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venerdì 26 marzo 2010

“IL MADE In ITALY che vota guardando al futuro”

Mentre l'italia, a fatica si appresta ad andare al voto per le Regionali, una parte di Italiani sta in queste ore già votando.

Infatti nei giorni scorsi si è aperto il voto elettronico per il rinnovo del consiglio della Camera di Commercio Italiana in Cina.

Alta l'aspettativa degli imprenditori e delle aziende Italiane in Cina che si augurano che con queste elezioni si possa realizzare un cambiamento concreto nella istituzione che le rappresenta e dove al momento risultano iscritte solo un terzo delle aziende Italiane operanti nel paese. In particolare sta emergendo un elemento molto importante: la volontà delle aziende con sede in città importanti come Shanghai, Canton e Suzhou, affinché cresca il livello di autonomia operativo della Camera in quelle aree, fino ad ora totalmente gestito centralmente da Beijing.

Molti i problemi che gli imprenditori sottolineano appaiono ancora irrisolti e che fino ad ora non hanno agevolato una ancora migliore gestione collegiale tra le diverse anime presenti "dentro la camera".

Prima di tutto per la storica contrapposizione tra grandi imprese e PMI, dove quest'ultime, pur rappresentando la spina dorsale della presenza Italiana in Cina, non si sentono rappresentate in maniera adeguata nell'attuale assetto della Camera, vista la tipologia dei consiglieri fino ad ora espressi che non sembrano rispecchiare la matrice reale della presenza italiana.

A questo si aggiunge il peso decisionale esercitato da Beijing, sostenuto dalle grandi imprese, di fatto finisce per penalizzare le PMI che così restano "schiacciate" ed isolate in molte aree della Cina.

Al motto "la Camera siamo noi", ora in molti si augurano che sia l'inizio di una nuova era dove possa essere invertita anche la tendenza degli anni scorsi,caratterizzati da una bassa partecipazione alle attività della camera e che ha finito per penalizzarne la potenzialità, così come l'efficacia dei gruppi di lavoro sui diversi mercati o gli innovativi gruppi trasversali introdotti di recentemente.

Ma dalle aziende arriva anche l'invito ai vertici di supportare, favorire la crescita e l'espansione di queste attività di cooperazione tra le aziende, ritenuti momenti fondamentali di uno scambio che possa aiutarle nella propria crescita e presenza in Cina.

Questa è probabilmente la questione fondamentale dove tutti sembrano essere d'accordo, condividere un metodo con il quale poter aiutare la penetrazione del Made in Italy in Cina, dove data la vastità e la complessità proprie del paese, è impossibile che le istituzioni possano prendersi carico di qualcosa che prima di tutto deve vedere le imprese in prima linea, evitando però le "improvvisazioni" di molte di loro.

Tra le mozioni per un "cambio di passo" all'interno della Camera si contraddistingue quella di Carlo Leopaldi, che quale candidato Vicepresidente per Shanghai sembra avere le idee chiare su come dare nuova vita alla comunità di business della più importante città del Paese, in termini di business e finanziari.

Ricchi di spunti d'innovazione anche i programmi dei candidati per il Consiglio Matteo Piccinali su Shanghai e Fiorenzo Brioschi da Suzhou, così come forte vuole essere anche la voce dei candidati di Canton, tutti accomunati affinché vengano dati maggiori supporti alle attività delle molte PMI presenti in queste aree.

Il voto iniziato la settimana scorsa per via elettronica, terminerà il 26 Marzo con l'Assemblea di Beijing, si è caratterizzato anche dall’uso della rete quale spazio di discussione e confronto, tanto che nel Gruppo “Italiani in Cina” su LinkedIN, si è avuta una autorevole partecipazione attiva, dal Presidente attuale ai molti dei candidati con i loro programmi, in un confronto aperto sul tema caro a tutti, quello di una Camera che guardi al futuro.

Un ulteriore segnale della necessità e della voglia di un dialogo tra i vertici camerali e la base dei suoi membri che ci si augura con questa tornata elettorale possa trovare nuovo slancio, premiando i candidati che vogliono una sempre più coesa presenza italiana all'insegna del rinnovamento.

giovedì 2 luglio 2009

Come Dire e (Non)Fare Innovazione

In Italia, dopo la parola Veline, ne esiste una seconda sulla bocca di tutti: Innovazione!

Bene, mentre la prima non genera ricchezza se non per giornali di gossip connessi, la seconda rappresenterebbe l’opportunità del paese per cercare di crearsi un possibile futuro, al momento compromesso da decenni di scelte errate e miopi, dei diversi Governi e gruppi di potere (lobby) che si sono succeduti.

Siccome non è “mai troppo tardi” per fare la cosa giusta, come del resto stanno facendo tutti i paesi occidentali, alla disperata ricerca di “correggere” l’errato approccio che ha provocato la crisi mondiale in atto, nei mesi scorsi, anche l’Italia aveva dichiarato di voler “riscrivere” il proprio futuro, partendo proprio da una sistematica Innovazione.

Bene, con ansia si aspettava quindi il varo, del “Decreto Anticrisi”, sbandierato per “mari e monti” da Berlusconi, come il “salvavita” per il paese, la pietra miliare per costruirne il futuro.

Leggendolo e rileggendolo sembra però più che un documento che delinea un futuro, qualcosa pensato per il suo passato, tanto che si potrebbe confondere come un atto redatto a fine anni ’60, in pieno boom economico, piuttosto che qualcosa pensato e scritto nel 2009 per gli anni a venire!

Il nocciolo della questione la si trova all’articolo 5, che prevede “uno sconto del 50% sulla tassazione degli utili delle imprese che investiranno per acquistare macchinari e apparecchiature compresi nella divisione 28 della tabella Ateco”.

Avete provato a vedere cosa dice la “mitica” divisione 28 della tabella Ateco?? (vedi Link)

Bene, sorprendentemente alla divisione 28, appartengono tra l’altro:

• Fabbricazione di altri rubinetti e valvole,
• Fabbricazione di altre pompe e compressori,
• Fabbricazione di organi di trasmissione,
• Fabbricazione di cuscinetti a sfere,
• Fabbricazione di forni, fornaci e bruciatori,
• Fabbricazione di ascensori, montacarichi e scale mobili,
• Fabbricazione di gru, argani, verricelli a mano e a motore,
• Fabbricazione di altre macchine e apparecchi di sollevamento e movimentazione,
• Fabbricazione di attrezzature di uso non domestico per la refrigerazione e la ventilazione,
• Fabbricazione di bilance e di macchine automatiche per la vendita e la distribuzione
• Fabbricazione di macchine e apparecchi per le industrie chimiche, petrolchimiche e petrolifere
• Fabbricazione di trattori agricoli
• Fabbricazione di altre macchine per l'agricoltura, la silvicoltura e la zootecnia
• Fabbricazione di macchine per la metallurgia
• Fabbricazione di macchine per l'industria alimentare, delle bevande e del tabacco
• Fabbricazione di macchine tessili, di macchine e di impianti per il trattamento ausiliario dei tessili, di macchine per cucire e per maglieria
• Fabbricazione di macchine e apparecchi per l'industria delle pelli, del cuoio e delle calzature
• Fabbricazione di apparecchiature e di macchine per lavanderie e stirerie
• Fabbricazione di macchine per l'industria della carta e del cartone
• Etc…..

In sostanza pompe, forni, macchine ed utensili ad uso industriale, mentre del tutto assente è qualsiasi investimento in Hardware e Software o innovazione delle tecnologie digitali per le imprese italiane.

Questo “Decreto Anticrisi”, sottovaluta quindi la leva e le potenzialità ricavabili da una sistematica politica nazionale di Innovazione Digitale nelle imprese Italiane, quale azione di contrasto diretta alla crisi in atto, un investimento strategico che come è noto, offrirebbe ritorni 7 volte maggiori rispetto agli investimenti tradizionali.

Ma non solo, non offrendo alcun incentivo alle imprese per “passare al digitale”, si compromette seriamente qualunque possibile recupero della competitività e conquista di nuovi mercati da parte delle PMI Italiane, in un contesto internazionale dove tutti, ma proprio tutti, stanno investendo nel digitale, quale piattaforma sulla quale costruire le future politiche nazionali.

Non è comunque mai troppo tardi!

Ora è il momento di far sentire la voce che “chiede Innovazione”, affinché nei prossimi passaggi del decreto, nella sua trasformazione in legge, possa essere modificato, estendendo gli incentivi anche alle tecnologie digitali.

Sarebbe un atto concreto, immediato, per provare ad uscire dalla “spirale negativa” in cui è precipitata l’economia e l’industria nazionale che oltre frontiera, sempre più fatica a tenere il passo delle altre nazioni, molto più attente al proprio rilancio digitale, di quello che appare essere l’approccio strategico tratteggiato nel decreto appena varato dal Governo.

“Fare innovazione” dovrebbe essere un must e non un’opzione secondaria per un paese moderno che vuole sperare in un concreto futuro.

E questo futuro parte proprio dal definire strategico il “passare al digitale” per le milioni di piccole imprese che invece, giorno dopo giorno, sono costrette ad abbassare la saracinesca, a causa della selezione Darwiniana di un futuro che avanza, ma verso il quale non possiedono gli strumenti adatti per potere sopravvivere, venendo così condannate alla loro estinzione.

Il paese non può attendere oltre: si cominci con il cambiare questo decreto.

Basta poco che c’è vò? PER FIRMARE LA PETIZIONE AL GOVERNO

mercoledì 1 aprile 2009

La Cina avrà il suo Nasdaq

Ormai è evidente come Usa e Cina stiano “marcandosi” strettamente su qualsiasi questione, così come la crisi finanziaria stia aprendo ampi spazi, nei quali i Cinesi si stanno inserendo con sempre maggiore frequenza.

Non sorprende quindi che ora, la Cina voglia replicare anche uno dei successi storici della finanza americana: il Nasdaq. 

GEM il NASDAQ CINESE - Si chiamerà GEM (Growth Enterprise Market), un nome che evoca l’approccio che i cinesi vogliono avere sulla questione, una piattaforma finanziaria dedicata a supportare start-up innovative e tecnologiche.

In realtà il progetto non è nuovo, visto che fu pensato ben già 10 anni fa, ma dopo l’esplosione nel 2000 della bolla finanziaria legata alla new economy e alle dot.com, il progetto della creazione del GEM cinese, fu temporaneamente sospeso, fino ad oggi.

Basata ovviamente a Shenzhen, l’area con il più alto tasso tecnologico della Cina, il GEM cinese sarà fortemente focalizzato sulle piccole imprese a grande potenziale di crescita, con l’obbiettivo di diventare lo spazio per trovare finanziamenti e supportarne la crescita.

I REQUISITI PER LA QUOTAZIONE - Le potenziali aspiranti di questo nuovo listino tecnologico cinese, dovranno però rispettare rigorosamente alcuni parametri, quali:
  • un capitale sociale superiore ai 30 Milioni di Yuan (oltre 3 Milioni di Euro)
  • avere avuto utili per due anni consecutivi e redditività combinata di almeno 10 Milioni di Yuan (oltre 1 Milione di Euro), 
  • fatturato di almeno 50 Milioni di Yuan (oltre 5 milioni di Euro);
  • utili di almeno 5 milioni di Yuan (oltre 500.000 Euro) nell’ultimo anno fiscale, 
LA TRASPARENZA DEI DATI - Ma l’aspetto fondamentale che sta a cuore ai cinesi, è la trasparenza nella diffusione dei dati e dei risultati aziendali da parte delle imprese, così come l’efficienza dei controlli e la vigilanza che la piattaforma GEM dovrà garantire, così da evitare criticità simili a quelle di questi mesi, su quasi tutti i mercati finanziari.

Questa iniziativa, intende essere un concreto supporto alle imprese innovative cinesi ma anche il punto di partenza per la crescita di un mercato di capitali cinesi, in grado di finanziare in maniera sistematica una nuova generazione d’imprese ad alto potenziale di crescita e tecnologiche.

UN'INDICE DI BORSA CONTRO IL CREDIT CRUNCH è anche una risposta alla situazione che si è venuta a creare a causa della crisi finanziaria, dove gli istituti bancari sono diventati sempre più prudenti a concedere prestiti alle start-up, situazione che finisce anche per colpire le piccole imprese che in Cina di fatto rappresentano il 99% delle imprese e danno lavoro al 75% degli occupati del paese.

Il progetto della GEM appare anche del tutto in controtendenza rispetto a quanto sta accadendo agli altri mercati finanziari mondiali, che di fatto stanno subendo tutti forti ridimensionamenti ed accorpamenti.

La Cina sembra dimostrare, ancora una volta, come solo attraverso l’agire e la creazione di nuove innovative iniziative, si potrà sperare di superare la crisi attuale, per creare un futuro fatto si di grandi multinazionali, ma soprattutto da milioni di “invisibili” aziende che, dati alla mano, rappresentano però l’asse vero di tutte le nazioni.

L'ATTENZIONE ALLE PMI - Quello delle piccole imprese è il vero asset che il governo cinese intende salvaguardare attraverso anche questa iniziativa, cercando nel contempo, di lanciare nuove imprese in grado di diventare i leader del futuro, trainando così la crescita sia economica del paese che di competenze tecnologiche necessarie per rinnovare l’industria cinese.

Un messaggio sul quale riflettere, visto che lo scenario cinese assomiglia incredibilmente a quello italiano che anche nei suoi massimi splendori degli anni scorsi, è stato sempre strettamente collegato al successo, spesso planetario, delle proprie “multinazionali tascabili” del Made in Italy.

Le stesse che ora la Cina spera possano trovare nel GEM il proprio terreno fertile per poter diventare le solide protagoniste del crescente “Made in China” futuro.

mercoledì 18 marzo 2009

Parole Sante!! E ora Soldi veri!!!

Botta e risposta tra Governo e Confindustria.

La Presidentessa di Confindustria, Marcegaglia, ha affermato, o meglio scritto con martello e scalpello le “parole sante” che dovevano essere dette, prima che sia troppo tardi.

“Soldi veri”!!!

Questa è la considerazione di chi sta alla guida della Nave Confindustriale sotto i colpi della tempesta e che agli SOS lanciati di recente, riceve i chiacchiericci di chi cerca solo di ottenere consensi, che però non hanno alcun valore di cambio sui mercati internazionali.

Come uno sbuffo da “pentola a pressione”, alla Presidentessa di Confindustria non poteva uscire meglio la sintesi del problema che attanaglia il Made In Italy, fino ad ora gestito con “risibili” investimenti.

All’Italia, fino a poco tempo fa è stato scontato di parecchio qualsiasi tipo d’investimento, dato che l’eccellenza che rappresentava ne valeva il costo per i diversi partner internazionali.

Ora la situazione è profondamente cambiata e nessuno fa più sconti a nessuno, ne tanto meno ai sempre amati Italici, ma che si scoprono sempre più gli ultimi della classe.

In un paese di Piccole e Medie imprese, che per competere hanno bisogno di continuo “ossigeno”, prima Basilea 2 e adesso la stretta creditizia da crisi internazionale, rendono praticamente impossibile per la maggioranza delle imprese  reggere la competizione di chiunque, che tranne eccezioni, sono fortemente più capitalizzate delle nostre.

Quindi giusto il monito del Presidente dei Confindustriali, che ora merita una risposta concreta, in grado di indicare quale “cassa” esiste e con quali modalità le imprese italiane potranno ricevere nuovo “Ossigeno” e cercare così di tirare fuori dal proprio cilindro un nuovo ciclo per il Made in Italy, in grado di portarle sulla terraferma e ben lontane dalla burrasca in corso.

Le banche e i banchieri, devono “sentire” il monito lanciato dalla Marcegaglia che finisce dicendo “significherebbe tradire il paese e cercare di salvare meno le proprie posizioni (poltrone) per scendere anche loro in “trincea” con chi ogni giorno non sa se ci sarà un domani.

E se si fallisce ora, non ci sarà decreto per la disoccupazione che tenga in grado di fermare una emorragia che rischia di essere così grande, da portare al dissanguamento del paese e a morte certa.

Mentre da noi si fa tattica, la Cina ha triplicato la disponibilità finanziarie a disposizione delle proprie aziende e indicato nel supporto delle Piccole e Medie Imprese la strada per aiutare la Cina a superare la crisi in corso.

Magari con parole nostre, cerchiamo di non continuare a raccontare la storia che salvando le sempre solite aziende (ed i soliti imprenditori) si riuscirà a salvare il paese.

Cambiamo registro, inserendo nella lista dei “salvabili” anche il Sig. Brambilla, il Sig. Pugliesi o il Sig. Rossi di turno che ogni giorno devono lottare senza paracadute, in solitudine e senza alcuna speranza di avere alcun aiuto, “vessati” dai banchieri che quando le ragioni di sistema lo impongono, diventano anche soci dei soliti nomi, ma che poi nello stesso tempo, tagliano i fondi ai molti altri signor nessuno.

Vediamo se il richiamo della Marcegaglia sveglierà qualche coscienza nei vertici bancari e nei vertici politici che di fatto “pilotano” le loro scelte di base.

I segnali dello “sfaldamento” ci sono tutti, visti gli ultimi passi falsi per esempio di alcuni dei grandi brand italiani dell’alta moda, che lottano disperatamente per non fallire, se non lo sono già e sono tenuti in vita solo per “interessi” di vetrina, o peggio per evitare di scoprire pericolosi vasi di pandora.

E’ una Emergenza vera” ha affermato la Marcegaglia, quasi che tutto quello che sta accadendo sia solo un film, evidenziando come il Titanic Italiano abbia realmente colpito l’iceberg della crisi.

La nave sta affondando, “suonare” sul ponte le solite musiche per tranquillizzare i passeggeri non sono la strada giusta, altrimenti “l’Accattone” rischia di divenire il prossimo successo di botteghino a cui verrà associato il fu “Made in Italy” nostrano.

UPDATE 18 Marzo: Risposta del Governo: 1.3 Miliardi di fondo di garanzia che coprono 70 Miliardi di finanziamenti alle PMI: Questi sono SOLDI VERI!!! Adesso vediamo come saranno "equamente" distribuiti.