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venerdì 28 ottobre 2011

视频: 幸福料理- PASTA

Video per i cinesi che "promuove" il gusto della pasta realmente all'italiana con riferimenti alla tradizione italiana fatta di mamme e nonne. Non a caso il video si intitola Happy Food!

giovedì 9 giugno 2011

Buon giorno Italia! La Cina sotto l'acqua, che vuole mangiare meglio, unirsi a Taiwan, e sostenere le PMI in crisi!!

(Pubblicato su Affari Italiani)

Buon giorno Italia,

per prima cosa il tempo: oggi la Cina si appresta ad entrare nella "stagione delle pioggie" (una buona notizia) ma precocemente al normale (una brutta notizia? altro effetto dei cambiamenti climatici?).

Comunque si spera sia qualcosa di salutare, visto che 1/3 del paese ed alcuni dei più grandi laghi e fiumi, non sanno più cosa sia un goccio d'acqua. I terribili effetti di una siccità che non si vedeva da decenni!

Oltre a questo, a tenere banco in queste ore sono ancora le questioni economiche globali, World bank annuncia una crescita del 9,3% del PIL Cinese ed alimentari.

Il problema della sicurezza alimentare ormai è il tormentone che dimostra come il paese sia entrato in una nuova fase di sviluppo, quella del benessere e di chi è sempre più attento alla propria salute.

A questo va aggiunto come l'impatto dell'inflazione sui prezzi, contribuisca ad alimentare la crescita del già grande mercato del "sotto costo e di scarsa qualità, ma che ora rischia di diventare una emergenza sanitaria, visti i rischi sulla salute pubblica che può provocare.

Nel paese manca completamente una cultare in grado di distinguere il salubre dall'insalubre, visto che fino ad ora nella scelta di cosa mangiare, l'unico criterio tradizionalamente utilizzato è il prezzo. Questo atteggiamento è  connesso al fatto che il cinese medio considera aprioristicamnete tutti i prodotti sul mercato di pari livello, buoni e controllati.

Da qua la vera e propria battaglia che è stata ingaggiata agli additivi non a norma, ai criteri di conservazione e date di scadenza non rispettati e così via, di una lista lunghissima di irregolarità quotidiane, fatto di abitudini spesso ormai consolidate, tipiche del passato di povertà che la Cina si sta laciando alle spalle.

Altra notizia del giorno è nel campo turistico e la prossima liberalizzazione dei viaggi a Taiwan per turisti singoli in partenza da certe città (Beiing, Shanghai, Xiamen). Comunque un ulteriore passo verso una sempre più stretta relazione tra i due paesi e che nei prossimi decenni potrebbe portare alla tanto auspicata "soluzione", come è stato per esempio per Hong Kong e Macao.

Sul piano invece economico, crescente è l'attenzione alle PMI cinesi che a corto di capitali ( e spesso di clienti) ed ora anche sotto la spada di Damocle della crescente inflazione interna, fanno sempre più fatica a finanziare le proprie attività.

Da questa situazione di "crescente tensione", l'azione governativa a supporto, con alcuni interventi legislativi che intendono favorire una crescente disponibilità di liquidità per le PMI, interventi che passano attraverso una sostanziale ristrutturazione del settore del credito, con tanto di creazione di banche o branch specializzate sulle PM in tutto il paese.

"Ma i soldi non bastano" è il messaggio del Governo alle imprese : "occorre che vi innovate e concentrate i vostri capitali soprattutto per creare nuovi prodotti sempre più di alto profilo, altrimenti queste misure non basteranno!!"

Alla prossima da Shanghai!!

sabato 12 febbraio 2011

Parte "Taste of Italy", la piattaforma distributiva per il mercato Cinese ed Asiatico del "Made in Italy" a tavola.

Con l'inizio del nuovo anno cinese, dal 15 di febbraio parte "Taste of Italy", la selezione delle eccellenze italiane del Food & Beverage italiano per il mercato Cinese ed Asiatico organizzato dall'Italian Excellence Center @ My China B2B - Cloud Edition.

"Taste of Italy" è una innovativa piattaforma Logistica / Distributiva e Promozionale, che permette al "Made in Italy" a tavola di poter contare su un concreto supporto, unito alle competenze necessarie che permettano di ottenere sempre maggiori spazi sulle tavole cinesi ed asiatiche.

Attraverso l'uso combinato delle nuove tecnologie di comunicazione digitale, applicate al trading tradizionale ed internazionalizzazione d'impresa, le aziende produttrici Italiane potranno ora gestire direttamente la propria presenza sul mercato cinese e seguire passo per passo le proprie attività distributive, promozionali e di marketing relativamente ai propri prodotti.

Una piattaforma distributiva originale che se da un lato consente alle aziende di essere promosse collegialmente attraverso il catalogo "Taste of Italy" e poter così competere sui canali della GDO e Ho.Re.Ca. Cinese ed Asiatica, dall'altro offre loro l'uso di nuove infrastrutture e canali, vere e proprie estensione alle attuali infrastrutture e competenze aziendali per la internazionalizzazione.

Infatti se "Taste of Italy" è pensata principalmente per il mercato Cinese ed Asiatico, i buyers che possono accedere al catologo potranno essere non solo Cinesi ma operatori anche di altri mercati internazionali, consentendo a "Taste of Italy" di diventare per le aziende italiane una completa piattaforma per la propria internazionalizzazione a 360°.

Attraverso poi l'uso delle etichette intelligenti QIAO TAG, i singoli prodotti possono venire monitorizzati non solo nel loro viaggio logistico / distributivo ma permettono di aprire un rapporto diretto con il consumatore nei punti diversi punti vendita.

Un canale ed interazione diretta tra produttore e consumatore, in grado prima di tutto di garantire la qualità dei prodotti e la loro tracciabilità, tema caro al consumatore Cinese e valore aggiunto delle produzioni italiane, ma nel contempo, consente anche di veicolare la cultura del "mangiare sano" che caratterizza la cucina mediterranea ed in particolare quella Italiana considerata la "regina" ed in qualsiasi momento permette l'attivazione di campagne promozionali e di marketing.

Aspetto non secondario, "Taste of Italy", gestisce anche attraverso un'azione garantista la questione dei pagamenti, elemento molto sentito e che spesso "spaventa" gli operatori italiani che intendono agire sui mercati del Far East. In questo caso la spedizione dei prodotti ordinati avviene solo dopo che My China B2B ha ottenuto l'effettivo pagamento dal parte del compratore.

Contemporaneamente, però anche il buyer potrà sentirsi garantito nel proprio acquisto dal fatto che il produttore sarà effettivamente pagato da My China B2B solo dopo l'effettiva ricezione dei prodotti e l'avvenuto controllo della qualità degli stessi.

Un modo concreto per cercare di elevare il livello di reciproca fiducia tra venditore e compratore, un aspetto che può sicuramente velocizzare il ciclo delle transazioni commerciali nel medio / lungo periodo.

Ma quanto costa "Taste of Italy" al produttore italiano che intendesse aderire? Nulla!!!

Infatti un altra caratteristica peculiare è che l'accesso quale Provider alla piattaforma e quindi la possibilità di aggiungere i propri prodotti al Catologo principale di "Taste of Italy", è gratuito per tutte le imprese che saranno selezionate.

"Taste of Italy" infatti condivide il successo che le aziende partner attraverso una "Success Fee" connessa alle vendite effettive.

Di seguito un video che illustra "Taste of Italy".

Per diventare Provider di "Taste of Italy" (Click here)

martedì 12 gennaio 2010

Cina ed Italia unite sulla lotta ai falsi alimentari. Ministro Zaia in Cina.

La sicurezza alimentare è il tema centrale della visita in Cina del Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia in Cina, partita oggi da Beijing e che avrà il suo epilogo domani con la firma con l’omologo cinese Han Changfu, di un accordo storico: l’impegno formale di Italia e Cina nel garantire la sicurezza e la lotta alla contraffazione alimentare. http://ping.fm/V2BLh

sabato 28 novembre 2009

Food in Cina: l’Italia c’è!!

Guidata sul campo da Maurizio Forte dell’ICE di Shanghai ed ispirata dallo spirito di Matteo Ricci, “l’Italiano più amato dai cinesi”, l’Italia del Food risponde alla crisi mondiale con una presenza con la P maiuscola all’FHC 2009 di Shanghai, la fiera del Food ed Hospitality. Come del resto affermato dallo stesso Forte, “il 2009 è stato un anno di sofferenza e transizione, ma dai primi segnali che riceviamo, sembra proprio che il 2010 sarà ben diverso e caratterizzato da una decisa inversione di tendenza per il prodotto agro-alimentare Made in Italy in Cina”.

Tra l’altro Forte sottolinea come, “l’EXPO di Shanghai 2010 ci vedrà protagonisti. Infatti lo stile e il gusto italiano potrà essere apprezzato non solo nel ristorante del padiglione nazionale, ma anche nei tre ristoranti che hanno vinto le rispettive gare per l’utilizzo dei 150.000 metri quadri di aree comuni e che così consentiranno alle decine di milioni di visitatori, di fare “un salto in Italia” nella loro visita tra un padiglione nazionale e l’altro”.

Ma tornando alla presenza italiana alla FHC 2009, nei circa 1000 mq. del padiglione comune, di grande rilievo da segnalare la scelta logistica, di fatto all’ingresso della fiera, elemento che così ha obbligato tutte le migliaia di visitatori a dover prima passare a far una visita alle aziende tricolori e poi entrare un contatto con il resto del mondo. Una posizione in linea con il prestigio connesso, visto che numeri alla mano, il mercato del food italiano è il 4° al mondo, ma indubbiamente il 1° per quanto riguarda l’indiscutibile apprezzamento che lo contraddistingue e il continuo tentativo di “copiarlo” all’estero.


Regione Lombardia

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Proprio per poter aiutare ad imparare come “diffidare dalla imitazioni”, l’azione del padiglione italiano è stata quindi focalizzata nell’insegnare, dimostrare e far entrare in contatto i cinesi e i professionisti in visita, con il vero gusto Italiano. Ciò attraverso una continua serie di dimostrazioni e sessioni, che anche attraverso il supporto delle diverse aziende espositrici, lasciando da parte i luoghi comuni, ha offerto in presa diretta le basi necessarie per poter apprezzare a fondo l’esperienza del “mangiare italiano”.

Il mercato cinese è comunque ancora tutto da creare, perché di fatto il gusto a tavola dei cinesi è in continua mutazione ed evoluzione. Per cui occorre, con tanta sana pazienza, far vivere loro l’emozione del mangiare italiano, affiancandoli, in quella che per molti di loro è una vera e propria “cerimonia d’iniziazione”. Quindi la presenza italiana in questi giorni, sta svolgendo la propria funzione di catechesi al gusto italiano, con un’area attrezzata più che doppia rispetto all’anno scorso.

Dietro la presenza istituzionale che fa da driver, esistono comunque le presenze Regionali e d’impresa che raccontano tutte storie di una evidente rinvigorita volontà di voler portare il Made in Italy sul più grande mercato al mondo, quale e quello della Cina. Parlando con i diversi operatori presenti, emerge la coscienza delle non poche difficoltà esistenti per conquistare il mercato cinese, soprattutto per quelle imprese che per le loro dimensioni, fanno fatica ad imporre il proprio discorso di qualità, di fronte all’agguerrita concorrenza dei gruppi alimentari Francesi ed Americani, fatti di grandi imprese e sperimentate multinazionali, che oltre tutto possono sfruttare la leva delle proprie reti distributive esistenti in Cina, come nel caso dei Francesi con la propria Carrefour.

Gli italiani non hanno nulla di tutto questo e con il “coltello tra i denti”, sono costretti come i salmoni, a dover risalire il fiume, giocando su terreni spesso impervi, dovendo per prima cosa sconfiggere l’ingenerosa, ma da queste parti normale, competizione basata sul prezzo, più che sulla qualità. Questo scenario rende tutto più difficile alla singola azienda, che sicuramente necessita di un gioco di squadra e di sistema, che consenta di mettere a fattor comune i punti di forza dei nostri prodotti e che nel contempo minimizzi il problema dei costi e della trattativa con i sistemi distributivi cinesi.

Quindi i sistemi territoriali presenti alla FHC 2009, come concentrato delle eccellenze locali dei diversi territori italiani, in un confronto diretto tra Puglia, Marche, Sicilia, Sardegna, Toscana e Lombardia, si sono trovati così gli uni vicini agli altri, “armati” dei propri prodotti, nel comune obbiettivo di trasferire l’esperienza Italiana fatta di sapori e piaceri e di una qualità a tavola, numero uno nel mondo.

Continuando il dialogo con gli espositori, emergono alcune storie esemplari e spunti interessanti. Per cui parlando con Silvia Molinas della Camera di Commercio di Firenze, emerge come la Toscana intenda “riempire” i propri prodotti anche della storia del territorio da cui provengono, concentrandosi sul trasferimento, prima di tutto, delle competenze che stanno dietro ai prodotti,  necessarie per poter comprendere il prodotto e la qualità che contiene, conoscenze che in Cina sono del tutto inesistenti. Chi meglio degli inventori della bruschetta può quindi far comprendere ai cinesi il valore dell’uso dell’olio a freddo, che non appartiene alla storia e cucina cinese, che come affermato dalla Molinas “dopo una prima diffidenza, finiscono per apprezzare moltissimo”.

Auspicandosi un sempre maggiore gioco di squadra che vada “oltre i particolarismi” ragionali è anche l’elemento caratterizzante della significativa presenza Siciliana, una terra ricca di prodotti, letteralmente sconosciuti ai cinesi. Sicilia che può diventare anche un’interessante destinazione turistica, fino ad ora lasciata fuori dalle rotte del turismo cinese, ma che meriterebbe una sua riscoperta e il suo inserimento nei pacchetti dei Tour Operators cinesi, che fino ad ora considerano solo Roma, Milano, Venezia con una puntata a sud fino a Napoli, per visitare Pompei. Guidata da Enzo Milisenna, lo stand siciliano ha inteso esaltare i colori della terra e delle tradizioni, ma si è caratterizzato anche dalla volontà di entrare in un contatto profondo, attraverso un team misto che potesse tradurre al visitatore cinese il “dietro alle quinte” dei sapori di una terra speciale come quella siciliana, intraducibili con le sole parole occidentali.


Anche la Sardegna ha avuto una presenza importante al FHC 2009, introducendo un territorio che per i cinesi appare ancora misterioso, vista la sua distanza dal classico modello italiano fatto di pasta - pizza e caratterizzato da gusti spesso ben più forti che in altre parti d’Italia. Oltrettutto l’isola sta puntando ad intercettare un turismo cinese di tipo marinaro, più che da spiaggia, qualcosa che in Cina è ancora agli inizi ma in grande crescita, visto il crescente numero delle marine nel paese, opportunità che però deve fare i conti con i retaggi culturali, tanto che ancora oggi per le donne cinesi, prendere la tintarella, è considerato segnale di povertà e basso lignaggio. Vallo a dire a quelli della Costa Smeralda!.

Ma è soprattutto da un ripensamento e riposizionamento dei marchi storici italiani, divenuti negli anni multinazionali di primissimo piano sui mercati occidentali, che può passare la conquista del gusto cinese. Per esempio, alla ormai consolidata presenza di marchi come acqua San Pellegrino che a livello mondiale è riuscita a costruirsi un “marchio di bontà”, ora altri marchi storici stanno cercando il proprio spazio sul mercato cinese.

Addirittura per la Negroni, la Cina sembra “scritta” nel proprio marchio, riportando alla mente lo storico Jingle che lo ha caratterizzato negli anno 80, che visto alla luce delle stelle presenti nella bandiera cinese, sembra quasi un segno del destino.

Ma dietro i marchi, i cinesi in questi giorni stanno anche scoprendo che gli italiani non distribuiscono ciò che madre terra offre loro, ripetendo da centinaia d’anni le medesime procedure, ma che in una continua evoluzione, hanno saputo trasformare in tecnologia la competenza accumulata. Esemplare è proprio il caso della Negroni che può spiegare il profondo Gap che ancora esiste tra l’industria alimentare cinese e la nostra, visto che ancora oggi ai loro occhi appare incredibile che un prosciutto possa avere tempi così lunghi di conservazione, senza che sia necessario aggiungere alcun surrogato chimico e che come detto da Fausto Vecchi della Negroni “sia fatto solo di carne di maiale e sale di mare”. Qualcosa che ai cinesi colpisce e li lascia increduli, un problema di tecnologie, che non consente ai prosciutti “Made in China” di essere mangiati a freddo ma devono essere prima cotti, nelle zuppe o in qualsiasi altro modo.

Per cui esiste il problema di trasmettere la competenza, affinché sappiano comprendere come la differenza tra qualcosa chiamato caffé e un “buon caffè”, non lo fa il network di negozi che te lo vende, ma una miscela sapiente di aromi che sono poi in grado di creare, se opportunamente preparati, l’esperienza comunemente nota di caffé espresso o caffé italiano. Parlando infatti con alcuni dei produttori di caffé presenti al FHC 209 come Massimo Remonti della omonima azienda lombarda, non hanno nascosto la delusione di sentirsi “pesati non per la unicità delle nostre miscele innovative ma per il prezzo, considerato troppo alto se comparato con le altre offerte sul mercato, spesso fatte però con miscele di bassa qualità”.

Per comprendere il problema che sta assillando le aziende italiane, è un po’ come stimare il prezzo di un lingotto d’oro, dove la percentuale d’oro decreta il prezzo giusto sulla base di una quotazione universalmente riconosciuta. Bene il caffé, come un lingotto d’oro subisce variazioni di prezzo a seconda della sua diversa miscela ed è evidentemente del tutto fuori luogo il confrontato con chi spesso si limita a “placcare d’oro” il proprio lingotto. L’attuale incapacità cinese di saper comprendere se si è in presenza di un lingotto realmente d’oro o di uno semplicemente placcato, crea non pochi problemi agli italiani e una difficoltà nel dialogo con i propri interlocutori cinesi, che si limitano a trattare il prodotto solo come una questione di prezzo, come se tutti i prodotti fossero tra loro gli stessi.

In questo scenario, emerge però un elemento interessante che potrebbe caratterizzare la prossima fase della presenza dell’industria agro-alimentare italiana in Cina: la produzione in loco. A questa affermazione ed idea, molti “puristi” nostrani rimangono letteralmente scandalizzati, ritenendola una ipotesi irrealizzabile, pura eresia. Bene, l’FHC 2009 sembra dimostrare proprio il contrario, come nel caso di Masciulli Domenico che ha deciso di trasferire la propria decennale competenza nel produrre formaggi all’industria cinese, affiancando una azienda del nord della Cina che produceva latte, creando una prima esperienza di industria casearia Made in Italy, direttamente in Cina. Alla domanda se ci siano differenze tra il prodotto puro italiano e quello fatto qua in Cina, Masciulli, dopo un sorriso, ammette: “sicuramente a causa dell’acqua, molto più dura della nostra e l’ambiente diverso, il gusto finale è leggermente diverso”. “Ma onestamente è una questione marginale, tanto che la caciotta o la mozzarella come gli altri nostri prodotti, quando anche i professionisti del settore gli assaggiano, stentano poi a credere che siano prodotti qua in Cina”. Ed infatti “tra i nostri clienti ci sono parecchi ristoranti italiani, così come hotel a 5 stelle internazionali” che apprezzano il fatto di avere un prodotto che mantiene tutte le caratteristiche di un prodotto artigianale italiano, disponibile secondo le regole di un mercato cinese, “molto diverso dal nostro,” continua Masciulli, “con esigenze spesso incompatibili per le strutture e le capacità industriali delle aziende italiane”.

Quanto fatto da Masciulli nel caseario, sembra essere la strada di una risposta concreta, un messaggio anche per le altre aziende italiane, ad avere il coraggio di fare scelte che consentano non solo di arrivare sul mercato cinese, ma di garantirsi di restarvi anche in futuro, per non rimanere schiacciati dalla competizione portata in Cina dalle industrie internazionali, come i francesi.

Emblematico quanto accaduto con il vino, dove anni fa i francesi hanno addirittura finito per passare la tecnologia per produrlo ad una Join Venture mista Sino – Francese, che ora di fatto fa la parte del leone sul mercato interno, scalzando anche molte delle produzioni francesi, obbligandoli così a concentrarsi sul medio alto livello.

E’ una riflessione che a voce alta ha fatto nella nostra chiacchierata anche Fausto Vecchi della Negroni, una strada ed una sfida, quella di venire a produrre in Cina, da una parte intrigante ma dall’altra piena d’incognite, visto che “nel nostro caso, necessiterebbe di “riscrivere” il futuro della nostra azienda, fatto di un passato partito dalla capacità di creare mangimi di alto livello per i nostri maiali, che poi si evoluto nel saperli macellare meglio degli altri e che solo dopo, quasi fosse stato un incidente di percorso, ci ha portato a produrre salumi”, gli stessi per cui ora è famosa in Europa e in America e che la rendono una delle eccellenze italiane.

Ma questo è un fatto ed una scelta che appare inevitabile, perché in assenza di un approccio diretto ci si ritroverà come già gli Usa ci stanno insegnando, dove solo il 20% dei prodotti “Italians Like” sono realmente provenienti dall’Italia. Ben l’80% di ciò che sulle tavole americane è venduto come italiano è infatti prodotto in America, con nuovi marchi di proprietà non italiana che magari, solo sommariamente, utilizzano le procedure e gli ingredienti italiani, offrendo prodotti che sono simili a quelli italiani solo nel nome. Un esempio palpabile già ora lo abbiamo in tutte le principali catene di Pizza presenti in Cina (e nel mondo), che di fatto non usano ingredienti italiani, a partire dalla mozzarella come da noi considerata tale. Qua in Cina quella che loro chiamano mozzarella, oltre ad essere prodotta in Nuova Zelanda, si presenta con un colore giallognolo da formaggio fuso a quadretti, ben diverso dal candido bianco e gusto della vera mozzarella che da noi tutte le pizzerie usano e che fanno l’unicità anche di una semplice margherita sia a Milano che a Napoli.

La questione è da considerare seriamente, visto che poi, quando i Cinesi arrivano in Italia e vogliono finalmente provare la vera pizza italiana, finiscono per rimanerne delusi, visto che non ha nulla in comune con l’esperienza provata in Cina, tante sono le differenze negli ingredienti e nei metodi di preparazione.

Poi arrivano i casi limite come quello Australiano, dove il Parmesan, la copia del nostro Parmigiano, in assenza di una presenza italiana, ha finito per crearsi nel tempo una solida credibilità locale, tanto che in una pubblicità televisiva era arrivata addirittura ad affermare “diffidate dalle imitazioni!!”. Paradossalmente, per gli australiani un autentico “Parmigiano Reggiano”, da noi addirittura strumento finanziario alla base della Banca del Parmigiano, è ora considerabile copia del loro Parmesan, una situazione incredibile, che però si sta rischiando su una scala ancora più ampia qua in Cina.

Gli esempi si sprecano, come nel caso del vino, dove esistono sul mercato cinesi produzioni industriali che poco hanno a spartire con il vino prodotto come tale. Ma come nel caso del caffé, anche in questo caso il prodotto è affrontato e gestito solo sulla base del prezzo e non sulle capacità di saperne riconoscere la qualità reale, che inevitabilmente si ripercuote sul prezzo e che finisce spesso per mettere fuori mercato il prodotto italiano.

Quindi al FHC 2009 il messaggio lanciato dalla presenza italiana sembra essere riassumibile in: “alfabetizzare per competere” (e vincere).Un’azione sul campo fatta con atti di persuasione, per cercare non solo di trasmettere i nostri brands e prodotti italiani, ma soprattutto la profonda conoscenza del “dietro le quinte” della storia che ogni nostro prodotto contiene e la cultura che trasmette.

Qualcosa che una volta spiegato bene ai cinesi, li appassiona, perché apre loro un mondo completamente nuovo, di quello che noi chiamiamo Slow Food, prima di tutto uno stile di vita oltretutto in grado di avere effetti positivi sulla salute di chi lo segue, qualcosa a cui gli stessi cinesi sono attentissimi, tanto che anche per i loro prodotti, prima di tutto vengono valutati gli effetti alla salute che il loro gusto.

Nella nostra dieta e nei nostri prodotti le due questioni coesistono, sta quindi a noi saperlo spiegare in maniera convincente, accettando la sfida anche di farlo direttamente in Cina. E in questo ci viene incontro proprio l’esempio di Matteo Ricci di 400 anni fa, il testimonial dello stand delle Marche e ancora oggi il portatore di quello che Augusto Bordini, il responsabile dello stand, non esita a definire “il modo corretto per entrare nei cuori dei cinesi, attraverso una profonda e rispettosa comprensione reciproca, per una reale integrazione non realizzata attraverso la presunzione di volere a tutti costi esportare i nostri desideri, con la sola smania di “conquistare”.

Un messaggio tutto Italiano, che travalica l’altrettanto famoso Marco Polo, che però si limitò a portare merci dalla Cina a Venezia, non lasciando il segno che invece Matteo Ricci lasciò dietro la sua esistenza, tanto che se ancora oggi la Cina si chiama “il paese di mezzo” lo si deve all’opera di questo singolo gesuita italiano che fece del motto “farsi cinese con i cinesi” la base della sua opera, che finì per essere tanto apprezzata dai cinesi stessi, che ancora oggi la sua tomba è tra quelle delle celebrità che hanno fatto la storia millenaria della Cina. Ora sta a noi, quali “nuovi missionari del gusto” attualizzarne gli insegnamenti e provare a costruire la nuove dimensione del gusto che convinca anche i cinesi ad adottarne i nostri secolari principi ed ingredienti, per un reciproco scambio culturale duraturo nel tempo.

lunedì 27 luglio 2009

L’agroalimentare italiano “punta” sulla Cina.

Se chiedete ad un cinese, una parola che descriva l’Italia, la risposta banale ma sincera sarà: pasta!!

Per quanto Fiat, Generali o altri marchi industriali, anche quelli dei fashion, possano cercare di fare, nell’immaginario dei cinesi la pasta, sarà sempre al primo posto.

E c’è da credere che il Presidente cinese Hu Jintao non l’abbia fatto solo per “cortesia”, quando, una volta atterrato a Roma, dopo un bel giro al Colosseo, nel Forum Italia – Cina abbia lanciato un messaggio chiaro agli imprenditori presente: “I vostri prodotti ai cinesi piacciono!!”

Che non fosse poi una semplice cortesia, ma il segnale dell’inizio dei lavori, quelli serie, se ne sono accorti molti dei presenti al Forum che si sono trovati di fronte tra l’altro alla più grande missione agrolimentare cinese ma arrivata in Italia.

Un gruppo di lavoro composto dalla prima linea delle imprese cinesi del settore tra cui COFCO (conglomerata con un giro d’affari di circa 160 Miliardi di Euro), ZJCOF rappresentata dal Chairman of the Board, Tianjin Food Imp.& Exp. Co.Ltd., EEI Universe dello Zhejiang, Dalian Xinnuo dal Liaoning, Yi Xing Leather dal Guangdong che nei giorni precedenti al forum ha gettato le basi per creare una connessione diretta Italia – Cina per i prodotti agro-alimentari Italiani attraverso tutta una serie di accordi commerciali.

Guidata da Mr. Mr.Huo, della Camera di Commercio di Pechino e per l’Italia, dal Presidente della Agenza per la Cina, Armando Tschang, questa delegazione ha avuto una serie d’incontri con aziende italiane dell’alimentare lombarde ed emiliane.

Rientrata a Roma si è passati alla firma dell’intesa strategica sull’agroalimentare tra i due paesi, uno tra i 38 accordi sottoscritti alla presenza del Ministro per il commercio cinese Ministro Cinese Mr. Gao Huichen e del Vice Ministro Cinese Mme Qiu Hong, dal valore complessivo di 2 Miliardi di Dollari.

L’accordo sottoscritto tra la China Chamber of Commerce of Import & Export of Foodstuff, Native Produce and Animal by Products e l’Agenzia per la Cina, come sottolineato dal Presidente dell’Agenzia per la Cina Armando Tschang, “è un memorandum d’intesa con l’obiettivo di sviluppare la collaborazione, tra l’Italia e la Cina , nel settore Agro-alimentare e per sostenere investimenti e promozione dei prodotti tipici Italiani in Cina”.

“L’intesa sottoscritta oggi”, continua poi Armando Tschang, “ è un accordo importante, che getta le basi ad operazioni concrete, come il sostegno ad aziende italiane che vogliono entrare o crescere in Cina.”

Ai margini della cerimonia ufficiale, Mr. Hu e Armando Tschang, hanno anche annunciato come il primo appuntamento collegato all’accordo firmato, sarà quello di un Forum Economico che avrà luogo nel 2010 a Beijing e nel quale i Cinesi potranno entrare in contatto diretto con il patrimonio agro-alimentare Italiano, anche attraverso iniziative mirate, tutte per sostenere e caratterizzare le “eccellenze” del Made in Italy.

Quindi oltre agli accordi industriali più noti e pubblicizzati sui media, come quello di Fiat, Ansaldo – Breda, Generali e Mediobanca, a Roma sono state gettate le basi affinché l’Italia, in accordo con il Governo cinese, possa costruire una piattaforma per l’agro-alimentare che consenta di incrementare gli interscambi commerciali tra i due paesi.

Una sfida riassunta dallo stesso Presidente del Consiglio Italiano, Silvio Berlusconi, che ha chiesto alle aziende Italiane di credere nella Cina e nella possibilità di diventare, “entro tre anni”, il terzo paese per investimenti in Cina.

Ma nel frattempo, si permetta ai cinesi di poter finalmente avere in presa diretta, il meglio della produzione italiana, che il mondo intero ci invidia e che i cinesi, dalle parole del loro Presidente, sono in trepidante attesa di avere sulle proprie tavole.

mercoledì 18 febbraio 2009

Uova da Ping Pong?? Pessimo esempio d’informazione!!

Dopo lo scandalo del Latte alla Melamina e i precedenti giochi per bambini con coloranti tossici, ormai la Cina è “osservato speciale” da parte di tutto il mondo per quanto riguarda la qualità delle sue produzioni, siano esse industriali che alimentari.

Spesso però forti di questo “alibi”, circolano anche notizie spesso prive di fondamento che fortemente enfatizzate, servono solo a continuare a mantenere alta l’idea negativa che molti nel mondo hanno sulle produzioni cinesi. (anche a fini protezionistici!)

Sui quotidiani occidentali, soprattutto italiani, grande enfasi trovano quindi notizie relative a sequestri o ritrovamenti di merce non a norma d’importazione cinese.

Corretto informare ma ahimè, sempre con lo stesso taglio: “occhio ai cinesi!”

L’ultimo esempio di un pessimo modo di informare lo abbiamo avuto proprio oggi:

Agenzia AGI delle 8,29 del 17 Febbraio: “CINA: DOPO LATTE CONTAMINATO ALLARME PER UOVA CON ALUMINIO”

Alla prima lettura non possono che essere saltato sulla sedia. Alluminio??. Anche se quella L di meno trae in inganno. ( che sia voluta?)

Poi mi sono messo ad approfondire e cercare di capire, anche perché le uova noi le mangiamo regolarmente da queste parti in Cina.

Prima che parta il “solito” passa parola, per l’onor di cronaca, vediamo allora di approfondire meglio quest’ultima notizia che sta circolando su alcuni canali non ufficiali, che rilanciata da alcuni media di Hong Kong, è finita per essere lanciata dalla AGI con tanta veemenza.

AGI nella sua corrispondenza, cita il quotidiano di Hong Kong in lingua inglese “The Standard”, nel quale si parla della scoperta, in alcuni mercati locali nello Fujian, di alcune Uova Artificiali contenti Alluminio e che ora rischierebbero oltretutto di arrivare ad Hong Kong .

Detta così sembra quindi tutto vero, allora decido di approfondire le fonti e in assenza di notizie sui canali cinesi, trovo un altro quotidiano di Hong Kong che ne parla, questa volta in lingua cinese, lo Sing Tao.

Su questo quotidiano verrebbe di fatto confermata la notizia che nei giorni scorsi, nel sud della Cina sarebbero state vendute, su alcune bancarelle dei mercati rionali, alcune uova che, più che da mangiare, sarebbero buone per giocare a Ping Pong.

Tutto ciò sembra essere accaduto a Xiamen nello Fujian, dove le uova in vendita nel mercato avevano il guscio fatto di carbonato di calcio, mentre per quanto riguarda il tuorlo d'uovo, questo era fatto di varie sostanze, alum, alginato di sodio, cloruro di calcio, benzoato di sodio e gelatina.

E qui arriva l’incredibile. Tanto per iniziare, leggendo meglio sia la notizia in Inglese che quella in Cinese, tra le sostanze presenti, ben diversamente da come citato dalla AGI, non c’è l’alumina ma bensì l’Alum.

Facendo qualche ricerca, si scopre tra l’altro che il tanto pericoloso ingrediente (Alum) è stato oltretutto approvato dalla U.S. Food and Drug Administration come additivo per cibo, in quanto questo sale, ripeto SALE, viene usato per rendere più croccante ad esempio il pane o alcuni sottaceti.

Usato in grandi dosi può essere pericoloso e leggendo le etichette di molti alimenti non è infrequente trovarlo presente.

Ma l’agenzia, “tratta in inganno” a questo punto dalla fonte, o per altre ragioni, pensa bene di mettere in evidenza SOLO la pericolosità di queste uova sottolineando che “possono causare ritardi mentali”!

A questo punto non posso che rimanere sconcertato dal tentato “allarmismo” da parte della AGI, ma ancora più grave è che l’agenzia, paragonandolo con quanto accaduto con il latte, fin dal titolo fa passare l’idea che le uova in Cina possano essere state adulterate con Alluminio.

La cosa ovviamente non vera, in quanto anche nelle sue fonti, si parla espressamente di UOVA FINTE e non di uova adulterate, anche se a prima vista le copie erano perfette come l’originale e comunque il fenomeno non è certo su scala nazionale.

Continuando la storia come vengono esposte dalle fonti, ci sarebbe anche chi queste uova, dopo averle acquistate da un mercato di zona, le avrebbe anche mangiate.

Il “cuoco” però, si sarebbe subito “insospettito”, visto lo strano sapore che avevano una volta iniziate a mangiare, finendo per esclamare letteralmente: “sapevano di plastica”!

Ma i “falsari” sembra proprio abbiano dato il meglio di sè, tanto da ingannare facilmente chiunque visto che il tuorlo, data la raffinatezza dell’imitazione, apparirebbe molto flessibile, elastico come quello originale anche se al tatto assomiglia più ad una palla.

Detto ciò, si rimane sconcertati, in assenza di conferme ufficiali o altre fonti, della leggerezza usata nel diffonderla nel formato usato da AGI: “Uova con l’alluminio!”.

Questo è l’ultimo caso di una continua azione denigratoria e “sopra le righe” alla quale potrei citare altri casi simili a questo.

Per finire, al giornalista che ha lanciato questa agenzia, bisogna ricordare che per il latte adulterato, fatto increscioso che ha profondamente colpito tutti i cinesi nei mesi scorsi, sono già state sentenziate 2 pene di morte e un paio d’ergastoli.

Insomma, da queste parti fare gli “spiritosi” con la salute della gente si rischia veramente e quindi occorre evitare sensazionalismi del tutto inutili che oltretutto continuo solo ad alzare stupidi muri di diffidenza tra Cina ed Italia.

lunedì 27 agosto 2007

Vita sana yin yang in equilibrio ... tutto naturale

Volete combattere le "botte di calore" e migliorare il vostro benessere psico-fisico in maniera del tutto naturale?

La Medicina Tradizionale Cinese fa il caso vostro!.
Con alimenti che in comune hanno di avere un sapore tipicamente amaro, in grado di determinare la sottomissione del Calore, che per la tradizione medica cinese è patogeno, spegnere il Fuoco e di drenare le tossine.

Perchè il Calore è tanto importante limitarlo? L'aumento del metabolismo determinare un abnorme consumo dei liquidi, colpisce la parte alta del corpo, provoca la comparsa di sintomi come:
- colorito rosso di tutta l'estensione cutanea
- aumento della temperatura corporea
- secchezza generale e delle mucose in particolare
- compromissione dell'equilibrio psichico con la comparsa di agitazione, insonnia, palpitazioni, eccetera
- stipsi con feci secche o diarrea con intenso bruciore anale
- oliguria e disuria
- lingua rossa con induito giallo ..
di seguito una lista di verdure e frutti e l'azione benefica sul nostro corpo.
Buon appetito a tutti...

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venerdì 10 agosto 2007

Che sia SOLO una Olimpiade di Sport

(Pubblicato su Affari Italiani il 9 Luglio 2007)

Oggi la Cina si è svegliata sulle note di “We are Ready!”, brano musicale a più voci, stile “Live Aid”, di artisti Cinesi, Hong Kong e Taiwan.

E’ infatti una data importante: manca solo un anno all’apertura delle SUE Olimpiadi, data che le celebrazioni ufficiali di piazza Tienanmen, hanno scandito al mondo intero: ore 8 di sera, del 8/08/2008.

Ma le Olimpiadi cinesi sono già un successo prima ancora che partano.

Da quando, nel 2001, le furono assegnate, la Cina è totalmente cambiata. I cambiamemti sono stati così profondi e generalizzati, proprio perchè si dovevano fare le Olimpiadi

E’ già sicuro che Beijing 2008 batterà qualsiasi record di ascolti televisivi. E’ infatti garantita la presenza del 90% del Miliardo e 300 Milioni di cinesi che hanno un televisore e che dall’8/8/2008 sarà lì a seguirne lo svolgimento.

Poco importerà se ci saranno atleti cinesi o meno. Anche se i recenti studi attribuiscono un ipotetico sorpasso della Cina sugli USA, in fatto di medaglie d’oro, i cinesi vorranno seguire solo le PROPRIE Olimpiadi.

E per non arrivare sprovveduti all’evento, in questi anni, centinaia di milioni di Cinesi, si sono fatti, attraverso la tv, una profonda cultura sui diversi sport, proprio per cercare di capire meglio quello che potrà accadere, durante le LORO Olimpiadi,

Continue poi sono le file di volontari pronti a dedicare gratuitamente molto del proprio tempo, anche lavorativo, per far si che tutto possa essere perfetto e possano dire: io c’ero!.

Gli apparati di sicurezza cinesi sono da tempo ai massimi livelli, le esercitazioni antiterrorismo si succedono freneticamente, così come lo sono i lavori in corso per finire gli impianti e le infrastrutture, ampiamente già completate nei tempi previsti, tanto che hanno dovuto rallentare i lavori.

Tutta la Cina lavora quindi per le Olimpiadi e le Olimpiadi lavorano per la Cina. Così non sorprende che la multinazionale del latte della Inner Mongolia, regione autonoma che festeggia quest’anno il 60° della propria unificazione alla Cina, speri con la sponsorizzazione Olimpica, di poter puntare ai mercati internazionali e continuare a crescere.

Tutta la Cina crede nelle Olimpiadi, il primo “vero” momento di incontro universale, dopo la recente apertura internazionale di un paese che per decenni risultava invalicabile, proprio come la propria “grande muraglia”.

Per la prima volta, il mondo sarà veramente in Cina e i cinesi ci tengono a far si che tutto sia perfetto, affinchè il ricordo lasciato sia dei migliori.

Come si vede le Olimpiadi hanno quindi contribuito a dare la scossa all’intera nazione, le ha aperto gli occhi, ha fatto capire a tutti i cinesi che sono parte del mondo e con il mondo devono imparare a competere e relazionarsi.

E i cinesi, capita la lezione, sul piano economico stanno macinando successi incredibili, tanto che anche quest’anno, il PIL cinese, difficilmente sarà inferiore all’11,5%, nonostante i tentativi di contenerlo all’8%!!

Insomma, ciascun cinese è profondamente legato alle prossime olimpiadi, un modo concreto di finalmente provare ad integrarsi con la comunità internazionale, di sentirsi finalmente cittadino del pianeta, dopo tanto isolamento.

Che poi esistano problematiche od emergenze che possono mettere a rischio tutto questo, una su tutte, il rischio ambientale, i cinesi lo sanno benissimo.

Sono consci che devono fare il possibile affinchè l’inquinamento sia drasticamente tagliato, tanto che in questi giorni saranno applicate alcune misure, quali la riduzione “forzata” del traffico cittadino, per vedere che effetto si ottiene sulla qualità dell’aria.

Grazie anche alle Olimpiadi ora però la questione ambientale è diventata emergenza nazionale, non solo a Beijing.

In tutta la Cina si stanno sostituendo i troppi mezzi di trasporto fortemente inquinanti, per cercare di cambiare una situazione, così grave che oggi nel Guangzhou, l’aspettativa di vita nei poliziotti dell’area è di soli 43 Anni!!!

Ma il Governo è andato oltre, varando una legge che taglierà i benefici per tutte quelle iniziative potenzialmente inquinanti, come dire, “va bene il business, ma che sia ecologico!”.

Il cibo dovrà poi essere perfetto, sano e che possa piacere agli ospiti stranieri.

In tutta la Cina è partita una campagna affinchè i cibi nei supermercati possano essere “tracciati”, dichiarando ufficialmente guerra alla contraffazione alimentare.

Da noi la frode alimentare è stata depenalizzata. In Cina assolutamente no, visto che attorno al cibo ruota la pericolosa crescita dell’inflazione cinese, incredibilmente, strettamente connessa all’impennarsi del prezzo della “carne di porco”, cresciuta di ben il 75%!

Ma dopo i recenti scandali internazionali che mettono in dubbio la qualità dei prodotti alimentari “made in China”, la lotta alla frode alimentare si è fatta ancora più dura, per evitare che i recenti casi di partite di carne di porco, vendute sottocosto, provenienti da maiali malati o gonfiati alla meglio, con la sola acqua, possano ancora ripetersi.

Sul fronte culturale, le Olimpiadi hanno già creato un autentico miracolo, obbligando la Cina a doversi preparare a quel profondo, aperto confronto tra culture, venuto meno per decenni e che ora è il motore della attuale globalizzazione.

Così in questi anni è stato possibile che milioni di Cinesi di tutte le età, abbiano imparato l’inglese, per ricevere con tutti gli onori chi verrà in Cina per le loro Olimpiadi. Ma non solo.

Anche l’esercito cinese per l’occasione ha cambiato stile. Quest’anno, nel festeggiare i suoi 80 anni dalla nascita, sono state cambiato le uniformi, ora di foggia occidentale, affinchè gli ospiti potranno “ammirare” chi garantisce loro protezione e sicurezza, di questi tempi di terrorismo internazionale.

La cosa che colpisce è quindi che tutto quanto fatto nell’organizzare le Olimpiadi rimarrà a lungo nella quotidianità cinese, così come tutti i profondi cambiamenti che ha già hanno rivoluzionato la Cina dalle sue fondamenta.

Lasciamo quindi da parte polemiche e le “pressioni” sulle arcinote tematiche sociali e politiche che però è giusto rimangano fuori dalla discussione Olimpica, anche perchè troppo complesse nella loro soluzione e non certo risolvibili con i modi alla “GreenPeace”, come quelli visti in questi giorni..

Facciamo in modo che quest’anno di avvicinamento al mitico 8.8.2008, sia ricordato per essere quello che è veramente: un evento di SOLO SPORT e preparazione per una leale competizione tra i popoli.

Lasciamo ai Cinesi la dignità di andare orgogliosi dei propri giochi olimpici, senza con essi venire continuamente giudicati, condividendo con loro fino in fondo tutto ciò, affinchè sia solo un fantastico spettacolo.

Facciamocene una ragione e lasciamoci coinvolgere dal motto dei giochi di Beijing: “Un mondo. Un sogno”.

Ma aspettando Beijing i video di “avvicinamento” su (Link)