuova” ricchezza di cui i molti cinesi godono, giorno dopo giorno.

Per capire cosa sia successo, bisogna ricordarsi che in Cina, la proprietà privata è cosa recente.

Infatti nel 1949, la Rivoluzione Maoista aveva azzerato il concetto stesso di proprietà, portando tutto a proprietà collettiva.

Ma con le aperture economiche introdotte da Deng Xiaoping nel 1979, l’architetto dell’attuale boom cinese, fondamentale fu il riconoscimento della proprietà privata a livello costituzionale, una vera “nuova rivoluzione” che ne sanciva il diritto “legittimo e protetto dallo stato”.

Va sottolineata l’importanza di questo passaggio che non è semplicisticamente una questione economica ma una faccenda prima di tutto politica.

Sulla carta infatti, la Cina è un paese “social-comunista” ma con l’introduzione della proprietà privata se ne abbattono le fondamenta teoriche.

Garantire appieno il diritto di proprietà significa infatti garantire ad una classe di cittadini, tendenzialmente indipendenti dal potere politico, di poter aprire la società al dibattito pubblico oltre ad essere un primo passo fondamentale per la introduzione delle riforme politiche di quella che Hu Jintao ha definita“Società Armonica”.

Superati i tempi dello stato collettivista e delle comuni, nonostante quindi i leaders cinesi continuino a sottolineare il fatto che si sta sviluppando un mercato di “stampo socialista”, nella realtà, come risultato della mediazione tra passato e futuro, con la ratifica del diritto alla proprietà privata, si sono iniettati i “geni” del sistema capitalistico.

Tale diritto, che dopo 4 anni di discussioni è stata ratificato anche sotto forma di leggi applicative lo scorso marzo proprio per coprire un “buco legislativo” fino ad allora esistente, sancisce inoltre altri diritti fondamentali, per noi normali, ma non per i cinesi: l’ereditarietà del diritto di proprietà, il diritto della proprietà sui redditi sulle case, sulla terra, sulle cose d’uso e di lavoro e anche sulle materie prime.

Inoltre si stabilisce che in Cina siano vigenti tre tipologie di proprietà: la proprietà statale, la proprietà collettiva collegata ai villaggi e alle contee e gestite localmente da appositi comitati, la proprietà privata individuale.

Il diritto alla proprietà privata introdotto in Cina a partire dal 1979, è stato probabilmente il passo fondamentale alla base dell’attuale crescita del paese, che nelle città ha creato benessere diffuso.

Ora però nella forma attuale, sta scontando qualche problema e malcontento nelle campagne, fatto che sicuramente richiederà qualche ulteriore intervento da parte del governo centrale, per continuare nella direzione della crescita “armonica” nel paese.

Comunque sia, è grazie a tutto ciò che fu così possibile al governo, unico proprietario fino ad allora, di iniziare a “vendere”, per pochi Yuan, le case a molti cinesi delle grandi città, che così ricevettero il proprio diritto di proprietà (Real Estate Ownership).

Il valore di queste proprietà, negli anni hanno subito rivalutazioni incredibili. In questo modo si è andata creando una “nuova ricchezza” per molti cinesi.

Ma nella pratica come si “manifesta” il diritto di proprietà della casa in Cina?

I proprietari di casa ricevono una sorta di quadernetto (la Ownership) sul quale, oltre al loro nominativo, è presente anche la planimetria della casa oggetto del diritto di proprietà.

Ma interessante è osservare come a Shanghai, nelle nuove procedure, vi sia la curiosa peculiarità di assegnare al proprietario, oltre del nuovo certificato di proprietà, anche un codice PIN segreto, stile carta di credito.

Questo codice, esattamente come nel caso delle carte di credito, servirà quando si intendesse vendere il diritto di proprietà a qualcun altro, certificando così l’identità della persona venditrice con il codice da inserire nelle procedure necessarie alla vendita.

Insomma, per i nuovi proprietari di immobili in Cina, d’ora in poi, occhio al PIN!

martedì 23 ottobre 2007

Hu entra nella storia della Cina e la religione entra nello statuto del Partito Comunista Cinese.

Ieri al termine dei lavori del 17th Congresso del Partito Comunista Cinese, come usanza locale, ci sono stati i “botti”, questa volta rappresentati da alcuni fatti che rimarranno nella storia futura del paese e non solo.

Il primo, è il voto che ha consentito di aggiungere nella Costituzione del Partito Comunista Cinese, la teoria dello “Sviluppo Scientifico” teorizzata da Hu Jintao, che consente così a quest’ultimo, di affiancare Mao Zedong, Deng Xiaoping e Jiang Zemin, nel gruppo ristretto della “All of Fame” della Cina.

E’ indubbio che questo emendamento rappresenti una svolta fondamentale per la Cina, oltre ad indicare i prossimi passi e le sfide che il paese deve affrontare nella “lunga marcia” verso la “Società Armonica”, descritta dalla stesso Hu Jintao nell’Ottobre 2006, in occasione della commemorazione della storica lunga marcia di Mao Zedong del ’34-36.

Da statuto, la Cina intende quindi passare dall’essere la “fabbrica del mondo”, ad una competizione con i paesi occidentali, sul piano della ricerca scientifica, terreno fondamentale sia per cercare di far fare al paese un salto culturale che consolidi i risultati economici ottenuti fino a ora, ma soprattutto consenta anche di offrire risultati concreti in alcune delle emergenze nazionali.

Non è infatti un mistero che la Cina stia lavorando per creare un reattore a fusione termonucleare, in grado di produrre energia in grande quantità, vista la crescente voracità del paese in crescita, così come è stato annunciato in questi giorni il primo cinese sulla luna entro i prossimi 15 anni, in una sfida aperta con gli USA, sul campo delle tecnologie spaziali.

Ma non solo, sempre la ricerca scientifica consentirà il totale restyling del futuro esercito Cinese, che fortemente ridimensionato nel numero di effettivi, intenderà essere all’avanguardia per quanto riguarda le armi tecnologiche, comprese quelle Internet, dove le recenti “schermaglie” sul tema degli attacchi informatici, dimostrano una insospettabile attività già in corso.

Secondo “botto” di ieri e segno dei tempi che cambiano, ha per certi versti dell’incredibile: è stata inserita la parola “Religione” nella costituzione del Partito Comunista Cinese.

Questa aggiunta alla costituzione, assume un valore enorme, in quanto sancisce che da ora, i soggetti religiosi praticanti, alla stregua delle minoranze etniche, hanno diritto di convivenza nel sistema cinese che da ieri riconsce la religione, come una componente sociale compatibile con il modello di sviluppo del paese.

Fino ad ora, l’ateismo del partito non dava reali spazi di integrazione concreta con le minoranze religiose praticanti, spesso tollerate, ma non considerate formalmente un intorlocutore accettato.

Questa modifica, apre ora molte porte e speranze per cercare di ricomporre nel tempo, alcune delle tensioni di carattere religioso presenti nel paese, quale quelle del Tibet e Vaticano ma soprattutto, in occasione delle prossime Olimpiadi, dà la possibilità di offrire servizi religiosi per i fedeli in arrivo da tutto il mondo.

Insomma da queste modifiche, si intuisce che la Cina ha capito che il mondo sta cambiando e lei con esso.

Ma soprattutto, ha anche capito che il mondo cambia, proprio perchè la Cina è spesso la causa di questi cambiamenti.

Quindi Hu Jintao, ha pensato bene di inserire nella costituzione del partito comunista, gli elementi di quella che a tutti gli effetti, è una “formale apertura”, in grado di poter contribuire agli equilibri futuri e che per quanto riguarda la questione religiosa, ora messa all’ordine del giorno delle basi stesse del Partito, possa finalmente andare oltre le “vuote” e spesso disattese intenzioni precedenti.

Il terzo “botto” infine, lo si è avuto questa mattina, con l’elezione dei 4 nuovi membri del Politburo Standing Committee, il vero centro decisionale cinese, che ha visto l’ingresso dei due “papabili” a sostituire Hu nel 2012, Xi Jinping (52 anni), Li Keqiang (51 anni), rispettivamente i segretari di partito a Shanghai e Lioaning oltre a He Guoqiang e al Ministro della Sicurezza Pubblica Zhou Yongkang.
Questi sono quindi gli uomini che hanno il compito di pilotare la Cina nel terzo millennio verso la “Società Armonica” e dello “Sviluppo Scientifico” che ci si augura possa essere una “contagiosa” prerogativa, non solo cinese.

giovedì 19 luglio 2007

1 Luglio 1997:Nasce la “Montecarlo”CINESE

(Pubblicato su Affari Italiani il 2 Luglio 2007)


Nel suo sviluppo, la Cina continua ad aggiungere alla proprie tradizionali ricorrenze, sempre nuove date “storiche”, nuovi momenti fondamentali nella continua frenetica evoluzione.

Una data, nella storia della Cina, rimarrà scolpita negli anni a venire: 1 Luglio 1997.

Quel giorno Hong Kong è tornata sotto la sovranità della Repubblica Popolare Cinese.

Al di là delle tappe che hanno reso possibile tutto ciò e delle grandi celebrazione che ormai da più di due settimane i Cinesi stanno sviluppando tutti i giorni, il ritorno di Hong Kong alla Cina, sicuramente è stato un potente accelerante alla modernizzazione di tutto il paese.

Infatti la Cina da sola, probabilmente non avrebbe avuto la forza di svilupparsi come ha fatto se non avesse potuto accedere al Know-how che indubbiamente ha potuto ereditare da Hong Kong, i cui cittadini, più di qualsiasi altro in tutta la Cina, erano in stretto contatto con l’occidente, su un piano di alta finanza e di commercio internazionale.

C’è da dire che gli inglesi, di cui Hong Kong era colonia dal 1842,dopo la prima guerra dell’oppio, prima di restituirla ai cinesi, hanno realizzato una frenetica attività di ammodernamento, spesso di opere faraoniche, una su tutte, il nuovo aeroporto, progetti che hanno fatto la fortuna di molte compagnie inglesi operanti nell’area.

E’ indubbio che i cinesi di Hong Kong avessero all’epoca una marcia in più dei propri connazionali e fatti nell’arte (filmografia, musica …), finanza e commercio alcuni dei “campioni” cinesi provengono non a caso da Hong Kong.

Ma per i Cinesi Hong Kong è stato anche il modo di mostrare al mondo, il nuovo stile ed approccio cinese. Infatti è noto come, al momento del passaggio, spaventati dall’idea dell’annullamento stesso di questo “paradiso” del Capitalismo, chi ha potuto se ne è andato.
I Cinesi hanno però sorpreso tutti e non solo non l’hanno “cancellata”, ma l’hanno copiata, esportando in tutto il paese il modello di Hong Kong, in particolare a Shenzhen e Shanghai, città che devono a ciò la propria vorticosa crescita dell’ultimo decennio.

Hong Kong con i cinesi ha quindi potuto continuare a svilupparsi, diventando la porta di ingresso verso la madre patria.
Da qui le celebrazioni che i cinesi stanno facendo da giorni e i programmi dedicati su tutti i canali cinesi che spiegano cosa sia Hong Kong. E’ una sorta di momento di Riconciliazione Nazionale, nel senso che tutti i messaggi dei programmi e degli spot, intendono dimostrare che tra Hong Kong e Cina ci sia stato un “gioco di squadra”, in quello che poteva essere un evento traumatico.

Sulle Tv Cinesi è trasmesso da tempo un lungo spot nel quale, parafrasando la metafora olimpica, si vede che la Cina “aiuta” gli abitanti di Hong Kong, disorientati, confusi, arrabbiati a ritrovare il “sorriso”, proprio attraverso questa loro nuova condizione, questa nuova “amicizia”, questo nuovo orgoglio nazionale condiviso.
Sul piano psicologico, il filmato centra in pieno quanto accaduto dopo il passaggio alla Cina ma ora per Hong Kong il futuro ruolo è tutto da valutare, anche perché proprio Shanghai sta prendendo, passo dopo passo, le stesse funzioni che Hong Kong aveva in esclusiva.

Di sicuro ha già ottenuto di diventare una sorta di Montecarlo per la Cina, con l’aggiunta, tutta cinese, del parco dei divertimenti di Disney. Ma cosa accadrà nel 2047, quando in ottemperanza dell’accordo Sino-inglese firmato il 19 Dicembre 1984, terminerà l’attuale “alta” autonomia di cui beneficia oggi?

L’accordo sottoscritto è molto interessante e stabilisce il principio di “un paese e due sistemi”.

Infatti la Cina su Hong Kong ha la responsabilità territoriale e quella degli affari esteri, mentre Hong Kong mantiene il proprio sistema legale, la forza di polizia, la propria moneta, una autonomia politica e di immigrazione e la propria presenza internazionale.

Non si fa fatica ad immaginare che quanto accaduto con Hong Kong potrebbe essere quindi, con buona approssimazione, quello che i Cinesi si augurano per Taiwan. L’esperienza decennale di Hong Kong è un chiaro messaggio lanciato anche per tranquillizzare i propri connazionali che potrebbe essere proprio così anche per loro

Una curiosità; il dipinto “dell’istantanea” della firma degli accordi sino-inglesi, dove si vedono assieme la Margaret Thatcher e Deng Xiaoping a Beijing, verrà venduta all’asta da Sotheby da una base d’asta di 6,8 Milioni di HK$. La prova che è stato un momento storico di indubbio valore economico.