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lunedì 21 maggio 2007

China Media Lab di Palazzo Lombardia: “Casa comune” della creatività digitale italiana per promuovere il Made in Italy in Cina.

Non è un mistero che in Cina, il maggiore problema per il Made in Italy, le istituzioni e le aziende italiane sia quello di promuovere efficacemente la propria azione, il proprio valore, i propri prodotti in maniera profonda ed incisiva. In due parole fare Marketing e Promozione.

Mancano gli strumenti e le competenze in grado di affiancare i diversi progetti, affinché riescano ad arrivare a sviluppare il business e i risultati economici auspicati, in grado di giustificare gli investimenti necessari.

A soffrire in particolare sono le Piccole Medie imprese italiane e le diverse associazioni o consorzi, spesso non in grado di accedere agli adeguati partners e alle competenze a supporto della propria azione in Cina.

Va pero’ sottolineato come alle imprese italiane manchi una forte propensione ad investire nella innovazione e nelle tecnologie per la comunicazione. Questo fatto tende a penalizzarle nella competizione con le altre imprese nello sviluppo dei nuovi mercati, come quello Cinese.

Per contribuire a risolvere questa problematica e superare questo limite, Palazzo Lombardia promuove la creazione del China Media Lab, laboratorio di cooperazione tra le diverse eccellenze Italiane sul tema dei media e della comunicazione digitale interattiva, per promuovere il Made in Italy in Cina.

Fare fronte comune, fare sistema tra i diversi operatori della comunicazione e della tecnologia a supporto del Made in Italy in Cina, è una necessità sia per favorire lo scambio delle diverse esperienze tra di loro che per contribuire alla ideazione, progettazione e realizzazione di sempre più efficaci strumenti a disposizione delle Istituzioni, Associazioni ed Imprese italiane.

La logistica di Palazzo Lombardia a Shanghai, con i suoi 10.000 mq. su 6 piani, rappresentano lo "Stargate" ideale in grado di unire, connettere direttamente la Cina e l’Italia, poter sinergizzare tra loro sui diversi progetti, consentendo nel contempo alle imprese del China Media Lab, una concreta presenza in Cina.

Come Laboratorio di ricerca, il China Media Lab consente inoltre di creare gruppi di lavoro misti sulle diverse tematiche e/o problematiche, in grado poi di essere condivisi con le imprese, in maniera sistematica ed efficace.

Con il China Media Lab le Associazioni e le Piccole e Media imprese italiane possono accedere e beneficiare alla necessaria scalabilità di servizi per la comunicazione, comparando tra loro le diverse offerte dei diversi partners, servizi adeguati alle proprie disponibilità economiche per raggiungere gli scopi.

Lo spirito cooperativo del China Media Lab, intende contribuire tra l’altro allo studio ed identificazione di nuove e sempre più efficaci strategie di azione a supporto del Made in Italy in Cina, attraverso incontri, eventi, dibattiti e momenti di formazione tra i propri partners, cercando sempre il massimo coinvolgimento delle diverse organizzazioni istituzionali e private, siano esse in Cina che in Italia.

Interconnettere e comunicare è in sintesi la funzione del China Media Lab di Palazzo Lombardia, per favorire una crescente innovazione e competitività delle imprese italiane. affinché la Cina rappresenti sempre più uno spazio di concreta opportunità per le Imprese Italiane e il Made in Italy.


Al China Media Lab possono aderire gratuitamente sia gli operatori delle comunicazione digitale, dell'advertising e delle nuove tecnologie che le stesse imprese, associazioni ed istituzioni in una community, un Laboratorio di progetti in grado di realizzare quella cooperazione tra le imprese italiane attorno ad un progetto comune: la valorizzazione del Made in Italy in Cina.

Per informazioni: China Media Lab ( Palazzo Lombardia – Shanghai)
Google



venerdì 6 aprile 2007

Pasqua della resurrezione Italiana: Nasce il “Sistema Italia” in Cina??

(Pubblicato su Affari Italiani il 7 Aprile 2007)

Pasqua per la nostra tradizione è un momento molto particolare.

Coincidenza vuole che proprio alla vigilia di un momento come questo, il nuovo Ambasciatore di Italia in Cina, Riccardo Sessa, in visita a Palazzo Lombardia, abbia lanciato un semplice ma chiaro messaggio di programma: “Fare sistema”.

Pasqua può essere quindi il momento giusto per lanciare il seme di un rinnovato "patto" all'interno della comunità italiana: rinascere cooperando assieme.
Nei giorni scorsi, con questo rinnovato spirito e memore anche delle recenti parole dell'Ambasciatore, ho avuto modo di confrontarmi con alcuni membri della comunità italiana su questa "visione" in comune.Sono rimasto colpito di come, su questo tema, esistano due nette e contrapposte reazioni:

la prima è quella che accomuna chi da molti anni vive a Shanghai e in Cina, riassumibile sinteticamente in "Conoscendo come funzionano, si muovono e come decidono le nostre istituzioni, la vedo molto difficile".

La seconda è di chi è arrivato da poco. Rendendosi conto dello scarso peso specifico della presenza Italiana se comparata con i nostri partners europei, si auspica di vedere crescere quel gioco di squadra in grado di far sopperire alle molte, troppe mancanze e deficienze strutturali, tutte italiane.

Dopo questo primo giro di vedute, non posso quindi che rimanere perplesso; sarà reale la prima o la seconda o nessuna delle due?

Sarà veramente possibile girare pagina??
Comunque sia, di tutte le parole ed inviti espressi dall'Ambasciatore Sessa, nella recente visita a Palazzo Lombardia, ce ne sono alcuni pienamente condivisibili, quali "fare sistema", "cooperazione", "rischiare imprenditorialmente", ma su una osservazione mi permetto di avere qualche riserva, quella che testuale dice" ora tocca a voi venire a Puxi, per una maggiore integrazione e sinergia con le istituzioni".

Bene Ambasciatore Sessa, ribadendo che noi, come abbiamo avuto modo di dirle di persona, siamo dalla sua parte e sosterremo la sua azione per una comunità italiana più integrata, è però necessario sottolinearle come il grosso delle aziende italiane che producono fatturato a Shanghai sono nell'area di Pudong e non a Puxi.

Attorno e dentro a Palazzo Lombardia sono presenti molte aziende che nel silenzio e spesso nell'anonimato, lavorano e produco nuova ricchezza.

Quindi proprio in virtù del totale spirito di cooperazione con i suoi obbiettivi, la invito a non distinguere tra Puxi e Pudong, un gioco “goliardico” all'interno della comunità italiana per distinguere tra chi è "cool" da chi è "sfigato, ma di vedere Shanghai e la sua comunità italiana, come una unica realtà.

E' oltretutto il momento di portare l'attenzione (e strutture italiane), direttamente a Pudong, per sostenere sul campo la comunità italiana, visto il livello di sviluppo raggiunto dall’area e gli interessi industriali in gioco, quale luogo di vera produzione di nuova ricchezza italiana.

Il Palazzo l'ha visitato e per sua informazione a soli 3 Km ci sono i Tedeschi, con tutte le loro organizzazioni concentrate assieme, in una struttura analoga su 30.000 mq.

E noi cosa facciamo?

Perchè non ci diamo un lasso di tempo di 3-4 anni nel quale tutti gli italiani, concentrati in uno stesso luogo (es: Palazzo Italia a Pudong) sullo stile dei tedeschi, lasciando a Puxi le sole funzioni di rappresentanza, possano realmente cooperare assieme e creare nuova ricchezza tangibile, reale.

Poi, una volta creata una nuova vera ricchezza tangibile, ci potremo anche permettere di comprare, tutti assieme, un nuovo più "cool" building nel centro di Shanghai!!

Cosa servono ad esempio 100 mq di uffici della Promozione Toscana, anche se a Xin Tian Di (il massimo del cool a Shanghai) se poi non sono parte integrante di un Sistema Italia in grado di disporre di strutture logistiche rilevanti, tangibili?.

Come può l'ICE pensare di crescere con gli spazi attuali nel supporto alle imprese od organizzare frequenti, quotidiani incontri Business to Business del Made in Italy, andando oltre le fiere istituzionali?.

Che senso ha che Lombardia e Toscana ( e le altre regioni) competano in questo stupido modo, moltiplicando gli investimenti in affitti e personale??

Magari Palazzo Lombardia non è nel centro "cool" di Shanghai e magari il nome Lombardia da fastidio a qualcuno ma ad oggi, volenti o nolenti, altri spazi di proprietà Italiana, di queste proporzioni (10.000 mq), già pronti all’uso, non sono disponibili, senza ulteriori consistenti (inutili) investimenti.

A tutto si può trovare oltretutto una facile soluzione; come quella di creare un efficiente sistema di navette, che costa molto meno di qualsiasi nuovo palazzo in centro, per risolvere i problemi logistici attuali e chiamarlo "Palazzo Italia" per affermare la missione nazionale.

Mi permetto di suggerirle anche, per dare una reale concreta svolta alla situazione attuale, di evidenziare con maggiore forza a tutte le istituzioni ed imprese italiane, soprattutto a quelle che operano nell’area di Pudong che nella cooperazione italiana futura non esisteranno “zone d’ombra” o cosa ancora peggiore “ghetti” o società considerate di secondo ordine.

Se siamo tutti Italiani, lo siamo sia che si sia a Puxi che nella "concreta" Pudong. Siamo a Shanghai!!

Sicuramente nel futuro, Lei può rappresentare quel punto di riferimento comune a tutti noi, attorno al quale far "risorgere" quella identità italiana, dispersa in infinite inutili provinciali discussioni, sulla presunta superiorità di Puxi a Pudong!!

Proporrei quindi di organizzare un incontro (Stati generali) che coinvolga tutte le organizzazioni italiane presenti e realmente operative, in modo da mettere a "fattor comune" ciò di cui già da oggi dispongono, in modo da rendere davvero tangibile quel patto di cooperazione tra gli italiani che ora non esiste.

Per fare questo occorre la Sua presenza ed azione diretta, non lasci alla sola Camera di Commercio un ruolo che solo l'Istituzione vera può e deve avere in momenti come questi, superando la latitanza governativa, spesso denunciata da chi è presente da molto tempo in terra Cinese.

Il suo coinvolgimento diretto nella definizione di questo rinnovato "patto" è fondamentale anche perchè di fronte alle organizzazioni regionali, oggettivamente la Camera di Commercio appare fragile e soprattutto non può, allo stato attuale, rappresentare il vero trust di tutti, visto che in Cina non operano SOLO 250 imprese italiane.

Qualche dubbio sulla sua reale funzione, sorge poi se si analizzano gli iscritti degli ultimi anni, dove si nota una certa (sostanziale) "rotazione" degli stessi.

Questa rotazione non aiuta certo a creare e stabilizzare il Sistema e forse è anche sintomo di qualcosa che non ha funzionato, fino ad ora, in questo tipo di organizzazione.

Le organizzazioni sono fatte di persone e se molte aziende italiane nè si iscrivono nè rinnovano l'iscrizione alla Camera di Commercio in Cina, forse vanno capite le ragioni profonde di questa comunque diffusa posizione nella comunità italiana.

Come inoltre avrà avuto modo di constatare e dalle domande che le sono state poste sempre a margine della sua presentazione alla Comunità Italiana, molti dei presenti, speravano di vedere annunciato in quella sede qualche profondo e radicale cambiamento in terra cinese relativamente alla presenza italiana.

Occorre probabilmente domandarsi: come mai nella comunità italiana e alla sua presenza, sostanzialmente tutte le domande a lei poste fossero riassumibili in due parole: maggiore trasparenza?.

Ma ora è Pasqua, speriamo di poter aprire l'uovo e vedere finalmente la nascita del "Sistema Italia" nei fatti, in un rinnovato "patto", per vedere gli italiani allearsi, unire gli sforzi per competere solo contro i veri concorrenti, quali francesi, tedeschi, americani etc..... contribuendo assieme a creare una crescente reale nuova ricchezza in Cina, ritrovando unità ed identità nazionale, oltre le semplici intenzioni.

Buona Pasqua Ambasciatore e buon Lavoro a lei e a tutti.

mercoledì 24 gennaio 2007

Made in Italy: giocare la partita dei fatti

(pubblicato su AffariItaliani - 22 Gennaio 2007 e su CorriereAsia - 25 Gennaio 2007)

Egregio De Battisti, ho letto con attenzione quanto da lei pubblicato su Affari Italiani il 20 gennaio u.s.

Non posso che essere d’accordo con lei, come del resto avrà avuto modo di leggere nei miei contributi sul tema pubblicati negli stessi spazi, nei giorni scorsi.

Detto questo, le faccio una proposta: visto che noi italiani siamo bravi a parole, ma poi nei fatti siamo “guelfi e ghibellini” o peggio scaricabarile, le propongo, visto che condividiamo le basi e i possibili rimedi, di dare inizio ad un primo limpido, concreto esempio di cooperazione, che vada oltre le semplici opinioni e suggerimenti, belli ma spesso sterili o fine a se stessi.

In particolare ho apprezzato l’invito alla azione che qua in Cina, da dove le scrivo, appare quanto mai urgente e all’ordine del giorno.

La Cina è possibile vederla come una “palestra” nella quale fare gli esercizi e le sperimentazioni necessarie (laboratorio), per poi applicare i risultati ottenuti in tutte le altre presenze internazionali: creare qua un modello di azione da esportare, lontano dal “chiacchiericcio” italiano.

Vedo che fa parte di un gruppo di studio e formazione che fa esplicito riferimento all’attuale Ministro dei Beni Culturali e Turismo.

Per quanto mi riguarda, personalmente faccio invece esplicito riferimento al Palazzo Lombardia di Shanghai, per il quale mi occupo di Innovazione e Sviluppo.

Ma prima di tutto sono un imprenditore italiano in Cina.

Per dare concretezza alle nostre parole, le propongo quindi di dare inizio alla sana “politica del fare”, dando esempi concreti, molto contagiosi per poter cambiare le cose, ai quali magari seguiranno realmente altri e i personaggi da lei citati.

Le chiedo pertanto di cooperare affinché il Ministero Beni Culturali, il Governo Italiano e l’ICE diano in tempi rapidi inizio ad una serie di concrete cooperazioni con il Palazzo Lombardia, ad oggi la più grande presenza italiana in tutta la Cina (6 piani e 10.000 metri quadri, tutto rigorosamente di proprietà italiana).

Suggerisca al Ministro, di attivare rapidamente una presenza (Desk) al Palazzo sul tema Turismo e Beni Culturali. Mi rendo fin d’ora disponibile personalmente anche per ridurre al minimo gli impatti connessi ed evitare le sterili discussioni frequenti su queste tematiche, quali quella dei funzionari, i costi di trasferta etc.. visto che in questo caso (in gioco ci sono i valori nazionali) i costi non sono e non possono essere il problema.

Palazzo Lombardia esiste da 10 anni ed è stato ristrutturato di recente, creando una bellissima hall per eventi e manifestazioni (ultimo evento realizzato il 18 e 19 Gennaio u.s.).

Il personale lo abbiamo già e i contatti con gli apparati governativi nazionali e locali cinesi sono già attivati da tempo, oltre che essere già riconosciuti dal governo cinese in maniera esplicita, come spazio ove realizzare concrete cooperazioni tra i due paesi.

Serve solo la volontà italiana, tra gli italiani, di voler cooperare in questi spazi italiani, applicando il suo “tutti per uno”, slogan che vado ripetendo quotidianamente nelle mie relazioni ed incontri qua in Cina (“Together is Better”).

Questa nostra azione potrebbe ad esempio da subito aiutare ad incrementare le sinergie e le cooperazioni con i Tour Operators cinesi, con i quali abbiamo GIA’ attivato partnership per attività azioni di Outgoing verso l’Italia.

Dirò di più, i Tour Operators cinesi si sono resi anche disponibili per mettere una propria presenza all’interno del palazzo stesso e cooperare quotidianamente nel realizzare attività di promozione, producendole assieme, del Made in Italy italiano.

La cosa appare fondamentale e strategica, visto che ad oggi il mercato turistico cinese è interdetto (chiuso) alla aziende italiane dalle attuali regolamentazioni cinesi. Per cui solo un tour operator cinese può offrire direttamente ad un cinese una qualsiasi destinazione italiana (tralascio poi i noti problemi relativamente al rilascio dei visti e alla deprecabile situazione in cui versa attualmente il consolato italiano a Shanghai….).

Mi fermerei qua, ma le anticipo che sono da subito attivabili anche altre iniziative e di promozione del Made in Italy (Agroalimentare, Fashion, Trasferimento tecnologico …), che possano beneficiare degli spazi che il Palazzo Lombardia in Cina può rendere disponibili DA SUBITO (Fiere e B2B organizzabili quotidianamente!!).

Chiudo con una provocazione: perché non cooperare affinché si rinomini il Palazzo Lombardia in Palazzo Italia e vedere finalmente le regioni italiane cooperare assieme, marcando stretto (con metafora calcistica) il palazzo Germania a soli pochi chilometri di distanza, nel quotidiano derby Europeo??

Costa poco, è fattibile e soprattutto si può fare subito.

“Ci vuol poco, che c’è vò??”.

Nel ringraziarla della attenzione, le auguro da Shanghai. il meglio da questo anno appena iniziato e mi rendo disponibile per qualsiasi ulteriore cooperazione che sia in grado di realizzare quello che in tanti, in Italia e all’estero, si auspicano da tempo: recuperare l’orgoglio di essere italiani!!!

Prima di salutarla le invio il “segreto” della Cina delle meraviglie (la crescita attuale) che inspiro quotidianamente:
“Non importa pensare i grandi cambiamenti, ma ricordarsi sempre che anche i piccoli passi, tutti nella stessa direzione, portano sempre da qualche parte. Solo dopo, si scopre di avere realizzato un grande cambiamento.”

Tradotto per la situazione italiana: forse in Italia stiamo pensano troppo senza fare realmente nulla.

Memori della nostra storia passata, mentre Roma discute (le questioni dei “bilancini” politici locali italiani cui fa cenno), Sagunto (il nostro Made in Italy in giro per il mondo) viene espugnata!!

Cordialmente
Alberto Fattori

lunedì 22 gennaio 2007

Fashion Made in Italy & China : inizia la caccia del “vero” mercato cinese?

Chiedendo ai cinesi il loro punto di vista sull’attivismo occidentale in materia di cooperazione e di creazione dei nuovi business con la Cina, dopo un beffardo sorrisino, ti può venire citato un detto cinese che dice: “esistano persone non in grado di comprendere nel suo complesso alcun problema che gli si presenta davanti, semplicemente perché sono come un cieco che cerca di immaginarsi come è fatto un elefante, tastandolo centimetro per centimetro”.

Ohibò, in un paese che è riuscito a fare arrivare nell’ultimo anno qualcosa come 54 Miliardi di dollari di investimenti stranieri (l’India solo 5 Mld!!!), appare quanto meno beffarda l’idea che tutti questi capitali non abbiano chiaro un loro perché.

Invece, sembra proprio che e la capacità di comprensione attuale degli occidentali sul tema Cina, sia pari al citato cieco. Volendo parafrasare il detto cinese, esso appare del tutto simile al nostro topolino alla ricerca del formaggio, nel famoso labirinto.

Non stupisce quindi che il Made in Italy, sul piano promozionale e nel suo diffondersi in Cina, soffra di questa pericolosa,oramai conclamata cecità, tutta occidentale.

Agli occhi cinesi, le azioni fino ad ora fatte dagli occidentali (istituzioni, associazioni ed imprenditori), appaiono tutti “tentativi di immaginare” come entrare in contatto con la realtà e le opportunità cinesi, per cercare di radicarsi nel crescente mercato interno.”.

Ma ahimè, la metafora del cieco appare centrata in pieno, fin ad ora dell’elefante, nessuna traccia!!.

Cercando un po’ di cambiare l’approccio fino ad ora seguito, in particolare nel mercato Fashion, il 18 e 19 gennaio a Shanghai, presso il Palazzo Lombardia di Pudong, si svolto MarediModa, mostra mercato del beachwear, underware e lingerie italiano in China.

Organizzata da MarediModa e IntimodiModa, parte del “Sistema Moda Italia”, questa originale formula itinerante è partita il 15 gennaio u.s. da HK e poi si è trasferita a Shanghai. L’obbiettivo è stato quello di mettere in diretto contatto il meglio del Made in Italy del tessile specializzato, con gli operatori cinesi.

Questo evento, è un chiaro primo passo per cercare di creare una discontinuità con le azioni fino ad ora realizzate dagli operatori del fashion italiano che normalmente agiscono solo su HK ritenendola a tutti gli effetti Cina.

Ad oggi le nostre griffe ed imprenditori di settore, ritengono possibile creare il mercato Cinese realizzando attività promozionali e di business su Hong Kong (investendovi anche molti capitali).
Ma la vera Cina non è Hong Konk. Per il crescente mercato interno cinese, la vera porta di ingresso è invece Shanghai. I Cinesi lo hanno detto a più riprese. Forse oltre che ciechi, siamo anche sordi!

Gli operatori italiani quindi, prima di agire, ed investire il proprio tempo e denaro, è il caso che tengano ben presente questa distinzione tra il ruolo REALE presente e futuro di Hong Kong (finanziario e fiscale una sorta di duty free) e quello di Shanghai (Business e guida del mercato interno cinese), distinzione che ai più non appare così evidente.

Banalmente Hong Kong è considerata dalle nostre griffe Cina a tutti gli effetti, tanto che sugli articoli di giornali italiani, le griffe annunciano il loro ingresso sul mercato cinese quando agiscono su Hong Kong.

Ma Hong Kong non è il mercato Cinese, ma solo uno strumento finanziario e fiscale alla pari delle isole caraibiche e altri paradisi fiscali. I cinesi non a caso vi hanno anche aperto DisneyWorld. Ricordiamoci dell’elefante!!.

Il fashion italiano, per entrare materialmente sul “vero” territorio cinese, deve agire direttamente in quello che i cinesi definiscono Mainland (Hong Kong non ne fa parte!!). Per fare ciò chi agisce da Hong Kong deve passare da un importatore cinese (chiamato erroneamente distributore!!), con evidente ricarico sui costi per i compratori finali cinesi.

Tutto questo crea problemi non di poco conto per permettere al Made in Italy una reale penetrazione sul mercato cinese a prezzi concorrenziali, con un passaggio di troppo del tutto inutile.

Pertanto, agire direttamente in Cina e sulla piazza di Shanghai, appare oramai tappa irrinunciabile affinché si possa realizzare una efficace distribuzione e penetrazione sul mercato interno cinese.

Maredimoda sembra aver capito tutto ciò e ha scelto Palazzo Lombardia di Shanghai come lo spazio logistico a Shanghai, di incontro con gli operatori cinesi, potendo nel contempo realizzare un evento innovativo che potesse andare oltre il semplice Business to Business o un semplice evento fieristico limitato nel tempo.

La poliedricità del Palazzo Lombardia, ha offerto infatti una significativa leva organizzativa con la quale è stato possibile creare sia gli show rooms delle aziende italiane espositrici, che mettere a disposizione anche la riconosciuta credibilità di Palazzo Lombardia, presso gli operatori cinesi.

Tutto ciò, ha consentito di dare inizio ad una azione che potrà proseguire anche dopo l’evento stesso di questi giorni, facendo leva sul Palazzo Lombardia, attivo tutti i giorni dell’anno e permettere di proseguire nel proporre il meglio della nostra creatività in tale settore agli operatori cinesi, quotidianamente.

E’ incredibile scoprire come l’Italia disponga di uno spazio per eventi fieristici e Business to Business come questo e che per logiche di campanile, non lo utilizzi come giusto che sia, tutti i giorni dell’anno.

Palazzo Lombardia, con la recente ristrutturazione, è ad oggi a tutti gli effetti equiparabile ad uno spazio espositivo permanente di vaste proporzioni e di ottima fattura, a disposizione delle imprese italiane. Ciò che più conta, tutto questo è a Shanghai, il vero crocevia degli affari cinesi che contano del presente e del prossimo futuro.

L’evento di MarediModa ha dimostrato tutte le potenzialità e la modularità di cui il palazzo dispone.

Ci si augura a questo punto che eventi di questo tipo, siano prodotti con maggiore frequenza di quella attuale dai diversi operatori italiani, anche da parte delle altre regioni italiane che onestamente ad oggi in Cina e Asia, non dispongono di alcuno spazio analogo per alcuna simile possibile azione promozionale.

Per capire come il campanilismo italiano sia il vero drive nelle scelte sul suolo cinese, basti pensare come l’ente Fiera Milano ad esempio, si ostini ad avere un semplice ufficio di rappresentanza, quando potrebbe da subito cooperare con il Palazzo Lombardia che oltretutto è già strettamente collegato allo stesso sistema lombardo.

Stesso discorso vale anche per gli altri enti fieristici italiani. Si preferisce competere (cannibalizzarsi) per cercare di organizzare questa o quella singola fiere ogni tanto durante l’anno, piuttosto che stabilmente avere un punto comune che attiri l’interesse degli operatori cinesi durante TUTTO l’anno!!

Quindi ora ci vuole un pelo di coraggio da parte dei nostri amministratori pubblici e privati: girate pagina, lasciate dietro di voi vecchie dicerie e stupide rivalità ed iniziate a cooperare veramente, replicando, ideando, progettando eventi di Business a tema e per mercati, in grado di veicolare con maggiore continuità il Made in Italy tutto l’anno!!.

Stesso discorso va fatto alle associazione e le federazioni d’impresa: ottimizzate i già pochi fondi di cui disponete, cercate di concentrarli nello sviluppo di iniziative e non per sostenere consulenti che “mangiano” sulle vostre missioni, utilizzando gli spazi che già ci sono, per non rischiare di venire schiacciati dal famoso elefante perché non avete visto che la zampa era sulla vostra testa!!.

venerdì 12 gennaio 2007

2007 Cina- Lo Strano caso del Sistema Italia…..Parte Terza:

Palazzo Lombardia di Pudong: il Palazzo della discordia italiaca
(pubblicato su affaritaliani - 11 gennaio 2007 e Corriere Asia - 12 gennaio 2007)

Quando si parla di Cina sulla questione del Palazzo Lombardia di Shanghai, si finisce nel grottesco.

Il Palazzo Lombardia di Shanghai a Pudong, con i suoi 10.000 mq. e i suoi 6 piani, rappresenta da 10 anni la più grande presenza italiana in tutta la Cina a supporto della imprenditoria italiana.

Nonostante ciò, ad oggi, il console italiano di Shanghai, non ha mai, nemmeno per sbaglio, fatto visita a questo spazio a disposizione delle imprese italiane.

Stesso discorso nei rapporti con ICE e Camere di Commercio italiane, spesso caratterizzati da una sotterranea conflittualità, su un piano più concorrenziale che di sinergia attorno ad una "causa comune".

"Troppo lontano dal centro", è la motivazione principale che viene mossa contro un efficace cooperazione con il Palazzo Lombardia.

Poi si scopre che a poca distanza, ci sia il ben più grande Palazzo Germania (!!!).

Non si capisce allora perché nella stessa zona, i tedeschi abbiano posizionato un palazzo dove tutte le istituzioni pubbliche e private, realmente collaborano tra loro, mentre la stessa cosa non sia realizzabile anche dagli italiani, attraverso una condivisione delle strutture esistenti, a partire proprio dal Palazzo Lombardia..

Ma qui a Shanghai e in Cina, il concetto di "Sistema Italia" si arena con il provincialismo italiano.
Infatti solo il fatto che sia connesso alla Regione Lombardia, rende la struttura fuori dal “range” di interesse delle altre regioni italiane. Inoltre sfruttando questa approccio e consigliate da “furbi” consulenti locali (italiani) le regioni continuano a spendere altri soldi (sprecati) per tentare di sviluppare proprie iniziative autonome.

Peccato che questi consulenti non spieghino fino in fondo ai propri referenti come ragionano o siano strutturate le procedure e le abitudini cinesi in materia di relazioni internazionali.

I Cinesi riconoscono solo la nazione in quanto tale e quindi il sistema economico connesso.

I localismi sono visti in forma assolutamente marginale e non potranno avere mai una prospettiva strategica. Questo spiega i rapporti in forte crescita a livello di Francesi, Tedeschi e UE, visti su un piano di alleanze strategiche, perché coinvolti ci sono pesantemente i governi centrali.

Invece la comunità italiana di Shanghai, come tradizione nei migliori “bar sport” di provincia, è tutta concentrata a parlare male del Palazzo Lombardia e passarsi leggende metropolitane spesso prive di alcun fondamento, invece di concentrarsi maggiormente su come favorire la nascita di un comune Palazzo Italia, necessario a tutti noi per cambiare il passo nelle cooperazione con i Cinesi.

Il Palazzo Lombardia, può rappresentare uno ottimo spazio, un punto di partenza per le cooperazioni, per iniziare a fare fronte comune nelle diverse attività e cercare di ottenere risultati ancora più significativi di quelli fino ad ora ottenuti, onestamente ben al di sotto del potenziale, contribuendo ad ottimizzare concretamente i costi complessivi a favore di tutti.

Detto ciò, mi immagino quanto potrà crescerà l'invidia (e l’ostracismo), ora che la Città di Shanghai ha riconosciuto a Mario Tschang il prestigioso Magnolia Award, primo italiano nella storia del premio, proprio quale ideatore e responsabile del Palazzo Lombardia!!.

Dopo questo premio, la comunità italiana a Shanghai dovrebbe però iniziare a porsi onestamente una domanda: non è che i cinesi abbiano voluto indicare, con questo gesto formale, mai casuale nelle mentalità cinese, guarda caso proprio nell’anno dell’Italia in Cina, la strada per una sempre e più proficua cooperazione tra Cinesi ed Italiani?

Speriamo che la sempre maggiore presenza di una “nuova generazione” di italiani, contribuisca a cambiare la situazione dei rapporti all'interno della comunità italiana che a parte qualche periodico buffet, è in perenne guerra civile in terra cinese.

L'anomalia delle multicamere di commercio, l'azione di contrasto al Palazzo Lombardia, le missioni delle diverse regioni realizzate in maniera autonoma, la sproporzione tra consulenti (troppi) e clienti da consulenziare (pochi), la moltitudine di personaggi senza arte ne parte presenti nel sottobosco locale, così come le tante altre azioni del quotidiano, sono la prova che tra le nostre priorità non ci sia quella di presentarci uniti rispetto ai cinesi, ma continuare ad esportare gli interessi di campanile, il nostro individualismo, cercare di continuare a tirare a campare.

Così la sconfitta e la nostra marginalizzazione come Italiani dalle future questioni che contano, sarà una triste certezza nei nostri rapporti con la Cina e l’Asia in genere.

Il potere negoziale del nostro Sistema, risulta ad oggi decisamente compromesso, favorendo una sostanziale svendita della identità italiana e dei valori connessi (Made in Italy, creatività, innovazione..), indubbie qualità che potrebbero ottenere molto di più da un più convinto gioco di squadra, ben diverso dalle attuali "vuote" parole di collaborazione dette a "denti stretti"!!!

E’ arrivato il 2007: “Good Morning Italia”.

Ps. da Shanghai da tenere bene a mente: L’Italia non deve fidarsi dei cugini Francesi, Tedeschi e Inglesi e degli USA. Anche se oggi siamo tutti assieme nella UE e se nel dopo guerra gli USA ci hanno aiutato a crescere, gli scenari complessivi sono totalmente cambiati. Oggi, nella sostanza queste nazioni stanno correndo da sole la partita verso il proprio futuro e non hanno minimamente a cuore quello dell’Italia che anzi è vista come un pericoloso concorrente da sconfiggere (turismo, vino, cibo, fashion, lusso ….).
La prima parte de "2007 Cina- Lo Strano caso del Sistema Italia" intitolato "Il fai da te .... regionale" è stata pubblicata l' 8 gennaio 2007.