sabato 16 gennaio 2010

Gli utenti Internet cinesi raggiungono i 384 milioni!!


Gli utenti internet in Cina nel 2009 hanno raggiunto i 384 milioni, con un indice di penetrazione del 28.9% un risultato più lento però di quello raggiunto nel 2008 ( +41,9 %).

E' questo lo scenario del mercato Internet Cinese presentato ieri nel "25° rapporto su Internet" dal China Internet Network Information Center (CNNIC).

Nello stesso periodo, il numero dei cellulari in China è aumentato di 120 milioni, fatto strattamente collegato all'accesso internet via telefonino e ai nuovi servizi 3G appena attivati. http://mynews.mychinab2b.com/story.php?title=china-media-lab-internet-users-in-china-reached-384-million-mobile-users-increase-of-120-million-users-

venerdì 15 gennaio 2010

E ora Arriva Baiduuuuuu!!


In Cina stanno già facendo i calcoli di come evolverà il mercato Internet cinese con l’uscita di scena di Google.

Si, avete capito bene: uscita di scena.

Il giorno dopo la querelle sugli atti di Hackeraggio subiti da Google (e Baidu) e le intenzioni di lasciare il mercato cinese da parte della aziende americana e l’eliminazione dei filtri da parte di Google oggi, i cinesi prendono infatti già per buone le seconde intenzioni.

Per cui ora, anche dopo le dichiarazioni del portavoce del Ministero degli Esteri Jiang Yu che ha affermato come “la legge cinese proibisca ogni atto di Hackeraggio”, tradotto, “noi non abbiamo fatto nessuno degli atti che ci vengono attribuiti”, l’attenzione è ora tutta concentrata su quello che accadrà da qui a breve.

Premessa importante è che i cinesi sono sempre più convinti che Google sia prima di tutto insoddisfatta dei propri risultati ottenuti in Cina in questi anni, visto non è riuscita a scalfire il predominio di Baidu che continua ad avere una quota di mercato di oltre il 60%, mentre quello di Google è rimasta ancorata al 36%.

Quindi la paventata ritirata con accuse al Governo Cinese, sembra più essere la ricerca di un alibi per un’uscita da un mercato negativo, piuttosto una reale problematica dalla quale difendersi.

Sta di fatto che subito a New York sul NASDAQ, non in Cina, le quotazioni di Baidu hanno avuto una impennata del 13,7%, visto che ora gli analisti di tutto il mondo si aspettano, con la uscita di scena di Google in Cina, il passaggio di buona parte del mercato e degli inserzionisti cinesi proprio a Baidu, tanto che si potrebbe arrivare ad una situazione dove Baidu possa rappresentare una quota dell’80-90% del mercato Internet Cinese.

Forte di questo zoccolo duro, oltre ad essere già uno degli 8 più visti siti al mondo, però gli analisti stanno scommettendo soprattutto su quello che sarà il piano d’Internazionalizzazione che da tempo Baidu sta predisponendo.

Iniziata in Giappone nel 2007, l’esportazione di Baidu sugli altri mercati si pensa che ora procederà a passo ben più svelto che negli anni passati.

In questa competizione commerciale, la sensazione che serpeggia da queste parti è quindi che i “ragazzi terribili” di Google, non abbiamo saputo accettare la sconfitta ed ora potrebbero addirittura aver attivato la crescita di un temibile avversario anche in molti altri mercati a livello globale.

Una competizione che si annuncia interessante, in quanto per la prima volta un’azienda non americana, ha i numeri (e le spalle) per sconfiggere i colossi statunitensi, tanto che dopo la resa di Yahoo, che aveva ceduto nel 2005 le sue attività ad Alibaba, (altro leader globale cinese), ora Baidu si appresta ad andare a sfidare Google a casa sua.

Tutto ciò spiega quindi anche l’atteggiamento cinese di fronte alle accuse di scorrettezze di queste ore, che sembrano avere uno solo scopo: attribuire un “alone negativo” al valore e alle competenze delle aziende Cinesi su Internet (Baidu in primis), gettando il sospetto di combine governative per raggiungere i propri obbiettivi.

Per contro, i cinesi ricordano a Google come a suo tempo abbia accettato di collaborare con il proprio Governo USA in materia di filtri informativi, visto che anche le autorità americane hanno informazioni classificate e filtrate automaticamente. In quel caso gli si rimprovera che non ebbe nulla da ridire.

Tra l’altro i cinesi sottolineano come le proprie regolamentazioni per quanto riguarda Internet non intendono coinvolgere altri stati e nazioni. Tradotto: Internet non è un terreno fuori dalla giurisdizione nazionale cinese e noi non interferiamo in nessun modo con le regolamentazione degli altri.

Insomma anche sulla rete sembra ora si stia ripetendo il copione già visto su altre tematiche politiche ed economiche, dove i cinesi intendono seguire i propri piani di sviluppo, non accettando in nessun modo i “suggerimenti” occidentali che tendono sempre a stigmatizzare e condizionare le questioni interne al paese.

Per esempio sulla questione del porno, i cinesi dicono semplicemente che “esiste solo una fondamentale differenza tra noi e gli USA: in America si vuole difendere i bambini dal contatto con il porno, da noi in Cina intendiamo evitare a tutti l’accesso al porno”.

Un atteggiamento che ovviamente nasce anche da posizioni ben diverse in materia sociale e dalle convinzioni, spesso fortemente radicate, sul piano delle tradizioni.

Sicuramente il villaggio globale che è Internet, preso o tardi nella sua dirompente crescita, doveva inevitabilmente scontrarsi con il fatto che il mondo non è tutto uguale e standardizzato.

Solo che fino a poco tempo fa la “forza” americana era riuscita anche attraverso Internet, a creare una mondo virtuale, che in quanto nuovo, aveva nella propria transnazionalità la propria forza che lo rendeva oltretutto molto uniforme anche per quanto le proprie regole.

Ora, dopo il successo planetario che Internet ha avuto, stanno emergendo le tensioni dei diversi governi locali che ritengono sempre più che Internet non possa essere trattato diversamente da quanto accade nella società civile reale.

E’ oltretutto continua anche da noi in Occidente la polemica del controllo o meno della rete e dei suoi “cittadini”, tanto che questo o quel parlamento stanno deliberando leggi che in linea di massima tendono sempre a voler evitare differenze tra reale e virtuale.

La Cina, con le sue contraddizioni interne e la vorticosa crescita, non sta facendo altro che quello che altre nazioni occidentali hanno fatto già, integrare Internet nella società Civile presente e futura.

In questa integrazione ovviamente l’ideale un po’ anarchico che la rete ha avuto ai suoi inizi, finisce per fare i conti con gli infiniti distinguo presenti sul pianeta.

Per cui è inevitabile che si finisca per discutere dell’ABC dei concetti base della società e comunità umana: socialità, libertà, democrazia.

Internet avrà sicuramente però un ruolo importante nel futuro del mondo se invece di avere un atteggiamento invasivo, un po’ classista che lo ha contraddistinto nei suoi esordi, cominciasse ad avere un approccio persuasivo e rispettoso delle diverse differenze esistenti.

Qualcosa in tal senso sta accadendo dato che il monopolio di fatto di un’idea tutta Americana sta venendo meno, la prova è la recente introduzione dei domini non più solo in caratteri latini e la discussione aperta su una diversa attribuzione della proprietà a livello di ICANN, l’ente di emanazione Americana, che ha in gestione i domini che muovono Internet.

Inevitabilmente, nel cambiamento in atto che sta spostando gli equilibri mondiale, anche la rete ne sta seguendo l’evoluzione come la pressante crescente richiesta di spazio nella sua gestione da parte delle nazioni emergenti, Cina in testa.

Quindi per proseguire e tutelare il “sogno di un mondo interconnesso veramente aperto”, occorre ricordarsi che esiste sempre il rischio che qualcuno possa decidere un giorno di dissociarsi, non volendo più vedersi imposti modelli di società e comunità ritenuti “stranieri” od “alieni”, qualcosa che potrebbe portare alla frammentazione delle rete in tante sotto reti.

Perché il mondo è già connesso con un click ma le cose umane e gli uomini, con un click, ancora oggi non sono in grado di trovare facili accordi tra loro.

La posizione Americana (USA Today) http://ping.fm/SPKph

Very interesting version about (from aljazeera) - US backs Google's China threat ...http://ping.fm/9ZBTp

Google - China: Wargames è iniziata!


Oggi Google ha tolto i "filtri", sfidando apertamente così il Governo Cinese.

Al momento nessuna reazione governativa.

Sembra però proprio che Google stia apertamente facendo di tutto per essere platealmente cassato.

Da queste parti comicia a passare la convinzione che tutta la faccenda possa essere qualcosa di ben diverso e legato più ad una "sconfitta commerciale" in terra cinese da parte di Baidu e la volontà di Google di lasciare il mercato perchè non da i risultati sperati (solo il 36%).

Per il resto non ritengo questo (quello di Google) il modo corretto per risolvere i problemi esistenti, lo scontro tra blocchi non porta da nessuna parte, così come gli attacchi di Hackers non possono essere sufficenti per uno scontro come quello di oggi.

Oltre tutto stanno mischiando diritti sociali a diritti aziendali, cercando supporti allargati attraverso la leva che sappiamo.

Un approccio che sicuramente sembra più quello classico dei Cowboys americani pronti allo scontro pur di far valere le proprie ragioni.

Giusto (dal loro punto di vista) ma IRRISPETTOSO.

I ragazzi di Google dovrebbero leggersi un po’ di storia dei popoli, prima di pensare che la storia sono loro e cominciare a pensare che il mondo NON sia SOLO GOOGLE.

Come detto nel post di ieri: Wargames è iniziata!!

Speriamo ora che qualche "ragazzino" e mente non sedimentatata, faccia capire che è tutta una illusione!!

giovedì 14 gennaio 2010

Google - Cina: e se fosse Cyberterrorismo??


In questi giorni mi sembra si stia facendo un pò di confusione tra quanto accaduto a Google (ed altre aziende americane) ed una favoleggiata presunta Cyberguerra in corso tra Cina ed Usa.

Infatti quanto accaduto in questi giorni sembra non tornare. Fonti autorevoli come Hillary Clinton e la stessa Google, parlano di "massicchi Cyberattacchi alle imprese Americane" da parte di Hackers tracciati in Cina, tanto che Adobe addirittura ha dichiarato che sarebbero stati usati file PDF modificati con i quali poi è stata attaccata Google.

Fin qua un copione già visto dei buoni e dei cattivi, Americani e non, bene e male, democrazia e dittatura, tutte cose già sentite.

Ma prima di arrivare alle conclusioni, invito chi ha voglia di usare ancora il cervello, ad una riflessione ben più profonda.

Siete proprio sicuri che qualcuno, SOLO in Cina, agisca per rubare chissà quali piani per chissà quale tipo di utilizzo?

A parte che bellamente ci stiamo dimenticando di Echelon, ma lasciandolo comunque da parte, appare veramente poco credibile un qualunque tipo di azione cinese di questo tipo e soprattutto violenza.

Tutto prende però una piega ben diversa, se si collega qualcosa passato un pò sotto traccia sui media occidentali: sedicenti Hacker Iraniani hanno attaccato Baidu qualche ora prima delle accuse di Google al governo cinese.

Lo scenario a questo punto potrebbe essere decisamente diverso, anche perchè chi si occupa di queste cose sa come gli Hacker, quelli veri, nella loro azione triangolano a livello planetario, proprio con lo scopo di "dissimulare" la propria origine.

Questi sedicenti Hackers governativi cinesi o sono degli studenti in stage oppure sono degli autentici sprovveduti.

Quanto accaduto e denunciato dalla Clinton, sembra avere  raggiunto al momento solo uno scopo : "fare ricadere tutta la colta sui cinesi".

Qualcosa che potrebbe però fare il gioco di ben altri soggetti che hanno intenzioni ben diverse sia dagli americani che dai cinesi.

Le capacità per attacchi del genere non sono prerogativa di pochi Stati e quindi sicuramente vanno valutate tutte le ipotesi, compresa quella che tutto ciò che sta accadendo siano atti di Cyberterrorismo, in uno scenario simile a quello che si è favoleggiato in un film di culto degli anni '80: Wargames.

L'idea in questo caso potrebbe essere che qualcuno, stia cercando di far "litigare" le due super-potenze, attribuendo ad una gli attacchi continui contro l'altra.

Ovviamente non c'è niente di più difficile che dimostrare il contrario.

Per cui il gioco è presto fatto.

Sapendo poi quali tematiche, tensioni, rivalse covano tra i due "blocchi", scoperchiarle in questo modo, inevitabilmente finisce per provocare una qualche reazione.

E la reazione c'è già stata, quella di Google che ovviamente, quale "madre della rete", inevitabilmente si sta tirando dietro tutto il resto, tanto che subito Yahoo ha dato il suo supporto e vicinanza.

Esattamente come in Wargames, bisogna ora capire dove il gioco sia tale o vogliamo continuare a credere a ciò che qualcuno vuole farci credere?.

La chiave dell'attacco a Baidu da parte di questi sedicenti Iraniani, sembra essere quasi la "firma", una rivendicazione che da qualche parte, nuove centrali del terrorismo avrebbero potuto aver deciso un cambio di strategia rispetto ai kamikaze, che non sembra più essere strategia vincente (basta guardate a quanto successo all'ultimo).

Con molti meno investimenti e rischi, si rischia di creare un disordine ed una pressione quotidiana tale a livello planetrio che poi rimettere a "posto i cocci" può essere molto, molto difficile.

Proprio l'obbiettivo che si prefigge Al-Qaeda e tutta una serie di stati connessi direttamente o meno alle sue idee fondanti.

Fanta politica? Non so, ma conoscendo i Cinesi e "leggendo tra le righe" delle ultime dichiarazione del portavoce del Governo, che oltretutto non fa nessun riferimento agli attacchi subiti da Google, queste sembrano testimoniare un imbarazzo a negare i fatti, fatto inusuale per i cinesi, atteggiamento che sembra evidenziare come sia in corso una fase di analisi per poter dare una versione credibile e certificabile.

Quindi andiamoci cauti con gridare alle guerre, alle diatribe, agli scontri.  

Altrimenti se viene meno la fiducia tra i governi, le conseguenze potrebbero essere ben più pericolose dei pur violenti attacchi Hackers o questa o quella limitazione delle rete.

mercoledì 13 gennaio 2010

ZAIA, STORICA INTESA ITALIA-CINA (Update)


"Quella di oggi e' una giornata straordinaria per i contadini di tutto il mondo. Due grandi potenze agricole quali la Cina e l'Italia hanno stabilito una modalita' di relazione e di intesa su punti che riguardano da un lato la modernita', dall'altro il mantenimento caparbio delle reciproche identita'. Questa e' la strada giusta da seguire".
Cosi' il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia ha commentato l'incontro con l'omologo cinese Han Changfu, al termine del quale i due hanno firmato una nota conclusiva per rafforzare la collaborazione tra Italia e Cina in diversi ambiti dell'agricoltura e dell'agroalimentare. http://ping.fm/cpSCn

martedì 12 gennaio 2010

Scoperte birre di marca "finte" in Chaoyang district

Occhio a quando vi servono le birre.... Controllare sempre cosa vi servono .. http://ping.fm/Sep08

Google chiede scusa agli scrittori cinesi ....

Ne avevamo parlato in ottobre ora la notizia di oggi: "Google said its communication with Chinese authors was "not good enough" after it published sections of their work in its online library Google Books without their permission". http://ping.fm/WpT79

Sta prendendo le "misure" con le nuove norme sui domini Internet Cinesi....

Sito Baidu attaccato da sedicenti Hacker Iraniani..

Alle 9,40 di questa mattina Baidu, il più importante motore di ricerca cinese, è risultato inaccessibile per un'ora per un attacco di sedicenti Hacker Iraliani del Gruppo "Iranian Cyber Army".. http://ping.fm/VGYxJ

Cina ed Italia unite sulla lotta ai falsi alimentari. Ministro Zaia in Cina.

La sicurezza alimentare è il tema centrale della visita in Cina del Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia in Cina, partita oggi da Beijing e che avrà il suo epilogo domani con la firma con l’omologo cinese Han Changfu, di un accordo storico: l’impegno formale di Italia e Cina nel garantire la sicurezza e la lotta alla contraffazione alimentare. http://ping.fm/V2BLh

lunedì 11 gennaio 2010

Cina: quando l’ecommerce diventa ….. reale!!!

 Di seguito un esempio di come in Cina l'Ecommerce da virtuale stia diventando reale (87 milioni di ecommercer!!), tanto da cambiare le abitudini delle persone. Alcune di loro addirittura abbandonano una attività reale per una più remunerativa nel virtuale.. (Leggi)

Cina: Campione d'Esportazione!!!

Più che una lunga marcia, quella che la Cina sta correndo in questi anni sembrano più delle ripetute da centometrista.

In anticipo su qualsiasi previsione e dopo essere diventato l’anno scorso il primo mercato automobilistico mondiale, superando gli USA, ora la Cina ha conquistato il primato del più grande esportatore al mondo superando questa volta la Germania.

Il balzo alla testa della classifica è stato fatto in dicembre, dove le spedizioni all’estero hanno raggiunto i 130,7 Miliardi di dollari, aumentando oltre qualsiasi stima attesa dagli economisti del 17,7% rispetto al già pregevole risultato dell’anno precedente.

Così ora la Cina, con i suoi 1,2 trilioni di dollari realizzati nel 2009, ha superato i 1,18 trilioni di dollari della Germania e sembra anche lanciare un segnale evidente: la crisi sembra essere superata.

Una risposta positiva, dopo che nello scorso anno a causa della crisi economica, il surplus di cassa generato dalle esportazioni era diminuito a 196 Miliardi di Dollari, così come le esportazioni erano diminuite del 16% .

Tra l’altro le due economie, quella cinese e tedesca, sono strettamente collegate, perché se in senso assoluto la Cina ha superato la Germania, la Germania ha ancora il predominio sulle esportazione ad alto valore aggiunto e alto livello tecnologico, mentre i risultati Cinesi sono stati realizzati esportando giocattoli, scarpe, mobili e prodotti a basso contenuto tecnologico.

Ciò dimostra l’ampio margine di crescita e di miglioramento che la Cina potrà avere nel prossimo futuro.

Per contro, i macchinari delle maggiori esportatrici cinesi hanno proprio nei tedeschi i loro maggiori fornitori, per cui la Germania può vedere positivamente il nuovo record cinese.

Infatti anche l’import cinese ha raggiunto un suo nuovo record in dicembre, raggiungendo i 112,3 Miliardi di dollari, con un balzo di ben il 55,9%.

L’impressione che se ne trae è quindi che il risultato cinese sia realmente un segnale complessivo di salute del commercio cinese e che sia strettamente connesso ai recenti piani di incentivi che sembrano abbiano favorito questo recupero.

Non solo, stesso discorso vale anche per i diversi provvedimenti a supporto degli esportatori, così come le riduzioni delle tariffe sulle esportazione che per ben 7 volte dall’agosto del 2008 hanno riguardato prodotti per un valore di 676 Miliardi di dollari e le cui imposte sono state ridotte del 16,4%.

Anche l’apertura di nuove aree di libero scambio, per ridurre le barriere commerciali e le tariffe, sembrano aver dato i loro risultati. Uteriori stimoli quindi potrebbero arrivare all'export cinese dai recenti accordi ASEAN che proprio dal 2010 interesseranno l’area asiatica con oltre 2 miliardi di abitanti e potranno fare da volano per futuri record cinesi.

Tornando ai dati dell'export cinese, si vede come l’area EU rimanga saldamente in testa, con un volume bilaterale di 364 Miliardi di dollari, seguita dagli USA e dal Giappone anche l'occidente ha subito una riduzione a doppia cifra a causa della crisi mondiale.

Ora è da vedere se tale performance cinese possa favorire l’inversione di tendenza anche per le altre economie mondiali, in una graduale e continua uscita dalle “secche” della crisi.

Anche il PIL cinese sembra comunque confermare questo recupero, visto che dopo un iniziale 6,1% su base annua del primo quarto si è avuto una prima crescita al 7,9%, per arrivare al 8,9% del terzo quarto.

Nel 2010 si attende un PIL attorno all’9%, risultato in grado di dare alla Cina nuovo slancio trainante anche alle economie mondiali.

Un risultato, quello cinese, che quindi sembra non essere indice di salute solo cinese ma anche il segno che la ripresa mondiale è qualcosa di tangibile ed è iniziata.

Una cosa l'export cinese però teme: le crescenti azioni protezionistiche di questi tempi che possono in qualche maniera minare i possibile risultati futuri.

Proprio per questo i cinesi invitano i paese sviluppati ad evitarle, per non aggravare la situazione complessiva e ridurre la speranza di ripresa, soprattutto dei paesi in via di sviluppo, Cina compresa.

Adesso la palla passa all'occidente.

domenica 10 gennaio 2010

2015: A passeggio sul ponte sul mare più lungo al mondo!


Segnatevi questa data: 2015

Se verrete ad Hong Kong potrete per allora andare a Macao utilizzando il più lungo ponte sul mare al mondo.

Il progetto in numeri: 50 chilometri, di cui 35 sospesi sull’acqua e 5,5 immersi in un tunnel sottomarino.

A forma a Y, il ponte con piloni alti fino a 170 metri, che collegherà Zhuhai, Hong Kong e Macao avrà sei corsie e promette di resistere a uragani e terremoti di magnitudo 8 sulla scala Richter.

Costo dell'opera? 7,6 miliardi di euro. (Questo è il progetto)

Le motivazioni dietro questa meraviglia sono soprattutto gli indubbi vantaggi economici connessi e favorire anche nelle regioni orientali una sempre più importante crescita economica.

Come prevedibile, negative sono state le associazioni ambientaliste per gli effetti che potrebbe avere sugli ecosistemi della zona.

In particolare si punta il dito su alcune specie marine e vegetali, tra queste il raro delfino bianco cinese presente nel Delta del Fiume delle Perle, come citato sul britannico Guardian dal Wwf.

Ma la Cina non è nuova a queste opere, visto che solo a maggio era stato aperto il ponte di Hangzhou Bay di ben 36 chilometri che collega Shanghai e Ningbo, secondo ponte marittimo al mondo dopo quello di Lake Pontchartrain Causeway (38,4 km) che si trova a New Orleans e costruito ben nel 1969.

Il record del ponte più lungo al mondo è però il Bang Na Expressway di Bangkok in Thailandia, con i suoi 54 chilometri.

Nella storia, i ponti hanno da sempre rappresentato occasioni di crescite economiche e sociali.

Non è quindi casuale che proprio in Asia, il continente in effervescente crescita che si stia assistendo al proliferare di questi Mega ponti che letteralmente collegano tra loro nazioni e stati.

Anch'essi sono il simbolo, il segno del futuro che avanza.

E il nostro povero Ponte di Messina?? Anche questo il segno dei tempi!

Tutto il mondo è Paese- Microsoft (Cina): "Si abbiamo rubato da Plurk!"

Immagini inequivocabili provano l'aspetto identico, le analisi del codice provano che è in buona parte sottratto. Microsoft confessa, ma scarica il barile su un partner. Plurk è adirata: «l'azione legale è una delle possibilità» Link

venerdì 8 gennaio 2010

EXPORT: Crolla .. ma per fortuna c'è la Cina

Analizzando le diverse aree Italiane emerge come la crisi c'è eccome.
In questo caso di parla del Trevigiano ( terra dei Benetton per intenderci) e come si vede il 20% del valore si è .... perso per strada.

Meno male che c'è la Cina ;)

PERSI FINORA 1,6 MILIARDI DI EURO, IL TERZO TRIMESTRE INVECE REGISTRA IL SEGNO POSITIVO

Crolla l'export,
ma per fortuna c'è la Cina

 

Malissimo la maglieria (meno 40%) e la meccanica (meno 26%), ma gli ordini dall'Oriente trainano la ripresa. Nei primi nove mesi dell'anno perso il 20% del valore

L'export trevigiano rialza la testa al termine dell'anno più pesante. Anche se il passivo rimane pesante (persi 1,6 miliardi di euro in esportazioni sull'anno scorso, -20,6%) il trimestre luglio-settembre appena licenziato vede un +2,9% sulle vendite oltre confine.
Continua il crollo di settori come le macchine industriali (-26%) e comparti come la maglieria (-40%). 

D'altro canto c'è il traino positivo dell'alimentare (+4,8%) e i primi segnali da elettrodomestici e carpenteria. La strada da fare rimane comunque lunga e non si esclude un rimbalzo dovuto a fattori stagionali. «In due anni sono cambiati i mercati di destinazione: più Asia ed Africa del nord, meno Europa» spiega il presidente della Camera di commercio Federico Tessari che ha diffuso le rilevazioni Istat dei primi nove mesi dell'anno. A soffrire forte nella bilancia commerciale sono ancora i macchinari industriali con -26%, pari a una contrazione di 360 milioni di euro, dove i principali mercati di destinazione rimangono Francia, Germania, Stati Uniti e eSpagna. «Malgrado questa difficile congiuntura - continua Tessari - sono 163 i paesi toccati dall'export trevigiano del settore, in crescita rispetto ai 158 registrati nello stesso periodo del 2008. La Cina è diventa il terzo acquirente di macchinari made in Treviso con un +23%, oltre 80 milioni di euro. E crescono anche le esportazioni verso Polonia, Arabia Saudita, Egitto, India, Algeria». I mobili contano grosso modo sulle esportazioni per circa 860 milioni di euro, con una flessione del -18,4% ma la Cina ha quadruplicato i volumi. Anche il settore delle calzature conclude i primi nove mesi dell'anno in flessione: -17%. L'abbigliamento perde un quarto del suo valore sull'export. Per filati e tessuti è meno 17%. Scivolone invece della maglieria, dimezzata.
(fonte Espresso)

Dedicare a Craxi una via di Milano??


In questi giorni dall'Italia arrivano le violente polemiche a seguito della proposta del Sindaco di Milano Moratti, che intende intitolare una via di Milano a Bettino Craxi.

In concomitanza con il decennale della morte avvenuta nel 2000 ad Hammamet si è riscatenata la rissa tra favorevoli e contrari non solo a questa proposta, ma nel suo assieme, di rilegittimare la figura di Craxi, riconoscendogli il ruolo e la posizione che indubbiamente ebbe nella storia Repubblicana Italiana.

A questo punto sorge spontanea una domanda: ma perchè è ora così importante tutto ciò? Con tutti i problemi che abbiamo,è proprio necessario ancora una volta sfidarsi "orazi e curiazi" sulla proposta della Moratti?

Tra parentesi in Italia sono già state dedicate a Craxi due Piazze a Sant'Angelo Romano e Grosseto e alcune vie a Valmontone, Foggia, Lecce, Botrugno, Marano Marchesato e Scalea e non ci sono state "alzate degli scudi" da parte di nessuno.

Quindi dove sta il problema?? 

Personalmente ed umanamente non ho nulla in contrario, ma quale cittadino mi fa una certa specie vedere che ora ciò sia promosso da chi oggi è al governo della più importante città del paese ( ed appoggiato sostanzialmente da chi è al Governo del paese).

Perchè questa richiesta della Moratti inevitabilmente finisce per assumere un tono politico, una pericolasa attualizzazione dei conflitti di allora, che travalica il senso stesso della dedica, assurgendo a simbolo un personaggio che per sua stessa ammissione, si dichiarò coraggiosamente colpevole di fronte a tutto il Parlamento e al paese.

Il 3 luglio 1992 Craxi mise a nudo l'Italia, chiamando in correo tutta la classe politica del tempo, in un discorso storico nel quale spiega anche le ragioni del perchè chiese una soluzione politica al possibile dramma che prima o poi avrebbe colpito tutti i partiti.

Lo chiamò "vuoto di potere" che ne sarebbe scaturito e che avrebbe rischiato di portare il paese chissà dove e verso quali scenari.

Di seguito il passaggio relativo a questo punto:

"Nella vita democratica di una Nazione non c’è nulla di peggio del vuoto politico. Da un mio vecchio compagno ed amico che aveva visto nella sua vita i drammi delle democrazie, io ho imparato ad avere orrore del vuoto politico.
 

Nel vuoto tutto si logora, si disgrega e si decompone.
 

In questo senso ho sempre pensato e penso che un minuto prima che una situazione degeneri, bisogna saper prendere una decisione, assumere una responsabilità, correre un rischio. Non credo, Onorevole Amato, d'essere stato il solo ad aver tirato un sospiro di sollievo il giorno in cui Lei ed i suoi ministri avete giurato nelle mani del Capo dello Stato. 

Sono proprio convinto che il medesimo sentimento ha provato la grande maggioranza del Paese. Lo hanno di certo provato tutti coloro che avvertivano il rischio di una crisi troppo aspra e confusa, troppo prolungata, e valutavano il peso delle conseguenze ch’essa aveva già provocato e le più gravi che ancora avrebbe finito con il determinare."

Ma ecco il punto fondamentale che "svela la maschera" al paese:

".. E così, all’ombra di un finanziamento irregolare ai partiti, e ripeto, al sistema politico, fioriscono e si intrecciano casi di corruzione e di concussione, che come tali vanno definiti, trattati, provati e giudicati. E tuttavia, d’altra parte, ciò che bisogna dire, e che tutti sanno del resto, è che buona parte del finanziamento politico è irregolare o illegale.

I partiti, specie quelli che contano su appartati grandi, medi o piccoli, giornali, attività propagandistiche, promozionali e associative, e con essi molte e varie strutture politiche operative, hanno ricorso e ricorrono all’uso di risorse aggiuntive in forma irregolare od illegale.

Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale, allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale.

Non credo che ci sia nessuno in quest’Aula, responsabile politico di organizzazioni importanti, che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro.

E del resto, andando alla ricerca dei fatti, si è dimostrato e si dimostrerà che tante sorprese non sono in realtà mai state tali. Per esempio, nella materia tanto scottante dei finanziamenti dall’estero, sarebbe solo il caso di ripetere l’arcinoto “tutti sapevano e nessuno parlava”.

Un finanziamento irregolare ed illegale al sistema politico, per quanto reazioni e giudizi negativi possa comportare e per quante degenerazioni possa aver generato, non è e non può essere considerato ed utilizzato da nessuno come un esplosivo per far saltare un sistema, per delegittimare una classe politica, per creare un clima nel quale di certo non possono nascere né le correzioni che si impongono né un’opera di risanamento efficace, ma solo la disgregazione e l’avventura.

Del resto, nel campo delle illegalità, non ci sono solo quelle che possono riguardare i finanziamenti politici. Il campo è vasto, e vi si sono avventurati in molti, come i fatti spero si incaricheranno di dimostrare aiutando tanto la verità che la giustizia.

A questa situazione va ora posto un rimedio, anzi più di un rimedio.

E’ innanzitutto necessaria una nuova legge che regoli il finanziamento dei partiti e che faccia tesoro dell’esperienza estremamente negativa di quella che l’ha preceduta..."

Ecco, è dopo aver riletto queste parole che una completa riabilitazione della figura di Craxi, comunque la si pensi, appare oggettivamente impossibile, perchè se è vero che pagò per tutti coloro che non ebbero lo stesso coraggio di dichiararsi, questo non vuole dire che la figura di Craxi possa ora diventare simbolo, il martire di qualcosa, altrimenti si rischiano pericolosi parallelismi.
 
Come mai se un politico "estorce" per finanziare la propria organizzazione politica, (anche se nel caso di Craxi ci sono le prove dell'uso privato di alcuni di questi fondi) meriti una nuova legge che la regoli, mentre nel caso di altri soggetti che finanziano altri tipi di organizzazioni, si parla apertamente di atteggiamento "mafioso?".

E' la stessa cultura da cui attinge le proprie energie la Mafia che quale "antigoverno" si finanzia illegalmente per consentirle di finanziare le proprie attività e la propria struttura di potere.

Craxi non era un mafioso, forse aveva solo perso il senso del giusto e dello sbagliato, tutto preso come era nel voler vincere a tutti i costi la guerra di potere e tra i blocchi contrapposti(PCI, DC, PSI, USA, RUSSIA...) che imperversava in quegli anni nel paese e che necessitava di capitali, tanti capitali.

Se però la politica di un paese moderno e democratico finisce per trasformarsi in quello che ha riassunto lo stesso Craxi, in un Cancro per il paese, forse il sistema non merita una nuova legge che alla fine alza solo l'asticella della morale comune, ma forse merita proprio di essere azzerato perchè parafrasando Craxi "tutto si logora, si disgrega e si decompone."

Una discussione attuale ancora oggi, visto che tangentopoli, come fecero le armate Americane nella prima guerra del Golfo, "si è fermata prima di arrivare a Bagdad", proprio per evitare che si arrivasse al Vuoto di Potere citato da Craxi.

Fu un grave errore di qui stiamo pagando ancora oggi le conseguenze, visto che difronte alla corruzione nella cosa pubblica non ci possono essere ne se ne ma

Ciò finisce poi per avvalorare l'ipotesi di chi crede che la giustizia sia stata (e lo sia ancora oggi) sola un arma politica e non un "panno che pulisce dallo sporco e dal marcio il paese".

Craxi, per quanto importante nella storia italiana, per sua stessa ammissione, ha contribuito affinche venisse fatto qualcosa che non violava solo la legge italiana, ma le basi stesse di qualsiasi paese civile.

Per cui provate a leggere ancora una volta su Wikipedia la scheda che riguarda Craxi e leggetevi anche la traduzione in altre lingue: è questo l'esempio che vogliamo trasmettere al mondo sul "modo di fare politica" in Italia, il nostro futuro?

Per cui si dedichi pure la via all'uomo Craxi, ma per favore non diamo a "Cesare ciò che è di Cesare", rappresenterebbe solo una eterna caduta agli inferi.

martedì 15 dicembre 2009

E ora torni la “politica delle idee”

L’attentato a Berlusconi è il punto più basso di una degenerazione che, giorno dopo giorno, sembra essere diventata la vera Pandemia nazionale.

Non credo che il gesto possa essere considerato “isolato” in senso letterale, visto che la storia insegna come gli esecutori materiali di atti anche peggiori, spesso agiscono sospinti dal convincimento di essere il braccio di una giusta causa, spesso delineata, suggerita da altri dietro le quinte.

Speriamo almeno che il gesto di questo “presunto” psicolabile, sia servito a tutti, politici e semplici cittadini, per riprendere il “senno perduto” e smetterla una volta per tutte, con i “giochi e i giochini”, così come voler inseguire presunte “trame occulte” che nei decenni hanno portato solo tante disgrazie per il paese.

Speriamo quindi che da una ritrovata ragionevolezza di tutti, sia anche la rinascita della “politica delle idee”, un agire “alto” e non becero come quello di questi mesi, fatto nel pieno e solo interesse del paese e dei suoi valori fondanti, che in una competizione e società democratica, vinti e vincitori sono tenuti a rispettare senza “se e senza ma”.

L’alternativa a tutto ciò non esiste, o meglio è un “terno all’otto” che può solo farci tornare indietro nei decenni, in una contrapposizione che vedrebbe solo nella eliminazione fisica del proprio avversario il proprio obbiettivo.

Una guerra, che trasformerebbe i pensieri, le parole, i pregiudizi in atti e fatti, che privati di alcuna riflessione, finirebbero solo per essere simili alle “clave” usate dai nostri antenati, ben lungi dallo “spessore” di un popolo come il nostro che ha insegnato a tutto il mondo le regole base per costruire una società civile.

I problemi del paese sono tanti, così come le incomprensioni, i dubbi, le incertezze e le contrapposizioni democratiche, in termini di obbiettivi sul come gestire il bene comune del paese.

Non vanno però ascoltate le “sirene” e nemmeno le cassandre, che suggeriscono possibili “scorciatoie”, così che nel pieno rispetto delle leggi e del vivere civile, si possa proseguire a navigare nella modernità che avanza, senza fare affondare la barca, perché i marinai e i passeggeri se le stanno dando di “santa ragione”.

Bisogna sempre ricordarsi come, una volta fatto il “buco nello scafo”, esiste solo il “si salvi chi può”, che stile Titanic finirebbe per essere uno scenario “senza ritorno” che va assolutamente evitato.

Bisogna anche cercare di vincere la storica indole italiana, quella che nel passato ci ha contraddistinto per i famosi “gesti isolati” ed anarchici, del tutto insufficienti di fronte alla necessità di dover essere una squadra, l’unico modo affinché il paese possa navigare sicuro nei marosi della storia.

Per cui i distinguo di qualcuno di queste ore, oltre ad esser alquanto pericolosi per i futuri “emuli”, appaiono anche del tutto inutili quali contributi per rimettere in moto la macchina della “contrapposizione sulle idee”, non più basata sui “pregiudizi”, un approccio che invece sembra di questi tempi, animare le discussioni sia tra i politici, ma ormai anche tra i semplici cittadini.

Replicare nelle questioni di Governo, il modello degli Ultras e del continuo confronto tra “tifosi”, caro al calcio quale guerra ritualizzata, non può essere il metodo con il quale sperare di trovare soluzioni valide alle problematiche che il paese necessita di risolvere.

Altrimenti, meglio sarebbe tornare al vecchio metodo degli “Orazi e Curiazi” usato dai nostri progenitori, qualcosa che però sarebbe la sconfitta dei quasi 2.000 anni di quella che ancora noi vorremmo chiamare “Società Civile”.

Detto questo, Auguri Presidente Berlusconi, spero di vederla presto di nuovo in perfetta forma con la tempra di sempre, sperando che questo “increscioso incidente”, possa presto essere solo un brutto ricordo, condiviso da tutto il paese, l’inizio del rifiorire di un nuovo contagioso “metodo italiano”, esportabile in tutto il pianeta.

domenica 6 dicembre 2009

Lotta alla Mafia (Italiana) e Berlusconi... sui canali cinesi (Come ci vedono all'estero)

Sui media cinesi la notizia dei blitz che hanno portato all'arresto di Nicchi e Fidanzati viene data anche nei titoli di testa.

Curiosamente, sempre negli stessi titoli di testa e poi in maniera estesa nel pezzo, si citano lungamente le rivelazioni sulle presunte connessioni con la Mafia di Berlusconi.

Curioso quanto successo al titolo dato al video

6 Dicembre 2009
Premier Berlusconi accusato di presunte connessioni con la Mafia, successivamente modificato nel più corretto "...arrestati 2 latitanti del secondo livello"

Il servizio parte parlando dei blitz, ma il seguito è tutto centrato sulle rivelazioni durante il processo Dell'Utri e la manifestazione No-Berlusconi di ieri.


Per un italiano fa molto "piacere" vedere tutto ciò, all'ora di cena e soprattutto quale "unica" notizia da un pò di tempo dal Belpaese!

ps. Per i cinesi o meglio sulle fonti in cinese l'origine della parola MAFIA sarebbe l'acronimo di "Morto Alla Francia, Italia Anela”

Ps.(2) per i curiosi di Mafia (anche internazionale)esiste il mitico: MAFIA NEWS