domenica 29 luglio 2012

Olimpiadi: Ye Ye Ye .. 16 anni d'oro con record del mondo nei 400 misti


Nel vederla entrare durante la presentazione delle finaliste della finale dei 400 misti appariva la più impacciata, timida, piccola se comparata alle statuarie avversarie presenti che infatti al pronti e via, l'hanno subito distanziata nella faticosa frazione a farfalla.

Ma Ye Shiwen non si è persa d'animo e di stile in stile ha continuato a non mollare il gruppo, anche quando tutto sembrava andare per il verso giusto per l'americana Elizabeth Beisel che dall'inizio stava davanti a tutte. 

Poi ecco arrivare la frazione a stile libero, quella che i commentatori cinesi hanno sottolineato essere il suo stile migliore.

Alla faccia dello stile migliore: Ye ha come messo il turbo, facendo apparire impacciate e piccole le sue avversarie. 

Prima ha raggiunto la Beisel, poi con incredibile scioltezza l'ha superata come se niente fosse, finendo per annichilire il cronometro, visto che alla fine non solo ha vinto la medaglia d'oro ma anche stracciato il precedente record mondiale. Tutto questo a soli 16 anni!

Successo incredibile a cui fa seguito la medaglia di bronzo della Li Xuanxu, che ora potrà raccontare con orgoglio di esserci stata, il giorno che la piccola e timida Ye si trasformò in un vittorioso e bellissimo cigno.

Olimpiadi: Sun Yang primo "nuotatore d'oro" nella storia cinese


Alla fine i record, anche quelli negativi, sono fatti per essere battuti e chi riesce a farlo diventa un eroe: Sun Yang è l'eroe, la piscina di Londra 2012 il luogo dove ciò è accaduto.

Per la prima volta nella storia delle Olimpiadi, un cinese ha infatti vinto una medaglia d'oro nel nuoto.

Vincendo i 400 metri stile libero, Sun Yan è già entrato nella leggenda, quella fatta dai primi di sempre e di chi ha aperto la strada a chi poi è seguito.

Per quanto non sia uno sconosciuto, essendo il recordmen dei 1500 metri stile libero, Sun è riuscito in quello che a Beijing 2008 tutti speravano ma nessuno è stato capace di realizzare: vincere una medaglia d'oro nuotando.

Vittoria ancora più pesante, vicinissma al record mondiale ma soprattutto davanti al favorito avversario, il Sud Coreano Park, in una avvincente sfida all'ultima bracciata tutta Asiatica.

Una impresa che sicuramente contribuirà non poco ad un prevedibile incremento dei nuotatori cinesi che cercheranno di emulare Sun e contribuire così nella scalata alla vetta olimpica da parte della Cina anche nella vasca lunga, dopo il dominio oramai consolidato ed incontrastato in quello dei tuffi.

domenica 8 luglio 2012

Quanto quadagnano i cinesi? Tabella anno 2011

Volete sapere quali sono i salari medi cinesi (pre-tax) suddivisi per aree geografiche?

Bene di seguito la tabella ufficiale per l'anno 2011.


Le relazioni pericolose tra Cina - Giappone...Oggi


Nulla è causale da queste parti, nemmeno che all'ordine del giorno di questi tempi, ci siano questioni territoriali relative ad isole sperdute nell'oceano, come accaduto in questi giorni tra Cina e Giappone.

Non è casuale che accada tutto ciò proprio in queste ore, ore che in Cina rappresentano molto.

Il 7 luglio 1937 in Cina è infatti un giorno di quelli che non si scordano. E' il giorno del famoso "incidente" sul Lugouqiao Bridge a Beijing (chiamato Matteo Polo Bridge), la scusa che diede inizio all'occupazione giapponese della Cina.

Per i cinesi, l'inizio della resistenza contro l'occupazione giapponese della Cina


Le celebrazioni che ci sono state oggi, hanno contribuito ancora una volta a ricordare anche alle nuove generazioni un passato che nelle menti cinesi è comunque ben lontano dall'essere sopito o dimenticato.

Alla luce di questo, appare quindi del tutto inverosimile che proprio in queste ore, due semplici cittadini giapponesi siano ammarati (casualmente) a Diaoyu, un'isola sperduta nell'oceano rivendicata dalla Cina, non pensando come tale gesto potesse essere interpretato come una provocazione.

Un botta e risposta tra due popoli che per quanto in un periodo di convinta pace reciproca, continuano a perseverare in un rapporto fondamentalmente conflittuale, il retaggio dei secoli passati, dove le loro relazioni hanno vissuto sempre sul filo del rasoio di un possibile confronto armato.

Ai giapponesi ancora oggi non sono stati comunque perdonati dai cinesi i modi brutali con cui hanno prima conquistato e poi cercato di annientare il popolo cinese durante la seconda guerra mondiale, in una occupazione poco conosciuta ad occidente, ma che portò ad una carneficina a livelli incredibili. 

Per comprendere la profondità del dramma di qui giorni, i cinesi ci hanno messo ben 70 anni ad elaborare e poter rivivere per esempio quanto accaduto a Nanjing, dove i giapponesi sterminarono la popolazione, in una sorta di fucilazione di massa che non ha uguali.
 
Per cui quanto accaduto in queste ore non deve ingannare, non siamo di fronte a questioni lontane, frutto di nostalgie di una generazione passata che non scorda o di nazionalismo retrogrado.

Quanto sta accadendo è qualcosa di attuale, dove però la situazione appare profondamente mutata e dove la Cina non è più disposta ad accettare le provocazioni senza mettere sul piatto "il conto" di una storia che ancora fa male.

Non è casuale che tutto ciò stia accadendo nei mesi dove il governo giapponese vorrebbe rivedere la propria costituzione sul punto che gli consente di avere un esercito SOLO per motivi difensivi, questione che viene seguita in Cina con grande apprensione.

Non è casuale che anche la Sud Corea abbia manifestato formalmente in queste ore le sue perplessità alle ambizioni giapponesi, giustificandole con le seguenti testuali parole: "per ragioni storiche".

E' tutto tranne che privo di senso, il fatto che il primo ministro russo Dmitri Medvedev sia andato per la seconda volta su delle sperdute isole che il Giappone rivendica come proprie.

La storia passata in quest'area del mondo sembra essere ancora carbone ardente mai spento dal tempo, dove ancora viva è la sostanziale sfiducia nel vicino, ancora oggi sopportato, mai amato se non addirittura ancora una questione rimandata e da chiarire, come nel caso proprio di Nanjing, dove ancora oggi i Cinesi stanno aspettando le scuse formali da parte del governo Giapponese.

Che poi le nuove tensioni, nascondano ambizioni territoriali questa volta legate a sperdute isole nell'oceano che sembrano essere ricche di petrolio, queste non devono ingannare: potrebbero rivelarsi il nuovo pretesto per così poter regolare i conti lasciati aperti dalla storia.

Updates 8 luglio: Il Giappone, tanto per "girare il coltello nella piaga", ha appena annunciato che intende acquistare da un privato l'isola di Diaoyu. La Cina ovviamente, replica che non si può acquistare territorio cinese!! La telenovela continua ...

lunedì 18 giugno 2012

Baidu condivide i ricavi mobile con Apple


Baidu ha dichiarato oggi che condividerà i ricavi delle vendite pubblicitarie con Apple dopo l'accordo tra le due aziende che prevede di precaricare il motore di ricerca cinese sugli iPhone in vendita in Cina.

Per Baidu questo non è il primo accordo di revenue-sharing con i produttori di cellulari, come quello esistente con Google e i telefonini con il sistema operativo Android ma la conferma del crescente interesse del motore di ricerca cinese per il mercato mobile.

Per contribuire ad incrementare il traffico di utenti sugli smartphone è stato anche annunciato da Baidu che offrirà un servizio di musica in streaming gratuito.

Uno sforzo importante da parte della società cinese per cercare di cambiare il trend attuale, visto che per quanto Baidu detenga al momento una quota di circa l'80% del mercato cinese del search-engine, sugli smartphone i ricavi generati da Baidu rappresentino poco meno del 10% del totale.

Per quanto riguarda invece Apple, nella sua continua politica di consolidamento sul mercato cinese, è stato annunciato che prevede di aggiungere il supporto in lingua cinese per la sua tecnologia vocale Siri.

giovedì 14 giugno 2012

Micropost alla politica Italiana (e poteri forti)

Ma spostare al 2018 qualcosa che si può fare subito è senso di responsabilà o di .... vigliaccheria? (legge anticorruzione)

Accordo fatto tra Zynga - Sina in Cina per Draw Somethings in Cinese


Accordo fatto tra Zynga e Sina per la versione cinese del gioco Draw Somethings, in sinergia con Sina Weibo e i suoi 300 milioni di utenti.

Il Social Mobile game acquistato da Zynga per 180 Mln di Dollari e che a livello mondiale ha avuto oltre 50 milioni di download nei primi 50 giorni, è così riuscito ad entrare sul mercato cinese, nonostante un grosso svantaggio iniziale: la partnership con Facebook che non permetteva l'accesso degli utenti cinesi che infatti si stavano assottigliando giorno dopo giorno.

Ed è così che con una nuova interfaccia in Cinese e una localizzazione per così dire "furba", utilizzando parole inglesi di rilevanza per la cultura cinese (come Zhang Fei, il famoso generale della antica cina), ora Draw Somethings è pronto per essere utilizzato anche dagli utenti con account su Weibo, che così potranno provare a disegnare quello che vorranno con un click sul proprio mobile.

E Zynga ringrazia.

lunedì 11 giugno 2012

I tempi cambiano: Samsung (e i brand internazionali) si ritirano dal mercato cinese dei condizionatori d'aria.


Una notizia di quelle che rendono l'idea del cambiamento in atto: Samsung chiude la fabbrica cinese di condizionatori d'aria ed esce dal mercato cinese.

Secondo alcune voci interne all'azienda, i tagli di inizio anno del personale alla fabbrica di Suzhou sono stati l'antipasto al definitivo stop di tutta la linea di produzione.

Una vera sorpresa, visto che Samsung, arrivata in Cina nel 2000, aveva goduto di un grande successo, tanto da essere stata elogiata dai consumatori cinesi sia per l'affidabilità che per il design. Perchè allora Samsung ha preso questa dolorosa decisione? Una risposta secca: troppo piccola la quota di mercato attuale per garantire qualunque tipo di redditività futura.

 Infatti, al successo che fino al 2005 sembrava inarrestabile, è seguita una costante perdita della quota di mercato che ora veleggia sotto il 2%. Questo a causa della crescente pressione esercitata dai produttori cinesi, che da un lato hanno imparato a fare prodotti ad un livello tecnologico simile a quello di Samsung e dall'altro hanno sfornato una quantità impressionante di prodotti, con capacità produttive per Samsung inarrivabili.

 Un colpo mortale per l'azienda sud coreana e le sue ambizioni in Cina che invece di rilanciare ha così preferito ritirarsi, forse anche dopo aver analizzato la precedente decisione della LG nei mesi precedenti di ritirarsi dal mercato dei condizionatori d'aria in Cina.

Una situazione di mercato che sembra però accomunare tra loro Sud Coreani e Giapponesi, visto che marchi come Daikin, Toshiba ed Hitachi possono disporre di una quota di mercato sotto il punto percentuale, in una incredibile "caporetto" dei top brand asiatici in Cina.

Segno dei tempi e di quando per i cinesi l'acquisto del prodotto straniero era un atto di selezione qualitativa. Una situazione cambiata radicalmente negli ultimi anni, tanto che ora i cinesi sono in grado di produrre prodotti in grado di competere a livello internazionale, situazione che dal 2010 ha portato al ritiro di molti marchi internazionali, ora oltretutto molto preoccupati per le dinamiche future sui propri mercati nazionali.

venerdì 8 giugno 2012

L'E-commerce vola in Cina e trascina la crescita del paese

Segnatevi queste cifre:
- 933 Miliardi di dollari.
- 2,9 Milioni di nuovi posti di lavoro creati nel 2011.

Sono i numeri complessivi dell'e-Commerce Cinese attuale!.

Con un incremento del 29,2% nell'ultimo anno, rappresenta l'arma segreta (nemmeno tanto) per incrementare lo sviluppo del commercio interno, la sfida con la quale il paese intende uscire dal modello di paese terzista del mondo ed export oriented.

A colpire sono però anche gli spazi di crescita disponibili, visto che "solo" 100 miliardi di dollari sono rappresentati dalla quota del retail online, il 4,2% delle vendite complessive al dettaglio in Cina, una quota che si stima possa diventare il 7% entro il 2015.

I segreti di questo successo sono molti, ma ci sentiamo di segnalarne un paio: formazione e vigilanza. Formazione, per dare supporto a quello che è di fatto una lotta al Digital Divide nel paese.

Non è un caso che l'e-Commerce sia diventato l'unica fonte di sostentamento per intere comunità in molte aree sperdute del paese, passate al verbo dell'e-Commerce digitale direttamente dall'agricoltura in pochi mesi.

Vigilanza, quale strumento per dare serenità agli utenti sulla validità e sicurezza del sistema nel suo complesso, fatto che sprona il consumatore ad usare i pagamenti digitali senza troppe remore.

Il tutto sotto la supervisione del governo che come detto da Qiu Hong del ministero del commercio cinese, "intende favorirne una crescita sana" Ma è analizzando a fondo i dati che emergono altre interessanti tendenze: per esempio in Shanghai, le vendite online cresciute del 69% e arrivate a quasi 9 miliardi di dollari, hanno finito per superare del 20% le vendite dei negozi tradizionali della città.

Un dato che segnala come in Cina la svolta digitale sia da tempo avvenuta, ma rappresenta anche il livello raggiunto nella "guerra" in corso tra negozi on - line e off line. Una situazione che sta generando alleanze trasversali tra gli operatori per creare concrete sinergie e nuovi servizi.

Emblematico è il caso di Wal-Mart che ha acquistato di recente la quota di controllo del sito di e-commerce cinese Yihaodian, un'azione che la dice lunga su quali potrebbero essere gli sviluppi futuri e le dinamiche del settore. Ora non resta che vedere come l'e-Commerce cinese riesca a vincere la prossima sfida: la internazionalizzazione digitale.
Ma questo è tutta un'altra storia!

giovedì 7 giugno 2012

Mentre l'Italia aumenta l'Iva, la Cina ha deciso di tagliarla per continuare a crescere!


Alla luce degli interventi in materia fiscale previsti in Italia e il prossimo aumento dell'Iva, prima che sia troppo tardi, forse sarebbe opportuno per i nostri governanti considerare con maggiore attenzione il messaggio in controtendenza che arriva in questi giorni dalla Cina.

Infatti, mentre l'Italia era concentrata su come fare cassa attraverso una sempre maggiore pressione fiscale, i cinesi erano impegnati a testare esattamente il contrario, attraverso un esperimento partito da Shanghai basato sulla riduzione dell'Iva ad un gruppo di imprese pilota. I risultati sembrano essere stati più che lusinghieri, tanto che ora si pensa ad una estensione dell'approccio a livello nazionale.

L'esperienza di Shanghai, che ha visto coinvolte da marzo oltre 129.000 aziende dei trasporti, costruzioni, ricerca e sviluppo, ICT, prodotti culturali, servizi finanziari e consulenza, si basava su un principio di "tassazione differenziata". Si passava così dal 17% per l'affitto di immobilizzazioni materiali, all'11% per i trasporti e le costruzioni, per finire al 6% per quelli che erano stati definiti "servizi moderni".

"Il progetto pilota ha funzionato senza problemi ed evidenti sono i primi effetti connessi alla sua applicazione," hanno dichiarato le autorità cinesi dopo l'ultima sessione di verifica di questi giorni a Shanghai. "In media, il programma ha ridotto il carico fiscale per le industrie che vi hanno partecipato e contribuito a stimolare uno dei nostri settori più critici: quello dei servizi."

La nuova Iva sperimentata a Shanghai, a differenza della tassazione tradizionale, presenta il grande vantaggio che tiene conto del fatturato delle aziende a prescindere dai costi operativi sostenuti per le loro attività. Questo nuovo metodo consente quindi alle aziende di rivendicare il "credito d'imposta a monte", come ad esempio le spese per macchinari, carburante ed altri beni e servizi soggetti ad IVA.

Dalle analisi fatte in questi giorni, il progetto pilota ha contribuito a rafforzare la competitività delle aziende coinvolte e al rafforzamento del terziario avanzato, per anni schiacciato dalle basi stesse dell'economia cinese, dedicata all'industria ed all'esportazione.

Va sottolineato come questa di Shanghai rappresenti solo una delle azioni in cantiere di un più esteso piano di riduzione del carico fiscale sui cittadini e le imprese che verrà introdotto nei prossimi mesi.

L'obiettivo è quello di aiutare la crescita del mercato interno, favorire i consumi e contribuire al volano economico che possa portare la Cina ad una sempre maggiore indipendenza dall'export.

Un messaggio chiaro, corredato da risultati sul campo che forse potrebbe indicare una rotta ben diversa da quella che invece sembra essere stata scelta dal Governo italiano, un approccio che rischia solo di "strozzare" il sistema imprenditoriale italiano, contribuendo non poco ad una complessiva perdita di competitività del sistema Paese nel suo assieme.

Il dubbio a questo punto appare legittimo: non è che l'Italia stia imboccando la strada sbagliata?

mercoledì 6 giugno 2012

CINA MOBILE: i cinesi preferiscono lo smartphone alla propria tv.


Da un recente sondaggio realizzato da Google, emerge come di fronte ad una scelta "secca" smartphone - tv, più della metà degli intervistati cinesi preferisce rinunciare alla TV che al proprio dispositivo mobile.

Infatti il 54 per cento dei consumatori intervistati, preferisce l'utilizzo dei dispositivi mobili rispetto a guardare la TV, un dato interessante per quanto riguarda il potenzialie di sviluppo del mercato.

"Certamente la rivoluzione mobile della Cina non sta arrivando - è già qui," Così si è espresso dopo aver letto i dati Jason Spero, responsabile mondiale Mobile Solutions di Google.

E i numeri sembrano confermare questa impressione: un terzo dei consumatori cinesi nelle aree urbane sono infatti già possessori di smartphone utilizzati normalmente per fare ricerche, navigare in Internet, fare social networking, inviare e-mail e guardare video online.

 Un dato impressionante che con il suo 33% di penetrazione di mercato pone la Cina davanti alla Germania (29%), ma ancora dietro agli Stati Uniti (44%).

Comunque il mercato cinese, secondo le analisi, deve ancora esprimere il suo meglio, considerando il crescente utilizzo degli smartphone sia nell'area e-Commerce che e-Wallet, dove i numeri già in gioco sono da capogiro (oltre 23 miliardi di dollari di transazioni).

venerdì 1 giugno 2012

Pechino ringrazia Marco, l'eroe italiano. Ha salvato decine di cinesi dalle fiamme

(Pubblicato su Affari Italiani - 1 giugno 2012)  

Marco Scaioni, professore Italiano di Geo-Informatica alla Tongji University, sicuramente non si aspettava di diventare a suo modo un eroe e l'oggetto delle discussioni sui media cinesi a causa di un gesto da lui stesso definito: "naturale". Tutto ha inizio da un evento che avrebbe potuto diventare tragico: l'esplosione di un autobus di linea all'ingresso della Tongji University. Marco Scaioni di 43 anni che sulla sua bicicletta stava entrando nel campus universitario, sentito il botto non ci ha pensato un istante e si è precipitato sul luogo. Fortunatamente i passeggeri erano già riusciti a saltare fuori dall'autobus in fiamme. Marco ha però fatto qualcosa che ha colpito i cinesi presenti: non sapendo parlare in cinese, ha cercato con il proprio "body language" di spiegare il rischio potenziale alle persone che cercavano di avvicinarsi pericolosamente al mezzo in fiamme. Marco Scaioni, fino all'arrivo della polizia, è stato l'unico volontario presente sul luogo.  

Un gesto che gli è valso la gratitudine e gli applausi dei presenti ma che ha anche alimentato le discussioni sui media cinesi che oltre a definire Marco il "buon samaritano italiano" hanno finito per porre anche una inaspettata domanda: perché di recente i protagonisti di gesti simili sono sempre expat stranieri e non cinesi? Un vibrante confronto on-line e sui media cinesi che ha finito, forse esagerando, nel compare tra loro le filosofie e culture occidentali e cinesi, da cui è comunque emersa la diffusa preoccupazione che quanto accauduto alla Tongji University sia il segno dei tempi che cambiano, sempre più caratterizzati da una crescente diffusa filosofia della "self-protection". Un crescente egoismo personale connesso a quello che viene definita "cultura dello spettatore", un modo passivo di reagire agli eventi senza volerne essere in qualche modo coinvolti o cercare di intervenire, un approccio che il gesto di Marco ha il merito di aver portato alla riflessione nazionale.  

Sicuramente Marco continuerà la sua vita di sempre e continuerà ad arrivare come se nulla fosse con la sua bicicletta alla Tongji University . Ma dall'altro giorno c'è da star certi che sarà seguito dagli occhi carichi di ammirazione dei propri studenti e di quel tipico passaparola cinese di chi lo ha visto quale esempio da imitare per avere una società civile migliore e che finirà per raccontare, magari ingigantendole, le gesta del buon samaritano italiano!

E' marcio il mercato delle APPs Cinese?


Cosa sta succedendo ad oriente nel "fiorente" mercato delle APPs? 

Apparentemente le cose non stanno andando come gli stessi operatori cinesi si auspicavano ai suoi inizi. 
Il mercato cinese delle APPs appare infatti pesantemente condizionato da un approccio orientato alla copia, che non gli consente di crescere sul modello occidentale e di favorire la crescita di "campioni nazionali" in grado di attrarre investitori locali o internazionali. "Ci scapperà il morto", così si è espresso Haopei Jiang fondatore di iApp4Me. 

Il problema principale sembra essere la vocazione al plagio e alla violazione dei diritti a partire dalle interfacce. "Ogni minuto" un plagio!. Crittografare è inutile!".

Un grido di impotenza di fronte alla spietatezza dei copiatori che finiscono per procurare al mercato un doppio danno: l'appropriazione dello stile insito nelle applicazioni ma anche degli studi (costosi) relativi alle interfacce che ogni applicazione contiene. 

Un approccio che sembra però ritorcersi contro, visto che se da un lato nel breve da l'impressione alle aziende di aver ottenuto risultati concreti in grado di aiutarle a crescere, dall'altro sembra essere proprio la motivazione per cui non riescono a perseguire alcun serio consolidamento nel medio periodo. Al plagio si aggiunge poi un secondo problema: "mi copia, l'ho copiato". 

In questo autentico marasma che sembra caratterizzare il mercato delle APPs, alla fine le aziende cinesi stanno iniziando a fare i conti con una ciclicità che le sta avviluppando attorno a cause legali spesso prive di senso, tanto è difficile verificare chi ha copiato prima o chi è stato copiato. 

Il caso emblematico è la causa tra i due colossi cinesi Netease e Tecent, che da tempo se le stanno dando di santa ragione nelle aule dei tribunali dopo essere state a lungo stretti partner, tanto che l'uno utilizzava la tecnologia del secondo, la stessa che ora dice che l'altro ha copiato. 

 In questa situazione non sorprendono quindi i dati che sottolineano come sul mercato del mobile games cinese solo l'1,4% è stimato essere originale mentre per le Apple iOS solo l'1,9% del totale. 

L'azienda innovativa cinese che sviluppa APP risulta così "strangolata" e ad aggravare tutto un terzo problema questa volta strutturale del mercato ICT cinese. A differenza che negli USA, il mercato cinese è infatti poco orientato alla acquisizione e più dedito a riprodurre i successi con mezzi propri. 

Un percorso dove alla acquisizione in stile USA è preferita la copia, un approccio che non consente di creare valore nelle aziende come invece accede negli USA. Questo spiega anche perchè i colossi cinesi, ben diversamente di come accade negli USA, non generano gli stessi effetti positivi di trascinamento attorno al proprio sviluppo, in un mercato caratterizzato da copie e acquisizioni a costo zero delle competenze. 

E la situazione ha dell'incredibile. Le aziende cinesi non riescono a crescere nonostante spesso siano coinvolte in progetti di altissima importanza con milioni di download, aziende che nonostante tutto finiscono per avere fatturati giornalieri ridicoli che poi spesso sfociano nei suddetti problemi di plagio (subito o praticato), magari a causa di una fuoriuscita di propri dipendenti. 

Ciliegina sulla torta un ulteriore aspetto sembra aggravare la situazione per il mercato delle APPs Cinese: l'unico "giudice" di questo nuovo mercato è l'APP STORE stesso, così le vie legali per difendersi sono ardue e un percorso costoso che scoraggia chiunque a cercare di difendere i propri diritti e cercare di non perdere valore. 

Insomma l'assenza di regole e norme giuridiche in grado di stare al passo con la velocità con il quale si sta muovendo il mondo delle APP cinesi sta quindi favorendo il deterioramento del mercato interno, in una operazione di cannibalismo che non sta favorendo gli operatori locali nella loro crescita e consentire loro di poter arrivare a competere sugli scenari internazionali. 

Una situazione che non sembra "vedere la luce" e che sta letteralmente bruciando generazioni di programmatori cinesi, in un mercato che al di là degli impressionanti numeri complessivi che sta generando, sembra marcio dalle fondamenta.

martedì 22 maggio 2012

Cina: condannato hacker di 16 anni che rubava carte di credito con il suo maestro


Un hacker di 16 anni è stato condannato dal Tribunale del Popolo del distretto di Changning a Shanghai a due anni di carcere (con la condizionale) per aver attaccato due siti web commerciali giapponesi e rubato più di 6000 carta di credito . 

A parte il fatto che il protagonista sia un minorenne, ancora più inquietante è la storia emersa durante il processo: i pubblici ministeri cinesi hanno infatti evidenziato come Zhao Chenchen, studente presso una scuola professionale locale, quando aveva poco meno di 15 anni, avesse aderito ad una chat online di hackers e cominciato ad imparare i rudimenti per diventare un hacker attraverso il supporto di un sedicente "maestro", 

Ed è così che dopo un primo tirocinio, il suo "maestro" finisce per chiedere a Zhao di passare lo scorso anno dalla teoria alla pratica e di attaccare alcuni siti web stranieri assieme a lui. 

Zhao non ci pensa due volte e la coppia attacca in quei giorni diversi siti web commerciali giapponesi che vendevano mobili, computer e materiali da costruzione. 

Durante queste azioni Zhao ruba anche i dati di più di 6.000 carte di credito che poi nei giorni successivi il suo maestro vende, dando a Zhao 22 mila yuan ($ 3.494). Durante l'udienza in tribunale Zhao ha ammesso di aver preso i soldi dal suo maestro, ma ha però dichiarato che non sapeva che le informazioni da lui trafugate fossero state vendute per creare carte di credito clonate.

 Morale, il giudice ha condannato Zhao ad una pena ritenuta dallo stesso "mite" sia perché Zhao si è dichiarato colpevole ma anche perchè nel frattempo erano intervenuti i suoi genitori che oltre a restituire i soldi ricevuti, hanno provveduto a pagare una multa di 20.000 yuan. 

La storia di Zhao ha comunque contribuito a squarciare il velo su un inquietante sottobosco che sembra caratterizzare l'IT cinese contemporaneo, qualcosa che non può lasciare indifferenti, un lato oscuro della rete dove molti minori rischiano di finire "vittime" di presunti "maestri di vita", rischiando così di fare la fine di Zhao. 

E in queste ore c'è da essere certi che altri piccoli hackers stanno preparandosi sotto la guida attenta dei propri "maestri" ad emulare le gesta di Zhao: chi sarà il prossimo?

venerdì 11 novembre 2011

WE Italy: Innovatori d'Italia ... assieme si può cambiare!

La parola "magica" invocata da tutti per portare fuori dalle secche il paese è una sola: Innovazione. Innovare e cambiare sembrano diventati tra loro sinonimi e simboli della speranza di poter dare nuovo lustro al paese.

Da questa condivisa intuizione sono così nate associazioni, premi, eventi e persino corsi di formazione su come fare innovazione, affinché il verbo si potesse diffondere a tutti i livelli ed in tutti i luoghi. Ottimo lavoro di molti, grande dispiego di mezzi di tanti, tutti con un solo modello comune in testa: Silicon Valley.  

Da questa esplosione di eventi ed iniziative, forse però si sta rischiando di perdere di vista l'obbiettivo principale: l'innovazione. Infatti l'innovazione sembra diventata qualcosa di ben diverso: uno strumento di business per tutta una serie di soggetti e di promozione per altri, quasi una moda da mostrare, esporre o il gesto per evidenziare, sottolineare il proprio agire o cambiamento.

Da ciò qualche diffidenza sull'approccio fino ad ora seguito appare inevitabile se il tutto poi viene comparato al modello di riferimento della Silicon Valley, dove per contro ha poco senso cercare classifiche, contests, azioni promozionali dietro la nascita delle aziende che di fatto hanno da decenni cambiato la storia del mondo digitale (e non).

Probabilmente il termine che meglio definisce questo luogo, ormai ritenuto leggendario, sembra essere uno solo: giungla.

Nessuna traccia di classifiche, premi, tornei tra innovatori o altre amenità simili o meglio, gli incontri ci sono e continui, ma a finanziare tutto e sostenere il massimo sforzo sono gli stessi che il successo lo hanno già creato nei decenni, che si sono trasformati in mentori dei nuovi, in un continuo frenetico ciclo tra nuovo ed antico.

E sui mercati internazionali? Beh le aziende americane agiscono direttamente senza supporti governativi, temperate dai propri successi in madre patria e dalla giungla che caratterizza l'ambiente selettivo in cui sono nate.

Sono sempre propositive, trascinanti, forti grazie ad una visione da subito proiettata al mondo e per quanto sicuramente aiutate dall'essere nate (e selezionate) nella prima economia mondiale, sono comunque strutturate per competere e battere l'avversario. La domanda a questo punto appare inevitabile: innovatori si nasce o lo si diventa?

La Silicon Valley sembra dimostrare che lo si può diventare, basta nascere nell'ambiente giusto che possa stimolare, potenziare, supportare l'estro innovativo che è dentro ognuno di noi.  

Ma allora, per quanto riguarda il modello italiano fatto di premi e camps degli innovatori in costante movimento per la penisola, questo è veramente il modello giusto?  

Sul piano teorico si, anche perché è indubbio che sta sicuramente contribuendo a "muovere" le coscienze, qualcosa di importante che ha già contribuito a mettere sotto i riflettori migliaia di imprese e consentito di mostrare le proprie idee in contest pubblici e stimolanti.

Ma per quanto riguarda il problema paese ahimè non saranno queste aziende da sole a poterlo risolvere, perchè i veri problemi sono strutturali, in un paese dove le idee si scontrano con la convinzione che non c'è spazio per le intuizioni che non si prestino al sistema esistente e che ama poco chi lo vuole cambiare con nuovi (pericolosi) approcci.  

Da sole. Ma se invece tutte queste aziende diventassero una entità interconnessa, attiva, viva in grado di scambiarsi le competenze, capacità, le empatie, le logistiche, le infrastrutture, le energie, le forze, i prodotti e i servizi?

Beh allora si che possono veramente cambiare il destino di un paese e non importerebbe più scoprire la nuova Facebook o la nuova Google, una caccia un pò retrò dei cacciatori di ricchi ritorni finanziari.  

Così interconnesse, potrebbero addirittura condizionare la finanza e decidere autonomamente di attivare una economia non più solamente legata all'attuale modello connesse alle valute, dando vita ai modelli fino ad ora ridotti a casi sporadici ed esemplificativi di moneta digitale e WEmoney, per iniziare a creare una finanza realmente innovante per il paese.

Assieme quindi non più secondo l'assioma dell'IO partecipo, propongo e vinco.

Ma del noi ideiamo, proponiamo, cresciamo e vinciamo tutti assieme, sull'onda di quella WEconomy che sta dando le basi teoriche e le linee guida per un cambiamento vero che il paese può far proprie.

Per cui da queste considerazioni una proposta pratica: tutti gli innovatori o le aziende che sentono che questa sia la strada corretta, si mettano in contatto e inizino a coordinarsi in uno strumento comune operativo che possa accogliere nuove idee alle quali loro stessi possano offrire i propri servizi / prodotti in cambio di quote, in modo che gli investimenti finanziari delle nuove idee ed imprese possano essere drasticamente abbattuti, concentrando i pochi fondi esistenti solo su ciò che non è già stato sviluppato.  

Una logica di Cloud Enterprise Paese che possa fare da volano per amplificare la potenza delle idee, realizzarle, diffonderle e farle "penetrare" nelle diverse realtà coinvolte.  

Una massa critica che potrebbe essere in grado di attivare ricadute locali e globali, anche a livello internazionale e produrre una leva finanziaria importante in termini economici sui diversi progetti, così come attrarre anche nuove fonti in grado di alimentare un circolo virtuoso di ampie proporzioni e cosa importante, riproducibile.

Questa potrebbe essere la nostra Italia del futuro, la WE Italy che può contribuire ad un cambiamento reale, concreto, duraturo. Un piano di sviluppo serio e credibile che possa contagiare il paese dalle fondamenta.

Quindi Innovatori d'Italia uniamoci, diamo vita a WEItaly rispondendo all'unitario "l'Italia chiamò"!"..... Smettiamo di prendercela, arrabbiarci, incazzarci consumando energie importanti che invece si possono concentrare nel cambiamento, nella operatività.

Per poi non perdere tempo: e se nel prossimo Working Capital tutti i finalisti risultassero VINCITORI? Sarebbe un bel punto di partenza!

martedì 8 novembre 2011

Discontinuità responsabile per tornare a crescere!

Lo sport nazionale di questi mesi, giorni ed ore sembra essere lo scarica barile.

Sulle televisioni, i potenti passati e presenti stanno cercando di far passare l'idea di essere dei semplici "indifesi" cittadini da sempre contro questo marcio potere politico e così come nella migliore tradizione "dello scarica barile", i problemi attuali sembrano essere stati causati solo da chi è ora al governo.

Sappiamo tutti che l'elaborazione di un lutto, come può essere paragonata la situazione attuale italiana, spesso è operazione difficile, ardua che può però anche creare distorsioni, distacchi dalla realtà da parte dei protagonisti e comprimari.

Appare evidente che in questo momento di crisi, qualcosa non stia andando nella giusta direzione, visto che l'amnesia dei molti decisori e loro subalterni di questi decenni, sta creando un vuoto di responsabilità sulla disastrosa situazione sotto gli occhi di tutti.

E così ora il cerino è in mano a colui che viene considerato l'unico colpevole di questa catastrofe: Berlusconi.

Ma 1900 Miliardi di Euro non sono frutto delle nefandezze di un uomo solo al comando. Un debito di queste proporzioni non è stato utilizzato da parte di un solo partito per foraggiare il proprio potere e consenso.

Una situazione come quella attuale è frutto di un insieme di intese tra chi ha gestito, senza ritegno, la cosa pubblica per interessi di bottega (politici e personali).

Ecco perchè ora è difficile scindere i problemi dai colpevoli, dove tutti sembrano colpevoli ma nello stesso tempo tutti possono anche dichiararsi innocenti.

L'unica soluzione per evitare il ripetersi di discussioni surreali come quelle che sui media sono all'ordine del giorno, è quindi che si possa dare al paese una vera discontinuità sotto tutti i punti di vista.

A questo punto ammetto che entriamo nel libro dei sogni, ma solo decretando che chi non ha avuto alcun potere negli ultimi 30 anni possa essere ammesso a concorrere per le cariche politiche nazionali, consentirebbe realmente di girare pagina o almeno di provarci veramente, perchè avrebbe il grande vantaggio di far smettere di discutere di colpe (e scarica barile) tra coloro che sono stati i politici e i decisori in tutti questi decenni e che a turno hanno gestito (male) il paese.

Discontinuità non legata alla età, estrazione politica o altro, ma semplicemente l'aria fresca di poltrone vuote che possano diventare spazi di discussione costruttive a partire dai temi attuali di economia, finanza e sociale e che possano rappresentare una discontinuità sui metodi che andrebbero adottati per proiettare il paese nel futuro.

E qua una metafora sportiva può chiarire la proposta. Il governo e parlamento italiano sono i due team che giocano il ruolo di decisori per il paese. In una sorta di "fuori tutti" andrebbero azzerati e attraverso nuove democratiche elezioni si dovrebbe procedere a rifare le squadre e lasciare che si ridisegnino i nuovi equilibri del paese.

Una regola però dovrebbe essere applicata senza indugio, magari in deroga agli stessi principi democratici in vigore: si potranno presentare a concorrere per questi posti solo chi non ha alcun ruolo o non ne ha avuti negli ultimi 30 anni!

Solo questo potrebbe cercare di dare la discontinuità di cui il paese necessita. Qualcosa che consenta di ripartire da zero senza alibi per nessuno e piena responsabilità per tutti nel fornire al paese un nuovo scenario da costruire basato su idee e principi attuali e non ancora continuando ad agire ancorati ad interessi, valori e schemi spesso datati o che stanno da tempo "congelando il paese".

Non è un problema di età, ma semplicemente di equità democratica, dove appare evidente che le ricette seguite in questi 30 anni non sono state in grado di dare risposte al paese che ora si trova nelle sabbie mobile ( e nel fango) a causa di una classe dirigente incompetente nel suo complesso e non a causa di questo o quello.

Discontinuità responsabile, un atto che farebbe onore al paese anche agli occhi del mondo, una lezione di democrazia da libri di storia. Una vittoria per il paese per dire basta alla sconfitta amara ed ingiusta che sta ammazzando lo spirito dei cittadini e che possa bloccare questa lenta ma inesorabile involuzione economica e sociale nel paese.

Una vittoria di tutti, anche di chi al potere decidesse di promuovere la propria discontinuità!

Una vittoria e basta!

Yao Ming is back! (all'università!)

Yao is back! Da ieri dove è possibile incontrare il Campione di Basket cinese Yao Ming e NBA All-Star dopo il suo ritiro? La risposta è semplice: alla Shanghai Jiao Tong University!

Come professore? No. Come diligente studente!

La decisione ha sorpreso non poco tutti, sicuramente i suoi compagni di corso quando lo hanno visto vacare i cancelli dell'Università e sedersi serenamente in aula come uno studente qualsiasi. Terminato il suo percorso di campione del parquet, Yao Ming ha infatti deciso di tornare sui banchi universitari per conseguire la laurea in Economics and Management.

Ed è così che da ieri ha iniziato a seguire i tre corsi che gli serviranno per conseguire i 150 crediti che gli consentiranno di ottenere la laurea, un "supporto" per le nuove avventure nel Business che Yao ha intrapreso dal momento del suo ritiro sportivo.

Dimostrando uno spessore umano poco comune nel jet set dei campioni sportivi, candidamente ha già affermato che parteciperà attivamente alla vita del campus come un normale studente, perché " non lo faccio solo per raggiungere l'obbiettivo della laurea, ma perché intendo sperimentare la vita del college e le soddisfazioni che questo tipo di esperienza sono in grado di offrire".

Una ricerca di normalità testimoniata anche dalle prime dichiarazioni di Yao studente: "Ci sono molte persone che lavorano mentre studiano per la laurea. Io possa fare altrettanto!".

"Comunque sono cosciente che dovrò lavorare molto, anche perché le mie basi teoriche sono scarse, visto che è da oltre un decennio che non mettevo piede in una classe universitaria".
 "Spero comunque di non disturbare con la mia presenza il normale svolgimento delle attività didattiche e del campus!".

Poi, inevitabile, la battuta sul basket: "Si, sicuramente mi farà piacere giocare a basket con i miei compagni di corso per divertimento, ma non farò parte del team del college".
"Sono interessato a cercare di conciliare la mia nuova attività da studente con quella di proprietario e maggiore investitore degli Shanghai Sharks".

Queste sono quindi le due priorità del nuovo ciclo di Yao Ming che da domani sarà completamente assorto nello svolgimento dei suoi "compiti a casa".

Una attività ed uno stile di vita ben diverso dal frenetico viaggiare che per oltre un decennio ha caratterizzato la sua vita negli States, un ritorno alla normalità che segue la recente nascita della figlia, che in tanti già pronosticano sarà una delle stelle nel firmamento del basket cinese e mondiale.

Ma per il momento preferisce Yao Ming lasciare da parte i clamori ed investire il proprio tempo a "faticare duramente sui libri". In futuro si vedrà.

lunedì 7 novembre 2011

Inventori Italiani: Federico Faggin - Inventore della CPU

Di seguito l'intervista all'inventore del CPU, l'invenzione che ha contribuito a cambiare la vita a tutti noi.

domenica 6 novembre 2011

G20: Cina aspetta (seri) chiarimenti dal"Condominio Europa"


Il G20 di Cannes non sembra aver raggiunto obbietti concreti e soprattutto non sembra aver contribuito a dipanare i dubbi cinesi relativamente ad una convinta partecipazione nel salvataggio della zona EURO. 

Al di là delle dichiarazioni ufficiali da parte Europea che cercano di minimizzare l'evidente staticità sostanziale di questo vertice, la partenza "anticipata" della delegazione Cinese, sembra testimoniare l'idea che i cinesi a Cannes si siano limitati a rispettare il cerimoniale degli incontri bilaterali fissati senza alcun trasporto ed entusiasmo, quasi si fossero resi conto di essere stati spettatori di un ben altro (spiacevole) spettacolo del "Condominio Europa". 

La decisione di aderire concretamente al progetto di salvataggio della EU è stato quindi ufficialmente rimandato ad altra data, sicuramente a quando gli europei chiariranno le reali intenzioni (ed interessi) dietro questo gioco delle parti che nei due giorni francesi alcune volte ha raggiunto livelli tragicomici. 

Prima di tutto la Grecia: che lancia un referendum, poi lo annulla, poi lo rilancia e lo riannulla, in un balletto con tanto di fiducia parlamentare, di un Reality che non contribuisce a far comprendere se vorrà (o riuscirà) a rispettare gli impegni presi il 26 ottobre scorso in ambito EU. 

Poi l'Italia: tutti concordano che il vero problema per l'area EURO sia l'Italia, paese che però non sembra riuscire a rassicurare nessuno, tanto che al G20 si è di fatto accettato (stabilito) il principio di commissariamento dell'operato di Governo nei prossimi mesi. 

Vista l'instabilità e le nebbie che coprono gli sviluppi delle diverse iniziative degli stati membri, i Cinesi al momento hanno quindi deciso di stare alla finestra, sperando di ricevere chiarimenti veri nelle prossime settimane. 

Ma il G20 non ha centrato anche un secondo obbiettivo caro alla delegazione cinese: l'aumento dei "diritti speciali di prelievo" (Sdr) che di fatto alimentano il Fondo Monetario Internazionale (FMI), istituzione ago della bilancia per mettere una pezza alla situazione europea e su cui si sta giocando il braccio di ferro tra Brics - paesi sviluppati nella definizione di nuovi pesi nella sua gestione. 

Di contorno ma che conferma una situazione complessiva molto delicata, è anche il fallimento degli accordi sulla Tobin Tax che doveva attivare il principio di una maggiore pressione fiscale sulle transazioni finanziarie. Il non essere andati oltre le intenzioni, dopo le iniziali disponibilità pesanti come quella Americana, conferma che le intese su questo tema sono ancora in alto mare. 

Per ora quindi solo una cosa è certa: i Cinesi stanno alla finestra sulle questioni del fondo salva stati Europei, riprendendosi l'autonomia di decidere in tempi migliori sul quando contribuirvi in maniera significativa. 

Quanto questo G20 abbia quindi realmente contribuito a migliorare la situazione globale non appare chiaro, sicuramente ha contribuito ad evitare il baratro che l'eventuale conferma del referendum greco avrebbe potuto provocare, ma ha di fatto lasciato aperte tutte le questioni principali. 

Una indecisione che può costare cara in termini finanziari, visto l'incalzare della speculazione che potrebbe trovare nuova linfa proprio da queste debolezze e poca chiarezza. 

Qualcosa che in qualsiasi momento rischia di trasformarsi in paura o contagiosi attacchi di panico. Il tutto ben lontano dagli auspici che i Cinesi si attendevano con questo G20 di ratificare accordi che favorissero la crescita e la stabilità finanziaria a livello globale. 

Ma evidentemente "Condominio Europa" non è ancora pronto per tutto ciò!

venerdì 28 ottobre 2011

iCIAO arriva da ... lontano! 

Negli anni, la "sfida" quotidiana è sempre stata quella di aiutare le aziende a migliorare i propri risultati di business, di mercato, di brand, attraverso l'uso attivo delle tecnologie digitali

Che fosse allora web 1.0 o oggi web 2.0 e social, il problema di innovare il modo di fare / creare business con il digitale continua troppo spesso a "fare a cazzotti" con la ancora diffusa convinzione nell'imprenditoria italiana che il digitale sia scarsamente impattante sulle bottom lines aziendali (risultati). 

Ma il tempo è spesso il migliore alleato (e la pazienza). E così come nella metà degli anni '90, molti di quelli che ci "sbattevano le porte in faccia" poi sono diventati fedeli clienti, ora, forse anche complice la crisi che sta obbligando tutti a tutti i livelli a ripensarsi senza indugio, appare possibile finalmente "toccare" uno dei tabu dell'asset economico nazionale: l'internazionalizzazione d'impresa. 

Internazionalizzare fino ad ora è stato sinonimo di "missione" e di strutture tutte pensate in questa direzione, tanto che i principali metodi di finanziamento a livello nazionale e EU, tendono a favorire azioni di tipo fieristico e incontri tra imprese (i famosi b2b) quale metodo per supportare la internazionalizzazione d'impresa. 

In questi miei anni in Cina, forse il mercato più difficile ma anche quello con maggiori potenziali per il Made in Italy, ho avuto modo di sperimentare molto, così come anche poter entrare nel merito di quello che gli stessi operatori definiscono senza esitazione: "il non modello"! 

Infatti solo chi non si occupa sul campo di transazioni commerciali sui mercati internazionali, può pensare che per una azienda l'incontro sia il momento unico e fondamentale con il quale potrà creare il proprio successo su un mercato internazionale. 

E' come per il matrimonio. Relativamente facile è fare incontrare qualcuno. Ben altra cosa è pensare di mettere su famiglia. 

E "metter su famiglia" per gli imprenditori rappresenta il vero problema fondamentale, visto che non basta firmare l'accordo "matrimoniale" ma occorre gestire le implicazioni e i doveri (costi) che esso comporta. 

Ecco la ragione per cui delle oltre 4 milioni di PMI italiane, in Cina ce ne siano attive poco meno di 3 mila. Infatti utilizzando i metodi tradizionali, questi tendono ad escludere ben il 99% delle aziende che non hanno modo di avere competenze e personale adeguato per diventare le "multinazionali tascabili" che la letteratura in materia cita spesso. 

Il problema è che le aziende da sole non possono fare nulla. Necessitano sul territorio dove intendono sviluppare la propria presenza di strumenti, infrastrutture, piattaforme e di supporti diretti su cui poter contare. 

Spesso la differenza tra Made in Italy e Made in Usa, France, Germany, Australia, New Zeland ... sta proprio su questo punto abilitante. Sui mercati internazionali a supportare le imprese italiane esistono solo consulenti, non infrastrutture! 

Perciò non stupisce che dopo un entusiastico approccio, attraverso una delle innumerevoli missioni, poi il tutto cada spesso nel vuoto. 

Ed ecco il perché di iCIAO

Premesso che è impossibile che strutture quali ICE (o future sue evoluzioni), Camere, Consolati etc.. possano diventare bracci operativi delle aziende sui diversi mercati, l'unico modo percorribile è quello dove le aziende stesse, unite, si creino questa infrastruttura, fatta di conoscenza, supporti, tecnologie ed operatività, usando il digitale quale leva per innovare profondamente il loro approccio business e di presenza sui diversi mercati internazionali.  

iCIAO intende rappresentare questo: lo spazio dove le aziende agiscano direttamente sui mercati con strutture, piattaforme e non attraverso qualcosa che è sempre pensato e gestito dall'Italia o da chi normalmente è solo un consulente specializzato nel creare "incontri". 

Perché fare business è qualcosa che si fa tutti i giorni, quotidianamente. Non può ridursi ai soli momenti di comunicazione e di incontro, ma deve portare a transazioni che generino concreto valore, senza il quale qualsiasi tipo di azione commerciale è priva di senso. 

Andando nel dettaglio, di cosa necessitano le aziende italiane per crescere sui mercati internazionali? 
  1. Strumenti per vendere: non momenti di incontro (spesso costosi) che per oltre il 95% non avranno poi alcun seguito, viste le difficoltà intrinseche in ogni negoziazione che le aziende non sono in grado di gestire da sole. 
  2. Partner per agire come "bracci operativi" dell'ufficio vendite ( acquisti), non consulenti che dicono cosa dovrebbero fare con suggerimenti che per quanto corretti, il 90% delle aziende poi non sarà in grado di implementare (per costi, competenze ...). 
  3. Accedere al REAL Wholesale market attraverso una azione di gruppo (Group Buying), per accedere ai migliori prezzi di acquisto ( e vendita) sui diversi mercati, con i quali poter gestire una seria politica di fornitura ( vendita) sullo schema di quello che fanno le multinazionali. 
  4. Poter qualificare / certificare i propri prodotti e quelli dei propri fornitori per evitare di incappare nelle fin troppo note problematiche (e truffe) che caratterizzano l'esperienza sui marketplace internazionali (es.Alibaba) e potersi difendere dalle contraffazioni. 
  5. Promuovere e transare i propri prodotti direttamente sui canali distributivi locali, "saltando" la intermediazione di trader o altre strutture intermedie (ed intermediari) che finiscono solo per incrementare il prezzo finale e non aiutare la penetrazione commerciale dei prodotti italiani. (piattaforme distributive a Km zero) 
  6. Gestire e garantire i pagamenti e la logistica in maniera semplice ed efficace sui diversi mercati, limitando i rischi connessi su queste tematiche ostiche ed incomprensibili per il 90% delle imprese. 
  7. Registrare e gestire i propri brand e brevetti sui diversi mercati in maniera di creare valore e difendersi dalle contraffazioni. 
Da questi spunti operativi nei mesi scorsi abbiamo dato vita a Taste of Italy per l'Agroalimentare italiano per il mercato cinese (http://tasteitaly.biz) che ora vede coinvolte oltre 120 aziende del F&B Made in Italy. 

Da questi spunti operativi iCIAO, a partire dalla esperienza fatta proprio con Taste of Italy, ora intende allargare questo approccio anche ad altre tipologie di prodotti del Made in Italy e mercati internazionali, con però un elemento aggiuntivo importante: unire le esperienze sul terreno delle diverse business community italiane già presenti sui diversi mercati. 

Un aspetto importante dal quale e con il quale favorire una sempre maggiore penetrazione del Made in Italy sui mercati internazionali. 

Un aspetto importante dal quale lanciare la prossima sfida con un semplice e condiviso iCIAO: You're invited!