Visualizzazione post con etichetta Nobel. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Nobel. Mostra tutti i post

martedì 19 ottobre 2010

Nobel, la Cina vuole le scuse dal Comitato

La lunga marcia verso la democrazia in Cina NON passa dal Nobel

La Cina ufficialmente chiede le scuse dal Comitato del Nobel per il premio assegnato a Liu Xiaobo. Una posizione ferma e risoluta, maturata a seguito degli incontri al vertice di questi giorni, che non può che preoccupare

Da un sondaggio realizzato dal Global Poll Center durante il fine settimana, emerge che la maggioranza dei cittadini cinesi appare contro la decisione di assegnare il Nobel per la Pace a Liu Xiaobo. I vertici governativi ora si augurano senza mezzi termini, che la Commissione del Nobel rifletta su quella che, senza mezzi termini, viene definita "una scelta povera" ed invii le scuse alla Cina.

Crescente è infatti la convinzione che il comitato Nobel abbia agito deliberatamente per rafforzare la propria influenza in Occidente e che stia interferendo di fatto sulle questioni interne cinesi. Oltretutto, con una scelta che arriva al momento sbagliato e soprattutto con la persona sbagliata.

Con disappunto, viene poi sottolineato come questo premio non possa essere considerato una "lettera scarlatta sulla fronte della Cina", come invece il giudizio della commissione lascia intendere. Appare quindi evidente la delusione cinese, nel constatare come il Nobel per la pace, rischi così di aver perso la propria credibilità e missione, perchè invece di promuovere la diversità dei sistemi politici, sembra agire in maniera mono-direzionale.

Infatti il comitato del Nobel con questo premio, per i cinesi sembra sposare i valori occidentali più conservatori, gli stessi che ispirarono la guerra fredda, che si sottolinea sempre dalla parte cinese, "è stata aspramente combattuta tra l'Oriente e l'Occidente, ed è stato un periodo oscuro nella storia del mondo che non deve in nessun modo ripetersi".

Forte l'irritazione verso il comitato del Nobel è anche legata al fatto che, con il suo operato, ha appena provocato un grave scontro ideologico tra Cina e Occidente, ed invece di promuovere la pace, paradossalmente, il premio che si definisce "per la pace", sembra stia invece contribuendo in maniera decisiva ad aumentare le distanze tra la Cina e l'Occidente, per gli anni a venire.

Nel chiedere le scuse da parte del comitato per il Nobel, si finisce con il sottolineare che lo stesso non abbia mai messo in discussione o criticato il pensiero occidentale e la sua ideologia negli anni scorsi e si termina con una speranza: "Non vediamo l'ora di vedere un comitato Nobel che appartiene veramente al mondo".

Queste sono le dure comunicazioni ufficiali sui diversi media cinesi che danno il senso di un crescente malessere contro la decisione presa ad Oslo e fanno intravedere un atteggiamento Cinese molto duro verso di essa.

Personalmente, tale reazioni non fanno che amplificare il mio scetticismo che questo premio possa cambiare qualcosa, anzi come si sta evidenziano di in queste ore, rischia di peggiorare realmente il clima già teso delle relazioni internazionali su temi fondamentali come libero commercio, cambi valutari e gestione delle diverse crisi regionali politiche e sociali.

Non solo, prevedibilmente contribuirà ad accentuare un clima anti cinese, fornendo ora da ulteriore argomento di scontro per i diversi attivisti sparsi per il mondo occidentale che ora faranno a gara a mettersi in mostra, qualcosa che paradossalmente rischia però di dare risultati opposti a quelli auspicati.

Da questo "botta e risposta", appare evidente come in Occidente la Cina sia ancora veramente qualcosa di sconosciuto, così come l'approccio culturale che la pervade profondamente, ben diverso da quello sviluppatosi ad ovest, qualcosa di fondamentale che ancora "sfugge" ai più ma che ne caratterizza anche l'agire politico.

Per prima cosa la diversa percezione del tempo storico: i giorni sono anni e gli anni sono secoli, alla continua ricerca di un perenne e duraturo equilibrio.

In questo contesto, appare evidente che la stragrande maggioranza dei cinesi contemporanei, abbia investito il proprio futuro sulla crescita economica del paese e la conquista di un benessere personale che in una sola generazione, spesso ha portato molti di loro letteralmente "dalle stalle alle stelle".

Quindi, qualsiasi interferenza a questo processo che si è dimostrato nei fatti virtuoso e concreto, appare un problema da evitare accuratamente. La democrazia, il multi-partitismo e lo scontro ideologico sono tra queste.

In particolare in Cina si dubita fortemente su un elemento fondamentale: la reale validità della democrazia di stampo occidentale, che si chiedono: "sarebbe stata in grado di realizzare tutto ciò??"
Nel cercare di darsi una risposta, non solo stanno guardando con grande attenzione ai nostri paesi, inviluppati nella crisi di questi anni, ma anche al percorso democratico realizzatosi nei paesi ex-URSS, oltre che alla vicina India, da tutti considerata la più grande democrazia del mondo. E la risposta che si sono dati da tempo è negativa.

Se poi in occidente si pensa che in Cina esistano "loschi figuri" che si compiacciono di maltrattare il prossimo ed abusare del proprio potere, si è proprio sulla cattiva strada.

Lo scenario reale è totalmente diverso e in un continuo cercare la "giusta via", di una lunga marcia che sta cambiando la Cina, che ne prevede comunque la sua democratizzazione.
 
Il problema non è quindi, come sembra in occidente, se la Cina diverrà democratica o meno, ma quale sarà il modello che sarà adottato che comunque difficilmente sarà di stampo occidentale.

La prova di ciò sono nelle parole pronunciate di recente dallo stesso Wen Jiabao che ha affermato di recente alla CNN, intervistato da Fareed Zakaria: "Credo che la libertà di parola sia necessaria a tutti i Paesi, sia ai Paesi sviluppati che ai Paesi in via di sviluppo. La libertà di parola è d'altronde nella costituzione cinese,"  concludendo con "il desiderio e la necessità di democrazia del popolo cinese è irresistibile"

Per quanto riguarda poi il multipartitismo, sempre Wen Jiabao ha dichiarato che all'interno dei vertici cinesi "nonostante alcune discussioni e punti di vista e nonostante alcune resistenze, agirò nel rispetto dei miei ideali, senza sosta, e farò andare avanti la rinascita politica nei limiti delle mie capacità".

Da queste parole appare evidente che i vertici cinesi stanno valutando come traghettare il paese verso un futuro democratico, ma lo stanno facendo cercando di preservare per prima cosa per loro fondamentale: la stabilità e la crescita equilibrata in corso, il vero patrimonio di cui dispone ora il popolo cinese.

Voler forzare il cambiamento, con atti esterni, come quello del Nobel, seguendo un pò l'approccio che fu usato nel caso della ex-URSS, non appare il metodo corretto, perchè è evidente che lo stesso Wen Jiabao, ora sarà meno libero di esprimere posizioni innovative nelle prossime riunioni ai vertici che invece sentiranno questo atto, come un vero e proprio attacco alla integrità degli interessi nazionali.

Perchè va ricordato, a differenza che in occidente, i cinesi agiscono creando il cambiamento prima di annunciarlo e non come da noi che è ormai prassi l'opposto.

Avere fretta, serve solo a ritardare un processo che è già in moto da tempo, una scelta che comunque dovrà essere solo e solamente interamente nelle mani e nelle menti dei cinesi, senza che altri pensino di poter dare lezioni o ripetizioni che è giusto dirlo, da queste parti non sono gradite.

E il Nobel assegnato, non è solo una sottolineatura ai valori di libertà ma per i cinesi, appare inevitabilmente quale espressione di una volontà occidentale che così finisce per indicare una leadership che possa guidare un processo, qualcosa che onestamente agli occhi cinesi, appare inaccettabile: un'ingerenza negli affari interni.

Esattamente come fu fatto nel 1989, quando fu assegnato il nobel al Dalai Lama, guarda caso a pochi mesi dopo i fatti di Tiananmen anche questo premio, agli occhi cinesi non sembra "casuale" ed appare strettamente collegato al braccio di ferro in corso con l'occidente sulla rivalutazione dello Yuan che come ha sottolineato lo stesso Wen Jiabao se fosse assecondata, "porterebbe molte aziende cinesi a chiudere e milioni di cinesi a rimanere senza lavoro".

Per questo, non sono convinto il nobel porterà risultati positivi, mentre sono ben più propenso a pensare che potrebbe al contrario, scatenare un pericoloso effetto a catena fuori dai confini cinesi, connesso alle prevedibili azioni "ritorsive" di carattere economico che potrebbero mettere l'economie occidentali con il "culo per terra".

Perchè non va dimenticato che se oggi gli americani non hanno rivissuto il '29, se i Greci possono tirare un sospiro di sollievo e in generale, se la crisi finanziaria sembra essersi fermata, lo si deve agli sforzi cinesi in tal senso, attraverso le sostanziose iniezioni di capitali.

La situazione per certi versi è anche troppo simile a quella dei tempi della guerra dell'oppio, anche allora iniziata dopo una crisi di carattere commerciale tra UK ( gli Usa di oggi) e la Cina, causata dai dazi imposti dalla Cina sul commercio dell'Oppio, qualcosa di simile al valore dello Yuan che tende a favorire le produzioni cinesi nel suo export mondiale.

Per questo forse Oslò, prima di "gettare il sasso", poteva sforzarsi di leggere la storia, per comprendere che aggiungere anche questa questione sui tavoli internazionali, forse appare del tutto fuori luogo.

Altre erano e dovevano essere le sedi per chiedere la liberazione del dissidente e aiutare la Cina nel suo viaggio verso il futuro democratico, come Wen Jiabao stesso conferma, essere tema nella agenda dei vertici del paese.

Solo il senno del poi, potrà confermare o smentire i miei timori, augurandomi che anche stavolta i cinesi dimostrino il buon senso di "guardare" avanti, senza lasciarsi coinvolgere nella inevitabile diatriba che ne seguirà da qui alla premiazione, dove è chiaro che si scatenerà una incredibile pressione internazionale, affinché sia presente il dissidente.

E statene certi, in Cina sarà anche crescente l'idea che sia tutto un complotto e il premio finirà così per alimentare un nazionalismo che non vuole che la storia si ripeta a scapito ancora della Cina.

E qua ci vuole: "Che iddio ce la mandi buona"!!

domenica 10 ottobre 2010

Nobel per la pace: "Un elefante nella cristalleria"

Da Affari Italiani

Mi spiace osservare che nella gestione del conflitti, ad Oslo abbiano preferito ancora una volta il "metodo occidentale", un approccio che già troppe volte ha dimostrato i propri limiti, tanto che invece di risolverli, i problemi spesso ha finito per ingigantirli, radicalizzarli e cristallizzarli (Corea, Iraq, Afghanistan, Medio Oriente ...)

Premesso che la questione dei diritti umani in Cina e in ogni parte del mondo esiste, appare però altrettanto evidente che se le intenzioni del comitato erano quelle di diffondere un messaggio positivo ed universale di indubbio valore, in questo caso invece di potenziarlo, rischiano di screditarlo.

Per prima cosa perchè arriva nel momento sbagliato, visto che siamo nella fase più critica nel contrasto Est - Ovest legato agli equilibri economico - finanziari, in quella che non si esita più a definire "guerra delle valute" che potrebbe avere effetti nefasti sugli equilibri mondiali, se non trova un corretto bilanciamento. Dopo il premio di oggi, appare prevedibile che ora la Cina possa irrigidire le proprie posizioni, rendendo tutto più complesso.

Secondariamente, perchè segue a stretto giro il Nobel "sulla fiducia" assegnato ad Obama lo scorso anno che oggi finisce per essere il suggello del "buono" mentre quello di quest'anno, sembra più una "patente" del cattivo assegnata alla Cina, oltre ad alimentare il dubbio cinese di qualche relazione tra i due premi.

Terzo, perchè il riconoscimento finisce per dare l'idea sbagliata al mondo, prestandosi ad una evidente strumentalizzazione politica, visto che il premiato finisce ora per essere considerato in occidente a tutti gli effetti quale un possibile nuovo capo-popolo da assecondare nella lotta contro il governo locale cinese, un leader di un movimento quindi, un terribile misunderstanding, che finirà inevitabilmente per mettere in secondo piano le motivazioni e i valori che si vorrebbe rappresentasse.

Per finire, quasi in antitesi alla sua stessa definizione di "Premio della Pace", del resto già ambigua quando l'anno scorso fu assegnato ad un Obama, Generale d'Armata coinvolto in ben 2 conflitti militari, ora rischia di gettare invece le basi per il ritorno ad un antiquato confronto tra blocchi del tutto fuori luogo, una visione che spesso però sembra alimentare le menti occidentali quale metodo "infallibile" per risolvere le questioni internazionali esistenti.

Tra l'altro, nell'assegnare il premio, appare evidente la lacunosa lettura dei fatti cinesi degli ultimi decenni, visto anche il continuo richiamo nelle motivazioni ai fatti dell'89.

Infatti, ho avuto modo di verificare che tutta la storia di quei giorni è dolorosamente nota a tutti, ma il cinese medio intende rimuoverla, come quel dolore infinito della morte di un parente caro.

Tra l'altro, quanto successo, non fu come si vuole far intendere in occidente, la lotta tra chi voleva la libertà e chi no, ma al contrario, come è testimoniato dell'appoggio dato dagli studenti ad una "fazione" all'interno del governo di allora, fu una vera e propria lotta di potere (e di classe), con annesso un tentativo di "colpo di stato", una contrapposizione tra due opposte ambizioni politiche che in quei giorni "sfuggì di mano", in quello che fu un terribile errore umano che la maggior parte dei cinesi intende lasciarsi alle spalle, proprio come tale.

A 30 anni di distanza, la Cina è riuscita nell'impresa di trasformarsi, proprio lasciandosi alle spalle ben di più di quelle giornate e sta ora cercando anche di crescere sul piano dei diritti umani, applicando nei fatti quello che comunque la sua costituzioni prescrive, ma che necessita di tempo affinché diventi, come accaduto anche in occidente, normalità sociale.

Non deve quindi stupire se ora reagisce in questo modo, visto che di fatto, con questo premio agli occhi cinesi, si intendono premiare i protagonisti di allora, più che le intenzioni di oggi, in una presunta continuità storica che in Cina non è la realtà che si crede in occidente, emozioni che da tempo non appartengono più al presente e al futuro del paese.

Strumentalizzarle oggi per cercare di dimostrare al mondo l'assioma che in Cina nulla è cambiato, oltre a sottintendere o meglio quasi pretendere di fatto un cambiamento politico nel paese, finisce per riportare i cinesi a rivivere il "riordino forzoso" subito dagli occidentali a fine '800 con la guerra dei boxer che provocò la perdita della propria indipendenza e autodeterminazione, recuperata solo decenni dopo con la Rivoluzione Maoista.

Vi ricordate come ebbero inizio le guerre dell'oppio?? Beh, furono scatenate al culmine di una disputa commerciale (anche allora) tra Cina e Regno Unito (gli Usa del tempo), dopo che in risposta alla penetrazione commerciale britannica che aveva aperto il mercato cinese all'oppio dall'India britannica, la Cina inasprì i propri divieti sulla droga, atto che scatenò il conflitto che ancora da queste parti ricordano tutti, anche le giovani generazioni.

I cinesi sono in pace e hanno chiesto a chiare lettere, che vorrebbero avere il diritto di perseguire il profondo ed incredibile cambiamento in corso che li ha portati in un poco tempo, dal medio evo al futuro prossimo venturo, seguendo un percorso "naturale", come da loro stessi definito ed apprezzato anche da Berlusconi proprio ieri, "armonioso".

In occidente si sorride a questa parola, ma essa non va tradotta, bensì compresa. Infatti, per armonioso si intende pragmaticamente trovare soluzioni ai problemi e non creare contrapposizioni e frizioni che rischiano di non avere mai fine, visti i numeri in gioco, che possono scatenare effetti inimmaginabili a livello mondiale.
E' un faticoso esercizio quotidiano di composizione, comprensibile analizzando a fondo come la Cina stia percorrendo, a tappe forzate, quello che l'occidente ha realizzato in 2 secoli della propria storia.

Bene, quelli del Nobel oggi sono sembrati "elefanti nella cristalleria", con un atto che (forse) creerà problemi in Cina, come sotto sotto in parecchi nel mondo si auspicano ( lato politico del premio), ma che sicuramente rischia di crearli ben maggiori all'estero, visto che riattiverà il "dialogo tra sordi", avendo di fatto forzato a modificare le agende internazionali dei prossimi incontri, in un momento delicato come quello attuale, dove le emergenze che affliggono il mondo necessitano della convinta cooperazioni di tutte le parti, per trovare rapidamente soluzioni, tutti assieme.

E questo "tutti assieme", sembra essere il vero assente nella motivazione al premio assegnato oggi.