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martedì 9 febbraio 2010

Previsioni per il futuro? In queste tabelle!!

Se si vuole sapere come il mondo, la società e l'economia evolverà veramente, al di là delle speranze e parole, contano i numeri, in particolare i "freddi numeri" della capacità di innovare e di innovarsi dei diversi paesi.

Innovazione e brevetti sono una costante dietro il successo o insuccesso di una nazione.

Bene allora guardate questi e vedrete che le dinamiche in prospettiva futura le ritroveremo anche a livello macroeconomico.

Da notare, quale anticipazione degli scenari macro economici sul futuri che vedono una "retrocessione" di molti paesi oggi ai vertici. L'Italia qua è già al 11° posto, così come tra le prime 11 aziende al mondo non esiste una azienda italiana in grado di "creare innovazione". (fonte Ompi)

sabato 23 gennaio 2010

Zaia: che Ministro!!


La visita ufficiale del Ministro Zaia è appena terminata ed è tempo di valutazioni e di bilanci.

Sicuramente ha lasciato due tracce importanti dietro di sè: un accordo quadro di concreta collaborazione a 360° sull’agro-alimentare tra Italia e Cina ed un metodo, un approccio condiviso per il futuro.

Per quanto riguarda gli accordi sottoscritti e le implicazioni connesse, questi sono stati riassunti dallo stesso Ministro nel suo incontro con gli operatori dell’agro-alimentare Italiana e Cinese di Shanghai, incontro organizzato dal Consolato Generale Italiano di Shanghai e alla presenza dell’Ambasciatore d’Italia Sessa.

Lasciati da parte i convenevoli, gli annunci e le promesse, in 10 dicasi 10 minuti, ha così riassunto la situazione di quelli che lui ha chiamato “ i nostri dossier con la Cina”:

  • quelli chiusi ( Kiwi, Prosciutto crudo), 
  • quelli da chiudere entro marzo ( importazione degli agrumi), 
  • quelli da risolvere al più presto ( Prosciutto cotto), 
  • attività da organizzare con il ministero cinese per i prossimi mesi
  • Campagna per la qualità del food,
  • Sicurezza e tutela alimentare,
  • Scambi scientifico-tecnologici per una agricoltura sostenibile, 
  • Forum agro-alimentare Italo – Cinese entro l’estate 2010,  
  • la definizione del progetto del centro sulla sicurezza alimentare Italo - Cinese.
   
Per quanto riguarda invece il metodo, le parole chiave condivise con le proprie controparti cinesi sono state: recupero, difesa e reciproco rispetto delle rispettive culture culinarie.

E per farsi comprendere, il Ministro ha preferito un approccio diretto e senza giri di parole: “basta mangiare le schifezze cinesi!”.

Detta così potrebbe apparire una frase colorita, arrogante e soprattutto scarsamente diplomatica. Vista invece dal lato cinese non lo è stato per nulla.

Non va infatti dimenticato come in Cina, il cibo ancora oggi rappresenti la priorità del paese che non si è scordato il passato di miseria che ha alle spalle, tanto che se vuoi fare un regalo veramente “prezioso”, basta presentarsi con un bel cesto di frutta e verdura, così come regalare latte per i bambini della casa che ti ospita.

Io stesso ho modo di verificare quotidianamente l’attenzione riposta dai cinesi nella scelta degli ingredienti e dei piatti da mangiare, tanto che quando mia moglie cinese è venuta in Italia e siamo andati a Chinatown a Milano, non c’è stato verso di farle comprare nulla di venduto nei negozi cinesi della zona, da lei ritenuti di qualità troppo scadente rispetto allo standard che ormai, soprattutto nella grandi città, si trova nella Cina contemporanea.


Per cui non stupisce che le intenzioni del Ministro Zaia, abbiamo trovato tanti e vasti consensi nei vertici governativi cinesi, visto che gli obbiettivi che si prefigge, protezione e lotta alla contraffazione e qualificazione del prodotto, rappresentano anche per i cinesi priorità assolute, connesse anche con il recupero della loro secolare cultura del mangiare sano.

La medicina tradizionale cinese definisce infatti una stretta correlazione tra quello che si mangia e la salute personale. E’ per questo motivo che il cinese, tradizionalmente, è attentissimo nella selezione di quello che mangia.

Gli accadimenti storici, la povertà e le restrizioni degli anni passati, hanno obbligato i cinesi ad abbandonare questi tradizionali canoni e sani consigli, ma ora, ritrovato un tenore di vita decoroso, in particolare nei quasi 300 Milioni di quella che è la nuova middle class cinese, c’è un diffuso ritorno al salutismo alimentare di storia millenaria.

Per cui il cavallo di battaglia proprio del Ministro Zaia, non può che trovare d’accordo anche i cinesi che oltretutto, stanno facendo i conti con gli effetti del boom economico nel paese.

Di recente il Governo cinese, attraverso un rapporto sullo stato di salute della popolazione, ha infatti preso coscienza come stiano crescendo molte gravi patologie, strettamente legate alla sostanziale povertà e sbilanciamento nutrizionale della dieta cinese attuale.

Contemporaneamente e connesso con il boom economico e la possibilità d’accesso alle abitudini alimentari occidentale, in pochi anni ha finito per trovarsi una generazione di giovani obesi, fatto del tutto nuovo ed anomalo nella storia cinese, causato dall’abuso della dieta alla “Mc Donald”, che per quanto fortemente calorica, appare tutt’altro che equilibrata.

Per cui, come spesso è accaduto su molte altre questioni, nel suo vorticoso processo di crescita, ora i cinesi sono alla ricerca della “dieta perfetta”, che riesca ad offrire un più bilanciato apporto nutrizionale e nel contempo possa preservare la salute nazionale, con un’evidente riduzione dei costi sanitari connessi.

La dieta mediterranea e la tradizionale cucina italiana, rappresentano perciò per i cinesi una “economica” e salutare alternativa da seguire.

Ancora oggi il paese è tutto da alfabetizzare, sul piano del gusto e delle sane abitudini alimentari, per cui le proposte del Ministro Zaia sono state viste sicuramente come un ottimo inizio, per un  duraturo cambiamento nazionale.

Stesso discorso anche per quanto riguarda la proposta della creazione della lista nera degli “importatori scorretti”, alla stregua di criminali che attentano alla salute pubblica, elemento accolto con trasporto dai Cinesi, che non vogliono diventare un’area di stoccaggio di prodotti scaduti o peggio adulterati e nel contempo non apprezzano che all’estero il cibo cinese sia considerato di bassa qualità.

La visita del Ministro ha lasciato però nella comunità Italiana anche un’altra immagine: risposte dirette e senza fronzoli, una squadra ministeriale affiatata guidata da un Ministro sicuramente competente sul tema e con idee molto chiare su come vadano fatte le cose.

Qualcosa che ha sorpreso non poco i presenti, così come la chiarezza dei ruoli e delle funzioni o l’onesta evidenziazione anche dei limiti della azione ministeriale e delle risorse disponibili, che però come ha dichiarato “non devono diventare alibi per fasciarsi la testa”.

Esemplare è stata infatti la risposta ad una questione definita da Zaia “una leggenda metropolitana” riassumibile nella domanda: “perché non vengono fatte Campagne Governative a supporto del Made in Italy agroalimentare, come fanno invece le altre nazioni?”.

Senza giri di parole, provocatoriamente, il Ministro Zaia ha chiesto ai presenti di Shanghai: “ditemi se qualcuno di voi ha visto una campagna istituzionale fatta dagli Americani, Francesi, Tedeschi …”.

Al silenzio che ne è seguito ha poi aggiunto: “Visto che ci riuniamo periodicamente in sede Europea, so quali sono i budget degli altri e quindi le affermazioni che gli altri investono e noi no, sono prive di qualsiasi fondamento”.

Il vero problema”, ha sottolineato il Ministro Zaia, “è che le altre nazioni possono beneficiare dell’effetto trascinamento delle proprie multinazionali dell’agro-alimentare, qualcosa di cui non possono trarre profitto gli Italiani. Questa evidenza ci ha portato a valutare accordi con alcune di queste Multinazionali per permettere anche alle aziende Italiane di entrare in gioco”.

Come è successo a Shanghai, dove “il Governo locale ci ha chiesto di partecipare nella piattaforma logistica in via di completamento che garantirà ben il 50% degli approvvigionamenti per l’intera città di oltre 20 milioni di abitanti.

Questo è quello che il Ministero può e deve fare. Il resto lo devono fare gli imprenditori”.

Il Ministero”- ha continuato Zaia – “con i suoi 20 milioni di Euro, deve sostenere la campagna di promozione a livello mondiale che a fronte dei quasi 4.500 prodotti tipici nazionali, sono solo una goccia nel mare”.

Una situazione ben diversa se paragonata per esempio con una Mc Donald, che deve promuovere  “solo due pezzi di pane con in mezzo una fetta di carne”.

Una “convincente” metafora, che però fa emergere quale sia la grande emergenza del sistema Italia agro-alimentare: creare nuove economie di scala per poter competere in giro per il mondo.

Ad oggi, ben 9 su 10 dei prodotti in commercio detti “italiani”, usano la bandiera italiana, un nome italiano o semplicemente si definiscono Ristorante Italiano, per attrarre i propri clienti, senza che a ciò corrisponda una italianità reale e tangibile.

Un danno per il paese, stimabile per i soli USA in 50 Miliardi di Euro, mentre per la Cina in 100 Miliardi di Euro.

Per recuperare a questo vero e proprio “scippo”, il Ministro è convinto dell’importanza e la centralità di un’azione di qualificazione dei prodotti attraverso anche la creazione di un marchio di certificazione nazionale che sia in grado di attestarne l’autenticità, andando ben oltre la semplice attuale tracciabilità.

Il Ministro Zaia ha infatti sottolineato come questo marchio di qualità “dovrebbe anche contenere le informazioni sulla proprietà aziendale” e che quindi per ottenerlo, i prodotti e i ristoranti Italiani che vogliano chiamarsi tali, “devono essere a maggioranza Italiana”.

Questo per le basi culturali che un piatto ed un prodotto alimentare si porta inevitabilmente con sè.

A margine dell’incontro di Shanghai, abbiamo allora chiesto al Ministro se questo voglia dire che un “ristorante Italiano” gestito ad esempio da non italiani, potrà in futuro aspirare a ricevere questo marchio di certificazione di qualità.

La sua risposta è stata emblematica: “direi di no, esattamente come appare poco credibile che un ristorante Cinese sia gestito da Italiani”. Questa proposta sembra quindi potrà diventare in futuro il “metodo Zaia” per valorizzare e difendere il “Made in Italy” a tavola nel mondo

Un punto condiviso anche con le controparti cinesi ed in linea con l’accordo firmato con i cinesi, di reciproco riconoscimento e tutela delle proprie peculiarità culturali.

Bene, per finire un’osservazione: dopo averlo sentito parlare e visti anche i risultati ottenuti in questa missione in Cina, ma siamo proprio sicuri che sia un bene per il paese che diventi il prossimo Governatore del Veneto?

Forse l’Italia come Ministro ne ha ben più bisogno!.

martedì 19 gennaio 2010

Il fashion cinese avanza ... verso i mercati internazionali!

Le cose stanno cambiando profondamente. Questo sta accadendo anche per quanto riguarda il Fashion. Si sta assistendo infatti ad una "inversione di tendeza" che porterà sempre più Brand cinesi a diventare d'esportazione. http://ping.fm/1ocW7

mercoledì 1 aprile 2009

La Cina avrà il suo Nasdaq

Ormai è evidente come Usa e Cina stiano “marcandosi” strettamente su qualsiasi questione, così come la crisi finanziaria stia aprendo ampi spazi, nei quali i Cinesi si stanno inserendo con sempre maggiore frequenza.

Non sorprende quindi che ora, la Cina voglia replicare anche uno dei successi storici della finanza americana: il Nasdaq. 

GEM il NASDAQ CINESE - Si chiamerà GEM (Growth Enterprise Market), un nome che evoca l’approccio che i cinesi vogliono avere sulla questione, una piattaforma finanziaria dedicata a supportare start-up innovative e tecnologiche.

In realtà il progetto non è nuovo, visto che fu pensato ben già 10 anni fa, ma dopo l’esplosione nel 2000 della bolla finanziaria legata alla new economy e alle dot.com, il progetto della creazione del GEM cinese, fu temporaneamente sospeso, fino ad oggi.

Basata ovviamente a Shenzhen, l’area con il più alto tasso tecnologico della Cina, il GEM cinese sarà fortemente focalizzato sulle piccole imprese a grande potenziale di crescita, con l’obbiettivo di diventare lo spazio per trovare finanziamenti e supportarne la crescita.

I REQUISITI PER LA QUOTAZIONE - Le potenziali aspiranti di questo nuovo listino tecnologico cinese, dovranno però rispettare rigorosamente alcuni parametri, quali:
  • un capitale sociale superiore ai 30 Milioni di Yuan (oltre 3 Milioni di Euro)
  • avere avuto utili per due anni consecutivi e redditività combinata di almeno 10 Milioni di Yuan (oltre 1 Milione di Euro), 
  • fatturato di almeno 50 Milioni di Yuan (oltre 5 milioni di Euro);
  • utili di almeno 5 milioni di Yuan (oltre 500.000 Euro) nell’ultimo anno fiscale, 
LA TRASPARENZA DEI DATI - Ma l’aspetto fondamentale che sta a cuore ai cinesi, è la trasparenza nella diffusione dei dati e dei risultati aziendali da parte delle imprese, così come l’efficienza dei controlli e la vigilanza che la piattaforma GEM dovrà garantire, così da evitare criticità simili a quelle di questi mesi, su quasi tutti i mercati finanziari.

Questa iniziativa, intende essere un concreto supporto alle imprese innovative cinesi ma anche il punto di partenza per la crescita di un mercato di capitali cinesi, in grado di finanziare in maniera sistematica una nuova generazione d’imprese ad alto potenziale di crescita e tecnologiche.

UN'INDICE DI BORSA CONTRO IL CREDIT CRUNCH è anche una risposta alla situazione che si è venuta a creare a causa della crisi finanziaria, dove gli istituti bancari sono diventati sempre più prudenti a concedere prestiti alle start-up, situazione che finisce anche per colpire le piccole imprese che in Cina di fatto rappresentano il 99% delle imprese e danno lavoro al 75% degli occupati del paese.

Il progetto della GEM appare anche del tutto in controtendenza rispetto a quanto sta accadendo agli altri mercati finanziari mondiali, che di fatto stanno subendo tutti forti ridimensionamenti ed accorpamenti.

La Cina sembra dimostrare, ancora una volta, come solo attraverso l’agire e la creazione di nuove innovative iniziative, si potrà sperare di superare la crisi attuale, per creare un futuro fatto si di grandi multinazionali, ma soprattutto da milioni di “invisibili” aziende che, dati alla mano, rappresentano però l’asse vero di tutte le nazioni.

L'ATTENZIONE ALLE PMI - Quello delle piccole imprese è il vero asset che il governo cinese intende salvaguardare attraverso anche questa iniziativa, cercando nel contempo, di lanciare nuove imprese in grado di diventare i leader del futuro, trainando così la crescita sia economica del paese che di competenze tecnologiche necessarie per rinnovare l’industria cinese.

Un messaggio sul quale riflettere, visto che lo scenario cinese assomiglia incredibilmente a quello italiano che anche nei suoi massimi splendori degli anni scorsi, è stato sempre strettamente collegato al successo, spesso planetario, delle proprie “multinazionali tascabili” del Made in Italy.

Le stesse che ora la Cina spera possano trovare nel GEM il proprio terreno fertile per poter diventare le solide protagoniste del crescente “Made in China” futuro.

giovedì 1 novembre 2007

Nel ventre del dragone: Intervista a Yibu Yibu

Di seguito l'intervista pubblicata su Neolib

D: E’ in corso il Congresso del Partito Comunista Cinese molto particolare dove il tandem Hu Jintao-Wen Jiabao vuole dare la svolta definitiva al riformismo. Sarà vero riformismo o un semplice cambio di vestito esteriore in prospettiva dei futuri appuntamenti?

FATTORI: Il congresso in corso sta dimostrando che i tempi per l’applicazione di profonde riforme saranno lunghi. Troppi i nodi da risolvere come ad esempio la riduzione del gap tra aree rurali e grandi metropoli. La Cina non è pronta per applicare le regole democratiche di stampo occidentale che visto il divario economico esistente, favorirebbero solo la parte più ricca, rischiando di privare la parte più povera di una adeguata rappresentatività.
Facendo un parallelismo con l’Italia, è come il nostro problema del rapporto Nord- Sud e l’emergenza del mezzogiorno, mai realmente risolta.
Il rischio in Cina è 100 volte più vasto e rischia di rappresentare anche una pericolosa scintilla per eventuali “rigurgiti” rivoluzionari, non così rari nella storia cinese.
Non è infatti casuale che le migliaia proteste di piazza siano tutte in queste aree, spesso poverissime, quasi sempre per ragioni e motivazioni di giustizia economica, la più gettonata delle quali è il pagamento del giusto prezzo per l’esproprio della propria casa.
Oggettivamente quindi i cinesi non desiderano veramente una democrazia alla occidentale ma desiderano una gestione più efficiente della cosa pubblica che ridistribuisca meglio la ricchezza che adesso appare paurosamente sbilanciata a favore della nuova classe media, la vera novità nello scenario cinese.
Per cui il riformismo proposto è necessario per dare il senso di un qualche cambiamento in corso, ma potrà essere solo il primo passi sulla lunga marcia verso la democrazia che forse solo il successore del successore di Hu Jintao dal 2022, potrà iniziare realmente a realizzare.

D: Pechino 2008 e l’Expo di Shanghai 2010. Che impronta potranno dare questi due appuntamenti alla Cina, al di là del mero discorso economico, sui diversi piani (lavorativo, politico, sui diritti umani e religiosi)?

FATTORI: I due appuntamenti sono importantissimi per una parte della Cina, quella già nella modernità. Consentirà infatti di portare a termine infrastrutture che consentiranno alle due città di primeggiare e livello mondiale e diventare esempi da imitare.
Va sottolineato che questi due famosi eventi, stanno generando tutta una serie di momenti collaterali, tipo gli Special Olympic Game di Shanghai che di fatto, oltre ad essere le prove generali degli eventi principali, sono già dei risultati tangibili del vero obbiettivo cinese: consolidare il livello attuale di apertura internazionale della Cina.
Questa strategia internazionalizzante del Made in China, potrebbe sfociare nella richiesta di organizzare anche i prossimi campionati del mondo di Calcio, in un naturale collegamento con i due eventi suddetti.
La ricaduta fondamentale sul piano sociale, sarà invece quella di consentire ai cinesi di comprendere che ora sono cittadini del mondo, dopo i decennali periodi di isolamento.
Conseguentemente, molti cinesi hanno acquisito il senso di nuove ambizioni e il rinnovato desiderio di confrontarsi con nuove sfide, da qui è il boom dei cinesi nel volere imparare le lingue straniere e iniziare a viaggiare per il mondo.
Per quanto riguarda gli altri piani, non ci saranno grandi modifiche alla situazione attuale, nel senso che la Cina ha ben tracciato il proprio percorso e i governi occidentali quali gli USA e UE ad esempio, non vorranno certo rovinare la “festa” che comunque portarà ulteriori vantaggi economici futuri anche a loro.

D: La Cina sta diventando il paese conquistatore, eppure lo Yuan resta
ancorato al dollaro, l’inflazione c’è e si sente, le condizioni lavorative sono discutibili ed il volume di esportazioni preoccupa per quantità e qualità. Quali le prospettive nel rapporto Cina-mondo?

FATTORI: Lo Yuan è già ago della bilancia mondiale e condiziona il dollaro come uno sprinter pronto alla volata. La sua influenza è quindi formalmente superiore di quanto appaia, in quanto il suo basso potere di acquisto, ha obbligato molti paesi occidentali a modificare radicalmente il proprio tessuto produttivo e finanziario.
Stesso discorso per la crescente inflazione cinese, che si riverserà inevitabilmente sull’aumento dei prezzi dei prodotti sui mercati occidentali, rischiando di generare una perversa spirale, visto che poi l’inflazione cinese è proprio causata principalmente dalle proprie importazioni strategiche.
La qualità del Made in China è diventata una sfida che i cinesi sanno di dover vincere per non rischiare di essere stoppati nella loro costante crescita. Per far capire che hanno capito, adesso sono loro che creano i parametri, alcune volte più restrittivi di quelli occidentali, anche per cercare nel contempo, di mettere pressione sulle produzioni occidentali, nella competizione commerciale. Quindi ad esempio, ora paradossalmente Beijing ha stabilito che rischiano molti dei grandi brand del Made in Italy perché, secondo le nuove regole cinesi, non sembrano rispettare i nuovi parametri cinesi. Business is Businss! In una guerra commerciale come quella attuale, tutte le armi sono buone per cercare di mantenere importanti quote di mercato o cercare di creare spazi per nuovi operatori e creare ricchezza che, fondamentale per loro, però rimanga in Cina.
Per cui il rapporto Cina-mondo è si di mutuo interesse, fortemente condizionato però dalla diffusa povertà delle aree rurali cinesi che obbliga i cinesi a continuare ad avere tassi di sviluppo alti, sul piano del GDP, ma nel contempo preservare la propria economia dentro “la bolla dello Yuan” e l’attuale discreto equilibrio, nel passaggio dal medio evo all’epoca moderna.

D: C’è Cina e Cina. La Cina delle multinazionali, di Pechino, di Shanghai e quella più interna, più nascosta che ancora vive in uno stato di sottosviluppo. Cosa si prospetta sugli squilibri di questo “gigante”?

FATTORI: Esistono molte più Cine, visto che è formata da molte etnie, molto diverse tra loro, che alcune volte, fanno molta fatica ad integrarsi. Comunque gli squilibri sono legati a retaggi storici di lungo corso e necessiteranno tanti anni, decenni, prima di essere in qualche modo corretti.
Impossibile che un giorno siano sullo stesso piano le Shanghai e le attuali aree rurali, ma quello che stanno cercando di fare i cinesi, è quello di mettere l’una al servizio dell’altra, nel senso che le aree di sviluppo hanno come funzione, proprio quella di fare da “traino” per le aree sottosviluppate.
Il metodo seguito è quello di continuare a spostare la popolazione dalle aree rurali a quelle cittadine, fino a che il 60% della popolazione cinese sarà nelle città più sviluppate.

D: La Cina vicina e lontana. Il mondo della comunicazione, del web e culturale in generale inizia a rapportarsi con il mondo, ma viene frenato e filtrato ancora dal governo centrale. Quanto potrà resistere questa pressione culturale centralizzata in tale processo di globalizzazione

FATTORI: Il governo centrale non distingue tra media tradizionali ed internet, quindi applica lo stesso comportamento e gli stessi severi controlli, senza troppe remore.
Di questi giorni è il blocco di Youtube, che in concomitanza del Congresso poteva rappresentare un potenziale problema allo svolgersi sereno dell’attuale dibattito. Il governo centrale sente la responsabilità di preparare i propri cittadini e quindi si preoccupa di valutare ciò che è giusto vedere e quello che non lo è. Il problema non è quanto possa resistere, ma come mai i cinesi stessi non protestano in presenza di queste evidenti censure, l’ultima delle quale è stata quella di impedire i reality show e i programmi di personaggi in cerca di fama e successo in prima serata. La ragione di questa apparente abulia è semplicemente che non è tale, ma la convinzione che sia giusto limitare i contenuti, per non arrivare ai livelli di eccesso, che loro considerano tali, di molti costumi occidentali, in particolare americani.
Quindi sembra assurdo, ma nel rapporto padre – figlio che caratterizza la relazione tra i cinesi con la propria nazione, si stupirebbero del contrario.
Resisterà, perché il modello cinese, a breve, sarà applicato anche a livello di UE, ufficialmente per combattere il terrorismo, solo che noi non gradiremo con la stessa serenità, un modo di agire analogo.

D: Chiudo chiedendola della Cina nelle sue connotazioni unicamente positive, di costume, di cultura. Cosa rappresenta la Cina e cosa deve essere esportato del modello cinese?

FATTORI: La Cina è un mondo interiore, prima di tutte le grandiose cifre economiche di cui si parla di questi tempi. Un mondo molto diverso dal nostro che può offrirci una prospettiva molto diversa al nostro concepire gli obbiettivi e il come realizzarli.
L’umanità di molti di questi poveri “fuori”, è una lezione di vita, da mostrare agli “schizzati” della vita a 300 all’ora, che poi rischia di non portarli da nessuna parte o peggio “contro il muro” dello sfrenato individualismo.

Alberto Fattori è General Manager Consortium DITE (Digital Interactive Television Experiences), responsabile Innovation & Development Agenzia per la Cina - Palazzo Lombardia Shanghai (China) e coordinatore CHINA MEDIA LAB, gestisce il blog su Cina ed Estremo Oriente http://yibuyibu.wordpress.com/.

domenica 23 settembre 2007

Made in China: Giustizia è fatta!!


La questione delle “pericolossime” Barbie e Batman e che aveva trasformato il Made in China nel più pericoloso “infanticida” al mondo, si è chiarita nei termini che avevo già messo in evidenza nel precedente articolo sulla questione (Giochi cinesi, sicurezza ipocrita)..

La Mattel, colosso americano distributore di Barbie e Batman, davanti alle evidenze, ha dovuto chiedere ufficialmente scusa alla Cina, avendo appurato che i problemi non fossero nella produzione cinese ma bensì legati alla progettazione americana.

La questione delle scuse americane, finalmente fà giustizia su un questione molto importante, la qualità delle produzioni cinesi.

I cinesi ci tengono tantissimo, avendola trasformata in una priorità nazionale, affinchè tutte le loro produzioni, siano qualitativamente agli stessi livelli di quelle occidentali.

Recente era stato l’altro “disonore” patito dalla Cina, quello connesso con l’incredibile fallimento del crash test della vettura cinese, in procinto di attaccare il mercato europeo, a costi decisamente competitivi.

Ma sul tema occorre ricordarci che anche le mitiche marche tedesche ebbero altrettanti guai con i test di sicurezza, come il famoso “test dell’alce”, non superato a suo tempo dalla Mercedes, da uno dei suoi prodotti di punta.

L’ultimo caso delle Barbie e Batman, ha avuto però un eco ancora maggiore in Cina, visto che questa volta colpiva gli stessi bambini cinesi, dato che questi giocattoli, ormai sono alla portata dei figli della classe media cinese, che non vuole certo rischiare la vita del proprio figlio unico.

Il governo cinese ha quindi scatenato una autentica campagna qualitativa relativa al Made in China, denunciando senza mezzi termini, che la qualità è un valore assoluto e non deve essere un “incidente di percorso”, sottolineando come gli standard di produzione ora dovranno essere, rigorosamente, di tipo occidentale.

Il tema del Made in China, sui media cinese, è quotidianamente al centro di molti dibattiti, nei quali vengono enfatizzati gli errori del recente passato, ripeto enfatizzati, ma si discute come evitare di ripeterli nel futuro.

Con un approccio sul problema, alla cinese, il paese sta mettendo sotto accusa tutto il proprio sistema produttivo, ritenuto alcune volte, a livelli assolutamente non soddisfacenti.

Infatti, visto che ormai ora tutti i prodotti cinesi sono anche distribuiti nella stessa Cina, i cinesi sono diventati i primi valutatori delle proprie produzioni e questo ha creato un circolo vizioso di autocertificazione, di indubbio beneficio.

Il Made in China, per i cinesi, dovrà quindi diventare sinonimo di qualità. Ci vorrà tempo, ma queste sono le intenzioni dei prossimi tempi, tutto questo per una semplicissima ragione: solo quando il Made in China sarà percepito in questa maniera, le aziende cinesi potranno puntare ai mercati internazionali, direttamente con i propri brand.

Quindi non è solo una operazione di facciata, come molti superficiali commentatori occidentali si sono subito precipitati a definire. E’ una precisa campagna che prepara lo “sbarco in massa” in occidente, delle aziende cinesi con i propri brand e non più attraverso un lavoro da terzisti, come quello attuale, esattamente come accadde con i Giapponesi qualche decennio fa.

Quindi su tutti i mercati e per tutti i prodotti, i cinesi hanno scatenato una gara alla qualità tra le proprie aziende. Il premio per i vincitori, sarà la possibilità di aprire branch, produzioni ed esportazioni sui mercati internazionali.

Chi invece non superarà i sempre più rigorosi test governativi, non riceverà o verranno revocate le licenze per qualsiasi tipo di azione all’estero ( e madre patria!).

Quindi il caso della Mattel è un atto di giustizia che infonde coraggio ai cinesi a proseguire la gara verso la qualità, che se anche dopo qualche incidente di percorso, li porterà comunque presto nei primissimi posti di tutte le nazioni occidentali.

Detto questo, un suggerimento alle imprese occidentali ed italiane per sopravvivere nel prossimo futuro: invece di criticare le produzioni cinesi e porre SOLO una barriera qualitativa, come unico strumento di difesa, forse sarebbe il caso di innovarsi veramente e magari non solo competere con esse, ma cercercare di trovare proprio nelle aziende cinesi i futuri alleati per i propri mercati internazionali.

Su questi mercati futuri esisteranno vincitori e vinti. I cinesi stanno puntando ad essere i vincitori assoluti, correggendo tutto quello che potrà essere corretto, con una rapidità incredibile e una capacità di adattamento rapidissima.

Noi cosa stiamo facendo, oltre a “bocciare” i prodotti cinesi, che poi si scoprono essere stati progettati male da noi stessi??

sabato 25 agosto 2007

E Ora che faranno??

In questi giorni, in una sorta di partita a ping-pong di accuse e contro accuse, sotto pressione è la qualità dei prodotti “Made in China”.

Allo studio dei governi UE e USA sono anche eventuali misure di blocco delle esportazioni dalla Cina, fino a quando i parametri di qualità internazionali non saranno rispettati dai cinesi.

Come abbiamo già sottolineato nei giorni scorsi, relativamente al caso Mattel (Giochi cinesi – sicurezza ipocrita) e il conseguente ritiro dal mercato della mitica Barbie o di Batman, è irresponsabile, da parte delle corporation occidentali, scaricare tutta la responsabilità sui cinesi.

Una prova?

Oggi i cinesi hanno pubblicato la lista delle imprese più inquinanti dell’acqua. Bene in questa lista sono presenti più o meno tutte le Joint-Venture delle grandi corporation della lista delle 500, come Pepsi, General Motors, 3M ma anche Kentucky Fried Chicken, Pizza Hut etc...

Questa lista è un aggiornamento al 2007 del monitoraggio annuale sulla attività inquinanti delle imprese Cinesi.

I cinesi osservano sconsolati, come a casa loro le stesse aziende occidentali siano campioni sul piano ecologico. Poi vengono in Cina e sembrano non essere ugualmente interessati e attenti all’ambiente.

I monitoraggi dei cinesi sono senza scampo per le imprese occidentali: nessuna attenzione per l’ambiente e nessuna seria attività di aggiornamento dei propri impianti, nati fortemente inquinanti, con nuove tecnologie in grado di controllarne l’effetto inquinante.

L’acqua in Cina è noto essere fortemente inquinata, tanto che lo Yantze è oramai uno dei più inquinati fiumi al mondo. Ma tutto questo ha tremende conseguenza sulla salute della popolazione cinese sia in termini di proliferazione delle morti per cancro che di molte altre malattie di vario tipo.

Come noto poi l’acqua è utilizzata in tutte le coltivazioni e la preparazione di qualsiasi genere alimentare, vestiario o ciclo produttivo.

Le popolazioni cinesi per questa “leggerezza” da parte anche delle imprese occidentali in materia ambientale, ci “lasciano la pelle” tutti i giorni.

Ora gli stessi lavoratori, che ci “lasciano le penne” o rimarranno segnati a vita da una delle molte patologie disabilitanti connese, si sentono “accusati” di esportare prodotti non confacenti le regolamentazioni internazionali.

Bel coraggio!!!

Chi ha visto il film Erin Brockovich, sa perfettamente cosa le grandi multinazionali sono in grado di negare, in nome degli affari.

In Cina sta succedendo la stessa cosa e casi come quelli del citato film sono all’ordine del giorno. Solo che adesso è ora di finirla di lasciare ai cinesi tutto il peggio, comprensivo di accuse e minaccie di boicottaggio alle loro esportazioni ma decidere di cooperare, anche in terra cinese, al preservare il bene comune chiamato ambiente.

Mi auguro che ora si organizzino qualche bella e sana manifestazione di popolo nei paesi occidentali, affinchè si prema sulle “nostre” corporation perchè in terra cinese siano da esempio sul tema ambientale.

Non basta farlo a casa propria e poi in Cina, la lontana Cina, dimenticarsi di colpo di tutta questa cultura ecologica cresciuta negli ultimi decenni e pensare che la questione non meriti la stessa attenzione come dalle nostre parti.

Se lo Yantze è oramai uno dei fiumi più inquinati al mondo, questo fatto deve interessare tutti noi, sia per i prodotti esportati che contengono acqua inquinata, sia perchè il mare in cui si getta è una risorsa comune a tutta l’umanità.

Vediamo adesso cosa faranno le “civili” corporation internazionali.

I cinesi meritano una risposta, almeno in rispetto all’aver dedicato la propria vita e la propria salute, per il benessere di tutti noi.

Si dice che la salute è tutto. Bene, i pochi Yuan che i cinesi possono ricavare dall’avere uno stabile lavoro non ripagano i costi per curare le malattie di cui vengono sempre più spesso colpiti, costi tanto alti che hanno portato al suicidio di alcuni genitori, disperati perchè non in grado di curare i propri figli da queste malattie, arrivate con i “nuovi amici” occidentali.
Update: sulla posizione cinese dopo i loro controlli: è un problema di design della azienda americana..
Il problema è che non dobbiamo difenderci dalla critica Cinese, con una alzata di spalle. I cinesi sono degli abilissimi esecutori e alcune delle critiche agli americani sono credibili. Questa difesa cinese rende verosimile la questione dei controlli mancati da parte Americana

mercoledì 22 agosto 2007

Sicurezza dei giochi made in cina. Una ipocrita conseguenza!

In questi giorni si è scatenata la polemica attorno alla qualità dei giochi “made in china”.

Visto dalla Cina, quanto accaduto rientra nel necessario salto di qualità delle produzioni cinesi, invocata dallo stesso governo cinese, che nei mesi precedenti i fatti attuali, aveva lanciato una campagna sulla sicurezza dei giochi per i bambini e un nuovo marchio di certificazione specifico.

La campagna nazionale cinese, capillare e fatta utilizzando tutti i media, è stata sviluppata anche attraverso eventi e manifestazioni sul territorio, proprio per sensibilizzare la popolazione ad acquistare giochi certificati dagli enti cinesi, appositamente creati.

L’impressione è che quanto accaduto sia connesso all’essere arrivata la “resa dei conti” con un altro elemento fondamentale della vicenda: lo scarso controllo delle aziende importatrici occidentali.

Appare chiaro che la richiesta delle aziende occidentali, di avere sempre più prodotti a prezzi sempre inferiori sia direttamente connessa con quanto poi accaduto.

La qualità ha un suo prezzo e questo elemento è stato del tutto trascurato dalle imprese occidentali, solo interessate al profitto e alla luce di quanto accaduto, scarsamente interessate alla salute dei propri consumatori.

E’ vero che i cinesi debbono vigilare, ma è altrettanto vero che la prima regola per fare una qualsiasi importazione sia quella di controllare accuratamente quanto si sta distribuendo sui propri mercati, certificandone la qualità.

Che adesso poi venga reso noto dai cinesi, che erano a conoscenza da mesi dei problemi denunciati, rischia di essere la “prova” che qualcosa non abbia funzionato, nella catena di controllo della Mattel, visto che contemporaneamente alle campagne cinesi, anche il presidente della società americana pubblicizzava che la qualità dei prodotti è un elemento fondamentale di garanzia.

Tale azione appare come, sapendo quanto stesse per accadare, la Mattel abbia proceduto giocando di anticipo nel cercare di gestire la successiva crisi di credibilità che inevitabimente si sarebbe scatenata.

Lo scarico di responsabilità di questi giorni, è quindi palesemente fuori luogo, in quanto i cinesi, che lo dicono spesso agli occidentali, poco possono verso una indisciminata corsa al ribasso, scatenata proprio dalle aziende occidentali.

Ora i cinesi hanno provveduto a togliere la licenza di esportazione alle imprese coinvolte e hanno iniziato un giro di vite connesse alla vicenda.

Ma ora spetta agli occidentali dimostrare che i controlli e le certificazioni hanno una ragione vera di essere, evitando un “razzismo” commerciale, del tutto fuori luogo, cercando di non continuare ad alimentare la ormai periodica caccia alle “streghe” e scaricare sui cinesi, in maniera irresponsabile, tutte le responsabilità di quanto accaduto.