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giovedì 23 luglio 2009

Corrotti da morire! La lezione Cinese contro l'emergenza Corruzione!

In Cina la corruzione è una cosa seria.

Sia perché è un serio problema, ma soprattutto, perché quando scoperti, non esistono “sconti”!.

L’altro giorno, la Beijing No 2 Intermediate People's Court, ha condannato a morte, con una sospensione della pena per due anni, Chen Tonghai, l’ex presidente delle SINOPEC, la più grande azienda petrolifera del paese, al 9° posto nella Fortune Global 500 delle principali aziende mondiali.

I reati che gli sono stati contestati sono di corruzione e l’appropriazione di 193 Milion di Yuan ( oltre 29 Milioni di dollari).

Come previsto dalla procedure cinesi, ora Chen ha tempo 10 giorni per ricorrere in appello.

La storia di Chen Tonghai è comunque esemplare, per comprendere come in Cina, l’eterna guerra alla corruzione nel paese, non risparmi nessuno.

Prima di tutto colpisce proprio la sentenza, che cita testualmente “la corte è stata indulgente, nonostante l'enorme quantità di denaro che Chen ha preso, perché ha avuto un "buon comportamento" nel confessare i propri crimini.”

In sostanza, Chen, oltre a restituire i soldi ricevuti dagli atti di corruzione, ha anche fornito i nomi dei funzionari corrotti.

Qualcosa che, almeno in parte, riabilita Chen e gli apre le porte alla possibilità, durante i due anni di sospensione della pena di morte, di commutarla in carcere a vita o trasformarsi in 20 anni o meno di carcere, se la corte riterrà che si sia realmente pentito.

Nato nel 1948 a Shanghai, figlio di Chen Weida, un rivoluzionario e funzionario di Stato d’alto profilo, laureatosi nel 1976 alla Northeast Petroleum University, ha poi passato i suoi successivi 10 anni sui campi petroliferi di Daqing.

Successivamente, la carriera di Chen Tonghai è stato un continuo crescendo, prima sindaco della città di Ningbo, nella provincia dello Zhejiang, poi nel 1994, Commissario nella Commissione di Stato per la Pianificazione, fino al suo ingresso nella Sinopec nel 1998.

Nel 2006 Chen diventa Presidente della Sinopec, incarico dal quale però, nel Giugno del 2007, si dimette per “motivi personali”. Successivamente, nell’ottobre dello stesso anno, viene incarcerato per i crimini per cui è stato condannato.

Una sporca storia, alla quale i vari media cinesi stanno aggiungendo continui particolari, anche piccanti, visto che Chen Tonghai, non solo ha preso un sacco di soldi attraverso diversi atti corruttivi, ma ha anche consentito alla propria amante, di ottenere rilevanti vantaggi, utilizzando in maniera impropria il proprio potere acquisito.

Infatti la sua amante, una certa Li Wei, avrebbe beneficiato di un enorme progetto di una raffineria in costruzione nello Shandong, per poter comprare a costi ribassati, terreni per la sua società immobiliare con sede in Qingdao

Ma non solo. I media cinesi, sottolineano anche il fatto di come Chen abbia anche “condiviso” la propria amante, il termine usato è proprio questo, con l’ex Segretario di Partito di Qingdao Du Shicheng, con il quale aveva di fatto creato un’alleanza politica e di protezione ai propri affari.

Ad aggravare la posizione di Chen, sia agli occhi dei cinesi che a quelli dei giudici, il fatto che fosse un politico e che quindi “abbia agito in contrasto con le regole morali del partito”, qualcosa che per i cinesi risulta al quanto ripugnante.

Insomma uno sporco affare di sesso e corruzione, in una guerra senza quartiere per quella che i cinesi non esitano a definire una “piaga nazionale”.

Dal 2003 ad oggi oltre 68.000 ufficiali governativi, sono stati giudicati per atti di corruzione e la polizia cinese ha calcolato che i reati economici più gravi di solo 500 di essi, hanno sottratto qualcosa come 70 Miliardi di Yuan ( Circa 9 Miliardi di Dollari).

Il Governo di continuo ha “aggiornato” le procedure e le leggi per combatterla, tanto che ora è illegale ricevere qualsivoglia regalo o favoritismi, anche di pochi dollari, sia per chi ricopra qualunque tipo di incarico pubblico, così come anche ai componenti della sua famiglia o parenti.

Una questione morale, una guerra dichiarata, tanto che la corte che giudicava Chen, nella sentenza, ha dichiarato di “augurarsi che le attese riforme statali siano approvate rapidamente, così da consentire ancora una migliore supervisione e”, continua la corte,” di poter estirpare la corruzione dalla sue radici!”

Li Shuguang, esperto in materia di questioni Statali, della Università degli Studi di Scienze Politiche e Legge, ha dichiarato come “le leggi vigenti debbano essere modificate per consentire severa punizione e prevenire il ripetersi di attività criminose a danno dei beni di Stato”.

Ma non solo, “quanto accaduto nel caso di Madoff negli USA, di multiple punizioni per i reati economici, dovrebbe essere recepito nelle future modifiche di legge”.

Un discorso di grande attualità, anche alla luce di quanto sottolineato dai leaders del G8 a l’Aquila, che hanno indicato nella lotta alla corruzione, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, la strada per la loro naturale e rigogliosa crescita futura.

In questa guerra, la Cina sta cercando di fare la propria parte e si è messa in prima linea, tanto che dal 2007, nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC), ha promosso la creazione dell’Associazione Internazionale delle Autorità anti-corruzione (IAACA), strumento operativo proprio per combattere la corruzione nel mondo e a cui hanno aderito 137 paesi e 12 organizzazioni internazionali.

Quindi mentre gli Americani hanno insistito sotto la Presidenza Bush nel definire la guerra al terrorismo la madre di tutte le guerre, da tempo i cinesi pensano che per vedere un crescente benessere generalizzato, occorre sconfiggere la corruzione in ogni dove essa si annidi.

Questo approccio appare molto credibile, quando si analizzano le cause principali che mantengono all’attuale livello di povertà le popolazioni dell’Africa, Asia e del Sud America.

La corruzione governativa in quei paesi, impedisce che la ricchezza presente, spesso sotto forma di materie prime e risorse naturali, rappresenti realmente un bene comune.

Detto questo, la corruzione ha quindi sicuramente un impatto quotidiano ben superiore a quello legato al terrorismo mondiale, quando ogni 5 secondi una persona muore di fame e quando più di 1 miliardo di persone non hanno accesso diretto all’acqua.

Quindi forse è giunto il momento di soffermarsi a riflettere sulla pragmatica proposta contenuta nel messaggio cinese di “lotta alla corruzione senza oltranza”.

Una proposta che nasce dall’esperienza e che ha consentito alla Cina (ricordiamoci di 1 miliardo e 300 milioni di persone!!) di passare da una situazione di indigenza, alla ben diversa situazione attuale, dove ad ogni cinese è garantito acqua e cibo.

E noi in Italia, quanti Miliardi di Euro risparmieremmo se affrontassimo seriamente la questione della corruzione, trasformandola in una vera e propria emergenza nazionale con la stessa determinazione dimostrata fin qui dai Cinesi?

mercoledì 8 luglio 2009

G8: Hu Jintao preferisce rientrare in Cina!!

L’avrebbe fatto qualsiasi leader Occidentale in una situazione simile. Lo ha fatto oggi anche Hu Jintao.

Stamattina, il Presidente Cinese Hu Jintao, ha deciso di tornare in Cina, per monitorare in patria gli sviluppi della situazione nella Regione Autonoma dello Xinjiang Uygur.

La Cina sarà comunque presente agli incontri fissati per il G8 e il Presidente Hu Jintao sarà sostituito dal membro del Consiglio di Stato, Dai Bingguo.

E’ stato anche comunicato che verrà rischedulata in seguito, la prevista visita di Stato del Presidente Hu Jintao in Portogallo, programmata dopo il G8 a l’Aquila.

Per quanto riguarda il ritorno in patria del Presidente Cinese, dimostra l’attenzione che i vertici nazionali stanno ponendo sulla questione, anche perchè non appaiono del tutto convinti sul fatto che quanto accaduto, sia nato solo quale scontro etnico in seguito all’omicidio di due Uiguri nel Guandong.

Secondo i cinesi, quanto accaduto nel Guandong è infatti servito come pretesto per una mossa secessionista, preparata da tempo.

Comunque sia, il Governo locale, nei giorni scorsi non aveva mai dichiarato la etnia dei morti dei fatti di domenica scorsa.

Ma inaspettatamente, in queste ore, sarebbe in atto una sorta di contro-ribellione, questa volta della maggioranza di etnia Han, una sorta di risposta “implicita” sulla etnia a cui appartenevano i morti di domenica e che ora, sono scesi in piazza alla caccia degli Uiguri, per vendicare quanto accaduto nei giorni scorsi.

La polizia sta cercando in tutti i modi, di evitare qualsiasi tipo di contatto tra i diversi gruppi etnici e lo svolgersi di qualsiasi sommaria vendetta.

Per cercare di contenere tutto ciò, nella regione sono state quindi decretate dal Governo locale, 11 ore di coprifuoco, per consentire un ritorno alla normalità.

Ma il Governo Cinese, attraverso il portavoce degli Affari Esteri, ha sottolineato in conferenza stampa, come esistono seri elementi secondo cui, quanto accaduto nello Xinjiang, possa avere una “mente ispiratrice ed istigatrice esterna”, indicata in Rebiya Kadeer, una donna d’affari cinese di etnia Uigura, leader del World Uyghur Congress, movimento con aspirazioni separatistiche.

Rebiya Kadeer, arrestata nel 1999, era stata rilasciata nel 2005, per poter avere trattamenti medici in Usa, con la promessa di non agire contro gli interessi nazionali cinesi.

Ma in queste ore, secondo i cinesi, Rebiya Kadeer sta svolgendo un’azione di coordinamento delle attività nella regione dello Xinjiang, utilizzando Internet quale strumento per tenere i contatti sul campo.

Quale prova di questo suo coinvolgimento, il Governo locale possiede delle intercettazioni telefoniche nelle quali la Rebiya, telefonando al fratello a Urumqi, nei giorni precedenti ai fatti di domenica, quale commento a quanto accaduto nello Guangdong, affermerebbe “Qualcosa accadrà in Urumqi. Noi siamo a conoscenza che stanno accadendo molte cose!”.

Per questa ragione, nello Xinjiang, Internet è stato momentaneamente sospeso.

Una decisione che è stata comunicata attraverso una conferenza stampa, nella quale dalle autorità locali hanno spiegato le ragioni di tale azione, chiedendo la comprensione dei cittadini ed augurandosi che possa essere una misura assolutamente temporanea, comunque connessa con l’evolversi della situazione.

Connesso a questa decisione, non sorprende che in molte parti della Cina, da ieri non funzionino anche Twitter e Facebook.

La sensazione è che ai cinesi interessi evitare il perdurare degli scontri etnici, evitando soprattutto l’inizio di un’escalation, di quella che appare ormai una sorta di “occhio per occhio”, ma che viste le implicazioni religiose, connesse al fatto che gli Uiguri sono Mussulmani, possa “esporre” la Cina anche sul fronte del Terrorismo Internazionale di matrice islamica, che fino ad ora era stato abilmente tenuto lontano dai confini del paese, ma sempre temuto.

Tutto ciò sembra quindi aver consigliato il ritorno in patria di Hu Jintao, anche perché si può presumere che quanto prima, possa fare un invito pubblico televisivo, per contribuire a riportare la calma e una civile convivenza nello Xinjiang, ora fortemente compromessa dai fatti di questi giorni e che spiega anche la “durezza” con la quale i cinesi si stanno comportando nei confronti di qualsiasi “suggeritore” all’estero.

Non va infatti dimenticato che l’area dove sono scoppiati gli scontri, è una delle più povere del paese o quantomeno, non è stata del tutto toccata dal crescente benessere di cui invece vivono le aree dell’Est cinese.

Quindi l’esplosione della rabbia della maggioranza di etnia Han di queste ore, una novità, anche rispetto ai fatti accaduti in Tibet, dove la comunità Han non agì, sono una cartina di tornasole di una potenziale situazione esplosiva che va rapidamente riportata alla normalità.

Nel resto della Cina, i fatti dello Xinjiang stanno suscitando “profonda commozione”, visto che non sembra esserci alcun filtro alle notizie, immagini e video diffusi sui diversi media, ma nel contempo, nella stragrande maggioranza dei cinesi, è forte e prevalente la richiesta al Governo di riportare rapidamente l’ordine nella regione.

Una ragione di più per evitare di fornire “alibi”, soprattutto all’estero, per strumentalizzare quanto sta accadendo nello Xinjiang, sentimenti che poi finiscono per ispirare eventi altrettanto pericolosi, come quanto quello accaduto in Olanda, dove è stata presa di mira l’Ambasciata Cinese e che rischiano solo di complicare la ricomposizione della situazione nello Xinjiang o peggio di fomentare atteggiamenti xenofobi nei confronti dei cinesi.

martedì 7 luglio 2009

La Cina pensa G13!!

Hu Jintao è arrivato in Italia alla guida di una delegazione politico – commerciale in vista del prossimo G8 a L’Aquila.

Ma cosa è venuto a fare realmente il Presidente Cinese al G8?

Beh, sicuramente qualcosa di molto diverso da quello si aspettano molti Leaders occidentali.

I Cinesi si attendono infatti di essere stati invitati a quello che loro chiamano G8 + 5, un dialogo alla pari tra nazioni sviluppate e la prima linea di quelle che, ancora per poco, si potranno considerare paesi in via di sviluppo, per affrontare i punti cardini ancora scoperti: Finanza, Ambiente, Energia, Cibo.

Sorprendentemente, diversamente da quanto dichiarato nelle scorse settimane, a l’Aquila i Cinesi non chiederanno di abbandonare il dollaro come moneta di riserva, proposta concordata di recente con la Russia e che aveva trovato l’appoggio anche dell’India, ma si concentreranno su un punto focale strategico: abbattere tutte le barriere protezionistiche negli scambi commerciali e nella tutela ambientale.

Il pragmatismo cinese infatti, concedendo agli Americani il “beneficio del dubbio” su una questione spinosa e complessa come quella della nuova valuta di riserva, intende ottenere in cambio un risultato decisamente più concreto sul breve periodo e che di riflesso impatterebbe anche su tutti i paesi in via di sviluppo: la fine dei protezionismi occidentali!

Questo sarà il punto strategico della presenza Cinese a l’Aquila, un “must” con il quale offrire anche agli altri paesi con costi della manodopera inferiori a quelli dei paesi sviluppati, un’occasione di crescita attraverso una seria applicazione dei trattati del WTO, che di fatto non prevedono barriere agli scambi commerciali tra nazioni.

Stesso discorso per quanto riguarda gli interventi in materia ambientale, dove alla richiesta di un “gioco di squadra” tra tutte le nazioni e non solo alcune, seguirà un secco “no” cinese alla carbon tax, una tassa sulla CO2 prodotta, che evidentemente penalizza maggiormente i paesi in via di sviluppo, ancora nella loro prima fase industriale, piuttosto che quelli già sviluppati.

Ecco quindi il senso del +5 di questo Summit: stabilire fin dal principio che i paesi del G8 non possono più pensare di essere i decisori unici del futuro del mondo, gestendo le regole a proprio piacimento per tutelare le proprie certezze e scarso rispetto di quelle altrui.

Soprattutto il +5 intende fare valere il proprio “peso” sulle due questioni più delicate: energia e sicurezza dell’approvvigionamento alimentare, in particolare per i paesi Africani.

Il “diritto al proprio sviluppo” è la chiave della posizione che a L’Aquila la Cina si augura non venga disattesa, un approccio a suo modo “rivoluzionario”, perché rappresenterebbe un cambiamento fondamentale delle prospettive che fino ad ora hanno guidato l’ultimo secolo industriale e post-industriale.

La Cina intende essere il portavoce di un cambiamento che vada oltre le apparenze e gli ipocriti convenevoli dei paesi occidentali che se da un lato dicono di sostenere lo sviluppo dei paesi più poveri, dall’altro poi definiscono regole o le modificano, affinché ciò risulti sostanzialmente impraticabile, per così mantenere il proprio predominio economico.

La mutua cooperazione tra paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo, sintetizzata da questo G8 + 5, appare quindi essere l’unico modo per definire le nuove regole che devono guidare una crescita più equilibrata del mondo, ma che soprattutto mettano al centro “la crescita dei paesi più poveri” e rivedano il sostanziale “egoismo” dei paesi sviluppati, senza ulteriori protezionismi ideologici o commerciali, affinché a tutti, ma proprio tutti, sia data l’opportunità di un futuro migliore.

Quindi anche per il valore scaramantico che in Cina è attribuito al numero 8 (portafortuna), i cinesi, pur continuando a chiamarlo G8 + 5, pensano G13.

Gli altri leaders presenti sono “avvisati”.

venerdì 26 giugno 2009

Cina e Russia muovono guerra agli Usa: il dollaro è solo carta straccia

Da tempo si ha una “terribile” crescente sensazione: l’occidente sta naufragando, inviluppandosi su se stesso.

Per uno dei crudeli scherzi della storia, sembra proprio che stiamo vivendo una di quelle fasi di cambiamento epocale che periodicamente spostano gli equilibri del mondo, la centralità dei popoli e determinano la fine di alcuni cicli, così come la nascita di nuovi.

Ma un conto è leggerli sui libri di scuola, un conto è viverli quotidianamente.

Leggendo di come imperi o civiltà, nelle intenzioni destinate all’eternità, in un botto finiscono per poi non lasciare alcun segno dietro di sé, la domanda in questi casi che sorge spontanea è: “come è stato possibile?”.

Bene ora ci si rende conto che l’impossibile diventa possibile, perché semplicemente il mondo avanza e la storia non aspetta nessuno, nemmeno i grandi “Imperi”.

Quindi sono del tutto inutili gli appelli, le giustificazione all’attuale crisi finanziaria da parte di chi ne è stato l’artefice e il creatore del perverso meccanismo che ha portato prima l’illusione di un benessere duraturo e diffuso ma che ora sta risucchiando tutti nel baratro di una crisi senza fondo.

Dopo “scoppole” di questo tenore, è quasi scontato che il “mondo” decida di andare da un’altra parte. Ed è quello che sta succedendo in queste giornate, ma l’occidente si ostina a non pensare sia minimamente possibile.

I giornali occidentali infatti sembrano non vedere i crescenti segnali della fine del ciclo Occidentale e l’inizio di quello che possiamo definire ciclo Orientale.

La “notizia bomba” esploderà a casa nostra al prossimo G8, guarda caso ed incredibilmente organizzato in una zona terremotata quale l’Aquila, quasi fosse una rappresentazione metaforica della situazione finanziaria mondiale.

Il prossimo G8 sarà epocale perché per la prima volta, ed in sede ufficiale, l’Oriente rappresentata da Cina e Russia, chiederà all’Occidente di usare una diversa moneta quale strumento d’equilibrio finanziario del mondo, dando al Dollaro e all’Euro un semplice ruolo di comprimari per il prossimo futuro.

Dopo le sortite ufficiose dei mesi scorsi, soprattutto da parte Cinese in vista del G20 di Londra, adesso la decisione in tal senso è stata presa nell’ultimo incontro dello SCO o più noto “Gruppo di Shanghai”, sigla e gruppo di lavoro che nessun italiano ed europeo conosce ma che rappresenta l’asse che intende ora guidare il cambiamento futuro del mondo.

Russia e Cina, assieme ai propri partner, nel loro ultimo vertice di Ekaterinburg, hanno infatti deciso che sia giunto il momento di creare una nuova moneta comune, stile Euro, con un suo successivo allargamento nel Sud-est asiatico ai paesi dell’Asean.

Calcoli alla mano, stiamo parlando di qualcosa come oltre 2 miliardi di persone, ben 4 volte la popolazione della cara vecchia Europa Unita.

Ma c’è di più. A questo aspetto economico se ne è aggiunto un altro di carattere strategico militare.

Essendo venuta meno una credibile sinergia tra EU e Russia, anche a causa della direzione data da Germania, Francia e le influenza degli USA, ora Mosca, ha deciso di stravolgere il tavolo da gioco, sottoscrivendo un “asse di ferro” con la Cina, a scapito di quello ormai ritenuto “sgradito” con l’Europa.

Sotto la spinta di questo disegno strategico e il motore di Cina e Russia, ora lo SCO intende giocare la carta di diventare anche apertamente un competitore della NATO in Euroasia,

Le conseguenze di tutto ciò saranno incredibili: nonostante la Eu continuerà infatti ad avere rapporti commerciali con la Russia, dopo il vertice di ieri, subirà una perdita della propria forza contrattuale nei confronti delle macroforniture di gas (Russia) e del macrofornitore di prodotti finiti (Cina).

Tradotto, Cina e Russia hanno creato un asse preferenziale, economico e strategico / militare tra loro che porterà l’occidente ad una posizione sempre più marginale. Un esempio? Tutto ciò favorirà l’esportazione di gas russo alla Cina piuttosto che in Europa, con possibili effetti devastanti per noi.

Ma anche i recenti annunci di Obama sul suo piano economico, hanno tutto un altro “sapore” se visti da una diversa prospettiva, finendo per apparire solo il gesto disperato, l’estremo tentativo di opporsi all’intercedere dei cambiamenti della storia: la fine dell’Impero e della centralità Occidentale.

Comunque sia, questa riscrittura della pagina della storia del mondo, incredibilmente ha trovato spazi marginali sui giornali occidentali, per non parlare di quelli italiani, tutti così presi con le fondamentali questioni private e di “catreda” locale, totalmente avulsi dai cambiamenti che presto o tardi finiranno per arrivare come uno tsunami, portando così a termine il lavoro iniziato dalla crisi finanziaria da noi stessi creata.

E un giorno qualcuno, leggendo i libri di storia, si porrà la domanda: “come è stato possibile?”

Cose dell’altro mondo!!!