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martedì 12 ottobre 2010

Micropost per Alemanno (sulle Olimpiadi)

Adesso voglio proprio vedere cosa dice Alemanno quando torna in Italia dalla Cina a proposito del Nobel (Una curiosità dopo che il Segretario del Comitato Olimpico cinese è entrata nel board per Roma Olimpica 2020 per sostenere Roma nella candidatura)

venerdì 3 settembre 2010

Innovare la povertà: la nuova ricetta del futuro della Cina


A Beijing, di fronte al mitico "Bird Nest" delle Olimpiadi, alla presenza dell'ex Vice ministro dell'Agricoltura Cinese Liu Jin, il Presidente della Camera di commercio dell'Hebei, il Vice direttore dall'agenzia stampa Xinhua, i vertici della associazione nazionale cinese contro la povertà in Cina e i leader delle principali counties provenienti da 9 provincie cinesi tra cui Yunnan, Inner Mongolia, Hebei si è discusso di come sia possibile contribuire alla innovazione futura della Cina.

Unico straniero presente, è stata l'occasione per fare il punto e con i presenti valutare le possibili attività con le quali nel biennio 2010 - 2012 sarà possibile contribuire attivamente ad una crescita e una migliore ridistribuzione della ricchezza in Cina.

"Innovare la povertà" sembra essere la sintesi e il messaggio che caratterizzerà il futuro della Cina, ormai diventata seconda economia mondiale.

Discorso quanto mai attuale anche dopo le calamità che stanno flagellando l'Asia in questi giorni e che rendono fondamentale ripensare le logiche fin qua seguite nel costruire il presente.

In questo contesto speciale, si sono quindi  alcune delle linee guida da svilupparsi nei prossimi mesi nei settori del turismo, della logistica integrata a supporto delle produzioni locali ad un incremento delle attività di scambi culturali tra alcune delle mete più belle della Cina e gli operatori del turismo italiano ed europeo.

Una sintesi forse meno “scoppiettante”, ma decisamente più concreta che punta a creare una società sostenibile e per farlo gli investimenti per aiutare le aree più povere della Cina e del mondo, rappresenteranno l’asse dell’agire e della strategia futura della Cina.

Basta pensare a quello che sta accadendo nel vicino Pakistan o nel nord ovest della Cina o nella confinante Russia, in quello sembrano le prove generalie ed i segni evidenti di un cambiamento climatico che porta la Cina a dover fare i conti con il crollo delle produzioni agricole e alla Russia a bloccare le esportazione del proprio grano.

Una situazione di crisi che si sta propagando e va affrontata ora e non rimandata, perché non è più rimandabile.

Ecco cosa la Cina si accinge a “guardare in faccia”, senza paura di ripetere ancora una volta, da seconda economia mondiale: “siamo un paese in via di sviluppo”!!

Progetti concreti che ci vedranno in prima linea con il QIAO LAB, l'incubatore cinese dell'Italian Center di Shanghai.

Infatti il punto focale che è emerso e che ci ha trovato tutti d'accoro è soprattutto la missione di una sempre maggiore condivisione della conoscenza e delle innovazioni tecnologiche nei diversi settori tra Italia e Cina, qualcosa che contribuirà alla costruzione di un migliore futuro in ampie aree della Cina, ancora spesso in via di sviluppo.

Coerentemente a questo obbiettivo, il QIAO LAB, l'incubatore cinese dell'Italian Center di Shanghai, ha lanciato quindi il bando di selezione per il "Matteo Ricci Innovation Program", che recuperando l'essenza dell'esempio e dello spirito di colui che tanto fece per la Cina nel passato, possa raccogliere le migliori esperienze e "menti" innovative italiane attorno ad una nuova fase di mutua cooperazione sul piano tecnologico ed industriale.

I progetti d'innovazione italiani che saranno selezionati verranno messi in mostra permanentemente all'Italian Center, il più grande business incubatore d'impresa Europeo in Cina e saranno poi presentate alle imprese ed alla istituzioni scientifiche cinesi, con l'intento di supportarne lo sviluppo e la produzione su scala industriale, sia in Cina che nel resto del mondo.

Gli imprenditori, le imprese e gli enti dei progetti selezionati che fossero anche interessati ad attivare una propria attività in Cina, valorizzando la propria ricerca ed innovazione attraverso una presenza diretta, potranno anche utilizzare le strutture del QIAO LAB ed aderire all'Incubation Program connesso.

Al presente bando possono aderire Centri di ricerca, Università, Parchi Tecnologici, aziende private, enti pubblici e singoli inventori.

Per poter essere selezionare quale progetto del "Matteo Ricci Innovation Program 2010 - 2011" è sufficente compilare la seguente form oppure scrivere all'indirizzo matteoricciprogram@qiaolab.com

Costruire il nostro futuro non può più essere una “missione impossibile”!

Di seguito altre foto dell'evento di Beijing:

lunedì 9 agosto 2010

"Water Cube" Transformer!!! (VIDEO)

A due anni dai giochi olimpici di Beijing, ancora una volta i cinesi danno prova di dinamismo e concretezza degna del film "Transformers".

Avevo avuto modo di vedere i "lavori in corso" poco tempo fa, ma adesso che ieri ha riaperto è stato finalmente svelato il piano di rilancio della struttura che aveva appassionato tutto il mondo per le sue forme e colori: il "Water Cube" è diventato un parco acquatico!!

Tra l'altro l'area è passata dai precedenti 49.000 mq agli attuali 77.000 mq. Costo d'ingresso 200 Rmb.

Di seguito il video per apprezzare la "trasformazione".




sabato 6 marzo 2010

Notizie dal parlamento cinese .... e dintorni...

"La Cina si oppone a politicizzare le questioni monetarie" dichiarazione alla conferenza stampa del Governatore della banca centrale Zhou Xiaochuan in risposta ad una domanda circa l'accusa che la Cina manipola tasso di cambio dello yuan.

Giornalisti al lavoro durante la sessione di apertura del Parlamento Cinese...
BBC al lavoro
Giornalisti al lavoro ... per scrivere i pezzi ...

Scambio di opinioni e ... dettatura del pezzo ...


Riprese nella Grande sala


Interviste volanti ai deputati in arrivo (il deputato è Tan Jing)

Muro di fotografi per l'inizio dei lavori

Conferenza Stampa dei diversi leaders al termine delle diverse sessioni di lavoro

Zhang Ping il Presidente del NDRC ( National Development and reform Commission) Xie Xuren, Ministro delle Finaze, Chen Deming, Ministro del Commercio e Zhou Xiaochuan, Governatore della Bank of China

lunedì 16 novembre 2009

Obama in Cina: “Change” con un sorriso

Stanotte sotto una pioggia torrenziale, il Presidente degli Stati Uniti Barak Obama è atterrato a Shanghai, tappa iniziale del suo primo viaggio in Cina da quando è stato eletto.

Una visita storica e nello stesso tempo iniziata in un modo del tutto originale ed inusuale.

Infatti, ben diversamente dalle consuetudini e forse per differenziarsi da alcuni illustri predecessori e storici precedenti, non c’è stata nella capitale la classica stretta di mano tra i leader sotto la scaletta dell’aereo e la conseguente parte ufficiale d’incontri che normalmente caratterizzano l’arrivo di un Leader in tutte le visite di Stato in ogni parte del mondo.

Come prima tappa in Cina l’aereo Presidenziale non è infatti atterrato a Beijing la capitale, ma bensì a Shanghai, con una modalità quasi più di un Presidente di ritorno negli Stati Uniti dopo l’intenso vertice APEC, piuttosto che alla sua prima volta in Cina in veste ufficiale.

Oltre a questa differente scelta “logistica”, si è aggiunta anche quella che da queste parti rimarrà un’immagine simbolo di questa visita: la sua ormai mitica discesa dall’aereo presidenziale di questa notte, da solo e con l’ombrello per proteggersi dalla forte pioggia, ma soprattutto sorridente.

Un sorriso che ha colpito i cinesi, ma che ha anche trasferito la netta sensazione che Obama si sentisse realmente a suo agio e sereno nel suo arrivo in Cina, quasi fosse in visita da “vecchi amici”.

Seconda innovazione in questa importante visita di Stato, è stata anche la scaletta del primo giorno di Obama tra i cinesi.

Invece di incontrare subito il Governo Cinese e i suoi Leaders, dopo un incontro con il Governo locale di Shanghai si è spostato al Museo della Scienza e della Tecnica per un incontro con gli studenti universitari della Fudan, Jiaotong e Tongji.

Dopo uno speech di 15 minuti, un question time di circa un ora con gli studenti cinesi, nel quale vi è stato un contatto diretto e senza barriere, così come una discussione franca e diretta sui principali temi del presente e del futuro su politica internazionale, ambientale e futuro dei rapporti tra Cina ed USA.

Anche in questa occasione Obama non ha mancato di fare un’affermazione a suo modo rivoluzionaria e che sembra gettare le basi per una diversa politica internazionale per gli USA.

Elogiando infatti la forza del dialogo tra le diverse culture, ha sottolineato come “per gli Stati Uniti sia importante comprendere come ciò che va bene per noi Americani, non necessariamente debba andare bene anche per gli altri”.

Per dare concretezza a questa affermazione e quale “prova vivente” del valore che deriva da una diversità interconnessa di cui non bisogna aver paura, ma che al contrario può essere una leva per la crescita di un paese, ha citato la propria storia personale, dove il padre proveniva dal Kenya, la madre dal Midwest americano e con una sorella che mezza indonesiana si sposata con un Cinese del Canada.

Per quanto riguarda poi la sicurezza internazionale, Obama ha presentato agli studenti la posizione americana, incentrata sulla “necessaria stabilizzazione dell’Afghanistan, per evitare la diffusione del terrorismo e di gruppi estremisti come Al Qaeda.”

Sull’ambiente Obama ritiene che è dal reciproco scambio delle esperienze e delle tecnologie che è possibile “imparare gli uni dagli altri”.

In un ulteriore riferimento autobiografico, ha anche spronato affinché si attivi quanto prima su queste tematiche, una diretta collaborazione tra Shanghai e Chicago, che oltre ad essere “città gemellate” dal 1985, sono in grado di implementare rapidamente progetti di energia pulita.

Grande enfasi Obama l’ha poi dedica agli scambi culturali, tanto da augurarsi che in Cina nei prossimi anni possano arrivare non meno di 100.000 studenti americani.

Ma tornando al “question time”, gran parte delle domande per Obama sono arrivate dalla rete.

Domande che hanno evidenziato quanto fosse alta la curiosità da parte degli internauti cinesi nel cercare di comprendere e carpire esattamente il punto di vista del Presidente Americano soprattutto su un punto: “cosa pensa realmente della Cina?”

E le puntuali risposte date su tutte le questioni hanno evidenziato quanto sia diverso il suo l’atteggiamento se comparato con i suoi predecessori.

A partire dal Nixon del 1972 che pur passando da Shanghai, in quella occasione si limitò a visitare le maggiori industrie e a fare una sterile conferenza stampa, evitando il confronto con gli studenti, per finire con il Clinton e successivamente Bush che non riuscirono ad entrare in “sintonia” e creare la necessaria empatia con gli studenti presenti, in quelle che sono apparse più delle “lezioni” che un reale confronto.

Quanto accaduto oggi è un momento molto importante, il vero antipasto per l’incontro formale che sta avvenendo a Beijing tra Obama e il Presidente Hu Jintao a partire da questo pomeriggio, il primo vero momento ufficiale nel quale saranno affrontate le diverse questioni che Cina e Stati Uniti si trovano, assieme, a dover fronteggiare.

E il sorriso con il quale Obama ha voluto aprire la propria presenza in Cina, sembra essere un ottimo viatico anche alle ultime affermazioni fatte al recente vertice APEC, dove ha sottolineato come “non sia un problema una Cina forte”, ma che anzi possa essere un “alleato” in grado di aiutare gli Stati Uniti e il mondo intero, a gestire al meglio le diverse problematiche e tensioni presenti ma soprattutto future.

Non sorprenderà quindi se anche durante gli incontri ufficiali, il livello di informalità da “vecchi amici” possa proseguire, in quella che sembra proprio rappresentare una concreta svolta nelle relazioni tra i due paesi.

Un’immagine ben diversa da quella dell’incontro all’aeroporto di Beijing tra Nixon e Chou En-lai che ne ha aperto la strada, una nuova fase delle relazioni tra i due popoli che stanno segnando il presente del pianeta e che intendono, in amicizia, cooperare affinché il futuro dello stesso possa essere preservato.

giovedì 1 ottobre 2009

Happy Birthday Cina!!! (60 anni!)

Oggi la Cina si è fermata per assistere alla Grande Parata e festeggiare i 60 anni di quello che loro chiamano la “Nascita della Nuova Cina”, la nascita della la Repubblica Popolare Cinese il 1 Ottobre 1949.

Un evento nell’evento, che ha sancito, ricordato, ripercorso, evidenziato i passaggi fondamentali della storia recente di una nazione fortemente multietnica, che non bisogna dimenticarsi, caso unico sul pianeta, affonda le proprie origini direttamente e in maniera ininterrotta, in ben 4.000 anni di storia dell’uomo.

Un miliardo e 300 milioni di persone che come dei viaggiatori del tempo, sulla nave chiamata “motherland” hanno saputo attraversare il mare della storia ed affrontare tutte le tempeste: guerre, carestie, dolori, sofferenze ed ora, tutti assieme, si sono ritrovati per farsi questi auguri speciali, quali compagni di un’avventura che sembra essere solo all’inizio.

Il “racconto” di questa festa non a caso è partito da una parata militare, che solo uno stolto può pensare che sia solo una prova di “forza” che la Cina ha voluto dare al mondo.

Per i cinesi oggi è stato il momento che ha evidenziato la raggiunta maturità del paese.

Infatti tutte le tecnologie usate, carri armati, aerei, missili, veicoli, sono tutte rigorosamente Made in China.

Ciò significa che per la prima volta nella sua storia, la Cina potrà difendersi da sola, senza il bisogno di alcun aiuto esterno.

E’ un punto importante, decisivo, che sottolinea l’avvenuta realizzazione delle due priorità che assillavano tutti i cinesi: dare da mangiare a tutti, potersi difendere da chiunque.

Infatti la “Nascita della Nuova Cina” il 1° Ottobre 1949 avvenne dopo quasi 100 anni turbolenti, dove si sono succedute invasioni, conquiste, divisioni, spaccature, guerre civili, senza che i cinesi potessero realmente autodeterminare il proprio destino.

In particolare l’inizio del ‘900 era culminato con i massacri di Nanchino e il vero e proprio genocidio e riduzione in schiavitù di un intero popolo dopo l’invasione dei Giapponesi, che addirittura assoldarono l’Ultimo Imperatore Cinese ai propri voleri.

Immagini e ricordi che ancora toccano nel profondo il cuore e le menti di qualsiasi cinese.

Bene, oggi veder sfilare, per la prima volta in pubblico, l’ultima generazione di carri armati come il mitico Type 99, vedere sorvolare la piazza dagli aerei d’ultima generazione come il caccia multiruolo J-10 o veder sfilare le diverse generazioni di missili compresi gli ultimi missili nucleari tattici intercontinentali, è stato soprattutto un segnale di serenità per l’intero popolo: “in futuro non dovremo più temere le sofferenze del passato”.

Non solo, la presenza massiccia delle donne nei reparti, come le ormai celeberrime donne pilota dei caccia cinesi, un vanto per le forze armate cinesi, ha evidenziato come tutti, ma proprio tutti, siano coinvolti nelle nuova organizzazione militare del paese, che non va dimenticato, a differenza che da noi, hanno anche il ruolo di protezione civile in caso di calamità naturale..

In una Cina proiettata nel 3° millennio ma fortemente radicata sul proprio passato, questa cerimonia è stata lungamente attesa e preparata in tutti i suoi dettagli.

Da mesi i plotoni delle diverse armi si preparavano in maniera certosina, per quei pochi minuti di sfilata, preparazione che doveva portarli a sfilare “come fossero un corpo unico”.

Da giorni sulle televisioni cinesi veniva mostrato il percorso di formazione di questi privilegiati che per arrivare ad oggi si sono sottoposti ad un massacrante training fatto di marce infinite ed esercizi durissimi.

Basti pensare che, per sfilare poche centinaia di metri in piazza Tienanmen, ogni componente di questi plotoni ha fatto qualcosa come 10.000 Km. di marce, indossando spesso pesi alle gambe per fortificarne i muscoli o sottoponendosi a test con macchine speciali per misurare il sollevamento della gamba nel passo marziale che doveva ed è stato oggi perfetto.

La Cina si è quindi appassionata attorno a questi racconti e ai dettagli del “dietro le quinte” di una parata di questa importanza e portata storica. Così ora tutti sanno per esempio che un plotone in marcia, le linee che devono essere perfette non sono solo 2, frontale e laterale, ma anche la diagonale deve essere perfetta.

Una perfezione che fa parte del profondo della Cina millenaria. Qualcosa che in Cina è comunque cosa nota fin dalla elementari, visto che più o meno tutti hanno partecipato alle manifestazioni pubbliche dove tutti assieme sanno comporre immagini, parole, attraverso l’uso di diversi pannelli colorati che opportunamente mossi, consentono a centinaia di migliaia di persone di poter scrivere, disegnare qualsiasi cosa.

Quindi un vera arte, tutta cinese, che anche oggi ne hanno fatto sfoggio, così che centinaia di migliaia di persone hanno alternato scritte, messaggi ed immagini per tutte le 2 ore e mezza della parata, il tutto con il sottofondo della banda dell’esercito cinese composta da circa 2000 componenti.

A questi si sono poi aggiunte le voci di decine di migliaia di coristi, in un’atmosfera, dove praticamente tutti i presenti nella piazza, anche gli invitati sugli spalti, avevano un ruolo o comunque la volontà di partecipare, lasciare il segno in una giornata così memorabile.

Ed oggi è accaduto qualcosa segno dei tempi: durante la sfilata, alcuni degli ospiti sulla terrazza da dove Hu Jintao e i massimi esponenti del governo cinese assistevano alla cerimonia, una volta vistesi sui maxischermi che erano in piazza, si sono lasciati prendere e hanno lanciato qualche saluto alla telecamera.

Un gesto che chiarisce il senso di una festa di piazza, dove tutti erano protagonisti ovunque fossero e che potranno dire negli anni a venire: io c’ero.

E infatti in tanti hanno voluto esserci, visto che dopo la parte marziale in piazza è stato come se fosse arrivato il carnevale, tanto erano colorati, festanti i carri delle diverse città, province e gruppi di giovani che hanno monopolizzato la seconda parte della parata.

Quella dove, senza troppa nostalgia ma sincera lealtà storica, è arrivato in piazza anche un enorme ritratto di Mao, al quale è poi seguita la registrazione dello storico annuncio fatto dalla stessa piazza, quello che sanciva la nascita della Repubblica Popolare Cinese, oggi, 60 anni fa.

Così come fatto anche per DengXiaoPing, eroi del passato, a cui oggi è stato dato il tributo di piazza di una Cina che però va avanti e non si ferma radicalizzandosi nel loro ricordo, ma che non si scorda di come la Cina di oggi è comunque figlia di un proprio passato, fatto si di 4.000 anni ma che nel ‘900 e soprattutto negli ultimi 30 anni, ha incominciato a correre ad una velocità fino ad allora inimmaginabile.

Se volessimo quindi cercare una sintesi o meglio il significato di tutto ciò che si è visto oggi, questo lo si ritrova nella oramai tradizionale cerimonia della rivista delle truppe, fatta dal Presidente cinese in piedi su una macchina, così da percorrere in pochi minuti gli oltre 3 chilometri dove le truppe sono schierate pronte a sfilare.

La frase di rito usata prima da Deng Xiao Ping e poi da Jiang Zemin e oggi da Hu Jintao pronunciata ogni volta che si arrivava all’altezza di uno dei plotoni pronti a sfilare è: “Salve Compagni!. Compagni, si lavora duro!”.

In risposta ogni plotone risponde “Salve Leader! Noi serviamo il popolo”.

Un rito ripetuto oggi per ben 44 volte, quanti erano i plotoni in rappresentanza delle diverse armi e gruppi speciali presenti alla sfilata.

Una frase che da queste parti non è affatto retorica del passato ma ancora oggi è l’essenza del pensiero che ogni cinese condivide e che potremmo riassumere con il più occidentale: “Together is better!”

Si perché la Cina è e sarà sempre una squadra, un corpo che si muove all’unisono. Un valore di cui i cinesi vanno fieri e che oggi la “Grande Parata” ha ancora dimostrato essere il valore fondante anche della Cina contemporanea e futura.

Quindi non possiamo anche noi che fare i nostri e sentiti: “Tanti Auguri Cina!!”

venerdì 1 maggio 2009

Shanghai EXPO 2010: 365 giorni e si parte!!

Oggi in Cina si è festeggiato l'inizio conto alla rovescia dell'Expo 2010 di Shanghai.

Con cerimonie a Beijing, Hong Kong e Shanghai si è dato inizio anche al programma delle centinaia di migliaia di volontari che faranno da motore della manifestazione.

Al momento affinchè l'EXPO cinese sia perfetto, manca ancora all'appello l'ok degli USA che ancora non hanno trovato copertura finanziaria per l'evento.

martedì 17 marzo 2009

A rischio l’EXPO USA a Shanghai!!

Secondo gli organizzatori cinesi dell’EXPO di Shanghai 2010, la crisi finanziaria che sta imperversando in tutto il mondo, colpirà moderatamente l’organizzazione di un evento che, costi alla mano, finirà per costare ai cinesi, il doppio di quanto non siano costati i recenti giochi olimpici di Beijing.

Infatti, i giochi olimpici sono costati 2,3 Miliardi di dollari, inclusi 1,9 Miliardi di dollari per la costruzione degli impianti sportivi, con un bilancio che avrebbe generato alla fine un utile di 16 milioni di dollari.

Ben diversa la situazione dell’EXPO 2010 di Shanghai che ha un preventivo di ben altra grandezza: 4.18 Miliardi di dollari.

Due terzi di questo “ciclopico” budget sono utilizzati per la ristrutturazione dei 5,28 chilometri quadri di spazi che saranno adibiti per la costruzione dei diversi padiglioni. Il restante terzo è quello che servirà per le attività giornaliere nel periodo maggio – ottobre 2010.

Ma se la Polonia ha annunciato tagli ai costi del proprio padiglione nell’ordine del 70% e gli organizzatori cinesi abbiano staccato un assegno di ben 100 Milioni di Dollari per supportare la partecipazione dei paesi in via di sviluppo, qualche preoccupazione sembra serpeggiare per uno dei grandi attesi dell’evento: gli USA.

Infatti ad oggi, non è ancora chiaro se gli USA parteciperanno o meno all’EXPO 2010 di Shanghai, in quanto fino ad ora solo rassicurazioni verbali sono arrivate dall’Amministrazione americana su una reale partecipazione.

Nulla di scritto e formalmente ufficiale.

Il problema che sta dietro questa “anomala situazione” è che gli USA, per legge, non possono in questo tipo di eventi, usare soldi pubblici e quindi per tutti gli investimenti previsti, nell’ordine dei 60 Milioni di dollari, questi devono essere totalmente privati.

Questa è la ragione per cui gli USA stanno tentennando nel confermare la propria partecipazione, tanto che il co-presidente del comitato per la costruzione del Padiglione USA, Franklin Lavin, il mese scorso, ha detto esplicitamente come “il successo dell’operazione di raccolta fondi è tutt’altro che garantito”.

Non è poi chiaro come l’amministrazione Obama potrà aiutare a sbloccare questa situazione d’empasse, un “pessimo” segnale, dopo le rassicurazioni fatte ieri sulla stabilità del sistema americano, soprattutto per quanto riguarda gli ingenti crediti cinesi, sui quali il Premier Wen Jiabao, venerdì in conferenza stampa, si era detto “un pelo preoccupato!”.

Ora esiste una data, quella del 15 aprile 2009, l’ultima chiamata per gli USA in un evento di questa importanza, la cui assenza rappresenterebbe uno strano gioco del “destino”, oltre che la prova che gli USA e il suo sistema d’imprese, sono tutt’altro che in linea di galleggiamento.

sabato 7 marzo 2009

Il “Lato umano” della diplomazia Cinese

Si è appena conclusa la conferenza stampa del Ministro degli Esteri Cinese, Yang Jeichi a margine dei lavori della sessione annuale del parlamento cinese in corso a Beijing.

La prima impressione è stata quella di un autentico profondo rinnovamento del fare Diplomatico cinese, due ore di conferenza stampa dove a tutte le domande, Yang Jeichi ha risposto con grande chiarezza ed in maniera incredibilmente approfondita.

Dalle risposte del Ministro degli Esteri cinese è emerso anche un lato umano che ha sicuramente molto impressionato, così come l’evidente volontà di disvelare le ragioni cinesi, senza alcuna reticenza o ambiguità.

In questo contesto, Yang Jeichi non ha avuto quindi problemi ad affermare “di aver perso recentemente a ping pong da uno giocatore più capace di lui” e a rivelare che lui “non è tipo che ama perdere facilmente”.

Questo è stato però il pretesto per sottolineare come quando si occupa della diplomazia del suo paese, vanno anteposte alle questioni personali, le ragioni di mutuo interesse e di cooperazione, di fatto “il cavallo di battaglia” e l’approccio di tutta la diplomazia cinese, su qualsiasi questione.

Un modo diretto ed originale, per poi spiegare come nelle relazioni tra Usa e Cina, la Cina sia pronta a sedersi al tavolo per stringere accordi ancora più stretti e per coordinare le proprie azioni con gli USA, elemento fondamentale in momenti così difficili come quelli attuali.

Yang Jeichi ha anche confermato l’incontro tra Obama e Hu Jintao, durante il vertice dei G20 del 2 Aprile a Londra, così come ha annunciato che, su invito del Segretario di Stato Hillary Clinton, lui stesso sarà a breve negli USA.

Entrando nel merito delle questioni ed in particolare sulla Crisi Finanziaria, ha evidenziato come la Cina conti molto sul prossimo vertice dei G20 di Londra, confermando l’attuale impegno della Cina offerto ai paesi in via di sviluppo e gli appalti in via definizione con l’Europa nell’ordine dei 15 miliardi di dollari.

Ora la Cina si aspetta un ruolo attivo anche degli altri paesi.

Rispondendo poi ad una domanda che evidenziava come la crisi stesse aiutando un cambio di equilibrio dei poteri, avvantaggiando la Cina, Yang Jeichi ha sottolineato come “la crisi finanziaria attuale ha contribuito a razionalizzare la situazione globale e legittimato le richieste provenienti da tutti i paesi del mondo”.

Quale sia poi la ricetta cinese per il prossimo G20, Yang Jeichi non ha dubbi: “anteporre gli interessi della gente e un approccio pragmatico che aiuti lo sviluppo economico e progresso sociale generalizzato”.

Un approccio molto diverso da quello che si sente in occidente, che sembra più interessato a salvare se stesso, prima che aiutare altri paesi a crescere, in questa situazione contingente.

Ma Yang Jeichi ha sottolineato come il crescente ruolo dei paesi BRIC ( Brasile, Russia, India e Cina) e la loro crescente influenza nelle principali questioni attuali, può profondamente incidere sulla definizione delle linee d’azione future.

Per esempio, spiegando l’accordo energetico di febbraio con la Russia, dove a fronte di 25 Miliardi di dollari, la Cina riceverà per 20 anni un totale di 300 milioni di tonnellate di petrolio, Yang Jichi ha anche evidenziato come Russia e Cina, quali membri permanenti alle Nazioni Unite, hanno la possibilità di agire per una sempre migliore multi-polarità a livello mondiale.

Dobbiamo dare maggiore contributo alla promozione della pace nel mondo, alla stabilità e allo sviluppo” ha affermato Yang Jeichi, quale chiaro messaggio di quale vuole essere il ruolo della Cina sulle principali questioni Internazionali presenti e future.

Per quanto riguarda poi la questione del cambiamento climatico, Yang Jeichi si augura nel
successo della prossima conferenza di Copenaghen, sottolineando che “tutti i paesi facciano la propria parte così come la Cina sta cercando di contribuirvi, onorando i propri impegni presi”.

In particolare ha esortato tutti i paesi a seguire urgentemente la roadmap stabilite nella conferenza di Bali del 2007, in quella da lui definita essere una “responsabilità comune ma differenziata”, dove un ruolo fondamentale e di guida è comunque a carico delle nazioni già sviluppate.

Per quanto riguarda invece il ruolo cinese in Asia, Yang Jichi ha evidenziato come gli scambi commerciali tra Cina, Giappone e Korea del Sud siano superiori a quelli tra Germania, Francia ed UK.

Ciò evidenzia il livello di “vicinanza”, anche culturale ed un asse sul quale una sempre più stretta cooperazione, può essere fondamentale per rispondere all’attuale crisi finanziaria che sta mettendo in seria difficoltà sia Giappone che Korea del Sud.

Per quanto riguarda poi la questione del lancio del satellite Nord Coreano, il Ministro degli Esteri cinese ha sottolineato come la Cina stia seguendo con “grande attenzione” quanto sta accadendo.

Rimane comunque prioritario per la Cina che la penisola coreana rimanga stabilmente in pace e “ si augura che anche le altre parti si adoperino più intensamente in questa direzione”.

La strada per una soluzione, rimane comunque quella dell’applicazione degli accordi sottoscritti il 19 settembre del 2005, dove in cambio dello smantellamento degli insediamenti nucleari nord coreani siano forniti aiuti economici e di energia, equivalenti  ad un milione di tonnellate di petrolio.

Yang Jichi, ha ammesso che di recente si sono riscontrare delle difficoltà, ma le ritiene “normali” nella gestione di una questione così complessa come quella Nord Coreana e quindi superabili in futuro.

Tornando ai fatti di cronaca, non poteva mancare la domanda sul recente caso dell’asta di Christie delle due sculture in bronzo trafugate dal Palazzo d’Estate dalle forze anglo – francesi  durante la seconda guerra dell’oppio del 1860.

Il Ministro degli Esteri cinese ha ribadito l’opposizione cinese affinché tale vendita abbia luogo e si è detto rattristato che, nonostante tutti gli sforzi fatti per spiegare a Christie ed al governo Francese il valore di tale oggetti archeologici, al momento non si sia arrivati ad alcun accordo.

Connesse a questo ma anche e soprattutto alla questione del Tibet, sono state incentrate le domande relative al livello delle relazioni attuali con Francia ed Europa, dopo anche l’annullamento del summit Cina – Europa in programma lo scorso anno.

Yang Jichi ha confermato che da parte cinese non ci sono problemi affinché i rapporti tornino come prima, dicendosi sicuro che a breve si fisserà una data di un Summit Cina – Europa in sostituzione di quello annullato.

Ma sul tema Tibet e Dalai Lama, Yang Jichi è stato chiaro: “Il Dalai Lama non è una figura religiosa ma un soggetto politico che vuole l’indipendenza di quello il Dalai Lama chiama “il grande Tibet” che di fatto rappresenta un quarto dell’intero territorio cinese”.

A questo punto ha chiesto ai giornalisti presenti: “La Francia, la Germania o altri paesi accetterebbero la separazione di un quarto del proprio territorio?

Quale messaggio “storico” Yang Jichi ha anche sottolineato come la Cina si adoperò a suo tempo alla riunificazione della Germania, alla fine della guerra fredda.

Per cui le differenze tra Cina e Dalai Lama, “non hanno nulla a che fare con la religione, i diritti umani e le relazioni etniche. Da parte cinese si tratta solo di difendere l’unità del paese contro il tentativo di separare il Tibet dalla Cina”.

Per quanto poi riguarda la posizione della Cina nello scacchiere Africano, in particolare sulla questione Sahariana ad occidente e del Darfur in Oriente, Yang Jichi ha voluto ribadire che la Cina si adopera da tempo affinché il dialogo sia l’unica “arma” per arrivare ad una pacificazione in entrambe le aree.

Ha poi evidenziato come sia il Governo Cinese che le Imprese cinesi nell’area, abbiano già offerto ingenti aiuti concreti per aiutare lo sviluppo dell’area, un modo concreto per cercare di aiutare ad uscire dalla situazione di sottosviluppo in cui versano da decenni.

Per finire un’ulteriore annotazione di colore. Alla fine, fatto assolutamente inusuale per una conferenza stampa cinese, Yang Jichi ha fatto gli auguri a tutte le giornaliste in sala e a tutte le donne in generale, in vista della festa internazionale della donna di domani.

Un altro segno del lato umano che sempre più caratterizza la diplomazia cinese, ben rappresentata da Yang Jichi, che anche con le sue partite a Ping Pong dell’anno scorso con le diplomazie internazionali presenti a Beijing, continua ad aprire spazi di dialogo alternativi ed innovativi, in linea con lo sviluppo del paese e del profondo cambiamento in atto a tutti i livelli.

giovedì 12 febbraio 2009

Insabbiata la caduta della torre di PISA...

L'informazione occidentale quando parla di Cina, giocando sul fatto che spesso è difficile per il lettore verificare l'affermazione stessa data dal giornale che legge tutti i giorni, spesso sembra divertirsi a raccontare autentiche "fesserie" per i soliti fini degli scontri tra "blocchi" .

Ma Repubblica pensa proprio che i suoi lettori abbiano l'anello al naso nel tentativo di far passare l'idea che il governo cinese abbia tentato di insabbiare la notizia dell'incendio dell'Hotel Mandarin di Beijing a cause dei fuochi d'artificio della notte del Festival delle Lanterne.

Per avvalorare la tesi del tentato insabbiamento, si è attribuito agli ormai "super blogger" cinesi, che quando fa comodo sembrano essere gli unici paladini della libertà globale, il merito della divulgazione al mondo della notizia che ha interessato una delle costruzioni più visibili della Città, mentre ovviamente il governo cinese, secondo Repubblica, ha cercato in tutti i modi di nascondere!

Incredibile ma vero, come segnalatomi dall'amico Alessandro (Link) .

In questo caso è come se, caduta la torre di Pisa, Berlusconi, con decreto legge, si fosse affrettato ad insabbiare tutto, per evitare danni al turismo nazionale. Di seguito il video CCTV (tv di stato cinese)

Poi uno non deve pensare di doversi rimbaccare le mani per cercare di far qualcosa per una informazione se non onesta almeno non così spudoratamente .... inutile!!

mercoledì 27 agosto 2008

Bolt for President!

Durante le ultime Olimpiadi le parole più inutili sentite in questi 16 giorni, sono state quelle del presidente del CIO Rogge, quelle che definirono Bolt, un ragazzo immaturo.

Lasciando da parte le ipocrisie di un comitato, che da una parte ha accolto solo nel 1956 l’idea di non far sfilare alla cerimonia di chiusura gli atleti dietro una bandiera, accogliendo la “sollecitazione” di una lettera di un sedicenne australiana, mentre dall’altra bacchetta la naturale, coinvolgente felicità di un 21enne, diventato il più veloce nella storia dell’uomo, il suo presidente è apparso del tutto inadeguato.

La notizia per il “vecchio” Rogge è che Bolt, dimostratosi invece una persona con la testa sulle spalle, ha subito fatto capire di che pasta è fatto e invece di tornare a casa a godersi la meritata gloria che lo attende, quale nuovo eroe nazionale Giamaicano, ha pensato a ben altro.

Infatti ha donato 50.000 dollari ai bambini colpiti dal recente terremoto nello Sichuan e ne ha invitati 6 di loro a visitare la Giamaica.

Ma non solo, ha dedicato la sua vittoria a loro, sperando che i suoi record possano aiutarli ad alleviare un poco le sofferenze che li hanno colpito sia nello spirito che nel corpo.

Un gran gesto, di una sensibilità sincera, non calcolata, come quella che esprime nei suoi balletti post gara, qualcosa di raro che va preservato e semmai pubblicizzato, alla faccia dei Rogge di turno, loro si, pessimi esempi di cosa lo sport dovrebbe realmente essere.

Quello che infatti stride tra i balli di Bolt e la “mummificata” faccia di Sammarach e Rogge, è che Bolt rappresenta l’inno alla vita, cosa che Rogge e Sammaranch non riescono minimamente a rappresentare.

Gesti quali quelli di Bolt, da parte del “freddo calcolatore” Rogge non se ne sono visti. Sempre intento ad incontrare i “potenti” del mondo, fatto che probabilmente lo porta a pensare di essere esso stesso uno dei potenti della terra.

Questo personaggio, invece di ringraziare pubblicamente personaggi quali Bolt e gli altri atleti che hanno onorato lo sport a Beijing ed agire per colpire le giurie corrotte, che paragonabili al Doping, annientano il senso stesso di fare sport, ha preferito ergersi a paladino del “bon ton” formale.

A Beijing è sembrato più volte che la realtà e il CIO fossero su due coordinate spazio-temporali agli antipodi. Addirittura le regole del Comitato Olimpico sono apparse più rigide di quelle, già molto formali, tipiche dei paesi dell’Asia e in Cina.

Rifiutare agli spagnoli di onorare i propri morti, è apparso infatti un’assenza di tatto ed umanità di chi evidentemente vive distante da quanto accade nel mondo reale, pensando che la realtà sia sintetizzata solo dal CIO, apparato di regime, questo si, del tutto fuori luogo per la missione che dovrebbe avere, a favore di tutta l’umanità.

Quindi speriamo che Beijing lasci il segno, contribuendo a considerare seriamente un cambiamento nei vertici e nelle regole stesse del CIO, ormai totalmente inadeguate e “scialbe”, per tutelare un patrimonio dell’umanità che deve essere esempio positivo per il futuro e non invece continuare a preservare “muffe” del passato o peggio agire verso una politicizzazione dello sport e strumentalizzazione dei sacrifici di miliardi di atleti.

Bolt piace perché ha rappresentato perfettamente lo “Spirito Olimpico”, quello solo citato da Rogge, annichilendo con i propri mezzi chiunque avrebbe preferito fermarlo, con questo o quel cavillo, arrivando al punto di cercare di screditarne la persona, confidando su un’autorità ed autorevolezza che, visti i risultati e i commenti, è totalmente inesistente.

martedì 26 agosto 2008

Ancora "Spirito Olimpico" ...

Le Olimpiadi non sono ancora terminate!

Tra una settimana infatti si apriranno le ParaOlimpiadi che per i cinesi non sono un'altra olimpiade ma la naturale continuazione delle Olimpiadi, con un approccio ben diverso dal nostro che tende a distinguere, dividere, classificare.

Questa diversa sensibilità l’ho già vissuta a Shanghai, con le Special Olympics del 2007, dove tutta la Città è stata coinvolta in questa manifestazione dei Bolt in carrozzella, del basket e di tutti altri sport, ai quali sono stati riservati onori e spazi media pari agli altri atleti.

Tra le tante le cose non passate in questi giorni sui circuiti internazionali, visto il “taglio” comune dato alle notizie da parte dei media occidentali, c’è stata infatti anche la visita, da parte del Presidente cinese Hu Jintao, agli atleti cinesi in allenamento per le Paraolimpiadi,.

Nel pieno delle Sue Olimpiadi e dei supereroi da tutto il mondo, questo evento ha tolto molto spazio ai campioni cinesi che stavano monopolizzando il medagliere olimpico, per “scaldare” e motivare l’altra parte del cielo Olimpico e della Cina.

Qualcosa che fa riflettere, vista l’intensità e la durata stessa dei servizi su questo evento, che a memoria, non ricordo nessun Presidente occidentale abbia mai fatto!

Ovviamente avrebbe bucato molto di più se magari, invece di dedicarsi a questa parte della società cinese, Hu Jintao avesse visitato le diverse nazionali olimpiche, fatto che avrebbe sicuramente avuto un riscontro sulle prime pagine di tutti i giornali internazionali.

Invece no, in un momento così glorioso per la propria nazione, il suo leader è andato a vivere i momenti preparatori degli ultimi, quelli che con lo sport cercano un riscatto vero della vita, che per malattia od incidenti ha reso terribilmente difficile.

Un messaggio totalmente trascurato, privato dai media alla riflessione di tutti noi, ma che sarebbe stato un’occasione per comprendere che tutto non è esattamente come i media occidentali vogliono fare credere della Cina, della Cina che sta cambiando.

I media hanno costantemente aperto e chiuso i sevizi sulle Olimpiadi, rilanciando i medesimi messaggi negativi, facendo cadere sulla manifestazione in corso l’alone dello sporco, insanguinato, orribile.

In tanti in queste giornate si sono spinti a dichiarare che “le medaglie olimpiche di Beijing sono medaglie insanguinate !!”

L’arroganza di questi media ha toccato l’apice anche dopo che i manifestanti occidentali che hanno tentato di lanciare i loro messaggi sul Tibet Libero, hanno scoperto, non con poco stupore, di venire letteralmente insultati dai comuni cittadini presenti, che li invitavano ad andarsene e tornarsene a casa.

Nonostante la prova filmata che i tempi di Tienanmen sono orami lontani, i media occidentali hanno continuato a fregarsene, finendo per raccontare con grande enfasi le fondamentali espulsioni dei suddetti manifestanti occidentali ai margini della cerimonia di apertura.

Non avendo altro da decantare, hanno fatto il “botto” dando credito alla notizia di un massacro inesistente in Tibet.

Una falsa notizia che però ha attivato una reazione a catena anche di alcuni atleti Italiani, che credendola veritiera, hanno ritenuto doveroso regalare i propri attrezzi sportivi, tanto si sentivano colpiti di questo ulteriore prova della “cattiveria” cinese.

Questa guerra mediatica preordinata, ha avuto il merito di continuare ad alimentare comunque il dubbio che di nascosto, la Cina stesse “pulendo” le strade del Tibet, all’insaputa delle stesse organizzazioni Tibetane evidenziando il lato oscuro della Cina!

E per non farsi mancare nulla, sono state mostrate immagini di azioni della Polizia in Napal, facendo credere che fossero l’ennesimo atto di “tracotanza” della Polizia Cinese sui disarmati Tibetani.

Ma pur essendo in Cina, i giornalisti occidentali si sono ben guardati a chiedere seriamente cosa i cinesi pensassero realmente. Quando lo hanno fatto, finivano con il commentare le risposte o i silenzi, come se fossero sempre prestampati da chissà quale funzionario di partito.

Altro esempio che dimostra lo scollamento esistente, nessuno ha evidenziato come nelle scuole le lezioni e i programmi sono, tutto e per tutto, uguali a quelle che si hanno in ogni parte del mondo e che oltretutto la curiosità delle nuove generazioni è incredibile per tutto quello che li circonda, per i fatti e le mode del mondo.

Che tristezza!

E ora dopo tutto ciò, cosa vogliamo fare? Continuare ad ergerci a giudici, oppure essere partner attivi di questa meravigliosa, unica esperienza che sta cambiando il mondo per sempre e rimarrà nella storia dell’umanità?

Beh questo i media occidentali non lo hanno chiesto ai propri lettori!

Per il momento, “sintonizzatevi” la settimana prossima per le Para-Olimpiadi, ne varrà la pena. Anche questo è un lato “oscuro” della Cina moderna!

domenica 24 agosto 2008

PIL Olimpico


In questi 17 giorni, tutto il mondo legge ansiosamente il medagliere, una sorta di “PIL” Olimpico.

Questo confronto tra nazioni, dove chi vince può salire in questa specialissima classifica, riesce ad alimentare, almeno una volta ogni 4 anni, anche sogni inconfessabili.

Per cui, ogni oro Cinese rappresenta un ulteriore punto per continuare a primeggiare sull’“avversario” Americano, sportivamente parlando, fatto che inorgoglisce ogni cinese nel profondo.

Capita così che i cinesi in questi giorni, aprendo il giornale, siano andati a vedere prima il numero degli ori conquistati e solo dopo, come fosse andata la borsa di Shanghai.

Per contro gli Americani, di fronte all’autentica debacle di questi giochi olimpici, hanno risposto con l’astuzia, stilando una classifica diversa che tiene invece conto del numero totale di medaglie vinte, contribuendo così a sostenere il “morale” dei propri connazionali!

Seguendo infatti questo metodo, lo scenario cambia radicalmente e consente agli Americani di mantenere, anche se di poco, la testa alla classifica di questo specialissimo “PIL”, dove i sogni di molti altri paesi possano diventare realtà.

Per cui è possibile che la Corea del Sud e l’Australia siano membri del G8 sportivo, che vede invece escluse la Francia, il Canada e l’Italia, mentre la Giamaica, posizionandosi al 13 posto, finisce a ridosso di tutte le principali potenze del mondo, potendo così per una volta sognare, trascinata dal proprio nuovo eroe nazionale.

Ma in questo solo apparente gioco, il “PIL” Olimpico fa emergere in maniera evidente alcune dinamiche ancora non evidenziatesi in quello finanziario.

Parlando infatti di Bolt, i commentatori hanno giustamente affermato che questo successo, per quanto predisposto su base genetica e favorito attraverso una selezione razziale, effettuata a suo tempo dai padroni bianchi, è stato possibile perché il livello di vita in Giamaica è ora nettamente migliorato, consentendo una praticabilità dello sport di livello occidentale.

Coerentemente, anche gli insuccessi di molti paesi Africani in alcune specialità, dove geneticamente appaiono superiori, sono da collegare al fatto che non riescono ad esprimersi come potrebbero, per i problemi interni, la povertà e l’instabilità sociale che rendono difficile allenarsi a dovere e quindi poter eccellere a livello mondiale.

Ma eccellere nel PIL Olimpico aiuta a ricevere anche i migliori premi?

Sembra di si, visto che la Cina, prima classificata nel “PIL” Olimpico, dove gli atleti fino a poco tempo fa ricevevano solo una “pacca” sulla spalla, ora riceveranno 180.000 Euro, un compenso superiore a quello destinato agli atleti italiani al 9° posto (140.000 Euro) .

Interessante è osservare però come verranno elargiti i rispettivi primi.

Nel caso degli Italiani, totalmente pagati dal CONI (il governo), mentre per quanto riguarda i cinesi riceveranno 100.000 Euro da uno degli sponsor (una birra cinese), 54.000 dalla fondazione Kok Ying Tung, mentre il governo cinese contribuirà “solo” con 25.000 Euro.

La Russia, terzo nel “PIL” Olimpico, segue l’Italia nei compensi, con solo 100.000 Euro per ogni medaglia d’oro.

Un interessante segno dei tempi è però rappresentato dall’Iran, che ha tentato di dare la “giusta motivazione” ai propri atleti, offrendo 80.000 Euro per ogni oro, molto di più dei Francesi ( 50.000 Euro), Giapponesi ( 18.000 Euro), Australia ( 11.765 Euro) e soprattutto gli “odiati” Americani (16.778 Euro).

Quindi alla faccia di De Cubertain, molte nazione hanno investito ingenti somme di denaro per cercare di veder crescere la posizione dei rispettivi paesi nel “PIL” Olimpico, considerato un’importante momento promozionale a livello mondiale.

Ne sa qualcosa proprio la Giamaica, fino ad ora conosciuta solo per il mitico Bob Marley, isole che siamo sicuri, saranno la prossima ambita meta per tantissimi turisti, alla ricerca anche della “fonte magica”, che ha reso possibile questa incredibile “impennata” nel “PIL” Olimpico.

sabato 23 agosto 2008

“Sproloquio” Olimpico

Si parla tanto di “spirito Olimpico”, valore simbolico che travalica tutto e tutti, il “sogno” di una società in serenità e di pace tra le nazioni.

Alcuni “puristi” contestano che invece le Olimpiadi siano solo una “guerra simulata” che valorizzi i diversi nazionalismi in maniera inaccettabile, oltre che essere sottoposta agli interessi degli sponsor.
Curioso che entrambi i punti di vista possono convivere nella “formula” che De Coubertain inventò per le Olimpiadi moderne, proprio per consentire che lo sport potesse aiutare la nascita e lo sviluppo di un comune spirito mondiale condiviso di pace, tra le diverse nazioni del pianeta.

Quindi comunque la pensiamo, ben venga che tutti gli atleti si sentano accomunati da questo spirito e che lasciando da parte le proprie differenze, possano essere tutti uguali di fronte ai risultati olimpici.

In particolare, commoventi saranno le prossime Paraolimpiadi che in Cina hanno un seguito analogo a quelle normali e che invece saranno sicuramente “snobbate” in occidente, perché poco telegeniche, pur essendo il momento dove l’uomo supera veramente i propri limiti fisici, le sventure e la sfortuna, potendosi sentire ancora una volta veramente vivo, per se e per la sua nazione.

Un messaggio di speranza che andrebbe al contrario sottolineato, evidenziato, pubblicizzato.

“Stonano” quindi alcune delle lettere pubblicate su alcuni giornali nazionali italiani di lettori che si lamentano per essere state trasmesse troppe cronache di Badminton, Beach Volley o Nuoto Sincronizzato, sports minori considerati più da spiaggia che Sport Olimpici.

Inaccettabile è anche il “cavernicolo” commento sul Blog di Grillo, che non volendo vedere oltre il proprio naso, perde di vista quello che accade nel mondo, finendo per “offendere” uno sport incredibilmente diffuso in tutta l’Asia, come il Badminton, con un seguito superiore a molti sport occidentali (miliardi di persone!).

Questi “benpensanti”, invece di lamentarsi, ci spieghino quali siano le caratteristiche per considerare uno sport superiore o minore e quando possono essere o meno mostrati al mondo, senza vergognarsene.

Comunque le Olimpiadi, lo sport e gli atleti non possono sostituirsi alla politica e ai politici nella gestione delle problematiche tra le nazioni e caricarsi di responsabilità che non possono avere.

Ma visto che le Olimpiadi furono sospese durante il secondo conflitto mondiale e boicottate durante la guerra fredda, come le Api che spariscono da un luogo inquinato, i Giochi Olimpici sono una preziosissima “cartina di tornasole” del livello di “pace” a livello mondiale.

Quindi che le Olimpiadi si stiano svolgendo senza particolari incidenti in Cina e che ancora ci si commuova nell’alza bandiera di ciascuna nazione, sono ottimi segni che continuano ad alimentare la speranza, il sogno e l’auspicio, che si possa lasciare la porta aperta al rispetto reciproco.

A questo punto ben vengano i Bolt che dopo i dolori e lo schiavismo del passato (tutto occidentale), ora paradossalmente possa correre come mai a memoria d’uomo, verso una rivalsa personale e perché no, nazionale.


Il resto sono solo “sproloqui” stonati, così come il grottesco richiamo del numero uno del CIO alle esuberanti manifestazioni di gioia di Bolt dopo aver “doppiato” i propri avversari.

Un gesto di felicità, di freschezza, di serenità e perché no, di rivalsa sul proprio passato, vestito orgogliosamente nella propria bandiera nazionale, uomo simbolo di queste Olimpiadi, qualcosa che vorremmo vedere tutti i giorni.

E se ora i cinesi compreranno le sue “scarpe del vento”, non quelle dello sponsor Olimpico, poco importa. Anche gli sponsor competono con i loro soldi e “rischiano” di mancare il podio, potendosi comunque sentire orgogliosamente parte attiva della crescita economica, oggi della Cina e domani della Gran Bretagna, prossima tappa del Circus Olimpico.

Viva le Olimpiadi e le Para-Olimpiadi!

martedì 19 agosto 2008

Ho l’Olimpiade in testa.

Le Olimpiadi hanno scatenato nei cinesi varie reazioni e passioni.

Tipicamente in Cina le emozioni, anche quelle sportive, sono molto interiori, ben diversamente che da noi stile stadio, bandiere, urla o il modo con il quale ha dimostrato la propria gioia Montano che ha lasciato più di un cinese interdetto e sorpreso.

Ma Beijing 2008 è riuscita dove calcio, basket e gli altri sport avevano ancora fallito: infatti sta emergendo un modo molto originale per evitare, da un lato di andare contro le tradizioni e le regole del Bon-Ton cinese e dall’altra poter esprimere le proprie emozioni rispetto ai Giochi.

Quindi, lasciando da parte le bandiere, strettamente vietate all’interno degli stadi, le urla, severamente punite se eccessive e per superare qualunque barriera linguistica esistente in questo multilinguistico evento, i cinesi sono andati dal parrucchiere.

Così accade che, invece di chiedere il “solito taglio”; le mamme, evitando in questo modo di dover comprare costosi gadgets olimpici ai propri figli, hanno pensato di “cucire” loro addosso la passione olimpica, in maniera indiscutibile ed anche appariscente.
Le strade cinesi sono famose per l’omogeneità del colore dei capelli, geneticamente neri e dove, anticipando il futuro dell’umanità descritto dagli scienziati, il biondo è raro e il rosso è rarissimo.

Ma nelle città cinese sembra che qualcosa sia cambiato e ora si possono vedere incrociarsi “famiglie olimpiche” che mostrano con orgoglio il lavoro del proprio parrucchiere, ostentandolo in una gara parallela a quelle ufficiali, gare questa volta fatta dei colori dei cerchi e di ideogrammi olimpici impressi nella pettinatura, in bella vista.

Mentre qualcuno rimane sul classico, altri hanno pensato bene di avere un approccio “carnevalesco”, agghingandosi fuori dal comune, creando vere e proprie “maschere olimpiche”, quasi fossero nuovi personaggi della tradizionale Peking Opera, dove i caratteri e l’umore dei personaggi sono evidenziati proprio dai colori utilizzati sulla propria faccia.

Ben diversamente che da noi, ciò è oltretutto molto provocatorio, in un paese ed una società dove l’ordine formale è un fatto ancora serio e dove la pazzia, quella vera, viene ancora associata a come si ostenta il proprio corpo, uso che le maschere dell’Opera tradizionale ci hanno tramandato dai secoli di storia cinese.

Sarà quindi per questo che ora tanti cinesi usano i colori in maniera così appariscente, creando così una nuova moderna maschera dedicata alle Olimpiadi, con la quale sembrano voler catturare lo “spirito Olimpico”.
Chissà, in futuro potrebbe diventare essa stessa parte integrante di qualche storia che racconterà le gesta degli atleti e dei campioni di casa, “nell’evento dei secoli” che si sta vivendo in Cina e che sicuramente verrà tramandato di padre in figlio.

Quindi evviva le Olimpiadi, evviva i colori Olimpici, evviva le Maschere Olimpiche.